2ª GUERRA MONDIALE, SEGRETI AMERICANI Р5

a cura di Cornelio Galas

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La propaganda non √® semplice, come si crede, un gioco di parole combinato da spiriti maligni per¬†ingannare o adulare, per calmare o spaventare. La vera propaganda √® quella che annuncia o¬†minaccia l’azione e in tal caso l’azione deve seguire immediatamente, altrimenti la propaganda si¬†ritorce su se stessa.

Visita ufficiale di Hitler a Roma nel 1938; sul palco in prima fila da sinistra: Benito Mussolini, Adolf Hitler, Vittorio Emanuele III, Elena del Montenegro; in seconda fila, da sinistra: Joachim von Ribbentrop, Joseph Goebbels, Rudolf Hess, Heinrich Himmler

Visita ufficiale di Hitler a Roma nel 1938; sul palco in prima fila da sinistra: Benito Mussolini, Adolf Hitler, Vittorio Emanuele III, Elena del Montenegro; in seconda fila, da sinistra: Joachim von Ribbentrop, Joseph Goebbels, Rudolf Hess, Heinrich Himmler

La distruttiva propaganda nazista, la strategia del terrore, non solo fu una¬†creazione della ditta Goebbels e C.; fu sostenuta da tutta una serie di fatti: epurazioni sanguinose,¬†pogroms, riarmo, senza contare gli annuali pellegrinaggi di Norimberga e l’adorazione della forza, i¬†campi di concentramento, la realt√† delle quinte colonne operanti con impudente e sprezzante¬†sincerit√† dietro le frontiere delle vittime designate in tutta Europa e nell’emisfero occidentale; e,¬†infine, l’improvvisa applicazione di quella forza schiacciante e la prova della futilit√† d’ogni¬†resistenza.

Hitler che fa il suo balletto sulla tomba dell’armistizio del 1918; Hitler che rende un¬†magnanimo tributo d’omaggio alla tomba del suo antico collega, Napoleone Bonaparte: questi, gli¬†avvenimenti salienti che fornivano il massimo aiuto alla propaganda nazista. Se fosse bastata la¬†strategia del terrore a conquistare il mondo, Hitler non avrebbe avuto da temere alcuna battaglia¬†futura.

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Ma vi sono popoli che √® pericoloso allarmare, primo fra tutti il popolo britannico, secondo,¬†quello russo e infine l’americano.¬†Uno dei pi√Ļ forti e persuasivi fautori della propaganda nazista fu, per quanto involontariamente, il¬†famoso eroe americano, colonnello Charles A. Lindbergh. In seguito alla sua tragedia personale e al¬†rifiuto della stampa scandalistica (che era anche la stampa pi√Ļ accesamente isolazionistica) di¬†permettere a lui e alla sua famiglia di condurre una vita tranquilla, Lindbergh era vissuto per¬†parecchi anni in Europa, prima della guerra.

Charles Lindbergh

Charles Lindbergh

Aveva toccato con mano la debolezza dell’Inghilterra di¬†Baldwin e di Chamberlain, la caotica discordia della Francia e le apparenti deficienze dell’industria¬†russa, in confronto con la superba organizzazione e irreggimentazione della Germania di Hitler e di¬†Goering, che alla sua mentalit√† di teorico, presentava un modello di grande efficienza. Gli fu data¬†da Goering ogni facilitazione per studiare piani e modelli della potente Luftwaffe.

E poich√© aveva¬†un eccezionale intuito per la potenza delle macchine ‚Äď in opposizione ai principi che animano gli¬†uomini liberi ‚Äď egli giunse alla logica conclusione che la Germania nazista era invincibile e che¬†l’Inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti avrebbero dovuto svegliarsi e, faccia a faccia con i fatti della¬†vita moderna, cedere ‚Äúall’ondata del futuro‚ÄĚ. Uomo taciturno e solitario per natura e per la forza¬†crudele delle circostanze, Lindbergh divenne violento ed eloquentissimo fautore dell’isolazionismo.

Adolf Hitler, con Hermann Göring (a sinistra) e Albert Speer (a destra), durante l'estate 1943, dopo la caduta di Mussolini.

Adolf Hitler, con Hermann G√∂ring (a sinistra) e Albert Speer (a destra), durante l’estate 1943, dopo la caduta di Mussolini.

Indubbiamente divenne, alla radio, il competitore pi√Ļ formidabile e accanito di Roosevelt.¬†Quando la guerra-lampo giunse al culmine in Occidente, il Presidente chiese al Congresso di votare¬†un programma che comprendeva fra l’altro la produzione di cinquantamila aeroplani da guerra per¬†l’Esercito e la Marina. Egli disse:

La brutale forza della moderna guerra offensiva si è scatenata in tutto il suo orrore. Si sono scoperti nuovi potenti mezzi di distruzione incredibilmente rapidi e mortali; e chi li possiede è senza pietà e animato da audacia senza limiti.

Non c’√® difesa che possa resistere se non venga¬†rafforzata; non c’√® attacco, per quanto assurdo od incredibile, che non possa essere compiuto.

Lindbergh denunci√≤ queste parole come “chiacchiere isteriche” ed aggiunse:

Noi oggi siamo in pericolo di guerra, non perch√© gli Europei tentino di ingerirsi nei nostri affari¬†interni, ma perch√© gli Americani cercano di ingerirsi negli affari interni negli affari interni¬†d’Europa.

I nostri pericoli sono tutti interni. Non abbiamo nessun bisogno di temere un’invasione a meno¬†che non ce la portino in casa gli Americani con il loro stesso altercare e intrigare negli affari¬†degli altri. Se desideriamo la pace, basta smetterla con le continue grida di guerra. Nessuno¬†vuole attaccarci e nessuno √® in grado di farlo.

Charles Lindbergh

Charles Lindbergh

Lindbergh non diede molta diffusione allora a quel che egli sapeva sulla potenza tedesca e la debolezza degli Inglesi, dei Francesi e dei Russi. Ma, parlandone in privato e citando fatti e cifre, ottenebrava addirittura la vista dei suoi interlocutori e li spingeva spesso a scrivere Roosevelt per raccomandargli di ordinare a Churchill di arrendersi subito, se voleva evitare la carneficina imminente.

Uno degli ascoltatori di Lindbergh sub√¨ tuttavia una ben diversa reazione. Fu il dr.¬†Vannevar Bush, gi√† preside della facolt√† di ingegneria all’Istituto di Tecnologia del Massachusetts¬†ed ora presidente dell’Istituto Carnegie di Washington. L’effetto che fecero su di lui le terribili¬†notizie, non fu affatto quello che cercava Lindbergh.

