TRENTINI FAMOSI, MA NON TROPPO – 32

PIETRO PAOLO GIORGIO ORSI

Rovereto, 17 ottobre 1859 ‚Äď Rovereto, 8 novembre 1935

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Paolo Orsi

a cura di Cornelio Galas

Paolo Orsi nacque a Rovereto, citt√† al tempo facente parte dell’Impero austro-ungarico, e questo favor√¨ i suoi legami culturali con la¬†Mitteleuropa.

Dopo gli studi presso l’Imperial Regio Ginnasio di Rovereto, si trasfer√¨ a¬†Vienna¬†per seguire corsi di¬†storia antica¬†e¬†archeologia. Continu√≤ gli studi presso l’Universit√† di Padova¬†e si laure√≤ a¬†Roma. Poi frequent√≤ la¬†Reale scuola italiana di Archeologia¬†a Roma, la scuola d’arte classica a¬†Bologna¬†e¬†paleontologia¬†di nuovo a Roma.

Paolo Orsi

Paolo Orsi

Durante le sue prime ricerche, che condusse nella sua terra di nascita, scoprì la zona preistorica del Colombo a Mori nel Trentino. Dopo un breve periodo di insegnamento al liceo di Alatri in provincia di Roma, entrò nella direzione generale delle antichità e delle belle arti e successivamente alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze.

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Non avendo superato il concorso per la cattedra di archeologia all’Universit√† di Roma, rimase, nei ruoli della pubblica amministrazione, come ispettore degli scavi e dei Musei, e nel¬†1890¬†fu inviato a¬†Siracusa, dove si dedic√≤ allo studio della preistoria con attenzione alle sedi e alle origini dei¬†Sicani,¬†Siculi¬†e¬†Itali¬†e ai centri dell’et√† del Bronzo¬†Thapsos¬†e di colonie greche quali Naxos e¬†Megara Hyblaea.

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Paolo Orsi

Nel lavoro sui¬†monti Iblei¬†e la valle che porta al mare scopr√¨ templi, necropoli, mura, palazzi, monete e altro e riport√≤ alla luce l’antica citt√†¬†Casmene. Diede una particolare interpretazione sull’architettura della Basilica di San Foca a¬†Priolo.

Fu “Commissario” del¬†Museo Nazionale di Napoli¬†per un breve periodo (1900¬†–¬†1901), lasciando per√≤ un’impronta indelebile. Infatti gett√≤ le basi per il suo riordinamento globale (realizzato poi dal successivo direttore¬†Ettore Pais), individuando dieci grandi raccolte di materiali.

Paolo Orsi

Paolo Orsi

Nel¬†1907¬†ebbe l’incarico di organizzare la Soprintendenza della Calabria con sede a¬†Reggio Calabria, e contribu√¨ alla nascita del grande¬†Museo Nazionale della Magna Grecia, lavor√≤ in particolare a¬†Reggio, a¬†Locri¬†a Crotone a Sibari a¬†San Giorgio Morgeto, a¬†Rosarno¬†dove continu√≤ lo studio sulla¬†Magna Grecia. Scopr√¨ citt√†, un tempio ionico, antiche mura e i siti di Medma,¬†Krimisa¬†e¬†Kaulon. Scav√≤ per diversi anni a Monteleone di Calabria (attuale¬†Vibo Valentia). Nel¬†1931¬†fond√≤ con¬†Umberto Zanotti Bianco¬†la¬†rivista¬†¬ęArchivio storico per la Calabria e la Lucania¬Ľ.

Paolo Orsi

Paolo Orsi

Mantenne sempre il doppio incarico fino alla nomina di un Soprintendente per la Calabria nel¬†1924¬†e si concentr√≤ nell’attivit√† in¬†Sicilia¬†rifiutando la nomina alla cattedra universitaria. Rest√≤ anche dopo il pensionamento a lavorare a Siracusa per l’ordinamento del museo di Siracusa¬†che oggi porta il suo nome.

Paolo Orsi

Paolo Orsi

Sempre nel¬†1924¬†fu nominato senatore del¬†Regno d’Italia. Scrisse oltre 300 lavori di fondamentale importanza, che lo portarono a vincere il¬†Gran Premio di Archeologia dell’Accademia dei Lincei. La sua bibliografia fu ricca di opere e di temi, dalla Preistoria all’et√† medievale con grande attenzione alla Sicilia Orientale e alla Calabria, oltre che al territorio di Rovereto, delle Alpi e dell’Alto Adige.

Fu tra i fondatori della¬†Societ√† Italiana di Archeologia¬†nel¬†1909¬†e, per quanto riguarda il Trentino, i suoi lavori furono spesso realizzati in collaborazione con¬†Federico Halbherr, gi√† suo collega per qualche anno all’universit√† di Vienna.¬†Fu membro dell’Accademia nazionale dei Lincei. A lui e a Halbherr √® dedicata l’annuale¬†Rassegna del cinema archeologico¬†che si svolge presso il¬†Museo Civico di Rovereto¬†e da alcuni anni a¬†Reggio Calabria.

