FOTO E STORIE DI GUERRA – 73

a cura di Cornelio Galas

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di una nave da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di due navi da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di un idrovolante da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di una nave da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di una nave da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di un idrovolante da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” a Taranto nel gennaio 1942

Ufficiali sul ponte della nave “Duca d’Aosta” a Taranto nel gennaio 1942

Passaggio della nave “Duca d’Aosta” nel canale di Taranto nel gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” a Taranto nel gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” a Taranto nel gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” a Taranto nel gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” a Taranto nel gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione nel gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di una flotta della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo della nave “Duca d’Aosta” in navigazione il 25 gennaio 1942

I danni dei bombardamenti ad abitazioni civili a Bengasi nel febbraio 1942

I danni dei bombardamenti ad abitazioni civili a Bengasi nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nell’inverno 1942

Aereo e piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Aereo e piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Aereo e piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Aereo e piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Il governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942 alla cerimonia per la decorazione degli ufficiali mutilati e feriti di equipaggi di aerosiluranti

Il governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942 alla cerimonia per la decorazione degli ufficiali mutilati e feriti di equipaggi di aerosiluranti

Il governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942 alla cerimonia per la decorazione degli ufficiali mutilati e feriti di equipaggi di aerosiluranti

Il governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942 decora un ufficiale mutilato o ferito di aerosilurante

Il governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942 decora un ufficiale mutilato o ferito di aerosilurante

Gli ufficiali mutilati e feriti di equipaggi di aerosiluranti decorati dal governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942

Gli ufficiali mutilati e feriti di equipaggi di aerosiluranti decorati dal governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942

Il governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942 alla cerimonia per la decorazione degli ufficiali mutilati e feriti di equipaggi di aerosiluranti

Un ufficiale mutilato o ferito di equipaggio di aerosilurante decorato dal governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942

La cerimonia della decorazione degli ufficiali mutilati e feriti di equipaggi di aerosiluranti da parte del governatore dell’Egeo, ammiraglio Inigo Campioni nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Aereo inglese abbattuto nella zona di Bengasi nell’inverno 1942

Aereo inglese abbattuto nella zona di Bengasi nell’inverno 1942

Aereo inglese abbattuto nella zona di Bengasi nell’inverno 1942

Aereo inglese abbattuto nella zona di Bengasi nell’inverno 1942

Aereo inglese abbattuto nella zona di Bengasi nell’inverno 1942

Aereo inglese abbattuto nella zona di Bengasi nell’inverno 1942

Il generale Francesco Zingales, comandante il Corpo armato di manovra (C.A.M.) visita in Libia nell’inverno 1942 il comando del 6° battaglione granatieri che ha conquistato e presidiato Barce

La divisione corazzata “Ariete” lascia Bangasi e si addentra nel Gebel cirenaico verso le nuove posizioni nell’inverno 1942

La divisione corazzata “Ariete” lascia Bangasi e si addentra nel Gebel cirenaico verso le nuove posizioni nell’inverno 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

L’automobile di Vittorio Emanuele III durante la visita ad una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Vittorio Emanuele III visita una base navale nel febbraio 1942

Artiglieria contraerea su una nave da guerra nel febbraio 1942

Un cineoperatore effettua delle riprese da una nave da guerra nel febbraio 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Militare in osservazione con un binocolo a Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Batteria antiaerea appostata sul porto di Rodi nell’inverno 1942

Sbarco di un carrro armato da un convoglio a Tripoli nell’inverno 1942

Il porto di Tripoli durante lo sbarco di carri armati da un convoglio nell’inverno 1942

Carri armati sbarcati da un convoglio a Tripoli nell’inverno 1942

 

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I “SEGRETI” DEL FASCISMO – 7

a cura di Cornelio Galas

Lettera di Dino Grandi a Galeazzo Ciano

  Rapporti diplomatici italo-inglese – luglio

CHI ERA DINO GRANDI ?

  • i documenti raccolti da Enzo Antonio Cicchino

N. 2911. 12 Luglio 1937-XV

Caro Galeazzo,
Sarà a Roma da mercoledì a sabato p. v. (14-17 luglio) l’Avv. Adriano Dingli, Consulente legale di questa Ambasciata.

Dingli è un patriota maltese che si è battuto sempre per la causa dell’italianità di Malta, al nostro fianco e con molta lealtà. Egli gode di solido prestigio tra i “barristers” londinesi, forse ricorderai il suo nome in connessione con la recente causa tra Banca d’Egitto e la pseudo Banca d’Etiopia, causa da lui condotta e che si èrisolta in una brillante, completa vittoria per noi.

Dino Grandi

Da molti anni Dingli è socio del Carlton Club che – come Tu sai – è per così dire il Club ufficiale del Partito Conservatore, e che novera tra i suoi membri tutti gli alti e bassi papaveri dell’attuale Governo. Ed al Carlton Club Dingli si è costituito un’utile cerchia di amici politici, tra i quali gode simpatia e rispetto, ed un particolare prestigio derivante dalle sue note relazioni con l’Ambasciata d’Italia.

Ho fatto questa premessa per illustrare quanto sto ora per dirTi.

Qualche giorno fa Dingli – il quale già durante il periodo del conflitto italo-abissino ha avuto occasione di renderci utili servigi di sondaggio ed informazione – è stato avvicinato da Sir Joseph Ball, Capo dell’Organizzazione di Propaganda del Governo Nazionale, Capo Amministrativo e Consulente politico (“Chief Adviser on Policy”) del Partito Conservatore, e intimo amico di Chamberlain.

Adriano Dingli e Dino Grandi (a destra)

Ball ha tenuto a Dingli un lungo discorso sul sincero desiderio di Chamberlain di venire ad una completa e definitiva chiarificazione dei rapporti anglo-italiani, ed ha in sostanza chiesto a Dingli se egli sarebbe stato disposto ad assumere il compito di una missione a Roma per “accertare in via non ufficiale quale potrebbe essere il terreno migliore sul quale lavorare verso il ristabilimento di relazioni cordiali tra i due Paesi, prima di iniziare passi ufficiali”.

Chamberlain – ha precisato Ball – è assolutamente deciso a cercare la strada per una riconciliazione con l’Italia, “su basi permanenti”, ma vuole prima sondare il terreno al di fuori del tramite ufficiale del Foreign Office. Ball ha aggiunto che l’Ambasciatore d’Italia a Londra doveva essere naturalmente messo ai corrente preventivamente della cosa e richiesto confidenzialmente della sua assistenza.

In un successivo colloquio Ball avrebbe confermato a Dingli in termini abbastanza precisi che Chamberlain era al corrente dell’iniziativa. Pur insistendo sul carattere assolutamente non-ufficiale della missione, Ball ha tuttavia precisato che Dingli avrebbe dovuto cercare di “vedere il Ministro degli Affari Esteri Conte Ciano”.