Vannevar Bush

Vannevar Bush

Anzi egli fu spinto all’azione proprio dalla¬†minaccia che Lindbergh gli coloriva a cos√¨ forti tinte. Bush era in corrispondenza con vari illustri¬†uomini di scienza, fra cui i presidenti James B. Conant di Harvard, Karl T. Compton dell’Istituto di¬†Tecnologia del Massachusetts e Frank B. Jewett dei Laboratori telefonici Bell. Essi avevano¬†discusso un piano per mobilitare tutti gli scienziati americano alla ricerca di armi nuove, per¬†affrontare e bilanciare la terribile sfida che la tecnica nazista aveva lanciata al mondo libero e civile.

Bush era stato nominato il portavoce di questo gruppo soprattutto per il fatto di abitare a¬†Washington, ma dimostr√≤ di essere, secondo le parole di Conant, “il capo ideale degli scienziati¬†americani in tempo di guerra ‚Ķ la sua analisi della confusa situazione e il forte programma da lui¬†sostenuto produssero effetti destinati a diffondersi oltre il suo raggio d’azione ufficiale”.

Vannevar Bush

Vannevar Bush

Bush non aveva facile accesso alla pi√Ļ alte sfere del Governo, ma ben sapeva che l’uomo da vedere¬†per giungere a Roosevelt era Harry Hopkins; and√≤ perci√≤, da lui a sottoporgli il suo piano per il¬†Consiglio nazionale delle ricerche per la difesa.

Hopkins non era nuovo ad un progetto simile,¬†perch√© l’Ufficio licenze del Dipartimento del Commercio era impegnato in ricerche e suggerimenti¬†del genere e per mezzo dell’Ufficio brevetti aveva ricevuto una proposta simile anche da Lawrence¬†Langner, un newyorchese di larghe vedute che divideva il suo tempo tra l’applicazione delle leggi¬†sui brevetti e la direzione del Teatro Guild (la proposta da lui formulata era quella di un Consiglio¬†nazionale degli inventori per incrementare lo sviluppo di armi nuove e di nuovo equipaggiamento:¬†proposta accettata ed applicata).

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Sempre aperto a tutte le idee grandiose e ardite, Hopkins fu subito molto bene impressionato dal¬†progetto di Bush. C’erano alcuni punti di contatto fra i due uomini. Bush era esile, ma¬†intraprendente, acuto ed aperto di mente. Conosceva l’argomento di cui parlava e si esprimeva¬†brevemente, con un buon pizzico di sale, come Hopkins. Aveva preparato un succinto¬†memorandum, che illustrava la sua proposta. Hopkins lo lesse, l’approv√≤ e fisso a Bush un’udienza¬†con il Presidente.

Bush quando giunse alla Casa Bianca, era pronto a rispondere ad ogni sorta di¬†domande e di obiezioni, ma trov√≤ che Roosevelt aveva gi√† studiato con Hopkins il memorandum,¬†perch√© dopo due o tre convenevoli, scrisse su di esso “O.K. – F.D.R:” e conged√≤ Bush senza¬†trattenerlo pi√Ļ a lungo.

In seguito Bush, su consiglio di Hopkins, dett√≤ la minuta di una lettera a firma del Presidente. Tale¬†lettera, con poche aggiunte riferentesi ad una stretta collaborazione fra l’N.D.R.C. (il Consiglio¬†nazionale della ricerche per la difesa) e le autorit√† militari, venne firmata da Roosevelt il 15 giugno,¬†il giorno dopo la caduta di Parigi.

Roosevelt

Roosevelt

Nella lettera si diceva fra l’altro:

Recentemente ho nominato uno speciale comitato, di cui √® presidente il dr. Briggs dell’Ufficio¬†licenze, per studiare le possibili relazioni, con la difesa nazionale, delle recenti scoperte nel¬†campo dell’atomo ed in particolar modo nella scissione dell’uranio.

Inviter√≤ ora questo comitato¬†a riferirvi personalmente sugli studi finora fatti, visto che le funzioni del vostro comitato prevede¬†lo studio della stessa materia e la nostra commissione potr√† ritenere consigliabile dare impulso a¬†studi pi√Ļ approfonditi sull’argomento.

La funzione del vostro comitato √® assai importante in questo particolare momento di tensione¬†nazionale. I metodi e gli strumenti nell’arte della guerra, sono radicalmente mutati e muteranno¬†ancor pi√Ļ profondamente nel futuro.

Il paese si trova in una posizione di raro privilegio a causa¬†dell’ingegnosit√† dei suoi abitanti, della perizia e del sapere dei suoi scienziati, dell’elasticit√† delle¬†sue industrie e pu√≤ eccellere nelle arti della pace, come in quelle della guerra, qualora sia¬†necessario.

Gli scienziati ed i tecnici del Paese, sotto la guida del vostro comitato e in stretta¬†collaborazione con i servizi dell’Esercito, possono fornire un aiuto sostanziale per il compito che¬†ci attende.

Vi assicuro che l’opera vostra avr√† sempre il mio continuo appoggio e sar√† da me¬†seguita giorno per giorno nelle sue realizzazioni.

Vannevar Bush venne pertanto autorizzato a continuare i suoi piani, il che fece senza indugio e¬†senza cerimonie. Fu proprio questo l’influsso esercitato, attraverso Lindbergh, dalla strategia¬†hitleriana del terrore: la creazione di un organismo cui risale la scoperta della bomba atomica.

Quando a Lindbergh, a sua rivalutazione per aver tacciato di “grida isteriche” la richiesta di¬†50.000 aeroplani fatta da Roosevelt, dobbiamo dire che egli si rese grandemente utile in tutti gli¬†studi sperimentali dell’Aeronautica, valendosi di tutte le perfette conoscenze tecniche che aveva¬†potuto acquistare in Germania.

Charles Lindbergh

Charles Lindbergh

Egli prest√≤ un prezioso servizio in qualit√† di aviatore civile,¬†collaudando un buon numero degli oltre trecento mila aeroplani che la nazione produsse prima della¬†vittoria nel 1945. Lindbergh, tra parentesi, avrebbe dovuto conoscere la mentalit√† del cittadino¬†americano: gli puoi dire, se lo credi, che molti paesi hanno una forma di governo migliore, una¬†cultura superiore o una pi√Ļ pura fede religiosa ed egli √® capacissimo di rispondere, senza scomporsi: “Pu√≤ darsi benissimo caro”, ma prova a dirgli che qualche altro paese ci supera industrialmente¬†o nell’uso di qualche strumento ed √® subito in armi.

Altro anello della reazione alla strategia del terrore fu un gruppo di uomini della citt√† di New York,¬†che erano stati ufficiali nella prima guerra mondiale ed avevano formato l’Associazione dei campi¬†militari di addestramento per mantenere vivo ‚Äúl’ideale di Plattsburgh‚ÄĚ. Uno di questi era Grenville¬†Clark, illustre avvocato e presidente dell’Ufficio legale dell’ordine degli avvocati statunitensi,¬†repubblicano e vecchio amico di Franklin Roosevelt.