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Federico Halbherr

Il Museo Archeologico di Siracusa, a lui intitolato, e il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, contengono una grandissima quantità di reperti risalenti a un periodo che va dalla preistoria sino al periodo greco, provenienti da ritrovamenti di tutto il territorio della Sicilia e della Calabria.

Nei primi decenni dopo la¬† formazione¬† dell’unit√†,¬† si¬† realizza¬† in Italia¬† il periodo delle grandi ricerche sul terreno volte specialmente alle civilt√† preistoriche e¬† protostoriche dell’Italia¬† settentrionale.¬†Gli interessi iniziali e profondi della ricerca nell’Orsi hanno origine, come √® noto, nella Valle dell’Adige e nelle valli adiacenti al Trentino. Camminatore instancabile dall’occhio attento ai fenomeni¬† del¬† terreno, esprime¬† con¬† innata¬† autorevolezza¬† e prepotente¬† evidenza¬† tutta¬† la¬† passione.

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Gli studi medi ¬†a ¬†Rovereto,¬† quelli¬† universitaria¬† Vienna¬† nell'”Histori¬≠sches Epigraphisches Seminar”diretto da Otto Benndorf e dal¬† Borrmann, gli danno il necessario inquadramento culturale, di cui¬† con¬† giovanile¬† fervore si serve per i primi lavori a stampa.¬† Ma i frequenti sondaggi e gli instancabili sopralluoghi nella sua terra rivelano subito la vastit√† degli orizzonti che si apriva al suo sguardo indagatore nonch√©¬† degli¬† impulsi¬† offerti¬† alla ricerca.

Otto Benndorf

Otto Benndorf

Da uno studio sulla topografia del Trentino in epoca romana del 1880 ad¬† un¬† viaggio¬† archeologico¬† nelle¬† vallate¬† occidentali,¬† al¬† gruppo¬† di aes¬† grave¬† rinvenuto¬† a¬† Trento¬† stessa,¬† dal¬† ripostiglio¬† di¬† bronzi¬†¬† dell’et√†¬†¬† del ferro di Caldaro, con la illustrazione di una nota situla,¬† all’identifi¬≠cazione dell’insediamento litico del Colombo di Mori in¬† cui¬† per¬† la¬† prima volta si cerca di chiarire il significato¬† del¬† neolitico¬† nelle¬† valli¬† dell’Adige, del Sarca e del Noce, allo studio della necropoli¬† di¬† Vadena¬† in¬† un¬† ampio arco di tempo che va¬† dal X¬† al IV¬† sec. a.C. √ą tutta¬† una¬† serie di contributi¬† dai quali ancora oggi gli studiosi attingono le prime origini di conoscenze preziose.

Paolo Orsi

Paolo Orsi

Ma¬† l’Orsi¬† al¬† solito¬† non¬† si¬† limita¬† a¬† periodi¬† archeologici¬† remoti;¬† af¬≠fronta, reso forte della sua preparazione filologico-epigrafica, lo¬† studio¬† delle iscrizioni romane nel Trentino¬† e¬† anche¬† nella¬† lontana¬† Albania,¬† si ferma a rintracciare i monumenti che attestano la diffusione del Cristianesimo nel Trentino prima del Mille, ad illustrare scoperte¬† archeologiche nelle Alpi Giulie ed in Istria, attinge insomma i pi√Ļ vasti¬† interessi¬† nei¬† territori limitrofi alla sua terra.

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E se fosse rimasto al nord avrebbe cer¬≠tamente dato vita ad una ricostruzione storica di tutta la zona delle¬† Alpi centrali ed orientali,¬† con quella¬† tipica¬† ansia¬† di¬† orizzonti¬† sempre pi√Ļ¬† ampi¬† e storicamente inesplorati che √® alla¬† base¬† profonda¬† di¬† tutta¬† la sua¬† mentalit√† di indagatore di¬† antiche¬† civilt√†, che¬† non¬† si¬† arresta¬† mai¬† al¬† terreno¬† che ha davanti agli occhi ma vorrebbe spiccare talora ¬ęun folle volo¬Ľ,¬† nuovo Ulisse ¬†dantesco.

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Dopo un¬† brevissimo¬† periodo¬† di insegnamento nelle¬† scuole secondarie¬†di Alatri ed un altrettanto breve periodo¬† di vicebibliotecario alla¬† Nazionale di¬† Firenze¬†il destino dirige decisamente i suoi passi, anche su amichevole suggestione del grande maestro filologo Domenico Comparetti, verso la Sicilia, per succedere all’antico direttore¬† del¬† Museo¬† siracusano¬† Francesco¬† Saverio Cavallari.