Dino Grandi

A questo riguardo Ball ha dato a Dingli una lista degli argomenti sui quali doveva eventualmente tener parola al Conte Ciano, e che riassumo brevemente nei seguenti punti: possibilità di una estensione a tutto il campo delle relazioni italo-inglesi della “détente” nella campagna radio da una parte e dall’altra (Ball ha tenuto a insistere con Dingli sulla ottima impressione che nei circoli conservatori ha provocato l’assicurazione data dal Duce nei riguardi delle radiodiffusioni della Stazione di Bari).

Analoga “détente” per quanto concerne la stampa; possibilità di negoziare un patto regionale di non aggressione (Chamberlain – ha dichiarato Ball – è particolarmente favorevole alla stipulazione di patti regionali) nel Mediterraneo tra Inghilterra, Italia e Francia; preparare il terreno per il riconoscimento ufficiale della conquista italiana in Abissinia; situazione in Spagna.

Dino Grandi

Ball ha concluso insistendo sui fatto che è Chamberlain il quale oggi guida la politica estera brittannica, e pregando Dingli di dare alla sua eventuale missione carattere di una certa urgenza.

Tu sai che io sono contrario in genere alle cosidette missioni private, le quali sono quasi sempre frutto della fantasia, della vanità o della presunzione di qualche individuo. Anche per questa cosidetta missione di Dingli io non sono proprio sicuro che essa rappresenti qualcosa di effettivamente serio. Anzi, dai primi controlli che ho fatto attraverso altre persone vicine a Chamberlain, non ritengo che l’iniziativa del Ball abbia, nello stadio attuale, quella effettiva importanza che l’ottimo Dingli ad essa attribuisce.

Ciò a prescindere dal fatto che i “punti” indicati dal Ball, sopratutto quello relativo ai Patto Regionale Mediterraneo, è cosa vecchia, stantia che il Duce – come Chamberlain sa benissimo – ha rigettato da tempo e sulla quale né Chamberlain né altri possono farsi illusioni, oggi assai meno che ieri.

Sir Joseph Ball

Se io Ti prego di ricevere il Dingli, il quale è indubbiamente una persona seria, seppure modesta, e un sincero amico nostro, è soltanto perché ritengo utile – nel momento attuale – che egli possa tornare a Londra per riferire al Ball, e per esso ai Comitato Direttivo del Partito Conservatore, che Tu l’hai ricevuto e che nella Tua responsabilità di Ministro degli Esteri, lo hai incoraggiato a continuare nella sua opera di propaganda per il chiarimento dei rapporti itaio-brittannici, confermando ancora una volta, sia pure in modo generico, la volontà del Duce e Tua di una conciliazione definitiva e permanente coll’Inghilterra.

Questo a me serve, non presso Chamberlain personalmente, il quale sa benissimo quello che noi vogliamo e col quale ho stabilito contatti diretti e indiretti attraverso persone di calibro e di influenza ben maggiore di Ball e di Dingli, ma presso il Comitato Direttivo del Partito Conservatore. Per facilitare a Chamberlain il compito, bisogna anzitutto convincere e “catechizzare” coloro che gli stanno vicino.

Chamberlain con Mussolini

È già molto, nell’attuale situazione, che Chamberlain lasci fare. Qualche giorno fa Lord Stonehaven, che è stato sino a qualche mese fa per tutto il periodo Baldwin il vice-capo del Partito Conservatore, è venuto a trovarmi per ringraziare a nome di Chamberlain di quanto il Duce ha fatto per la stazione radio di Bari (la qual cosa, ha detto Stonehaven, ha “aiutato moltissimo il Primo Ministro”), e confermarmi direttamente da parte di Chamberlain la sua volontà ferma di chiarire in modo definitivo i rapporti coll’Italia, e per domandarmi di aiutarlo direttamente e indirettamente a preparare una situazione fra Roma e Londra, di fronte alla quale “i vecchi e i nuovi” che stanno ai Foreign Office non “possano far nulla” (sono le sue parole) e ad essi non rimanga che prendere atto del fatto compiuto.

Dingli e Ball non sono quindi che elementi di un complesso e vasto servizio di pattuglie stabilito attorno a Chamberlain, ma che possono – essi pure come gli altri – essere assai utili. A tutti questi diversi amici di Chamberlain io dò naturalmente l’impressione che essi “sono i soli i quali possano ecc. ecc. e i solidi cui io abbia fiducia ecc. ecc.”.

Aggiungi che nel campo dei conservatori di destra non c’è più da raccogliere che poco o nulla. Li abbiamo strizzati per tutto quanto potevano dare durante l’anti-sanzionismo. Adesso sono diventati tutti dei bisbetici impossibili e si ritengono burlati e beffati, dopo l’Asse Roma-Berlino e le faccende di Spagna. Ti ho riferito a lungo di essi in numerose occasioni.

Chamberlain

È tra i Conservatori del centro e di sinistra fra cui sto lavorando e bisogna lavorare adesso. Essi rappresentavano ieri il blocco che sosteneva il binario Baldwin-Eden. Oggi essi costituiscono il blocco sul quale poggia oggi la forza di Chamberlain, il quale non intende affatto di dividere a mezzadria con Eden il potere, come faceva Baldwin. Bisogna quindi incunearsi nella “frattura” incipiente fra Eden e Chamberlain e allargarla più che si può.

È quello che sto cercando di fare.

Non vi è dubbio che dal giorno che Chamberlain è diventato Primo Ministro molte cose nuove stanno muovendosi attorno e dentro al Foreign Office. C’è come un’atmosfera di malessere attorno alla persona di Eden e di Vansittart, malessere determinato dalla sempre più chiara intenzione di Chamberlain di prendere gradatamente in mano la politica estera brittannica.

Ciano, Mussolini e Chamberlain

Però Chamberlain è estremamente prudente in quanto che non vuole offrire a Eden il facile pretesto di qualche uscita di carattere clamoroso sulla base di interferenze nella sua responsabilità di Segretario di Stato.

L’indirizzo decisamente favorevole ad un riavvicinamento colla Germania è opera personale di Chamberlain. Questo indirizzo ha, come puoi immaginare, reso estremamente delicata, per non dire precaria, la posizione di Vansittart, la cui barca sta facendo piuttosto acqua.

Eden, che è un politicante di una volubilità addirittura camaleontica, ha subito messo acqua sul suo vino antitedesco e cerca di seguire come può il nuovo indirizzo dato da Chamberlain. Però la sua astiosità anti-tedesca e anti-italiana e la sua collusione ai cento per cento coi francesi mostrano visibilmente con quanta goffa fatica egli si lasci rimorchiare da Chamberlain, che non è Baldwin. Aggiungi che, mentre molti Membri del Gabinetto considerano il riavvicinamento colla Germania in funzione anti-italiana, Chamberlain ha un piano più vasto e comprensivo.

