FOTO E STORIE DI GUERRA – 41

a cura di Cornelio Galas

Trimotore a bordo del quale fuggirono i ministri iugoslavi nella primavera 1941

Stukas in missione sulla costa cretese il 28 maggio 1941

Aerei da trasporto Junkers Ju-88 in volo a bassa quota verso Creta il 28 maggio 1941

Soldati tedeschi avanzano strisciando mentre il settore occupato dai britannici a Creta viene bombardato il 28 maggio 1941

Un militare tedesco appostato fra le rocce a Creta il 28 maggio 1941

Un soldato tedesco in una postazione con mitragliatrice guarda il campo di battaglia a Creta con il binocolo il 28 maggio 1941

Un tratto di costa cretese durante un bombardamento il 28 maggio 1941

Un incendio nella zona dei combattimenti a Creta il 28 maggio 1941

Un incendio nella zona dei combattimenti a Creta il 28 maggio 1941

Esplosione nelle vicinanze di un boschetto a Creta il 28 maggio 1941

L’aviazione tedesca bombarda le postazioni nemiche a Creta il 28 maggio 1941

Una zona collinare di Creta vista da un aereo tedesco in volo il 28 maggio 1941

Un tratto di costa cretese visto da un aeroplano in volo il 28 maggio 1941

La costa cretese vista da un aeroplano il 28 maggio 1941

L’ala di un aeroplano forata dai proiettili il 28 maggio 1941

Lo scheletro di un aeroplano incendiatosi a causa dei bombardamenti il 28 maggio 1941

Alcuni soldati tedeschi di pattuglia a Creta il 28 maggio 1941

Soldati a Creta portano a spalla i caduti il 28 maggio 1941

Prigionieri greci a Creta il 28 maggio 1941

Prigionieri greci a Creta il 28 maggio 1941

Bombardieri su Tobruch nel giugno 1941

Esplosioni al suolo presso Tobruch viste da un bombardiere italiano nel giugno 1941

Esplosioni al suolo presso Tobruch viste da un bombardiere italiano nel giugno 1941

Truppe sfilano in una cittadina della Dalmazia nel giugno 1941

Soldati in marcia lungo una cittadina dalmata affollata ai lati della strada nel giugno 1941

Muli trasportano materiali bellici in Dalmazia nel giugno 1941

Truppe italiane escono da un paese della Dalmazia nel giugno 1941

Una colonna dell’esercito italiano attraversa una cittadina della Dalmazia con muli e camion nel giugno 1941

Soldati tra una folla di civili in Dalmazia nel giugno 1941

Cannoni schierati in Dalmazia nel giugno 1941

Un paracadutista appena atterrato ripiega il paracadute nella zona del canale di Corinto il 26 aprile 1941

Un paracadutista durante la discesa sulla zona del canale di Corinto il 26 aprile 1941

Un paracadute aperto il 26 aprile 1941

Veduta del canale di Corinto il 26 aprile 1941

Un’esplosione fra gli alberi nella zona del canale di Corinto il 26 aprile 1941

Una zona di campagna presso il canale di Corinto investita dai bombardamenti tedeschi il 26 aprile 1941

Un ponte di ferro il 26 aprile 1941

Una zona di campagna presso il canale di Corinto investita dai bombardamenti tedeschi il 26 aprile 1941

Due paracadutisti tedeschi aprono il fuoco con una mitragliatrice nella zona del canale di Corinto il 26 aprile 1941

Un soldato tedesco col fucile prende la mira nella zona del canale di Corinto il 26 aprile 1941

Paracadutisti aprono il fuoco con le mitragliatrici nella zona del canale di Corinto il 26 aprile 1941

Una grande colonna di militari avanza lungo la strada centrale di un paesino nella zona del canale di Corinto il 26 aprile 1941

Due prigionieri dell’esercito britannico il 26 aprile 1941

Gruppo di prigionieri britannici il 26 aprile 1941

Un incrociatore tedesco apre il fuoco nel giugno 1941

Una nave nemica affonda nel giugno 1941

Una nave nemica viene centrata dalle cannonate nel giugno 1941

Una nuvola di fumo si alza da una nave nemica nel giugno 1941

Un incrociatore tedesco apre il fuoco nel giugno 1941

Una nave nemica viene centrata dalle cannonate nel giugno 1941

Un incrociatore tedesco apre il fuoco nel giugno 1941

Una nave nemica affonda nel giugno 1941

Un’ondata investe il ponte dell’incrociatore tedesco nel giugno 1941

Una nave nemica affonda nel giugno 1941

Una nave nemica affonda nel giugno 1941

Una nave nemica affonda nel giugno 1941

Una nave nemica viene colpita sulla fiancata nel giugno 1941

Un idrovolante viene lanciato da un incrociatore tedesco nel giugno 1941

Marinai si fanno la doccia con gli idranti sul ponte di un incrociatore tedesco nel giugno 1941

Marinai si fanno la doccia con gli idranti sul ponte di un incrociatore tedesco nel giugno 1941

Una nave nemica affonda nel giugno 1941

Veduta di un porto greco con navi attraccate nella primavera 1941

Paesaggio greco con un piccolo centro abitato sullo sfondo nella primavera 1941

Veduta di una piccola stazione ferroviaria greca nella primavera 1941

Veduta di un porto greco nella primavera 1941

Veduta di un paese greco nella primavera 1941

Scorcio di un deposito in Grecia nella primavera 1941

Un idrovolante alla fonda in Grecia con imbarcazioni intorno nella primavera 1941

Due barche a vela in navigazione nelle acque greche nella primavera 1941

Un civile ai remi di un canotto in Grecia nella primavera 1941

Veduta di un paese marittimo in Grecia nella primavera 1941

Veduta di un paese marittimo e del suo porto in Grecia nella primavera 1941

Veduta di un monumento sul mare in Grecia nella primavera 1941

Veduta di una strada litoranea in Grecia nella primavera 1941

Veduta di una piazza di paese greco nella primavera 1941

Veduta di una via di paese greco nella primavera 1941

La missione giapponese in visita ad una nostra base aerea di guerra nella primavera 1941

La missione giapponese in visita ad una nostra base aerea di guerra nella primavera 1941

Il cacciatorpediniere “Hareward” di 1.400 tonnellate costruito nel 1934, distrutto dai nostri velivoli nelle acque del Mediterraneo orientale nella primavera 1941

Il servizio postali a mezzo di idrovolanti in isole e località della costa greca nella primavera 1941

Il servizio postali a mezzo di idrovolanti in isole e località della costa greca nella primavera 1941

Il servizio postali a mezzo di idrovolanti in isole e località della costa greca nella primavera 1941

Il servizio postali a mezzo di idrovolanti in isole e località della costa greca nella primavera 1941

Il servizio postali a mezzo di idrovolanti in isole e località della costa greca nella primavera 1941

Casette costruite dagli inglesi a capo Papas che si è cercato di distruggere con dinamite nella primavera 1941

Casette costruite dagli inglesi a capo Papas che si è cercato di distruggere con dinamite nella primavera 1941

Casette costruite dagli inglesi a capo Papas che si è cercato di distruggere con dinamite nella primavera 1941

Movimento di truppe al porto di Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe presso un bastimento al porto di Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe e affluenza di bastimenti al porto di Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe e affluenza di bastimenti al porto di Patrasso nella primavera 1941

Soldati in una via di Patrasso nella primavera 1941

Soldati in una via di Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe al porto di Patrasso nella primavera 1941

Artiglieria sbarcata al porto di Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe a Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe a Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe a Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe al porto di Patrasso nella primavera 1941

Movimento di truppe al porto di Patrasso nella primavera 1941

Veduta di Patrasso nella primavera 1941

Veduta di Patrasso nella primavera 1941

Veduta di Patrasso nella primavera 1941

Marinaio della nave “Bari” di guardia al porto di Patrasso nella primavera 1941

La nave “Bari” a Patrasso nella primavera 1941

Ufficiali e marinai a bordo della nave “Bari” a Patrasso nella primavera 1941

La nave “Bari” al porto di Patrasso nella primavera 1941

Marinai su un molo del porto di Patrasso nella primavera 1941

Aerofaro nel porto di Patrasso nella primavera 1941

Navi al porto di Patrasso nella primavera 1941

Effetti di bombardamento a Patrasso nella primavera 1941

Effetti di bombardamento a Patrasso nella primavera 1941

Una via di Patrasso nella primavera 1941

Gruppo di uomini, donne e bambini di Patrasso nella primavera 1941

Veduta del porto di Patrasso nella primavera 1941

Effetti di bombardamento al porto di Patrasso nella primavera 1941

Effetti di bombardamento a Patrasso nella primavera 1941

Effetti di bombardamento a Patrasso nella primavera 1941

Effetti di bombardamento a Patrasso nella primavera 1941

Effetti di bombardamento a Patrasso nella primavera 1941

Aerofaro nel porto di Patrasso nella primavera 1941

Marinai con cesti di pane a bordo di una nave nel porto di Patrasso nella primavera 1941

Marinai con cesti di fichi a bordo di una nave nel porto di Patrasso nella primavera 1941

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ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA – 1

a cura di Cornelio Galas

Se ne parla molto in questi giorni. Ma forse non ci si rende conto del rischio che tutti corriamo solo a pronunciare quelle due parole: guerra nucleare. Così come da tempo le cosiddette armi di distruzione di massa evocano disastri potenziali. Non solo per le regioni interessate da anni da conflitti e tragedie.

Ho trovato un’interessante ricerca condotta dal dott. Stefano Felician, dell’Università degòo Studi di Trieste, nel 2009. Proprio sulle armi di distruzione di massa. Una tesi di laurea che poggia su documenti inoppugnabili ed affronta l’evoluzione di questi strumenti di morte. Cominciamo dalla storia di queste “bombe” micidiali, in grado di “distruggere una massa di esseri umani” in pochi secondi.

Mai come nel corso del secolo ventesimo il progresso della conoscenza ha condizionato l’uomo in tutti gli aspetti della sua vita. Le evoluzioni tecnologiche, la ricerca ed il progresso scientifico hanno fatto compiere all’essere umano enormi passi in avanti in tutti i campi del sapere e della conoscenza. A tale sviluppo non poteva di certo sottrarsi il settore militare, da sempre elemento trainante per lo sviluppo tecnologico.

Sono innumerevoli le invenzioni militari che successivamente hanno trovato un impiego “civile” così come da sempre tutti i soggetti politici, dagli Stati alle aggregazioni comunitarie più piccole, hanno sempre cercato di superare tecnologicamente l’avversario per ottenere il successo militare e politico e, quando ottenuto, conservarlo. Non sempre le migliorie tecnologiche e gli strumenti militari più sofisticati si sono rivelati vincenti; certo è che, però, nel corso degli ultimi secoli la complessità delle tecnologie e la loro padronanza hanno caratterizzato sempre di più tutti i conflitti.

A partire dalla guerra civile americana si è infatti compreso che la potenza industriale nordista, raffrontata alla debolezza confederata, era divenuta un elemento determinante per la vittoria del Nord. Allo stesso modo i successivi conflitti mondiali indicarono chiaramente come certe invenzioni, come ad esempio il radar, conferivano incomparabili vantaggi tattici e strategici alle forze combattenti.

L’evoluzione della conflittualità spingeva verso un tipo di guerra di annientamento, la temibile “guerra totale”: una sorta di attrito usurante destinato a far soccombere la parte che per prima non fosse riuscita a reggere gli incredibili costi economici, industriali e, soprattutto, umani, del conflitto. Di qui la necessità di ideare armamenti tali da poter eliminare completamente l’avversario, civile o militare che fosse.

Già durante la prima guerra mondiale comparvero nuove armi in grado di uccidere grandi volumi di persone: non si trattava della sola mitragliatrice, di per sé già idonea a mietere molte vittime, ma soprattutto dei gas. Utilizzati per la prima volta nel corso della battaglia di Ypres (Belgio) i gas asfissianti introdussero una nuova dimensione nella guerra. In pochi istanti centinaia di persone trovavano la morte fra spaventosi patimenti e sofferenze indicibili. Erano nate le armi chimiche.

Pochi anni dopo, sul finire della seconda guerra mondiale, per la precisione il 6 agosto del 1945, fece la comparsa sulla scena mondiale un nuovo tipo di arma: non si trattava di un’arma convenzionale, ma bensì di un nuovissimo risultato della tecnica, in grado di sfruttare un’energia che nessun tipo di arma era riuscita ad imbrigliare: l’energia nucleare. Era cominciata l’era atomica.

A fianco degli strumenti militari convenzionali, perciò si cominciarono ad affiancare nuove e sempre più temibili armi: quelle chimiche, quelle nucleari, quelle biologiche ed infine quelle radiologiche. Questa vasta serie di armamenti differisce da quelle ordinarie a causa delle enormi potenzialità distruttive possedute: queste sono le armi di distruzione di massa.

La dicitura “armi di distruzione di massa” (in inglese Weapons of mass destruction) se apparentemente sembra indicare una ben precisa categoria di armamenti, in realtà nasconde questioni politiche e strategiche legate alla stessa definizione. Inoltre è da considerare che la definizione delle stesse è sempre stato oggetto di scontro politico e ideologico, cosa che ha spesso determinato cambiamenti di nomi e di definizioni. Infine va considerato che ogni stato provvede a fornire la propria definizione delle stesse, così come fanno le organizzazioni internazionali: questo perciò complica ulteriormente la ricerca di una definizione univoca del termine “armi di distruzione di massa”.

Più semplice, forse, è identificare il significato partendo dalla dicitura: le armi di distruzione di massa sono innanzi tutto “armi”. In secondo luogo la definizione specifica la portata delle armi, il cui potenziale offensivo è connotato da una potenzialità (distruttività) molto elevata, “di massa”, in grado cioè di arrecare consistenti danni sia a strutture che ad esseri umani, a seconda delle proprie caratteristiche.

Tali armi sono oggi identificabili con alcune sigle, quali ABC, NBC, oppure NBCR, con le quali si intendono le diverse tipologie degli strumenti offensivi. La sigla “A” identifica il termine “atomico”, con ovvio riferimento alle armi nucleari. A tale lettera oggi si preferisce la “N” (di “nucleari”). Vi è poi la lettera “B”, che identifica le armi di tipo biologico mentre la lettera “C” quelle di tipo chimico. In alcune definizioni si trova anche la lettera “R”, cioè “radiologico”, con riferimento alle cosiddette “bombe sporche”.

Tendenzialmente si riscontra più omogeneità nella determinazione dei contenuti delle armi di distruzione di massa che nell’individuazione di un nome comune per tutte. In ogni caso va ricordato che ogni stato e ogni stuttura mililtare provvede a dare proprie definizioni delle armi di distruzione di massa, eventualmente ricomprendendovi o meno alcune categorie. Ad esempio la dottrina americana parla di armi CBRNE, intendendo con “E” gli “high explosives”, capaci anch’essi di portare grandi distruzioni.

Al momento non esiste una definizione mondiale comunemente accettata in materia; tuttavia, essendo la maggior parte della letteratura in materia elaborata dagli Stati Uniti è chiaro che essa abbia contribuito a fornire una sorta di linea generale per la definizione delle armi di distruzione di massa. Per questo oggi definizioni come NBC o NBCR sono comunemente accettate dagli Stati Maggiori e dalla letteratura scientifica come definizioni generali delle armi di distruzione di massa.

Come detto, la ricerca di strumenti in grado di sopraffare il nemico è sempre stata centrale per i sistemi politici e militari. Tuttavia, finché la dimensione bellica rimaneva confinata in dimensioni locali o non era sostenuta da una ricerca tecnologica forte come quella degli ultimi secoli, i conflitti si limitavano all’utilizzo di armi oggi definite “convenzionali”.

Per questo, nonostante le successive “rivoluzioni militari” gli armamenti rimanevano sempre limitati ad una dimensione caratterizzata da una letalità non indiscriminata . Era già usanza romana quella di lanciare cadaveri appestati all’interno di città assediate: d’altro canto nel 1347 i tartari fecero lo stesso, dando il via alla terribile “Peste nera” del 1348.

Questi esempi possono essere considerati meri espedienti tattici, e non utilizzo di armi di distruzione di massa: per raggiungere tale definizione, infatti, occorrerà aspettare l’alba del ventesimo secolo, e l’arrivo della “guerra totale”. Era la prima volta in cui si accennava a questo tipo di “nuovi” armamenti, a seguito soprattutto del bombardamento della città spagnola di Guernica , episodio che colpì particolarmente le opinioni pubbliche di tutto il mondo.

