I SERVIZI SEGRETI ITALIANI DAL 1919 AL 1949 – 6

a cura di Cornelio Galas

Il secondo anno di guerra: 1941

di Maria Gabriella Pasqualini*

Scioglimento del C.S.M.S.S. e passaggio del S.l.M. al Comando Supremo

L’inizio dell’anno 1941 vide alcuni importanti mutamenti per l’organizzazione del Servizio di Informazioni militare, anche perchè già il primo giorno lavorativo dell’anno il Capo Servizio Amè volle lasciare subito traccia ufficiale delle sue amarezze: scriveva infatti in quali incomprensioni e difficoltà la Centrale dovesse lottare per assicurare la vitalità e la presenza dell’attività informativa fra le truppe… La situazione dimostrava come fin dalla radice e cioè presso i Comandi più elevati fossero spesso venuti a mancare i presupposti spirituali ed organizzativi dell’attività stessa, il che in gran parte spiegava come nella guerra che si combatteva il funzionamento del Servizio lnformazioni presso le unità operanti avesse dato scarsissimi frutti…

Eppure pochi giorni dopo Amè sarebbe riuscito in qualcosa a cui teneva molto. Il Servizio C.S.M.S.S., come si ricorda istituito il 24 aprile 1940, dal 5 gennaio 1941 veniva abolito per ordine di Mussolini, e le sue competenze di nuovo attribuite al S.I.M., che ricostituiva così al suo interno la “Sezione Bonsignore”.

Hâjj Amîn al-Husaynî (Gran Mufti di Gerusalemme) con il Generale Cesare Amé, Direttore del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari) nel 1942

Scriveva Amè nel Diario Storico del S.I.M., ciò che poi continuamente sosterrà sia nella sua più volte citata relazione al successore sia nel suo volume di memorie sulla “guerra segreta in Italia”: dopo sei mesi di esperienza in senso negativo, il S.I.M. riassume la sua funzionalità e i suoi compiti complessivi, in unità di mezzi, di direzione, di spiriti e di azione. La prova provata di un esperimento, frutto di deviazione di idee e di malsani antagonismi personaLi, ha reso così luminosa giustizia alla necessità che il servizio inoformazioni viva ed operi con le lue tre grandi branche: ofjfensiva, difensiva, situazione, con convergenza di sforzi e con costante, intensiva, totale cooperazione …

Iniziava tra l’altro da quel momento nel Diario Storico S.I.M. anche la parte relativa alla “Sezione Bonsignore”, considerato che il disciolto Ente non aveva ritenuto opportuno compilarlo, a memoria delle operazioni svolte.

All’inizio del 1941 l’ordinamento del Servizio Centrale era il seguente:

  • – un Capo Servizio;
  • – la Sezione “Calderini”, su 3 gruppi, per l’attività offensiva;
  • – la Sezione'”Zuretti”, su 4 gruppi, per l’analisi e l’interpretazione;
  • – la Sezione “Bonsignore” per l’attività difensiva;
  • – la Sezione Crittografica;
  • – la Sezione personale e amministrativa.

Per quanto riguardava i Centri di controspionaggio (C.S.), quelli dislocati all’interno erano, agli inizi del 1941, a Torino, Milano, Bolzano, Trieste, Zara, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari. I Centri all’estero già in funzione: a Tirana e a Madrid. Ovviamente l’apprezzamento di Amè per quanto era stato fatto in circa sette mesi dall’Ente dedicato al controspionaggio era decisamente negativo: egli lamentava una manifesta deficienza dell’azione di controspionaggio.

Cesare Amé

Interessanti le direttive che il 13 gennaio Amè impartiva per il controspionaggio; rientrato nell’alveo del S.I.M.: per combattere lo spionaggio straniero era necessaria una buona organizzazione, una efficacia di indirizzo e di sistemi e i Centri C.S. dovevano essere elastici e pronti per la prevenzione dell’intervento, in modo di poter neutralizzare, quanto più fosse possibile, l’attività dei Servizi stranieri.

Per Amè l’organizzazione interna doveva avere un carattere di priorità: prima di dare in dettaglio le direttive per la realizzazione di un programma operativo, riteneva fosse indispensabile assicurare le migliori predisposizioni; chiese quindi a ciascun Centro di fornire un quadro della situazione (compiti, giurisdizione territoriale, personale e sua localizzazione, mezzi a disposizione), in modo da stabilire quali fossero le effettive potenzialità ed esigenze; chiese inoltre delle proposte specifiche per conseguire il massimo potenziamento in funzione dei compiti da assolvere e delle particolari condizioni ambientali.

Amè seguiva anche nel dettaglio l’attività, disponendo, ad esempio, che bisognava sfruttare nel modo più intenso e concreto la collaborazione con gli organi di polizia; che i Centri dovevano stabilire quali fossero le priorità e i punti di osservazione per quegli ambienti che avessero presentato un particolare interesse per la difesa del segreto militare; che bisognava incrementare il servizio fiduciario con l’ingaggio di nuovi informatori; che bisognava intensificare la sorveglianza degli stranieri che a qualsiasi titolo risiedessero in Italia; che l’attività di controspionaggio era sicuramente basata essenzialmente sulla rapidità dei movimenti, sull’ osservazione delle mosse dell’avversario, sul senso di responsabilità e tenacia nel raggiungere l’obiettivo prefissato.

Per quanto riguardava i Centri all’estero, pochi giorni dopo, il 16 gennaio, Amè indirizzava ad essi ulteriori speciali direttive: quei Centri dovevano adoperarsi per identificare le organizzazioni di spionaggio a danno dell’Italia, ne dovevano seguire l’attività inviando ogni possibile notizia alla rete nazionale, affinché questa non solo potesse intervenire tempestivamente in caso di necessità, sul territorio nazionale, ma soprattutto consentire agli organi italiani la possibilità di orientarsi correttamente nell’azione difensiva da svolgere.

In sintesi, con l’esperienza accumulata durante la prima guerra mondiale, il Capo Servizio cercava di imprimere forte impulso ad una attività ormai diventata indispensabile, anche per l’andamento del conflitto che si presentava lungo e complicato. Sempre ai primi di gennaio 1941, il S.I.M. e l’omologo Servizio tedesco cercarono di rendere più agile la mutua cooperazione. Giunse a Roma un tenente colonnello tedesco per trattare appunto il miglioramento della esistente collaborazione. L’incontro portò a constatare l’opportunità di porre intanto in diretta relazione i Capi Centro rispettivi e di assicurare una reciproca assistenza, attraverso le autorità, per il rilascio e la riproduzione di documenti.

Fu inoltre sottolineata la necessità di:

  • a) porre vicendevolmente a disposizione i mezzi principali di collegamento e trasmissione, specialmente per i settori strategici più lontani dai rispettivi territori metropolitani;
  • b) scambiare materiali, apparati di trasmissione, sistemi di corrispondenza, materiali per scritture occulte e rivelatori chimici.

L’incontro portò anche a riconoscere la reciproca convenienza di una forte ripresa di contatti per lo scambio di documenti crittografici in possesso e notizie su nuovi ritrovati chimici per scoprire interventi effettuati con inchiostri “simpatici”.

In realtà gran parte di questa collaborazione era in atto, ma nell’incontro i presenti concordarono che occorreva estendere, completare e soprattutto organizzare meglio i settori laddove i risultati si erano rivelati promettenti. Il Servizio tedesco manifestò ripetutamente l’interesse di poter estendere la propria osservazione verso il Nord Africa francese e quindi chiese di poter inserire propri rappresentanti nelle Sottocommissioni d’armistizio italiane che erano dislocate in quel punto del settore francese.

Di fronte ai dubbi espressi dalla parte italiana, poiché l’accoglimento delle proposte avrebbe potuto suscitare sicura ostilità da parte francese, il rappresentante del Servizio tedesco restrinse l’interesse al Marocco francese e la parte italiana si riservò di studiare la soluzione al problema.

Il contenuto dei colloqui fu comunque rimesso alle decisioni da parte del Capo dell’Abwehr, il quale, pochi giorni dopo, telefonò personalmente ad Amè per accogliere le proposte avanzate e le decisioni adottate a Roma tra il suo collaboratore e gli ufficiali italiani.

Nel quadro della riorganizzazione generale del settore difensivo, alla fine del gennaio 1941, il S.I.M. propose al Gabinetto della Guerra di restituire agli Uffici “I” di Armata quelle funzioni di controspionaggio che erano state tolte e conferite al C.S.M.S.S. o ai Centri C.S. territoriali. Bisognava infatti tenere conto che le Armate, mobili per necessità operative, non potevano appoggiarsi, a seconda delle contingenze, ora all’uno ora all’altro Centro, con interruzione della continuità informativa, soprattutto perché l’azione di controspionaggio doveva essere costante, organica, elastica e orientata in base alle varie esigenze. Inoltre un organo C.S. territoriale, che non era inserito nella vita dell’Armata, a giudizio di Amè non poteva operare in modo aderente e quindi l’Unità non sarebbe stata in grado di esplicare una piena azione di difesa.

Nella proposta presentata al Gabinetto, il Capo Servizio faceva riferimento alla “libretta” relativa al Servizio in guerra – anno 1940 – XVIII, in particolare al Capo II, numero 37, controspionaggio, che attribuiva agli organi informativi (Centri C.S. e personale dell’Arma dei Carabinieri Reali) dei Comandi di Armata le funzioni relative, nell’ambito della zona di giurisdizione. Le dipendenze degli organi C.S. erano le seguenti: i Carabinieri Reali degli Uffici Informazioni d’Armata dipendevano dal rispettivo Capo di Stato Maggiore tramite il
Capo Ufficio “I”; i Centri C.S. territoriali dipendevano direttamente dal S.I.M.

In seguito alla formazione del C.S.M.S.S., con la circolare n. 152710.15.625 di Gabinetto del 7 novembre 1940, le funzioni di controspionaggio erano state trasferite al nuovo Ente, senza che venisse peraltro apportata alcuna variante alle Norme sul servizio in guerra. Quelle funzioni degli Uffici “I” di Armata erano state determinate da alcune cogenti necessità, quali, ad esempio, che l’attività informativa e controinformativa dovevano agire strettamente unite e con un solo indirizzo, per integrarsi e completarsi reciprocamente.

I Comandi di Armata, così come potevano disporre di organi di polizia militare preventiva, cioè delle Sezioni mobilitate dei Carabinieri Reali, dovevano altresì poter disporre di un organo specializzato C.S. per intervenire direttamente e tempestivamente di fronte a violazione di segreti d’interesse militare nella propria giurisdizione. Quindi, in realtà, si chiedeva di abrogare le disposizioni contenute nella circolare sopra citata e nelle Norme vigenti del servizio in guerra.