Da sinistra: Ciano, Mussolini e Chamberlain

Chamberlain desidera il riavvicinamento colla Germania e contemporaneamente il riavvicinamento coll’Italia. Solo nel caso che quest’ultimo fallisca, il riavvicinamento colla Germania dovrebbe assumere una specie di contro garanzia e di contro assicurazione nei riguardi dell’Italia. Insomma, la personalità di Chamberlain si sta sviluppando a poco a poco e credo valga la pena di accompagnare questi sviluppi con estrema diligenza, incoraggiandoli ogni qual volta è necessario.

Ritengo che il momento si avvicini in cui noi potremo giocare nei confronti diretti del Primo Ministro qualche carta grossa, superando sostanzialmente la persona di Eden e anche la mentalità di Vansittart, il quale, pur essendo orientato in un senso favorevole ad un’intesa coll’Italia, è cristallizzato nella vecchia mentalità anti-tedesca, e insiste ancora a considerare un’intesa anglo-italiana in funzione del suo piano di accerchiamento militare o politico della Germania.

Tutti questi punti saranno ripresi e sviluppati in un prossimo rapporto che io Ti invierò prossimamente. La situazione è, Ti ripeto, allo stato di crisalide, e non manca di elementi interessanti.

Per ora Ti sarei grato di rimandarmi indietro Dingli a Londra caricato a dovere. Poi vedremo.

Tuo, con affettuosa amicizia.
Dino Grandi

A Sua Eccellenza il Conte
Galeazzo Ciano di Cortellazzo
Ministro degli Affari Esteri

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I “SEGRETI” DEL FASCISMO – 6

a cura di Cornelio Galas

Relazione di Giuseppe Bottai
per Benito Mussolini
su come strutturare la pace

  • i documenti raccolti da Enzo Antonio Cicchino

CHI ERA GIUSEPPE BOTTAI ?

Giuseppe Bottai

20 luglio 1940

Duce,
ritengo mio dovere farTi un rapporto, desunto da mie osservazioni e deduzioni circa l’attuale momento politico e il compito particolare della cultura italiana nella preparazione della pace, desunte da miei contatti d’ufficio con il mondo universitario italiano. Forse, non avranno alcun interesse per lo svolgimento del Tuo pensiero; ma le vorrai considerare per quel poco che valgono.

Prima di entrare in argomento occorre premettere alcune osservazioni sulle tendenze politiche della nostra cultura e sul suo atteggiamento nei riguardi del Fascismo. Poiché, se è vero che in venti anni di Fascismo le nuove concezioni hanno sempre più inciso sulla vita del Paese trasformandola radicalmente, è pur vero che, per quel che riguarda la cultura, si è venuto via via approfondendo un contrasto, che ha irrigidito gli intellettuali in uno sterile conservatorismo.

Mussolini e Bottai

Di un movimento culturale fascista si è potuto parlare nei primi anni della rivoluzione, sulla base di alcuni elementi nazionalistici e idealistici, concretatisi nelle riforme del 1925 e poi sboccati nelle prime affermazioni del corporativismo, prima e dopo la Carta del Lavoro. Col declino del nazionalismo e dell’idealismo il movimento culturale fascista si è orientato poi in senso sempre più corporativistico, sviluppando il lato più propriamente rivoluzionario della nuova concezione sociale.

È stato, forse, questo il periodo più fecondo della collaborazione: quella frazione della cultura italiana che vi ha partecipato è riuscita a porsi davvero su un piano rivoluzionario e a costringere la più grande frazione conservatrice a scendere sul terreno della polemica e a collaborare anch’essa indirettamente. Gli anni che vanno dal 1932 al 1935 sono da questo punto di vista i più ricchi di risultati e la nostra ideologia rivoluzionaria ha avuto allora un’influenza notevole anche all’estero, in primo luogo sul nazionalsocialismo, che, giunto al potere nel 1933, si rivolgeva al Fascismo per seguirne l’esempio.

Ma, sopravvenuta la guerra d’Etiopia, la cultura italiana ha taciuto rinunciando a ogni ulteriore collaborazione. Sul piano speculativo la critica sempre più rigorosa condotta contro l’idealismo lo ha estraniato definitivamente dal processo rivoluzionario. Sul piano sociale la fine della discussione intorno ai principi del corporativismo ha arrestato l’elaborazione della nuova scienza politica ed economica. Messa a tacere la minoranza rivoluzionaria, la vecchia cultura conservatrice si è trovata senza avversari e si è rafforzata nelle sue posizioni, mascherandosi in gran parte con un ossequio estrinseco e adulatorio nei confronti del Regime.

Giuseppe Bottai

Siamo giunti così al settembre scorso. Quattro anni di silenzio ostile della cultura non potevano non influire sulla coscienza della Nazione. Sempre più antirivoluzionaria, la classe intellettuale si ritirava nelle posizioni più tradizionali: liberalismo e cattolicismo. D’altra parte le esigenze della rivoluzione sul piano politico, non secondate dal movimento culturale, erano costrette a far leva sulle ideologie del nazionalsocialismo, che procedeva rapidamente nel suo cammino.

Questa necessità di fatto accentuava a sua volta l’ostilità della cultura e alimentava un movimento di reazione che si estendeva fino alle classi popolari. Nulla di strano quindi, se, scoppiata la guerra, pressoché tutta l’Italia si è trovata anglofila e francofila, antitedesca e antirivoluzionaria.
[Mancano nove righe illeggibili per deterioramento nell’originale].

Giuseppe Bottai

La colpa del disorientamento ricade nella massima parte sul mondo intellettuale; e ben si spiega il disprezzo con cui la cultura è guardata da chi ha fede rivoluzionaria. Ma è pur vero che, nel campo della cultura, esistono degli elementi preparati ideologicamente e scientificamente ai compiti della Rivoluzione e che su di essi si potrebbe far leva per rinnovare dall’interno, un mondo da cui non si può prescindere.

Chi vive nella scuola sa che escono ogni anno da essa tanti giovani che attendono invano di essere orientati per lavorare, con serietà scientifica, a un’opera di ricostruzione. Accompagnando con un atteggiamento di diffidenza tutto il mondo della cultura e non discriminando in esso il vecchio e il nuovo, si corre il rischio di abbandonare i giovani alla forza della tradizione e di alimentare in essi lo stesso spirito di ostilità che anima i vecchi.

Giuseppe Bottai

Questa premessa mi è sembrata necessaria per chiarire quello che a me sembra il compito di oggi. Spiritualmente impreparati e disorientati siamo forse alla vigilia della pace, con la coscienza che vincere la pace è cosa affatto diversa dal vincere la guerra. Ora credo che si possa senz’altro affermare che vincerà la pace chi saprà meglio fare la Rivoluzione, chi saprà offrire al mondo, in termini precisi e concreti, ideologicamente e tecnicamente, il programma rivoluzionario più comprensivo, che, saldando il processo tra il vecchio e il nuovo, riesce a guadagnare la fiducia dei vincitori e dei vinti. E per far questo occorre uscire subito dal disorientamento, mettersi al lavoro e presentarci accanto alla Germania, anzi prima di tutto alla Germania, con idee chiare e di ampio respiro.