Successivi bombardamenti a tappeto avvenuti nella seconda guerra mondiale (a partire da quello della città inglese di Coventry) destarono la medesima impressione per l’altissimo tasso di vittime civili riscontrate. In questi casi, comunque, si trattava pur sempre di strumenti militari convenzionali adottati però su vasta scala. Ma in ogni caso la scelta di usare in modo più o meno esteso i bombardamenti non era legata alla tecnologia delle armi, ma solamente a scelte tattiche o strategiche.

Gas asfissianti erano già presenti negli arsenali militari e già stigmatizzati in un documento del 1925. All’epoca le bombe atomiche non esistevano ancora, e quelle biologiche erano ancora in fase di sperimentazione. Tuttavia notevole fu il potenziale distruttivo scatenato dagli aerei della “Legione Condor” i quali realizzarono a Guernica un attacco prodromico a quelli successivi del secondo conflitto mondiale.

Un’arma oggi rientrante fra quelle di distruzione di massa era già stata sperimentata: si trattava, come detto, dei gas asfissianti, utilizzati nel corso della prima guerra mondiale sul fronte occidentale. La comparsa di queste nuove armi avvenne nel corso di una battaglia presso la cittadina belga di Ypres, durante la quale le truppe tedesche colpirono le posizioni francesi con diverse tonnellate di cloro, scaricato sulle truppe impegnate in combattimento.

Le cronache raccontano che in pochi minuti l’aria divenne irrespirabile, le truppe vennero intossicate e in pochi minuti subirono migliaia perdite. Il gas, cloroetilsolfuro, era un aggressivo vescicante, incolore, e non volatile, caratterizzato dal forte odore di senape: in pochi minuti provocò, oltre ai decessi, vesciche, bolle ed infezioni . Le truppe francesi, non preparate ad un attacco del genere, ebbero una ritirata generale, che però non venne sfruttata adeguatamente dai tedeschi.

Così nel 1915 l’era delle armi chimiche era cominciata. L’attacco di Ypres fu la prima volta in cui, nel corso di un combattimento, vennero utilizzati su vasta scala delle armi definibili come “di distruzione di massa”: l’impressione nel mondo fu grandissima. I gas, in grado di annichilire in pochi istanti centinaia di uomini, per di più fra atroci tormenti, condizionarono il primo conflitto mondiale in maniera radicale: più che l’artiglieria, le mitragliatrici o la nascente arma aerea, erano i gas che avevano sconvolto le opinioni pubbliche e gli stati maggiori delle potenze belligeranti.

Allo stesso modo tali sostanze imposero l’adozione di idonee maschere antigas, inizialmente create artigianalmente dagli stessi soldati con fazzoletti imbevuti di sostanze reagenti. Il primo utilizzo bellico su vasta scala delle armi biologiche risale invece all’Unità 731 dell’esercito giapponese. Questo reparto segreto aveva come scopo quello di testare e verificare l’utilizzo di vettori biologici (ma anche chimici) e i loro effetti: a tal fine l’unità giapponese usò diversi sistemi di contaminazione, quali l’avvelenamento di pozzi e l’aspersione via aerea, per sperimentare la potenzialità dei prodotti sia sui prigionieri che sulla popolazione civile.

Le attività dell’Unità 731 emersero solo alla fine della seconda guerra mondiale, e, convenzionalmente, sono il primo esempio di uso (o, almeno, di sperimentazione di livello superiore alla ricerca scientifica) delle armi biologiche. Ben diverso è il caso dell’utilizzo dell’arma nucleare. Le potenzialità dell’atomo erano oggetto di studio già dalla fine del XIX secolo, ma fu soprattutto grazie all’opera di scienziati come Enrico Fermi e Robert Oppenheimer che gli Stati Uniti riuscirono, per primi, a sviluppare una capacità nucleare offensiva, per mezzo un nuovo tipo di arma: la bomba atomica.

Analoghi esperimenti erano parallelamente compiuti anche dagli scienziati sovietici e dal III Reich, anche se quest’ultimo era più indietro nello sviluppo di una vera a propria capacità militare nucleare. Negli Stati Uniti, invece, il “Progetto Manhattan”, riuscì a realizzare in pochi anni un’applicazione bellica della potenza atomica. Questo nuovo tipo di armamento, fu sottoposto alle “prove generali” di funzionamento ad Alamogordo, nel New Mexico, nel luglio del 1945.

Il secondo conflitto mondiale terminò con l’attacco nucleare americano a due città giapponesi, Hiorshima e Nagasaki, colpite rispettivamente il 6 ed il 9 agosto del 1945 da ordigni nucleari, gli unici al momento mai utilizzati in un conflitto. Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, conosciuto come “guerra fredda”, vide assurgere le armi di distruzione di massa ad un ruolo centrale per gli equilibri geopolitici mondiali, vertenti soprattutto sulla minaccia nucleare e la sua dissuasione.

Al tramonto del conflitto 1939-1945, lo squilibrio fra le nazioni atomiche e quelle non atomiche era evidente: Stalin comprese subito che una potenza con ambizioni mondiali come l’Urss doveva raggiungere a tutti i costi la parità strategica con gli Stati Uniti. Per questo Mosca avrebbe dovuto dotarsi quanto prima di una capacità nucleare analoga a quella avversaria, e dall’agosto 1945 il programma nucleare sovietico assunse la massima priorità.

La mancanza di tecnologia ed il ritardo in materia spinsero il dittatore sovietico a realizzare una vasta serie di operazioni di spionaggio a danno degli americani, e lo indussero ad affidare la “regia” del programma nucleare a uno degli uomini più potenti dell’Unione Sovietica dell’epoca, il georgiano Laurenti Berija, comandante dell’NKVD, il servizio segreto sovietico.

Nell’arco di pochi anni ciò che sembrava pura utopia riuscì a compiersi: dalla fine del 1949 i sovietici erano in grado di allestire le proprie armi nucleari. Fu soprattutto questo, l’arma atomica, che caratterizzò la guerra fredda ed il confronto bipolare, e fin da subito si rischiò di utilizzarla: fu necessario l’intervento di Truman per impedire al generale Mac Arthur  di usare l’arma nucleare contro la Corea del Nord.

Il resto del confronto bipolare si svolse costantemente sotto la minaccia nucleare, mentre si perfezionavano sempre più i vettori e le tecnologie. Se le armi nucleari furono degli attori protagonisti della guerra fredda, tuttavia non limitarono la loro presenza negli arsenali russi e americani. Anche la Francia, il Regno Unito e la Cina entrarono successivamente nel “club atomico” accompagnate dalla Corea del Nord, dal Pakistan, dall’India e da Israele.

Sul mondo gravava pesante la MAD, Mutual Assured Destruction, cioè la certezza che in caso di attacco nucleare l’avversario sarebbe stato spazzato via da un’uguale pioggia di ordigni nucleari. Si può infatti affermare che le armi nucleari ed i relativi vettori (con tutte le loro evoluzioni) ebbero un ruolo protagonista nel corso del conflitto fra est ed ovest. Anzi, le loro evoluzioni tecnologiche condizionarono tanto le dottrine geopolitiche quanto la stessa fisionomia dei trattati internazionali in materia, arrivando a determinare, infine, alcuni fra i momenti più delicati della seconda metà del ventesimo secolo.

Le altre armi di distruzione di massa comparvero più sporadicamente durante la guerra fredda, e, in ogni modo, non riuscirono mai ad assurgere all’importanza di quelle nucleari: tuttavia vi furono dei casi in cui vennero utilizzate in alcuni conflitti, come ad esempio nella guerra Iran-Iraq, o furono al centro di inquietanti incidenti, come nel caso di Sverdlovsk.

Il mondo post-bipolare si è aperto con il gravissimo problema dello smaltimento dell’arsenale nucleare sovietico, sparso fra diversi stati divenuti indipendenti e afflitti da gravissimi contrasti sociali ed economici, aggravati da un’instabilità politica conseguente alla transizione da un sistema totalitario ad uno democratico o presunto tale. Oltre a questo non sono mancati attacchi compiuti con gas asfissianti, come a Tokyo nel 1995 o attacchi batteriologici, avvenuti negli Stati Uniti nel 2001.

Tali attacchi non sono stati compiuti da stati sovrani, ma da articolazioni infrastatuali identificabili a volte come terroristi, a volte come fanatici o comunque come combattenti non convenzionali. Tali attacchi, avvenuti nei paesi occidentali ed in aree ad altissimo tasso di densità urbana ben rendono l’idea di quanto possa essere pericoloso un uso di strumenti di distruzione di massa nelle nostre società. Nonostante le diverse convenzioni internazionali che regolano l’argomento e la ben nota distruttività di tali armamenti, non è da escludere che qualche gruppo, organizzazione o setta possa nuovamente utilizzare elementi chimici, biologici o radiologici (per quelli nucleari il discorso è più complesso) contro le società attuali.

Affrontare questa minaccia richiede non più un semplice approccio connesso con l’ordine pubblico, ma bensì una convergenza fra le Istituzioni che si occupano di sicurezza, le Forze Armate e i soggetti che – a livello interno od estero – monitorano le attività di gruppi estremisti, fondamentalisti e terroristi internazionali, i più capaci di sfruttare le risorse economiche, le protezioni offerte da certi stati e i canali illegali per il rifornimento di questo tipo di armamenti.

Allo stesso modo le vulnerabilità di importanti trattati internazionali e alcune crisi regionali minacciano costantemente il processo di riduzione o quantomeno di contenimento della proliferazione delle armi di distruzione di massa. Le armi nucleari sono sempre citate al primo posto quando si trattano le questioni inerenti le armi di distruzione di massa. Inoltre, quando si affrontano i temi inerenti le armi non convenzionali esse sono spesso messe al primo posto nelle sigle, come nei casi delle diciture NBC o ABC.

Le armi nucleari non sono state che le ultime arrivate (o, meglio, scoperte) nella storia delle armi di distruzione di massa. Eppure, nonostante la loro relativamente giovane “età” (se così si può dire) le armi nucleari sono state in grado di modificare radicalmente non solo la Storia, ma l’intera esistenza umana. Se si pensa al fungo atomico che irradiò Hiroshima il 6 agosto del 1945, immediatamente si è colti dallo sconcerto al pensiero che in pochi istanti quell’unica bomba, la famosa Little boy letteralmente “polverizzò” le vite di oltre centomila esseri umani.

La colorata colonna di fuoco, energia e calore che illuminò il cielo della città giapponese, definita da subito “fungo atomico” per la sua forma, segnava sì la fine del secondo conflitto mondiale, ma anche l’inizio della tetra era dell’equilibrio nucleare, e della sconcertante capacità umana di realizzare uno strumento idoneo ad eliminare radicalmente la vita di ogni sorta di essere vivente.

Da qui l’attenzione che tutti i soggetti internazionali dedicarono e dedicano alle tematiche nucleari, che nel corso degli ultimi sessant’anni si sono evolute moltissimo sia sotto i profili civili che militari. Incidenti come quello (mancato) di Three Miles Island e di Chernobyl (decisamente più rilevante), gli attacchi al Giappone, il pericolo del cosiddetto “inverno nucleare”, la crisi dei missili di Cuba, solo per citare alcuni eventi famosi, hanno condizionato le opinioni pubbliche mondiali, portando sempre più al centro del dibattito politico l’elemento nucleare ed il suo uso.

Non fanno eccezione a queste considerazioni le tematiche militari: basti pensare che durante la guerra fredda i sistemi missilistici strategici erano in grado di dettare le agende geopolitiche ed internazionali delle grandi potenze e dei loro rispettivi blocchi.

La bomba atomica aveva spazzato via una fase della Storia, aprendone un’altra ben più minacciosa. Dopo Hiroshima e Nagasaki era cambiata la Storia dell’umanità: allo stesso modo cambiarono le strategie, le dottrine d’impiego e, in sostanza, l’intera politica internazionale.

Ricostruire l’evoluzione dell’arma nucleare è un tema complesso sotto diversi punti di vista. Se il periodo storico da esaminare non è particolarmente vasto, l’attenzione internazionale riposta e la complessità del tema hanno permesso una vastissima serie di interventi e di pubblicazioni al riguardo. Come detto, le armi nucleari non solo sono state determinanti per la storia dell’umanità, ma hanno necessariamente portato a riflessioni che si sono allargate a moltissimi campi diversi, sia civili che militari.

E’ proprio l’interrelazione di tutti questi settori che ha reso il campo delle armi nucleari un tema che ancora oggi fa discutere governi, scienziati, accademici, militari e molte altre categorie. La scoperta della radioattività, una caratteristica principale dell’elemento componete le armi nucleari, cioè l’uranio, risale agli ultimi anni dell’Ottocento.

Il medico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen fu il primo a scoprire, nel 1896, la radiazione elettromagnetica; pochi anni dopo il fisico francese Antoine Henri Becquerel rivelò la radioattività dell’uranio, cioè la capacità di quest’ultimo di emettere radiazioni, grazie alle impressioni lasciate dall’elemento su una lastra fotografica tenuta al buio. Studi successivi condotti dai coniugi Pierre e Marie Curie, soprattutto sulla pechblenda, identificarono altri elementi chimici in grado di emettere radiazioni, quali il polonio, il tellurio ed il radio.

Un ruolo decisivo nella progettazione dell’arma atomica lo ebbe il fisico italiano Enrico Fermi, il quale, nel 1934, insieme ai “ragazzi di via Panisperna” riuscì a realizzare la prima fissione nucleare, “bombardando” un nucleo di uranio con dei neutroni. Successivamente, nel 1938, gli scienziati tedeschi Otto Hahn e Fritz Strassmann riuscirono a dimostrare sperimentalmente che un nucleo di uranio 235, se colpito da un neutrone, può dividersi in più frammenti, generando la fissione del nucleo, e molta energia.

Da questa importante serie di scoperte maturò la convinzione di utilizzare la forza dell’uranio anche per applicazioni belliche, mediante un ordigno idoneo. D’altro canto, Fermi scoprì che era possibile rallentare la fissione dell’uranio interponendo alcuni elementi, come la grafite, in grado di fermare il processo di distruzione dei nuclei. Tale sostanza, come anche la cosiddetta “acqua pesante”, è infatti capace di assorbire i neutroni che si generano dalla fissione dei nuclei, arrestando così il processo in corso. Il fisico italiano creò la prima “pila atomica” nel 1942.

Il pesante clima politico europeo degli anni Trenta costrinse molti scienziati ad emigrare negli Stati Uniti, soprattutto a causa delle persecuzioni razziali: fu così possibile per il governo americano raccogliere alcune delle migliori intelligenze scientifiche allora viventi, anche se all’amministrazione americana erano ancora sconosciute le potenzialità belliche dell’energia atomica.

La situazione era invece ben più chiara per il regime nazista: verso la fine degli anni trenta anche la Germania cominciò ad interessarsi delle applicazioni belliche della fisica nucleare di conseguenza, come ricorda Keegan, “i servizi di informazione scientifici erano […] allarmati dalla possibilità che la Germania sperimentasse l’applicabilità dell’energia atomica a scopi militari. Tuttavia, nonostante le ricerche nucleari condotte parallelamente dalla Germania, il gruppo scientifico americano che si occupava dell’argomento riuscì, nel giro di pochissimi anni, a teorizzare e realizzare l’agognata arma nucleare prima di qualsiasi altro rivale ed alleato”.

Il gruppo di ricerca che si occupò di sviluppare l’arma atomica americana compì gli studi e le simulazioni nell’ambito del segreto “Progetto Manhattan”, nome in codice del programma nucleare americano. L’impulso politico decisivo per l’adozione di questo ambizioso progetto fu la sollecitazione sul pericolo di un possibile armamento nucleare tedesco fatto dallo stesso scienziato Albert Einstein al Presidente degli Stati Uniti Roosevelt l’11 ottobre del 1939, su proposta del collega scienziato Leo Szilard.

Grazie all’interessamento dello scienziato tedesco, l’amministrazione americana si interessò del progetto, e il Presidente decise di istituire una commissione, guidata da Enrico Fermi, con lo scopo di esaminare la fattibilità di realizzazione di un armamento nucleare.

L’amministrazione decise poi di accelerare drasticamente lo sviluppo della capacità atomica, a seguito dell’attacco a Pearl Harbour, assegnando alle ricerche priorità assoluta e celandone le attività sotto il nome di “Progetto Manhattan”.