Grenville Clark

Grenville Clark

In una riunione privata durante i giorni di¬†Dunkerque, Clark usc√¨ nella sorprendente proposta che la nazione dovesse stabilire la coscrizione¬†obbligatoria. Era un consiglio veramente ardito e quasi senza speranza in un tempo in cui la¬†giovent√Ļ in tutto il Paese, faceva dimostrazioni contro l’aumento della produzione bellica.

Mai gli¬†Stati Uniti avevano promulgato una legge per la coscrizione prima di essere in guerra e di avere¬†incominciato a combattere. Ma Clark e i suoi compagni prepararono il primo progetto del Selective¬†Service e persuasero il senatore Edward R. Burke, del Nebraska, (uno degli Stati pi√Ļ isolazionisti) e¬†il rappresentante James W. Wadsworth, repubblicano di New York, a sostenere la proposta al¬†Congresso.

Era naturalmente opportuno darle un aspetto bipartitico ed in effetti le parole ‚ÄúSelective¬†Service‚ÄĚ costituivano un efficace eufemismo. Clark prese appuntamento per vedere il Presidente il¬†31 maggio e incitarlo a prendere a cuore il progetto, nominando segretario alla Guerra Henry L.¬†Stimson e sottosegretario il giudice Robert P. Patterson.

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L’udienza non ebbe luogo. Il generale¬†Watson invit√≤ Clark e gli disse che non era conveniente che il Presidente lo vedesse allora, per cui¬†aveva passato il suo appuntamento a Hopkins, al quale avrebbe potuto parlare liberamente. Clark,¬†per√≤, temeva che Hopkins lo volesse semplicemente consigliare a procrastinare il pericoloso¬†progetto del Selective Service, almeno fino a dopo le elezioni di novembre. Poich√©, non aveva¬†nessuna intenzione di fare marcia indietro, stim√≤ assai opportuno non parlargli affatto.

Circa tre¬†settimane pi√Ļ tardi, tuttavia Clark ed Hopkins s’incontrarono ed ebbero un colloquio di circa due¬†ore. Hopkins non prese alcun impegno per conto del Presidente, ‚Äď poich√© il Selective Service era¬†uno di quegli ‚Äúatti irrevocabili‚ÄĚ che Roosevelt desiderava evitare finch√© non fosse sicuro di poter¬†ottenere il voto del Congresso ‚Äď ma diede a Clark il suo incoraggiamento personale e gli promise¬†che Roosevelt stesso avrebbe avallato la proposta non appena ritenesse giunto il momento per farlo.

Roosevelt infatti, aveva già deciso la nomina di Stimson e di Patterson, due dei principali campioni del Selective Service. Fu questa una delle prime apparizioni di Hopkins in un campo che doveva diventare della massima importanza: quello di confidente ed intermediario di Roosevelt nei contatti tra lui e i privati cittadini che propugnassero passi politici che il Presidente approvava, ma non riteneva per ragioni contingenti, di appoggiare pubblicamente.

Robert P. Patterson

Robert P. Patterson

In pi√Ļ di una circostanza Roosevelt avrebbe desiderato¬†moltissimo di vedersi ‚Äúattaccato‚ÄĚ per inattivit√† e poter essere cos√¨ ‚Äúspinto‚ÄĚ all’azione a voce di¬†popolo.¬†Negli stessi giorni oscuri della fine di maggio, Hopkins partecip√≤ alla formazione della¬†commissione consultiva per la Difesa nazionale, cui dovevano fare capo tutta la produzione di¬†guerra e quella alimentare e le varie organizzazioni per il controllo dei prezzi.

Essa segnava l’inizio¬†della mobilitazione della mano d’opera maschile a carattere civile, mentre il Selective Service, era a¬†carattere militare.¬†La commissione era composta dai seguenti membri:

1) William S. Knudsen, produzione industriale;

2) Sidney Hillman, lavoro;

3) Edward R. Stettinius, materie per l’industria;

4) Leon Henderson, calmiere dei prezzi;

5) Ralph Budd, trasporti;

6) Chester C. Davis, produzione agricola;

7) dr. Harriet Elliot, protezione dei consumatori;

8) William H. McReynolds, segretario.

Pi√Ļ tardi si aggiunse anche Donald M. Nelson, con il compito di coordinatore per la difesa¬†nazionale.

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√ą facile osservare che mancava un presidente. Roosevelt fu appunto aspramente criticato per non¬†aver nominato un uomo a capo di tutto lo sforzo produttivo. Ma si rifiut√≤ sempre sdegnosamente di¬†farlo, fino a un mese dopo Pearl Harbour. E non √® chiaro ‚Äď o perlomeno non ne sono al corrente ‚Äď il¬†motivo di tanto ritardo.

Si discusse preliminarmente se la nuova commissione dovesse essere un organo governativo. Il¬†sottosegretario al Commercio, Edward J. Noble, riteneva senz’altro che dovesse dipendere dal¬†Dipartimento del Commercio, ma credo che fu Hopkins a volere che il nuovo ente e indipendente,¬†in una sorte di limbo, sotto il nome di Ufficio della gestione d’emergenza.

Edward J. Noble

Edward J. Noble

Roosevelt stabil√¨ cos√¨ il¬†modello di quella che sarebbe stata la sua amministrazione pubblica: gli enti speciali dovevano¬†essere liberi di se stessi, affiancati, ma indipendenti, alla normale e permanente struttura¬†governativa e direttamente responsabili verso il Presidente, non verso gli altri funzionari del¬†Gabinetto. Cos√¨ gli enti bellici ‚Äď o ‚Äúenti di difesa‚ÄĚ come si chiamarono nei giorni degli eufemismi¬†prima di Pearl Harbour ‚Äď formarono una specie di governo entro il governo.