Ma, intanto, per quel che mi pare di vedere attraverso qualche sintomo, sia pure vago ed impreciso, e qualche commento ai piani di ricostruzione circolanti nella stampa tedesca, si va delineando una tendenza a chiudere il problema della pace nel problema particolaristico della pace italiana e a giuocare senza chiara consapevolezza su un concetto equivoco di autarchia. Ho timore, insomma, che si ripeta sul piano della pace quello stesso errore che, senza il Tuo energico intuito si poteva compiere sul piano della guerra: lasciare sola la Germania e lasciarci sfuggire l’iniziativa rivoluzionaria.

Giuseppe Bottai (a sinistra) con Mussolini

La Germania ha due modi di fare la pace e di realizzare la propria vittoria: uno conservatore e plutocratico, l’altro rivoluzionario e corporativo. Nel primo caso resterà la Germania imperialista di fronte a un’Europa più o meno vassalla, in una nuova sorta di equilibrio instabile e in un’irriducibile contrapposizione di ideologie e di programmi. Nel secondo, assolverà una funzione di carattere internazionale – europea e più che europea – realizzando un ordine nuovo, in una comunanza di principi ideali e di interessi, per cui il benessere della Germania sarà condizionato dal benessere degli altri Paesi.

Quale dei due modi prevarrà? Il pericolo della prima soluzione è evidente: il vincitore arricchito delle spoglie del nemico tende a diventare conservatore e a mantenere la superiorità raggiunta nei confronti del vinto. Ma non è detto che questo criterio debba trionfare ed anzi ci sono serie ragioni per pensare il contrario.

Mussolinie Bottai

Una prima è data dalla spinta rivoluzionaria, collettivistica, che ha condotto la Germania alla vittoria, sul fondamento di una struttura sociale e di una tecnica che non possono venire arrestate nel loro processo organico. Una seconda ragione può essere data – e in modo decisivo – dall’azione del resto dell’Europa, ma soprattutto dell’alleato vincitore, dell’Italia. Se, infatti, l’Italia solleciterà dalla Germania la seconda soluzione e agirà sul resto dell’Europa nel senso di questa più intima collaborazione, contribuirà ad attenuare e poi ad eliminare le tendenze tedesche conservatrici e a raggiungere la fine della politica di equilibrio.

Ora, purtroppo, il criterio che comincia a prevalere in Italia è in completa antitesi con questa seconda soluzione. Sulla base di una iniziale diffidenza verso la Germania e del terrore del suo predominio, si auspica una vittoria dell’Asse nel senso della costituzione di due sfere separate d’influenza, di due unità economiche autarchiche, di due autonomie cioè, che consentano all’Italia un futuro giuoco politico eventualmente antitedesco.

Giuseppe Bottai (a sinistra) con il Re d’Italia

Ma non si considera, così facendo, che circoscrivere la sfera d’influenza tedesca in una nuova forma di equilibrio europeo significa potenziarne il razzismo nel suo significato più materialistico e il suo imperialismo nel senso della maggiore prepotenza. Una Germania circoscritta non potrà non volere subordinare a sé gli interessi dei paesi confinanti, non volere giungere, prima o poi, al Mediterraneo attraverso Trieste, non avviarsi a una influenza sempre maggiore in questo mare, non far dilagare, in altri termini, il suo dominio a danno delle altrui sfere d’influenza.

E questa necessità intrinseca al suo imperialismo – comune a ogni imperialismo, ma tanto più forte quanto più legato all’orgoglio razzista – sarà aggravata dalla piena consapevolezza che la Germania avrà della nostra diffidenza e del nostro programma. La diffidenza si paga con la diffidenza, e la diffidenza sui piano politico ed economico si traduce nel desiderio di diminuire e di boicottare. La nostra azione sarà ostacolata in tutti i sensi, la nostra industria menomata, i nostri mercati circoscritti.

Giuseppe Bottai

Date le diverse posizioni di partenza, la concorrenza sarà tutta a nostro danno e il rapporto di dipendenza non potrà essere evitato. L’ideale dell’autarchia troverà cioè in se stesso la propria negazione e ciò che si vuole evitare sarà banalmente sollecitato. Dal punto di vista sociale, poi, le reciproche autarchie non potranno non dare luogo alla costituzione di due plutocrazie e particolarmente di una plutocrazia italiana al servigio di quella più forte. Il fine rivoluzionario, frustrato sul terreno internazionale, sarà a maggior ragione negato nella politica interna.

Alla politica autarchica si contrappone il pericolo della economia complementare, quale risulterebbe da un piano tedesco già delineato. La Germania sarebbe circondata da paesi agricoli e il suo dominio si eserciterebbe non nella contrapposizione dall’esterno agli altri paesi, bensì nell’organizzazione dall’interno della nuova Europa. Ma è qui, su questo piano appunto, che l’Italia e poi il resto di Europa possono operare correggendo il concetto di complementarità a beneficio proprio e degli stessi tedeschi.

Bottai nella Legione straniera francese

Accettato il concetto di collaborazione, la forma e i risultati di essa dipendono dai collaboratori. E dipenderà proprio da noi se sapremo convincere i tedeschi che nell’interesse nostro e loro il criterio della complementarità implica lo sviluppo industriale massimo di tutta l’Europa, e se, in conseguenza, sapremo indurli a favorire il potenziamento delle nostre industrie.

Riassumendo, credo che i principi fondamentali della nostra azione politica dovrebbero essere i seguenti:

I. Lealtà massima con i Tedeschi. Solo sul piano della lealtà si può costruire un programma rivoluzionario e farne propaganda internazionale. La politica di equilibrio implica la contrapposizione tra ciò che si pensa e ciò che si dice, quindi la diplomazia, quindi la classe dirigente che ha il segreto e che si contrappone alla massa, quindi il malcostume, il borghesismo, la plutocrazia.

II. Ingrandimento del campo di azione dei vincitori in un’opera di carattere internazionale, che modifichi il concetto di razza e di autarchia, trasportandolo dal terreno materialistico a quello spiritualistico.

III. Preparazione di un piano rivoluzionario corporativo che, per il principio ideale e per le sue determinazioni tecniche, risponda alle più profonde esigenze spirituali di oggi e possa guadagnare la fiducia dei vincitori e dei vinti.

Ma, se questi sono i principi che debbono guidare la nostra azione, è chiaro che occorre mettersi subito al lavoro e sollecitare fin d’ora un movimento culturale che abbia la possibilità di pesare ideologicamente e politicamente. I tedeschi si preparano già da lungo tempo e noi siamo assenti: diffidiamo inutilmente di loro e ci mettiamo senza discutere nelle loro mani.