A capo del “Progetto” venne nominato il generale Leslie Groves, mentre il coordinamento scientifico spettò al fisico Robert Oppenheimer: venne creato nel 1942 a Oak Ridge, in Tennessee, un vasto centro di ricerca, e nel 1942 Fermi era in grado di testare la Chicago-Pile 1, e cioè produrre la prima reazione atomica controllata. In breve tempo le sedi principali di ricerca divennero quattro, ed il numero delle persone che lavoravano al progetto, molti dei quali non sapevano nemmeno cosa fosse, aumentò fino a 125.000, assorbendo ben due miliardi di dollari.

Gli sviluppi successivi furono impressionanti: l’élite scientifica del Progetto, composta da studiosi di primissimo piano come Bohr, Oppenheimer, Fuchs e Fermi riuscì, in pochissimo tempo, a completare lo sviluppo del primo prototipo di arma nucleare, compiendo gli esperimenti nella città americana di Los Alamos. Nel frattempo anche gli inglesi stavano elaborando alcuni studi in materia di armi atomiche: nel corso degli anni quaranta si intensificarono i rapporti fra gli scienziati dei due paesi, ma Roosevelt e Churchill decisero di tenere l’Unione Sovietica all’oscuro di tutto.

D’altro canto Stalin in persona era decisamente scettico sulla tecnologia nucleare; tuttavia l’Unione Sovietica poteva contare su una buona rete di informatori nel Progetto Manhattan, i quali successivamente si dimostrarono decisivi per la capacità nucleare sovietica.

Successivamente alla morte di Roosevelt ed alla fine del conflitto con la Germania, il neopresidente Truman creò una commissione per valutare l’utilizzo dell’arma atomica contro il Giappone, con il quale le ostilità erano ancora in corso. Il 16 luglio 1945, ad Alamogordo, alle 5.30 del mattino esplose la prima bomba atomica della storia, detta “Trinity”.

Il risultato fu, ovviamente, di impatto enorme. Alla successiva conferenza di Potsdam del luglio-agosto 1945 Harry Truman, che non era negli Stati Uniti quando avvenne l’esplosione, venne informato del risultato positivo. Il Presidente poteva così annunciare a Stalin ed all’Unione Sovietica il possesso di una nuova e devastante arma; tuttavia la notizia, con grande stupore americano, non impressionò per nulla il dittatore sovietico, che anzi, si dimostrò alquanto disinteressato alla cosa. Stalin, perfettamente al corrente degli sviluppi americani, stava segretamente procedendo ai medesimi studi; ma nell’occasione si comportò in modo freddo e distaccato.

Nessuno comprese che il silenzio del georgiano nascondeva invece una decisa padronanza degli sviluppi della bomba, costantemente monitorati dall’intelligence sovietica. La lunga guerra nel Pacifico e le prospettive non immediate di conquista del Giappone spinsero il presidente americano ad autorizzare il primo attacco nucleare della storia.

A tal riguardo si contrappongono due diverse linee di pensiero. Nella Conferenza di Postdam, Truman fu decisamente convinto a chiedere l’intervento sovietico contro i giapponesi; tuttavia aveva già avuto notizia del successo dell’esperimento ad Alamogordo. L’Unione Sovietica pertanto attaccò il Giappone fra l’8 ed il 9 di agosto del 1945, cioè dopo il lancio della prima bomba atomica. Molti hanno visto in questa azione americana, una dimostrazione di forza effettuata contro l’alleato (ma già in pectore avversario) sovietico, soprattutto per l’uso della bomba su Nagasaki.

Gli effetti militari dell’azione furono, tutto sommato, modesti; diversi furono quelli politici, molto più rilevanti. Da qui una scuola di pensiero considera l’uso dell’arma nucleare come un vero e proprio discrimen militare, cioè un elemento determinante per la cessazione del conflitto e per evitare l’alto tasso di vite umane alleate che sarebbero state spese per conquistare il Giappone casa per casa.

D’altro canto un’altra opinione vede l’arma nucleare come uno strumento politico di pressione e di forza rivolto direttamente a impressionare l’Urss: in altri termini “l’evidenza suggerisce che la bomba fu lanciata tenendo in anticipata considerazione il potere statunitense nell’aspetto mondiale postbellico, specialmente nei riguardi dell’unione sovietica. In effetti il lancio ebbe un peso significativo nel dare inizio alla guerra fredda”.

Il dibattito è ancora molto acceso al riguardo: astenendosi da posizioni partigiane si può però affermare che l’uso dell’arma nucleare fu idoneo a conseguire entrambi gli scopi, e pertanto, dal punto di vista americano, fu decisivo per segnare la momentanea supremazia statunitense sullo scenario post-bellico.

L’arma nucleare diveniva così l’anello di congiunzione fra le guerre totali della prima metà del Novecento e la nuova guerra della seconda metà. Curiosamente la Grande Enciclopedia Sovietica, distaccandosi dalle due precedenti opinioni, alla voce “bomba atomica” notava che “l’uso dell’arma atomica non era stato causato da alcuna necessità militare”. Dopo un intenso dibattito politico e scientifico connesso all’uso della bomba su di un obiettivo militare o in un’area per solo scopo dimostrativo, i vertici politici americani decisero di scegliere la prima opzione.

Il lancio della bomba doveva essere compiuto a sorpresa del mondo intero su di un obiettivo militare giapponese. Dopo una richiesta di resa alle forze nipponiche, seguita solo dal silenzio, il 30 luglio 1945 Truman approvò l’uso della bomba28. Concretamente, il primo attacco cominciò la mattina del 6 agosto 1945, quando l’aereo B-29 “Enola Gay” del 509° Gruppo si levò in volo alle 2.45 di mattina.

Quest’ultimo, insieme ad altri due velivoli si diresse verso Hiroshima, importante centro  industriale . Intorno alle 8 del mattino l’Enola Gay, al comando del colonnello Paul Tibbets, attaccava la popolosa città giapponese con “Little Boy”, una bomba atomica lunga 3 metri e contenente poco più di sessanta chili di uranio e con una potenza di circa 15 kilotoni.

Lo scoppio dell’ordigno nucleare, avvenne a circa seicento metri d’altezza. In un istante vi furono circa 80.000 morti, mentre altri 60.000 morirono nel giro di un anno; la popolazione all’origine era di circa 250.000 persone. L’aereo di Tibbets si allontanava dal cielo nel quale si ergeva minacciosa una colonna di fumo e detriti che, a grande velocità e con una temperatura spaventosa, disegnava nel cielo la forma di un fungo. L’81% di Hiroshima era stato polverizzato.

Il comando giapponese, dopo i primi problemi di comunicazione con la città, ebbe alcune difficoltà a comprendere l’entità dell’attacco: fu necessaria una ricognizione aerea per esaminare la spaventosa portata dell’arma nucleare, i cui effetti non erano nemmeno immaginabili per l’establishment militare giapponese.

In pochi istanti la potenza dell’atomo aveva raso al suolo tutte le infrastrutture esistenti nell’arco di diversi chilometri, incendiando e “bombardando” radioattivamente tutta l’area. Tre giorni dopo gli americani effettuarono un secondo attacco nucleare, questa volta diretto contro la città di Nagasaki: il 9 agosto del 1945 un altro aereo B-29 chiamato Bock’s car, agli ordini del capitano Frederick Bock si dirigeva verso la città di Kokura, intorno alle 9 del mattino, per compiere l’attacco.

Dopo una ricognizione meteorologica che indicava la presenza di cielo coperto, i bombardieri americani cambiarono obiettivo, e si diressero verso la città di Nagasaki. Intorno alle ore 11 avveniva il secondo attacco nucleare della storia, questa volta con una bomba al plutonio (“Fat Man”) invece che con una a uranio, con una potenza di 25 chilotoni, che esplose a circa 500 metri d’altezza. La città giapponese contava circa 250.000 abitanti, ma, a differenza di Hiroshima, presentava un rilievo collinare alquanto pronunciato.

Alcuni errori nella posizione e la non precisa individuazione del punto di lancio fecero si che una parte della città si salvasse dall’attacco atomico: morirono comunque 74.000 persone sul colpo. Il Progetto Manhattan si era realizzato con un ben tragico successo. Il Giappone acconsentiva alla pace, firmata il 2 settembre 1945. La fine della seconda guerra mondiale, cominciata con le tecniche della Blitzkrieg tedesca terminava così con una forza superiore a qualsiasi precedente arma umana: la forza dell’atomo, sulla quale si sarebbe poi retto il successivo confronto fra le due superpotenze uscite vittoriose – come nella “profezia” di Tocqueville – dal conflitto.

Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica guardavano così albeggiare la nuova sfida, illuminata dalla sinistra luce atomica. Ma nonostante le belle promesse delle dichiarazioni di pace, già era chiaro che dopo Hiroshima e Nagasaki nulla più sarebbe rimasto uguale. In effetti, la storia della Guerra fredda è stata nettamente imperniata sugli equilibri nucleari, ed è terminata a seguito dell’implosione sovietica dovuta al riarmo.

Le preoccupazioni nucleari portarono nel settembre del 1945 Henry Stimson, il Ministro della Difesa americano, a proporre a Truman l’idea di un accordo con i russi. Eliminata la minaccia nazista, che comunque aveva insistito più sulle armi a reazione come le V1 e le V2, rimaneva aperta la possibilità di una capacità nucleare sovietica, la quale sembrava alle potenze occidentali improbabile, lontana e difficile. Stalin intuì immediatamente che l’Unione Sovietica doveva dotarsi di strumenti nucleari, per non essere più debole degli americani, e poter tornare su di un piano di parità politico e militare.

A tal fine erano già state predisposte delle infiltrazioni di elementi filosovietici all’interno delle équipe che si occupavano del Progetto Manhattan: tali informatori, che annoveravano anche importanti scienziati come Fuchs, furono decisivi per permettere un veloce sviluppo della capacità nucleare sovietica. Secondo alcuni, già dal 1941 l’NKVD aveva percepito l’interesse inglese e americano verso un nuovo tipo di arma, grazie alle rivelazioni di John Caincross, un inglese informatore dei sovietici.

Nonostante le difficoltà tecniche, l’immane distruzione del territorio sovietico e l’arretratezza tecnologica, il programma sovietico ferramente diretto da Berija e curato scientificamente da Kurchatov, riuscì a far esplodere già nel 1949 in Kazakistan la prima bomba atomica al plutonio, dalla forza di 20 kilotoni.

La notizia sorprese gli americani e gli inglesi, i quali si immaginavano una capacità nucleare sovietica intorno al 1953, o addirittura successiva. Allo stesso modo anche la Gran Bretagna e la Francia sviluppavano i loro programmi nucleari. Com’era chiaro a tutti,le armi nucleari, e soprattutto l’iniziale squilibrio in favore degli Stati Uniti, costituirono da subito un tema delicato come quello delle sfere di potere che cominciavano a profilarsi all’ombra delle due superpotenze: intanto, il delicato equilibrio che sembrava regnare nelle conferenze di pace durante la guerra era ormai un lontano ricordo.

La progressiva sovietizzazione delle aree orientali dell’Europa e la crescita delle diffidenza fra i vecchi alleati fece velocemente scivolare il mondo in quella nuova fase conflittuale passata alla storia come “Guerra fredda”, la quale si resse decisamente sulle capacità nucleari delle superpotenze. Il sostegno della resistenza anticomunista greca, il piano Marshall ed il ponte aereo di Berlino avevano fatto tramontare quella strana alchimia che teneva uniti americani, russi ed inglesi.

Nel 1949 nasceva la Nato, e nell’estremo oriente la Repubblica Popolare Cinese; nel 1950 la comunista Corea del Nord guidata da Kim il Sung, separata da una fragile linea dalla repubblica consorella del Sud, con l’appoggio di Stalin attaccava la parte meridionale. La Guerra fredda aveva cominciato a muovere i suoi primi passi.

Intanto negli Stati Uniti i vertici politici e militari discutevano a lungo della famosa NSC-68, ovvero il National Security Council document number 68. Questa direttiva, nata poco dopo il test della prima bomba atomica sovietica, dichiarava la volontà americana di reagire all’espansionismo comunista, anche attraverso una massiccia politica di riarmamento convenzionale e nucleare. E, in effetti, poco mancò che nel conflitto coreano non apparissero pure le armi nucleari, come richiesto dal generale MacArthur.

Il termine del conflitto, nel 1953 fu reso possibile dalla morte di Stalin e dal conseguente riassestamento dell’impero sovietico nella transizione che da Malenkov portò Nikita Chruscev al potere, dopo aver eliminato il pericoloso Berija. Intanto nel 1952 gli Stati Uniti, preoccupati dalla parità sovietica, avevano accelerato le ricerche in materia di fusione nucleare, e fecero esplodere la prima bomba all’idrogeno con una potenza di 10 megatoni, “750 times more powerful than the 1945 Hiroshima explosion” guadagnando di nuovo la supremazia strategica sull’Unione Sovietica: l’amministrazione Eisehnower (1953-1961) cominciava sotto i migliori auspici, e con un vasto programma di armamento.

La portata della nuova arma era rivoluzionaria.. Tuttavia, fra il 1954 ed il 1955 i russi, sotto la direzione del fisico Sakharov, ripristinarono la parità facendo esplodere la propria bomba all’idrogeno. Il pericolo di una corsa alle armi nucleari fu uno dei motivi che portò alla costituzione della Comunità Europa dell’Energia Atomica (CEEA) più nota come Euratom, un’organizzazione internazionale costituita nel 1957 a Roma contemporaneamente al trattato della CEE (Comunità Economica Europea).

Questi due trattati si affiancarono al terzo, la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), e, a differenza di questo, non avevano una durata cinquantennale ma illimitata: per la precisione l’attività dell’Euratom “è limitata agli usi pacifici dell’energia nucleare”. In Europa, però, solo il Regno Unito e la Francia potevano possedere armi nucleari: il ruolo dell’Euratom era solamente civile. Tuttavia, il peso politico internazionale dei due stati tramontò dopo la crisi di Suez del 1956: la scena era ormai solo per le superpotenze, e Francia ed Inghilterra videro definitivamente tramontare il loro status di potenza, al contempo eroso dalla nascente decolonizzazione dei loro vasti imperi.

Nel 1957 l’Unione Sovietica riuscì a lanciare in orbita il primo satellite, lo Sputnik: si apriva l’era della Space rush, o la “corsa allo spazio”. Successivamente vennero pure mandati in orbita il primo animale (la cagnetta “Laika”) ed il primo essere umano, il cosmonauta Jury Gagarin. Lamentando un ritardo nelle tecnologie missilistiche, il “missile gap”, il giovane John Kennedy ebbe un formidabile argomento politico per la sua campagna elettorale del 1960: dopo la sua elezione, il presidente democratico ebbe modo di riaffermare la necessità di potenziare gli sviluppi missilistici americani, per renderli almeno pari a quelli sovietici.

Il tema spaziale, infatti, era ben lungi dall’essere una sola questione politica e tecnologica: in ballo vi era la superiorità strategica in materia di vettori nucleari, cioè il progressivo slittamento della capacità nucleare dai bombardieri ai missili caricati con bombe A od H. E fu proprio la scoperta delle installazioni segrete a Cuba che portò alla famosa “crisi dei missili”, ed al relativo punto più pericoloso di tutta la Guerra fredda, quando per tredici giorni Stati Uniti ed Unione Sovietica si fronteggiarono con il rischio di far scoppiare una guerra che avrebbe avuto dimensioni e costi (umani e materiali) inimmaginabili.

Il periodo successivo alla Crisi dei missili fu importante perché permise l’inizio di un dialogo attivo riguardo alle armi nucleari. Dal 1963 una serie di trattati internazionali in materia di armi nucleari concentrò l’attenzione delle superpotenze sugli equilibri nucleari. I dialoghi sfociarono nell’importante Non Proliferation treaty, firmato nel 1968, che creava un “doppio binario”, con alcune potenze armate nuclearmente ed il divieto per le altre.

A partire dal trattato NPT si può dire che le armi nucleari siano state al centro di una vasta serie di iniziative diplomatiche, dirette a limitarle o addirittura a bandirle da certe aree geografiche. Questa serie di iniziative di contenimento del pericolo nucleare sono state al centro di moltissimi accordi o progetti di accordo avvenuti anche a livello bilaterale solamente fra l’Urss e gli Stati Uniti. Il fatto che queste nazioni accettassero e si decidessero a negoziare questi temi ebbe comunque rilevanti decisioni su moltissimi aspetti geopolitici e militari mondiali.

La storia delle armi nucleari negli utlimi anni è stata quindi una storia di trattati e di accordi, tutti indirizzati al contenimento ed alla limitazione degli ordigni in un’ottica, alquanto utopica, di futura eliminazione degli stessi. Terminata la guerra fredda la deterrenza nucleare è passata in secondo piano, pur permanendo un elemento destabilizzante in alcuni contesti regionali fragili (medio oriente, estremo oriente) e comunque destinata tornare alla ribalta per la rinegoziazione del trattato START, la cui scadenza è ai primi di dicembre del 2009.

