TRENTINI FAMOSI, MA NON TROPPO – 33

DON ANTONIO ROSSARO

Rovereto, 8 giugno 1883 – Rovereto, 4 gennaio 1952

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a cura di Cornelio Galas

Antonio Rossaro nacque a Rovereto l’8 giugno 1883 da Giuseppe Rossaro e Giovanna Marini. Dopo aver frequentato le scuole elementari, entrò nel collegio dei padri Giuseppini a Volvera (Torino) seguendo la sua vocazione precoce al sacerdozio, che gli era nata soprattutto nell’ ambiente familiare e cittadino, dove la figura di Antonio Rosmini era ammirata e venerata.

Qualche anno dopo passò al seminario di Rovigo, dove seguì gli studi teologici e venne ordinato sacerdote il 1° aprile 1911. Non tornò nel Trentino perché aveva già manifestato chiare posizioni nazionaliste e antiaustriache. Insegnò nel collegio dell’Angelo Custode di Rovigo e nel Liceo della stessa città, mentre nello stesso tempo si fece conoscere dal più vasto pubblico per la sua produzione letteraria e poetica, percorsa da fremiti di forte patriottismo.

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Allo scoppio della prima guerra mondiale, la sua propaganda contro la neutralità italiana si fece sempre più intensa. Dopo l’intervento dell’Italia, si impegnò in una vasta opera di assistenza ai profughi trentini nel Polesine, senza tuttavia limitare la sua attività di fervente patriota, che lo vide protagonista di varie iniziative per far conoscere in Italia la situazione del Trentino.

Tra di esse è da ricordare il giornale «Alba Trentina», nato nel gennaio 1917, che svolse un ruolo molto significativo e del tutto particolare nel panorama della cultura trentina anche del dopoguerra. Per questi motivi nel 1916 il governo austriaco aveva ordinato il sequestro dei suoi beni a Rovereto e l’anno seguente aveva emesso nei suoi confronti il mandato di arresto per alto tradimento.

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Terminato il conflitto, don Rossaro promosse una rete molto vasta di aiuti materiali per la gente trentina. La prima carovana di viveri e di indumenti entrata in Rovereto proveniva, infatti, da Rovigo ed era stata organizzata dal sacerdote trentino.

Nel 1920 si trasferì a Milano, dove insegnò in un istituto superiore, finché nel 1921 il Comune di Rovereto lo chiamò a dirigere la Biblioteca civica, che venne riordinata e resa disponibile al pubblico dopo molti mesi di lavoro. Per più di 30 anni, fino alla morte, fu responsabile della Biblioteca, che diresse con amore e intelligenza, arricchendola con numerosi lasciti.

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Nella città della Quercia, egli fu un cultore appassionato di memorie patrie attraverso scritti storici e letterari come pure con varie iniziative che intendevano celebrare e far ricordare ai posteri le figure più significative ed eroiche dell’irredentismo trentino.

In questo don Rossaro si distingueva dal clero trentino del primo Novecento, inserito per lo più nella corrente del cattolicesimo sociale. La sua, invece, era una visione fortemente nazionale, legata al Risorgimento garibaldino e rivoluzionario più che a quello liberale, seppur minoritario nel Trentino, dell’abate Giovanni Battista a Prato.

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In accordo con altri uomini di cultura e patrioti roveretani, nel 1921 fondò il Museo storico italiano della guerra e nello stesso anno ebbe l’intuizione della Campana dei Caduti, che realizzò nel 1925, dopo aver superato molti ostacoli e gravi incomprensioni. Il suo nazionalismo si trasformò in sentimento di rispetto per ogni nazionalità e di amore fraterno per le persone che avevano sacrificato la vita a favore della propria Patria, intesa come uno dei più alti ideali della vita umana.

Perciò la Campana di Rovereto avrebbe dovuto ogni sera con i suoi rintocchi fare memoria di queste persone, richiamando le nuove generazioni ad atteggiamenti di fratellanza e di pace.

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Per i suoi meriti di uomo di cultura (la sua bibliografia comprende quasi 400 opere edite e inedite) e per la sua infaticabile opera di cultore delle memorie patrie, don Rossaro venne chiamato a far parte di Accademie culturali e fu insignito di importanti onorificenze pubbliche anche al di lĂ  dei confini nazionali.