Tutto questo ho voluto dirTi perché Tu non creda che gli esponenti della cultura italiana siano senza eccezione sull’Aventino. Penso anzi che la riserva migliore sulla quale possa fare assegnamento l’Italia sia quella della cultura e che la carta principale per riprendere l’iniziativa della Rivoluzione nel suo gioco politico internazionale sia quella della ideologia.

Penso ancora che, iniziato il movimento, molti giovani studiosi si rivelerebbero improvvisamente e si porrebbero con fede e con insostituibile capacità al lavoro di costruzione scientifica e politica. Ma la condizione imprescindibile per raggiungere questo risultato è che il movimento scientifico possa svolgersi con serenità e continuità, in un’atmosfera che, pure essendo politica, sia sottratta alle vicende troppo contingenti dell’azione politica più immediata.

Bottai (a sinistra)nella Legione straniera francese

Preparare un piano corporativo di carattere internazionale significa approfondire la critica dell’equilibrio politico ed economico (liberalismo), il significato positivo e negativo dell’autarchia (organismo economico e protezionismo), il problema della moneta aurea e della sua sostituzione (economia del lavoro e disoccupazione), il problema dell’organismo economico internazionale (corporazione generale o territoriale), il criterio dell’economia complementare (nel significato tedesco e in quello che potrebbe essere il significato italiano), il rapporto tra il sistema europeo e il sistema mondiale (rivoluzione parziale o totale) il rapporto tra Fascismo e Bolscevismo (gerarchia e democrazia), il problema delle materie prime e delle eccedenze demografiche (distribuzione dei territori o circolazione delle masse), il rapporto tra economia rurale ed economia industriale (paesi poveri e paesi ricchi), le riforme istituzionali interne e internazionali (parlamentarismo, società e gerarchia delle nazioni), il significato del razzismo e delle sue conseguenze politiche (germanesimo, ebraismo, popoli latini, razze gialle), ecc.

Bottai

Basta accennare a questi problemi per intuire subito la complessità e la reciproca interferenza. I Tedeschi li stanno affrontando metodicamente e con una continuità di principi e di ricerche che dura ormai da parecchi anni. In Italia non solo si è fatto pochissimo, ma in generale non si sospetta, anche da chi siede sulle cattedre, che tali problemi esistono e possano essere oggetto di studio. Quelli che potrebbero fare, e che si trovano dinanzi alla incomprensione e alla ostilità misoneistica della scienza accademica, avrebbero bisogno di essere posti nelle condizioni spirituali e materiali di lavorare e discutere su un piano di superiore dignità.

I docenti delle Università italiane considererebbero come loro più ambito privilegio cimentarsi, su Tue direttive, ad una ricognizione generale della dottrina fascista, raggrupparla in settori e prospettare, da un punto di vista rigorosamente teorico, i possibili orientamenti. I temi sarebbero preventivamente sottoposti al Tuo giudizio e il lavoro non dovrebbe, penso, assumere la forma esteriore di un convegno. Sarebbe compiuto a celerissime tappe, in composto silenzio, nel concluso ambito accademico, e Ti sarebbero poi presentate le conclusioni, che potrebbero rimanere riservate fino a che Tu lo giudichi opportuno; od anche essere esaminate e discusse da altri settori del Regime.

Bottai

La giovane generazione dei docenti delle nostre Università, educata al costume fascista nel clima fascista, si sente anche essa una milizia ai Tuoi ordini e, come tale, chiede di servirli. Se l’esperimento, come io ritengo, sarà fecondo, potrai, successivamente, esaminare l’opportunità di porre i migliori elementi a contatto con i camerati docenti tedeschi per unificare, in feconda e leale collaborazione, taluni principi teorici che dallo studio saranno affiorati e che Tu avrai ritenuti conformi allo spirito della dottrina fascista.

larchivio@tiscalinet.it

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FOTO E STORIE DI GUERRA – 72

a cura di Cornelio Galas

Avieri al lavoro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Revisione di battelli pneumatici in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Gruppo di piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Revisione di un battello pneumatico in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Gruppo di piloti intorno ad un venditore di mandarini nell’inverno 1942

Gruppo di piloti intorno ad un venditore di mandarini nell’inverno 1942

Meccanico al lavoro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti scendono da un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Allarme notturno in un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Allarme notturno in un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Allarme notturno in un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Allarme notturno in un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Allarme notturno in un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Allarme notturno in un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Allarme notturno in un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Allarme notturno in un aeroporto di guerra nell’inverno 1942

Soldato del Corpo di spedizione italiano in Russia fra due cavalli nell’aprile 1942

Soldato del Corpo di spedizione italiano in Russia in azione nell’aprile 1942

Soldati del Corpo di spedizione italiano in Russia in posizione con l’artiglieria nell’aprile 1942

Soldati del Corpo di spedizione italiano in Russia in posizione con l’artiglieria nell’aprile 1942

Reparto del Corpo di spedizione italiano in Russia in marcia verso le posizioni avanzate delle prime linee nell’aprile 1942

Soldato del Corpo di spedizione italiano in Russia in azione nell’aprile 1942

Il principe di Piemonte Umberto di Savoia ad Aosta passa in rassegna un reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni nel febbraio 1942

Il principe di Piemonte Umberto di Savoia ad Aosta passa in rassegna un reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni nel febbraio 1942

Il principe di Piemonte Umberto di Savoia ad Aosta passa in rassegna un reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni nel febbraio 1942

Il principe di Piemonte Umberto di Savoia ad Aosta passa in rassegna un reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni nel febbraio 1942

Il principe di Piemonte Umberto di Savoia ad Aosta passa in rassegna un reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni nel febbraio 1942

Il principe di Piemonte Umberto di Savoia ad Aosta passa in rassegna un reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni nel febbraio 1942

Reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni viene passato in rivista ad Aosta dal principe di Piemonte Umberto di Savoia nel febbraio 1942

Reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni viene passato in rivista ad Aosta dal principe di Piemonte Umberto di Savoia nel febbraio 1942

Reparto di alpini partenti per la zona delle operazioni viene passato in rivista ad Aosta dal principe di Piemonte Umberto di Savoia nel febbraio 1942

Aerei sorvolano un campo di battaglia nell’inverno 1942

Campo di battaglia nell’inverno 1942

Carri armati al fronte nell’inverno 1942

Carro armato al fronte nell’inverno 1942

Carro armato al fronte nell’inverno 1942

Carrista al fronte nell’inverno 1942

Soldati di un reparto di truppe alpine in alta montagna nell’inverno 1942

Soldati di un reparto di truppe alpine in alta montagna nell’inverno 1942

Soldati di un reparto di truppe alpine in alta montagna nell’inverno 1942

Soldato di un reparto di truppe alpine in alta montagna nell’inverno 1942

Soldato di un reparto di truppe alpine in alta montagna nell’inverno 1942

Soldati di un reparto di truppe alpine in alta montagna nell’inverno 1942

Soldato di un reparto di truppe alpine in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Soldato in posizione con il fucile in Russia nell’inverno 1942