La situazione di oggi vede convivere alcuni stati “legittimamente” nucleari, cioè Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti a fianco di stati che de facto possiedono capacità nucleare, come India, Israele, Pakistan e Corea del Nord, ed infine altri stati che sembrano ambire allo status nucleare, come l’Iran. La non aderenza delle norme internazionali alla realtà dei fatti rappresenta oggi una delle maggiori criticità e delle principali sfide che le armi nucleari stanno ponendo alla comunità internazionale.

La cosiddetta “bomba atomica” è stata la prima applicazione militare nucleare, avvenuta, come noto, al termine del secondo conflitto mondiale. Per la precisione Busetto ricorda che la bomba atomica (conosciuta anche come “bomba A”) è un ordigno esplosivo, appartenente alle armi nucleari, che utilizza, invece di un esplosivo convenzionale, la fissione dell’uranio per produrre energia, la quale si manifesta nelle diverse forme di energia termica, meccanica e radioattiva.

In materia di applicazioni belliche dell’energia atomica occorre distinguere due diversi tipi si possibili procedimenti, entrambi scoperti nel corso degli anni trenta e quaranta ma realizzati a distanza di alcuni anni l’uno dall’altro. In entrambi i casi viene utilizzata l’enorme quantità di energia che deriva in un caso dalla fissione nucleare (bomba atomica o “bomba A”) e nell’altro dalla fusione nucleare (bomba termonucleare, o all’idrogeno o “bomba H”).

Il procedimento che conduce una massa di relativamente piccola di elementi a trasformarsi in una fonte incontrollabile di energia, capace quindi di essere centinaia di migliaia di volte più potente di qualsiasi esplosivo convenzionale è costituto dalla “rottura” dell’atomo di uranio in diversi sottoelementi (fissione nucleare) o dalla combinazione di due elementi che danno origine ad un terzo (fusione nucleare).

Affinché si possa verificare la seconda ipotesi, è necessario che la prima si compia, e sia pertanto in grado di fornire sufficiente energia in modo che la fusione possa avvenire. Nella prima ipotesi, invece, non sempre è necessario un esplosivo convenzionale per innescare la reazione di fissione nucleare. L’immensa quantità di energia rilasciata dalla prima soluzione, per quanto superiore a qualsiasi tipo di esplosivo convenzionale mai realizzato o fatto esplodere contemporaneamente, rappresenta comunque molto meno dell’energia rilasciata dalla fusione nucleare.

Pertanto, fissione e fusione danno origine a reazioni diverse come modalità, come elementi necessari e, soprattutto, come potenza rilasciata. Comprendere le differenze ed i procedimenti che conducono allo sfruttamento della potenza nucleare è pertanto essenziale per arrivare a capire come mai tali tipi di armi siano state le più normate a livello internazionale e bilaterale, nonché quelle alle quali solo pochi stati abbiano deciso di rinunciare.

Gli effetti che entrambe le reazioni producono, se lasciate incontrollate, differiscono solo dal punto di vista quantitativo, ma non qualitativo: ai fini bellici ciò che conta è la capacità meccanica di produrre effetti esplosivi e conseguenti onde d`urto tali da letteralmente “spazzare via” ogni tipo di oggetto, animato o non, che l’onda d`urto possa trovare sul suo cammino. Le eloquenti fotografie di Hiroshima e Nagasaki prima e dopo l’attacco nucleare sono alquanto esemplificative al riguardo, e sono state ampiamente corroborate e confermate dalle numerose testimonianze dei sopravvissuti.

Ove prima sussisteva un contesto urbano articolato e denso di strutture ed unità abitative, successivamente all’esplosione si è potuta notare l’uniformità delle macerie ed il completo azzeramento della trama degli edifici, a parte qualche rarissima struttura. L’esplosione dei due ordigni a fissione (quelli a fusione non sono mai stati ancora sperimentati in un contesto bellico), nonostante la loro rudimentalità, sono stati sufficienti a demolire in pochissimi istanti un’intera area urbana.

Allo stesso modo le reazioni di fusione nucleare, in quanto ancora più potenti, producono effetti simili, ma ancora più dannosi e violenti. Entrambe le armi nucleari sono in grado inoltre di generare grandi quantità di energia termica. Il calore enorme generato dalla fissione nucleare è comunque inferiore a quello della fusione, la quale ricrea, seppur per breve tempo, lo stesso fenomeno che avviene sul Sole e sulle stelle. L’energia termica rilasciata, per di più in un tempo brevissimo, è in grado di annichilire con la sua temperatura qualsiasi cosa si trovi all’interno del suo raggio di azione.

Questo effetto differisce dall’esplosivo convenzionale in quanto quest’ultimo non è in grado di competere con la capacità di calore sprigionata dall’atomo. Complementare ai danni causati dagli effetti meccanici, sostanzialmente simili a quelli dell’esplosivo convenzionale seppur diversi come quantità, vi sono poi gli effetti radioattivi, i quali mai si erano manifestati con le normali materie esplodenti.

Quando un esplosivo convenzionale è innescato, si realizza una reazione chimica che trasforma la materia in una serie di gas ad alta pressione, i quali si espandono, e producono l’esplosione. Un analogo procedimento avviene per le reazioni nucleari. La radioattività sprigionata dall’esplosione è in grado di contaminare l’area colpita (irradiata) con radiazioni particolarmente dannose per gli esseri viventi, e non solo.

Gli elementi che sono stati contaminati dalle radiazioni possono essere e sono facilmente trasportati dal vento: si pensi al pulviscolo o ad oggetti di dimensioni particolarmente minute. Il vento e gli altri agenti atmosferici sono perciò in grado di muovere gli elementi più piccoli verso aree diverse da quelle colpite, anche distanti centinaia di chilometri: il risultato è che ciò che è stato contaminato viene a spargersi su una superficie molto maggiore rispetto a quella interessata agli effetti termici e meccanici dell’esplosione.

Ad esempio nel caso di Chernobyl (pur non essendo una fissione o una fusione) gli elementi radioattivi si sparsero su tutta la parte settentrionale del globo, tanto che vennero rilevati fino negli Stati Uniti. Come noto, l’atomo si compone di protoni, neutroni ed elettroni. Ogni atomo possiede un nucleo, formato da cariche positive (protoni) e neutre (neutroni) circondato da una serie di cariche negative (elettroni) le quali avvolgono il nucleo girando intorno ad esso seguendo orbite definite “orbitali”.

Il numero atomico di un atomo è costituito dal numero di unità positive presenti nel nucleo, mentre la massa atomica è costituita dal numero dei nuclei in un atomo, compresi quindi anche i neutroni.  Le armi nucleari producono cinque effetti, che sono: il calore, che acceca e arriva a vaporizzare i corpi umani; lo scoppio; le radiazioni che si propagano immediatamente; la contaminazione di altri elementi non radioattivi, che possono di conseguenza contaminare zone non colpite dall’attacco, ed infine gli impulsi elettromagnetici, capaci di danneggiare le apparecchiature elettroniche.

Il neutrone ha una carica neutra ma ha la stessa massa di un protone. Elementi che presentano lo stesso numero atomico ma differente massa atomica sono definiti isotopi: tutti gli elementi ne hanno, ed alcuni ne hanno più di uno. Il decadimento di un nucleo avviene in quanto quest`ultimo cerca una configurazione più stabile: compiendo questo processo il nucleo rilascerà delle particelle o dell’energia. Il decadimento radioattivo da origine a due tipi di particelle alfa e beta, ed a un tipo di raggi, quelli gamma: la differenza fra queste, e di conseguenza la loro pericolosità risiede nelle loro dimensioni.

Mentre le particelle alfa e beta sono alquanto semplici da fermare (le loro dimensioni sono relativamente grandi) i raggi gamma, in quanto molto più piccoli, sono dotati di un potere di penetrazione molto maggiore. Di conseguenza per fermare i raggi gamma occorrono elementi pesanti e spessi (ad esempio il piombo), al contrario di ciò che avviene per i due tipi di particelle.

Da qui la pericolosità dei raggi gamma, i quali, possedendo una brevissima lunghezza d’onda e un’altissima frequenza, sono facilmente in grado di passare attraverso un corpo umano, e, se superiori a certe dosi, sono capaci di arrecare danni di notevole gravità. Va infine ricordato che le armi nucleari non hanno tutte la stessa potenza: va distinto il chilotone (la cui potenza è pari a mille tonnellate di tritolo) dal megatone, il quale corrisponde a un milione di tonnellate di tritolo.

L`energia rilasciata nel corso di un`esplosione nucleare è definita, con un termine inglese, yield, e si misura in chilotoni o megatoni: maggiore il “rendimento”, maggiore sarà il danno provocato. Il ministero della Difesa americano così ha classificato i cosiddetti “nuclear yields”: – Very low: less than one kiloton; – Low: one kiloton to ten kilotons; – Medium: over ten kilotons to fifty kilotons; – High: over fifty kilotons to five hundred kilotons; – Very high: over five hundred kilotons”.

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FOTO E STORIE DI GUERRA – 40

a cura di Cornelio Galas

Navi attraccate in un porto nel giugno 1941

Preparazione di convogli in un porto nel giugno 1941

Un cannone di una nave da guerra apre il fuoco nel giugno 1941

Nave a vela usata dalla Marina per gli sbarchi nel giugno 1941

Catene e gomene sul ponte di una nave nel giugno 1941

Un marinaio su un’imbarcazione nel giugno 1941

Mezzi da sbarco della Marina Italiana in navigazione nel giugno 1941

Nave militare in navigazione vista da un’altra unità nel giugno 1941

Militari attorno a una mitragliatrice nel giugno 1941

Marinai e soldati su un mezzo da sbarco presso la costa nel giugno 1941

Militari durante lo sbarco nel giugno 1941

Mezzi da sbarco si avvicinano alla costa nel giugno 1941

Soldati sbarcano su una passerella nel giugno 1941

Soldati sbarcati corrono in mare dalla spiaggia nel giugno 1941

Soldati italiani sbarcati in avanzamento nel giugno 1941

L’idroscalo di Devoje Traù distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

L’idroscalo di Devoje Traù distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

L’idroscalo di Devoje Traù distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

L’idroscalo di Devoje Traù distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

L’idroscalo di Devoje Traù distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

L’idroscalo di Devoje Traù distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

L’idroscalo di Devoje Traù distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

L’ammiraglio Luigi Bianchieri in visita nella primavera 1941 a San Nicolò, capoluogo della provincia di Sitia a Creta

L’ammiraglio Luigi Bianchieri in visita nella primavera 1941 a San Nicolò, capoluogo della provincia di Sitia a Creta

L’ammiraglio Luigi Bianchieri in visita nella primavera 1941 a San Nicolò, capoluogo della provincia di Sitia a Creta

L’ammiraglio Luigi Bianchieri in visita nella primavera 1941 a San Nicolò, capoluogo della provincia di Sitia a Creta

Due civili della provincia di Sitia a Creta durante la visita dell’ammiraglio Luigi Bianchieri nella primavera 1941

La messa al campo di Sitia a Creta nella primavera 1941

La messa al campo di Sitia a Creta nella primavera 1941

Carro armato in uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operaio di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operaio di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operai di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operai e operaie di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operai di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operaia di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operaia di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operaia di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operai di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operai di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Alto forno di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Alto forno di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operaio di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Alto forno di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Esterno di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Operaio di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Prodotto di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Prodotti di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Interno di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Esterno di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Interno di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Nave nel porto di Brindisi nella primavera 1941

Operai di uno stabilimento di industria bellica (Piombino o Genova o Sestri o Spezia)

Ancora sul molo del porto di Brindisi nella primavera 1941

Particolare della fiancata di un’imbarcazione nel porto di Brindisi nella primavera 1941

Nave con reparti di camicie nere da sbarco nel porto di Brindisi nella primavera 1941

Nave con reparti di camicie nere da sbarco nel porto di Brindisi nella primavera 1941

Tre camicie nere da sbarco presso una nave nel porto di Brindisi nella primavera 1941

Militare dirige il traffico in una via di Brindisi nella primavera 1941

Scorcio di un centro abitato nella primavera 1941

Scorcio di un centro abitato nella primavera 1941

Un incrociatore di 5.000 tonnellate colpito in pieno da una bomba di grosso calibro lanciata dagli aerei salta in aria nella primavera 1941

Soldati riattivano la strada nel tratto Spalato-Almissa nella primavera 1941

Soldati riattivano la strada nel tratto Spalato-Almissa nella primavera 1941

Soldati riattivano la strada nel tratto Spalato-Almissa nella primavera 1941

Soldati riattivano la strada nel tratto Spalato-Almissa nella primavera 1941

Veduta di una località della Dalmazia nella primavera 1941

Piroscafo affondato nei pressi di Strobei in Dalmazia nella primavera 1941

Barche con carichi di legna in Dalmazia nella primavera 1941

Prigionieri catturati in Grecia nella primavera 1941

Prigionieri catturati in Grecia nella primavera 1941

Prigioniero catturato in Grecia nella primavera 1941

Prigionieri catturati in Grecia nella primavera 1941

Marinai tedeschi puntano una batteria antiaerea contro un aereo britannico nel giugno 1941

Il cannone antiaereo di un dragamine tedesco attaccato spara ai bombardieri inglesi nel giugno 1941

Marinai di un dragamine germanico attaccato da bombardieri inglesi alle prese con una mina nel giugno 1941

Una bomba di un aeroplano britannico cade vicino a un dragamine tedesco nel giugno 1941

Un’esplosione in mare nel giugno 1941

Un convoglio navale tedesco in navigazione nel giugno 1941

Razzi nebbiogeni usati dall’esercito durante un’avanzata nella primavera 1941

Razzi nebbiogeni usati dall’esercito durante un’avanzata nella primavera 1941

Nuvola di fumo da una nave nel giugno 1941

Le batterie antiaeree di una nave da guerra aprono il fuoco nel giugno 1941

Le batterie antiaeree di una nave da guerra aprono il fuoco nel giugno 1941

Artiglieri di una nave da guerra puntano un cannone antiaereo verso il cielo nel giugno 1941

Marinai in sala macchine di una nave da guerra nel giugno 1941

Marinai sull’attenti sul ponte di una nave da guerra nel giugno 1941

L’aeroporto di Mostar distrutto dai bombardamenti degli aerei italiani nella primavera 1941

L’aeroporto di Mostar distrutto dai bombardamenti degli aerei italiani nella primavera 1941

L’aeroporto di Mostar distrutto dai bombardamenti degli aerei italiani nella primavera 1941

L’aeroporto di Mostar distrutto dai bombardamenti degli aerei italiani nella primavera 1941

L’aeroporto di Mostar distrutto dai bombardamenti degli aerei italiani nella primavera 1941

Gruppo di civili davanti ad un proclama di Benito Mussolini nella primavera 1941

Militari in posa con dei civili nella primavera 1941

Marinaio lavora alla fiancata di una nave per l’imbarco di munizioni, ancorata a Gravosa nella primavera 1941

Munizioni nemiche catturate a Ragusa (Dubrovnik) nella primavera 1941

Imbarco munizioni a Gravosa nella primavera 1941

Imbarco munizioni a Gravosa nella primavera 1941

Imbarco munizioni a Gravosa nella primavera 1941

Imbarco munizioni a Gravosa nella primavera 1941

Imbarco munizioni a Gravosa nella primavera 1941

Imbarco munizioni a Gravosa nella primavera 1941

Paesaggio marino in Iugoslavia nella primavera 1941

Imbarcazione con palombaro che si immerge in un porto della Iugoslavia nella primavera 1941

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FOTO E STORIE DI GUERRA – 39

a cura di Cornelio Galas

 

Artiglieria antiaerea in azione a ridosso delle prime linee nell’inverno 1941

Artiglieria antiaerea in azione a ridosso delle prime linee nell’inverno 1941

Artiglieria antiaerea in azione a ridosso delle prime linee nell’inverno 1941

Artiglieria antiaerea in azione a ridosso delle prime linee nell’inverno 1941

Artiglieria antiaerea in azione a ridosso delle prime linee nell’inverno 1941

Telefonisti presso una postazione antiaerea in azione a ridosso delle prime linee nell’inverno 1941

