ALTO ADIGE, GLI “OSTAGGI” DI HITLER – 3

a cura di Cornelio Galas

Tra gli ostaggi costretti alle lunghe peregrinazioni alla volta del Brennero c’erano dunque molti parenti dell’attentatore, primo fra tutti il conte Alexander Schenk von Stauffenberg, fratello di Claus, professore universitario di storia antica, arrestato ad Atene il 26 luglio e portato a Berlino.

NINA VON STAUFFENBERG

La contessa Nina Schenk von Stauffenberg, moglie di Claus, nata baronessa von Lerchenfeld. (foto tratta da Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 31)

Poi c’erano la contessa Alexandra Schenk von Stauffenberg, figlia del conte Markwart, il conte Clemens senior Schenk von Stauffenberg, cugino del conte Claus (per motivi di salute uscì dal convoglio), il conte Clemens junior Schenk von Stauffenberg, figlio del conte Markwart, la contessa Elisabeth Schenk von Stauffenberg, nata baronessa von Guttenberg, moglie del conte Clemens senior, la contessa Inèz Schenk von Stauffenberg, figlia del conte Markwart senior, la contessa Maria (Mika) Schenk von Stauffenberg, nata Clausen, moglie del conte Berthold, la contessa Marie-Gabriele (Gagi) Schenk von Stauffenberg, figlia del conte Clemens senior, il conte Markwart senior Schenk von Stauffenberg (zio Moppel) colonnello, il Conte Markwart junior Schenk von Stauffenberg, figlio della contessa Elisabeth Schenk von Stauffenberg e del conte Clemens (che non arriverà però fino a Braies), il conte Otto Philipp Schenk von Stauffenberg, figlio della contessa Elisabeth von Stauffenberg e del conte Clemens.

MARIE GABRIELE SCHENK VON STAUFFENBERG

Marie Gabriele Schenk contessa von Stauffenberg (“Gagi”) visse l’intera odissea della deportazione e la raccontò in un’accurata cronaca stesa su di un diario segreto. Era la figlia di Clemens ed Elisabeth von Stauffenberg, moglie di un cugino di Claus. Marie Gabriele era fidanzata con il maggiore Joachim Kuhn, che avrebbe procurato, assieme ad altri, l’esplosivo per l’attentato ad Hitler. (foto tratta da Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 62).

Tra gli arrestati dopo l’attentato v’era pure anche la moglie del conte Claus, la contessa Nina Schenk von Stauffenberg, nata baronessa von Lerchenfeld, allora incinta. Al momento dell’attentato si trovava con la famiglia in vacanza a Lautlingen, nel Giura di Svevia, e venne arrestata la notte tra il 22 e il 23 luglio. I tre figli maschi, rispettivamente di 10, 8 e 6 anni, la figlia di 3 anni e mezzo, assieme a 2 cugini, furono affidati ad una governante e portati in un istituto.

MELITTA VON STAUFFENBERG

La contessa Melitta (Litta) Schenk von Stauffenberg, moglie di Alexander, fratello dell’attentatore, e provetta collaudatrice di aerei. (foto tratta da HansGünter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 121).

La madre venne trasferita dalla Gestapo prima in carcere a Rottweil, poi presso l’Alto Comando di sicurezza del Reich a Berlino, infine nel lager di Ravensbrück, assieme alla madre Anni von Lerchenfeld. Fu fatta partorire in una clinica di Francoforte sull’Oder, dove il 27 gennaio 1945 diede alla luce il quinto figlio, Konstanze (Muni).

Avrebbe dovuto quindi raggiungere gli altri Stauffenberg, i quali dal 6 aprile 1945 facevano parte del convoglio proveniente da Buchenwald e diretto a Dachau, ma per una serie di equivoci finì a Trogen proprio nel mezzo di un combattimento tra tedeschi ed americani e riacquistò la libertà.

ALEXANDER SHENK VON STAUFFENBERG

Alexander Shenk von Stauffenberg, fratello dell’attentatore, professore di storia. Così lo  presenta Fey von Hassell: “L’avevano arrestato in Grecia dov’era stazionato col suo reggimento… Era talmente alto che quando entrava ogni giorno nella sala da pranzo doveva chinarsi per passare dalla porta. Era affascinante e cordiale, indubbiamente un uomo rimarchevole, ma meno forte di quanto apparisse a prima vista”.