Dopo due dolorosi interventi chirurgici, si spense a Rovereto il 4 gennaio 1952.

Don Antonio Rossari si valse, tra l’altro, della collaborazione artistica del giovane conterraneo Giorgio Wenter Marini. Fu tra gli artefici del Monumento a Cesare Battisti che fu eretto a Rovigo nel 1917, opera dello scultore Virgilio Milani. Nel primo dopoguerra potĂ© tornare a Rovereto, dove legò, come detto, il suo nome alla realizzazione della Campana dei Caduti.

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Dal diario di don Antonio Rossaro

febbraio (1945)

“Giornata di terrore. Poco prima delle ore 1, e precisamente alle 24 1/3 d’ieri, in piena notte 17 bombardieri sganciano. Orrenda detonazione. Altro sganciamento verso le 3 altro piĂą tardo. Allarme piccolo alle 9.50 = 5 picchiatelli: bombe mitragliamento schianto orrendo su Casa Alberti, Corso Vittorio Emanuele (Comandantur) sinistrato il tetto: schegge ovunque – sganciamento via Garibaldi casa Manica – morto un soldato autista tedesco, colpito in quella via, bruciato nell’auto – alle ore 11 ½ l’allarmi grande – grandi formazioni ronzano nel cielo. – cessato allarme alle 14.10 (Il Comandante di Piazza disse agli impiegati di liberarsi presto dal lavoro, perchĂ© gli apparecchi verranno a far vendetta dei 4 apparecchi offesi) –  Allarmi dalle 4 Âľ alle 15 ½ – Quiete. – Molto panico in cittĂ . (Giornata movimentata)”.

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Il 16 novembre 1921, dunque, venne nominato direttore della Biblioteca civica di Rovereto, che resse fino alla morte. Nelle ultime settimane della guerra il materiale della Biblioteca (circa centomila pezzi fra libri e opuscoli) era stato sfollato a Trento, rientrando nella primavera del 1919, ma dovette essere completamente ordinato e catalogato, in una nuova sede. Oltre al catalogo alfabetico generale, Rossaro iniziò un catalogo per soggetto e un catalogo speciale per i manoscritti, compilandoli interamente di persona.

La Biblioteca venne riaperta il 30 marzo del 1923. Si adoperò intensamente e con passione per arricchire il patrimonio della Biblioteca, con acquisti e particolarmente con donazioni e lasciti, fra i quali, nei primi anni, le biblioteche Zenatti e Sighele, oltre a importanti archivi come quello della giurisdizione dei Conti di Lodron e quello della Congregazione di carità.

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Nella particolare attenzione a tutto ciò che riguardasse la cittĂ  e il Trentino istituì in seguito due sale dedicate alle opere e ai cimeli di A. Rosmini e R. Zandonai e raccolse, quasi maniacalmente, materiale minore o non librario di ogni genere (libri e quaderni di scuola, ricordi funebri e vecchie carte d’identitĂ , centinaia di fotografie, timbri, stemmi, ecc.).
Non compare nelle liste dei soci dell’Associazione italiana biblioteche ma durante il quinto convegno nazionale, tenuto a Bolzano e Trento dal 14 al 16 maggio 1938, ricevette a Rovereto, in visita, i congressisti.

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Anche dopo il rientro a Rovereto, dove tra l’altro organizzò soccorsi alla popolazione reduce dalla deportazione per il periodo bellico, aveva continuato il suo impegno legato all’esperienza della guerra, facendosi promotore della realizzazione di vari monumenti e soprattutto lanciando, nel 1922, l’idea della Campana dei caduti, in cui coinvolse tutte le nazioni belligeranti (venne fusa con i cannoni dei diversi eserciti e “battezzata” con l’acqua dei fiumi piĂą rappresentativi del conflitto). Fu anche tra i promotori del Museo storico della guerra.
Salutò con favore il fascismo, fin dai primi tempi dopo la marcia su Roma, per la sua impronta nazionalista, e vi rimase fedele fino alla caduta (fu anche cappellano della Milizia), pur essendo drasticamente contrario all’alleanza con la Germania.

