I “SEGRETI” DEL FASCISMO – 35

a cura di Cornelio Galas

  • documenti raccolti da Enzo Antonio Cicchino

RELAZIONE DEI SERVIZI DELLA R.S.I.
sulla forza dei partigiani
e sull’attivit√† antipartigiana
settembre 1943 – novembre 1944

Il fenomeno banditistico – preesistente all’8 settembre limitatamente alla sola Venezia Giulia con carattere slavo-irredentista – √® caratterizzato dall’8 settembre 1943 al 30 novembre 1944 nel territorio della Repubblica:

I¬į – Per quanto riguarda la forza dei banditi da:

1) – Costituzione dei nuclei iniziali e fondamentali della organizzazione banditistica nelle altre regioni in seguito agli avvenimenti dell’8 settembre con ex prigionieri di guerra – ex internati politici – ex delinquenti comuni sfuggiti alle carceri ed ai campi di concentramento.

2) – Raccolta nei mesi successivi attorno a questo nucleo fondamentale dell’organizzazione banditistica valutabile a 23 000 uomini circa, di aliquote di renitenti alle chiamate di classi alle armi effettuate dal novembre 1943 in poi e di aliquote di disertori allontanatisi dai reparti per sottrarsi all’invio in Germania per addestramento.

3) – Forza complessiva dei banditi sempre crescente dall’ottobre 1943 all’ottobre 1944 – passante da 23000 uomini a 111 000 con un aumento medio mensile di 7400 uomini.

4) – Seguenti cause acceleratrici e ritardatrici influenti sull’andamento del fenomeno dell’aumento costante della forza dei banditi:

Cause acceleratrici: le successive chiamate alle armi di classi effettuate tra il novembre 1943 ed il giugno 1944; il trasferimento in Germania di operai e di aliquote del contingente presentatosi per la costituzione e l’addestramento delle note G.U. tra il febbraio ed il giugno 1944; l’andamento sfavorevole delle operazioni sul fronte meridionale tra il maggio ed il settembre 1944.

Cause ritardatrici: i due bandi di amnistia del Duce emanati il 9 maggio ed il 28 ottobre 1944.

5) – Concentramento del maggior numero dei banditi: in Piemonte-Liguria con 1/3 circa in media del numero totale dei banditi; nella Venezia Giulia con 1/4 circa in media del numero totale dei banditi; in Umbria – fino alla sua invasione – con 1/5 circa del numero totale dei banditi.

6) – Forza media complessiva dei banditi dal marzo al novembre 1944: 90 000 uomini circa.

II¬į – Per quanto riguarda l’attivit√† banditistica da:

1) – Efficacia complessiva alquanto limitata, ove si teng’a presente che una forza media di 90 000 banditi ha dato luogo dal marzo al novembre 1944 a sole 14 000 manifestazioni di attivit√† banditistica pari a 1500 manifestazioni mensili ed a 50 manifestazioni giornaliere tra le quali: 10 atti di sabotaggio costituiscono l’effettivo contributo del banditismo alle operazioni anglo-americane; 36 (24 delitti contro la propriet√† e 12 aggressioni contro le FF.AA.) costituiscono attivit√† secondarie dirette a procurarsi i mezzi di vita e di lotta; 5 delitti politici costituiscono attivit√† complementare dovuta all’odio di parte.

In complesso il contributo medio dal marzo al novembre di una media di 90000 banditi si riduce a 10 atti di sabotaggio giornalieri sulle comunicazioni del fronte meridionale. La limitata efficacia operativa del movimento banditistico √® da attribuire, in gran parte, al fatto che l’organizzazione banditistica √® stata sempre in crisi per quanto riguarda la parte logistica, talch√© ha dovuto dedicare in media circa i 3/4 della sua attivit√† al procacciamento dei mezzi di vita e di lotta.

2) – Passaggio dell’attivit√† dei banditi attraverso varie fasi: fase organizzativa dal settembre 1943 al marzo 1944 caratterizzata da attivit√† limitata; fase dell’azione a fondo – in concomitanza col massimo sviluppo dell’offensiva anglo-americana (aprile-luglio) – in cui l’attivit√† raggiunge la massima intensit√†; fase dell’atteggiamento di attesa (agosto-novembre 1944), in cui l’attivit√† va man mano attenuandosi. L’intensit√† delle azioni banditistiche nelle tre fasi stanno tra loro all’incirca come la proporzione: 1 : 5 : 2.

3) – Passaggio dalla fase organizzativa alla fase di azione a fondo: intempestivo, effettuato cio√® non tenendo presente il grado di preparazione raggiunto dall’organizzazione, ma esclusivamente la necessit√† di facilitare in tutti i modi l’offensiva anglo-americana.¬†Ne √® risultata un’azione poco efficace a causa delle deficenze che presentava ancora l’organizzazione banditistica.

4) – Passaggio alla successiva fase di attesa imposto dall’arresto dell’offensiva anglo-americana in corrispondenza dell’Appennino, dalla necessit√† di migliorare l’organizzazione rivelatasi poco efficente durante la fase dell’azione a fondo e dalla necessit√† di non esporsi ulteriormente alla reazione delle forze dell’ordine prima che gli anglo-americani fossero in grado di appoggiare da vicino le azioni banditistiche.

5) – Concentramento dell’azione banditistica nel periodo dell’azione a fondo, soprattutto, in: Piemonte (per minacciare le comunicazioni col teatro operativo occidentale): 1/3 dell’attivit√† complessiva; Emilia-Toscana (per intercettare le comunicazioni del fronte meridionale): 1/5 circa dell’attivit√† complessiva.

Nel periodo dell’atteggiamento di attesa, soprattutto, in: Lombardia – Venezia Euganea (minaccia comunicazioni con la Germania): 1/2 circa dell’attivit√† complessiva; Piemonte (disturbo comunicazioni delle forze schierate in Liguria e Alpi occidentali): 1/4 circa dell’attivit√† complessiva; Venezia Giulia: 1/7 circa dell’attivit√† complessiva.

III¬į – Circa l’attivit√† antibanditi da:

1) – mole complessiva dell’azione antibanditi: circa 3100 operazioni di rastrellamento durante le quali sono state inflitte al nemico 43 000 perdite.¬†In sostanza una media giornaliera di 11 operazioni e di 160 perdite inflitte ai banditi.