La decisione fu foriera¬†di nuove critiche a Roosevelt da parte dei membri del suo stesso Gabinetto, che si vedevano togliere¬†un’infinit√† di mansioni e di proventi in favore dei nuovi enti a carattere temporaneo. Ma i motivi che¬†spinsero il Presidente a comportarsi cos√¨ sono ben chiari:

  • 1) il Congresso era piuttosto restio a concedere nuovi fondi, pi√Ļ ampi poteri e altro personale ai¬†Dipartimenti esistenti, per il semplice fatto che quando si riconoscono nuove funzioni a un¬†ente permanente √® poi difficilissimo togliergliele, mentre un ente provvisorio si scioglie¬†facilmente quando venga a cessare lo scopo per cui √® stato creato. Sarebbe stato logico, ad¬†esempio, che il controllo dei prezzi fosse attribuito alla Commissione degli scambi e che la¬†mano d’opera pubblica venisse affidata al Dipartimento del lavoro; ma Roosevelt sapeva che¬†il Congresso sarebbe stato pi√Ļ favorevole se quelle misure cos√¨ impopolari fossero state¬†affidate ad enti provvisori, che si potevano abolire in qualsiasi momento.
  • 2) Roosevelt stesso era inoltre convinto che i normali Dipartimenti fossero ben lontani dal¬†poter assolvere tutte le funzioni e le esigenze di una guerra. Troppo impacciati dalla¬†tradizionale lentezza burocratica, troppo timorosi di ogni anormalit√†, per potersi muovere¬†con la speditezza che l’ora richiedeva. L’‚ÄĚuomo di carriera‚ÄĚ del governo √® naturalmente¬†incline a considerare gli interessi del suo avvenire pi√Ļ che gli immediati problemi di una¬†data ora ed ha come principio fondamentale quello di “camminare coi piedi di piombo”.¬†In un tempo di pace la pazienza √® un ottimo requisito, anzi una virt√Ļ, in un funzionario¬†pubblico, il quale sa quanto la fretta guasti e se ne debba poi rendere conto al Congresso: ma¬†in tempo di guerra, non si pu√≤ attendere; meglio gli impazienti dei pazienti. E questi non li si¬†pu√≤ trovare che negli enti provvisori, diretti in massima parte da uomini e donne¬†improvvisati, i quali hanno una sola preoccupazione, di riuscire a vincere la guerra nel pi√Ļ¬†breve tempo possibile “per mandare poi a quel paese governo ed amministrazione¬†pubblica”.
Roosevelt

Roosevelt

Questi dirigenti improvvisati, repubblicani e democratici, sciamarono a Washington, come avevano¬†sciamato in Francia i panzer tedeschi; e bisogna ammettere che non pochi di essi dimostrarono una¬†spiccata attitudine a saper dirimere tutte le piccole gelosie e controversie che sorsero con i vecchi¬†della burocrazia. Harold Smith, direttore dell’Ufficio del bilancio durante la guerra, mi parl√≤ anni fa¬†dei metodi usati da Roosevelt per risolvere tutti i problemi particolari, che si presentarono allora alla¬†sua amministrazione e mi disse:

Il Presidente era l’unico a capire in tutta la sua estensione il significato e la necessit√† della¬†parola ‚Äúguerra totale‚ÄĚ. Gli altri credevano di poter imbracciare con la destra il fucile e con la¬†sinistra continuare ad occuparsi dei propri affari privati ed interni. Roosevelt vedeva nei ministri¬†non dei membri di un suo Gabinetto, ma tanti comandanti autonomi, ognuno con un settore,¬†interessi, esigenze e problemi specifici.

Era impossibile pensare che uno solo d’essi sapesse¬†vedere il tutto nella sua interezza, come doveva fare il Presidente. Per questo Hopkins gli divenne¬†cos√¨ prezioso quando lasci√≤ il Dipartimento dl Commercio. La sua funzione non era altro che di¬†vedere le cose dal punto di vista del Presidente e non c’era uomo pi√Ļ adatto di lui, perch√© era¬†libero da preconcetti, n√© si lasciava inceppare da impedimenti legali e non dimostrava il minimo¬†rispetto per la tradizione.

Smith mi diceva di credere che se il Presidente avesse avuto davanti a s√© pi√Ļ tempo ‚Äď l’autorit√†¬†necessaria ‚Äď per prepararsi alla guerra avrebbe dovuto fare piazza pulita del personale dei¬†Dipartimenti e riorganizzarli con sistemi radicali, in modo da renderli capaci di affrontare le¬†esigenze richieste dall’ora straordinaria che si viveva. Ma non ebbe tempo e dovette improvvisare,¬†come e quando pot√©.

Harold Smith

Harold Smith

Nel volume Arsenal of Democracy, Donald Nelson scrisse:

Torniamo un po’ indietro al giugno del 1940: chi di noi, tranne il Presidente, sapeva esattamente¬†la vastit√† dei compiti che ci aspettavano e la missione decisiva che gli Stati Uniti dovevano¬†esercitare nel dirigere un mondo impazzito? Sono testimone che tutte le persone con le quali ho¬†avuto contatti e colloqui, compresi i membri dello Stato maggiore generale e i pi√Ļ alti ufficiali¬†dell’Esercito e della Marina, statisti e deputati, ritenevano che il programma di difesa non fosse¬†che un mezzo per organizzarci e tenere lontani i nemici dalle coste degli Stati Uniti.

Nessuno di¬†noi ‚Äď non uno di quelli che io conosca, tranne il Presidente ‚Äď pensava che potessimo combattere¬†la Germania e il Giappone anche fuori dal nostro territorio, in ogni parte del mondo. Egli prese¬†la sua decisione contro il consiglio degli uomini migliori del Paese, ma l√¨ vinse, perch√© le sue¬†previsioni erano superiori alle loro e fini con il salvarci tutti.

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Hopkins era certo un dei molti che non avevano un concetto molto chiaro della ‚Äúguerra totale‚ÄĚ, ma¬†cominci√≤ a farsene un’idea frequentando Roosevelt, come ebbe agio di dimostrare in una conferenza¬†stampa verso la fine di maggio. Gli era stato chiesto da Nicholas Gregory della New York Herald¬†Tribune, che cosa pensasse della situazione generale della guerra e che relazione potesse avere con¬†la nostra situazione particolare. Rispose:

Noi non possiamo trastullarci e rimanere spettatori passivi, accontentandoci di dire che la guerra¬†√® lontana migliaia e migliaia di chilometri. Essere il paese pi√Ļ ricco del mondo non vuol dire che¬†la guerra non possa influire sulla nostra economia. Noi non possiamo in nessun modo lasciarci¬†trascinare in un abisso economico.

Dobbiamo essere realisti e considerare gli avvenimenti senza paura della verità, per decidere sul da farsi e compiere tutto quello che è necessario per mandare ad effetto la nostra decisione.

Robert E. Sherwood

Robert E. Sherwood

Hermann dell’American Banker, chiese: “Fino a che punto ci porter√† un simile progetto?” Hopkins rispose: “Fino a che punto? Fino al punto che vorremo”.¬†Hermann rispose: “Anche se ‚Ķ”.¬†Ma Hopkins non gli lasci√≤ il tempo di finire la frase‚Ķ “se ci√≤ finisse per trascinarci in guerra?” e lo interruppe:

Diavolo! Voglio fare l’ipotesi peggiore. Ammettiamo che la Germania vinca la guerra nei¬†prossimi due mesi e faccia sul fonte economico quel che ha fatto sul fronte militare. Che cosa¬†far√† nell’America del Sud se vincer√†? E noi, che ci rester√† da fare? Oppure no.