Artiglieria antiaerea in azione a ridosso delle prime linee nell’inverno 1941

Artiglieria antiaerea in azione a ridosso delle prime linee nell’inverno 1941

Combattimento con bombe a mano nell’inverno 1941

Combattimento con bombe a mano nell’inverno 1941

Combattimento con bombe a mano nell’inverno 1941

Combattimento con bombe a mano nell’inverno 1941

Reparto di camicie nere “La Leonessa” con fucili mitragliatori nell’inverno 1941

Reparto di camicie nere “La Leonessa” con fucili mitragliatori nell’inverno 1941

Strada a serpentina verso Berat nell’inverno 1941

Strada a serpentina verso Berat nell’inverno 1941

Strada a serpentina verso Berat nell’inverno 1941

Strada a serpentina verso Berat nell’inverno 1941

Panorama in controluce a Berat nell’inverno 1941

Soldati del reparto d’assalto della legione “Modena” nell’inverno 1941

Soldati del reparto d’assalto della legione “Modena” nell’inverno 1941

Soldati preparano il rancio nell’inverno 1941

Ufficiali delle camicie nere in posa sotto una tenda nell’inverno 1941

Paesaggio brullo nell’inverno 1941

Soldato lavora alla verniciatura di elmetti nell’inverno 1941

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Cerimonia al campo nell’inverno 1941 a ricordo dei caduti

Il generale Angelo Carta, comandante la divisione “Siena”, in osservazione con un binocolo nell’inverno 1941

Due ufficiali a colloquio (forse il colonnello Raffaele Annibaldi, comandante il 32° fanteria o il colonnello Parella, comandante dell’artiglieria della divisione) nell’inverno 1941

Ufficiale degli alpini nell’inverno 1941

Roberto Farinacci a colloquio con un ufficiale degli alpini nell’inverno 1941

Aerei francesi di passaggio all’aeroporto di Maritza (Rodi) in partenza per la Siria nella primavera 1941

Palazzo di una città della Dalmazia nella primavera 1941

Piazza di una città della Dalmazia nella primavera 1941

Casa di una località della Dalmazia nella primavera 1941

Donne lavano i panni presso un casolare agricolo di una località della Dalmazia nella primavera 1941

Bosco innevato di una località della Dalmazia nella primavera 1941

Paesaggio con cascate in una località della Dalmazia nella primavera 1941

Ajmone di Savoia Aosta, duca di Spoleto e la moglie Irene nella primavera 1941

Ritratto di Irene di Savoia Aosta, duchessa di Spoleto

La coda e il timone di un idrovolante davanti un tratto di costa abitato nel maggio 1941

Veduta del porto di Patrasso nel maggio 1941

La costa vista da un aereo in volo nel maggio 1941

Colline viste da un aereo in volo nel maggio 1941

Città vista da un aereo in volo nel maggio 1941

Piloti e altri militari a colloquio in una strada greca nel maggio 1941

Nave militare attraccata nel porto di Patrasso nel maggio 1941

Veduta del porto di Patrasso nel maggio 1941

Veduta del porto di Patrasso nel maggio 1941

Veduta del porto di Patrasso nel maggio 1941

Piloti escono dalla cabina di un idrovolante a Patrasso nel maggio 1941

Due idrovolanti nel porto di Patrasso nel maggio 1941

Navi nel porto di Patrasso nel maggio 1941

Il lungomare di Patrasso visto dalla costa nel maggio 1941

Una nave in fiamme vista da un aereo in volo nel maggio 1941

Una nave in fiamme vista da un aereo in volo nel maggio 1941

Una nave in fiamme vista da un aereo in volo nel maggio 1941

Relitto di una nave affondata nel porto di Patrasso nel maggio 1941

Una zona del porto di Patrasso danneggiata dai bombardamenti italiani nel maggio 1941

Ufficiali della Marina e dell’Esercito a colloquio con un pilota nel maggio 1941

Soldati e avieri in posa nel maggio 1941

Un cannone sul ponte di un incrociatore italiano nel maggio 1941

La bandiera italiana issata sul faro del porto di Patrasso nel maggio 1941

Incrociatore italiano nel porto di Patrasso nel maggio 1941

Un soldato italiano di guardia di fronte a un ospedale nel maggio 1941

Veduta di Patrasso nel maggio 1941

Un pilota con due autorità militari, un’autorità civile e una donna in divisa davanti ad un monumento di Patrasso nel maggio 1941

Militari e civili davanti ad un palazzo nel maggio 1941

Bastimento affondato nel porto di Patrasso nel maggio 1941

Bastimento affondato nel porto di Patrasso nel maggio 1941

Bastimento affondato nel porto di Patrasso nel maggio 1941

Batteria d’artiglieria verso le posizioni sulle torri di guardia a Ragusa (Dubrovnik) nella primavera 1941

Batteria d’artiglieria verso le posizioni sulle torri di guardia a Ragusa (Dubrovnik) nella primavera 1941

Artiglieri sulle torri di guardia a Ragusa (Dubrovnik) nella primavera 1941

Carro officina a Ragusa (Dubrovnik) nella primavera 1941

Soldati al lavoro presso un carro officina a Ragusa (Dubrovnik) nella primavera 1941

Sportello del servizio banca per militari a Ragusa (Dubrovnik) nella primavera 1941

Cerimonia dell’ammaina bandiera a Ragusa (Dubrovnik) nella primavera 1941

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VIA DA STO POSTO DE MATI …

di Cornelio Galas

Sóm lì, al bar Primavera de Vignole che bèvo el solito cafè … e me scàpa l’òcio su la cronaca de Riva de l’Adige. Ela madòna … ‘sa è suzés che i ha més el coprifuoco come en guèra?

Dropar la machina sol se no podé farne a mèm? A Pasqua? Diaolporco, no me pàr che sia vegnù zò dal zél pali de fer, anzi, l’è sùta, bisogna brevàr i fiori la sera … vòt veder che quel “quaranta per zento de delinquenti rumeni” – così dìs el Di Maio neh, miga l’ultim del càr – i è vegnùi a far festa nela Busa?

E se no deve esserghe qualche pont sul Sarca che ha zedù, se no vol dir che gh’è paura de ‘n teremot e alora i deve portar su la scola de legn fata a Amatrice, e se no … lèzo meio, me meto su i ociai. No, no sta arivando meteoriti o pèzo le bombe dela Corea alta … gnent de gnent. Sol che gh’è en po’ de manifestaziom en Busa e alora gh’è … el solito casìm.

Ma osc’ia, l’è da trenta e passa ani che gh’è sto casim, per questo, per quel, per el Giro del Trentim, per la féra, perché l’è l’Assenzióm, perché l’è la Pentecoste, perché i todeschi i ricorda che s’è tacà ensema le do Germanie … oh, el savém da ‘n pèz che quando, come se dìs, i se “mòla” en zò, bisogna star en coa e no ‘ncazarse.

I lo sa tuti che la Lopio-Busa la gà le istesse probabilità de esser fata de quele che gà l’Inter de vinzer la Cièmpions tra do ani.
Ho capì. Gh’è anca quei del motocross al Ciclamino, quei de la ciocolata a Riva, quei che a Pasqua i vòl nar sul lach. Ala fim me sa che sarìa meio far na stràa bela larga pù che per vegnir en Busa … per scapar da sto posto de mati pièm de machine e spùza de benzina.

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Pascua come te vòi …

Pascua come te vòi …

di Cornelio Galas

El so, Pasqua se scrive co la “qu”. La scrivo apòsta co la “c” perché a so temp, ale elementari, la maestra Laura (pòra dona, quante ghe n’avém fàt), la m’aveva dàt en castigo propri perché m’ero sbaglià: scriver zento volte (m’aveva aiutà i méi perchè savévo contar solo fim a dése) Pasqua co la “qu”.

Na ròba che no ho mai capì – anca se tanti i ha zercà de spiegarmela – l’è perché Pascua la vèi semper de doménega. Va bèm la luna, l’equinozio, che no la pòl vegnir dopo el ventizinque de april e prima del vintidó de marz. Gh’è la Pasqua bàssa: fim al do de april. Quela media fim al trédese de april. Quela alta, dal quatòrdese al vintizinque de april.

E tut mal, a diferenza del Nadàl, che ‘l pòl vegnir anca de lùni, per dir così te ghe tàchi pònti e ferie varie, Pascua, vòltela e rivòltela come na fortàia, la casca propri de domenega. Bisogna fàrs’en na resòm.

Ma gh’è altre robe che fà pù de nà fìza a propòsit de Pascua. Scominziém con quel déto: Nadàl coi tòi e Pascua con chi te vòi. Gnent de pu fals. Almém fin quando i tói no i deventa vèci. Che alora vot no passàr la Pascua con lòri? E prima ancora gh’è i suoceri: “‘sa fé a Pascua st’am? Vegniré bèm a magnar con noi neh …”.

A Pascua, se sa, la và de òvi. Pu grandi i è – se pensa semper – e pu bèla l’è la sorpresa. Po’ te te scòrzi che ala fim fim gh’è denter la solita batarìa de plastica, magari che vèi da la Cina. Che sùbit te devi tirarghe via da la bòca del bocia … prima che ‘l se stofega.

Pascua l’è la resurezióm dei morti. Me som semper domandà se l’è propri vera. Ma soratut gò en dùbi, gross come na casa: “Quel che, prima de morir l’era en bastardo, quando el redeventa vif saràlo gualìf?”

Dopo Pascua gh’è la Pascuèta (semper de lùni, cramento) en dove te fai el giro for da la porta. Osc’ia, almém che no te abiti en tenda, ‘l so anca mi che per nar fora de cà te devi girar el marlòss de la porta … e serartela drìo la schena. Anca per el fato che se no te te tiri la porta drio, oltre al giro d’aria, pol darsi che qualcheduni vegnù fòra da so cà (o dala so tenda) el vaga denter ne la to cà a robar quel che te gài. E alóra olter a l’aria podrìa girar anca i to òvi …

Finìsso co n’altro dubi che me porto drìo da quando névo a catechismo: Giuda l’ha tradì Cristo per trenta soldi. Bòm. Dopo el gà pensà sù. E l’è nà a empicarse. Bom. Ma quei trenta soldi chi èlo che l’ha tirài sù da tera? E cossa àlo fat con quei soldi? Le “Glorie” de Pascua col vim sant? Zèrto che sì. E l’è stà anca contént … come na Pascua.

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FOTO E STORIE DI GUERRA – 38

a cura di Cornelio Galas

Piccolo cimitero italiano sull’altura di Monastero nella primavera 1941

Rottami sull’altura di Monastero dopo la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Rottami sull’altura di Monastero dopo la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Veduta delle Bocche di Cattaro nella primavera 1941

Veduta delle Bocche di Cattaro nella primavera 1941

Giornalista corrispondente di guerra a Corfù nella primavera 1941

Tipografo del giornale dei soldati a Tirana nella primavera 1941

Tipografi del giornale dei soldati a Tirana nella primavera 1941

La redazione del giornale dei soldati a Tirana nella primavera 1941

L’attesa del generale Giovanni Messe, comandante del corpo d’armata speciale a Corfù nella primavera 1941

L’attesa del generale Giovanni Messe, comandante del corpo d’armata speciale a Corfù nella primavera 1941

Veduta di Corfù da una nave nella primavera 1941

A bordo di una nave nelle acque di Corfù nella primavera 1941

Rivista militare nella giornata dell’esercito e dell’impero a Sebenico il 9 maggio 1941

Rivista militare nella giornata dell’esercito e dell’impero a Sebenico il 9 maggio 1941

Rivista militare nella giornata dell’esercito e dell’impero a Sebenico il 9 maggio 1941

Recupero di armi di artiglieria serba a Sebenico nella primavera 1941

Recupero di armi di artiglieria serba a Sebenico nella primavera 1941

Recupero di armi di artiglieria serba a Sebenico nella primavera 1941

Recupero di armi di artiglieria serba a Sebenico nella primavera 1941

Ufficiali partecipanti alla cerimonia al cimitero militare di Sebenico in suffragio dei caduti italiani nella primavera 1941

Cerimonia al cimitero militare di Sebenico in suffragio dei caduti italiani nella primavera 1941

Cerimonia al cimitero militare di Sebenico in suffragio dei caduti italiani nella primavera 1941

Cerimonia al cimitero militare di Sebenico in suffragio dei caduti italiani nella primavera 1941

Cerimonia al cimitero militare di Sebenico in suffragio dei caduti italiani nella primavera 1941

Manifestazione all’isola di Veglia nella primavera 1941

Navi iugoslave nel porto di Fiume nella primavera 1941

Navi iugoslave nel porto di Fiume nella primavera 1941

Navi iugoslave nel porto di Fiume nella primavera 1941

Veduta di una via di Prevesa nella primavera 1941

Carro armato inglese distrutto sulla strada di Atene nella primavera 1941

Carro armato inglese distrutto sulla strada di Atene nella primavera 1941

Carri armati inglesi distrutti sulla strada di Atene nella primavera 1941

Carri armati inglesi distrutti sulla strada di Atene nella primavera 1941

Bersaglieri alla cerimonia dell’alza bandiera alla presenza di Vezio Orazi nella primavera 1941

Bersaglieri alla cerimonia dell’alza bandiera alla presenza di Vezio Orazi nella primavera 1941

Genieri riparano nel deserto la rete telefonica nella primavera 1941

Postazione di artiglieria nel deserto nella primavera 1941

Postazione di artiglieria nel deserto nella primavera 1941

Soldati e carri armati della divisione “Ferrara” e/o “Centauro” in riga per la rivista di Vittorio Emanuele III a Dervisciani nel maggio 1941

Soldati e carri armati della divisione “Ferrara” e/o “Centauro” in riga per la rivista di Vittorio Emanuele III a Dervisciani nel maggio 1941

Civili assistono alla rivista di Vittorio Emanuele III alla divisione “Ferrara” e/o “Centauro” a Dervisciani nel maggio 1941

Il re Vittorio Emanuele III passa in rivista la divisione “Ferrara” e/o “Centauro” a Dervisciani nel maggio 1941

Soldati e carri armati della divisione “Ferrara” e/o “Centauro” in riga per la rivista di Vittorio Emanuele III a Dervisciani nel maggio 1941

Soldati della divisione “Ferrara” e/o “Centauro” in riga per la rivista di Vittorio Emanuele III a Dervisciani nel maggio 1941

Soldati della divisione “Ferrara” e/o “Centauro” in riga per la rivista di Vittorio Emanuele III a Dervisciani nel maggio 1941

Visita di Vittorio Emanuele III a Tirana o Valona nel maggio 1941

Autorità a Tirana o Valona in attesa della visita di Vittorio Emanuele III nel maggio 1941

Bandiera italiana sventola a Tirana o Valona nel maggio 1941

Navi nell’idroscalo di Divulje nel maggio 1941

L’idroscalo di Divulje centrato in pieno e distrutto dai nostri aerei nel maggio 1941

Altare costruito dagli artiglieri della 33^ divisione “Aqui” nella primavera 1941

Il ponte di Perati sul confine greco albanese prima della demolizione nella primavera 1941

Sistema difensivo greco nella primavera 1941

Veduta di una montagna greca nella primavera 1941

Il generale Vittorio Ambrosio, comandante la 2^ armata, passa in rivista le truppe a Karlovak nella primavera 1941

Sfilata di truppe davanti alle autorità a Karlovak nella primavera 1941

Il generale Vittorio Ambrosio, comandante la 2^ armata, passa in rivista le truppe a Karlovak nella primavera 1941

Sfilata di truppe davanti alle autorità a Karlovak nella primavera 1941

Sfilata di truppe davanti alle autorità a Karlovak nella primavera 1941

Il generale Vittorio Ambrosio, comandante la 2^ armata, a Karlovak per la rivista alle truppe nella primavera 1941

Sfilata di truppe davanti alle autorità a Karlovak nella primavera 1941

Il generale Vittorio Ambrosio, comandante la 2^ armata, passa in rivista le truppe a Karlovak nella primavera 1941

Il generale Vittorio Ambrosio, comandante la 2^ armata, passa in rivista le truppe a Karlovak nella primavera 1941

Soldati davanti alla sede del Comando delle truppe del presidio militare di Zara a Karlovak nella primavera 1941

Il generale Vittorio Ambrosio, comandante la 2^ armata, a Karlovak per la rivista alle truppe nella primavera 1941

Aereo della Croce rossa in un campo di aviazione nella primavera 1941

Aerei in un campo di aviazione nella primavera 1941

Aerei in un campo di aviazione nella primavera 1941

“Picchiatelli” in volo nella primavera 1941

“Picchiatelli” in volo nella primavera 1941

“Picchiatello” sorvola una Larissa nella primavera 1941

Il territorio greco visto da un “Picchiatello” in volo nella primavera 1941

Il territorio greco bombardato dai “Picchiatelli” nella primavera 1941

Il territorio greco bombardato dai “Picchiatelli” nella primavera 1941

Larissa vista da un “Picchiatello” in volo prima del bombardamento nella primavera 1941

Resti di un aereo in un campo di aviazione nella primavera 1941

Resti di un aereo in un campo di aviazione nella primavera 1941

Bombardamento del porto di Corfù nella primavera 1941

Alcioni in azione nella zona di Missalungi nella primavera 1941

Alcione in azione nella zona di Missalungi nella primavera 1941

Alcioni in azione nella zona di Missalungi nella primavera 1941

Trasporto di feriti con un aereo della Croce rossa in un campo di aviazione nella primavera 1941

Spostamento di un aereo in un campo di aviazione nella primavera 1941

Piloti in un campo di aviazione prima di un’azione nella primavera 1941

Specialisti revisionano le armi un caccia tedesco nella primavera 1941

L’idroscalo di Divulje bombardato dall’aviazione italiana nella primavera 1941

L’idroscalo di Divulje bombardato dall’aviazione italiana nella primavera 1941

Apparecchio catturato in una base aerea iugoslava all’aeroporto di Tirana nella primavera 1941

Piloti e dai comandanti osservano un apparecchio catturato in una base aerea iugoslava e portato a Tirana nella primavera 1941

“Stukas” in volo nella primavera 1941

“Stukas” in volo nella primavera 1941

“Stukas” in volo nella primavera 1941

Mitragliere alla sua postazione su un aereo nella primavera 1941

Mitragliere alla sua postazione su un aereo nella primavera 1941

Città vista da un aereo in volo nella primavera 1941

Un militare ad uno strumento ottico in un campo di aviazione nella primavera 1941

Militari ad uno strumento ottico in un campo di aviazione nella primavera 1941

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DOV’E’ FINITO TUTTO QUELL’ORO RUBATO ? – 12

a cura di Cornelio Galas

Siamo arrivati alle considerazioni finali sulla ricerca effettuata dalla “Commissione Indipendente d’Esperti Svizzera – Seconda Guerra Mondiale”. Allego anche una serie di indirizzi Internet e di Archivi per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento. Un grazie sincero dalla redazione di Televignole a quanti ci hanno inviato preziose integrazioni e precisazioni, che abbiamo inserito nell’elaborazione finale.