2) – Passaggio dell’attivit√† antibanditi attraverso quattro fasi: fase di contenimento (settembre-marzo) in cui l’azione antibanditi si propone di contenere l’attivit√† limitata di questi; fase di primo potenziamento (aprile-giugno) in cui l’organizzazione antibanditi – sorpresa dall’improvviso passaggio dei banditi all’azione a fondo – cerca di contenere l’intensificata attivit√† di questi e nel contempo si prepara alla reazione a fondo; fase della reazione a fondo (luglio-settembre), in cui l’azione antibanditi raggiunge la massima intensit√†; fase del periodo invernale della reazione a fondo (ottobre-novembre), in cui l’azione antibanditi va man mano attenuandosi.¬†L’intensit√† dell’azione antibanditi nelle quattro fasi sta come la proporzione: 1 : 2 : 4 : 3.

3) – Sfasamento di tre mesi tra l’inizio dell’azione a fondo da parte dei banditi (april√ą44) e l’inizio della reazione a fondo da parte delle forze dell’ordine (luglio ’44) dovuto alla sorpresa di cui sopra.

4) – Prolungamento della reazione a fondo anche ai primi due mesi (agosto-settembre) del passaggio dei banditi all’atteggiamento di attesa che √® valso ad indurre il banditismo ad accelerare il passaggio dell’attivit√† palese a quella occulta.

5) – Azione antibanditi particolarmente intensa: nel Piemonte che totalizza 1/4 dell’attivit√† complessiva e pi√ļ di 1/4 delle perdite totali inflitte; nella Lombardia che totalizza un altro quarto dell’attivit√† complessiva ed 1/8 delle perdite inflitte.

6) – Efficacia delle operazioni di rastrellamento in genere pi√ļ alta nelle fasi e nelle regioni nelle quali minore √® stato il numero complessivo delle operazioni di rastrellamento effettuate.

Infatti gl’indici di efficacia delle quattro fasi dell’attivit√† antibanditi (ottenuti dividendo il numero totale delle perdite inflitte in ciascuna fase per il numero delle operazioni effettuate) stanno tra loro nella proporzione: 3 (fase contenimento) : 2 (fase primo potenziamento) : 1 (fase reazione a fondo) : 2 (fase invernale della reazione a fondo).¬†Le regioni in cui le operazioni hanno avuto la massima efficacia sono l’Emilia e la Venezia Euganea in cui le operazioni svolte sono una modesta proporzione del totale.

IV¬į – Circa il contributo dell’esercito repubblicano all’azione antibanditi, da:

1) – Mole complessiva del contributo dal marzo al novembre 1944: aggressioni subite 500 circa; operazioni antibanditi effettuate direttamente o con la sua partecipazione 479; perdite inflitte in tali operazioni 11 500 uomini; indice di efficacia delle operazioni di cui sopra 24.

2) – Percentuale media delle aggressioni dei banditi a elementi dell’esercito rispetto al complesso delle aggressioni alle FF.AA. nel periodo marzo-novembre 1944: 16% pari a 55 aggressioni mensili ed a circa 2 giornaliere.

3) – Partecipazione dell’esercito all’attivit√† antibanditi – limitata fino al luglio 1944 ad una media del 10% circa del complesso delle operazioni effettuate – si accresce nel periodo agosto-novembre 1944 fino a raggiungere in tale periodo un massimo del 28% ed una media nei quattro mesi del 22%.

4) – Percentuale media delle operazioni condotte dall’esercito o con la sua partecipazione riferita a tutto il periodo marzo-novembre 1944: 16% pari a 53 azioni mensili ed a circa 2 giornaliere.

5) – Perdite inflitte ai banditi nelle operazioni effettuate dall’Esercito o a cui ha partecipato l’esercito pari ad 1/4 delle perdite totali inflitte.

6) – Indice di efficacia delle operazioni effettuate dall’esercito o con la sua partecipazione (24) quasi doppio dell’indice riferentesi al complesso delle operazioni effettuate (14).

TESTO DELLA RELAZIONE

Comprende:

  • PREMESSA;
  • PARTE PRIMA Forza numerica dei banditi nel territorio nazionale dal settembre 1943 al novembre 1944;
  • PARTE SECONDA Attivit√† banditi nel territorio nazionale dal settembre 1943 al novembre 1944;
  • APPENDICE ALLA PARTE SECONDA Raffronto tra aggressioni contro elementi delle FF.AA. ed aggressioni contro elementi dell’esercito dal settembre 1943 al novembre 1944;
  • PARTE TERZA Attivit√† antibanditi nel territorio nazionale dal settembre 1943 al novembre 1944;
  • APPENDICE ALLA PARTE TERZA Raffronto tra l’azione antibanditi complessiva e quella particolare svolta dall’esercito dal settembre 1943 al novembre 1944.

PREMESSA

La presente relazione si propone di riunire in un unico documento e di presentare in una prima accurata elaborazione tutti i dati concernenti la forza dei banditi, l’attivit√† banditi e contro banditi, pervenuti allo Stato Maggiore Esercito – sezione Situazione – e riferentisi al territorio nazionale ed al periodo settembre 1943/novembre 1944.

√ą da tener presente – in particolare – che:

a) Рtutti i dati riferentisi al periodo precedente al febbraio 1944 sono meno attendibili, perché in genere sono stati completati mediante lavoro di integrazione;

b) – i dati riguardanti la forza dei banditi sono stati, in genere, tratti dalle relazioni mensili dei comandi militari regionali integrate con segnalazioni pervenute da altre fonti;

c) – i dati riguardanti l’attivit√† banditi ed antibanditi sono stati tratti dai notiziari giornalieri della Guardia Nazionale Repubblicana integrati con le notizie pervenute da altre fonti;

d) – mentre alcuni dati si riferiscono ai “banditi” propriamente detti (cos√≠ i dati relativi alla forza ed all’attivit√† dei banditi) altri dati come quelli relativi alle perdite inflitte si riferiscono invece al complesso di fuorilegge .

I dati di cui sopra non sono – in complesso – completi; la relazione che √® risultata dalla loro elaborazione d√†, peraltro, egualmente un’idea dell’andamento del fenomeno banditistico in Italia e pu√≤ costituire un utile contributo allo studio del fenomeno stesso.

PARTE PRIMA

Forza numerica dei banditi nel territorio nazionale dal settembre 1943 al novembre 1944.¬†La forza numerica dei banditi da un minimo di 4-5000 prima dell’8 settembre 1943 √® andata sempre pi√ļ aumentando nei mesi successivi fino a raggiungere un massimo di 110 000 nell’ottobre 1944 e come il banditismo, prima dell’8 settembre localizzato alla Venezia Giulia, si sia man mano esteso a tutte le altre regioni del territorio nazionale.