Supponiamo che¬†la guerra duri due o tre anni. Che effetto potr√† avere sull’economia del nostro Paese? Non sono¬†chiacchiere da farsi a tavola dopo aver mangiato! Io per lo meno, non sono cresciuto alla scuola¬†di quelli che fanno chiacchiere. Si agisce.

Hopkins cominci√≤ presto a fare esperienza nel campo della produzione e delle assegnazioni di¬†guerra, due argomenti di cui doveva diventare praticissimo in poco tempo. Divenne intimo del¬†maggiore generale James H. Burns, della direzione dell’Intendenza dell’Esercito e fu con lui in¬†stretta collaborazione per tutto il tempo successivo, durante gli affitti e prestiti e i vari programmi di¬†produzione e di aiuti. Di Burns ha scritto John J. McCloy, vicesegretario alla Guerra sotto Stimson: “Ispirava ed incoraggiava il programma in maniera tale da rendersi benemerito del Paese”.

James H. Burns

James H. Burns

Burns era uno dei tipi che Hopkins preferiva, cio√®, un ‚Äúrealizzatore‚ÄĚ e lavorava davvero moltissimo.¬†All’inizio di giugno ebbe una conferenza con Knudsen e Louis Johnson e il primo, capace e abile¬†tecnico della produzione di auto, ma assolutamente inesperto di armamenti, gli chiese: “Quanti¬†pezzi vi occorrono?”

La parola ‚Äúpezzi‚ÄĚ significava bombe, proiettili, armi automatiche, carri armati ‚Ķ e le richieste¬†dell’Esercito erano state fino allora timidissime. Pareva che si fossero lasciati cogliere alla¬†sprovvista dall’inaspettata furia delle assegnazioni votate dal Congresso e temessero di chiedere¬†troppo. Non avevano idea di quanti ‚Äúpezzi‚ÄĚ avrebbero potuto aver bisogno.

Ma Hopkins consigli√≤¬†Burns a chiedere senza timore e questi, lavorando per ventiquattr’ore filate col suo Stato maggiore,¬†present√≤ un programma di massima che comprendeva fra l’altro la fornitura di 50.000 aeroplani da¬†guerra, come era stato chiesto dal Presidente. Il programma fu promosso dallo Stato maggiore¬†generale e consegnato a Knudsen, due soli giorni dopo la richiesta.

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Non si esagera nell’affermare quale fosse lo stupore, l’incertezza e lo sconcerto che dominavano a¬†Washington in quei giorni. Era una cosa ridicola, eppure profondamente significativa; era un andare¬†a tentoni, senza direzione, secondo il caso e le necessit√† dei singoli servizi. Fra i molti industriali¬†convocati a Washington, vi era Robert T. Stevens, uno dei pi√Ļ accreditati dirigenti dell’industria¬†tessile.

Egli non aveva alcuna idea, arrivando, dei compiti che gli si chiedevano, ma Donald Nelson¬†gli disse: “Guardati intorno nei vari Dipartimenti della Guerra e della Marina e cerca di conoscere¬†quali sono gli effettivi bisogni nel campo dei tessili. Poi trova il modo di soddisfarli”.

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Stevens¬†cominci√≤ dalle uniformi, dalle coperte, dai teloni, cose tutte che non richiedevano un particolare¬†talento per essere scoperte e poi penso che forse lo avevano chiamato per esercitare la propria¬†immaginazione. Scopr√¨ cos√¨ che nel campo dell’attivit√† bellica i tessili potevano essere usati anche¬†per la confezione dei paracadute. E si ricord√≤ che, chiuse a noi le manifatture di seta francesi ed¬†italiane, l’unica fonte che ci rimaneva era ancora il Giappone.

Era pressoch√© all’oscuro della¬†situazione internazionale, ma non gli parve fuori luogo pensare che un giorno o l’altro anche¬†quest’ultima risorsa potesse venirci meno e fosse quindi necessario stivare i nostri magazzini del¬†maggior numero possibile di balle di seta finch√© c’era tempo. Sapeva che si dovevano calcolare, in¬†media, quattro paracadute per aeroplano, contando su undici uomini per i bombardieri pesanti e uno¬†per i caccia, pi√Ļ le riserve.

Consult√≤ gli ufficiali del Commissariato dell’Esercito e della Merina e gli¬†fu detto che il bisogno di paracadute per l’anno seguente 1940/41 era previsto in 9.000 capi (6.500¬†per le forze aeree dell’Esercito e 2.500 per quelle della Marina). Stevens fece i suoi calcoli e disse¬†agli ufficiali che le sue cifre gli davano 200.000 paracadute al posto dei 9.000 richiesti.

Gli chiesero¬†come avesse ottenuto una cifra cos√¨ fantastica. Ma egli replic√≤: “Il Presidente ha parlato di 50.000¬†apparecchi ed io moltiplico per quattro”. Il numero dei paracadute fu cos√¨ portato nel programma¬†di produzione da 9.000 a 200.000 e la cifra sal√¨ pi√Ļ tardi addirittura a milioni.

Questo pu√≤ essere stato anche un caso estremo, d’accordo, ma era il caso che si verificava pi√Ļ¬†frequentemente nel 1940. Non lo cito per screditare gli ufficiali del Commissariato, ma per¬†dimostrare quanto la preoccupazione per il denaro dei contribuenti, onesta e santa in tempo di pace,¬†possa in tempo di guerra rivelarsi pericolosa per la loro stessa vita, mettendo a repentaglio la¬†sicurezza stessa della Repubblica.

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√ą importante ricordare che Roosevelt istitu√¨ i suoi enti della produzione bellica, del lavoro¬†obbligatorio, del controllo dei prezzi, dell’alimentazione e dei trasporti, senza ricorrere ad alcuna¬†legge del Congresso, ma richiamandosi a norme votate ancora durante la prima guerra mondiale e¬†nel caso dell’organizzazione del Consiglio delle ricerche di Vannevar Bush, richiamandosi¬†addirittura ai poteri straordinari concessi al Presidente al tempo della guerra di Secessione.

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Si serv√¨¬†dunque di leggi antiquate e generalmente inadeguate per prendere decisioni che pi√Ļ moderne non¬†potevano essere, perch√© non voleva assolutamente correre l’idea d’un contrasto col Congresso sui¬†punti del suo nuovo programma, tranne che su quello che egli considerava di capitale importanza: il¬†Selective Service.