Nell’ambito di un breve ricordo come questo non √® possibile neanche sfiorare l’importanza ed il significato delle ricerche giovanili dell’Orsi dedicate allo studio delle civilt√† preistoriche in Alto Adige e, in genere, in¬† Italia settentrionale, anche per l’incompetenza di chi scrive; crediamo tuttavia di non andare¬† lontano dalla verit√† nel¬† sottolineare che¬† i¬† suoi¬† studi, collocati nel tempo in cui si verificarono, fra il¬† 1878¬† ed¬† il¬† 1890,¬† restano come stimolo verso¬† l’identificazione delle¬† fasi¬† neolitiche, enee e del ferro in queste terre, e proprio¬† da¬† loro¬† sorgeranno¬† nuove¬† valutazioni delle¬† civilt√†¬† preistoriche¬†¬† del ¬†Trentino.

Polo Orsi con Umberto Zanotti

Polo Orsi con Umberto Zanotti

La prima manifestazione¬† dell’attivit√† scientifica¬† dell’Orsi¬† in¬† Sicilia, un anno appena dal¬† suo arrivo,¬† √® quella¬† di¬† certi¬† appunti¬† sulla¬† paletnologia di Siracusa e del suo territorio. Essa non solo conferma la continuit√† dei¬† suoi¬† interessi diretti¬† allo¬† studio della¬† preistoria nel nuovo campo di lavoro, ma¬† rivela¬† il¬† fermo¬† proposito¬† che¬† anima¬† gli inizi di questa luminosa carriera scientifica, cio√®¬† quello¬† di¬† illustrare¬† la¬† civilt√† dei Siculi in modo fondamentale ed essenziale.

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A questi¬† problemi subito affrontati dagli inizi dedicher√† circa mezzo secolo di ricerche senza sostare mai e sotto tutti gli aspetti possibili. Un’attenzione¬† incessante¬† che viene a mano a mano accrescendosi con l’acquisto prezioso della conoscenza del terreno conquistato¬† palmo a¬† palmo, come¬† era¬†¬† sua¬†¬† abitudine; basta un semplice sguardo alla produzione scientifica fra il 1890 ed il 1900 per rendersi conto della inesauribile ricchezza delle indagini effettuate nel decennio. Sono in tutto ben dieci i contributi a stampa di questo periodo, parecchi¬† di notevole consistenza.

Paolo Orsi

Paolo Orsi

Da Pantalica con le necropoli del bronzo e del ferro, allo stanziamento neolitico di Stentinello, alla necropoli del Plemmirio presso Siracusa dell’et√† del ferro, alle estese necropoli enee di Castelluccio ( eccezionale risultato di ricerche che restano¬† celebri nella storia delle¬† scoperte¬† per la¬† rivelazione¬†¬† dei¬† rapporti¬†¬† con¬† le¬† civilt√†¬†¬† egee da lui individuati con chiaroveggenza) ai sepolcri siculi in provincia di Siracusa e cos√¨ via; √® tutto un organizzarsi di periodi e di fasi che vanno delineandosi in quella¬† divisione¬† di¬† quattro¬† periodi¬† che¬† in¬† sostanza,¬† anche se con qualche aggiustamento cronologico, restano ancora oggi nella preistoria sicula.

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Né si dimentichi gli  scavi della necropoli di quella Thapsos dove per la prima volta egli  identifica le tracce della  civiltà micenea come doveva poi luminosamente confermarsi nelle esplorazioni recenti  dal  1968  in  poi.

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Si pensi che in quello stesso decennio la febbrile attività orsiana ritorna, nei brevi spazi di cosiddette vacanze, ai problemi lasciati in sospeso altrove; e così ha il tempo di occuparsi delle monete del Museo di Rovereto, della necropoli romana di Bassano Veneto, e dei Vittoriati di Caltrano Vicentino, del ripostiglio dei bronzi di Calliano.

Ma imposta anche per la prima volta nella ormai sua Siracusa i problemi archeologici dell’et√† sto¬≠ rica della citt√†, ivi compresi quelli degli ipogei cristiani, delle chiese bizantine del territorio, e poi della vicina Eloro (anch’essa oggi scavata e identificata sullo stimolo offerto dalle sue ricerche). E il suo occhio implaca¬≠bile identifica anche, nello stesso periodo, nella colonia dei Locresi Opunzi ed Ozolii della costa ionica una delle espressioni pi√Ļ alte dell’architettura greca¬† in¬† Magna¬† Grecia,¬† nel¬† tempio ionico.