L’attività all’estero fu una delle priorità del Servizio, già pochi mesi dopo l’assunzione dell’incarico da parte di Amè (15 settembre 1940). Il 4 gennaio 1941 il S.I.M. decise di aprire un Centro a Gedda, per raccogliere notizie di carattere militare sull’Arabia Saudita e i territori confinanti, per monitorare i movimenti dei trasporti militari sia sul Mar Rosso sia nel Golfo Persico. Quel Centro avrebbe anche avuto la funzione di svolgere un’efficace azione di propaganda tra le popolazioni arabe.

Un apparato radio, già da tempo in funzione a Gedda, avrebbe collegato il Centro con la Centrale e con gli organi paralleli del Comando Superiore dell’Africa Orientale italiana. Nella stessa data partiva da Roma un agente che aveva una profonda conoscenza delle popolazioni africane, avendo il compito di alimentare la rete informativa del Centro di Gedda con elementi particolarmente scelti.

L’agente avrebbe dovuto in seguito raccogliere notizie e svolgere azione informativa diretta sui nostri confini nell’interno dei territori africani, riferendo sia alla Centrale sia all’Ufficio “I” del Comando Superiore delle Forze Armate dell’Africa Orientale, il quale aveva la possibilità di impartirgli eventuali nuove direttive e altri compiti informativi.

Pochi giorni dopo fu deciso di costituire anche un Centro a Salonicco. In quella stessa data, 29 gennaio 1941, il S.I.M. prospettava al Gabinetto della Guerra l’opportunità di adottare alcuni provvedimenti particolari per la difesa del segreto militare, in particolare riguardanti l’ affluenza in Italia di truppe germaniche; provvedimenti proposti dall’Addetto militare a Berlino per evitare che gli avversari potessero fare utile opera di informazione ai danni dell’Asse.

Sempre nel quadro della riorganizzazione all’estero, la Sezione Statistica “Iber” (in Spagna), a far data dal 1° gennaio 1941 era passata alle dirette dipendenze del S.I.M., sia per la parte amministrativa sia per l’impiego, anche se il personale rimaneva alle dipendenze del Capo della Missione Militare Italiana in Spagna, agli effetti disciplinari.

Il progetto relativo alla distribuzione dei Cifrari nel 1941.

Tra gli altri compiti, la Sezione si attivò per organizzare nel Nord Africa francese una rete autonoma per assicurare la continuità informativa nell’ipotesi del ritiro delle Delegazioni di armistizio, in seno alle quali, come ricordato, erano stati collocati anche ufficiali del S.I.M.

Nei primi mesi di guerra, il Servizio aveva accelerato il ritmo di allestimento, produzione e distribuzione di materiale crittografico: in particolare dal giugno 1940 al gennaio 1941 aveva prodotto e distribuito 361 cifrari e 29 blocchi di tabelle di sovrascrittura, assicurando il numero delle copie necessarie (23.484, come orgogliosamente citato in varie sintesi), con un gran numero di documenti crittografici, per le varie esigenze, ordinarie e straordinarie.

Agli inizi del gennaio 1941, in seguito ad una richiesta della Sezione “Calderini” firmata nel precedente novembre dallo stesso Capo Servizio, i Comandi Superiori delle Forze Armate nell’Africa Orientale (A.O.I.) e nell’Africa Settentrionale (A.S.), inviarono rapporti dettagliati sull’organizzazione del Servizio sul territorio di competenza.

In A.O.I., in quel periodo, presso il Comando Superiore, l’organizzazione dell’attività informativa era ben distinta da quella attivata in campo politico e affidata alla Direzione Superiore Affari Politici del Governo Generale dell’A.O.I. L’informazione militare era affidata all’Ufficio Informazioni militari dello Stato Maggiore, e alle Sezioni Informazioni degli Scacchieri, del Settore Giuba; erano attivi in loco anche i Servizi della Marina e dell’Aeronautica.

Quell’Ufficio, che dirigeva e controllava la raccolta di informazioni di tutto il territorio di competenza, era dunque così articolato:

  • – una Centrale;
  • – centri di radiointercettazione;
  • – centri informativi periferici;
  • – agenti diretti;
  • – centri di controspionaggio.

L’Ufficio era in stretto collegamento con:

  • – le Sezioni informazioni degli scacchieri e del settore Giuba;
  • – la Sezione informazioni della Marina in A.O.I.;
  • – la Sezione informazioni dell’Aeronautica.

La Centrale (in loco) era composta da:

  • – un Comandante;
  • – una Segreteria di Amministrazione;
  • – una Sezione Sudan anglo-egiziano;
  • – una Sezione per l’Africa Orientale Italiana, Mar Rosso-Golfo di Aden;
  • – una Sezione per il controspionaggio;
  • – una Sezione per la decrittazione e per la cifra.

I Centri di intercettazione erano dislocati a:

  • -Addis Abeba, dedicata alle comunicazioni radio delle reti militari e civili della Costa francese dei Somali e di Aden (Hindramaut compreso) e dello Yemen;
  • -Barentù, per le comunicazioni radio delle reti militari e civili del Sudan anglo-egiziano e che disponeva di 4 radiogoniometri per individuare eventuali stazioni avversarie;
  • – Alessandria sul Giuba, per le comunicazioni del Kenya e dell’Uganda;
  • – Mgoi, in Somalia, che dipendeva dalla Sezione Informazioni del Settore Giuba, e integrava l’ attività del Centro di Alessandria.

Questi Centri ricevevano direttamente dalla Centrale ogni tipo di direttive. I Centri informativi periferici erano dislocati lungo il confine e ciascuno svolgeva la propria attività in un determinato settore. Essi inviavano le loro comunicazioni direttamente alla Centrale, facendo uso della radio o per via aerea: le notizie più importanti venivano diramate anche ai Comandi di Scacchiere o di Settore, nella giurisdizione territoriale nella quale si trovavano.

I Centri si avvalevano:

  • a) di una rete di informatori indigeni;
  • b) di una rete fissa di agenti indigeni, che risiedevano in località di particolare importanza militare e che si coordinavano con i rispettivi Centri informativi periferici, mediante elementi di collegamento.

Vi erano inoltre agenti diretti, fissi e mobili, che sotto varia copertura (commercio, assicurazioni, import-export), risiedevano in territorio straniero. Le Sezioni degli Scacchieri e del Settore Giuba dipendevano direttamente dai rispettivi Comandi. La Sezione Informazioni della Marina aveva sede a Massaua e agiva in piena autonomia nei confronti dell’Ufficio “I” del Comando, al quale però doveva trasmettere, con cadenza settimanale, la raccolta completa delle notizie acquisite. Quella dell’Aeronautica aveva analoghe caratteristiche e le stesse competenze di quella della Marina, ovviamente con riguardo al settore aeronautico.

Per l’A.S., tutta l’attività informativa faceva capo ad un unico organo centrale, l’Ufficio Informazioni del Comando Superiore delle Forze Armate in Africa settentrionale, che aveva i seguenti compiti:

  • -coordinamento de’attività informativa degLi organi informativi presso le grandi unità dipendenti;
  • – raccolta diretta di notizie sul nemico o nei riguardi di Stati esteri confinanti; la direzione di servizi di controspionaggio;
  • – elaborazione dei dati direttamente o indirettamente raccolti per tenere al corrente iL Comando Superiore e i Comandi di Grandi Unità dipendenti, nei riguardi della situazione complessiva del nemico, degli Stati esteri confinanti e del territorio libico.

Per quanto riguardava il personale addetto, l’Ufficio I” aveva un Capo (un tenente colonnello in servizio di Stato Maggiore) e era strutturato in:-

  • una Sezione Informazioni Egitto;
  • una Sezione per la Tunisia;
  • una sezione di controspionaggio;
  • un nucleo radiointercettazioni;
  • un gruppo di operatori specializzati per particolari servizi, ai quali era affidato il compito di raccogliere informazioni e confidenze dei prigionieri di guerra;
  • un reparto speciale topo-cartografico;
  • una Sezione fotografica;
  • una Sezione per la cifra;
  • una Sezione per la crittografia;
  • una Sezione personale e affari vari.

Gli organi informativi periferici dell’Ufficio erano:
per la raccolta di notizie sul nemico e nei riguardi degli Stati esteri confinanti: gli Uffici “I.A.” (cioè gli Uffici “I” di Armata); tre Centri informativi, di cui uno a Tobruk, uno a Zuara e uno a Giarabub; dei Nuclei, al comando di un ufficiale, presso le Grandi Unità di prima schiera. Centri e nuclei si avvalevano dell’opera di informatori che venivano avviati in territorio nemico: fornendo immediatamente quelle notizie, direttamente raccolte con una certa profondità, che la ritrasmissione da parte dell’organo centrale avrebbe reso tardive data la vas1tità degLi scacchieri libici.

Peraltro l’azione in profondità di quegli organi era forzatamente limitata sul territorio egiziano, dove l’Ufficio non disponeva di propri Centri; nel territorio tunisino e algerino, invece, erano stati stabiliti interessanti rapporti con i fiduciari del posto. Veniva poi richiesta, quando necessario, al Comando della V Squadra Aerea, la ricognizione strategica aerea; per quanto riguardava il controspionaggio, vi era un Centro a Derna con sottocentro a Tobruk; uno a Bengasi, uno a Tripoli con sottocentro a Zuara; un nucleo mobile.

La questione dei collegamenti radiotelegrafici, per scarsità di personale e materiale tecnico, non era stata risolta e quindi non era stato possibile realizzare una rete indipendente. L’Ufficio “I”, di conseguenza, doveva utilizzare la stessa rete del Comando Superiore, ottenendo massima priorità per le notizie considerate di estrema importanza. Gli unici collegamenti indipendenti esistevano con la Sezione Centrale del S.I.M. e con gli organi dipendenti dislocati a Tripoli.

Ne discendeva, come da considerazioni espresse nel Diario Storico che in Africa Settentrionale la rete informativa era ancora embrionale e che si poteva presupporre che vi fossero parti del territorio nemico non monitorate, come sarebbe stato invece necessario. Veniva inoltre notato che nessun Centro in territorio tunisino, algerino e egiziano era stato costituito, ma che vi erano soltanto rapporti con fiduciari in Tunisia e Algeria, il che forse spiegava l’assenza di notizie da parte dell’Ufficio I” di quel Comando riguardo alla preparazione dell’avvenuta offensiva britannica in Cirenaica, malgrado le insistenti segnalazioni del S.I.M. che la davano come imminente.