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Nel processo di epurazione, dopo la Liberazione, venne assolto non essendoci particolari addebiti a suo carico. Sembra piuttosto che, per i suoi ottimi rapporti con le autoritĂ  (fra l’altro la regina Margherita, Vittorio Emanuele e Umberto di Savoia avevano presenziato a varie cerimonie legate alla Campana), avesse ottenuto qualche provvedimento di clemenza per perseguitati politici locali.

Soprattutto negli ultimi anni lavorò intensamente a un dizionario degli uomini illustri del Trentino, mettendo insieme un larghissimo spoglio di notizie erudite, ma lasciandolo incompiuto (è ora conservato nella Biblioteca civica). Scrisse anche una Guida di Rovereto e dintorni (1937) e vari articoli di storia locale, versi e drammi, e diresse l’almanacco «El Campanom» (1926-1943) e, per qualche tempo, il giornale cattolico «Il Popolo».

In ambito professionale, pubblicò il catalogo degli incunaboli della Biblioteca civica (1935), nella serie della Scuola di bibliografia italiana di Reggio Emilia, e qualche articolo di presentazione della sua attivitĂ , in «Accademie e biblioteche d’Italia» (1934) e in riviste trentine.
Fu socio corrispondente della Deputazione di storia patria per le Venezie dal 1940 e membro dell’Accademia Roveretana degli Agiati e dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

Don Antonio Rossaro, ordinato sacerdote nel 1911, nato Welschtiroler con madre italiana, condannato per “alto tradimento” l’8 novembre del 1916 dall’Imperial Regia Procura del Tribunale di Innsbruck, a causa dei suoi scritti fortemente irredentisti e ritenuti falsi, apparsi sulla stampa italiana, lasciò la nostra terra per raggiungere Rovigo, quindi Milano nel 1920.

Era il 1921 e l’opera di “ricostruzione della terra trentina, da poco redenta” stava iniziando, l’irredentista don Antonio Rossaro fu richiamato a Rovereto per re-impostare e dirigere la Biblioteca Civica (fondata nel 1764). Fu anche cappellano della Milizia e promotore di pubblicazioni e monumenti ai caduti (italiani) e lapidi alla memoria. Considerato un “vecchio irredentista con forte carica anti-austriaca”, ebbe l’obiettivo di celebrare le glorie patriottiche proponendole alla popolazione come modello a cui ispirarsi.

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Lo stesso anno, ebbe l’idea di una campana fusa con il metallo dei cannoni che suonasse per tutti i caduti, così la proposta venne accettata dalla direzione del Museo della Guerra italiano di Rovereto il 20 maggio 1921. La campana venne fusa il 30 ottobre 1924 ed inaugurata il 4 ottobre del 1925.

E’ la più grande Campana del mondo che suoni a distesa: altezza metri 3.36, diametro metri 3.21, peso quintali 226.39, peso battaglio quintali 6 e peso del ceppo quintali 103. L’opera fu definita “nobile e ricca di sublime patriottismo” dal Principe Ereditario, intervenuto per la posa della prima pietra.

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Emblematiche le figure in rilievo riprodotte sulla Campana: Alle figure rappresentanti  LA PARTENZA, LA LOTTA e LA MORTE, non manca LA VITTORIA.

Così riportato: La Vittoria scaturisce dalla Morte: gli uomini che vivono valgono i morti ed ecco il corteo eroico: La Vittoria … Eccola figura dell’Italia che tiene sul palmo teso la Vittoria alata stretta nel pugno possente davanti all’altare ove sta incisa la data 1914-1918.

Il 24 Maggio 1925, decimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, la campana giunse a Rovereto entrando in città in modo trionfale, alla cerimonia furono presenti tra gli altri la Regina Margherita , il Vescovo Mons. Endrici per la benedizione e 250 Camicie Nere che “Il Brennero” commenta come segue “… Avanguardisti del Modenese che vanno a Trento a portare un po’ di vita per il 24 maggio ed a Rovereto per far strabiliare la popolazione che non è usa a certi spettacoli si belli. Canti di trincea e canti di squadristi si incrociano potentemente … sonando Giovinezza … Lo stesso Principe Vescovo che siede sul palco apposito, non può fare a meno di esprimere la sua meraviglia e ammirazione per le giovani Camicie Nere …”

Durante la cerimonia di entrata in Rovereto della Campana, furono pronunciate le seguenti parole: “Rovereto, città italiana fra le italiane redente dalla guerra, nella quale, or sono 10 anni, l’Italia entrò armata del suo santo diritto…”

La Campana dei Caduti venne solennemente inaugurata il 4 ottobre 1925 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, Madrina fu la Contessa Cattaneo, fra le autorità erano presenti tutte le madrine (donne della nobiltà italiana, una per provincia), consoli d’Inghilterra, degli USA, Francia, Belgio e Cecoslovacchia, la Messa venne celebrata da Mons. Endrici.