Reparto in avanzata in Russia verso nuove posizioni nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in Russia nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in Russia nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in Russia nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in Russia nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in Russia nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in Russia nell’inverno 1942

Case agricole sotto la neve in Russia nell’inverno 1942

Soldati in azione di ricognizione in Russia nell’inverno 1942

Due soldati in osservazione in Russia nell’inverno 1942

Gruppo di soldati in Russia nell’inverno 1942

Gruppo di soldati in Russia nell’inverno 1942

Pilota presso un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota presso un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Territorio visto da un aereo in volo da Tripoli ad Agedabia nell’inverno 1942

Territorio visto da un aereo in volo da Tripoli ad Agedabia nell’inverno 1942

Ufficiale in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Territorio visto da un aereo in volo da Tripoli ad Agedabia nel gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Marinai consumano il rancio a bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Preparazione dei cestini da guerra per il pranzo degli ufficiali a bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Ufficiali mangiano con il cestino da guerra a bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Ufficiali mangiano con il cestino da guerra a bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Ufficiali mangiano con il cestino da guerra a bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di due navi e un aereo da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

A bordo di una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di una flotta da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

Veduta di due navi da una nave da guerra in navigazione il 25 gennaio 1942

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PIOVELO DEMO’ ANCA LI’ ?

di Cornelio Galas

Sul Coriér de la séra gh’è spés ‘n francoból de artìcol (“Cronachette” el titol) de Paolo Di Stefano. Bèm, en poche righe se léze quel che ‘l giornalista l’ha scoltà en giro. Anca senza voler scoltar. Nel senso che l’è zènt che parla a alta vóze, soratùt col telefonìm. E ‘n vèi fòra de bèle, de tuti i colori … da rider ma anca da pianzer, se sa.

L’è strani però che propri quando per quela che i ghe ciàma pràivasi dapertùt zamài bisogna firmàr en sàch de carte, tanta zent la ghe fàga savér i so misteri a tuti en stràa, en piàza, en pizeria, sula corièra, ensóma, a l’avèrta.

E no l’è sol en lechét dei vèci. Anca i zóveni i gòsa en sti trabìcoi. Ah, zà che parlém de veci, ve conto cossa che la féva me pòra nòna Maria quando la telefonéva ai parenti. Se se tratéva de so sorèla Ida, da Arco, la parléva disènte squasi normale. Se envèze la dovèva parlar coi neói de Bolzam, la goséva … tèi, i era lontani nessì.

Forsi l’è per sto motivo che tanti veciòti (ma anca i zóveni, come dit, no i è da mém) i ziga ancora adés nei telefonini. Fato stà che – anca se no te vòi savèr i afàri dei altri – te tóca scoltàr … e far finta de gnènt.

Mi sóm de quèi vegnùi su col duplex e ‘l telefono, gròss, tacà al mur nel coridór, propri denor ala cosìna. E alora, quando telefoneva le morosòte … se dovéva dropàr el codice segreto. Ensóma tut en giro de parole per dir che ne saréssem trovài prima de zéna ale solite banchéte de Caneve …

Adès che no ghe sarìa pù bisogn de ste robe scondùe, che basterìa ciapàr su le so stràzze e ‘l telefonìm e nar dove nesuni te pòl sentir, eco adès enveze l’è tut en ciaceramento anca su robe che dele volte le te làssa coi cavèi driti (se te i gài ancora).

Per dir (no digo dove e chìe per carità) qualche dì fa ero ‘n d’en ristorante. Vago fòra a fumar na cica e gh’è en gròp de boci tuti tacài al telefonim. Un de lòri el fa: “Bèla la sorela del (), propri bela, con quela boca che … squasi ‘n dì ghe salto adòs per veder la reaziòm …”.

N’altro, ‘n d’en bar: “Ah ciao (boca empastada), sì sì, no so … l’è che mi e ‘l () avém zamài tirà ‘l col a oto bire … tei, no trovo pù ‘l me motorim … (rut) …. ah scolta, e se vegnìssi a torme … disente tra mezora dai che ‘ntant ne fèm l’ultim spritz …”.
Oh, vera neh. Gnanca na parola enventada.

Ma sti chì, te dirài, l’è bòci. Tuti chi mem chi de pù avém fàt le nosse. Va bem. Nèm su co l’età. Gh’è alora el pu figo de la val. Tut tirà, giaca e cravata che se vede che l’è ‘n rapresentante zà da lontàm, da zento metri dai. Bém sto chi el magna en toch de piza co la mam, el tei co l’altra el telefonim e tra ‘n bocom e l’alter, olter a risponder el varda anca el compiuterìm sul tavol. L’è semper agità: te diréssi, gnanca el temp per nar a pisàr. Ti te sei lì ‘n banda e dopo ‘n po’ te vei anca a ti l’ansia. Che te vegnirìa la voia de dirghe: “Scolta, te compro mi qualcos del to ambaradam basta che te la mòchi lì n’atimim de sderenarte”.


N’alter esempi? Quel che è stà apena molà da na dona. Fasèndo ‘l nome de sta chì el tàca via de solit cosìta: “Quela stronza … ma te me capìssi bem … con tut quel che ho fat per ela … e zo e zo tut quel che l’ha fat, anca racomandaziom. Po’ ala fim, sol ala fim, te capìssi che quela l’era l’amante. Che lù l’è sposà e la spósa no la sa gnent. Prima de smorzar el telefonim però ariva ‘l làz per quela che se capìs l’è al telefono. “Scolta, che ‘n dirésset stasera de nar a magnar qualcos ensema?”.

N’alter esempi: quei che deve meterse d’acordi su dove trovarse. “Ciao, som chi a () ti ‘n do sét? …Ah, ho capì, ma alora zamài ho pasà via quela stràa … ‘sa faga, te speto chi o vegna de volta mi? … Ah, no so, speto che domando chi dove che sóm …”.


I veciòti, disénte, i è men malmostosi. Però en compenso i la tira pu longa. En dì uno el m’ha copà a forza de far nomi. “Perché sàt, la Ana, che vegnirìa a esser la nèza del Fausto, sì quel che abita en costa al paés, eco brava, el marì dela Ida Gigèla, eco la Ana, che te sai no che l’ha pers el marì do stimàne fa no, sì el por Gino dei Gaburi, ma dai che t’el conosévi, che el vegniva a esser el fiol del Massimo Peràt … che dopo”.

