I Sizzo de Noris appartenevano a quella folta schiera di famiglie nobiliari stabilitesi nel territorio del Principato vescovile tridentino, provenendo da altre zone d’Italia, specialmente da quella settentrionale e centrale, oltreché dal Tirolo, dall’Austria, dalla Germania e dalla Svizzera. Si attribuisce al casato Sizzo una origine toscana, e fra le più antiche, tanto che diversi suoi esponenti parteciparono al primo governo democratico del Comune di Firenze. Ma allorché a Firenze le lotte intestine fra le varie fazioni si intensificarono, i Sizzo lasciarono la patria e nel corso del Quattrocento risalirono al nord fermandosi a Trento. Nel Cinquecento si imparentarono per via femminile con la famiglia de Noris, di antica nobiltà normanna, nota nel paese d’origine col nome di “de Norreys”. Nel Trentino i Sizzo de Noris divennero sempre più influenti, economicamente e politicamente, entrando in possesso dei feudi di Ossana, Covelo, Ravina e San Bartolomeo. Il cimitero della chiesetta di San Bartolomeo ha ancora una lastra tombale dei Sizzo con lo stemma di famiglia. Il personaggio più noto dei Sizzo de Noris è certamente Cristoforo II, eletto principe vescovo di Trento, nel 1762. E’ stato definito dagli storici uno dei migliori vescovi che sedettero sulla cattedra di San Vigilio; di cuore nobile e generoso, avverso ad ogni specie d’ingiustizia. Cristoforo Sizzo de Noris si oppose con fermezza ai soprusi del governo di Innsbruck che, per intralciare il proficuo commercio fra la parte meridionale del Trentino e la repubblica di Venezia, impose arbitrariamente anche un gravoso dazio sulle granaglie. Questa decisione, facendo crescere ulteriormente il già alto costo del grano, provocò malcontento, sommosse e devastazioni, con conseguenti ritorsioni ed esecuzioni capitali. L’aspro contrasto con la capitale tirolese e l’incomprensione della corte viennese, dove governava l’imperatrice Maria Teresa coadiuvata dal figlio Giuseppe II, contribuirono evidentemente all’immatura scomparsa del vescovo Sizzo de Noris, sinceramente rimpianto da tutta la popolazione trentina