Nel 1932 don Rossaro ebbe a scrivere “L’augusta Campana dei Caduti in Rovereto, il monumento sognato nell’alba fascista, con fascista tenacia pensato, voluto, eretto; da fiero statuto fascisticamente tutelato, proclama al mondo gli eterni principi di Roma Imperiale, e nunzio di pace, riafferma, nel quotidiano rito, a tutte le genti l’austero monito del Duce: pax in justitia”

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Il Comitato Riconoscenza a Don Rossaro nacque nel marzo del 1965 come “spontanea manifestazione popolare contro una penosa deviazione da una tradizione etico – celebrativa, iniziatasi proprio dagli eventi storici con i quali si è conclusa la grande guerra del 1914/18, l’ultima guerra risorgimentale. […] Rovereto, infatti, martire nelle sue case devastate e nella sua gente per ogni dispersa, ha saputo mirabilmente realizzare fra le mura del suo storico Castello, quel prestigioso binomio Museo-Campana che tale potĂ© essere sopra tutto per la tenace volontĂ  e la geniale intuizione si un suo illustre figlio, il prete – patriota Don Antonio Rossaro” .

Fu infatti nel 1960, alcuni anni dopo la morte di Don Antonio Rossaro, che il reggente successore dell’Opera Campana dei Caduti, dopo alcuni anni di unanimi iniziative con le autorità cittadine per la valorizzazione delle due Istituzioni (Museo e Campana) in piena armonia con gli statuti e i patti di reciproca convivenza, decise di trasferire la Campana, fino a quel tempo posta sul Torrione Malpiero del Castello di Rovereto, sul colle di Miravalle. La reazione del Comitato, creato per iniziativa di un gruppo di cittadini roveretani, fu decisa e si pose come principale scopo quello di opporsi a tale progetto.

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Il Comitato si appellò più volte ad autorità provinciali e statali per trovare una risoluzione dei contrasti insorti con la Reggenza dell’Opera cercando di evidenziare alcune incongruenze giuridiche emerse dall’analisi delle carte statutarie dell’ “Opera” e dalla “Magna Carta” redatte tra il 1925 e il 1948 dal fondatore Don Antonio Rossaro. L’azione del Comitato si esplicò anche attraverso la sensibilizzazione della cittadinanza roveretana al problema e attraverso la diffusioni di volantini di propaganda con la raccolta di 4522 firme favorevoli a tale causa.

Quindi le principali rimostranze sostenute dal comitato riguardavano sia la collocazione della Campana, che secondo lo statuto e quindi secondo la volontĂ  di Don Antonio Rossaro doveva rimanere sul Torrione Malpiero (“[…] Il Comitato Riconoscenza a Don Rossaro tiene a sottolineare come dato incontrovertibile di ogni, che tale abbinamento (Museo-Campana) fu voluto da Don Rossaro dopo lunga e paziente considerazione di ogni altra soluzione e scelta fatta da Lui definita perpetua, non solo nei suoi Statuti dell’Opera Campana dei Caduti, ma anche – ripetutamente- nel suo libro autobiografico (La Campana dei Caduti ed. Ciarrocca, 1952) che ne costituisce anche il testamento morale; infine, nelle note del Suo Diario, tuttora inedito.

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La Campana fu, così, collocata in perpetuo sul Torrione Malpiero del Castello, simbolo di pace sugli orrori della guerra […]” ), sia la validità giuridica della nuova Fondazione (5 ottobre 1965) e quindi del nuovo Consiglio Reggenza, accusato di non rispettare la volontà del Comitato promotore dell’Opera, che di fatto non venne mai sciolto.