La madre Anni morì di polmonite e tifo Matzkau il 6 febbraio 1945, senza aver avuto notizie della figlia. La contessa Melitta (Litta) Schenk von Stauffenberg, di 42 anni, moglie di Alexander, fratello dell’attentatore, venne arrestata il 25 luglio 1944, ma liberata il 2 settembre in quanto provetta pilota collaudatrice d’aerei, indispensabile per l’apparato bellico tedesco.

Sfruttando ogni occasione, raggiunse più volte con l’aereo il marito e gli altri prigionieri nei luoghi di detenzione, fino alla morte intervenuta l’8 aprile 1945 nella Selva Bavarese dopo uno scontro con un caccia americano proprio mentre era in volo per una ennesima visita al marito recluso in quei giorni a Schönberg.

DISEGNI CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Alcuni dei luoghi che scandirono la lunga odissea di molti ostaggi nei disegni di Markwart von Stauffenberg  junior. A) Hindemburg Baude B) Stutthoff C) Matzkau D) Buchenwald (disegni tratti da Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 58 e sgg.).

A Villabassa (Niederdorf) la situazione apparve a Stiller subito difficile: era in pieno svolgimento, controcorrente rispetto al convoglio dei prigionieri, la ritirata di molti reparti tedeschi e soprattutto le SS apparivano agitate, pronte a qualsiasi violenza, anche gratuita.

“K.Z.”

Disegno a colori di un campo di concentramento fatto dalla principessa Irmingard di Baviera. (foto tratta da Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 94).

Un gruppo di ostaggi riuscì, nel buio, a captare un discorso tra gli ufficiali che li scortavano: essi non dovevano essere fucilati, bensì essere rinchiusi nei pullman, che, portati in una zona isolata ed imbottiti di esplosivo, sarebbero stati fatti esplodere.

WICHARD VON ALVENSLEBEN

Il capitano Wichard von Alvensleben alla scrivania del suo ufficio nell’hotel “Drei Zinnen” di Moso. (foto tratta da Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 212).

Sotto la pioggia battente il convoglio si fermò a circa un km dal paese, lungo la linea ferroviaria. Mentre i prigionieri venivano lasciati sgranchirsi le gambe sulla strada, il Gen. Garibaldi ne approfittò per nascondersi in un casello ferroviario situato nei pressi, dove si sarebbe abboccato con due partigiani italiani, subito da lui incaricati di dirigersi verso sud per prendere contatto con le forze armate alleate avanzanti.

ANTON DUCIA

Anton Ducia, quartiermastro presso l’alto commissario di Bolzano, che aiutò il convoglio degli ostaggi a Villabassa. (foto tratta da Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 202).

Secondo la testimonianza di un ostaggio, fin dalla partenza dal Brennero due partigiani avrebbero addirittura seguito il convoglio con la divisa della Wehrmacht.

La meta di Stiller avrebbe dovuto essere l’hotel “Lago di Braies”, ma l’albergo, di proprietà di Emma Heiss-Hellenstainer, era stato già occupato da tre generali tedeschi della Wehrmacht (Belovius, Jordan e Schlemmer).

GEN. EINRICH VIETINGHOFF

Heinrich Gottfried Otto Richard von Vietinghoff, (Magonza, 1887 – Pfronten 1952), aveva  comandato la XV armata tedesca di stanza in Francia dal 1941 al 1943. Nello stesso anno passò alla guida della X armata in Italia, mirando a difendere le posizioni tedesche di fronte all’avanzata degli alleati. Si trovò per poco tempo a capo del comando generale in Italia a fine 1944 a seguito della temporanea indisponibilità di Albert Kesselring, ferito in un incidente stradale. Nel gennaio 1945 venne trasferito in Prussia per poi riassumere l’incarico di comandante supremo in Italia a marzo. Firmata la resa il 2 maggio 1945, fu internato come prigioniero di guerra, venendo poi rilasciato nel 1946.

I prigionieri vennero così scortati a piedi fino in paese, dove furono accolti in alloggi di emergenza da varie famiglie, nella canonica, in alcune locande e nella sala stessa del municipio.

Grazie all’intervento dell’ingegner Anton Ducia, responsabile della logistica presso l’alto commissario di Bolzano, che si recò personalmente a Villabassa domenica 29 aprile, l’hotel “Lago di Braies” venne sgomberato.

GEBHARD VON ALVENSLEBEN

Il capitano Gebhard von Alvensleben, incaricato dal cugino Wichard di assistere gli ostaggi dopo la loro liberazione dalle SS. (foto tratta da Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 221).

Lo stesso Ducia poi si recò dal generale d’Armata von Vietinghoff, comandante in capo dell’area sud-ovest e dal suo Capo di S.M. Rottiger, ed ottenne l’assunzione della tutela dei prigionieri da parte della Wehrmacht.