Come Comandante in capo, in un periodo di travagliata vita nazionale, si trovava¬†nella necessit√† di risolvere tutti i problemi di particolare urgenza. Pu√≤ essersi sbagliato¬†nell’anteporre questo a quello o viceversa, ma a torto o a ragione, egli doveva agire ed ag√¨. La sua¬†posizione personale, gi√† si √® detto, era tutt’altro che forte, in confronto ai passati periodi del New¬†Deal e ai futuri anni di guerra.

L’unit√†, l’armonia, la lealt√† che erano esistite nella sua¬†amministrazione, erano messe a dura prova dell’avvicinarsi dello scadere del periodo presidenziale e¬†dalla scelta di un nuovo candidato alla Vice-Presidenza. N√© si sapeva ancora, durante tutto maggio e¬†giugno, se Roosevelt si sarebbe ripresentato e se, ripresentandosi, sarebbe riuscito a vincere il¬†sentimento isolazionistico della gran massa popolare e il rispetto della tradizione stabilita da¬†Giorgio Washington e confermata da Thomas Jefferson.

Del resto l’unico Dipartimento che funzionasse egregiamente, era il Tesoro. Anzi, nei prolungati¬†contatti con le commissioni d’acquisto francesi e britanniche e come promotore degli aiuti alla Cina,¬†Henry Morgenthau aveva esercitato funzioni che erano di pertinenza del Dipartimento di Stato e di¬†quello della Guerra e questo non perch√© ne usurpasse il campo, ma perch√© quelli non assolvevano il¬†propri compito.

Henry Morgenthau

Henry Morgenthau

Comunque, Roosevelt fu criticato, a met√† giugno, quando nomin√≤ segretati alla¬†Guerra e alla Marina due notissimi repubblicani, quali Stimson e Frank Knox. I due uomini si erano¬†vigorosamente pronunciati in favore della politica estera di Roosevelt e contro le tendenze¬†isolazionistiche del loro partito. Quanto a Stimson, egli aveva gi√† gettato le basi di tale politica,¬†quando era stato segretario di stato di Hoover, patrocinando una resistenza collettiva al primo atto di¬†aggressione fascista, compiuto dai Giapponesi con l’invasione della Manciuria nel 1931.

Stimson¬†aveva precorso gli eventi in un mondo timido e miope e Roosevelt lo ammirava proprio per questo.¬†Knox, editore del Chicago Daily News era stato candidato alla Vice-Presidenza con Landon contro¬†Roosevelt quattro anni prima ed uno dei critici pi√Ļ aspri del New Deal; ma era stato anche con¬†Teodoro Roosevelt nel suo Corpo di volontari di cavalleria e fra i suoi amici pi√Ļ intimi e al pari di¬†quello, non ligio alla disciplina di partito.

Cos√¨ Stimson come Knox avevano fatto la prima guerra¬†mondiale con il grado di colonnello e ora, a distanza di tempo, riconoscevano gli stessi pericoli di¬†allora.¬†Quando Roosevelt chiam√≤ Knox con l’intercomunale, per invitarlo ad assumere il Dipartimento¬†della Marina, Knox chiese che la nomina fosse resa di pubblica ragione dopo la Convenzione¬†repubblicana, che si doveva tenere a Philadelfia.

Frank Knox

Frank Knox

Disse di voler partecipare alla Convenzione per¬†combattervi a favore di una politica non isolazionistica appoggiando un candidato ad essa¬†favorevole, Wendell Willkie. La cosa gli sembrava nell’interesse stesso della nazione, perch√©¬†avrebbe eliminato un pericoloso dibattito durante la campagna elettorale.

Roosevelt rispose invece,¬†che era importantissimo dare l’annuncio della nomina prima della Convenzione, perch√© l’entrata di¬†Knox nel Gabinetto doveva essere pubblicamente conosciuta per quello che era: un atto di puro¬†patriottismo, dovuto alla persuasione che le necessit√† della politica estera e della difesa nazionale¬†dovevano prevalere sopra ogni considerazione di partito.

Ci√≤ sarebbe stato difficile se non¬†impossibile da ottenere, se Knox aspettava a dopo la Convenzione, quando la questione sarebbe¬†stata risolta. Se il partito repubblicano avesse sposato una politica ed un candidato isolazionisti,¬†l’entrata di Knox in un Gabinetto democratico sarebbe stata interpretata puramente come un gesto di¬†contrariet√† e una mancanza di senso sportivo.

Wendell Willkie

Wendell Willkie

Se poi a Philadelfia avessero vinto Willkie e i non¬†isolazionisti, ben difficilmente Knox avrebbe potuto correttamente abbandonare il suo candidato e i¬†principi per cui s’era battuto e il Presidente non avrebbe pi√Ļ potuto servirsi della sua opera in un¬†momento di tanta importanza.

Anche Stimson, interpellato per telefono, pose alcune precise condizioni alla sua nomina: prima di tutto eliminare dal Dipartimento alla Guerra ogni traccia di faziosità e accettare la proposta di Grenville Clark, per la nomina di Robert P. Patterson a sottosegretario. Roosevelt acconsentì.

L’annuncio della nomina di queste due personalit√† avvenne alla vigilia della Convenzione di¬†Philadelfia e suscit√≤ un coro di proteste fra i capi politici del partito repubblicano, che accusarono i¬†due di “doppio gioco” e ne chiesero l’espulsione dal partito. Farley ed altri democratici¬†denunciarono invece la nomina di Stimson e Knox come un tradimento fatto al partito.

Ickes ne fu¬†furente, perch√© voleva per se il segretariato alla Guerra. √ą indubbio che furono proprio Stimson e¬†Knox a dar man forte al Presidente nei problemi urgenti del 1940, che andavano dai vasti aiuti da¬†accordare alla Gran Bretagna, alla riorganizzazione delle forze armate e, successivamente, al loro¬†impiego in guerra.

Dei due uomini, quello che si sobbarc√≤ ad un maggior peso di responsabilit√† fu Stimson, poich√© √®¬†nota la predilezione sempre dimostrata dal Presidente per la Marina. Con a fianco il generale¬†Marshall, egli dovette cominciare a creare dal nulla un esercito gigantesco e ad organizzare¬†l’aviazione. Seppe circondarsi di civili di notevole capacit√†, quali il sottosegretario giudice Patterson¬†e i segretari aggiunti John J. McCloy e Robert A. Lovett. Knox fu ugualmente felice e fortunato¬†nella scelta del suo sottosegretario, James Forrestal, che gli successe nel 1944.

James Forrestal

James Forrestal

Nessuno di questi,¬†logicamente, era un simpatizzante della dottrina del New Deal e per lo pi√Ļ non mutarono la propria¬†avversione alla politica interna di Roosevelt, ma, pur cos√¨, costituirono un mirabile esempio di¬†devozione e di capacit√† nella amministrazione rooseveltiana di guerra.