Finìsso co na telefonada sul temp che m’ha fat pianzer dal rider. Na veciòta la parla al telefonìm subit fora na botéga de Arco. “Tàsi che ho lassà a cà l’ombrèla. Com’ela lì da tì, piòvelo?”. Se vede che l’altra la ghe dìs che anca ela l’è a Arco. E alora: “Sì, ‘l so che te abiti a Arco, vers l’ospedal, ma mi som propri en zità, vizim a la ciésa neh?”

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ROMA, IL MUSEO STORICO DEI CARRISTI

a cura di Televignole

video di Enzo Antonio Cicchino

La Sede del Museo è temporaneamente ubicata presso il Museo della Fanteria a Roma, in Piazza S. Croce in Gerusalemme, 9. Può essere visitata tutti i giorni, esclusi i festivi, dalle ore 09.00 alle ore 13.00.

Visite guidate in altre ore del giorno compresa la domenica, da parte di Associazioni e Scuole, possono essere effettuate previo accordo con la Direzione del Museo (tel. 06.7027971).

Si compone di una parte esterna nel giardino a ridosso delle mure romane e due sale interne.

Tra i cimeli più importanti, oltre al medagliere, alle Bandiere, alle drappelle e alla rappresentazione delle attività dei reparti, sono da notare i modelli in miniatura di carri in uso dal 1927 al 1986 e, esposti nel parco, due mezzi corazzati al naturale.​

 

 

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FOTO E STORIE DI GUERRA – 71

a cura di Cornelio Galas

Passaggio di carri armati autotrasportati sotto l’arco dei Fileni in Libia nell’inverno 1942

Passaggio di carri armati autotrasportati sotto l’arco dei Fileni in Libia nell’inverno 1942

Passaggio di carri armati autotrasportati sotto l’arco dei Fileni in Libia nell’inverno 1942

Carri armati autotrasportati in marcia verso le posizioni avanzate delle prime linee nell’inverno 1942

Carri armati autotrasportati in marcia verso le posizioni avanzate delle prime linee nell’inverno 1942

Carro armato autotrasportato in marcia verso le posizioni avanzate delle prime linee nell’inverno 1942

Carro armato autotrasportato in discesa dal camion nell’inverno 1942

Carro armato autotrasportato scaricato dal camion nell’inverno 1942

Camion e carri armati in sosta nell’inverno 1942

Giovani fascisti della divisione “Sabaudia” ad una postazione di artiglieria nell’inverno 1942

Giovani fascisti della divisione “Sabaudia” appostati con fucili nell’inverno 1942

Giovani fascisti della divisione “Sabaudia” appostati con fucili nell’inverno 1942

Giovani fascisti della divisione “Sabaudia” appostati con fucili nell’inverno 1942

Giovani fascisti della divisione “Sabaudia” in trincea nell’inverno 1942

Ufficiali in osservazione del territorio nell’inverno 1942

Giovani fascisti della divisione “Sabaudia” e militari del battaglione “San Marco” ad una postazione di artiglieria nell’inverno 1942

Sbarco di truppe aerotrasportate all’aeroporto di Castelbenito (Ben Gascir) nell’inverno 1942

Sbarco di truppe aerotrasportate all’aeroporto di Castelbenito (Ben Gascir) nell’inverno 1942

Sbarco di truppe aerotrasportate all’aeroporto di Castelbenito (Ben Gascir) nell’inverno 1942

Sbarco di truppe aerotrasportate all’aeroporto di Castelbenito (Ben Gascir) nell’inverno 1942

Sbarco di truppe aerotrasportate all’aeroporto di Castelbenito (Ben Gascir) nell’inverno 1942

Passaggio di carri armati autotrasportati nell’inverno 1942

Carro armato autotrasportato scende dal camion nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria nell’inverno 1942

Militari consultano le carte nell’inverno 1942

Fanteria in azione nell’inverno 1942

Gruppo di prigionieri nell’inverno 1942

Gruppo di prigionieri nell’inverno 1942

Tre piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Avieri sistemano un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Due operai al lavoro nell’officina di un campo di aviazione nell’inverno 1942

Operaio al lavoro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Riparazione di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Riparazione di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Operai al lavoro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Eliche di aerei danneggiate in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Gruppo di autoveicoli in una radura nell’inverno 1942

Un pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Un pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Un pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti all’interno di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota presso un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Particolare di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Particolare di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Gruppo di suini nell’inverno 1942

Avieri al lavoro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Gruppo di piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota con un tecnico presso un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti all’interno di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti all’interno di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota all’interno di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti all’interno di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti all’interno di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota all’interno di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Revisione di un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Aerosiluranti in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Rifornimento di bombe ad un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Rifornimento di bombe per un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Aereo, piloti e meccanici in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Civili locali al lavoro in una pietraia nell’inverno 1942

Due donne locali nell’inverno 1942

Civili locali nell’inverno 1942

Gruppo di piloti in pausa in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Gruppo di piloti in pausa in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Gruppo di piloti in pausa in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Trasporto di un siluro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Sistemazione di un siluro su un aerosilurante in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Sistemazione di un siluro su un aerosilurante in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Cagnolino-mascotte sul siluro su un aerosilurante in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Cagnolino-mascotte sul siluro su un aerosilurante in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Sistemazione di un siluro su un aerosilurante in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Movimentazione di un siluro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti intorno ad un siluro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Sistemazione di un siluro su un aerosilurante in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Piloti intorno ad un siluro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Idrovolante alla fonda nell’inverno 1942

Veduta di un porto nell’inverno 1942

Rifornimento di bombe ad un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota presso un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Rifornimento di bombe ad un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Siluri in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Trasporto di un siluro in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

Pilota presso un aereo in un campo di aviazione nell’inverno 1942

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L’OMBRA DELLA STORIA: L’AMERICA di Anna Camaiti Hostert

a cura di Cornelio Galas

L’amico Enzo Antonio Cicchino ci ha gentilmente inviato alcuni video con Anna Camaiti Hostert. Titolo: “L’ombra della storia (l’America di Anna Camaiti Hostert)

Chi è Anna Camaiti Hostert?

Si è laureata in filosofia all’Università di Pisa con lo storico della filosofia Nicola Badaloni. Ha conseguito il PhD in Literature and Film alla University of Chicago. Ha insegnato alla Loyola University di Chicago, alla University of Illinois di Chicago e alla Università di Roma La Sapienza. È stata Visiting Professor alla University of Southern California (USC) a Los Angeles e al campus fiorentino della Tisch School of Cinema della New York University (NYU). È stata inoltre Distinguished Visiting Professor alla Florida Atlantic University (FAU) a Boca Raton (FL). Ha ricoperto l’incarico di Associate Dean della Loyola University (sede di Roma).