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Paolo Orsi con Mons. U. Franchino durante lo scavo del triclinio della Villa del Casale nel 1929

La sua figura gigantesca di ricercatore mai¬† soddisfatto¬† delle conquiste ottenute meglio si apprezza fermandosi per un momento su¬† due¬† ordini di considera¬≠zioni. Anzitutto cercando¬†¬† di¬† comprendere¬†¬† il¬†¬† metodo¬†¬† da lui ¬†seguito, e poi la continuit√† inventiva, direi, delle sue scoperte. √ą questa continuit√† che oggi si apre al nostro sguardo (proprio attraverso le grandi imprese archeologiche realizzate) a partire dal 1935 in poi, anno della sua scomparsa.

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Un esempio della struttura della ricerca storica dell’Orsi possiamo trarlo da tre monografie famose, quella su Camarina del 1899, quella su Gela del¬† 1906,¬† quella¬† sull’Athenanion¬† di Siracusa del ¬†1912. La prima era stata affrontata nel 1899 in un breve cenno preliminare, ma ripresa nel 1903 con maggiore ampiezza.

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Al vero e proprio giornale di scavo condotto con la descrizione tomba per tomba, √® preposta una descri¬≠zione del paesaggio , delle tracce superficiali di un abitato ¬ęneolitico¬Ľ, nonch√© la valutazione di una statuetta calcarea di atleta in riposo certa mente di IV e forse¬† III¬† sec. a.C., e di¬† statuette bronzee ¬†appartenenti ad un grande sostegno di lebete della fine del VI secolo.

Sono degli excursus culturali in cui, servendosi della scarsa bibliografia del suo tempo, mette  a fuoco la situazione storica del centro che vuole illustrare. Le  osservazioni sono spesso superate dalla specializzazione moderna in tante parti della classicità, ma danno la misura delle capacità analitiche dello studioso attentissimo a cogliere sempre le sfumature culturali e storiche  del  problema di un centro antico.

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Paolo Orsi legge il giornale al Caffè della Posta

Chi conosce la bibliografia della¬† quale¬† l’Orsi poteva servirsi allora, avendo per giunta frequentata la biblioteca da lui¬† lasciata al Museo siracusano, ritrova richiami familiari e ripercorre¬† con ricordo commosso il suo cammino rivolto ad¬† attingere¬† una¬† sua¬† verit√† storica. In questi panorami introduttivi non mancano osservazioni sull’ambiente naturale, sul paesaggio, sull’aspetto, diremo oggi, ecologico del pro¬≠blema sottoposto alla nostra attenzione. Segue, nel caso di Camarina o di Gela, la descrizione dei sepolcri con particolari sulla disposizione degli scheletri,¬† sui¬† residui¬† di sacrif√¨zi.

Paolo Orsi a Creta

Paolo Orsi a Creta

All’analisi fa seguito un capitolo dedicato ai risultati sintetici, rivolti,¬† egli dice, ¬ęa chi non ha tempo di leggere la lunga esposizione ed il cir¬≠costanziato diario degli scavi¬Ľ.

II panorama tracciato non √® una ripetizione pedissequa del gi√† detto, ma un ampliamento limpidissimo di confronti con altre necropoli greche, con un’analisi dei riti funerari (cremazione e inumazione) con richiami ad altre necropoli siciliane; la¬† forma¬† dei sepolcri¬† viene distinta in ben 12¬† tipi,¬† mentre¬† una¬† statistica¬† del¬† contenuto¬† delle tombe divisa per forme e tecnica vascolare¬† ed¬† uno¬† sguardo¬† alle¬† importazioni attiche in Sicilia ed a Camarina¬† conduce¬† a¬† conclusioni¬† cronologiche.

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La necropoli di Passo Marinaro occuperebbe due secoli, dalla  metà del V  fino alla distruzione  della  città  da  parte  dei  Romani  nel 258. Disegni del Carta e del Palizzi illustrano le  scene vascolari,  alcune delle quali notevoli come quelle di una pelike di Polignoto  il ceramografo. Lo stesso metodo, con un ampliamento della visione storica e topografica, è adottato nella memoria del 1906.

Per Camarina, ricca colonia siracusana fondata nel 598¬† a.C. di cui¬† l’Orsi¬† aveva¬† rinvenuto le necropoli, un tempio e aveva identificato l’acropoli, dobbiamo¬† dire¬† che ¬†le ¬†ricerche sono proseguite ampiamente¬† da¬† parte¬† del¬† Di¬† Vita¬† e¬† di ¬†Paola ¬†Pelagatti, che ormai √® individuato¬† il perimetro¬† di¬† ben¬† 7¬† km.¬† delle¬† mura, e ¬†che diversi quartieri della citt√† nel loro impianto urbanistico di ricostruzione timoleontea (fra il 339 ed il 275 a.C.) sono noti. L’impulso √® stato proprio quello dell’Orsi,¬† offerto¬† dalle¬† escursioni¬† sul¬† terreno¬† delle quali restano, nei noti taccuini di¬† scavo, numerosi documenti utilizzati ampiamente dai¬†successori.