Durante la seconda guerra mondiale, la Svizzera fu il polo di scambio più importante per l’oro dei territori in mano al Terzo Reich. Il 79% di tutto l’oro inviato all’estero dalla Reichsbank passò per la Svizzera; di questo metallo, l’87% finì alla Banca nazionale svizzera (BNS) e il 13% a banche commerciali. Le forniture dell’istituto d’emissione tedesco a quello elvetico ammontarono complessivamente, a seconda dei calcoli, a 1,6 – 1,7 miliardi di franchi; a saldo gli acquisti compiuti in proprio dalla BNS risultarono pari a 1,2 miliardi di franchi, mentre il resto finì sui depositi tenuti presso l’istituto da altre banche centrali e dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI).

Notevoli quantità dell’oro acquistato dalla BNS vennero rivendute ad altri Stati, in particolare al Portogallo (452 milioni di franchi), alla Spagna (185 milioni di franchi) e alla Romania (102 milioni di franchi). Le forniture tedesche comprendevano oro già in possesso della Reichsbank prima del 1933, oppure acquisito per vie ordinarie; altro metallo prezioso era stato procurato all’istituto d’emissione tedesco, prima del conflitto, con mezzi statali di coercizione.

Dopo lo scoppio della guerra, il Terzo Reich trovò una fonte importante per l’acquisto di divise nell’oro depredato: rientravano in questa categoria l’oro confiscato e razziato, quello strappato dal regime alle vittime della sua politica di sterminio, uccise o sopravvissute, e infine le riserve auree sottratte alle banche centrali nei paesi occupati dallo Stato nazista.

Nel dopoguerra la Tripartite Commission for the Restitution of Monetary Gold omise di procedere a una differenziazione della categoria «oro depredato». In Svizzera la Reichsbank inviò metallo documentabile come oro delle vittime per un importo di 581.899 franchi. Alla fine del 1943 la direzione della BNS discusse sì della confisca di oro appartenente a ebrei deportati; non vi sono indicazioni, però, che i responsabili delle decisioni nell’istituto sapessero di lingotti contenenti oro del genere e spediti in Svizzera dalla banca tedesca. Allo stato attuale delle conoscenze, inoltre, non si sa da chi venne acquistato quell’oro.

Nei primi due anni di guerra, in Svizzera la Reichsbank svolse le sue transazioni in oro soprattutto con le banche commerciali. Nell’ottobre 1941 la BNS chiese di divenire l’unica destinataria delle spedizioni tedesche di metallo; da allora in poi le banche commerciali non ricevettero più forniture regolari di oro dalla Reichsbank. L’intervento della BNS fu motivato soprattutto dal fatto che gli scambi internazionali di oro e divise tramite la Svizzera provocavano un calo delle riserve auree interne, indesiderato sul piano della politica valutaria.

Alla fine del 1942, con un decreto del Consiglio federale, il commercio svizzero di oro con l’estero fu accentrato presso la BNS. Acquistando oro proveniente dalla Germania, l’istituto aveva vari obiettivi; i principali consistevano nel mantenere la copertura aurea e la convertibilità del franco nonché nel garantire l’approvvigionamento del paese e la funzionalità della piazza finanziaria elvetica All’inizio della guerra la BNS non fece tentativi per distinguere, nelle forniture della Reichsbank, fra oro acquisito legalmente e oro depredato.

Già nel 1941 i responsabili dell’istituto svizzero sapevano che la Germania possedeva oro rubato; questo dato di fatto fu oggetto di discussione in sedute interne, e nel 1942 la direzione generale vagliò perfino l’ipotesi di rifondere partite di metallo provenienti dal Terzo Reich. Essa sapeva che in Belgio e in Olanda era stato confiscato oro a privati; a partire dal 1943 fu chiaro che le forniture della Reichsbank potevano comprendere anche oro di banche centrali dei paesi occupati.

I moniti ufficiali degli Alleati, cominciati all’inizio del 1943, indussero la BNS a varare misure di sicurezza e a chiedere garanzie sulla provenienza ineccepibile dell’oro da riserve tedesche d’anteguerra; l’istituto cambiò il proprio atteggiamento non di propria iniziativa ma solo in seguito a pressioni esterne. A lungo la direzione generale non prese conoscenza del fatto che lo Stato nazista praticava sistematicamente una politica economica di rapina e di saccheggio, trucidando individui e gruppi di popolazione; benché fosse chiaro che la Germania s’impadroniva di oro illegalmente, i responsabili della BNS si attennero a una prassi da business as usual.

Pur consapevoli dell’origine problematica dell’oro e dei moniti alleati al riguardo, esponenti di banche e assicurazioni svizzere si adoperarono, ancora negli ultimi mesi di guerra, perché la BNS continuasse a comperare oro dalla banca centrale tedesca. Questi trasferimenti, che in effetti avvennero fino all’aprile 1945, servivano fra l’altro a pagare interessi e a saldare altre pretese di creditori finanziari in Svizzera; con gli acquisti di oro si trattava anche di mantenere il più a lungo possibile il traffico dei pagamenti con il Reich, creando quindi la miglior piattaforma possibile per i rapporti finanziari postbellici fra Svizzera e Germania.

Dal 1943 i responsabili della BNS svilupparono un dispositivo di argomenti difensivi per garantirsi contro le accuse degli Alleati; dopo il conflitto, poi, di fronte ai critici in Svizzera e all’estero la direzione generale sostenne di avere acquistato oro dalla Germania credendolo, in buona fede, di origine ineccepibile. A suo dire, inoltre, quelle operazioni sarebbero state in sintonia con i principi della neutralità elvetica, e il rischio di un attacco tedesco alla Svizzera si sarebbe ridotto perché la banca centrale, coi suoi acquisti di oro, si sarebbe resa utile al Reich; la direzione dell’istituto, infine, avrebbe concertato la sua politica dell’oro anche col governo svizzero.

Visti da oggi, gli argomenti della buona fede e dell’obbligo di accettare oro – obbligo imposto dalla politica di neutralità – non sono validi. Come emerse nel corso delle trattative per l’accordo di Washington, già durante la guerra i responsabili della BNS sapevano che la Reichsbank spediva in Svizzera anche oro depredato; la politica della neutralità non obbligava ad accettare oro rubato. La tesi della buona fede, inoltre, si rivelò un argomento-trappola: la BNS non poté distanziarsene senza perdere in credibilità.

Quanto alla sua tesi che gli acquisti di oro dalla Reichsbank avrebbero contribuito a distogliere la Germania da un’invasione della Svizzera, va notato anzitutto che la condotta bellica di Hitler non era guidata principalmente da considerazioni definibili come reazioni mirate, razionali, a una politica economica di dissuasione. Stando al Consiglio federale, inoltre, la BNS informò il governo solo tardi e in misura insufficiente sulla mole e sui retroscena degli scambi con la Reichsbank.

Il fatto che solo a partire dal 1943 la BNS indicò la dissuasione come motivazione dei suoi acquisti di oro dalla Germania, infine, suggerisce che si tratti di un argomento a posteriori per giustificare quella prassi. Il lucro non si può ritenere un movente per gli acquisti di oro tedesco compiuti dalla BNS; ebbe senz’altro un ruolo, viceversa, nelle successive vendite a terzi dell’oro acquistato.

Paragonare direttamente gli acquisti di oro dalla Germania a quelli dagli Alleati non è lecito: diversamente dal metallo venduto dalla Reichsbank, l’oro alleato era un mezzo di pagamento interamente acquisito in forma legittima. Le transazioni in oro fra Svizzera, Stati Uniti e Gran Bretagna furono in gran parte il risultato di movimenti internazionali di capitali, e sul piano svizzero servirono a finanziare esportazioni; gli Alleati, dal canto loro, le utilizzarono per scopi umanitari e per finanziare servizi d’importanza bellica.

Al tema delle transazioni in oro durante il conflitto sono intrecciati altri quesiti storici; è importante, perciò, studiare più in dettaglio il problema degli acquisti dalla Germania nel contesto allargato dei rapporti economici con l’estero, della politica commerciale e di quanto avvenne in generale, sul piano economico e politico, nel periodo della seconda guerra mondiale. La Commissione, che si occupa dal punto di vista storico anche delle questioni legali legate al commercio dell’oro, in vista del suo rapporto finale sottoporrà a perizia giuridica diversi di questi aspetti.

La Svizzera e le transazioni in oro durante la Seconda Guerra Mondiale
Rapporto intermedio
Note biografiche

Gottlieb Bachmann

Gottlieb Bachmann (1874–1947)
Attinente di Winterthur (Cantone Zurigo), studi di diritto e di economia politica
1918–1925 Direttore generale della BNS, Capo del 3o dipartimento
1925–1939 Presidente della Direzione generale della BNS, Capo del 1o dipartimento
1939–1947 Presidente del Consiglio di banca della BNS
1939–1943 Membro del Consiglio nazionale (PRD)
Membro del Consiglio d’amministrazione di parecchie società importanti, professore di scienze dell’economia aziendale all’Università di Zurigo

Walther Funk

Walther Funk (1890–1960)
Nato a Trakehnen (Prussia orientale), economista
1931 Adesione al Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi
1933 Capostampa del governo tedesco, consigliere economico di Hitler
1938 Ministro dell’economia, plenipotenziario generale per l’economia di guerra
1939 Presidente della Reichsbank
1946 Condannato a Norimberga alla reclusione perpetua per crimini contro l’umanità e crimini di guerra
1957 Rilasciato per motivi di salute

Maurice Golay (1891–1949)
Nato a Ginevra
1920–1926 Direttore della succursale ginevrina della SBS
1927–1931 Direttore della succursale londinese della SBS
1932–1941 Direttore generale e membro della Direzione generale della SBS
1942–1949 Presidente della Direzione generale della SBS
Presidente del Consiglio d’amministrazione della Lonza S.A.

Alfred Hirs

Alfred Hirs (1889–1978)
Attinente di Dielsdorf (Cantone Zurigo), formazione di impiegato di commercio
1910 Entra alle dipendenze della BNS
1927 Vicedirettore della BNS
1929–1931 Direttore della BNS
1931–1942 Presidente della Direzione generale della Banca Popolare Svizzera (BPS) su mandato del Consiglio federale (nel 1931 la BPS fu posta sotto la vigilanza della Confederazione e risanata sotto la direzione di A. Hirs)
1942–1954 Direttore generale della BNS, Capo del 3o dipartimento
1946 Membro della Delegazione svizzera alle trattative elvetico-alleate di Washington
Impegnato in parecchie organizzazioni cristiane (Präsidium des Berner Diakonissenhauses, Vicepresidente dell’YMCA)

Heinrich Homberger (1896–1985)
Attinente di Zurigo, studi di economia politica
1934 Entra alle dipendenze del Vorort dell’Unione svizzera di commercio e d’industria
(USCI)1939–1950 Direttore del Vorort
1939 Nominato nella Delegazione permanente per le trattative economiche
1950–1965 Delegato del Vorort e, al tempo stesso, membro della Camera svizzera di commercio
1962–1976 Presidente del Consiglio di sorveglianza della Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell’uomo (Rentenanstalt)

Jean Hotz (1890–1969)
Attinente di Uster (Cantone Zurigo), studi di economia politica
1915–1922 Insegnante di materie commerciali a Zurigo
1922 Entra alle dipendenze del DEP
1928 Vicedirettore del DEP
1935–1954 Direttore dalla Divisione commerciale del DEP
1939 Nominato nella Delegazione permanente per le trattative economiche
1947 Riceve dal Consiglio federale il titolo di ministro ad personam.

Per Jacobsson

Per Jacobsson (1894–1963)
Nato a Tanum, Svezia, studi di diritto
1931–1957 Membro della Direzione generale del Banca dei regolamenti internazionali (BRI), Basilea, Direttore della Divisione valutaria ed economica
1949 Dott. h.c. in scienze politiche (Università di Basilea)
1952 Membro di direzione del Centre for Economic and Financial Research istituito dalla
Fondazione Rockefeller
1957 Direttore del Fondo monetario internazionale

Hans Koenig (1880–1954)
Attinente di Berna, avvocato
1918–1936 Direttore della Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell’uomo
(Rentenanstalt)
1936–1947 Direttore generale della Rentenanstalt
1947–1954 Vicepresidente del Consiglio di sorveglianza della Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell’uomo (Rentenanstalt)
Ha collaborato alla conclusione dei due Accordi tedesco-elvetici ipoteche-oro del 1920 e del 1923;
Presidente del Comitato svizzero per le questioni inerenti alle ipoteche-oro; rappresentante degli interessi delle Compagnie assicurative svizzere nelle trattative economiche con la Germania (1931–1946);
Presidente della Conferenza dei direttori delle compagnie svizzere di assicurazione vita; membro del Comitato esecutivo dell’Associazione delle compagnie assicurative svizzere concessionarie, della Camera di commercio di Zurigo e di altre organizzazioni.