Il capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Marshall e il capo delle operazioni navali Harold Stark, erano stati nominati da Roosevelt poco prima dello scoppio della guerra europea nel 1939¬†e sono stati i suoi consiglieri per tutto quanto concerneva la strategia mondiale. Erano entrambi¬†degli studiosi di questioni militari, muniti di una sicura conoscenza dei principali problemi.

Avevano il senso della diplomazia, ci√≤ che permetteva loro di considerare la situazione generale in¬†tutti i suoi aspetti, politici e militari. Stark, soprattutto, aveva prestato servizio a lungo negli anni¬†prebellici nel Dipartimento della Marina. Aveva eccezionali qualit√† di ufficiale di Stato maggiore,¬†ma mancava della rapidit√† e della decisione necessaria in tempo di guerra e dopo Pearl Harbour¬†venne sostituito dall’ammiraglio Ernest J. King, cui non mancavano n√© l’una n√© l’altra.

Ernest J. King

Ernest J. King

Stark venne trasferito a Londra, come comandante delle forze navali statunitensi in Europa, dove si distinse per capacità e devozione. Il suo contributo alla preparazione dei piani strategici fu incommensurabile, come avrò ancora occasione di dire.

Negli anni del servizio prestato al Dipartimento della Marina, Stark si era fatto molti amici,¬†ottenendo la piena fiducia degli uomini del Congresso, cui piaceva la modestia delle sue richieste. A¬†sua volta, Marshall si guadagn√≤ questa fiducia con la serenit√†, col tatto eccezionale e con la¬†padronanza della materia, bench√© lo guardassero con diffidenza ogni qualvolta parlasse di divisioni¬†corazzate e di bombardieri a lungo raggio, per il solito sospetto che volesse prendere l’offensiva¬†invece di concentrare e le forze nell’organizzare la difesa costiera.

il generale Marshall

il generale Marshall

Di fronte ad una stupidit√† e¬†miopia che avrebbe condotto alla disperazione un uomo pi√Ļ debole di lui, Marshall oppose una¬†grande calma ed una pazienza olimpica: ma dentro di s√© si arrovellava, non tanto per l’inanit√† e le¬†frecciate che lo colpivano, quanto per l’integrit√† stessa e la sicurezza dello Stato. Ben pochi fra¬†coloro che ebbero contatti con lui durante la guerra, possono dissentire dalle parole rivoltegli dal¬†segretario della Guerra Stimson, il giorno della resa incondizionata della Germania: “Ho visto¬†molti soldati in vita mia, signore, ma voi siete il miglior soldato che abbia mai conosciuto”.

Anche l’opinione pubblica aveva cominciato a mutare volto. Se durante tutto il tempo della ‚Äústrana¬†guerra‚ÄĚ aveva dato prova di indifferenza e di letargo, dando poi luogo ad una confusione e ad un¬†timore che era parente prossimo del panico di fronte alla realt√† della guerra-lampo, quando¬†Churchill e Roosevelt indicarono chiaramente la via da seguire nell’immediato futuro, l’opinione¬†pubblica aveva dato segno di saper vedere le cose con occhio pi√Ļ acuto e penetrante.

Churchill e Roosevelt

Churchill e Roosevelt

Il sapere ormai¬†che l’Inghilterra, pur da sola, avrebbe continuato a combattere e che l’America le avrebbe accordato¬†ogni aiuto possibile, serv√¨ a chiarire immensamente la situazione alla mente del pubblico, finch√©¬†almeno non si manifestasse una nuova crisi. Il pubblico non aveva mai avuto una cognizione pi√Ļ¬†esatta della situazione, da Monaco in poi. E Roosevelt si avvide ben presto di essersi guadagnato il¬†favore popolare in una misura che non si sarebbe mai aspettato.

Innanzi tutto la stampa, che nella sua stragrande maggioranza gli si era scagliata furiosamente¬†contro durante il New Deal, cominci√≤ ad appoggiarlo ora, senza riserve. Molti degli articolisti pi√Ļ¬†accreditati erano con lui, pur con qualche eccezione, come il sempre pi√Ļ intemperante gen. Hugh S.¬†Johnson. Gli organi repubblicani progressivi che , come il New York Herald Tribune, il Boston¬†Herald, il Chicago Daily News, il Des Moines Register e il San Francisco Chronicle, erano stati fra¬†i pi√Ļ aspri critici della sua politica interna, gli davano ora, il pi√Ļ incondizionato consenso per le¬†misure prese in aiuto dell’Inghilterra.

I maggiori corrispondenti esteri americani per anni ed anni¬†avevano continuato a mettere in guardia l’opinione pubblica americana contro le minacce¬†dell’imperialismo tedesco e giapponese. Nessuno era stato pi√Ļ di loro preciso nel valutare la¬†situazione. Ora potevano trasmettere per radio i loro moniti a tutto il Paese: e le voci di Edward R.¬†Murrow e di Fred Bate da Londra, quelle di William S. Shirer da Berlino, di Elmer Davis da New¬†York, di Raymond Gram Swing da Washington, per non citare che i migliori, contribuirono molto a¬†consolidare la situazione di Roosevelt.

Cominciarono a diventare attive nel mobilitare l’opinione pubblica, anche le organizzazioni private.¬†La pi√Ļ vasta di esse aveva cominciato ad agire, su scala ridotta, nel settembre 1939, quando vari¬†membri dell’Associazione per la Lega delle Nazioni si erano riuniti per formare un comitato onde¬†appoggiare la richiesta di Roosevelt a una revisione sull’embargo delle armi.

Presidente di questo¬†‚ÄúComitato apolitico per la pace mediante la revisione della legge della neutralit√†‚ÄĚ (tale la¬†denominazione) era l’illustre e ben amato William Allen White, che nessuno poteva accusare di¬†essere strumento dell’imperialismo britannico o del New Deal. Convinto repubblicano e biografo di¬†Calvin Coolidge, White fu anche uno dei pi√Ļ grandi amici e consiglieri di Franklin D. Roosevelt.

Dopo la revisione dell’embargo sulle armi, il primo comitato di White fu sciolto, poich√© il suo scopo¬†era stato ottenuto, ma torn√≤ a rivivere nel maggio 1940 e fu chiamato il ‚ÄúComitato di difesa¬†dell’America per mezzo degli aiuti agli alleati‚ÄĚ. Fu la prima organizzazione che si propose di¬†combattere l’isolazionismo sul piano nazionale. White non era certo un interventista ed √®¬†significativo che il Comitato decidesse di non accettare denaro n√© dai ‚Äúfabbricanti di munizioni‚ÄĚ, n√©¬†dagli ‚Äúindustriali dell’acciaio‚ÄĚ, n√© dai ‚Äúbanchieri internazionali‚ÄĚ, perch√© su queste tre categorie si¬†appuntavano tutte le accuse di voler propugnare una guerra fra le nazioni.

