EDDA ALBERTINI
Trento, 31 maggio 1926 – Roma, 14 gennaio 1988
a cura di Cornelio Galas
Il 14 gennaio 1988, quasi trent’anni fa, stroncata da un attacco di cuore, moriva a Roma la grande attrice trentina Edda Albertini: aveva 62 anni. Era arrivata nella capitale per la prima volta per una recita di ragazzine della Gil (Gioventù italiana del Littorio). Al teatro delle “Quattro Fontane” l’aveva ascoltata Wanda Capodoglio che insegnava all’Accademia di arte drammatica.
Aveva chiesto ad Edda quanti anni avesse. “Quattordici”, era stata la risposta. La Capodoglio non ci voleva credere: quando se ne convinse le disse di tornare a Roma a 16 anni per iscriversi all’Accademia. Cosi, nell’ottobre 1942, in piena guerra, Edda era partita da Trento con la sua valigia di cartone per superare l’esame di ammissione: l’aveva preparata in cultura generale la sua grande amica, la poetessa Nedda Falzolgher.
Superò al meglio l’esame di cultura generale e recitazione. All’Accademia i suoi compagni di corso erano giovani che si chiamavano Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Paolo Pannelli, Luciano Salce, Luigi Squarzina.
“Con Gassmann – ricorderà Renzo Francescotti nel ventesimo anniversario della scomparsa dell’attrice – Albertini avrebbe poi recitato in una memorabile rappresentazione del ‘Romeo e Giulietta”; con Luigi Squarzina avrebbe recitato sotto la sua regia.
Finita la guerra Edda avrebbe potuto fare un esordio folgorante, recitando “A porte chiuse” di Sartre con Luchino Visconti. Ma superato il provino la sconosciuta principiante attrice, di nemmeno vent’anni, disse di no al più grande regista teatrale e cinematografico di quegli anni”.
A nulla valsero le insistenze: “Sono sempre stata cosi – disse Edda – mezza intelligente e mezza stupida! Ho sempre fatto le cose in cui credevo, d’istinto, pagando i miei errori che sono stati tanti …”.
Visconti si ricorderà di lei dieci anni dopo, nel 1956, chiamandola a interpretare “Il crogiolo” di Miller”. Edda Albertini ha recitato sotto la regia dei massimi registi teatrali italiani: dopo Visconti, Strehler, De Bosio, Costa, Puecher, Ronconi … Aveva recitato a fianco di Cervi, Carraro, Ricci, Santuccio, Proclemer, Ave Ninchi, Magnani con la quale divenne grande amica.
Ci furono anche interpretazioni in tv e nel cinema. Ma dal cinema Edda se ne andò presto, disgustata dall’ambiente. Nel 1974 le venne conferito il premio “Renato Simoni”. Poi iniziò un lungo tunnel con il fallimento del matrimonio con Manzi e la depressione del suo unico figlio.
Edda rinuncia alla sua carriera in piena maturità, per dedicarsi tutta al figlio. Vive modestamente, dando lezioni private di recitazione nel suo appartamento tra l’altro anche al figlio di Dario Fo e di Nando Gazzolo.
A 60 anni Edda Albertini riparte con la vita, torna a recitare. Lavora a costruire un suo spettacolo sui valori della vita. Nel 1987 va in Cina con il ‘Veneto Teatro” recitando con successo nel ‘Campiello” assieme ad Ave Ninchi. Poi alla vigilia della prima del suo spettacolo lungamente preparato imprevista e prematura la morte.
La “Pro Cultura”, nel centenario di fondazione, volle ricordarla nel 2000 con un cd in cui vennero riversate trenta poesie di Nedda Falzolgher (vedi precedenti puntate di “Trentini famosi, ma non troppo”) che Edda aveva inciso per pochi amici su due dischi all’indomani della morte della grande poetessa amica. Un’interpretazione unica, indimenticabile.
“Nell’ultimo periodo della sua vita – scriveva sempre nel 2008 Francescotti – Nedda aveva rafforzatola sua fede entrando nel Movimento dei Focolari fondato dalla sua concittadina Chiara Lubich. Penso che la sua città, il Movimento di cui ha fatto parte, non dovrebbero lasciare scorrere questo ventennale senza fare qualcosa per tenere vivo il suo ricordo”.
Ha scritto di lei il regista Orazio Costa Giovangigli, maestro ed amico di Edda: “… rara personalità quella dell’Albertini fatta di un insieme di giocondità e di fede riunite in una niente affatto contraddittoria (anzi idealissima e indissolubile) lega che è alla base della stoffa di cui si fanno i santi. Non paia eccesso di lode. Dobbiamo riconoscere in Edda le doti umane possedute a livello eroico … e quel primo personaggio, Brigida, fu presagio e rivelazione di un destino. La preferenza di Edda per questi personaggi sacrificali era un bisogno dell’anima …”.
E ancora: “Una vita davvero difficile quella di Edda. Una vita dalle grandi prove riempite, via via, da un Ideale che non poteva non essere grande, ancora più grande. Ad esso, Edda, giunge attraverso le grandi nebbie dove ci si può anche perdere. Ma Edda arriva. E lo dice con l’ultima lirica che ama recitare. Venne a casa nostra. Ci chiese di spostare alcuni mobili della sala e recitò. Ci disse di un nuovo recital che stava preparando e che voleva portare in scena. Il recital si chiudeva con una lirica di Chiara Lubich che – disse – sintetizzava il suo punto d’arrivo:
“Ti voglio bene
Non perché ho imparato a dirTi così,
non perché il cuore
mi suggerisce questa parola,
non tanto perché la fede
mi fa credere che sei Amore,
nemmeno soltanto
perché sei morto per me.
Ti voglio bene
perché sei entrato nella mia vita
più dell’aria nei miei polmoni,
più del sangue nelle mie vene.
Sei entrato
dove nessuno poteva entrare
quando nessuno poteva aiutarmi
ogniqualvolta nessuno
poteva consolarmi.
Ogni giorno Ti ho parlato.
Ogni ora Ti ho guardato
e nel tuo volto ho letto la risposta,
nelle tue parole la spiegazione,
nel tuo amore la soluzione.
Ti voglio bene
perché per tanti anni
hai vissuto con me
ed io
ho vissuto di Te.
Ho bevuto alla tua legge
e non me n’ero accorta.
Me ne sono nutrita,
irrobustita,
mi sono ripresa,
ma ero ignara
come il bimbo che beve dalla mamma
e ancor non sa chiamarla
con quel dolce nome.
Dammi d’esserti grata
almeno un po’
nel tempo che mi rimane,
di questo amore
che hai versato su me,
e m’ha costretta a dirti:
TI VOGLIO BENE.
Il pensiero di Edda nel suo ultimo tratto di vita correva agli artisti; questa etnia cosi speciale di uomini e donne … ecco cosa scriveva Edda degli artisti:
Questi artisti … sbagliano ma poi hanno l’umiltà di riconoscerlo.
Ti ribelli, sbagli, ma se sei vero…
tu ti riprendi in mano…
come le oche quando vengono dal fango:
si scuotono e non resta niente dello sporco.
Perché Dio non ricorda niente…
Dio ama gli artisti.
Gli artisti sono di Dio”.
LE POESIE DI FALZOLGHER RECITATE DA EDDA ALBERTINI