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Ancora pi√Ļ ampio e ormai avviato verso una sistemazione¬† di¬† carattere urbanistico anche moderna √® il caso di Gela, colonia¬† rodio-cretese fondata nel 698 presso le foci del fiume omonimo. Anche qui lo stimolo¬† ¬†delle¬†ricerche orsiane √® stato immenso.

Nella memoria, con un discorso pi√Ļ complesso, l’archeologo descrive il non facile paesaggio determinato¬† anche dal corso capriccioso del fiume, fa un profilo storico del problema, legato¬† come √® noto a Siracusa con la dinastia dei Dinomenidi, e illustra anche l’aspetto preistorico della situazione fermandosi sull’insediamento di Monte Lungo e¬† di Manfria,¬† localit√†¬†¬† limitrofe¬†¬† a¬†¬† Gela¬†¬† che¬†¬† saranno,¬†¬† insieme con¬† altre¬† decine,¬† oggetto¬† di¬† fruttuose¬† esplorazioni¬†¬† negli¬†¬† anni¬† dal¬†¬† 1950 al 1970 circa da parte dell’Adamesteanu e dell’Orlandini.

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Taccuino 149 di Paolo Orsi del 1¬ļ giugno 1931 (scavi di S. Angelo Muxaro)

Si¬† deve¬† anche all’Orsi l’intuizione che la collina di Bitalemi alla foce del fiume¬† era occupata da un santuario arcaicissimo¬† dedicato¬† a Demetra¬† e¬† Kore,¬† identificato poi dall’Orlandini con un vero e proprio thesmophorion. Ed anche l’identificazione di un piccolo heroon dedicato ad Antifemo¬† e¬† di¬† due¬† templi¬† si deve all’Orsi,¬† seguita¬† da¬† esplorazioni¬† moderne.

Ed¬† infine¬† l’idea che intorno a Gela ci fosse una vera e propria corona di stanziamenti¬† siculi corrispon¬≠denti alla larghezza della citt√† (da Piano Notaro alla contrada Mulino¬† a¬† Vento)¬† √® alla¬† base¬† anche¬† di¬† ricche¬† ricerche¬† seguite¬† ai nostri giorni.

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Tutte le colline di questo¬† entroterra¬† sono¬† state¬† percorse¬† da ¬†lui ¬†a piedi o con l’asino, e almeno un cenno nei taccuini esiste; da Butera a Bitalemi, da Niscemi a monte Bubbonia, per non¬† citare¬† che ¬†alcuni ¬†dei grandi caposaldi fortificati degli indigeni siculi, egli ha additato ¬†ai succes¬≠sivi scavatori la¬† strada¬† della¬† ricerca:¬† illustrare¬† i¬† rapporti ¬†degli indigeni con i coloni greci.

Certamente oggi altri numerosi centri greco-siculi del¬≠ l’entroterra sono noti, ma l’impulso √® stato anche qui offerto dalla sua penetrante concezione dell’analisi sul terreno. E se oggi l’esplorazione sul terreno condotta con mezzi aerei ha¬† dato¬† notevoli¬† risultati, non c’√® dubbio che il territorio esplorato con mezzi addirittura semplici dall’Orsi aveva gi√† additato la via da percorrere con grande saggezza.

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Infine¬† √® a Siracusa,¬† come¬† √® naturale,¬† che¬† l’archeologo, nella¬† sua resi¬≠denza lunga e solitaria , ha offerto una delle pi√Ļ prestigiose monografie sul passato siculo e greco. Alludo alla monografia sull’Athenaion o tempio di Atena, oggi ancora considerato uno dei monumenti pi√Ļ originali dell’intera Sicilia; il duomo, come √® noto, della citt√†.

Lo studio √® del 1919; √® la pub¬≠blicazione degli scavi effettuati in via Minerva¬† e adiacenze, a¬† pochi¬† metri¬† da quella umile stanza dell’albergo Roma dove¬† ha¬† passato¬† in¬† solitudine¬† quasi mezzo secolo della sua esistenza. In questo approfondito esame del sottosuolo egli √® riuscito a identificare le¬† tracce¬† degli¬† insediamenti¬† siculi,¬† poi in parte distrutti dalle¬† fondazioni¬† del¬† tempio¬† di¬† Athena¬† del¬† 480¬† a .C.

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Fra le altre emergevano¬† i resti¬† forse di un’ara¬† e di una¬† costruzione ¬†allungata¬†a megaron che poteva far pensare ad un edifizio¬† sacro¬† antichissimo.¬† Ma l’Orsi non lo dice espressamente, lo fa intuire; √®¬† questa¬† la¬† ricerca¬† pi√Ļ¬† difficile ed estremamente complessa che dal¬† punto¬† di¬† vista¬† tecnico¬† egli abbia compiuto non solo nella¬† citt√†¬† ma¬† nell’intera¬† Sicilia.

Negli¬† scavi¬† di¬† via Minerva, sul fianco nord della strada, l’Orsi aveva¬† sfiorato le fondazioni di un altro tempio, di ordine ionico, forse l’Artemision di ciceroniana memoria, interrotto dalla costruzione del tempio di Athena quando Gelone arriv√≤ nel 483 a.C. a Siracusa. Oggi conosciamo questo tempio non¬† finito, dalle colonne imponenti, costruito forse da fuorusciti di Samo, e certamente segno eloquente di¬† una¬† politica profondamente diversa¬† dei¬† predecessori dei Dinomenidi. Anche qui, a piene mani, lo spunto a proseguire le ricerche intorno ¬†all’Athenaion¬†¬† viene¬† proprio¬†¬† da¬† lui,¬† al ¬†solito.

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E che dire di Megara Iblea, la cui prima indagine del 1890 e del¬† 1899 sar√† di stimolo alle ricerche francesi dal 1960 in poi? Ma in quest’opera di antesignano della ricerca archeologica in Sicilia non vanno dimenticate le ap¬≠passionate indagini relative ai momenti cristiani di Siracusa, di Catania e della stessa provincia di Siracusa.

Dall’esplorazione della catacomba di San Gio¬≠ vanni nel 1893 e 1895, proseguita nel 1906, a quella di San¬† Marziano¬† del¬† 1907, della Cassia nel 1915-1919, di Santa Lucia nello stesso periodo, alle ricerche delle vestigia delle comunit√† cristiane di Canicatt√¨, Modica, Spacca¬≠ forno,¬† Cava¬† d’Ispica,¬† Ferla,¬† Cassibile,¬† Priolo,¬† ¬†Molinello.

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A questo punto c’√® un’ultima cosa, e non piccola, da dire su questa attivit√† che ha del miracolo; che fra il 1911 ed il 1924 egli ebbe anche la direzione della Soprintendenza calabrese, con responsabilit√† che lo ama¬≠ reggiarono molto, ma che spronarono la sua indomabile volont√† di ricerca ancora di pi√Ļ. Il suo grande interesse per i monumenti cristiani in genere ebbe modo di esplicarsi su alcuni gioielli dell’architettura bizantina in Calabria come la Cattolica di Stilo, restaurata sotto la sua guida, Santa Maria di Tridetti, San Marco Argentano.

Orsi aveva diretto il suo sguardo alla Magna Grecia con la scoperta del tempio ionico a Locri; fra il 1910 ed il 1915 intraprende grandi campagne di scavo sempre a Locri.

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Centinaia di tombe ( per l’esattezza 975) con migliaia di vasi per lo pi√Ļ frammentari, terrecotte, bronzi, sono rivelati da quegli scavi, che non si limitano tuttavia alle grandi necropoli ma affrontano in purtroppo brevi indagini il grande problema ancora oggi non risolto del santuario di Persefone; √® il prodigioso rinvenimento della pi√Ļ straordinaria raccolta di tavolette votive che mai si sia trovata in Magna Grecia e Sicilia, quella dei pinakes fittili, ancora oggi per gran parte inediti.

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Agli scavi di Locri, che da soli costituirebbero il grande merito di un archeologo, Orsi aggiunge quelli dell’antica Medma con la rivelazione di una grande fossa votiva¬†i cui materiali oggi in parte meno noti ( ma gi√† avviati finalmente ad una conoscenza assai buona) contengono centinaia¬† di terrecotte¬† figurate di grande interesse religioso.

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Non piccolo merito √® qui l’identificazione dell’antica Medma, in polemica con uno studioso locale di fonti antiche che avrebbe voluto stabilire invece il¬† centro¬† antico¬† di¬† Medma¬† a¬† Nicotera e non a Rosarno. Gli scavi effetuati¬†e¬† lo studio¬† ripreso¬† delle¬† terrecotte¬† medmee¬† hanno¬† dato¬† ragione¬† ¬†all’Orsi.

Nel¬† 1924, gi√†¬† sessanticinquenne, egli comp√¨¬† l’ultimo scavo calabrese¬† a Cir√≤ col rinvenimento di un tempio e¬† di¬† una¬† testa marmorea forse apollinea , ancora oggi oggetto di alcune¬† perplessit√† ,¬† ma¬† che¬† costituisce un rarissimo esempio di aerolito marmoreo. In questo scavo come in altri¬† lavori scientifici in Magna Grecia gli fu vicino quella Societ√† Magna Grecia creata dalla volont√† e abnegazione di¬† un uomo di¬† cultura di¬† alto ¬†intelletto che fu Umberto Zanotti-Bianco.

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La corrispondenza fra l’Orsi e questo organizzatore instancabile, pieno¬† di¬† iniziative sociali¬† e¬† legato¬† come¬† pochi lo furono all’Italia¬† meridionale , sulla scia¬† della¬† Societ√†¬† per il Mezzogiorno e della personalit√† di Giustino Fortunato, andrebbe conosciuta e pubblicizzata, perch√© aiuta anche a comprendere quale fosse la fiamma della ri¬≠cerca¬† che stava¬† nell’animo¬† dell’Orsi.

Fra¬† le¬† tante attivit√†¬† dell’Orsi¬† in Sicilia non¬† vanno dimenticati¬† quegli¬†enormi libroni degli Inventari del Museo riempiti accuratamente¬† di¬† suo pugno dalla calligrafia sottile e chiara, ben nota a chi ha frequentato quel Museo. Aveva soltanto tre collaboratori dei quali non dobbiamo dimenti¬≠care il ricordo, Rosario Carta,¬† disegnatore, Giuseppe D’Amico,¬† restaura¬≠tore che faceva anche da assistente di¬† scavo, e un¬† custode,¬† il De Tommaso.

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Ma l’inventario dei materiali del Museo a lui carissimo, e del quale era gelosissimo custode, costituiva un dovere persona le al quale¬† non si¬† sottraeva in alcun modo.

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Oggi gli inventari del Museo siracusano non sono riempiti dalla stessa calligrafia per necessit√†,¬† ed¬† i¬† collaboratori¬† ci¬† sono; ma negli anni dal 1890 al 1932, ogni giorno quando era in sede lo studioso dedicava le ore di¬† cosiddetto¬† riposo¬† alla¬† catalogazione¬† ed all’inventario, con un accanimento simile a quello che poneva nell’annotare nei ben noti taccuini ogni evento della giornata. La¬† quale¬† era di¬† una¬† pienezza¬† di¬† atti¬≠vit√† inusitata. Iniziava all’alba (ancora prima degli spazzini che¬† lavoravano nella¬† piazza¬† Duomo) e finiva¬† la¬† sera¬† a buio.

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Certamente √® stato un uomo terribilmente solo; negli¬† ultimissimi¬† tempi, gi√† quando il male lo tormentava, sedeva davanti al suo Museo circondato dai ragazzini e dai poveri che ricevevano i ¬ępiccioli¬Ľ, come egli diceva, delle sue elemosine, quasi a cercare¬† in¬† questi¬† atti di¬† carit√† anonima un¬† conforto¬† alla¬† sua ¬†solitudine.

Talora, dai taccuini emergono questi sentimenti di solitudine e  di  pudico abbandono alla malinconia con  brevi  frasi  con  punti  esclamativi. Ma ogni minuto, ogni dettaglio della operosissima giornata era ricco di intensa passione per la ricerca scientifica. Soltanto così è possibile spiegare quella  immensa  ricchezza  di  lavoro  intenso  e  costante.

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Allorch√© i primi segni di deperimento fisico cominciarono¬† forse¬† troppo presto a farsi sentire (fu nel 1923, all’et√† di 64 anni, ed il suo organismo¬† era¬† minato¬† da¬† un tipo¬†¬† di¬† lavoro¬† fisico¬† terribilmente¬†¬† austero¬† e senza riguardo¬† alcuno¬† per¬† la¬† fatica)¬† scriveva¬† in¬† uno¬† dei¬† rari¬† momenti¬† di abbandono: ¬ęIo tengo¬† alla¬† vita¬† solo¬† per¬† il¬† lavoro¬Ľ.

Nell’ultimissima fase del suo lavoro, lo sguardo dello scienziato ricercatore era andato sognando la possibilit√† di spostare l’indagine¬† verso¬† il¬† centro¬† della¬† Sicilia, e¬†precisamente verso la localit√† di quella Sant’Angelo Muxaro ¬†dove¬† oggi stanno comparendo chiare tracce della civilt√† micenea che confermano anche la tradizione storica sui contatti dei Siculi e Sicani¬† e del¬† regno di Kokalos con influenze cretesi.

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Fu il suo ultimo tentativo di esplorazione, che port√≤ soltanto ad un breve articolo negli atti della Accademia di ¬†Palermo. Quando era¬†di nuovo¬† tornato ¬†in Trentino, ¬†che,¬† pur lontano¬† da tanti anni, non aveva mai dimenticato si cap√¨ che fosse cos√¨ provato¬† non soltanto dai numerosi accenni che nei taccuini alludono proprio agli affettuosi rimproveri dei conterranei che si¬† sentivano abbandonati dal¬† loro grande compatriota, ma¬† da¬† quella piccola¬† collezione¬† archeologica messa¬† su da lui, e della quale tutti¬† ignoravano l’esistenza in¬† anni¬† lontani.

Ma c’√® un altro aspetto della vita operosa ed instancabile di questo grande archeologo che vorrei sottolineare alla fine. Dalla lettura special¬≠ mente dei taccuini emerge la statura internazionale dell’opera dell’Orsi.