Collaborò a tutto ciò pure uno degli ostaggi, il colonnello Bogislav von Bonin, che riuscì ad informare della situazione Vietinghoff e Rottiger, da lui ben conosciuti. Rottiger avvertì a sua volta la sera del 29 aprile il capitano Wichard von Alvensleben, in servizio presso il quartier generale del corpo d’armata dell’area sud-ovest a Moso.

Villabassa (Niederdorf), la cui popolazione accolse con simpatia i deportati, cercando di lenire in
ogni modo le loro sofferenze.

Il capitano, discendente da una nobile famiglia prussiana, prima si recò di persona a verificare la situazione, poi la mattina del giorno 30 fece intervenire 15 suoi uomini armati di mitra per sorvegliare le SS e per assumere sotto la sua protezione gli ostaggi.

Il lago di Braies con l’omonimo hotel, scelto quale meta finale della lunga odissea degli ostaggi.

Le SS apparivano alquanto inquiete e solo il successivo intervento, due ore dopo, di altri 150 uomini della Wehrmacht definì la situazione e tranquillizzò gli ostaggi. L’azione di Alvensleben e l’invio delle SS a Bolzano venne approvato al telefono pure dall’SS-Obergruppenführer Wolff, che già molto tempo prima, in opposizione al suo antagonista e rivale Kaltenbrunner, aveva avviato in Svizzera le trattative con Allen W. Dulles, capo dell’OSS (Office of Strategic Services) per evitare la resistenza della Fortezza Alpina e che era al corrente della resa firmata a Caserta il 29 aprile ed entrata in vigore il 2 maggio 1945.

KARL WOLFF

Karl Friedrich Otto Wolff (Darmstadt, 1900 – Rosenheim, 1984) fu un importante membro del Partito nazista e delle SS e raggiunse il grado di SS-Obergruppenführer e generale delle Waffen-SS. Nel 1939 venne anche nominato ufficiale di collegamento tra Himmler e Hitler e dal febbraio all’ottobre del 1943 fu Governatore Militare e Comandante supremo delle SS e della Polizia nel nord d’Italia. Già a partire dall’ottobre 1944 avviò i contatti con i comandi partigiani per il possibile ritiro delle truppe tedesche dall’Italia e tra marzo e aprile 1945 si incontrò con Allen Dulles, capo del servizio segreto statunitense. Nell’ aprile 1945 Wolff, all’ insaputa di Hitler, negoziò la resa con gli Alleati di tutte le forze tedesche operanti in Italia (Operazione Sunrise). Portato di fronte ad un tribunale tedesco al termine della guerra, venne condannato a quattro anni di prigione, ma in realtà vi trascorse una sola settimana. Morì in Germania Federale nel 1984.

La situazione divenne però per un momento davvero esplosiva, allorché le SS tentarono di sfondare lo sbarramento della Wehrmacht con un’automobile, minacciando l’uso delle armi, ma poi salirono su un autocarro e se ne andarono.

GENERALE SANTE GARIBALDI

Il generale Sante Garibaldi era il quinto figlio di Ricciotti e Costanza Garibaldi, nato a Roma il 16 ottobre 1885. Con i fratelli Sante si arruolò nell’esercito italiano e dal 1915 partecipò alla Grande Guerra quale ufficiale nella zona del Col di Lana e fece anche parte dei volontari che intervennero in Francia ed in Belgio. Durante il fascismo Sante si rifugiò in Francia e s’affermò come imprenditore, tentando pure, ma senza successo, di formare una Legione Garibaldina. Arrestato una prima volta nel 1941, lo fu di nuovo nel 1943, e scomparve per due anni nei campi di concentramento tedeschi (Compiègne, Orianienburg, Buchenwald, Dachau), fino a ritrovarsi tra gli ostaggi di Braies. Tornato a Bordeaux, vi morì il 4 luglio 1946. 

BOGISLAV VON BONIN

Il colonnello di Stato Maggiore Bogislav von Bonin aveva lavorato presso il Comando Supremo dell’Esercito e molto si adoperò con le sue conoscenza per favorire l’intervento della Wehrmacht a Villabassa. 

UN ARDITO COMPRIMARIO

Il sottufficiale Emil Joseph Lengeling, che coadiuvò coraggiosamente il Capitano Wichard von Alvensleben nella pericolosa azione di disarmo delle SS a Villabassa. (foto tratta da Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS nella Alpenfestung, ed. Raetia, Bolzano, 2005, 213).

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