Prima dell’8 settembre il fenomeno banditistico era limitato alla sola Venezia Giulia; aveva carattere irredentista – slavo – comunista ed assommava 4-5000 uomini nella quasi totalit√† slavi.

L’8 settembre con la disgregazione dell’esercito regio, la fuga di diecine di migliaia di prigionieri di guerra e di internati politici dai campi di concentramento e di migliaia di delinquenti comuni dalle carceri civili, port√≤ all’incremento iniziale del fenomeno banditistico.

Alla fine di settembre, infatti, la forza totale dei banditi ammontava gi√† a circa 23 000 uomini cos√≠ ripartiti approssimativamente: 7000 slavi (ai primitivi banditi della Venezia Giulia, se ne erano aggiunte alcune migliaia provenienti dai campi di concentramento); 5000 ex prigionieri di guerra ; 11 000 ex internati politici e piccoli residui dell’ex esercito regio datisi al banditismo.

Al primitivo focolaio della Venezia Giulia – ove i banditi si erano rafforzati raggiungendo una forza di circa 7000 uomini – se ne erano aggiunti, a fine settembre, altri sorti nelle altre regioni, tra i quali rivestirono fin dall’inizio notevole importanza i focolai:

Piemontese-Ligure che raggruppava circa 8000 uomini (costituiti da residui della 4¬™ armata, da ex prigionieri ed ex internati fuggiti dai numerosi campi di concentramento dislocati nella zona alla data dell’8 settembre);

Umbro, ove si andava raccogliendo un ingente numero di fuori legge provenienti dall’Italia settentrionale desiderosi di avvicinarsi al fronte di combattimento per affrettare il momento del ricongiungimento con gli anglo-americani.Nel mese di ottobre la forza complessiva dei banditi non sub√≠ alcuna variazione non essendosi verificato alcun fatto che potesse determinare aumenti o diminuzioni nel loro numero.

Nei mesi di novembre e dicembre 1943 e nel gennaio 1944 il numero dei banditi si accrebbe di circa 19 000 uomini (6000 in novembre – 6000 in dicembre e 7000 in gennaio) a causa delle chiamate di classi alle armi effettuate dal risorto esercito repubblicano.

Tale aumento fu rappresentato esclusivamente da quella aliquota di renitenti alle chiamate che – temendo le giuste rappresaglie – si lasci√≤ adescare dall’incipiente organizzazione banditistica nelle varie regioni.¬†L’aumento si verific√≤ principalmente nei tre focolai del banditismo sopra accennati, talch√© al 31 gennaio risultavano: 8500 banditi circa nella Venezia Giulia; 8000 banditi circa in Piemonte; 7000 banditi circa in Umbria.

Nei mesi di febbraio marzo ed aprile il fenomeno dell’aumento del numero dei banditi si accentu√≤ (si verificarono aumenti per 9000 unit√† in febbraio – 12 000 in marzo e 12 000 in aprile) a causa di successive chiamate di classi alle armi e dell’invio in Germania di contingenti dell’esercito per la costituzione e l’addestramento delle note G.U.

Al 30 aprile il numero dei banditi assommava a 75 000 con un aumento di 33 000 unit√† rispetto al 31 gennaio; aumento rappresentato in gran parte da renitenti alle nuove chiamate di classi e da disertori allontanatisi dai reparti per il timore dell’invio in Germania.

I focolai principali del banditismo permanevano: nella Venezia Giulia, infestata da 16 mila¬†banditi (in gran parte slavi; ai primitivi banditi si erano aggiunti altri provenienti da oltre confine); nel Piemonte-Liguria, ove i banditi ammontavano complessivamente a 15 mila; nell’Umbria, ove era raccolta una massa di circa 18 mila banditi determinata dal su citato fenomeno di afflusso in tale regione dal nord di tutti coloro che desideravano avvicinarsi al fronte di combattimento con lo scopo di affrettare il momento del congiungimento agli anglo-americani.

Oltre a tali focolai principali, erano sorti ed avevano notevole importanza altri focolai minori: nella Toscana, 6000 banditi; nell’Emilia, 5000 banditi; nelle Marche, 5000 banditi.¬† All’inizio di maggio la situazione generale apparve favorevole per un provvedimento di clemenza che consentisse a un gran numero d’italiani che si erano posti fuori dalla legge per renitenza o diserzione di rientrare nella normalit√†. Infatti nel campo dei banditi apparivano manifesti segni di stanchezza e di delusione per il mancato arrivo degli anglo-americani e per il lungo arresto del fronte meridionale a Cassino.

Il 9 maggio venne, infatti, promulgato il primo bando di condono del Duce.¬†Tale bando diede ottimi risultati specie in alcune regioni come nell’Umbria (ove intere formazioni di banditi si arresero ed il numero totale dei banditi da 18 000 alla fine di aprile, scese a circa 5000 alla fine di maggio) e molto pi√ļ favorevoli ne avrebbe dati se non fosse intervenuta la nuova offensiva anglo-americana che valse a risollevare le speranze degli aderenti al banditismo.¬†In complesso alla fine di maggio i banditi assommavano a 68 000 uomini con una diminuzione di 7000 rispetto al 30 aprile.

L’efficacia del bando – peraltro – non va limitata a tale riduzione in quanto √® da considerare che il bando stesso port√≤ ad una interruzione del fenomeno dell’aumento mensile del numero dei banditi che deve essere calcolato a circa 12 000 unit√†.

In complesso – pertanto – le ripercussioni del primo bando del Duce nei riguardi del fenomeno banditistico devono valutarsi in una diminuzione di 20 000 Unit√† circa.¬†Nei successivi mesi di giugno e luglio le chiamate di nuove classi, l’intensificarsi della propaganda nemica sfruttante con successo il motivo dell’invio in Germania che assillava le famiglie italiane, ed il proseguimento dell’offensiva anglo-americana che riusciva a mobilizzare il fronte ed a far cadere Roma determinavano l’accentuarsi del fenomeno di aumento del numero dei banditi.

Tale numero infatti si accresceva nei due mesi di ben 41 mila unità (19 mila in giugno e 22 mila in luglio). I focolai principali del banditismo alla fine luglio erano rappresentati da: Piemonte-Liguria, con 53 mila banditi (50% circa del totale); Venezia-Giulia, con 20 mila banditi; Emilia-Toscana, con 19 mila banditi. Risultavano costituiti inoltre a fine luglio altri due focolai minori in regioni prima quasi immuni dal banditismo e precisamente: in Lombardia, 5.500 banditi; nella Venezia Euganea, 5.500 banditi. Complessivamente alla fine luglio i banditi assommavano a 109 mila unità.