Era poi criticata l’inutile costituzione di nuclei, al comando di ufficiali, in quanto il compito a loro affidato poteva essere svolto direttamente dagli organi informativi nelle Grandi Unità. Fu anche sottolineato che nessun criterio era stato utilizzato per controllare le notizie attraverso una molteplicità di fonti, come invece doveva essere fatto; era altresì stigmatizzata l’assenza di una stretta collaborazione con gli omologhi organi della Marina e della Aeronautica, che si riteneva esistessero, ma dei quali nella relazione inviata da quel Comando Superiore non vi era alcuna traccia, come se non ci fosse mai stato alcun contatto.

In sintesi, lo stesso S.I.M. nella redazione del Diario Storico, documento ufficiale, criticava quella organizzazione informativa come empirica, perché priva dell’efficienza necessaria all’assunzione delle informazioni necessarie soprattutto nel corso delle operazioni.

Per quanto riguardava l’Africa Orientale, l’organizzazione invece venne valutata come ben strutturata e bene attuata; vi era la molteplicità delle fonti desiderabile per un riscontro incrociato; essa era dotata della flessibilità necessaria a garantirne il funzionamento in tutti i settori, anche nelle condizioni meno favorevoli. Era cioè un’organizzazione viva e operante che forniva un rendimento soddisfacente e faceva ben sperare per il futuro: questo era il giudizio di Amè.

Scarico nel porto di Tripoli di automezzi destinati all’esercito da un convoglio nel giugno 1942

Dando impulso al suo programma di potenziamento dei Centri all’estero, il 10 gennaio 1941, d’intesa con l’Ufficio “I” del Comando Superiore delle Forze Armate in Africa, il S.I.M. predispose, come previsto, l’organizzazione di un Centro a Hodeida, nello Yemen, previa autorizzazione del Ministero degli Esteri. Tale centro si sarebbe collegato con Roma tramite la Missione sanitaria italiana a Sana’ a.

Pochi giorni prima, l’8 gennaio, erano stati sostituiti per scarso rendimento i Capicentro di Algeri e Orano, mentre nel mese di marzo fu costituito un sottocentro informativo a Costantina. Nonostante l’attivismo, il S.I.M. venne di fatto accusato di non aver saputo raccogliere informazioni sulle offensive inglesi. E quindi, ancora una volta, come nel caso della guerra in Grecia, il S.I.M. dovette produrre, su ordine del Sottosegretario di Stato alla Guerra, un documento in cui ricostruiva la cronistoria delle informazioni fornite anteriormente alla controffensiva inglese sul settore della Marmarica, iniziata il9 dicembre 1940.

Amè dunque era costretto a difendere l’operato del Servizio che dirigeva: analogamente a quanto realizzato per la campagna di Grecia, egli aveva fatto riunire – ancora prima che pervenisse la richiesta ufficiale -, in un unico rapporto tutta la documentazione relativa al periodo immediatamente precedente i fatti bellici in Africa settentrionale, ben cosciente che alla radice dei fattori che influenzano e, talora, concorrono a determinare i maggiori avvenimenti bellici sta il funzionamento del servizio informazioni.

Inaugurazione della Casa del soldato italo tedesco “Italo Balbo” in Tripoli nell’estate 1942

Il S.I.M. doveva difendersi dalle consuete accuse di non aver saputo dare quantomeno informazioni corrette per la pianificazione dell’attività bellica. Effettivamente, nel suo rapporto, Amè riconobbe che si erano manifestati inconvenienti di natura varia, soprattutto perché, mentre era stata assicurata la subordinazione dei Comandi Superiori agli organismi operativi centrali, non altrettanto era successo per quanto riguardava quegli enti informativi i quali erano rimasti alle dipendenze esclusive dei comandanti locali, affidati alle iniziative non sempre esperte e giudiziose dei rispettivi capi ufficio: ragion per cui si era rivelata nociva la divisione del lavoro di fronte ad un avversario che agiva con un criterio unitario, considerato che le fonti del servizio informazioni dovevano sussidiarsi e compenetrarsi nello e nel tempo.

Vi era stata inoltre la tendenza di alcuni uffici ad una indipendenza non giustificata di alcun biogno e materiata spesso di malsane suscettibilità. Dunque era evidente una mancanza di unità di indirizzo e di organicità nel lavoro, proprio in un campo di attività nel quale vonvergenze di idee e di sforzi conducono a fecondi risultati con economia di mezzi… questa era l’autocritica del Capo Servizio che lasciava anche intendere che forse tutto era dovuto alla mancanza di un organo informativo coordinatore, di ordine superiore, presso il Comando Supremo: Amè si era sentito in dovere di sottolineare tali inconvenienti, peraltro già in parte rappresentati al Sottosegretario di Stato alla Guerra dal suo predecessore, generale Giacomo Carboni.

Nelle pagine iniziali del rapporto, sulla questione delle informazioni sulla Marmarica, criticò apertamente il fatto che molto spesso non veniva dato credito alle notizie inviate, come ad esempio per l’Albania, dove il S.I.M. era tacciato di pessimismo e godeva scarso credito.

Ciano (a sinistra) e Giacomo Carboni

La situazione non era migliore nel Dodecaneso, “Possedimento” italiano, in quanto il Servizio era lì gestito di persona dal Comandante Superiore delle Forze Armate e quindi non esisteva in pratica alcun ente tecnico responsabile e affidabile.

In Africa settentrionale, considerato che regnava la persuasione che il nemico dovesse subire indefinitivamente la mostra iniziativa, il Servizio Inofrmazioni era indotto ad utilizzare le notizie in funzione di tale preconcetto… per cui qualsiasi informazione fosse stata veicolata non avrebbe avuto attenti recettori.

La situazione era migliore solo in Africa Orientale, anche perché quel Servizio era diretto da un ufficiale che aveva già una forte esperienza nel settore: inoltre era stato sostenuto e aiutato dal proprio Comando e aveva mantenuto una stretta collaborazione con la Centrale. Insomma il lungo rapporto mirava a far comprendere quali erano i reali problemi della raccolta delle informazioni militari e quelli delle dipendenze: presso le Grandi Unità si era sviluppato uno scetticismo sulle reali potenzialità del Servizio, forse dovuto anche alla deficienza qualitativa del personale assegnato all’attività, oltre ad una incostante ed incompleta cooperazione nell’esplorazione dell’area di interesse formativo.

Per quanto poi riguardava i Comandi Superiori di alcuni teatri operativi, era stata chiara la tendenza a controllare rigorosamente una attività che, secondo Amè, aveva bisogno di grande libertà d’azione oppure era stata palese una insofferenza dell’intervento degli organi tecnici centrali.

In sintesi il Capo Servizio notava che scarsa fiducia, dispersione di energie, mancanza di indirizzo unitario erano state le cause principali degli scarsi successi operativi. Chiudeva il lungo rapporto affermando che se qualche volta ̬ lecito e possibile improvvisare in atri campi, in campo informativo Рcome ̬ noto Рnon si improvvisa mai.

Carta recante la dislocazione degli organi informativi nel Levante, redatta dall’Ufficio “I” del Comando Superiore delle Forze Armate dell’Egeo

La lunga e critica analisi iniziale era seguita dalle copie di tutti i telegrammi spediti dal Comando delle Forze Armate in A.S. al S.I.M. e dei telegrammi, lettere e sintesi della situazione redatti e inviati dal S.I.M. allo stesso Comando Superiore nel periodo di tempo considerato (settembre 1940-gennaio 1941). In questo clima di critiche, anche l’Estremo Oriente iniziava ad essere interessante per l’Italia, tanto che ai primi di febbraio 1941 entrava in funzione un Centro a Shanghai, con il compito di seguire con attenzione la situazione politico-militare del settore strategico, con particolare riguardo all’attività inglese e giapponese e di sorvegliare i convogli che dall’America si recavano in Africa e in Europa. Dopo qualche mese sarebbe partito per Tientsin un ufficiale con il compito di costituire un Sottocentro informativo per contribuire alla raccolta delle notizie di interesse militare.

Contemporaneamente venne potenziata la difesa del segreto militare, organizzata dai Centri di controspionaggio. Tra l’altro furono molto rinforzati i Centri C.S. di Napoli e di Roma, come conseguenza dell’arrivo di numerose truppe tedesche nella zona di Napoli; e tra l’altro fu chiesto al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali l’urgente assegnazione ai citati Centri di un rinforzo di 10 sottufficiali per ciascun ente, per meglio tutelare il segreto sul transito delle Grandi Unità tedesche dirette oltremare.

Sempre per far fronte alle crescenti esigenze, che derivavano dall’estendersi della zona di operazioni in tutta l’Italia, peninsulare e insulare, e delle particolari caratteristiche operative del conflitto, furono richiesti ufficiali, sottufficiali e militari di truppa provenienti dai ranghi dei Carabinieri Reali per potenziare l’attività dei Centri C.S.

Tutto questo però non era sufficiente e in conseguenza della sempre maggior attività dei Servizi Informazioni di nemici, basati in paesi neutri, il S.I.M. propose al Ministero degli Affari Esteri, agli inizi di febbraio del 1941, di costituire dei Centri C.S. a Lugano e a Berna (che furono effettivamente costituiti nel marzo seguente), di potenziare quelli già esistenti di Basilea e Zurigo, e di aprire un Centro anche a Lisbona.

Queste iniziative dovevano però essere coadiuvate da una politica interna relativa agli stranieri: e quindi furono formulate, insieme al potenziamento dei Centri C.S. all’estero,
le proposte di provvedimenti restrittivi nei riguardi di agenti diplomatici e consolari stranieri e di cittadini inglesi che erano residenti in Italia.

Sempre in rapporto all’attività straniera verso l’Italia, era stato accertato che a Sussak (Balcani) e a Chiasso erano in funzione due centri dello spionaggio inglese: venne così disposta l’istituzione di due nuovi Centri C.S. al fine di controllarne e neutralizzarne l’attività. In totale, nei primi mesi del 1941, furono previsti in organico ben 17 Centri C.S., alcuni già esistenti, altri da istituire.

Per il 1° marzo dell’anno ebbe avvio un nuovo ordinamento territoriale per il controspionaggio, pur se con le solite ristrettezze di personale e di fondi. Inoltre, d’intesa col Direttore Generale della Divisione politica del Ministero dell’Interno, un ufficiale superiore del Servizio prese contatto con la Commissione provinciale di censura postale di Milano, allo scopo di migliorarne il funzionamento, ritenuto dal S.I.M. alquanto carente. Seguirono altri contatti e l’invio di ufficiali presso Commissioni provinciali di censura, considerato che il loro funzionamento era ritenuto assai importante per il controspionaggio e la difesa del segreto militare.

