TRENTINI FAMOSI, MA NON TROPPO – 2

FELICE  GASPARE  FERDINANDO FONTANA

Pomarolo (Trento), 15 aprile 1730 – Firenze, 19 marzo 1805

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Terzo di nove fratelli. La madre, Elena Catterina Jennetti (1704-1785), aveva sposato nel 1726 il futuro (1740) avvocato e notaio imperiale Pietro Fontana o De Fontana (1693 Рmorto fra il 1756 e il 1777) discendente, secondo alcune fonti, dal notaio Bartolomeo Fontana di Saone che si stabilì in Vallagarina nel 1430 ma, per altri documenti manoscritti del 1478, da Joannes a Fonte o Giovanni della Fontana di Pomarolo.

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Felice rivelò fin dai primi anni la sua spiccata vocazione per le scienze,  e secondariamente per la religione (divenne infatti abate), sebbene avesse iniziato gli studi a Rovereto sotto la guida del letterato Gian Battista Graser (1718-1786) e del filosofo Girolamo Tartarotti (1706-1761).

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Svolse le scuole secondarie prima a Verona (1748-1749) e poi a Parma (1749-1750), dove studi√≤ matematica e fisica (scienze) sotto la guida del gesuita Giacomo Belgrado (1704-1789), fondatore dell’Osservatorio Astronomico parmense, forse il principale artefice di quella vasta e solida formazione culturale che fece del Fontana un ¬ęgenio poliedrico¬Ľ e ¬ęl’astro gemello¬Ľ del biologo Lazzaro Spallanzani (1729-1799).

Lazzaro Spallanzani

Lazzaro Spallanzani

Terminati gli studi ginnasiali prese gli ordini minori, assumendo il titolo di abate, e contemporaneamente si inscrisse alla facolt√† di medicina dell’universit√† di Padova per continuare gli studi scientifici.

√ą opinione corrente che abbia incominciato a studiare anatomia e fisiologia a Padova (1750-1752) seguendo le lezioni di ¬ęSua Maest√† Anatomica¬Ľ Gian Battista Morgagni (1682-1771), ma sembra che di tale soggiorno non resti alcuna documentazione, probabilmente perch√© era uno studente ¬ęnon ufficiale¬Ľ.

Busto di Felice Fontana

Busto di Felice Fontana

Alla fine del 1755, rendendosi conto che dai docenti padovani non poteva imparare pi√Ļ di quello che gli avevano gi√† insegnato, si rec√≤ a Bologna con l’illustre Melchiorre Partini, erede cagionevole di una delle pi√Ļ eminenti famiglie di Rovereto, di cui sar√† tutore per 10 anni.

Qui, oltre a seguire le lezioni di Jacopo Bartolomeo Beccari (1682-1766), il pi√Ļ insigne fisiologo e chimico italiano del tempo, ebbe come insegnante, all’Istituto Marsiliano delle Scienze, il medico Leopoldo Marc’Antonio Caldani (1725-1813) e con lui inizi√≤ un fecondo sodalizio scientifico sull’irritabilit√† halleriana che per quasi un ventennio domin√≤ le sue ricerche.

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Rientrato per un breve soggiorno in patria (in particolare a Rovereto, dove gi√† dal 1753 era stato nominato socio dell’Accademia degli Agiati), ripart√¨ per Bologna e subito dopo (estate del 1758) si rec√≤ a Pisa, con la speranza di approfondire le sue conoscenze in matematica alla scuola del barnabita Paolo Frisi (1728-1784).

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Nel novembre del 1759, all’et√† di quasi trent’anni, raggiunse a Roma, al Collegio Nazareno, il fratello, l’abate Gregorio, probabilmente con l’intenzione di sospendere il suo irrequieto vagabondaggio ¬ęspirituale e culturale¬Ľ ed entrare, anche lui, nella congregazione degli Scolopi e quindi delle Scuole Pie.

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Finì, tuttavia, per rendersi conto che la sua vera vocazione era quella del ricercatore. E così, non essendo detto istituto religioso la sede adatta per continuare le sue indagini sperimentali, nel 1760 ritornò a Pisa, dove rimase fino al maggio 1765, con frequenti puntate a Firenze e un breve soggiorno (ottobre del 1762) a Bologna.

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Il 10 ottobre 1765, su segnalazione della madre, l’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo (1717-1780), alla quale Fontana era stato raccomandato dal conte trentino Carlo Giuseppe Firmian (1716-1782), governatore della Lombardia, ottenne – dal granduca di Toscana (1765-1790) Pietro Leopoldo I di Lorena (1747-1792), il futuro imperatore (1790-1792) Leopoldo II d’Asburgo-Lorena, che aveva un grande interesse pure per le scienze naturali – la cattedra di logica all’universit√† di Pisa.

Il 7 novembre 1766, senza perdere la nomina di professore di ruolo presso l’universit√† pisana, fu nominato anche professore di fisica e invitato a prestare servizio nel gabinetto di fisica di corte, situato a Firenze nel palazzo Pitti, con l’incarico di realizzare un museo di fisica e di storia naturale nel palazzo Torrigiani (gi√† Bini) acquistato – e successivamente fatto restaurare e adattare dal Lorena a tale scopo – nel 1771.