L’avanzata anglo-americana proseguendo portava come √® noto alla invasione – oltre che del Lazio e degli Abruzzi – dell’Umbria, della Toscana e delle Marche. Ne derivava che forti masse di banditi potevano congiungersi alle forze anglo-americane, talch√© alla fine di agosto il numero totale dei banditi risultava di 98 mila, inferiore di 11 mila unit√† a quello del mese precedente.

Tale diminuzione √® da attribuire solo alla perdita delle su citate regioni e non ad una attenuazione del fenomeno banditistico nel restante territorio della repubblica, ch√© anzi limitando l’esame alle sole regioni dell’Italia padana, il numero dei banditi risulta aumentato in agosto rispetto al mese precedente di circa 3.000 unit√†.¬†Da rilevare, in particolare, l’aumento numerico dei banditi in Lombardia ove essi assommavano a fine agosto gi√† a 10.500 uomini.

Nei mesi di settembre e di ottobre il progredire dell’offensiva anglo-americana che sembrava potesse sfociare da un momento all’altro nella pianura padana provocava un ulteriore aumento del numero dei banditi.¬†Tale aumento assomma nei due mesi a 13 mila unit√† e si √® verificato soprattutto in: Piemonte-Liguria, ove il numero dei banditi raggiunge la cifra di 57 mila; Lombardia, ove i banditi assommano a 13 mila; Venezia Euganea, ove i banditi assommano a 11 mila.

A fine ottobre ed all’inizio di novembre l’irrigidirsi della resistenza germanica sull’appennino tosco-emiliano, l’avvicinarsi della stagione invernale, la dichiarazione del generale Alexander che ammoniva i banditi a non attendersi avvenimenti decisivi durante l’inverno e l’interruzione degli avio rifornimenti anglo-americani, nonch√© le gravi perdite subite dai banditi in seguito alle decise azioni di controguerriglia effettuate nei mesi precedenti, creano l’ambiente favorevole per un nuovo provvedimento di clemenza.

Il 28 ottobre viene promulgato, infatti, il secondo bando di amnistia del Duce. Tale bando dà ottimi risultati che si ripercuotono sul numero dei banditi con una diminuzione di circa 30.000 unità

CONCLUDENDO:

a) – Il fenomeno banditistico preesisteva all’8 settembre, limitatamente alla Venezia Giulia con carattere slavo irredentista.

b) – Il numero dei banditi √® andato sempre aumentando dall’8 settembre 1943 al 31 ottobre 1944 ed √® passato da 5.000 ad un massimo di 111 mila.

c) – Le cause dell’aumento devono ricercarsi: inizialmente (mesi di settembre ed ottobre 1943) nelle ripercussioni dell’8 settembre (disgregazione esercito regio, liberazione migliaia prigionieri guerra, internati e delinquenti comuni); successivamente (dal novembre 1943 al giugno 1944) nelle chiamate alle armi di classi effettuate dal risorto esercito repubblicano e nel trasferimento in Germania di lavoratori e dei contingenti destinati alla costituzione delle note G.U., donde renitenti e disertori che per paura delle giuste sanzioni si diedero al banditismo; infine (dal giugno in poi) nell’andamento favorevole della offensiva anglo-americana che portava alla successiva occupazione del Lazio, degli Abruzzi, dell’Umbria, della Toscana e delle Marche e nell’ossessionante propaganda nemica sull’invio degli uomini in Germania che tanta presa aveva sulle famiglie italiane.

d) – Gli aumenti successivi del numero dei banditi – dopo quello iniziale di circa 18.000 unit√† dovuto alle ripercussioni dell’8 settembre – sono stati di: 6.000 unit√† circa al mese per i mesi di novembre e dicembre 1943 e gennaio 1944 (sussistenza della sola causa della chiamata alle armi di nuove classi che determina il fenomeno dei renitenti); da 7.000 a 12 mila¬†unit√† al mese per i mesi di febbraio-marzo e aprile 1944 (alla causa della chiamata alle armi di nuove classi si aggiunge quella del trasferimento in Germania di aliquote del contingente per addestramento per cui ai renitenti si aggiungono i disertori); da 19 mila a 22 mila nei mesi di giugno-luglio (alle cause precedente si √® aggiunta l’offensiva anglo-americana il cui successo territoriale √® sempre crescente); da 9.000 a 4.000 nei mesi di settembre ed ottobre (pur persistendo le cause precedenti, comincia a profilarsi la possibilit√† di un arresto degli anglo-americani sull’appennino tosco-emiliano).

e) – La curva degli aumenti √® interrotta solo da tre diminuzioni: la prima nel maggio di 7000 unit√†, dovuta al primo bando di amnistia del Duce le cui ripercussioni furono limitate e controbilanciate dall’inizio dell’offensiva anglo-americana (in effetti come sopra citato la diminuzione va calcolata a 20.000 unit√†); la seconda nell’agosto di 11.000 unit√†, dovuta alla occupazione degli anglo-americani delle cinque note regioni ed al conseguente ricongiungersi con gli stessi delle bande in tali regioni esistenti; la terza nel novembre di 30.000 unit√† (vedasi precedente nota n. 6), dovuta al secondo bando di amnistia del Duce favorito dalla situazione determinatasi nel banditismo in seguito all’arresto dell’offensiva anglo-americana, al proclama di Alexander, all’interruzione degli aereorifornimenti, all’incalzare della stagione invernale ed alle gravi perdite causate ai banditi dalla decisa azione delle forze dell’ordine.

f) – Circa la ripartizione del fenomeno banditistico nel territorio nazionale e la reciproca importanza numerica dei vari focolai del banditismo √® da rilevare che: dal settembre al dicembre 1943 in complesso il primato del numero dei banditi √® detenuto dalla Venezia Giulia che raggruppa pi√ļ di 1/4 circa del numero totale dei banditi; segue al secondo posto il Piemonte con pi√ļ di 115 del numero complessivo dei banditi; dal gennaio all’aprile 1944 il primato passa all’Umbria in cui si concentra circa 1/4 della forza complessiva dei banditi; segue la Venezia Giulia con 1/5 circa del numero totale dei banditi, mentre il Piemonte √® al terzo posto con 1/7 circa; nel maggio il primato ritorna alla Venezia Giulia con circa 1/4 del numero totale dei banditi; dal giugno al novembre al primo posto √® il Piemonte con circa 1/3 del numero totale dei banditi ed al secondo posto la Liguria e la Venezia Giulia a parit√† con circa 1/4 ciascuna della forza complessiva dei banditi.