Fu anche predisposto un piano per il controllo delle inserzioni pubblicitarie, anch’esso ritenuto indispensabile per la tutela del segreto militare durante il conflitto. Era evidente che tale tipo di controllo coinvolgeva notevoli interessi e toccava vari aspetti di ordine sociale, economico e finanziario: era dunque un settore molto delicato da organizzare. Peraltro la difesa del segreto militare era un compito piuttosto difficile se, ad esempio, il 25 marzo 1941 in un teatro di Brindisi furono fatte ad ufficiali delle comunicazioni di servizio a mezzo altoparlante: innanzi a simili leggerezze, il S.I.M. si vide costretto a proporre al Gabinetto della Guerra di vietare l’uso di tale mezzo per comunicazioni militari.

Un altro episodio riguardò le ferrovie: si usava infatti appendere in ogni stazione un ordine di servizio riguardante i treni straordinari transitati, la stragrande maggioranza dei quali erano convogli militari; gli ordini erano sotto gli occhi di tutti e quindi chiunque poteva capire almeno quante truppe erano in viaggio e per dove.

Provvedimenti presi dagli organi del controspionaggio militare

Il S.I.M. ritenne pertanto necessario pubblicare una breve nota per una conferenza tipo per l’istruzione sulla difesa del segreto militare, che fu inviata a tutti gli enti militari del territorio e ai Comandi Superiori delle Forze Armate di Albania e dell’Africa settentrionale: i capitoli erano relativi alla necessità della riservatezza; alla sostanza del segreto militare; ai procedimenti usati dai Servizi segreti stranieri per procurarsi delle informazioni o reclutare degli informatori; alla condotta da tenere per frustrare i tentativi di agenti stranieri. Chiudeva l’opuscoletto, ad ogni buon fine, uno stralcio del codice penale che riguardava la materia.

Bisogna riconoscere che quando il S.I.M. iniziò ad assolvere le funzioni di controspionaggio militare, i provvedimenti che riguardavano la tutela del segreto in tempo di guerra erano ancora ad uno stadio iniziale, e quelli esistenti scarsamente attuati. Il Servizio cercò dunque di divulgare le misure necessarie per stroncare la sempre più intraprendente azione informativa dell’avversario, e per organizzare il controspionaggio nei settori ritenuti di maggiore importanza militare.

Alla fine di marzo il Servizio si dichiarò soddisfatto del complesso delle norme emanate, le quali avevano in poco tempo portato a un primo disorientamento degli organismi avversari che non rinunciavano alla loro attività informativa, tanto più intensa quanto lo diveniva il conflitto nel Mediterraneo.

Il S.I.M. continuava ad operare nei limiti delle possibilità concrete consentite dai mezzi a disposizione, ma non poteva sottacere che tali fatti (il non rispetto di norme a tutela del segreto militare) ostacolavano e talvolta rendevano vana l’azione degli organi di controspionaggio e se ne lamentava con il Gabinetto della Guerra, il quale in genere approvava le proposte del S .I.M. anche con riguardo alla censura della posta militare, permettendo al Servizio di costituire tre Uffici di concentramento della posta, da e per l’ estero, a Milano, Bologna e Roma.

Nel marzo 1941, considerato che la guerra stava attraversando una fase in cui il morale delle popolazioni e delle truppe era ritenuto determinante, tanto che da parte nemica si mirava a minarlo, il Servizio iniziò a pensare a operazioni di propaganda, anche tramite azioni di sabotaggio, da attuare per mezzo di invio di paracadutisti in Palestina e in Cirenaica: in Palestina si poteva tentare l’interruzione dell’oleodotto e in Cirenaica, nella difficile regione del Gebel, provocare danni alle retrovie e condurre atti isolati di guerriglia.

Queste azioni avrebbero avuto notevoli ripercussioni tra gli indigeni e sullo spirito degli italiani. Furono via via previste azioni di sabotaggio anche in Grecia, in Corsica, a Gibilterra e a cavallo del confine greco-jugoslavo, e nel Nord Africa: in questo territorio sarebbero state organizzate dal Centro di Tetuan.

Con la capitolazione della Jugoslavia e della Grecia si era concluso il ciclo delle operazioni italo-tedesche nel sud-est europeo e quindi il S.I.M., per seguire la nuova situazione creatasi nei Balcani, parallelamente all’avanzata delle truppe italiane in territorio jugoslavo costituì dei Centri informativi a Zagabria, Lubiana, Sussak e Spalato, utilizzando personale a disposizione per tale scopo ed inviato al seguito delle unità operanti e predisponendo la costituzione di un Centro a Belgrado.

Riorganizzazione del controspionaggio militare nel maggio 1941

Per quanto riguardava la Grecia era in corso di costituzione un Centro a Salonicco; per la Turchia furono impartite disposizioni all’Addetto militare ad Ankara per potenziare l’attività informativa anche con l’invio di agenti in Egitto e nel Vicino e Medio Oriente e costituire un sottocentro ad Istanbul: allo scopo poi di rendere occulta la sua attività informativa, gli venne conferita la veste di Capo Centro, che comportava anche modalità di corrispondenza e trasmissione delle notizie, analoghe a quelle in vigore per gli altri Centri all’estero.

Per la Siria, fu rinforzato il Centro di Beirut con una stazione radio, che avrebbe collegato il Centro direttamente con Roma, ma avrebbe anche costituito maglia per i Centri a Baghdad, Teheran e Gedda. Nonostante i potenziamenti, era comunque allo studio la costituzione di ulteriori Centri in Turchia, in Siria, per meglio monitorare quel settore strategico. Particolari cure furono rivolte al controspionaggio all’estero, per neutralizzare prontamente ogni attività informativa nemica nei territori occupati, per cui furono inviati anche in Slovenia, Croazia e Dalmazia, al seguito delle truppe operanti, elementi S.I.M.; furono costituiti anche Centri C.S. a Lubiana e a Spalato con i sottocentri a Sussak e Ragusa; fu organizzato un servizio di polizia militare con misure analoghe a quelle vigenti sul territorio metropolitano, per prevenire ogni attività spionistica e per la sempre più difficile difesa del segreto militare.

Come conseguenza della nuova organizzazione nei territori balcanici, la Sezione Statistica “PAN” (Trieste) assunse una nuova organizzazione e definizione di competenze; il Centro a Sussak, doveva seguire l’evolversi della situazione politico-militare fino a Gostivar; quello di Lubiana aveva analogo compito per la zona intorno alla città.

L’attività degli organi di censura del S.I.M. nel mese di novembre 1941. Simili statistiche venivano redatte ogni mese

Mentre la ristrutturazione del Servizio all’estero procedeva, avanzava anche la preparazione e diramazione del Bollettino Giornaliero e la pubblicazione del Notiziario Mensile degli Stati Esteri, che si apriva sempre con uno sguardo complessivo alla situazione politico-militare.

Il Notiziario, che, si ricorda, era pronto per la prima quindicina del mese successivo a quello di riferimento, è di notevole interesse per il lettore contemporaneo, in quanto è indubbiamente assai ben redatto, completo spesso di mappe, grafici e notizie approfondite, ma, come già detto, non rappresentava uno strumento di lavoro, in situazioni operative che evolvevano tanto rapidamente, mentre richiedeva molto tempo di lavoro a coloro che, nel Servizio, provvedevano alla sua redazione, all’analisi e all’aggiornamento delle notizie sui vari stati in guerra e neutrali, divisi per continenti.

Come accennato, nel quadro dell’organizzazione difensiva, permaneva ancora insoddisfacente la questione della censura della posta estera: poco tempo prima il Ministero dell’Interno aveva fatto presente al S.I.M. la necessità di assegnare altri 500 ufficiali alle Commissioni provinciali, oltre ai 2.184 già presenti, allo scopo di aumentare la percentuale della corrispondenza revisionata. Il S.l.M. rispose che quel tipo di censura richiedeva non solo un aumento di personale, ma soprattutto per quella diretta all’estero, una specifica attrezzatura tecnica che il Ministero dell’Interno non possedeva.

La copertina della relazione redatta dal S.I.M. sull’attività di controspionaggio nel 1941

Il 24 aprile 1941, in seguito ad accordi con il Ministero dell’Interno, il Gabinetto della Guerra ordinò che il personale militare addetto alle Commissioni provinciali di censura fosse riunito in una Sezione Militare e Censura di Guerra, incaricata principalmente della revisione della posta diretta all’estero. Fu deciso di concentrare quella corrispondenza nei tre Uffici a Roma, Bologna e Milano, in sostituzione dei nove che erano esistenti per conto dell’Interno (Fiume, Trieste, Venezia, Milano, Bolzano, Torino, Genova, Bologna, Roma), e di farvi affluire anche quella proveniente dall’estero, che veniva al momento revisionata presso le 94 Commissioni dei capoluoghi di provincia delle località di destinazione.

Si giunse rapidamente alla costituzione di due, Milano e Bologna, mentre a Roma non fu facile trovare i locali. Il Ministero della Cultura Popolare negò l’autorizzazione ad occupare un’ala dell’Albergo Reale sito in via XX Settembre; l’Ufficio dei lavori del Genio propose il riattamento di un’ala dell’ex albergo Albione in parte già demolito, con una spesa preventivata di circa Lit 200.000. Poiché il fabbricato era compreso tra quelli destinati alla demolizione per allargare la strada dove si trovava si procedette alla requisizione di alcuni locali, situati in un fabbricato in costruzione in via Lago di Lesina.

Le spese per l’impianto di questi Uffici risultarono abbastanza onerose; furono assegnati 433 ufficiali (di cui 157 traduttori) e, tra sottufficiali e truppa, 502 elementi ripartiti in proporzione al numero delle lettere in transito per ogni Ufficio. Per quanto riguardava la censura della corrispondenza dei prigionieri di guerra, anch’essa fu successivamente affidata al S.I.M. e un’apposita Sezione fu costituita presso l’Ufficio censura posta estera di Roma.

Ogni 15 giorni il Servizio inviava un promemoria al Sottosegretario di Stato alla Guerra contenente una dettagliata relazione sulla revisione della corrispondenza: uno spaccato realistico di quello che erano le opinioni popolari rispetto all’andamento del conflitto, nella loro evoluzione verso una rassegnata negatività di giudizio sulla situazione.

