Giulio degli Alessandrini,patrizio trentino del Cinquecento, fu uno dei medici più ricercati durante il Concilio di Trento e venne chiamato come archiatra alla corte di tre sovrani: Ferdinando I, Massimiliano II e Rodoldo II, presso i quali ebbe modo di distinguersi pure come umanista componendo numerose ed apprezzate poesie in latino. Ma col tempo si stufò e della vita di corte e dei viaggi intrapresi a scopo di studio in ogni parte d’Europa. Fece quindi ritorno nella sua terra, dove trascorse serenamente gli anni della maturità e delle vecchiaia esaminando le opere di numerosi medici dell’antichità, allo scopo di poterne poi divulgare le scoperte più importanti. Ben meritò quindi l’iscrizione che il figlio fece scolpire sul suo cenotafio nel duomo di Trento “Patris plura merentis”. Sopra l’iscrizione campeggia, scolpito nel marmo, uno stemma dal campo dello scudo inquartato, che reca in posizione d’onore l’insegna araldica primitiva degli Alessandrini, dalle fasce bianche e rosse, delle quali la rossa al centro accoglie tre mele d’oro