In complesso facendo la media delle percentuali del numero dei banditi nei vari mesi risulta che nel periodo settembre 1943 / novembre 1944: Piemonte-Venezia Giulia hanno in media totalizzato ciascuna il 25% circa del numero complessivo dei banditi; l’Umbria fino alla sua invasione 20 % circa; la Liguria circa il 12 %; le altre regioni aliquote minori.

PARTE SECONDA

Attività banditistica nel territorio nazionale dal settembre 1943 al novembre 1944.
Nello specchio Allegato n. 3 sono state riportate tutte le manifestazioni di attività banditistica verificatesi nel periodo marzo-novembre 1944 ripartite per mese, per regione e per tipo di manifestazione.

Nel grafico Allegato n. 4 √® riportato il diagramma della attivit√† banditistica dal settembre 1943 al novembre 1944, nonch√© le percentuali riferentisi per ogni mese ai vari tipi di attivit√† (in tale grafico l’andamento della linea tra il settembre 1943 ed il marzo 1944 deve considerarsi approssimativo in quanto ottenuto per integrazione mancando dati adeguati).

Dall’esame dei dati dello specchio e del grafico risulta:

I¬į – Mole complessiva dell’attivit√† banditistica:

Limitando l’esame al periodo marzo-novembre 1944 risultano effettuate 13 900 manifestazioni di attivit√† banditistica cos√≠ ripartite:-

  • Manifestazioni secondarie (dirette a procurarsi i mezzi di vita e di lotta): 6500 delitti contro la propriet√† privata (media mensile 722 – giornaliera 24); 3200 aggressioni contro elementi isolati delle FF.AA. (media mensile 355 – giornaliera 12).
  • Manifestazione principale (diretta all’interdizione delle comunicazioni del fronte meridionale): 2730 atti di sabotaggio contro le comunicazioni e gl’impianti (media mensile 303 – giornaliera 10).
  • Manifestazione complementare (dovuta all’odio di parte): 1450 delitti politici (media mensile 150 – giornaliera 5).

In complesso l’efficacia dell’attivit√† dei banditi nel periodo marzo-novembre 1944 va calcolata nella misura media giornaliera di: 24 delitti contro la propriet√†; 12 aggressioni contro elementi isolati delle FF.AA.; 10 atti di sabotaggio; 5 delitti politici.¬†Efficacia alquanto scarsa ove si tenga presente che per produrre tale attivit√† furono impiegati in media 90.000 uomini (forza media dei banditi nel periodo marzo-novembre 1944).

II¬į – Ripartizione dell’attivit√† banditistica nei vari mesi:

Dal grafico Allegato n. 4 risulta in modo evidente che nell’attivit√† banditistica vi sono stati tre periodi a caratteristiche distinte:

  • 1¬į periodo: (dall’8 settembre 1943 al 31 marzo 1944), che corrisponde alla fase preparatoria ed organizzativa del banditismo, caratterizzato da attivit√† limitata, ma sempre crescente dal settembre 1943 al marzo 1944;
  • 2¬į periodo: (dal 10 aprile al 31 luglio 1944) che corrisponde alla fase di azione a fondo del banditismo in concomitanza con l’offensiva a fondo anglo-americana sul fronte meridionale, caratterizzato dalla massima attivit√† banditistica;
  • 3¬į periodo: (dal 10 agosto al 30 novembre 1944) che corrisponde all’assunzione da parte del banditismo di un atteggiamento di attesa in relazione all’arresto dell’offensiva anglo-americana sull’appennino tosco-emiliano, caratterizzato dal graduale attenuarsi dell’attivit√† banditistica .

Il numero delle manifestazioni banditistiche: nel primo periodo cresce gradualmente fino a raggiungere 750 unità in marzo (media mensile 440); con il passaggio alla fase di azione a fondo sale in aprile a 1950 unità, aumentando in un solo mese di 1200; nel secondo periodo cresce gradualmente da 1950 unità in aprile a 2600 in luglio (media mensile 2250); con il passaggio dalla fase di azione a fondo a quella di attesa discende in agosto a 1550 con una diminuzione in un solo mese di 1050 unità; nel terzo periodo va gradualmente decrescendo da 1550 in agosto a 690 in novembre (media mensile 1035).

L’intensit√† media giornaliera: raggiunge un massimo di 25 manifestazioni nel primo periodo (media del periodo 15); nel secondo periodo passa da un minimo di 65 nel mese di aprile ad un massimo di 87 nel mese di luglio (media del periodo 75); nel terzo periodo da un massimo di 51 in agosto passa ad un minimo di 23 in novembre (media del periodo 34).

Dal che si ricava che nel periodo dell’azione a fondo (aprile-luglio 1944) l’intensit√† dell’azione banditistica √® stata cinque volte superiore in media a quella del periodo di preparazione (settembre 1943 – marzo 1944) ed √® stata doppia circa dell’intensit√† media raggiunta nel periodo dell’atteggiamento di attesa (agosto-novembre 1944).

III¬į-Ripartizione dell’attivit√† banditistica per regioni:

Le regioni maggiormente infestate dall’attivit√† banditistica sono state:

  • Nel primo periodo organizzativo: il Piemonte con una media del 27% (pi√ļ di 1/4 della totale attivit√† banditistica); la Toscana con una media del 23 %; l’Emilia con una media del 15 %.
  • Nel secondo periodo dell’azione a fondo: il Piemonte con una media del 33% (un terzo circa della totale attivit√† banditistica); l’Emilia con una media del 20%; la Venezia G. con una media del 12%; la Venezia E. con una media dell’11 %.
  • Nel terzo periodo dell’atteggiamento di attesa: la Lombardia con una media del 29% e il Piemonte con una media del 27% (le due regioni totalizzano pi√ļ della met√† della totale attivit√† banditistica); la Venezia G. con una media del 14%, la Venezia E. con una media del 13 %.

Dai dati sopra esposti risulta che l’attivit√† banditistica nel periodo dell’azione a fondo si √® concentrata in particolar modo: alla frontiera occidentale (Piemonte) allo scopo di minacciare le comunicazioni con il teatro di guerra francese; alla frontiera orientale (Venezia Giulia) allo scopo di minacciare le comunicazioni con la penisola balcanica e con l’Austria; sull’appennino tosco-emiliano (Emilia) nell’intento di intercettare le comunicazioni del fronte meridionale con la pianura padana.