Robert Kohli

Robert Kohli (1896–1977)
Attinente di Rüschegg (Canton Berna), studi di diritto
1918 Funzionario presso il Dipartimento politico
1938 Capo dell’Ufficio giuridico del Dipartimento politico e dell’Ufficio dell’emigrazione
1939 Nominato nella Delegazione permanente per le trattative economiche
1941 Promozione a Consigliere di legazione
1941–1945 Capo della neocostituita Sezione per il diritto e gli interessi patrimoniali privati
all’estero presso il Dipartimento politico
1945 Membro della Commissione svizzera per le trattative elvetico-alleate
1945 Membro della Delegazione economica svizzera per le trattative con la Francia
1945–1949 Ministro della Svizzera all’Aia
1949–1953 Ministro della Svizzera a Belgrado
1953–1956 Presidente della direzione dell’Ufficio svizzero di compensazione a Zurigo
1956–1961 Segretario generale del Dipartimento politico
1961 Presidente della Commissione per l’ammissione al servizio diplomatico e consolare del Dipartimento politico

Ernst Nobs

Ernst Nobs (1886–1957)
Attinente di Seedorf (Canton Berna) e Zurigo, studi magistrali
1906–1912 Insegnante a Wynau e Ostermundigen
1912–1915 Redattore a Lucerna e San Gallo
1915–1934 Caporedattore del «Volksrecht» a Zurigo
1919–1943 Membro del Consiglio nazionale (PSS)
1935–1941 Membro del Consiglio di Stato del Cantone Zurigo, Direttore del Dipartimento di giustizia e del Dipartimento dell’economia pubblica
1942–1943 Sindaco di Zurigo
1944–1951 Membro del Consiglio federale. Primo rappresentante del PSS in Consiglio federale, Capo del Dipartimento federale delle finanze e dogane
Membro del CICR e Presidente del Consiglio d’amministrazione dell’AVS

Marcel Pilet-Golaz

Marcel Pilet-Golaz (1889–1958)
Attinente di Château-d’Oex (Canton Vaud), studi di diritto
1915 Titolare di uno studio d’avvocatura
1921 Membro del Gran Consiglio vodese (PRD)
1925–1928 Membro del Consiglio nazionale
1929–1944 Membro del Consiglio federale, Capo del DFI nel 1929, del Dipartimento delle poste e delle ferrovie dal 1930 al 1940 e del DPF dal 1940 al 1944

Emil Johann Puhl

Emil Johann Puhl (1889–1962)
Nato a Berlino, formazione bancaria
1913 Entra alle dipendenze della Deutsche Reichsbank
1916–1920 Servizio militare e prigioniero di guerra in Francia
1934 Aderisce Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi
1930–1935 Direttore della Reichsbank, addetto alle questioni valutarie
1940–1945 Vicepresidente esecutivo della Deutsche Reichsbank
1946 Condannato dal Tribunale militare internazionale di Norimberga a cinque anni di
detenzione
1961 Consiglio direttivo dell’Hamburger Kreditbank AG
Membro del Consiglio di sorveglianza della Diskont-Kompagnie AG, Berlin (dal 16.9.1937: Presidente del Consiglio di sorveglianza), Presidente del Consiglio d’amministrazione delle Reichskreditkassen, Berlino; membro del Consiglio di sorveglianza di parecchie banche e imprese.

Paul Rossy (1896–1973)
Attinente di Cossonay (Canton Vaud), studi di scienze economiche e politiche
1921 Entra alle dipendenze della BNS
1930 Direttore della BNS
1935 Vicepresidente della Commissione federale delle banche
1937–1955 Direttore generale della BNS, Capo 2o dipartimento, Vicepresidente della Direzione generale della BNS
1938 Dottore honoris causa dell’Università di Losanna
1938–1945 Presidente della sezione bernese dell’Unione del commercio e dell’industria di Berna
1950 Membro del Comitato di direzione dell’Unione europea dei pagamenti
Membro della Commissione del controllo dei prezzi, della Commissione consultiva per la politica commerciale, del Comitato direttore e del CA della Cassa di prestiti della Confederazione svizzera, del CA dell’AVS

Hjalmar Schacht

Hjalmar Schacht (1877–1970)
Nato a Tinglev/Schleswig settentrionale
1924–1930 Presidente della Reichsbank
1933–1939 Presidente della Reichsbank
1934–1937 Ministro tedesco dell’economia e plenipotenziario generale per l’economia di guerra
1937–1943 Ministro senza portafogli del Reich
1944 Internato nel campo di concentramento di Ravensbrück dopo il fallito attentato contro Hitler
1946 Assolto ai processi di Norimberga

Dietrich Schindler (1890–1948)
Attinente di Zurigo, studi di diritto
1929–1948 Membro del Consiglio d’amministrazione della NZZ, dal 1940 Presidente del Consiglio d’amministrazione della NZZ
1933 Fondatore della Società «Neue Schweizerische Rundschau»
1936 Professore ordinario di diritto pubblico all’Università di Zurigo
Durante la guerra consulente giuridico del Consiglio federale e dell’Amministrazione
federale
1945 Membro della Commissione d’esperti del Dipartimento politico federale incaricata
dell’esame della Carta delle Nazioni Unite
1946 Perizie in merito a questioni di diritto in relazione agli averi patrimoniali tedeschi in Svizzera
1946 Membro della Delegazione svizzera alle trattative elvetico-alleate di Washington
1947 Partecipazione ai lavori per la fondazione di una «Internazionale liberale» a Oxford Membro del Gran Consiglio zurighese e attivo nell’ambito di opere parrocchiali, membro del CICR, colonnello

Fritz Schnorf

Fritz Schnorf (1893–1963)
Attinente di Meilen (Cantone Zurigo), formazione bancaria, poi alle dipendenze del CS
1929 Vicedirettore della BNS
1939–1942 Direttore generale della BNS, Capo 3o dipartimento
1942 Direttore dell’Aluminium-Industrie AG, in un primo tempo Direttore delle finanze, in
seguito Direttore generale e Presidente del Consiglio d’amministrazione
1952 Membro del Consiglio d’amministrazione della Motor-Columbus S.A.
1954 Membro del Consiglio d’amministrazione del CS
1954 Membro del Consiglio d’amministrazione della Nestlé Alimentana
Membro della Camera di commercio svizzera e di Zurigo, membro del Consiglio di banca della BNS

Walter Stucki

Walter Stucki (1888–1963)
Attinente di Berna, studi di diritto (avvocato)
1917–1919 Segretario generale del Dipartimento federale dell’economia pubblica
1924–1935 Capo della Delegazione negoziale per le questioni economiche con l’estero
1925 Direttore della Divisione commerciale del DEP
1933 Nomina a ministro
1935 Elezione al Consiglio nazionale (PRD)
1935 Delegato del Consiglio federale per il commercio estero
1938–1944 Ministro della Svizzera a Parigi e successivamente a Vichy
1945–1946 Capo della Divisione affari esteri del Dipartimento politico
1945 Capo della Commissione per le trattative elvetico-alleate
1946 Delegato del Consiglio federale per missioni speciali
1946 Presidente della Commissione per le trattative elvetico-alleate a Washington
1947 Delegato svizzero alla Conferenza mondiale dell’Avana per il commercio e l’impiego
1952 Delegato svizzero alla Conferenza di Londra sui debiti tedeschi e sui crediti svizzeri nei confronti del defunto Terzo Reich

Peter Vieli (1890–1972)
Attinente di Rhäzüns (Canton Grigioni), studi di diritto
1918–1937 Diverse funzioni nel servizio diplomatico a Berna e a Roma
1937–1952 Direttore generale del Credito Svizzero (CS)
1940–1941 In veste di Presidente del «Comitato Germania » dell’Associazione svizzera dei
banchieri, partecipa alle trattative economiche tra la Svizzera e la Germania
1943–1944 Ministro della Svizzera a Roma
1944–1952 Direttore generale del CS
1952–1956 Membro del Consiglio d’amministrazione del CS

Ernst Weber (1881–1967)
Attinente di Erlenbach (Cantone Zurigo), formazione bancaria
1907 Alle dipendenze della BNS sin dalla fondazione
1921 Vicedirettore della BNS
1925– 1939 Direttore generale della BNS, Capo del 3o dipartimento
1939– 1947 Presidente della Direzione generale della BNS, Capo del 1o dipartimento
1939– 1947 Membro del Consiglio d’amministrazione della BRI
1943– 1947 Presidente del Consiglio d’amministrazione della BRI
1947–1955 Membro del Consiglio di banca della BNS

Ernst Wetter

Ernst Wetter (1877–1963)
Attinente di Zurigo e Winterthur, studi di economia politica fino al 1920 Insegnante in diversi livelli scolastici a Küsnacht, Uster, Winterthur e Zurigo
1920–1924 Segretario generale del DEP e Direttore della Divisione commerciale del DEP
1924–1928 Vicepresidente e delegato dell’Unione svizzera di commercio e d’industria
1926–1934 Membro del Gran Consiglio zurighese (PRD)
1929–1938 Membro del Consiglio nazionale
1939–1943 Membro del Consiglio federale, Capo del Dipartimento delle finanze e dogane. Inoltre Presidente del Consiglio di sorveglianza della Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell’uomo (Rentenanstalt), Presidente dell’Aluminium-Industrie AG Commissione Indipendente d’Esperti Appendice

Archivi accessibili al pubblico

Svizzera
Politecnico federale, Zurigo, Archiv für Zeitgeschichte www.afz.ethz.ch
Archivio federale, Berna www.bar.admin.ch
Archiv der Schweizerischen Nationalbank (SNB), Zürich www.snb.ch
Universitätsbibliothek Basel, Handschriftenabteilung (fondo Per Jacobsson)
www.ub.unibas.ch
Archiv der Neuen Zürcher Zeitung (NZZ), Zürich www.nzz.ch/online

USA
United States National Archives, College Park, Maryland www.nara.gov
Federal Reserve Bank of New York Archives, New York City www.ny.frb.org
Franklin D. Roosevelt Library, Hyde Park, New York www.academic.marist.edu/fdr/
Library of Congress, Washington, DC www.lcweb.loc.gov
Harvard University (Mc Kittrick Papers) www.harvard.edu

Germania
Bundesarchiv, Berlin www.bundesarchiv.de/standorte/berlin
Bundesarchiv/Militärarchiv, Freiburg im Breisgau www.bundesarchiv.de/standorte/freiburg
Politisches Archiv des Auswärtigen Amtes, Bonn www.auswaertiges-amt.de/6_archiv
Archiv der Bundesbank, Frankfurt www.bundesbank.de
Institut für Zeitgeschichte, München (Leonardstrasse 46b, D-80635 München)
Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen, Dokumentationsstelle, Ludwigsburg
(Schorndorfer Strasse 58, D-71638 Ludwigsburg)

Gran Bretagna
Public Record Office, Kew Gardens www.pro.gov.uk

Polonia
State Memorial Museum Auschwitz-Birkenau, Oswiecim (Wiezniow Oswiecima 20, Oswiecim 5, PL-32-603 Oswiecim)

Russia
«Centro per la conservazione di collezioni storico-documentali» (Sonderachiv), Mosca
(Vyborgskaja ul. 3, 125212 Moskva)

Archivi non accessibili al pubblico

Archivio centrale del Credit Suisse Group (CSG), Zurigo
Archivio storico della Società di Banca Svizzera (SBS), Basilea
Archivio storico dell’Unione di Banche Svizzere (UBS), Zurigo
Archivio dell’Associazione svizzera dei banchieri (ASB), Basilea
Archivio della Compagnia Svizzera di Riassicurazioni, Zurigo
Archivio della Rentenanstalt Swiss Life, Zurigo
Archivio dell’Associazione svizzera d’assicurazioni, Zurigo
Archivio dell’Unione di commercio e d’industria del canton Berna, Berna
Proprietà privata: copia del diario manoscritto dell’on. [Consigliere federale] dott. Ernst
Wetter, 1939–1954

Situazione delle fonti negli archivi accessibili al pubblico

Svizzera
Archivio federale, Berna
Dall’inizio degli anni Ottanta, la ricerca nell’Archivio federale ha scoperto e pubblicato importanti documenti1. Classificati e inventariati secondo il principio della provenienza, questi incarti sono straordinariamente ricchi e, di conseguenza, utilissimi. In merito alle decisioni del governo, i verbali delle riunioni del Consiglio federale forniscono solo informazioni puntuali. Inoltre, lo stile asciutto di questi verbali non consente di ricostruire
la discussione avvenuta in seno a questo collegio. Talvolta, se ne trova traccia negli appunti manoscritti del Cancelliere federale o del suo sostituto.

La delegazione economica e finanziaria del Consiglio federale era costituita dai capi dei tre
dipartimenti competenti: il Dipartimento politico federale (oggi Dipartimento federale degli affari esteri), il Dipartimento dell’economia pubblica e il Dipartimento delle finanze e dogane. In questa veste, essi parteciparono alle discussioni relative alle transazioni in oro. Se si desidera analizzare tali pratiche e le discussioni a esse connesse, occorre consultare gli archivi di detti dipartimenti.

Durante la guerra, la diplomazia si vide viepiù confrontata con i problemi connessi con la piazza finanziaria svizzera. Già nel 1941, il Dipartimento politico federale aveva istituito una sezione ad hoc formata da esperti in questioni bancarie con l’incarico di allestire incarti con documenti importanti (rapporti, lettere, appunti, verbali ecc.). Questi fascicoli contengono perfino documenti che non si trovano negli archivi delle istituzioni in cui andrebbero inventariati.

ABBREVIAZIONI

A Answer
AFF Amministrazione federale delle finanze
AG Aktiengesellschaft
AHV Alters- und Hinterlassenenversicherung
AmtlBull Amtliches Bulletin der Bundesversammlung
Anm. Anmerkung
AS Amtliche Sammlung der Bundesgesetze und Verordnungen
ASA Associazione svizzere d’assicurazioni
AVS Assicurazione vecchiaia e superstiti
BAB Bundesarchiv, Berlin
BAR Bundesarchiv, Bern
BB Bundesbeschluss
BBI Bundesblatt der Schweizerischen Eidgenossenschaft
Bd. Band
BF Banca federale
BGE Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts, Amtliche Sammlung
BG Bundesgesetz
BHB Basler Handelsbank
BIZ Bank für Internationalen Zahlungsausgleich (BRI Banca dei regolamenti internazionali)
BNS Banque nationale suisse / Banca nazionale svizzera
BR Bundesrat
BRB Bundesratsbeschluss
BRI Banque des Règlements Internationaux (BRI Banca dei regolamenti internazionali)
BS Bereinigte Sammlung der Bundesgesetze und Verordnungen 1948–1947
CA Consiglio d’amministrazione
CC Codice civile svizzero
CF Consiglio federale
CICR Comitato Internazionale della Croce Rossa
CSG Credit Suisse Group
CSR Compagnia Svizzera di Riassicurazioni
DDR Deutsche Demokratische Republik
DDS Documents diplomatiques suisses
DEP Dipartimento dell’economia pubblica
DFFD Département fédéral des Finances et des Douanes (Dipartimento federale delle finanze e delle dogane)
DFGP Dipartimento federale di giustizia e polizia
DFI Dipartimento federale dell’interno
DFJP Département fédéral de Justice et Police
DMF Dipartimento militare federale
DoSt U.S. Department of State
DPF Département politique fédéral (Dipartimento politico federale)
Ed. Editore
ed. edito
EDI Eidgenössisches Departement des Innern
EFV Eidgenössische Finanzverwaltung
EFZD Eidgenössisches Finanz- und Zolldepartement
EIBA Eidgenösssiche Bank
EJPD Eidgenössisches Justiz- und Polizeidepartement (Dipartimento federale di giustizia e polizia)
EMD Eidgenössisches Militärdepartement
EPD Eidgenössisches Politisches Departement (Dipartimento politico federale)
EPED Eidgenössisches Post- und Eisenbahndepartement
ETH Eidgenössische Technische Hochschule
EVD Eidgenössisches Volkswirtschaftsdepartement
FDP Freisinnig-demokratische Partei
Fed Federal Reserve Bank of New York
FED Foreign Exchange Depository Frankfurt am Main
Ha Pol Handelspolitischer Ausschuss
Hrsg. Herausgeber
hrsg. herausgegeben
HWK Heereswirtschaftskommission
IfZ Institut für Zeitgeschichte, München
IKRK Internationales Komitee vom Roten Kreuz
JDC American Jewish Joint Distribution Committee
LF Legge federale
NARA National Archives
kgf Kilogramm Feingold
NZZ Neue Zürcher Zeitung
OMGUS Office of Military Government for Germany, United States
o.D. ohne Datum
o.O. ohne Ort
PA/AA Politisches Archiv des Auswärtigen Amtes
PF Politecnico federale
PRD Partito radical-democratico
PRO Public Record Office, Kew Garden
Q Question
RDT Repubblica federale tedesca
RGBl. Reichsgesetzblatt
RM Reichsmark
RSHA Reichssicherheitshauptamt
S.A. Società anonima
SBG Schweizerische Bankgesellschaft (UBS Unione di Banche Svizzere)
SBS Société de Banque Suisse / Società di Banca Svizzera
SBV Schweizerischer Bankverein (Società di Banca Svizzera)
SBVg Schweizerische Bankiervereinigung (Associazione svizzera dei banchieri)
s.d. senza data
s.l. senza luogo
Fr. Schweizerfranken (Fr. franchi svizzeri)
SHAEF Supreme Headquarter Allied Expeditionary Forces
SHIV Schweizerischer Handels- und Industrieverein (Vorort) (USCI Unione svizzera di
commercio e d’industria)
SKA Schweizerische Kreditanstalt (CS Credito Svizzero)
SNB Schweizerische Nationalbank (BNS Banca nazionale svizzera)
SP Sozialdemokratische Partei (PSS Partito socialista svizzero)
SR Systematische Sammlung des Bundesrechts
SS Schutzstaffel (der NSDAP)
SVB Schweizerische Volksbank (BPS Banca Popolare Svizzera)
SVSt Schweizerische Verrechnungsstelle (Ufficio svizzero di compensazione)
SZG Schweizerische Zeitschrift für Geschichte
UBS Union Bank of Switzerland / Unione di Banche Svizzere
UEK Unabhängige Expertenkommission: Schweiz – Zweiter Weltkrieg (Commissione
indipendente d’esperti: Svizzera – Seconda guerra mondiale)
UNO United Nations Organisation (ONU Organizzazione delle Nazioni Unite)
USCI Union suisse du Commerce et de l’Industrie (Vorort) (USCI Unione svizzera di commercio e d’industria)
VEB Verwaltungsentscheide der Bundesbehörden
VPB Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
VR Verwaltungsrat
WJC Jüdischer Weltkongress / World Jewish Congress
YMCA Young Men’s Christian Association
ZGB Zivilgesetzbuch (CC)