A metà circa del 1941, i tempi iniziavano ad essere maturi per provvedere, anche sulla base delle continue notazioni del Capo Servizio, a qualche aggiustamento organizzativo nella raccolta delle informazioni. Il Comando Supremo, con una disposizione del 10 giugno, per meglio coordinare l’attività del Servizio Informazioni, stabilì che il S.I.M. sarebbe transitato alle sue dipendenze, praticamente fondendosi con l’Ufficio Informazioni di quel Comando, con compiti di:

  • – coordinamento dell’attività dei Servizi Informativi delle varie Forze Armate;
  • – direzione e gestione diretta dell’attività difensiva, lasciando ai Servizi dea Marina e dell’Aeronautica i ristretto campo (difensivo loro riservato nelle località e basi di loro pertinenza;
  • – valutazione e ruesponsabilità della presentazione delle notizie e delle situazioni al Capo di Stato Maggiore Generale;
  • –  direzione e gestione de’attività di censura posta estera e prigionieri  di guerra;
  • – condotta e direzione dell’azione occulta rivolta verso obbiettivi informativi di varia specie;
  • – propaganda pro segreto militare.

Commentò Amè circa la ristrutturazione del Servizio: la sua attrazione nel nesso dell’organizzazione del Comando Supremo, sanciva la sua funzione direttiva ed era foriera di nuova e più completa sfera di attività… Se Amè commentava favorevolmente la nuova dipendenza… forse non poteva fare altrimenti in quella situazione…, però le critiche alla disposizione non mancarono.

Una di queste riguardava il principio che una iniziativa di unificazione sarebbe dovuta partire dal Comando Supremo, che avrebbe dovuto modificare e sviluppare il proprio Ufficio Informazioni. Invece tale iniziativa si concretava con la preminenza del S.I.M. sui Servizi delle altre Forze Armate e, per di più, in questo modo, veniva costituito all’interno dello Stato Maggiore dell’Esercito un proprio organismo informativo e si era dato al Comando Supremo un organo che molti ritenevano non possedesse la capacità tecnico-professionale per dirigere anche i Servizi delle altre Forze Armate.

La pagina centrale del calendario del1937 fu veramente profetica: quel che era stato temuto come conseguenza di spionaggio avvenne negli anni dal 1941 fino alla fine della guerra: linee ferroviarie, infrastrutture industriali, ponti, porti furono distrutti dai combattimenti sempre più violenti su tutto il territorio italiano

E così sembrò, fin dall’inizio, che la soluzione adottata dovesse fatalmente creare frizioni tra i vari Servizi e determinare la necessità di ulteriori provvedimenti. Il 24luglio 1941 veniva pubblicato il Regio Decreto n. 661 del 17 giugno precedente, per il quale all’art. 5 si disponeva che il Capo di Stato Maggiore Generale sarà tenuto al corrente dal Ministero degli Affari Esteri della situazione politica, per quanto possa interessare l’esercizio delle sue attribuzioni. Egli sarà pure tenuto al corrente dai Servizi Informazioni delle singole Forze Armate circa gli elementi della situazione militare estera ed ha facoltà di intervenire quando ne ravvisi la necessità, e, in ogni caso, quando si tratti di coordinare le attività dei diversi Servizi d’informazione.

Effettivamente la disposizione del Comando Supremo e il decreto non erano molto chiari rispetto alle reali funzioni di un S.I.M. di nuova dipendenza, lasciando inalterate le competenze e dando ai vari Servizi l’obbligo di tenere al corrente, come logico, il Capo di Stato Maggiore Generale della situazione militare… ma il S.I.M., che era ormai avocato al Comando Supremo, era di fatto il Servizio Informazioni della Forza terrestre. Si imponevano ulteriori provvedimenti chiarificatori e quindi si può facilmente ritenere che dal giugno al novembre, quando fu costituito il Servizio per l’Esercito, si trattò di periodo transitorio, dedicato allo studio del nuovo organismo informativo e alla migliore divisione delle competenze.

In realtà, a ben vedere, la disposizione del 10 giugno 1941 fu il vero primo atto esecutivo verso l’unificazione dei Servizi informativi militari, anche se il reale passaggio di competenze sarebbe avvenuto il 1° novembre dello stesso anno.

La dipendenza del Servizio si fece però ancor più complicata, in quanto faceva parte del Comando Supremo e, dal 1°  giugno 1941, assorbì l’Ufficio Informazioni di quell’organo di vertice, mantenendo comunque il nome di S.I.M. Dipendeva per la parte tecnica dal Comando Supremo; per la parte disciplinare e amministrativa dal Ministero della Guerra, rimanevano inalterate le relazioni con lo Stato Maggiore Esercito, il che poteva far prefigurare anche una dipendenza di impiego. Si trattava di una situazione piuttosto complessa, forse troppo fluida, in pieno conflitto.

Il 1° di novembre, per disposizione del Capo di Stato Maggiore Generale Cavallero, veniva istituito il Servizio Informazioni dell’Esercito (S.I.E.). Ed ecco dunque che il S.I.M. assumeva finalmente, anche se in parte, la  funzione per la quale era stato istituito nel lontano 1925 e cioè di un organo superiore, alle dirette dipendenze del Comando Supremo per il coordinamento dei Servizi.

Commentava Cesare Amè: il provvedimento confermava la funzione direttiva e coordinatrice deL S.I.M. presso l”Alto Comando e tendeva a dare anche all’Esercito La disponibilità in proprio di un organo informativo; il provvedimento doveva essere una fase della riorganizzazione del Servizio in senso unitario. Esso avrebbe dovuto cioè portare successivamente ad altro più armonico coordinamento in cui ai tre Servizi Informazioni delle Forze Armate sarebbe stata riservata la direzione e l’esercizio dell’attività informativa presso le truppe e le unità operanti, mediante l’organizzazione e l’impiego degli elementi informativi di contatto e tecnicici, aventi funzioni essenzialmente operative sui teatri di lotta in coordinamento con la condotta dell’operazione.

Nell’equilibrio di compiti e funzioni che si sarebbe così ottenuto, tali Servizi avrebbero dovuto abbandonare ogni attività informativa d’ordine generale ed in profondità fatta con Centri e agenti all’estero, attività che soltanto avrebbe dovuto essere svolta daL S.I.M. su direttive centrali con compiti più vasti in generale e con miglior impiego di forze e di mezzi.

Il provvedimento, reputato di transizione da Amè, assunse invece un carattere duraturo, dando luogo a una serie di inconvenienti, proprio perché si era lasciata all’organo dell’Esercito l’attività offensiva e al S.I.M. quella difensiva: cioè si riproduceva quella frattura tra le due attività che era già stata considerata non produttiva dall’esperienza precedente. Si aggiungeva alla già complessa situazione nel campo informativo, anche il problema della creazione di un nuovo organo in un momento così delicato come quello del conflitto in atto.

Nonostante i cambiamenti, il S.I.M. continuava la sua opera all’estero pur apportando modifiche alla struttura esistente. Anche in Spagna, ad esempio: la Sezione Statistica “lber” aveva evidenziato la necessità di operare con maggiore agilità anche burocraticamente e che i vari Centri della Sezione necessitavano di una maggiore libertà di azione. Infatti fu deciso nell’aprile di svincolarli dalla diretta dipendenza della Sezione e il servizio fu organizzato con un Centro a Madrid (che derivava dalla trasformazione della Sezione), un Centro a San Sebastian, uno a Barcellona, uno a Algeciras, uno a Tetuan, uno a Melilla (gli ultimi due sul territorio del Marocco spagnolo).

Tutti i Centri sarebbero stati collegati via radio alla Centrale e avrebbero avuto alloro interno un nucleo di C.S. e goduto di autonomia amministrativa. La trasformazione era da attuare in modo graduale e il primo a rendersi autonomo fu il Centro a Barcellona. Il 1° agosto 1942 la Sezione si trasformò nel Centro informativo “Madrid” (con nome in codice “Socrate”). Erano nel contempo attivi anche i Centri a Lorenzo Marques in Mozambico, a Tabriz in Iran, prossimo alla frontiera con la Turchia, mentre il 12 luglio fu soppresso quello di Orano e potenziato quello di Budapest, per intensificare i contatti con l’omologo servizio ungherese.

In agosto l’attività divenne più complessa e vennero inviati degli informatori anche a Malta, dove fino ad allora non era stata prevista alcuna presenza. Nel quadro dell’attività operativa, si pensò anche ad atti di sabotaggio contro il naviglio mercantile nemico o al servizio del nemico, in modo di controbattere le loro azioni avversarie. La scelta per l’ organizzazione di tali azioni cadde su Lisbona e fu motivata dal fatto che quella città era in un settore neutrale che permetteva una maggiore libertà di azione, ed era altresì interessante per l ‘intensità del traffico che da quel porto si dirigeva verso l’Inghilterra.

Una comunicazione relativa a informazioni sul possibile piano strategico inglese nei Balcani.

Il 3° Gruppo della Sezione “Calderini”, nel luglio del 1941, aveva condotto una forte attività di collegamenti e intercettazioni, rilevando che era sensibilmente diminuito il traffico diplomatico inglese, mentre si manteneva costante il militare; anche per quello francese era diminuito il diplomatico, specie quello proveniente da Beirut, in seguito all’ occupazione della Siria, mentre era aumentato quello militare; il traffico turco invece aveva sensibilmente aumentato il diplomatico, specialmente quello proveniente da Mosca e da Teheran; era aumentato anche il traffico egiziano mentre era in leggera diminuzione quello svizzero; diminuito quello diplomatico greco e cessato completamente il militare; quello bulgaro era notevolmente aumentato, specialmente in provenienza da Mosca e da Berlino; il traffico americano era rimasto costante mentre era notevolmente aumentato il traffico della Croce Rossa internazionale. Era aumentato anche il traffico rumeno.

Analisi di questo tipo erano interessanti per comprendere alcune attività dei paesi monitorati e l’eventuale indirizzo diplomatico teso a nuovi interessi o a nuove alleanze. Il Gruppo, molto attivo in quel periodo, aveva anche continuato l’allestimento di nuove stazioni clandestine per informatori. È interessante l’analisi dell’attività nel settore delle radio-intercettazioni: la sintesi del lavoro svolto comprendeva il numero di messaggi trasmessi e ricevuti con i vari Centri; l’attività dei Centri nelle intercettazioni radiotelegrafiche; il numero dei gruppi e parole ricevute; la suddivisione fra Stati; le intercettazioni di radiodiffusioni in lingua italiana che provenivano da Londra, Mosca, Monteceneri, Tokio, Budapest, Cairo, Bucarest, New York e di quelle in inglese e francese, provenienti da Londra, Ankara, New York, Tolosa, Tunisi, Sofia, Budapest, Bucarest.

Alla fine di luglio il Servizio intensificò il coordinamento con la Marina, soprattutto per svolgere l’azione informativa nel Caucaso, altra zona di progressivo interesse, e materializzare delle missioni speciali nei porti in Egitto. L’attività svolta dal S.I.M. nel 1941, soprattutto con riguardo al controspionaggio militare, è certamente interessante per lo studioso: la relazione ufficiale compilata agli inizi del 1942 è molto ampia e dettagliata, con considerazioni critiche che meglio inquadrano il lavoro svolto nell’anno.