Al primo scopo venne dedicato il 33 % circa dell’attivit√† totale, al terzo il 20% circa ed al secondo il 12%.¬†Nel periodo dell’atteggiamento di attesa invece l’azione banditistica si concentra: in Lombardia e Venezia Euganea per sabotare le comunicazioni dell’esercito germanico attraverso le prealpi lombardo-venete; in Piemonte allo scopo di disturbare le comunicazioni delle forze schierate alla frontiera occidentale e sulla costa ligure; in Venezia Giulia per disturbare le comunicazioni del fronte meridionale con l’Austria ed i Balcani.¬†Al primo scopo venne dedicato il 50% circa dell’attivit√† totale, al secondo il 25% ed al terzo il 14%.

IV¬į-Ripartizione dell’attivit√† banditistica per tipo di manifestazione:

L’attivit√† banditistica risulta rivolta:

  • Nel periodo preparatorio: nella misura del 46% a procurarsi il sostentamento (aggressioni contro la propriet√† privata); nella misura del 26% a procurarsi armi e munizioni (aggressioni contro elementi isolati delle FF.AA.). In complesso pertanto ben il 72 % dell’attivit√† ha dovuto essere rivolta a procurarsi i mezzi di vita e di lotta.
  • Nel periodo dell’azione a fondo: per l’aumentare della massa dei banditi, si accresce la percentuale dell’attivit√† che i banditi stessi sono costretti a rivolgere al procacciamento delle sussistenze (tale percentuale raggiunge il 52%); si abbassa invece per il moltiplicarsi degli aviorifornimenti anglo-americani la parte dell’attivit√† banditistica da dedicare alla ricerca delle armi, munizioni e oggetti di equipaggiamento (19% circa). Rimane peraltro ancora molto forte, in complesso, l’aliquota dell’attivit√† banditistica che deve essere rivolta a procurarsi i mezzi di vita e di lotta: circa il 71%.
  • Nel periodo dell’atteggiamento di attesa: diminuisce notevolmente, per la migliorata organizzazione, l’aliquota dell’attivit√† rivolta ad assicurarsi le sussistenze (34% del totale); aumenta, invece notevolmente a causa della sospensione degli aviolanci anglo-americani l’attivit√† bandistica rivolta a procacciarsi armi, munizioni ed equipaggiamento (35% del totale); diminuisce, pertanto, il complesso dell’attivit√† che i banditi sono costretti a dedicare alla ricerca dei mezzi di vita e di lotta che si abbassa nel terzo periodo al 67%.

Una fotografia drammaticamente significativa: tre partigiani uccisi in combattimento. Il primo a destra è Lino Rizzoli di Cavalese; il terzo a sinistra Narciso Vanzo pure di Cavalese ed in centro dovrebbe trattarsi di Achille Rella, il partigiano che il 3 maggio fece cinquanta prigionieri con i suoi uomini

Da quanto sopra si deduce che: l’organizzazione banditistica √® stata sempre in crisi per quanto riguarda la parte logistica talch√© ha dovuto, anche nel periodo dell’azione a fondo, dedicare i 3/4 della sua attivit√† al procacciamento dei mezzi di vita e di lotta; l’organizzazione √® andata, peraltro, sempre migliorando dal punto di vista logistico, talch√© l’aliquota di attivit√† rivolta ai fini logistici √® andata man mano diminuendo: dal 72% nel periodo preparatorio, al 71% nel periodo dell’azione a fondo, al 67% nel periodo dello atteggiamento di attesa; il passaggio dalla fase organizzativa alla fase d’azione a fondo non √® stato effettuato tenendo presente il grado di preparazione raggiunta dalla organizzazione banditistica, ma esclusivamente la necessit√† di facilitare in ogni modo e con qualsiasi sacrificio l’offensiva anglo-americana.

In altre parole il passaggio all’azione a fondo √® stato prematuro; ne √® risultata un’azione poco efficace a causa delle deficienze che presentava ancora l’organizzazione banditistica.

I corpi di due partigiani ignoti

APPENDICE ALLA SECONDA PARTE

Raffronto tra le aggressioni contro elementi delle forze armate e le aggressioni contro elementi dell’esercito.¬†Nel grafico Allegato n. 5 sono stati riportati i diagrammi delle aggressioni complessive dei banditi contro elementi delle FF.AA. e delle aggressioni contro elementi dell’esercito nel periodo marzo-novembre 1944.

Dall’esame di tali diagrammi risulta che:

  • 1) – le aggressioni contro l’esercito rappresentano in media il 16% del complesso delle aggressioni contro le FF.AA.
  • 2) – la proporzione delle aggressioni contro l’esercito rispetto al numero complessivo delle aggressioni contro le FF.AA. √® variata nei mesi da un minimo del 10% ad un massimo del 33%;
  • 3) – mentre la media mensile e la media giornaliera delle aggressioni contro le FF.AA. sono rispettivamente 355 e 12 gli stessi dati riferiti alle aggressioni contro l’esercito sono 65 e 2.
  • 4) – risulterebbe dai diagrammi una tendenza ad aumentare delle aggressioni contro l’esercito; l’aumento – specie nel mese di novembre – √® in gran parte rappresentato da aggressioni contro militari isolati da parte di banditi allo scopo di procurarsi armi.

PARTE TERZA

Azione antibanditi nel territorio nazionale dal marzo al novembre 1944.

I¬į – Mole totale dell’attivit√† antibanditi. Risultano effettuate in totale dal marzo all’ottobre 1944 [recte novembre], 3061 operazioni di rastrellamento durante le quali sono state inflitte al banditismo 42.679 perdite . Da tali dati si ricava:

  • a) – efficacia media di ciascun rastrellamento √® stata di 14 (cio√® in media ogni rastrellamento ha procurato ai banditi 14 perdite);
  • b) – la media mensile dei rastrellamenti √® stata di 340 ed il numero delle perdite inflitte mensilmente di circa 4742;
  • c) – la media giornaliera dei rastrellamenti risulta di 11 ed il numero delle perdite inflitte giornalmente di 158.

II¬į -Ripartizione dell’attivit√† antibanditi nei vari mesi:¬†risulta in modo evidente l’esistenza nei riguardi dell’attivit√† antibanditi di quattro periodi:

1¬į periodo dell’attivit√† di contenimento (dal settembre 1943 al marzo 1944) – corrispondente al periodo preparatorio dell’organizzazione banditistica – in cui l’azione anti-banditi si mantiene in limiti modesti, proponendosi di contenere l’attivit√† dei banditi anche essa limitata.