 Paolo Orsi si recava sugli scavi anche a prezzo di grandi disagi. Qui è a Locri sofferente di artrite

Paolo Orsi si recava sugli scavi anche a prezzo di grandi disagi. Qui è a Locri sofferente di artrite

Da Siracusa, proprio per la sua grande ricostruzione della vita antica della Sicilia e della Calabria, passavano tutti; da Lenormant a Picard a Collignon ad Homolle,¬† fra i¬† francesi pi√Ļ illustri, ad Ashmole e Beazley fra gli inglesi, a Helbig, Amelung¬† e Robert, allo stesso Mommsen fra i tedeschi, al Benndorf suo maestro,¬† √® tutta ¬†una serie di celebri studiosi che, attirati dalle sue scoperte, giungevano accolti con sorridente austera bonomia; non mancano accenni a visite di altri perso naggi di diversa importanza politica, come appare in un resoconto dettagliato della permanenza a Siracusa dell’imperatore Guglielmo II.

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Ma non dimenticava davvero l’opzione per la cittadinanza¬† italiana¬† fatta ¬†nel ¬†1894 con Federico Halbherr. √ą questa proiezione della sua personalit√† nella cultura specializzata europea della fine del secolo scorso e dei primi trent’anni del nostro che off re a Siracusa un’occasione mai verificatasi prima, e cio√® quella di diventare sede di un Museo fra i pi√Ļ autorevoli d’Europa per lo studio dell’archeologia siciliana e preistorica in generale.

Eppure nella sua profonda convinzione di redigere relazioni provvi¬≠sorie, con una modestia esemplare, l’Orsi non volle mai scrivere una¬† storia od una ricostruzione della Sicilia antica¬† che¬† sarebbe¬† stato bene¬† in¬† grado di fare; per lui, l’ansia di nuove scoperte prevaleva¬† su¬† tutto;¬† egli ha¬† dato un contributo eccezionale agli studi archeologici con un senso del limite¬† delle sue forze che stupisce.

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Di fronte alla testimonianza¬† archeologica¬† che¬† sa analizzare con penetrazione eccezionale, non osa mai concludere in qualche modo sul suo valore storico, e si chiude in una prudente attesa che altri facciano¬† tesoro dei fatti che ha¬† posto¬† davanti¬† agli¬† ¬†occhi.¬†Sicch√© ci sembra che si addica a tutta la sua immensa produzione scientifica quello che un grande studioso dell’antichit√† ha detto sul significato¬† della¬† ricostruzione¬† storica¬† del¬† mondo antico:

¬ęSoltanto la scoperta di nuovi fatti rende consapevoli dell’intuizione che la storia dipende dalle testimonianze; e la scoperta di nuove testimonianze¬† √® una¬† perpetua¬† sfida¬† a dar¬† credito¬† alle conclusioni¬Ľ.

Il museo Paolo Orsi di Siracusa

Il museo Paolo Orsi di Siracusa

Conclusioni che il grande studioso, profondamente convinto di non avere avuto il tempo di meditare sulle grandi scoperte sempre incalzanti, non volle¬† mai¬† trarre se non¬† come provvisorie¬† opinioni¬† emerse dai fatti¬†controllati e faticosamente analizzati che la terra gli aveva offerto. Era in¬≠somma un viandante che raramente si volgeva indietro, ma nell’ansia di procedere non si arrestava mai, perch√© la¬† sua¬† vita¬† era¬† lo¬† stesso¬† cammino che¬† stava dinnanzi¬† ai¬† suoi¬† occhi¬†¬† penetranti.

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“Ch√© io appartengo ormai alla generazione che tramonta. Ho la coscienza di aver compiuto in un ventennio il dover mio con passione ed amore ad una regione che mi ha dato soddisfazioni spirituali e scientifiche indimenticabili fin ch‚Äôio viva. Possa la nuova generazione degli archeologi e studiosi dell‚Äôarte, coi pi√Ļ abbondanti mezzi di cui dispone, continuare la modesta opera mia e cogliere nuovi allori, che non le possono mancare.¬Ľ

Così Paolo Orsi concludeva nel 1927 la Prefazione di uno dei testi fondamentali per la conoscenza dell’architettura bizantina in Calabria РLe chiese basiliane della Calabria Рriassumendo in poche righe i motivi che lo avevano condotto a percorrere, in condizioni tutt’altro che agevoli, strade e sentieri impervi di una terra a cui restò sempre profondamente legato.

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Il museo a lui intitolato a Siracusa, opera poi continuata dall’illustre archeologo Luigi Bernabò Brea negli anni del dopoguerra. da 1967,  si rivelò insufficiente per lo spazio espositivo per l’abbondanza di materiale provenienti da grandi campagne di ricerca e scavo nei maggiori siti archeologici della Sicilia orientale. Si dette quindi avvio con i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno e dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e Ambientali alla costruzione dell’edificio del nuovo Museo, inaugurato nel 1988.

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