In essa Amè fece notare come al momento in cui il S.I.M. aveva ripreso il controllo del controspionaggio militare, l’organizzazione controinformativa si era dimostrata inadeguata alle esigenze di guerra, per una scarsa efficienza complessiva del Servizio suL territorio interno e una mancanza totale di qualsiasi attività oltre frontiera; anche l’interpretazione dei compiti, degli obbiettivi e dei metodi di azione del Servizio non era stata molto chiara e era stato quindi necessario procedere a una radicale riorganizzazione, iniziando proprio dal potenziamento graduale del comparto controinformativo, per portarlo al livello di efficienza richiesto dallo stato di guerra; e indirizzare soprattutto in termini pratici l’attività del Servizio verso gli obiettivi fondamentali senza consentire deviazioni di sorta.

Queste erano state infatti le direttive generali del controspionaggio e in questo modo, secondo la relazione, il Servizio era riuscito ad acquisire una efficienza e ampiezza di azione, non riscontrabile nel passato. li Servizio C.S. aveva ottenuto di raddoppiare il personale, con molti specializzati. All’interno era stata potenziata l’organizzazione con un duplice ordine di provvedimenti: un incremento numerico dei Centri C.S. con la costituzione di nuovi, quali Roma “Speciale”, Bologna, Genova, Padova, Fiume, Lubiana.

Era stata radicalmente organizzata e potenziata l’attività di controspionaggio in Sicilia e in Sardegna, cercando di assicurare efficienza e un’unità di conduzione dell’attività controinformativa, nelle zone più sensibili all’attacco dello spionaggio nemico. Era stata infatti rilevata anche una forte ripresa della attività del 2ème Bureau francese, in stretto collegamento con l’Intelligence Service inglese.Un particolare incremento aveva visto anche il Servizio nell’Italia meridionale e nelle regioni di frontiera.

Per quanto riguardava l’estero erano stati creati ex novo Centri C.S. a Zagabria, Berna, Lugano, Losanna, Nizza, Lisbona, Tangeri. Nei centri informativi della Spagna, dell’Albania e della Grecia erano stati inseriti elementi particolarmente specializzati. Erano stati affidati compiti difensivi anche a tutti i Centri dislocati oltre frontiera e proprio all’estero era stato possibile neutralizzare alcune attività avversarie.

Erano stati decisi numerosi provvedimenti tra i quali, ad esempio, la delimitazione delle zone da considerare di interesse militare; l’allontanamento da tali zone di stranieri o di connazionali sospetti; il trasferimento e la chiusura dei consolati di stati neutrali nell’Italia meridionale e in Sicilia; la limitazione e il controllo degli spostamenti sul territorio italiano del personale delle rappresentanze diplomatiche; la disciplina e il controllo dei viaggi e dei transiti degli stranieri sul territorio italiano con l’istituzione di appositi lasciapassare; la limitazione dei viaggi anche per i cittadini italiani, verso alcune zone di particolare interesse militare, con l’istituzione di lasciapassare per Taranto, la Sardegna, la provincia di Lubiana e per tutta la Dalmazia; la vigilanza nei porti di interesse militare e l’istituzione dell’Ispettorato Porto di Napoli; il controllo dei viaggiatori sui treni diretti verso località di interesse militare nell’Italia meridionale; la limitazione e il controllo delle inserzioni pubblicitarie sulla stampa periodica; la disciplina delle concessioni di permessi per le riprese cinematografiche, fotografiche e fotogrammetriche.

Il S.I.M. era anche intervenuto con diretta collaborazione o con suggerimenti e direttive anche in tematiche di competenza di altre autorità.

Nel campo dell’attività controinformativa repressiva, il potenziamento e la riorganizzazione del controspionaggio avevano quindi portato a risultati notevoli; risultati che erano stati raggiunti anche per il notevole impulso dato all’attività fiduciaria, sia all’interno sia all’esterno, non solo grazie all’aumento degli agenti, ma soprattutto alla oculata scelta della professionalità di questi operatori. Ragione per cui, alla fine del 1941, Amè poteva dichiarare che il controspionaggio disponeva di una rete estesa, agile, ben ramificata, che gli consentiva un’efficace penetrazione in ogni ambiente e vaste possibilità di controllo e di informazione.

La copertina della relazione sull’attività di censura svolta nel 1941

Il principale nemico in campo controinformativo rimaneva il Servizio britannico, poiché si riteneva, per quanto concerneva l’Europa, che lo stesso Servizio americano operasse attraverso l’lntelligence Service. Nella sintesi si elencavano appunto le azioni messe a segno contro lo spionaggio britannico, sul territorio nazionale e all ‘estero, soprattutto nella penisola iberica e in Svizzera.

Anche contro lo spionaggio francese, al servizio dell’Inghilterra, erano state sviluppate azioni controinformative alla frontiera occidentale, con un complesso sistema di azioni di “doppio gioco” per mezzo delle quali quindi il S.I.M. era riuscito a individuare e controllare una vasta rete che dalla Francia non occupata operava agli ordini dei britannici, contro l’Italia, con la documentata complicità di funzionari della polizia francese. Nello stesso quadro, operazioni erano state condotte anche contro lo spionaggio slavo, considerato agli ordini del Servizio inglese, e contro lo spionaggio americano.

Era poi emerso dalle confessioni di agenti nemici arrestati e dalle azioni condotte che l’attività nemica, in particolare dopo la prima metà del 1941, aveva avuto come principali obiettivi il settore navale, aereo e politico, e solo in linea secondaria quello terrestre. Di conseguenza erano stati adottati ulteriori accordi tra il S.I.M. e quelli dei Servizi della Marina e dell’Aeronautica, per una più stretta collaborazione diretta a individuare, neutralizzare e reprimere l’azione informativa nemica.

Sarà questa poi una delle ragioni che presumibilmente porterà nel periodo successivo a riunire tutte le competenze per il servizio di controspionaggio nel S.I.M., sottraendole alle singole Forze Armate. Furono anche numerose le notizie raccolte circa i sistemi inglesi di propaganda, spionaggio, sobillazione, informazione e sabotaggio; altra attività fu quella, ad esempio, che, essendo venuti a conoscenza che il Servizio americano ricercava a Istanbul passaporti italiani per propri agenti, fu deciso di far trovare dei documenti in bianco, ma preventivamente registrati e quindi facilmente riconoscibili per individuare agenti infiltrati.

Risultò che anche il Servizio inglese in Svizzera voleva dare carte d’identità italiane ai propri agenti da inviare in Germania e in Italia, e quindi giunsero al nemico, tramite un agente che faceva il doppio gioco, carte d’identità del comune di Milano, con firma alterata facilmente riconoscibile, in modo che si potesse giungere ad un’azione di controspionaggio suscettibile di sviluppi.

Nello stesso rapporto Amè scriveva riguardo alla collaborazione del S.i.M. con l’omologo Servizio tedesco: particolarmente feconda di risultati è stata la leale reciproca collaborazione instaurata con servizio germanico di controspionaggio, che più volte ha manifestata la sua piena soddisfazione al riguardo. A detto servizio, nel 1941, sono state trasmesse ben 917 notizie riflettenti il controspionaggio: ne sono state ricevute 410.

Effettivamente la collaborazione con l’Abwehr tedesco era stata piuttosto attiva: ad esempio nell’ottobre del 1941 l’Addetto militare italiano a Belgrado aveva riferito il desiderio del Capo del controspionaggio tedesco in Serbia, di intensificare la collaborazione con gli organi del S.I.M. per la zona confinaria, per il Montenegro, l’Albania e la Serbia; il Servizio italiano aderì, di massima, dando incarico al Capo dell’Ufficio Informazioni in Albania perché concertasse direttamente le modalità della collaborazione. Analoga richiesta delle stesso tipo fu fatta per la Svizzera, in considerazione della crescente importanza di quello Stato, base principale dell’attività informativa britannica.

Di particolare soddisfazione era stata anche la collaborazione con il Ministero degli Esteri, estrinsecatasi con un continuo scambio di notizie e in costante collegamento: da sempre, anche nel secolo XIX, gli organismi militari di informazione e la diplomazia avevano collaborato attivamente e quindi non si trattava di una novità, ma della continuazione di una tradizione di lavoro congiunto, anche se a volte aveva comportato quelle deviazioni alle quali in modo molto soft aveva fatto accenno lo stesso Amè, un concetto che ripeterà con più foga durante il processo Roatta per l’assassinio nel 1937 dei fratelli Rosselli in Francia.

Altrettanto feconda era stata la collaborazione con il Ministero dell’Interno, che era divenuta sempre più stretta ed efficace: infatti molte operazioni di controspionaggio, che potevano interessare ambedue gli enti, erano state condotte a termine in collaborazione tra gli organi del controspionaggio e quelli dell’O.V.R.A. Queste collaborazioni feconde furono peraltro negate durante gli interrogatori del processo sopra citato.

Anche con la M.V.S.N. i rapporti erano stati molto produttivi in quanto il Comando della Milizia Portuaria, in seguito ad accordi intercorsi con il S.I.M., aveva messo a disposizione del Servizio C.S. 37 squadre di militi specializzati, dislocate nei più importanti porti del territorio metropolitano e di quelli occupati.

In sostanza il rapporto concludeva affermando che il controspionaggio italiano, nell’anno di guerra 1941, aveva assolto con pieno successo i compiti istituzionali, anche a fronte di potenti organizzazioni informative, da tempo ben organizzate.

Anche il 4° Gruppo della Sezione “Bonsignore”, divenuto il 1° dicembre 1941, “Sezione censura e statistica”, aveva trattato numerose pratiche relative alla censura, nell’intento di rendere la censura una fonte informativa e uno strumento di difesa del segreto militare, contrariamente a quanto precedentemente fatto dal C.S.M.S.S, per il quale la censura era una semplice azione di polizia militare o disciplinare nei confronti di mittenti di lettere intercettate dalle commissioni provinciali di censura.

Amè non cesserà mai di lanciare i propri strali contro quell’organo di controspionaggio, al quale sempre attribuì deviazioni e insuccessi, sia nei propri appunti d’Ufficio sia nel più volte ricordato volume di memorie.

Una pagina manoscritta del Diario storico del S.I.M.