2¬į periodo del primo potenziamento (dall’aprile al giugno 1944) – corrispondente a gran parte del periodo dell’azione a fondo dei banditi – in cui l’azione antibanditi nel mentre compie il massimo sforzo per fronteggiare l’elevata attivit√† dei banditi, va potenziandosi in vista della reazione decisiva.

3¬į periodo della reazione a fondo (dal luglio al settembre 1944) – corrispondente all’ultima fase del periodo dell’azione a fondo ed all’inizio della fase dell’atteggiamento di attesa dei banditi – in cui l’attivit√† anti-banditi raggiunge i valori massimi e influisce decisamente nell’indurre l’organizzazione banditistica a rinunciare alla prosecuzione dell’azione a fondo e ad affrettare il passaggio all’atteggiamento di attesa.

4¬į periodo invernale della reazione a fondo (dall’ottobre in poi) – corrispondente al periodo dell’atteggiamento di attesa dei banditi – in cui l’attivit√† anti-banditi va man mano diminuendo in relazione al diminuire dell’attivit√† dei banditi ed al progredire della stagione invernale.

Partigiani impiccati nel Bosco dei Castani

Da quanto si √® sopra esposto nei riguardi della corrispondenza tra i periodi dell’attivit√† dei banditi e quelli dell’attivit√† anti-banditi risulta:

  • a) – piena corrispondenza del 1¬į periodo dell’attivit√† anti-banditi di contenimento con il periodo dell’attivit√† preparatoria dell’organizzazione banditistica;
  • b) – esistenza di uno sfasamento di tre mesi, tra l’inizio dell’azione a fondo dei banditi (aprile ’44) e l’inizio della reazione a fondo anti-banditi (luglio 1944);
  • c) – prolungarsi della reazione a fondo anti-banditi, anche ai mesi di agosto e di settembre nei quali l’organizzazione banditistica era gi√† passata all’atteggiamento di attesa.

L’esistenza dello sfasamento di cui alla lettera “b” dimostra che l’organizzazione anti-banditistica si √® lasciata sorprendere dall’improvviso passaggio all’azione a fondo da parte dei banditi in aprile e solo dopo tre mesi (in luglio) √® stata in grado di realizzare un’adeguata reazione.

Davanti ai tradimenti il gruppo partigiani di Arco prende le sue precauzioni. Il foglietto che riproduciamo serviva Рcompletato con i nominativi dei delatori Рa denunciarli alla popolazione affinché se ne guardasse

Il prolungamento poi della reazione a fondo di cui alla lettera c anche ai primi due mesi del passaggio dei banditi all’atteggiamento di attesa √® valso, in concomitanza ad altri fattori, ad indurre sempre pi√ļ l’organizzazione banditistica ad accelerare il passaggio dall’attivit√† palese (propria del periodo dell’azione a fondo) a quella occulta (propria del periodo dell’atteggiamento di attesa).

Nel primo periodo (dal settembre 1943 al marzo 1944) l’attivit√† antibanditi – come gi√† detto – si mantiene in limiti modesti e non si propone altro scopo che quello di contenere l’attivit√† dei banditi anch’essa limitata. Il numero delle operazioni di rastrellamento e quello delle perdite inflitte vanno gradualmente crescendo dal settembre 1943 in poi fino a raggiungere il massimo nel marzo 1944 con 125 operazioni e 3.700 perdite inflitte.¬† Intensit√† media giornaliera 4 operazioni. Indice d’efficacia media delle operazioni 30.

Nel secondo periodo (dall’aprile al giugno 1944) l’attivit√† anti-banditi si mantiene ad un livello costante rappresentato da 240 operazioni di rastrellamento mensili.¬†L’intensit√† media giornaliera si eleva a 8 operazioni.¬†Il numero delle perdite inflitte va, invece, man mano diminuendo dall’aprile al giugno passando da 6000 circa a 3000 circa.¬†L’indice dell’efficacia media delle operazioni nel periodo √® di 18 notevolmente inferiore a quello del marzo che √®, come sopra si √® visto, 30.

Nel terzo periodo (dal luglio al settembre 1944) l’attivit√† antibanditi raggiunge la pi√ļ alta intensit√†.¬†Il numero medio mensile delle operazioni √® di 510, variando peraltro da un minimo di 490 in luglio ad un massimo di 530 in settembre.¬†L’intensit√† media giornaliera si eleva a 17 operazioni. Il numero delle perdite inflitte varia dai 4000 ai 6000.¬†L’indice dell’efficacia media delle operazioni nel periodo √® di 10 segnando un ulteriore diminuzione rispetto ai periodi precedenti.

Corpo Sicurezza Trentino

Circa il quarto periodo (dall’ottobre in poi) non si hanno ancora elementi statistici sufficienti. Dai dati che si posseggono circa i mesi di ottobre e novembre si rileva: la tendenza ad abbassarsi del numero delle operazioni (media mensile in base ai dati attuali 338, media giornaliera 11); la tendenza all’aumento del numero delle perdite inflitte (media mensile 5300 circa); la tendenza a salire dell’indice di efficacia delle singole operazioni (in base ai soli dati di ottobre e novembre sarebbe 16).

Da quanto sopra esposto risulta che:

  • a) L’attivit√† anti-banditi svolta nel 2¬į periodo √® stata all’incirca doppia di quella svolta nel 1¬į periodo e quella svolta nel 3¬į periodo √® stata a sua volta pi√ļ che doppia di quella svolta nel 2¬į periodo.¬†Le attivit√† svolte nei tre primi periodi stanno quindi tra loro come i numeri: 1 : 2 : 4.
  • b) L’attivit√† antibanditi svolta nel 4¬į periodo si mantiene per ora alquanto superiore a quella del 2¬į periodo (rapporto 3 a 2).
  • c) L’indice di efficacia delle singole azioni di rastrellamento va man mano decrescendo dal marzo al settembre.¬†Gli indici medi per i tre primi periodi sono infatti rispettivamente: 30 – 18 – 10 cio√® stanno tra loro come: 3 : 2 : 1.
  • d) L’indice di efficacia relativo al 4¬į periodo tende nuovamente a rialzarsi: attualmente √® 16.

Un battaglione del CST (Corpo di sicurezza trentino) in assetto di marcia

La diminuzione di cui alla lettera “c” pu√≤ spiegarsi in parte con l’aumento progressivo dell’efficenza dell’organizzazione banditistica dal marzo in poi ed in parte con il progressivo estendersi – dal marzo in poi – dell’ampiezza delle zone rastrellate non proporzionata all’entit√† delle forze impiegate nei rastrellamenti (donde la possibilit√† da parte dei banditi di sfuggire sempre pi√ļ di frequente alle azioni di repressione e la conseguente diminuzione del numero delle perdite inflitte in ogni operazione).