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L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo

Fontana – al quale Pietro Leopoldo I concesse crediti illimitati per ogni genere di acquisti – lavor√≤ alacremente al progetto e nel 1775 il Reale e Imperiale Museo di Fisica e di Storia Naturale fu aperto al pubblico: esponeva collezioni di zoologia, di botanica, di mineralogia, preparati anatomici in cera colorata, strumenti di meteorologia, di termologia, di chimica, di fisica e di astronomia (compresi i cimeli di Galilei, oggi conservati nel Museo fiorentino di Storia della Scienza) e una delle pi√Ļ ricche biblioteche scientifiche dell’epoca.

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Pietro Leopoldo I di Lorena

Dopo l’inaugurazione del museo, Fontana si rec√≤ in Francia e in Inghilterra, per allacciare relazioni dirette con i principali scienziati stranieri dell’epoca e con le pi√Ļ prestigiose istituzioni pubbliche al fine di instaurare una serie di reciproci scambi di materiale; rimase all’estero fino al gennaio del 1780.

Nello stesso anno sull’edificio del museo venne piazzato un telescopio: l’evento stimol√≤ a tal punto la fantasia popolare che da allora il palazzo fu chiamato La Specola.

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Il quindicennio napoleonico, che sconvolse l’ordinamento politico del paese, port√≤ all’arresto del Fontana e al suo maltrattamento e imprigionamento (nel giugno del 1799), fortunatamente per pochi giorni, da parte degli insorti (i reazionari aretini della banda ¬ęViva Maria¬Ľ) contro i francesi perch√© Felice, come suo fratello Gregorio (1735-1803), matematico di valore, simpatizzava per gli ideali della Rivoluzione.

Gregorio Fontana

Gregorio Fontana

Le idee francesi di libert√†, di uguaglianza e di fraternit√† lo avevano, infatti, affascinato durante il suo soggiorno parigino.¬†Il 16 marzo 1801, sotto la protezione di Napoleone, venne riprestinata l’Accademia del Cimento e Felice ne fu elettto presidente.

L’11 febbraio 1805 venne colto da apoplessia e mor√¨ il 10 marzo dello stesso anno all’et√† di 75 anni. Fu sepolto nella cappella de’ Medici della chiesa francescana di S. Croce, il pantheon delle glorie italiane (dove si trovano, tra l’altro, anche le tombe dello scrittore astigiano Vittorio Alfieri (1749-1803), del poeta croato-veneto Niccol√≤ Ugo Foscolo (1778-1827), del fisico, matematico e astronomo pisano Galileo Galilei (1564-1642), dello scrittore e politico fiorenti- no Niccol√≤ Machiavelli (1469-1527) e del pittore, scultore, architetto e poeta Michelangelo Buonarroti (1475-1564) sotto una lapide che ne ricorda solo l’origine: ¬ęHic situs est Felix Fontana roboretanus¬Ľ.

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Scienziato poliedrico, la sua opera scientifica spazia dall’anatomia alla fisiologia, dalla chimica alla fisica, dalla farmacologia alla tossicologia, dalla zoologia alla botanica e dall’astronomia alla meteorologia.

Il conte Firmian

Il conte Firmian

Parallelamente all’attivit√† di insegnante e di manager svolse con grandissimo profitto quella di sperimentatore e di scrittore. ¬ęRicercatore instancabile, lasci√≤ in ogni branca della scienza da lui investigata la propria impronta precorritrice¬Ľ.

Anche in campo erpetologico è degno di essere ricordato per gli studi sul veleno delle vipere  a cui dedicò una prima serie di ricerche nel 1767 poi completate ed estese anche ad altre sostanze tossiche.

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¬ęPer quanto generoso verso la sua famiglia e verso molti altri, con l’indipendenza di carattere che egli aveva acquisito dall’aria della valle (natia), manifestata in tutta la sua vita, Felice Fontana fu conosciuto come un ¬ęduro¬Ľ, per la sua inflessibilit√† e le esigenze che pretendeva rispettate dagli altri¬Ľ.

Dai testi dei suoi numerosi biografi risulta che fosse pieno di zelo, ma che avesse per√≤ un ¬ęcarattere difficile¬Ľ, che non fosse ¬ęcapace di andar d’accordo con gli altri¬Ľ (critica mossagli anche dal granduca Pietro Leopoldo I) e avesse una ¬ęlingua tanto abrasiva quanto la sua penna¬Ľ.

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Fu un paranoico e un perseguitato. Il suo elevato stato sociale, la sua vasta celebrit√† come scienziato, l’attenzione dimostratagli per un certo tempo dall’Asburgo-Lorena, il suo impegno professionale e pubblico, la sua incorruttibilit√†, l’alto senso del dovere e del lavoro e il fatto di non essere toscano sono tutte cause che hanno contribuito a rendere il suo nome ¬ęesecrato¬Ľ dalle persone a lui associate e sottoposte.

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E ¬ęcomunque √® comprensibile che egli vedesse, dopo aver fatto queste esperienze, persecutori anche dove non ne esistevano¬Ľ.

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