La costituzione del Servizio Informazioni
dell’Esercito (S.I.E.) nel novembre del 1941
conseguenza del passaggio del S.l.M. al
Comando Supremo. Nuovo ordinamento
del S.I.M. del dicembre 1941

Ad un anno dall’inizio del conflitto, il 21 ottobre 1941 il Comando Supremo decideva la ormai improrogabile istituzione del Servizio Informazioni dell’Esercito, in seguito conosciuto come S.I.E., restando la denominazione S.I.M. all’organo informativo del Comando Supremo, quale organo superiore… per il coordinamento dei servizi informazioni delle varie Forze Armate

Il Capo di Stato Maggiore Generale (S.M.G.) Ugo Cavallero, aveva deciso che dal 1° novembre il Servizio di nuova costituzione sarebbe stato alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (S.M.E.). Il colonnello di fanteria Edmondo De Renzi fu messo a capo del nuovo organismo, che avrebbe compreso le Sezioni S.I.M. “Calderini”, “Zuretti”, la Crittografica, quella relativa al Personale e all’Amministrazione, cioè avrebbe in sintesi assunto l’attività offensiva, mentre al S.I.M. sarebbe rimasta quella difensiva e di censura.

L’attività rimanente del S.I.M., cioè il controspionaggio, rimase dunque nella responsabilità del Comando Supremo, ma era previsto che il Servizio, sempre diretto dal colonnello Cesare Amè, avrebbe continuato ad esercitare anche le funzioni di ente coordinatore dei servizi di informazione delle varie forze armate. Era previsto che i contatti con le autorità dei Servizi alleati tedeschi sarebbero stati tenuti dal Capo del S.I.M., per incarico del Comando Supremo, nel quadro delle direttive generali di collaborazione che sarebbero state impartite. Il S.I.M. avrebbe inoltre continuato ad essere amministrato dal Ministero della Guerra .

In realtà, secondo quanto ricordato da Amè, il provvedimento non rappresentava altro che una fase della complessiva riorganizzazione, cioè avrebbe dovuto portare ad un successivo più armonico ordinamento, in cui ai tre Servizi Informazioni delle Forze Armate sarebbe stata riservata la direzione e l’esercizio dell’attività informativa presso le truppe e unità operanti mediante l’organizzazione e l’impiego degli elementi informativi tecnici aventi funzioni essenzialmente operative sui teatri di lotta in coordinamento con la condotta delle operazioni.

Degli inconvenienti del provvedimento si è già detto precedentemente, mentre il 25 ottobre con prot. 1/6538 segreto, l’Ufficio Segreteria comunicava le nuove disposizioni a tutti gli Uffici ed Enti dello S.M.E., impartendo le direttive di base.

Il S.I.M. doveva ricevere in visione tutte le più importanti notizie e relazioni di carattere militare e politico-militare, nonché quelle interessanti i Servizi militari della Marina e dell’Aeronautica. Le situazioni giornaliere, i documenti periodici, le pubblicazioni, i documenti destinati alla Maestà del Re e Imperatore, al Principe di Piemonte, al Duce, al Ministro degli Esteri, sarebbero dovuti affluire, come per il passato, al S.I.M. Analogamente doveva essere fatto per i promemoria di sintesi, normalmente redatti settimanalmente o in occasione di particolari eventi, destinati al Capo di S.M.G., alla Marina e all’Aeronautica.

L’elegante copertina del Diario storico del S.I.M., rilegata in pelle blu con sovrascritte in oro.

Furono di seguito redatte le proposte di dettaglio, per rendere effettiva la collaborazione fra S.I.M. e S.I.E. Il Capo del S.I.M., in relazione alla sua funzione di coordinatore delle tre attività informative dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, e di Capo dell’attività controinformativa, avrebbe potuto disporre, ogni qualvolta ne avesse ravvisato una necessità, del Gabinetto Fotografico, della Segreta del Poligrafìco dello Stato (per le pubblicazioni riservate e segrete) e del Centro di radiotrasmissioni di Forte Braschi.

Naturalmente vi sarebbe stato bisogno anche di mezzi di trasporto e occorreva inoltre proporre al Gabinetto del Ministero della Guerra lo stralcio della gestione S.I.E. e l’assegnazione a quella del S.I.M. dei fondi necessari alla conduzione dell’attività controinformativa e di un’aliquota di spese per l’assistenza morale. A sua volta il colonnello De Renzi aveva inviato il 25 ottobre 1941 alcune proposte per mantenere aderente l’attività del suo Servizio a quella del S.I.M.

Sarebbe stata cura del S.I.E. far pervenire giornalmente al S.I.M. le notizie e le relazioni di carattere politico-militare più importanti. In vista di questo sarebbe stato mantenuto attivo un Ufficio di collegamento fra i due organismi. L’Ufficio Propaganda per la difesa del segreto militare avrebbe continuato a dipendere dal Capo del S.I.M. Il Gabinetto Fotografico, la Segreta del Poligrafìco, il Centro speciale per le radio comunicazioni, pur alle dipendenze del S.I.E., sarebbero stati a disposizione per eventuali esigenze, del Capo del S.I.M.

I Centri all’estero che avevano compiti di controspionaggio, costituiti con personale e mezzi S.I.M., dovevano continuare a dipendere direttamente da questo per la parte amministrativa, disciplinare e di impiego: tali Centri erano attivi a Lisbona, Lugano, Berna, Tangeri, Zagabria. Gli altri Centri all’estero che avevano o potevano avere duplice compito, offensivo e difensivo, avrebbero ricevuto direttive per l’azione di controspionaggio dal S.I.M., per l’azione offensiva dal S.I.E., evidentemente con una doppia dipendenza. Anche le spese sarebbero state ripartite tra i due Servizi, in relazione agli oneri sostenuti nei settori di rispettive competenze, mentre quelle degli Uffici Informazione di Armata sarebbero state completamente a carico del S.I.E.

Le pratiche relative al personale della sezione “Bonsignore” sarebbero state passate al S.I.E. ivi comprese quelle concernenti il personale degli uffici censura. L’Ufficio Cifra del S.I.E., se richiesto, avrebbe potuto continuare a funzionare anche per il S.I.M.

Organizzati i dettagli, almeno sulla carta, al 1° novembre 1941 il nuovo ordinamento del S.I.M. dipendente dal Comando Supremo diveniva il seguente:

l) Capo del S.I.M., avente alle sue dipendenze:

  •  segreteria;
  •  prima Sezione Esercito;
  •  seconda Sezione Marina;
  •  terza Sezione Aeronautica;
  •  quarta Sezione C.S. (controspionaggio);

– Sezione Bonsignore:

– Centri controspionaggio all’estero (7 in tutto, a Berna, Lugano, Lisbona, Zagabria, Basilea, Madrid, Barcellona; vi erano poi i Centri in via di costituzione a Tangeri, Zurigo, Losanna);
– Centri controspionaggio all’interno (17 in tutto, a Bari, Bologna,
Bolzano, Cagliari, Palermo, Firenze, Fiume, Genova, Lubiana, Milano, Napoli, Padova, Roma Speciale, Roma C.S., Torino, Trieste, Zara);

– Sezione censura posta estera e prigionieri di guerra:
-Ufficio di Roma;
-Ufficio di Bologna;
-Ufficio di Milano;
-Sezione di Spalato;
-Gruppo propaganda per la difesa del segreto militare.

2) Organi sui quali si esplicava la funzione di coordinamento:
– Servizio Informazioni Esercito (S.I.E.);
– Servizio Informazioni Marina (S.I.S.);
– Servizio Informazioni Aeronautica (S.I.A.).

3) Organi con i quali il S.l.M. manteneva relazioni di collegamento:
– missioni militari all’estero: Spagna, Germania, Croazia;
– Ministeri: Esteri, Interno, Cultura Popolare.

Compiti della Segreteria del Capo del Servizio:
– contatti con il S.I. E., S.I.S., S.I.A.;
– contatti con la Segreteria Generale del Comando Supremo;
– collaborazione con i Servizi Informazioni esteri;
– scambio di corrispondenza;
– smistamento del corriere in arrivo e partenza;
– tenuta del carteggio, carico del materiale, delle pubblicazioni riservate
e documenti vari;
– pratiche di rappresentanza;
– pratiche ufficiose del Capo Servizio;
– amministrazione.
La segreteria avrebbe tenuto due protocolli, uno unico per le pratiche di carattere generale in arrivo e in partenza, e un secondo protocollo “Capo Servizio”, per le pratiche di carattere particolare, cioè riservato.

Compiti della prima Sezione Eercito:
– coordinamento e collaborazione fra i Servizi Informazioni delle FF.AA.;
contatti con le Sezioni Marina e Aeronautica per le rispettive situazioni;
situazioni politico-militari;
-pratiche relative alle missioni militari all’estero;
-compilazione del diario del S.I.M.;

– contatti con l’Ufficio Operazioni del Comando Supremo, per:
-situazioni operative e sui vari teatri d’operazione;
– situazione e avvenimenti nel territorio nazionale.

Compiti della seconda Sezione Marina:
-collegamento con Servizio Informazioni della Marina (S.I.S.) in funzione del              coordinamento generale dei Servizi Informazioni delle Forze Armate;
– informazioni sull’attività nemica sui mari;
– consulenza tecnica per il S.l.M.;
– relazioni e studi su argomenti particolari;
– bollettino giornaliero ed estratto della stampa estera per le Alte cariche dello Stato e gli    Uffici del Comando Supremo; .
– situazione riassuntiva dell’attività delle marine nemiche ed estere, settimanale per le Alte Cariche e gli Uffici del Comando Supremo;
– collazionamento e raccolta delle notizie sull’attività delle marine nemiche ed estere;
– tenuta dello schedario.

Compiti della terza Sezione Aeronautica:
– collegamento con il Servizio Informazioni Aeronautica (S.I.A);
-consulenza tecnica per il S.l.M.;
-situazione delle forze aeree nemiche nei vari scacchieri e della potenzialità bellica dell’aeronautica degli stati esteri;
-situazione riassuntiva delle attività aeronautiche nemiche ed estere, settimanale per le Alte Cariche e gli Uffici del Comando Supremo;
-raccolta e stralcio di tutte le informazioni e notizie di interesse aeronautico, riguardanti paesi nemici e neutrali;
– aggiornamento dei documenti circa l’attività aerea avversaria;
– conservazione ed aggiornamento delle monografie degli obiettivi aeronautici degli stati nemici.