Ringraziamenti

Nell’elaborare il presente rapporto intermedio, la Commissione indipendente dí esperti: Svizzera – seconda guerra mondiale ha beneficiato di molti aiuti. Essa ringrazia le seguenti persone, aziende e associazioni, in particolare, per la collaborazione e le preziose segnalazioni o proposte:
prof. dott. William Z. Slany, U.S. Department of State, Washington D.C.;
dott. Greg Bradsher, U.S. National Archives, College Park, Maryland M.D.;
dott. Gill Bennett, Foreign and Commonwealth Office, Londra;
Vladimir Nikolaevic Kuzelenkov, direttore del «Centro per la conservazione di
collezioni storico-documentali» (Sonderachiv), Mosca;
ministro Vladimir P. Kozlow, direttore dell’Archivio Ross, Mosca;
prof. dott. Dieter Lindenlaub, responsabile dell’archivio della Deutsche
Bundesbank, Francoforte s.M.;
dott. Maria Keipert, Politisches Archiv des Auswärtigen Amtes, Bonn;
dott. Krystyna Oleksy, Staatliches Museum Auschwitz-Birkenau, Oswiecim;
prof. Christoph Graf, dott. Daniel Bourgeois e altri collaboratori dell’Archivio
federale svizzero, Berna;
prof. dott. Klaus Urner, Institut für Geschichte, Archiv für Zeitgeschichte,
Politecnico federale di Zurigo;
dott. Jean-Pierre Roth, vicepresidente della direzione generale della Banca
nazionale svizzera, nonché Vincent Crettol e Patrick Halbeisen, Banca nazionale
svizzera, Berna/Zurigo;
dott. Piet Clement, Banca dei regolamenti internazionali, Basilea;
prof. dott. Willi Boelcke, Stoccarda;
Hersch Fischler, Düsseldorf;
Credit Suisse Group, Zurigo;
Associazione svizzera dei banchieri, Basilea;
Società di Banca Svizzera, Basilea;
UBS, Zurigo;
Rentenanstalt Swiss Life, Zurigo;
Compagnia Svizzera di Riassicurazioni, Zurigo;
Associazione svizzera d’assicurazioni;
«Zurigo» Compagnia di Assicurazioni;
prof. Valerio Ferloni, Balerna; (traduzione testo principale)
Fabio Chierichetti, Losone; (traduzione appendici);
prof. Mauro Cerutti, Renens (correzioni).

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FOTO E STORIE DI GUERRA – 37

a cura di Cornelio Galas

Vezio Orazi in Grecia si intrattiene con i suoi soldati nel maggio 1941

Militari italiani e tedeschi in Grecia nel maggio 1941

Vezio Orazi in Grecia si intrattiene con i suoi soldati e con militari tedeschi nel maggio 1941

Gruppo di ufficiali in Grecia nel maggio 1941

Bersaglieri del 2° reggimento in Grecia consumano il rancio sull’erba nel maggio 1941

Militari italiani e tedeschi in Grecia nel maggio 1941

Paesaggio di una costa greca nel maggio 1941

Ponte fatto saltare dai greci durante la ritirata nel maggio 1941

Automezzo greco distrutto nel maggio 1941

Civili e militari in un centro abitato greco nel maggio 1941

Autovetture greche distrutte nel maggio 1941

Veduta di un paese greco tra i monti nel maggio 1941

Veduta di un paese greco tra i monti nel maggio 1941

Automezzo greco distrutto nel maggio 1941

Automezzi greci distrutti nel maggio 1941

Una chiesa cristiana a Larissa nel maggio 1941

Autocolonna in marcia verso Atene nel maggio 1941

Autocolonna in marcia verso Atene nel maggio 1941

Autocolonna in marcia verso Atene nel maggio 1941

Soldato italiano tra i civili di un centro abitato greco nel maggio 1941

Automezzo italiano entra in un centro abitato greco nel maggio 1941

Autocolonna in marcia verso Atene nel maggio 1941

Autocolonna in marcia verso Atene nel maggio 1941

Effetti del bombardamento tedesco a Lamia nel maggio 1941

Effetti del bombardamento tedesco a Lamia nel maggio 1941

Effetti del bombardamento tedesco a Lamia nel maggio 1941

Effetti del bombardamento tedesco a Lamia nel maggio 1941

Una sede della Banca nazionale in Grecia nel maggio 1941

Effetti del bombardamento tedesco a Lamia nel maggio 1941

Ponte fatto saltare dai greci durante la ritirata nel maggio 1941

Ponte fatto saltare dai greci durante la ritirata nel maggio 1941

Effetti del bombardamento tedesco a Lamia nel maggio 1941

Carri armati in marcia in Grecia nel maggio 1941

L’incrociatore “Bari” con imbarcatti i battaglioni di camicie nere da sbarco in navigazione verso Cefalonia nel maggio 1941

L’incrociatore “Bari” con imbarcatti i battaglioni di camicie nere da sbarco ed altre navi in navigazione verso Cefalonia nel maggio 1941

L’incrociatore “Bari” con imbarcatti i battaglioni di camicie nere da sbarco ed altre navi in navigazione verso Cefalonia nel maggio 1941

Camicie nere da sbarco ad Argostoli (Cefalonia) nel maggio 1941

Unità in navigazione verso Cefalonia nel maggio 1941

Veduta di Cefalonia nel maggio 1941

L’incrociatore “Bari” con imbarcati i battaglioni di camicie nere da sbarco a Cefalonia nel maggio 1941

Veduta di Cefalonia nel maggio 1941

L’incrociatore “Bari” con imbarcati i battaglioni di camicie nere da sbarco a Cefalonia nel maggio 1941

Sbarco ad Argostoli (Cefalonia) dall’incrociatore “Bari” dei battaglioni di camicie nere da sbarco nel maggio 1941

Sbarco ad Argostoli (Cefalonia) dall’incrociatore “Bari” dei battaglioni di camicie nere da sbarco nel maggio 1941

Sbarco ad Argostoli (Cefalonia) dall’incrociatore “Bari” dei battaglioni di camicie nere da sbarco nel maggio 1941

Sbarco ad Argostoli (Cefalonia) dall’incrociatore “Bari” dei battaglioni di camicie nere da sbarco nel maggio 1941

Sbarco ad Argostoli (Cefalonia) dall’incrociatore “Bari” dei battaglioni di camicie nere da sbarco nel maggio 1941

Veduta di Argostoli (Cefalonia) nel maggio 1941

Sbarco ad Argostoli (Cefalonia) dall’incrociatore “Bari” dell’ammiraglio di squadra Vittorio Tur, comandante in capo delle forze speciali nel maggio 1941

L’ammiraglio di squadra Vittorio Tur, comandante in capo delle forze speciali ad Argostoli (Cefalonia) nel maggio 1941

L’ammiraglio di squadra Vittorio Tur, comandante in capo delle forze speciali ad Argostoli (Cefalonia) nel maggio 1941

L’ammiraglio di squadra Vittorio Tur, comandante in capo delle forze speciali ad Argostoli (Cefalonia) nel maggio 1941

Marinai dell’incrociatore “Bari” ad Argostoli (Cefalonia) nel maggio 1941

Bandiera italiana sventola su un edificio iugoslavo il 3 maggio 1941

Veduta di una cittadina iugoslava il 3 maggio 1941

Un gendarme iugoslavo il 3 maggio 1941

Effetti dei bombardamenti su una cittadina iugoslava il 3 maggio 1941

Case di una cittadina iugoslava il 3 maggio 1941

Un anziano civile iugoslavo il 3 maggio 1941

Pescatore con un ragazzo in Iugoslavia il 3 maggio 1941

Veduta aerea di un edificio serbo in un campo di aviazione colpito dai nostri aerei il 3 maggio 1941

Veduta da un aereo in volo verso Atene passando su Larissa nella primavera 1941

Aerei dell’Asse all’aeroporto di Atene nella primavera 1941

Piloti italiani all’aeroporto di Atene nella primavera 1941

Aerei in volo sull’aeroporto di Atene nella primavera 1941

Veduta di Zagabria nella primavera 1941

Un monumento di Zagabria nella primavera 1941

Effetti dei bombardamenti a Zagabria nella primavera 1941

Effetti dei bombardamenti a Zagabria nella primavera 1941

Effetti dei bombardamenti a Zagabria nella primavera 1941

Effetti dei bombardamenti a Zagabria nella primavera 1941

Veduta di Corfù nella primavera 1941

Il generale Giovanni Messe passa in rivista le truppe a Corfù nella primavera 1941

Il generale Giovanni Messe tra civili e militari a Corfù nella primavera 1941

Il generale Giovanni Messe tra civili e militari a Corfù nella primavera 1941

Veduta di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Un palazzo di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Un palazzo di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Un palazzo di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Veduta di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Paesaggio montano nei pressi di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Case di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Civili in una piazza di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Civili in una piazza di Cetinje (Cettigne) nella primavera 1941

Case e alberi bruciati sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Soldati sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Soldati sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Case e alberi bruciati sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Casa distrutta sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Case distrutte sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Case distrutte sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Alberi bruciati sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Case e alberi bruciati sull’altura di Monastero durante la vittoriosa offensiva italiana contro l’esercito greco del 9-14 marzo 1941

Piccolo cimitero italiano sull’altura di Monastero nella primavera 1941

Piccolo cimitero italiano sull’altura di Monastero nella primavera 1941

Soldati nel piccolo cimitero italiano sull’altura di Monastero nella primavera 1941

Una tomba nel piccolo cimitero italiano sull’altura di Monastero nella primavera 1941

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FOTO E STORIE DI GUERRA – 36

a cura di Cornelio Galas

Veduta di un molo dell’isola di Malinska nella primavera 1941

Rivista militare sull’isola di Malinska occupata nella primavera 1941

Veduta di un molo dell’isola di Malinska nella primavera 1941

Rivista militare sull’isola di Malinska occupata nella primavera 1941

Rivista delle nuove organizzazioni fasciste all’isola di Veglia nella primavera 1941

Ufficiali e giovani italiane all’isola di Veglia nella primavera 1941

Le nuove organizzazioni fasciste sono passate in rivista all’isola di Veglia nella primavera 1941

Bambini festanti sono passati in rivista all’isola di Veglia nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Veglia da una imbarcazione nella primavera 1941

Militari all’isola di Veglia nella primavera 1941

Sfilata di civili festanti all’isola di Veglia nella primavera 1941

Le nuove organizzazioni fasciste sfilano all’isola di Veglia nella primavera 1941

Le nuove organizzazioni fasciste sfilano all’isola di Veglia nella primavera 1941

Bambini delle organizzazioni fasciste sfilano all’isola di Veglia nella primavera 1941

Donne dell’isola di Veglia nella primavera 1941

Una via dell’isola di Veglia imbandierata nella primavera 1941

Un campanile dell’isola di Veglia imbandierato nella primavera 1941

Isola di Veglia nella primavera 1941

Una piazzetta dell’isola di Veglia nella primavera 1941

Rivista delle nuove organizzazioni fasciste all’isola di Veglia nella primavera 1941

Civili festanti all’isola di Veglia nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Arbe nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Arbe nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Arbe nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Arbe nella primavera 1941

Militari e civili in una via dell’isola di Arbe nella primavera 1941

Rivista militare all’isola di Arbe nella primavera 1941

Rivista militare all’isola di Arbe nella primavera 1941

Una chiesa dell’isola di Arbe nella primavera 1941

Una piazzetta dell’isola di Arbe nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Arbe nella primavera 1941

Lavori alla nave “Vittorio Veneto” in bacino nel maggio 1941

Lavori alla nave “Vittorio Veneto” in bacino nel maggio 1941

Veduta del suolo da un “Picchiatello” durante un bombardamento nella primavera 1941

Specialisti al lavoro in un campo di aviazione nella primavera 1941

Un idroscalo e un aeroporto serbo incendiati dai nostri aerei nella primavera 1941

Velivoli serbi mitragliati e incendiati su un campo di aviazione nella primavera 1941

Velivoli serbi incendiati su un campo di aviazione nella primavera 1941

Velivoli serbi incendiati su un campo di aviazione nella primavera 1941

Velivoli serbi incendiati su un campo di aviazione nella primavera 1941

Un campo di aviazione serbo mitragliato dai nostri aerei nella primavera 1941

Due piloti in un campo di aviazione iugoslavo nella primavera 1941

Velivoli serbi incendiati su un campo di aviazione nella primavera 1941

Velivoli serbi incendiati su un campo di aviazione nella primavera 1941

Un hangar serbo in un campo di aviazione distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

Un edificio serbo in un campo di aviazione distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

Un edificio serbo in un campo di aviazione distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

Un edificio serbo in un campo di aviazione distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

Aerei serbi in un campo di aviazione nella primavera 1941

Un aereo serbo in un campo di aviazione distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

Un aereo serbo in un campo di aviazione distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

Un aereo serbo in un campo di aviazione distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

Un aereo serbo in un campo di aviazione distrutto dai nostri aerei nella primavera 1941

Ponte interrotto sulle vie della ritirata del disfatto esercito greco da nostri “Picchiatelli” nella primavera 1941

Ponte interrotto sulle vie della ritirata del disfatto esercito greco da nostri “Picchiatelli” nella primavera 1941

Il generale Francesco Pricolo passa in rivista presso una base aerea italiana di guerra il Corpo di guardia italo-tedesco nella primavera 1941

Apparecchi “Alcioni” in volo per azioni di guerra nella primavera 1941

Bombardamento di postazioni nemiche nella primavera 1941

Bombardamento di postazioni nemiche nella primavera 1941

Bombardiere durante la fase di atterraggio nella primavera 1941

Specialisti al lavoro in un campo di aviazione nella primavera 1941

Specialisti al lavoro in un campo di aviazione nella primavera 1941

Specialisti al lavoro in un campo di aviazione nella primavera 1941

Specialisti al lavoro in un campo di aviazione nella primavera 1941

Rifornimento di carburante ad un aereo in un campo di aviazione nella primavera 1941

Rifornimento di bombe ad un aereo in un campo di aviazione nella primavera 1941

Piloti in un campo di aviazione nella primavera 1941

Messa al campo di aviazione in un hangar nella primavera 1941

Il generale Francesco Pricolo in una base aerea nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Corfù nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Corfù nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Corfù nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Corfù nella primavera 1941

Veduta dell’isola di Corfù nella primavera 1941

 

Veduta del porto dell’isola di Corfù nella primavera 1941

Veduta del porto dell’isola di Corfù con un cacciatorpediniere affondato nella primavera 1941

Sbarco di reparti della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Sbarco di reparti della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Sbarco di reparti della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Reparti della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

La targa della piazza Vittorio Emanuele III a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Reparti della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Reparti della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Reparti della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Un ufficiale della milizia davanti al suo reparto a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Sbarco di reparti del battaglione “San Marco” a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Sbarco di reparti del battaglione “San Marco” a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Soldati della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Sbarco di reparti del battaglione “San Marco” a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Sentinella della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Soldati della milizia a Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

Veduta del porto di Argostoli (Cefalonia) nella primavera 1941

A bordo di un idrovolante in ricognizione sull’Egeo nella primavera 1941

A bordo di un idrovolante in ricognizione sull’Egeo nella primavera 1941

Soldati italiani in Grecia, sulla strada di Ioannina nel maggio 1941

Soldati italiani in Grecia, sulla strada di Ioannina nel maggio 1941

Vezio Orazi in Grecia si intrattiene con i suoi ufficiali nel maggio 1941

Bersaglieri del 2° reggimento in Grecia consumano il rancio sull’erba nel maggio 1941

Vezio Orazi in Grecia si intrattiene con i suoi soldati e con militari tedeschi nel maggio 1941

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