In base ai documenti conservati nel fondo sembra che l’attività del Comitato si esaurì in corrispondenza dei primi sviluppi dell’azione legale mossa per il raggiungimento degli stessi obiettivi dal Museo Italiano Storico della Guerra contro la Fondazione “Opera Campana dei Caduti” (1970-1973). La causa si concluse definitivamente attraverso la sentenza della Corte d’Appello di Firenze negli anni 80 del secolo scorso.

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Due sono le principali azioni legali avviate dal Comitato Riconoscenza a Don Rossaro; si ricordano: 1. L’appello al Capo dello Stato in data 4 ottobre 1965 con invio di una lettera, di una memoria illustrativa dei fatti, e 17 copie di documenti. 2. Il ricordo giurisdizionale al Capo dello Stato in data 20 novembre 1965 contro il riconoscimento della neonata Fondazione Opera Campana dei Caduti costituitasi a Rovereto il 5 ottobre dello stesso anno. Luoghi Nella documentazione non si trova traccia dell’ubicazione della sede del Comitato. L’unica notizia in proposito compare in un comunicato stampa datato 23 aprile 1965 conservato nel fascicolo: “Note per i giornali”.

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Viene infatti segnalata come sede del comitato l’ufficio del dott. Procuratorie Mauro Bertolini, membro del comitato stesso, in via Rosmini 70/a in Rovereto. Condizione giuridica Comitato libero di cittadini. Il comitato nacque per opporsi alla decisione presa della Reggenza dell’Opera nel novembre 1960 di trasferire la Campana dei Caduti, detta “Maria Dolens”, dal Torrione Malpiero del Castello di Rovereto al Colle di Miravalle, attuale collocazione del monumento dal novembre del 1965 per ferma volontĂ  del reggente della Campana dei Caduti Padre Eusebio Jori, nominato alla carica l’8 novembre 1953.

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Come dimostra la documentazione è facile notare che il Comitato, nel corso della sua attività e della ferma opposizione alle decisioni della nuova reggenza dell’Opera, sfociata in un ricorso legale, intrattenne relazioni con numerosi soggetti esterni: autorità politiche-istituzionali provinciali (Giunta provinciale, Commissariato del Governo di Trento, Sovraintendenza delle Belle Arti), autorità politiche statali (Presidente della Repubblica, Ministero degli Interni, Ministero della Pubblica Istruzione), autorità religiose (Curia vescovile di Trento e Segreteria di Stato del Vaticano), autorità cittadine (Comune di Rovereto), istituzioni culturali cittadine (Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e Comitato di Reggenza dell’Opera Campana dei Caduti) e con i semplici cittadini sostenitori del Comitato Riconoscenza a Don Rossaro.

Numerose furono le relazioni e i contatti epistolari che il comitato istaurò con enti, istituzioni, singole personalità coinvolti nella vertenza della Campana dei Caduti.

E’ sufficiente leggere la titolazione delle unità della serie: “Carteggio e atti” per individuare i rapporti con autorità politiche statali ( con l’ufficio della Presidenza della Repubblica, gli uffici del Ministero degli Interni e della Pubblica Istruzione), autorità politiche e istituzioni locali come la giunta e il consiglio provinciali, la Sopraintendenza delle Belle Arti, il Commissariato del Governo di Trento.

Sicuramente non solo epistolari furono le relazioni che il comitato mantenne nel corso del tempo con l’amministrazione comunale, con il direttivo del Museo Storico della Guerra che si schierò a sostegno del comitato e con la parte avversa ovvero la Reggenza della Fondazione dell’Opera della Campana dei Caduti. Si possono anche ritrovare contatti con avvocati per consulenze, con i direttori delle redazioni delle principali testate giornalistiche locali per la pubblicazioni di comunicati, con singole persone dimostratisi vicini alle rimostranze del comitato.

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Struttura amministrativa Non essendo pervenuto uno statuto non è facile comprendere come il Comitato fosse organizzato e dalla documentazione, soprattutto dai verbali, si può solo dedurre che vi era un presidente,(il professore roveretano Valentino Chiocchetti), coadiuvato da alcuni membri del Comitato di varia estrazione professionale e civile.

Compaiono così i nomi del dott. Livio Fiorio, del consigliere comunale e direttore del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto professore Giovanni Barozzi, del geometra comunale Giovanni Tribus, del consigliere comunale dott. Valeriano Malossini.

Numerosi furono però i sostenitori del ricorso presentato dal Comitato alla Direzione Affari generali del Ministero degli Interi della Presidenza della Repubblica in data 20 novembre 1965.

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Nella sottoscrizioni del’atto si trovano le firme di amministratori comunali, della madrina della Campana dei caduti, dei tecnici membri della Commissione edilizia comunale, di un cugino di Don Rossaro e di un assessore regionale.

Questo a significare che il Comitato trovò un grande appoggio nella cittadinanza civile e nelle rappresentanze politiche. Il Comitato Riconoscenza a Don Rossaro sorse nel marzo del 1965 per volontà di un gruppo di cittadini roveretani allo scopo di opporsi alla realizzazione del progetto della Reggenza dell’ “Opera della Campana dei Caduti” di trasferire la sede della campana dal Torrione Malpiero nel Castello di Rovereto al colle di Miravalle. Il Comitato basò la contestazione su alcuni fatti, storici e legali, che devono essere ricordati.

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La Campana dei Caduti creata quale simbolo di pace e di solidarietĂ  tra tutti gli stati coinvolti nei terribili eventi bellici che caratterizzarono la prima metĂ  del secolo XX venne creata nel 1925 per iniziativa di Don Antonio Rossaro, sacerdote attivo non solo nel contesto religioso ma anche in quello culturale e sociale della cittĂ  (Basti ricordare che nel 1921 insieme ad altri illustri esponenti cittadini fu tra i fondatori del Museo storico della guerra).

Al 1925 risale il primo statuto della Campana dei Caduti redatto dallo stesso Don Rossaro, modificato nella versione definitiva del 1929 accogliendo alcune osservazioni fatte dai rappresentanti delegati della nazione della Germania.

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Don Rossaro proprio all’interno dello statuto volle specificare che la Campana, simbolo di pace e di fratellanza tra i popoli, dovesse essere posta all’interno delle mura del Castello, sede del Museo storico della Guerra, stabilendo così quel legame tanto dibattuto negli anni successivi tra Campana e Museo.

Fu infatti nel novembre del 1960 che scoppiò la controversia sulla collocazione del monumento quando il reggente della Fondazione con il celebre “discorso del Monte Bondone” comunicò la decisione di collocare la campana sul Colle di Miravalle in occasione di una nuova rifusione. Per questo scopo il Comitato Riconoscenza a Don Rossaro avviò un lungo iter sostenendo instancabilmente, davanti a numerose autoritĂ  civili e alla cittadinanza roveretana, l’incongruitĂ  statutaria di tale decisione.

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La documentazione raccolta nel fondo dimostra come il “Comitato Riconoscenza a Don Rossaro” si impegnò ampiamente in difesa della collocazione originaria della Campana dei Caduti.

La parte più consistente dell’archivio è costituita dalla serie: “Carteggio e atti” attraverso il quale si possono ricostruire tutti i contatti avuti dal Comitato con alte cariche statali o singoli rappresentanti politici del governo centrale e locale, con rappresentanti religiosi, con personalità particolarmente importanti per la vita culturale della cittadina come il carteggio con la reggenza della Fondazione “Opera Campana dei Caduti” , in particolare con il reggente Padre Eusebio Jori.

Seguono le serie dedicate ai verbali, ai memoriali prodotti dal direttivo del comitato e alle copie degli atti statutari dell’anno 1925 e 1929 e la Magna Carta della Campana dei Caduti redatti da Don Rossaro.

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Le vicende che hanno contraddistinto la storia della Campana dei Caduti nell’arco di tempo 1965-1967 sono infine documentate anche dalla quinta serie del fondo costituita interamente da articoli di giornale estratti soprattutto dalle maggiori testate giornalistiche locali. Criteri di ordinamento Il fondo del Comitato prima dell’inizio dell’ inventariazione di presentava come una raccolta di documentazione, nella maggior parte “carteggio e atti”, suddivisa in diverse cartelle in base ai destinatari della stessa.

Il lavoro di riordino si è limitato alla divisione dei fascicoli (unità), con la sistemazione cronologica della documentazione in essi conservata, sulla base della tipologia documentaria.

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