Compiti della quarta Sezione C.S.:
– direttive e disposizioni relative all’orientamento ed impulso alla attività contro informativa in rapporto alle esigenze e alla situazione di guerra: coordinamento del servizio di controspionaggio nei riguardi delle varie Forze Armate e nei riflessi dell’azione che svolgevano gli organi di polizia civile;
– collegamento con il Ministero dell’Interno- Direzione Generale della P.S. e con gli organi di polizia dipendenti per quanto riguardava la sicurezza e la difesa del segreto militare;
– valutazione dell’attività complessiva del controspionaggio;
– esame delle principali questioni attinenti ad internamento o ad allontanamento di regnicoli (italiani e assimilati) e stranieri da regioni militarmente importanti, all’ingresso e reingresso nel Regno, ad espatri e a tutto ciò che a queste problematiche fosse connesso;
– direttive per l’esercizio e l’organizzazione dell’attività di censura della posta estera e di quella dei prigionieri di guerra;
– relazioni nello stesso campo con gli organi del Ministero dell’Interno;

– collegamento con i vari ministeri e con la. Commissione interministeriale per i prigionieri di guerra.

Compiti della Sezione ‘”Bonsignore”
– direzione dell’attività di polizia militare di controspionaggio e di difesa del segreto militare, all’interno e all’estero;
-organizzazione dei Centri C. S. in Italia e all’estero; loro costituzione e designazione degli obiettivi;
-repressione azioni di spionaggio nemico, individuandone fonti e agenti;
– coordinamento dell’attività degli organi di controspionaggio appartenenti agli Uffici “I” e dei Comandi delle Forze Armate nei territori occupati.

Compiti della Sezione Censura posta estera e prigionieri di guerra:

la Sezione era organizzata su tre Gruppi, Segreteria e personale (primo Gruppo); Gruppo estero (il secondo); Gruppo interno (il terzo).
Essa doveva attendere:
– alla organizzazione e coordinamento, ai fini militari, della censura epistolare, telegrafica, giornalistica, diretta all ‘estero, e di quella da e per i prigionieri di guerra italiani e nemici;
– alla raccolta, elaborazione e valutazione delle notizie desunte dalla censura ufficiale e dal controllo occulto di dispacci in transito;
– alla compilazione di relazioni quindicinali sulla revisione della corrispondenza interna, estera e dei prigionieri di guerra;
– al collegamento con gli speciali uffici del Ministero dell’Interno per una particolare azione di controllo.

Compiti del Gruppo propaganda pro segreto militare:
– elaborazione delle tematiche da tradurre in comunicazioni propagandistiche nei settori interessati all’attività bellica della Nazione;
– contatti, ai fini di cui sopra, con enti pubblici e privati, di cui il Gruppo indirizzava e inquadrava le capacità e possibilità;
– sfruttamento della forza divulgativa della stampa, della radio, del cinema e di altre idonee manifestazioni;
– collegamento continuo e aderente con il Ministero della Cultura Popolare, con il Partito Nazionale Fascista, con l’Ufficio Propaganda dello S.M.E., onde coordinare le rispettive attività;
– preparazione, produzione e distribuzione del materiale da diffondere.

Le radio-intercettazioni dell’attività aerea nemica venivano condotte dai Servizi Informazioni delle tre Forze Armate (per l’Esercito a Forte Braschi; per la Marina a Monterotondo; per l’Aeronautica a Guidonia), e i risultati conseguiti erano giudicati buoni dal S.I.M. che si adoperò per coordinarli e ottenere un effettivo miglioramento nel campo operativo oltre che informativo.

Alla fine di dicembre 1941 il Servizio riteneva di poter tracciare un quadro ritenuto sostanzialmente esatto dell’attività informativa avversaria in Italia, giungendo ad una valutazione della sua reale minaccia. Effettivamente in quel periodo il Servizio inglese aveva avuto dei problemi sia sul territorio italiano sia su quello dei territori occupati, ma rimaneva pur sempre, nonostante quanto dichiarato nelle relazioni ufficiali, molto valido ed efficiente e continuava ad essere di grande supporto all’omologo statunitense.

Basta vedere le interessanti corrispondenze che gli Addetti militari dell’ambasciata degli Stati Uniti a Roma inoltravano al Dipartimento di Stato a Washington, fino al momento dell’entrata in guerra contro le potenze dell’Asse.

Sempre nel novembre 1941 fu decisa l’istituzione di un Centro “O”, destinato a raccogliere e preparare alcuni elementi fidati, originari di Stati arabi, quali la Palestina, la Siria, la Transgiordania e l’Iraq, ma residenti in Italia, per costituire dei nuclei da impiegare in particolari azioni nel mondo arabo.

Gli elementi prescelti avrebbero appreso oltre alla lingua italiana, l’impiego degli apparati radio-trasmittenti; alcuni sarebbero anche stati istruiti al lancio con il paracadute. Il Centro sarebbe dipeso per l’impiego dal S.I.M. che avrebbe collaborato con il Ministero degli Esteri per determinare la specializzazione e i compiti degli agenti. Al S.I.E., invece sarebbe stata affidata l’amministrazione, l’istruzione e la vigilanza immediata di coloro che sarebbero stati integrati nel Centro, la cui attività avrebbe dovuto iniziare in via provvisoria a Grottaferrata.

Il S.I.M. approvò la proposta, riservandosi di impartire direttive per l’utilizzazione degli elementi e raccogliendo notizie circa la designazione degli ufficiali italiani per la direzione della futura attività di quel Centro. Anche i tedeschi, ad Atene, iniziarono in quel periodo la costituzione di un Centro simile: ne facevano parte una trentina di giovani arabi provenienti dall’ Iraq, dalla Siria e dalla Palestina, che partecipavano ad esercitazioni e ricevevano alloggio, vitto gratuito e un piccolo sussidio giornaliero in marchi.

Intanto per quanto concerneva la raccolta informativa, il S.I.E. preparava, insieme ai Servizi della Marina e dell’Aeronautica, una organizzazione al fine di costituire in Africa settentrionale un nucleo informativo destinato ad operare in territorio egiziano: il programma dettagliato, che interessava le tre Forze Armate, fu pertanto sottoposto al Capo del S.I.M., che lo approvò in linea di massima e chiese di essere tenuto al corrente di ogni sviluppo.

Il Diario Storico del S.I.M. del novembre e dicembre 1941 riporta tutti gli sforzi sostenuti per conseguire il coordinamento e la collaborazione tra i Servizi delle Forze Armate e l’attività svolta per la difesa del segreto militare, l’azione di controspionaggio e di polizia militare.

L’effettiva raccolta delle informazioni e l’analisi della situazione nei vari Stati era stata dunque affidata all’Esercito, avendo lasciato ai Servizi della Marina e dell’Aeronautica le loro precedenti competenze. Il coordinamento non era attività semplice per il S.I.M.: le resistenze ci furono, anche perché era difficile cambiare in corso d’opera un sistema che avrebbe necessitato di un ben più lungo rodaggio e non certo di essere perseguito durante il conflitto. Veniva realizzato in ritardo quanto avrebbe dovuto essere stato sperimentato almeno un decennio prima.

In questa pagina e nelle seguenti, il promemoria relativo all’incontro di Venezia e Budapest tra il Capo del S.I.M. e i suoi omologhi tedesco e ungherese nell’ottobre 1941

Maria Gabriella Pasqualini

* Maria Gabriella Pasqualini

 (Roma, 26 marzo 1944) è  una storica e accademica italiana.

Laureata nel 1966 in Scienze Politiche nella Università di Roma, ha insegnato per 40 anni, dapprima “Storia e Istituzioni dei Paesi afro-asiatici” nell’Università di Perugia e poi “Storia e Istituzioni dell’Africa Mediterranea e del Vicino Oriente” in quella di Palermo (ad eccezione di una parentesi decennale 1974-1984 per Servizio all’estero presso il Ministero degli Affari Esteri).

È docente alla Scuola ufficiali carabinieri a Roma, dove risiede.

Specialista di Storia dei servizi segreti italiani, ha pubblicato un corpus di studi di cinque volumi, riguardanti la storia dei Servizi Segreti italiani militari e civili, per il SISMI, per l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna e per l’Agenzia informazioni e sicurezza interna.

I suoi studi sulla storia dell’intelligence italiana sono disponibili anche sul sito del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza DIS.

  • È stata vicepresidente del Comitato Consultivo del Capo di stato maggiore della difesa per il Servizio Militare Volontario Femminile dal 2000 al 2007 al Ministero della Difesa.
  • Direttore Scientifico di osservatorioanalitico.com
  • Vice Direttore del giornale on-line The HorsemoonPost.
  • Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli.
  • Membro della Società italiana di storia militare.
  • Premio Nazionale Universo Donna (2001).

Opere

  • L’Italia e le prime esperienze costituzionali in Persia (1905–1919), Napoli – Perugia, ESI, 1992.
  • Gli equilibri nel Levante. La crisi di Alessandretta 1936–1939, edito da IlaPalma – Edizioni Associate, Palermo, 1995.
  • Il Levante, il Vicino e Medio Oriente. Le fonti archivistiche dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, SME, Ufficio Storico, Roma,1999.
  • Le missioni all’estero dei Carabinieri 1855-1935, Ente Editoriale Arma dei Carabinieri, Roma, 2001.
  • Le missioni all’estero dei Carabinieri 1936-2001, Ente Editoriale Arma dei Carabinieri, Roma, 2002.
  • Operazione Vespri Siciliani, coautore con Giancarlo Gay, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, con Introduzione del Ministro della Difesa, Roma, 2003.
  • Uomini in Uniforme, coautore con Giancarlo Gay, Rai-Eri-Roma, 2004.
  • L’Esercito Italiano nel Dodecaneso 1912-1943. Speranze e realtà, Roma, Stato Maggiore Esercito, Roma, 2005.
  • “Problematiche costanti nel servizio di informazione militare italiano dal 1861 al 1949”, in: Storia dello spionaggio, a cura di Tomaso Vialardi di Sandigliano e Virgilio Ilari, Savigliano, 2005.
  • Soldato per scelta. La tradizione del volontariato militare in Italia dal 1861 ai nostri giorni, Roma, Stato Maggiore Esercito, 2006.
  • Carte segrete dell’intelligence italiana. Vol. I: 1861-1918, Ministero della Difesa – RUD- Roma, 2006, (Prefazione Ministro della Difesa).
  • Carte segrete dell’intelligence italiana Vol. II: 1919-1949, Ministero della Difesa – RUD- Roma, 2007, (Prefazione Ministro della Difesa).
  • L’intelligence italiana dal 1949 al 1977, AISI, De Luca Editore, Roma, 2011.
  • Breve storia dell’organizzazione dei Servizi d’Informazione della Regia Marina e Regia Aeronautica. 1919-1945, Roma, 2013, 300 pagine, Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa, Ministero della Difesa e Commissione Italiana di Storia Militare. .
  • Carte segrete dell’intelligence italiana Vol. III, IL SIM negli archivi stranieri, Stato Maggiore Difesa, Ministero della Difesa. 2014.
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