Durante l’ultima fase¬†della ‚Äústrana guerra‚ÄĚ, White aveva scritto:

Quale valanga di errori ha rovesciato la Gran Bretagna sul capo delle democrazie del mondo? Il¬†vecchio leone britannico sembra lebbroso e cieco. Ha bisogno di liberarsi dai vermi e di far¬†lavorare i denti. Non sa pi√Ļ reagire. Se un nuovo governo non prende decisamente la barra del¬†timone in Inghilterra, l’Impero britannico √® finito. Sono parole crude a dirsi, ma √® la pura verit√†.

Fin da maggio, White aveva cominciato a patrocinare la necessit√† di aiuti all’Inghilterra. Con la¬†flotta inglese ancora intatta, diceva infatti: “potremmo avere dinanzi a noi almeno due anni di¬†tempo per prepararci all’inevitabile attacco delle potenze totalitarie, che avverr√†, se la Gran¬†Bretagna non vince la guerra”. E quando in Inghilterra un nuovo governo prese la barra del¬†timone, White fu uno dei suoi pi√Ļ fervidi e validi sostenitori.

Padre Coughlin parl√≤ cos√¨ del Comitato di White, nel suo giornale ‚ÄúSocial Justice‚ÄĚ:

Come un ladro che opera nell’oscurit√† della notte, c’√® in mezzo a noi chi agisce sotto la¬†protezione di interessi egoistici, per privarci della libert√†, della pace e dell’autonomia… Il¬†‚ÄúComitato di difesa dell’America per mezzo degli aiuti agli alleati‚ÄĚ √® un nome altisonante,¬†formato di uomini d’alto rango che non vogliono lasciare pietra su pietra per gettare tutto ci√≤ che¬†di caro e di prezioso pu√≤ avere un Americano in pasto ai cani della guerra…

Striscianti,¬†sovvertitori, celandosi, contro tutti i nostri principi, sotto uno spesso manto di santit√†, che porta il¬†nome di William Allen White, questi uomini formano la pi√Ļ pericolosa quinta colonna che abbia¬†mai posto piede su un territorio neutrale. Sono i Quisling dell’America.

Sono i Giuda Iscariota¬†del collegio apostolico della nostra nazione. Sono le serpi, ben protette dall’oro, del governo e¬†dello straniero, che non osano drizzarsi fra l’erba e parlare da uomo a uomo a faccia aperta.

Nonostante simili omaggi, il Comitato di White ebbe ben presto dei tentacoli operanti in tutti gli¬†Stati e organizzo dappertutto conferenze e trasmissioni tenute da personalit√† che rispondono al¬†nome di James B. Conant, presidente dell’Universit√† di Harvard, di Henry R. Luce, editore e della¬†signora Dwight W. Morrow, suocera del colonnello Lindbergh.

Il mio primo contributo alla¬†campagna fu un avviso con titolo su tutta la pagina: “Fermiamo Hitler!”, pubblicato dai giornali¬†di tutto il Paese il 10 giugno, giorno dell’entrata in guerra dell’Italia. Tale avviso ebbe la pubblica¬†approvazione del Presidente Roosevelt (che io non conoscevo ancora) e sollev√≤ a Berlino l’ironico¬†commento del dr Goebbels: “fermare Hitler? E come?”.¬†Usai forse parole troppo forti : “Chi pensa che il nazismo aspetti finch√© noi siamo pronti ad¬†entrare in guerra √® un imbecille!”.

William Allen White fu sommerso da un’ondata di proteste,¬†comprese persino quelle degli amici, come Oswald Garrison Villard , il quale scrisse anch’egli e¬†milioni di persone come lui non vedevano alcun pericolo per gli Stati Uniti, n√© per questo sentivano¬†affatto di essere “meno leali, meno sinceri e meno seri, come americani, di Sherwood o di¬†qualsiasi altro”. White, impressionato dal numero delle proteste, mi allontan√≤ garbatamente per¬†essermi lasciato trasportare un po’ troppo.

Ma non pass√≤ molto tempo che epiteti simili al mio¬†divennero un luogo comune. Il grande dibattito era cominciato e divampava e ribolliva, per¬†giungere a conclusione solo dopo il bombardamento giapponese di Pearl Harbour.¬†Una delle accuse pi√Ļ violente dell’isolazionismo era che il Paese si trovasse di fronte ad un¬†complotto giudaico per trascinarlo in guerra. Lindbergh anzi lo disse chiaro e tondo un giorno,¬†dichiarando che gli unici a desiderare un intervento, in America, erano i tirapiedi di Roosevelt, gli¬†Inglesi e gli Ebrei.

Pearl Harbour

Pearl Harbour

√ą naturale che la comunit√† ebraica avesse tutte le ragioni del mondo per essere¬†antinazista, ma esse non era affatto unanime nell’opposizione all’isolazionismo. C’erano anzi, degli¬†Ebrei, sopratutto fra quelli di pi√Ļ elevata posizione sociale, che appoggiavano in pieno il Comitato¬†dell’America Innanzitutto, perch√© il timore dell’antisemitismo in America superava di gran lunga i¬†risentimenti contro la barbarie nazista in Europa; e c’erano altri Ebrei disposti come chiunque altro a¬†‚Äúfare affari‚ÄĚ con un Hitler vittorioso.

La forza del Comitato di White e le sue numerose diramazioni, come il Comitato di lotta per la¬†Libert√†, non riuscirono mai ad intaccare il nocciolo dell’isolazionismo americano, ma esercitarono¬†un’influenza sul pensiero di milioni di persone che non erano n√© isolazioniste, n√© interventiste,¬†mentre giovarono immensamente quando si tratt√≤ di fare accettare la legge sul Selective Service, lo¬†scambio di cinquanta cacciatorpediniere per le basi sull’Atlantico e la legge affitti e prestiti.

Il¬†comitato di White, valendosi della sua natura bipartitica, ag√¨ ancora pi√Ļ efficacemente come anello¬†di congiunzione fra gli opposti campi politici, di Roosevelt e di Willkie, per raggiungere un accordo¬†sulle direttive di politica estera.

Roosevelt

Roosevelt

Qui anzi, in politica estera si pot√© notare una delle conseguenze pi√Ļ importanti della guerra-lampo¬†tedesca. In primo luogo, infatti, essa port√≤ alla nomina di Wendell Willkie invece di un candidato¬†repubblicano isolazionista e costitu√¨ la spinta necessaria a decidere finalmente Roosevelt a¬†presentarsi candidato per la terza volta; e in secondo luogo fu, sotto ogni aspetto, il fattore pi√Ļ¬†importante della sua rielezione.

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