Anna Camaiti Hostert

Nel 1999 ha fondato, insieme a Mario Perniola (direttore), Gianni Carchia, Sergio Givone, Luisa Passerini e Isabella Vincentini la rivista Ágalma. Rivista di studi culturali e di estetica, del cui comitato di redazione fa tuttora parte. Dal 1986 è iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti ed è stata addetto stampa per la Regione Toscana. È stata autrice del programma televisivo Metix (dal titolo di uno dei suoi libri), andato in onda su RaiSat (programmazione 2005-2006). È stata ospite di numerosi Festival del Cinema (Procida, Pesaro) e di programmi culturali televisivi e radiofonici.

Anna Camaiti Hostert con Enzo Cicchino

Ha collaborato con la regista Fiorella Infascelli per il film Italiani, del 1998, presentato nello stesso anno al Festival del Cinema di Venezia. Ha collaborato con le pagine culturali del quotidiano il manifesto. Nel 2013 ha fondato con Nicola Fano, Gloria Piccioni e Gabriella Mecucci il quotidiano on-line di cultura Succedeoggi, del quale è editorialista. Tiene conferenze e seminari in molti atenei italiani e stranieri. In questi ultimi anni, ha affiancato al lavoro teorico e giornalistico, anche l’attività letteraria e di sceneggiatura.

Buona visione

la redazione di Televignole

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MISCIOTI DE GIORNAI VECI – 57

a cura di Cornelio Galas

(MARZO 2006)

ARCO

BASSO SARCA

DRO

ECONOMIA

IMMIGRAZIONE

IRAN

IRAQ

ISLAM

VALLE DI LEDRO

LIBIA

METEO

POLITICA TRENTINO

POLITICA ITALIA

POLVERI

RIVA DEL GARDA

ROVERETO

SANITÀ

FESTIVAL DI SANREMO

TENNO

TRENTO – TRENTINO

NAGO-TORBOLE

UNIONE EUROPEA

STATI UNITI

VARIE

 

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FOTO E STORIE DI GUERRA – 70

a cura di Cornelio Galas

Prigionieri neozelandesi, sudafricani e inglesi si imbarcano per l’Italia nell’inverno 1942

Prigionieri neozelandesi, sudafricani e inglesi si imbarcano per l’Italia nell’inverno 1942

Prigionieri neozelandesi, sudafricani e inglesi si imbarcano per l’Italia nell’inverno 1942

Prigionieri neozelandesi, sudafricani e inglesi si imbarcano per l’Italia nell’inverno 1942

Prigionieri neozelandesi, sudafricani e inglesi si imbarcano per l’Italia nell’inverno 1942

Prigionieri neozelandesi, sudafricani e inglesi si imbarcano per l’Italia nell’inverno 1942

Prigionieri neozelandesi, sudafricani e inglesi si imbarcano per l’Italia nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad una chiesa nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad una chiesa nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad una chiesa nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad una chiesa nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad una chiesa nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti ad un centro abitato nell’inverno 1942

Civili in una piazza di un centro abitato nell’inverno 1942

Civili in un mercato di un centro abitato nell’inverno 1942

Gruppo di cammelli nell’inverno 1942

Gruppo di civili e cammelli in un centro abitato nell’inverno 1942

Gruppo di civili e cammelli in un centro abitato nell’inverno 1942

Gruppo di ovini in un centro abitato nell’inverno 1942

Civili in un mercato di un centro abitato nell’inverno 1942

Veduta di un centro abitato nell’inverno 1942

Una via di un centro abitato nell’inverno 1942

Una via di un centro abitato nell’inverno 1942

Una chiesa di un centro abitato nell’inverno 1942

Colonna di carri armati a Tripoli il 31 dicembre 1941

Colonna di carri armati a Tripoli il 31 dicembre 1941

Sbarco di carri armati a Tripoli il 31 dicembre 1941

I danni dei bombardamenti a Tripoli il 31 dicembre 1941

I danni dei bombardamenti a Tripoli il 31 dicembre 1941

I danni dei bombardamenti a Tripoli il 31 dicembre 1941

I danni dei bombardamenti a Tripoli il 31 dicembre 1941

I danni dei bombardamenti a Tripoli il 31 dicembre 1941

I danni dei bombardamenti a Tripoli il 10 gennaio 1941

Un molo del porto di Tripoli il 10 gennaio 1941

I danni dei bombardamenti a Tripoli nell’inverno 1942

I danni dei bombardamenti a Tripoli nell’inverno 1942

Incursione aerea notturna su Tripoli nell’inverno 1942

Sbarco di un carro armato a Tripoli nell’inverno 1942

Sbarco di carri armati a Tripoli nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in azione a Tripoli nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in azione a Tripoli nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in azione a Tripoli nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in azione a Tripoli nell’inverno 1942

Postazione di artiglieria in azione a Tripoli nell’inverno 1942

Case arabe distrutte a Tripoli nell’inverno 1942

Case arabe distrutte a Tripoli nell’inverno 1942

Case arabe distrutte a Tripoli nell’inverno 1942

Case arabe distrutte a Tripoli nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Alpino in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Sci e racchette di un alpino in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Reparto di truppa alpina in alta montagna nell’inverno 1942

Attrezzi di un alpino in alta montagna nell’inverno 1942

Cannone ricoperto di neve nell’inverno 1942

Cannone sotto la neve nell’inverno 1942

Alpino in alta montagna nell’inverno 1942

Paesaggio montano innevato nell’inverno 1942

Paesaggio montano innevato nell’inverno 1942

Paesaggio montano innevato nell’inverno 1942

Paesaggio montano innevato nell’inverno 1942

L’edificio della Scuola militare di alpinismo “Duca degli Abbruzi” ad Aosta nell’inverno 1942

L’edificio della Scuola militare di alpinismo “Duca degli Abbruzi” ad Aosta nell’inverno 1942

L’edificio della Scuola militare di alpinismo “Duca degli Abbruzi” ad Aosta nell’inverno 1942

Marinai alla postazione antiaerea su un nostro incrociatore nel gennaio 1942

Marinai alla postazione antiaerea su un nostro incrociatore nel gennaio 1942

Marinai alla postazione antiaerea su un nostro incrociatore nel gennaio 1942

Marinai alla postazione antiaerea su un nostro incrociatore nel gennaio 1942

Marinaio di vedetta con il telefono per gli impianti antiaerei su un nostro incrociatore nel gennaio 1942

A bordo di un nostro incrociatore nel gennaio 1942

Marinaio alla postazione antiaerea su un nostro incrociatore nel gennaio 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Apprestamento dello sbarramento aereo nell’inverno 1942

Postazione di batteria contraerea a bordo di una nave da guerra nell’inverno 1942

Postazione di batteria contraerea a bordo di una nave da guerra nell’inverno 1942

Postazione di batteria contraerea a bordo di una nave da guerra nell’inverno 1942

Postazione di batteria contraerea a bordo di una nave da guerra nell’inverno 1942

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