Tale comportamento dell’indice di efficacia dimostrerebbe anche che – aumentando oltre certi limiti il numero delle operazioni di rastrellamento – le perdite inflitte ai banditi non aumentano proporzionalmente all’aumento del numero delle operazioni ma in misura minore specie poi allorch√© si estende l’ampiezza delle zone rastrellate non in proporzione con l’entit√† delle forze disponibili.

III¬į -Ripartizione dell’attivit√† anti-banditi per regione.

Le regioni ove pi√ļ intensa √® stata l’attivit√† antibanditi sono: Piemonte, ove complessivamente sono state effettuate dal marzo al novembre circa 840 operazioni che hanno inflitto ai banditi 11 400 perdite circa; Lombardia, con 840 operazioni e 5500 perdite inflitte; Venezia Euganea, con 400 operazioni e 8000 perdite inflitte; Emilia, con 300 operazioni e 6500 perdite inflitte; Liguria, con 300 operazioni e 5000 perdite inflitte; Venezia Giulia, con 214 operazioni e 3500 perdite inflitte.

Franz Hofer parla agli Sch√ľtzen in occasione del “Kreisschiessen” a Brunico, maggio 1944 (Slg. Wassermann/Niederdorf)

Dai dati sopra esposti risulta che:

  • a) – Il Piemonte ha totalizzato pi√ļ di 1/4 della complessiva attivit√† antibanditi svolta dal marzo all’ottobre (esattamente il 27%) nonch√© poco pi√ļ di 1/4 del totale delle perdite inflitte ai banditi (esattamente il 27%);
  • b) – La Lombardia ha totalizzato lo stesso numero di operazioni antibanditi del Piemonte (27% del totale) mentre il numero delle perdite inflitte √® la met√† di quelle del Piemonte (cio√® all’incirca un ottavo del totale);
  • c) – Seguendo il criterio di classificazione del numero delle operazioni al Piemonte ed alla Lombardia seguono a distanza la Venezia Euganea con il 13%, l’Emilia e la Liguria ciascuna con poco meno del 10% e la Venezia Giulia con poco meno dell’8%.
  • d) – Seguendo il criterio di classificazione delle perdite inflitte, dopo il Piemonte vengono la Venezia Euganea con il 20% circa e l’Emilia con circa il 17%, poi la Lombardia e la Liguria con ciascuna circa il 12% ed infine la Venezia Giulia con il 9% circa.
  • Considerando gli indici di efficacia delle singole azioni di rastrellamento regionali si ottiene la seguente classificazione: Emilia 28, Venezia Euganea 21, Venezia Giulia 16, Liguria 15, Piemonte 14, Lombardia 6.

Da tale classificazione si ricava:

  • 1) – Una nuova conferma del principio sopra enunciato che gli indici di efficacia diminuiscono notevolmente con l’aumentare del numero delle operazioni di rastrellamento (infatti il Piemonte e la Lombardia che totalizzano insieme pi√ļ della met√† del numero complessivo delle operazioni di rastrellamento hanno gl’indici pi√ļ bassi);
  • 2) – Le operazioni di rastrellamento hanno avuto alto rendimento soprattutto in Emilia e nella Venezia Euganea.

APPENDICE ALLA PARTE TERZA

Raffronto tra l’azione antibanditi complessiva e quella particolare svolta dall’esercito dal settembre 1943 al novembre 1944.¬†Nel grafico Allegato n. 7 sono tracciati i diagrammi di tutte le operazioni di rastrellamento comunque effettuate nel territorio nazionale (linea intera) e delle operazioni di rastrellamento effettuate dal solo esercito repubblicano (linea spezzata).

Nell’Allegato n. 9 sono riportati due specchi di raffronto tra l’attivit√† antibanditi complessiva e quella svolta in particolare dall’esercito.

Dall’esame del grafico e degli specchi risulta:

  • 1) – Fino al luglio 1944 la partecipazione dell’esercito alla attivit√† antibanditi ha potuto essere solo minima, talch√© la percentuale delle operazioni effettuate dall’esercito, o con la partecipazione dell’esercito, rispetto al numero delle operazioni complessivamente effettuate √® inferiore in media al 10 per cento.
  • 2) – La partecipazione dell’esercito alla lotta antibanditi si accentua nel periodo agosto-novembre 1944; in tale periodo infatti la percentuale media delle operazioni effettuate dall’esercito o con la partecipazione dell’esercito raggiunge il 22% e si manifesta la tendenza ad una partecipazione sempre maggiore dell’esercito alle operazioni stesse (infatti dalla percentuale del 19% in agosto si passa al 28% in novembre).¬†Tale accentuarsi della partecipazione dell’esercito alla lotta antibanditi corrisponde al periodo della organizzazione e dell’impiego dei reparti di contro guerriglia.
  • 3) – La percentuale media delle operazioni effettuate dall’esercito o con la sua partecipazione riferita a tutto il periodo marzo-novembre 1944 si aggira intorno al 16%.
  • 4) – In complesso di fronte ad una media complessiva mensile delle operazioni di rastrellamento di 340 e ad una complessiva giornaliera di 11 stanno le seguenti medie corrispondenti delle operazioni effettuate dall’esercito o con la sua partecipazione: 53 mensile e 2 giornaliera.
  • 5) – Le perdite inflitte ai banditi nelle operazioni effettuate dall’Esercito superano il quarto delle perdite totali inflitte dal complesso delle operazioni antibanditi (11.437 inflitte dall’esercito di contro a 42 679 perdite inflitte complessivamente ai banditi in tutta l’attivit√† anti-banditi).
  • 6) – L’indice di efficacia delle operazioni effettuate dall’Esercito o con la sua partecipazione risulterebbe di 24, quasi il doppio di quello delle operazioni complessive che √® di 14.

Dal che si deduce una particolare efficacia della attivit√† antibanditi svolta dall’esercito o con la sua partecipazione.

IN COLLABORAZIONE CON:

Enzo Antonio Cicchino

Enzo Antonio Cicchino

Nato a Isernia nel 1956

Vive a Roma.

Matricola Rai 230160.

enzoantoniocicchino@tiscali.it

Autore e regista documentari RAI

ALCUNI LIBRI DI ENZO ANTONIO CICCHINO

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento