RIVA, COSA C’ERA OGGI SUL GIORNALE? – 19 novembre

a cura di Cornelio Galas

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ARCO, COSA C’ERA OGGI SUL GIORNALE? – 19 novembre

a cura di Cornelio Galas

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19 novembre, che tempo faceva oggi?

a cura di Cornelio Galas

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RESISTENZA, LETTERE DI CONDANNATI A MORTE – 1

a cura di Cornelio Galas

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana

Le lettere selezionate sono tratte dai libri di Malvezzi e Pirelli (“Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana”, Einaudi, Torino 1994, quindicesima edizione) e di Avagliano e Le Moli (“Muoio innocente. Lettere di caduti della Resistenza a Roma”, Mursia, Milano 1999).

Albino Albico
Di anni 24 – operaio fonditore – nato a Milano il 24 novembre 1919 -. Prima dell’8 settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista – dopo tale data è uno degli organizzatori del GAP, 113a Brigata Garibaldi, di Baggio (Milano), del quale diventa comandante -. Arrestato il 28 agosto 1944 da militi della “Muti”, nella casa di un compagno, in seguito a delazione di un collaborazionista infiltratosi nel gruppo partigiano – tradotto nella sede della “Muti” in Via Rovello a Milano – torturato – sommariamente processato -. Fucilato lo stesso 28 agosto 1944, contro il muro di Via Tibaldi 26 a Milano, con Giovanni Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale.

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti, mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi “domani” perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi. Voi siate forti come lo sono io e non disperate. Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.

Armando Amprino (Armando)

Di anni 20 – meccanico – nato a Coazze (Torino) il 24 maggio 1925 -. Partigiano della Brigata ” Lullo Mongada “, Divisione Autononia ” Sergio De Vitis “, partecipa agli scontri del maggio 1944 nella Valle di Susa e a numerosi colpi di mano in zona Avigliana (Torino) -. Catturato nel dicembre 1944 da pattuglia RAU (Reparto Arditi Ufficiali), alla Barriera di Milano in Torino – tradotto alle Carceri Nuove di Torino Processato dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino Fucilato il 22 dicembre 1944, al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino da plotone di militi della GNR, con Candido Dovis.

Dal Carcere, 22 dicembre 1944

Carissimi genitori, parenti e amici tutti, devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi. Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi.

Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina. Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri. Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po’ di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. La mia roba, datela ai poveri del paese.

Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso. Vostro figlio Armando Viva l’Italia! Viva gli Alpini!

Franco Balbis (Francis)

Di anni 32 – uffìciale in Servizio Permanente Effettivo – nato a Torino il 16 ottobre 1911 – Capitano di Artiglieria in Servizio di Stato Maggiore, combattente a Ain El Gazala, El Alamein ed in Croazia, decorato di Medaglia d’Argento, di Medaglia di Bronzo e di Croce di Guerra di 1a Classe – all’indomani dell’8 settembre 1943 entra nel movimento clandestino di Torino – è designato a far parte del 1° Comitato Militare Regionale Piemontese con compiti organizzativi e di collegamento -.

Arrestato il 31 marzo I944, da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa ad una riunione del CMRP nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del CMRP, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, con Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Bracciní, Errico Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti -. Medaglia d’Oro e Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Franco Balbis

Torino, 5 aprile 1944

La Divina Provvidenza non ha concesso che io offrissi all’Italia sui campi d’Africa quella vita che ho dedicato alla Patria il giorno in cui vestii per la prima volta il grigioverde. Iddio mi permette oggi di dare l’olocausto supremo di tutto me stesso all’Italia nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice! Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e per riportare la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel mondo intero. Lascio nello strazio e nella tragedia dell’ora presente i miei Genitori, da cui ho imparato come si vive, si combatte e si muore; li raccomando alla bontà di tutti quelli che in terra mi hanno voluto bene.

Desidero che vengano annualmente celebrate, in una chiesa delle colline torinesi due messe: una il 4 dicembre anniversario della battaglia di Ain el Gazala; l’altra il 9 novembre, anniversario della battaglia di El Alamein; e siano dedicate e celebrate per tutti i miei Compagni d’armi, che in terra d’Africa hanno dato la vita per la nostra indimenticabile Italia. Prego i miei di non voler portare il lutto per la mia morte; quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno della sventura.

Con la coscienza sicura d’aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d’esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta. Possa il mio grido di “Viva l’Italia libera” sovrastare e smorzare il crepítio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l’avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice!

Achille Barilatti (Gilberto della Valle)

Di anni 22 – studente in scienze economiche e commerciali – nato a Macerata il 16 settembre 1921 -. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo l’8 settembre 1943 raggiunge Vestignano sulle alture maceratesi, dove nei successivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane – dal Gruppo ” Patrioti Nicolò ” è designato comandante del distaccamento di Montalto -.

Catturato all’alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto – mentre 26 dei suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale tedesco ed uno fascista -. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 marzo I944, contro la cinta del cimitero di Muccía Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Achille Barilatti

Mamma adorata, quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni. Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste. Viva l’Italia libera!

Mario Bettinzoli (Adriano Grossi)

Di anni 22 – perito industriale – nato a Brescia il 21 novembre 1921 – sottotenente di complemento di Artiglieria – catturato una prima volta nel settembre 1943 per resistenza armata a forze tedesche e condannato a morte, evade dalla cella ove è stato rinchiuso – rientra a Brescia – si unisce a Giacomo Perlasca nella organizzazione delle formazioni di Valle Sabbia – ne diventa il více-comandante ed è comandante della 3′ Compagnia preposta alla organizzazione dei campi di lancio -.

Arrestato una seconda volta il 18 gennaio I944 acl opera di fascisti, in via Moretto a Brescia, mentre con il comandante Perlasca si reca al Comando Provinciale per riferire sulla situazione della zona -. Processato il 14 febbraio I944 dal Tribunale Militare tedesco di Brescia, quale organizzatore di bande armate -. Fucilato il 24 febbraio I944, presso la Caserma del 30° Reggiinento Artiglieria di Brescia, con Giacomo Perlasca.

Mario Bettinzoli

Ore 21 del 23.2-1944

Miei carissimi genitori, sorelle, fratello, nonna, zii e cugini, il Signore ha deciso con i suoi imperscrutabili disegni, che io mi staccassi da voi tutti quando avrei potuto essere di aiuto alla famiglia.. Sia fatta la sua volontà santa. Non disperatevi, pregate piuttosto per me affinché Lo raggiunga presto e per voi affinché possiate sopportare il distacco. Tutta la vita è una prova, io sono giunto alla fine, ora ci sarà l’esame, purtroppo ho fatto molto poco di buono: ma almeno muoio cristianamente e questo deve essere per voi un grande conforto.

Vi chiedo scusa se mi sono messo sulla pericolosa via che mi ha portato alla morte, senza chiedervi il consenso: ma spero mi perdonerete come il Signore mi ha perdonato qualche minuto fa per mezzo del suo Ministro. Domattina prima dell’esecuzione della condanna farò la Santa Comunione e poi. Ricordatemi ai Rev.Salesiani e ai giovani di A.C. affinché preghino per me. Ancora vi esorto a rassegnarvi alla volontà di Dio: che il pensiero della mia morte preceduta dai SS. Sacramenti vi sia di conforto per sempre.

Immagino già le lagrime di tutti quanti quando leggerete questa mia, fate che dalle vostre labbra anziché singhiozzi escano preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto io dall’alto pregherà per voi. Ora, carissimi, vi saluto per l’ultima volta tutti, vi abbraccio con affetto filiale e fraterno; questo abbraccio spirituale è superiore alla morte e ci unisce tutti nel Signore. Pregate! Vostro per sempre Mario

Paolo Braccini (Verdi)

Di anni 36 – docente universitario – nato a Canepina (Víterbo) il 16 maggio 1907 — Incaricato della cattedra di zootecnia generale e speciale all’università di Torino, specializzato nelle ricerche sulla fecondazione artificiale degli animali presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte e della Liguria – nel 1931 allontanato dal corso allievi ufficiali per professione di idee antifasciste – all’indomani dell’8 settembre 1943 abbandona ogni attività privata ed entra nel movimento clandestino di Torino – è designato a far parte del I° Comitato Militare Regionale Piemontese quale rappresentante dei Partito d’Azione – pur essendo braccato dalla polizia fascista, per quattro mesi dirige l’organizzazione delle formazioni GL -.

Arrestato il 31 marzo 1944 da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa ad una riunione del CMRP nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del CMRP, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, Con Franco Baibís ed altri sei membri del cmrp. – Medaglia d’Oro al Valor Militare.

3 aprile 1944

Gianna, figlia mia adorata, è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te. Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno. Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l’infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre.

So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa. Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice.

Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascierà il mio cuore. Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto. Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.

Antonio Brancati

Di anni 23 – studente – nato a Ispica (Ragusa) il 21 dicembre 1920 -. Allievo ufficiale di Fanteria, il 1° marzo 1944 entra a far parte del “Gruppo di Organizzazione” del Comitato Militare di Grosseto, di stanza a Monte Bottigli sopra Grosseto ~. Catturato il 22 Marzo 1944 sul monte Bottigli, nel corso di un rastrellamento di forze tedesche e fasciste che lo sorprendono assieme ad altri dieci compagni nella capanna in cui dormono -.

Processato il 22 marzo 1944 nella scuola di Maiano Lavacchio (Grosseto) da tribunale misto tedesco e fascista -. Fucilato lo stesso 22 marzo 1944, a Maiano Lavacchio, con Mario Becucci, Rino Cíattini, Silvano Guidoni, Alfiero Grazi, Corrado Matteini, Emanuele Matteini, Alcide Mignarri, Alvaro Nfinucci, Alfonso Passananti e Attilio Sforzi.

Antonio Brancati

Carissimi genitori, non so se mi sarà possibile potervi rivedere, per la qual cosa vi scrivo questa lettera. Sono stato condannato a morte per non essermi associato a coloro che vogliono distruggere completamente l’Italia. Vi giuro di non aver commessa nessuna colpa se non quella di aver voluto più bene di costoro all’Italia, nostra amabile e martoriata Patria. Voi potete dire questo sempre a voce alta dinanzi a tutti. Se muoio, muoio innocente. Vi prego di perdonarmi se qualche volta vi ho fatto arrabbiare, vi ho disobbedito, ero allora un ragazzo. Solo pregate per me il buon Dio. Non prendetevi parecchi pensieri. Fate del bene ai poveri per la salvezza della mia povera anima. Vi ringrazio per quanto avete fatto per me e per la mia educazione.

Speriamo che Iddio vi dia giusta ricompensa. Baciate per me tutti i fratelli: Felice, Costantino, Luigi, Vincenzo e Alberto e la mia cara fidanzata. Non affliggetevi e fatevi coraggio, ci sarà chi mi vendicherà. Ricompensate e ricordatevi finché vivrete di quei signori Matteini per il bene che mi hanno fatto, per l’amore di madre che hanno avuto nei miei riguardi. Io vi ho sempre pensato in tutti i momenti della giornata. Dispiacente tanto se non ci rivedremo su questa terra; ma ci rivedremo lassù, in un luogo più bello, più giusto e più santo. Ricordatevi sempre di me. Un forte bacione. Sappiate che il vostro Antonio penserà sempre a voi anche dopo morto e che vi guarderà dal cielo.

Giordano Cavestro (Mirko)

Di anni 18 – studente di scuola media – nato a Parma il 30 novembre 1925 -. Nel 1940 dà vita, di sua iniziativa, ad un bollettino antifascista attorno al quale si mobilitano numerosi militanti – dopo l’8 settembre 1943 lo stesso nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle prime attività partigiane nella zona di Parma -.

Catturato il 7 aprile 1944 a Montagnana (Parma), nel corso di un rastrellamento operato da tedeschi e fascisti – tradotto nelle carceri di Parma -. Processato il 14 aprile 1944 dal Tribunale Militare di Parma – condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e trattenuto come ostaggio -. Fucilato il 4 maggio 1944 nei pressi di Bardi (Parma), in rappresaglia all’uccisione di quattro militi, con Raimondo Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti.

Giordano Cavestro

Parma, 4-5-1944

Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.

Bruno Frittaion (Attilio)

Di anni 19 – studente – nato a San Daniele del Friuli (Udine) il 13 ottobre 1925 -. Sino dal 1939 si dedica alla costituzione delle prime cellule comuniste nella zona di San Daniele – studente del III corso di avviamento professionale, dopo l’8 settembre 1943 abbandona la scuola unendosi alle formazioni partigiane operanti nella zona prende parte a tutte le azioni del Battaglione “Písacane”, Brigata “Tagliamento”, e quindi, con funzioni di vicecommissario di Distaccamento, dei Battaglione “Silvio Pellíco ” -.

Catturato il 15 dicembre 1944 da elementi delle SS italiane, in seguito a delazione, mentre con il compagno Adriano Carlon si trova nella casa di uno zio a predisporre i mezzi per una imminente azione – tradotto nelle carceri di Udine – più volte torturato -. Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -. Fucilato il 1 febbraio 1945 nei pressi dei cimitero di Tarcento (Udine), con Adriano Carlon, Angelo Lipponi, Cesare Longo, Elio Marcuz, Giannino Putto, Calogero Zaffuto e Pietro Zanier.

Bruno Frittaion

31 gennaio 1945

Edda, voglio scriverti queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime si, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura. Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l’idea che c’è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta.

Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l’idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente. Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell’amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti. Addio Edda

Franca Lanzone

Di anni 25 – casalinga – nata a Savona il 28 settembre 1919 -. Il 1°ottobre 1943 si unisce alla Brigata “Colombo”, Divisione “Gramsci”, svolgendovi attività di informatrice e collegatrice e procurando vettovagliamento alle formazioni di montagna -. Arrestata la sera del 21 ottobre 1944, nella propria casa di Savona, da militi delle Brigate Nere – tradotta nella Sede della Federazione Fascista di Savona -. Fucilata il I° novembre 1944, senza processo, da plotone fascista, nel fossato della Fortezza ex Priamar di Savona, con Paola Garelli e altri quattro partigiani.

Franca Lanzone

Caro Mario, sono le ultime ore della mia vita, ma con questo vado alla morte senza rancore delle ore vissute. Ricordati i tuoi doveri verso di me, ti ricorderò sempre, Franca. Cara mamma, perdonami e coraggio. Dio solo farà ciò che la vita umana non sarà in grado di adempiere. Ti bacio. La tua Franca

Ugo Macchieraldo (Mak)

Di anni 35 – ufficiale in Servizio Permanente Effettivo – nato a Cavaglià (Vercelli) il 18 luglio 1909 -. Maggiore di Aeronautica Ruolo Navigante, quattro Medaglie d’Argento al Valor Militare, due proposte di Medaglia d’Argento al Valor Militare – dall’autunno del 1943 si collega all’attività clandestina in Milano – nel 1944 si unisce alle formazioni operanti in Valle d’Aosta, dapprincipio come partigiano semplice, poi come ufficiale di Stato Maggiore della 76′ Brigata Garibaldi operante in Valle d’Aosta e nel Canavese -.

Catturato la notte tra il 29 e il 30 gennaio I945 in località Lace (Ivrea), in seguito a delazione, da militari tedeschi – incarcerato a Cuorgnè (Torino) -. Processato dal Comando Militare tedesco di Cuorgnè -. Fucilato il 2 febbraio 1945 contro la cinta del cimitero di Ivrea, con Riccio Orla e Piero Ottinetti -. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Ugo Macchieraldo

Mia cara Mary, compagna ideale della mia vita, questa sarà l’ultima lettera che tu avrai dal tuo Ugo! Ed io spero che sappia portarti tanto conforto. Il tribunale militare tedesco di Cuorgnè mi ha condannato a morte mediante fucilazione ed io attendo con altri due patrioti (Orla Riccio di Borgofranco e Ottinetti Piero di Ivrea) di passare da un momento all’altro a miglior vita. Sono perfettamente sereno nell’adempiere il mio dovere verso la Patria, che ho sempre servito da soldato senza macchia e senza paura, sino in fondo. So che è col sangue che si fa grande il paese nel quale si è nati, si è vissuti e si è combattuto.

Come soldato io sono sempre stato pronto a questo passo ed oggi nel mio animo è grande più che mai la forza che mi sorregge per affrontare con vera dignità l’ultimo mio atto di soldato. Bisogna che tu, come compagna ideale e meravigliosa del tuo Ugo, sappia come lui sopportare da sola con la nostra cara Nena il resto della tua vita che porterà il tuo Ugo nel cuore. Vado ora a morire ma non posso neanche finire, ti bacio forte forte con Nena, tuo Ugo

Rino Mandoli (Sergio Boero)

Di anni 31 – meccanico alla SIAC – nato a Genova il 13 dicembre 1912 -. Dal 1935 membro del Partito Comunista Italiano e diffusore di stampa clandestina – il 25 aprile 1939 arrestato una prima volta – tradotto alle carceri Marassi di Genova, poi a Regina Coeli di Roma – condannato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato a otto anni di reclusione – deferito al penitenziario di Castelfranco Emilia (Modena) -.

Rilasciato dopo il 25 luglio 1943 – dopo l’8 settembre 1943 torna all’attività clandestina – è commissario politico operante nei dintorni di Genoso di una azione di pattuglia nei pressi dei Laghi di Lavagnino, è catturato da reparto fascista -. Tradotto nelle carceri di Alessandria, nei ripetuti interrogatori mantiene il falso nome di Sergio Boero- trasferito alla Questura di Genova, dove è indentificato, e quindi alla 4° Sezione delle carceri Marassi-. Fucilato in seguito all’attentato al Cinema Odeon di Genova, il 19 maggio 1944, nei pressi del Colle del Turchino, con Valerio Bavassano, altri quindici partigiani e quarantadue prigionieri pollitici-. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Rino Mandoli

Ai miei cari famigliari e agli amici e compagni tutti, vada in questa triste ora il mio piú caro saluto e l’augurio migliore per l’agognato “avvenire”. Non piangete e ricordatemi. Questo è il solo premio a cui ambisco. Ricordate che l’Italia sarà tanto più grande quanto più sangue il suo popolo verserà serenamente.

Irma Marchiani (Anty)

Di anni 33 – casalinga – nata a Firenze il 6 febbraio 1911 -. Nei primi mesi del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani formatisi sull’Appennino modenese – nella primavera dello stesso anno entra a far parte del Battaglione “Matteotti”, Brigata “Roveda”, Divisione “Modena” – partecipa ai combattimenti di Montefiorino – catturata mentre tenta di far ricoverare in ospedale un partigiano ferito, è seviziata, tradotta nel campo di concentramento di Corticelli (Bologna), condannata a morte, poi alla deportazione in Germania – riesce a fuggire – rientra nella sua formazione di cui è nominata commissario, poi vice-comandante – infermiera, propagandista e combattente, è fra i protagonisti di numerose azioni nel Modenese, fra cui quelle di Monte Penna, Bertoceli e Benedello -.

L’11 novembre 1944, mentre con la formazione ridotta senza munizioni tenta di attraversare le linee, è catturata, con la staffetta “Balilla”, da pattuglia tedesca in perlustrazione e condotta a Rocca Cometa, poi a Pavullo nel Frignano (Modena) -. Processata il 26 novembre I944, a Pavullo, da ufficiali tedeschi del Comando di Bologna -. Fucilata alle ore 17 dello stesso 26 novembre 1944, da plotone tedesco, nei pressi delle carceri di Pavullo, con Renzo Costi, Domenico Guidani e Gaetano Ruggeri “Balilla”) -. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Irma Marchiani

Sestola, da la “Casa del Tiglio”, 1° agosto 1944

Carissimo Piero, mio adorato fratello, la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l’ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me.

Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero? Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l’invitavo qui, fra l’altro mi rispose “che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?” vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore.

Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l’idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta. “Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare”, mi ha detto il comandante, “la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì”. Eppure mi aveva veduto solo due volte.

Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me. Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d’azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un’anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l’immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi.

Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po’ dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti abbraccio forte. Tua sorella Paggetto Ringrazia e saluta Gina.

Prigione di Pavullo, 26.11.1944

Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui… fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse. Baci e baci dal tuo e vostro Paggetto Vorrei essere seppellita a Sestola.

Luigi Mascherpa

Di anni 51 – contrammiraglio – nato a Genova il 16 aprile 1893 Osservatore aeronautico nella prima guerra mondiale – decorato di Medaglia d’argento al Valor Militare -. Comandante nel settembre 1943 della base navale di Lero (Egeo), dopo l’armistizio italiano ne organizza la difesa e assume il comando delle isole dell’Egeo -. Dopo i massicci bombardamenti aerei tedeschi, iniziati su Lero il 26 settembre e l’attacco navale tedesco dei 12 novembre successivo, dirige la difesa dell’isola sino all’esaurimento delle munizioni e alla conseguente resa, avvenuta il 14 novembre 1943 -.

Fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Polonia – nel gennaio 1944 tradotto a Verona nelle carceri Gli Scalzi e, nell’aprile successivo, a Parma nelle carceri San Francesco – semidistrutte quest’ultime in seguito a bombardamento aereo e quindi assalite da partigiani che ne liberano i detenuti politici, rifiuta, con l’ammiraglio Ingo Campioni, di sottrarsi all’imminente processo -. Processato il 22 maggio 1944 dal Tribunale Speciale di Parma -. Fucilato il 24 maggio 1944, al poligono di tiro di Parma, con l’ammiraglio Inigo Campioni Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Luigi Mascherpa

Frida mia, sii forte e coraggiosa. Iddio ti proteggerà… Ti abbraccio con tutta l’anima e con te mia Madre, i miei fratelli, la nonna tutti. Prega per me nelle tue preghiere come io dall’alto. dove Dio vorrà mettermi, ti seguirò sempre. Ti lascio un nome intemerato che ha una sola colpa: avere amato la Patria! Addio, Frida mia, perdonami dei dolori – di tutti i dolori – che ti ho dato nella vita. Il Padre Abate De Vincentis mi ha assistito fino all’ultimo – ti dirà di me. Coraggio ancora, Frida mia: Iddio ti farà sopportare tutto… un ultimo bacio terreno dal tuo Luigi

Aldo Mei

Di anni 32 – sacerdote – nato a Ruota (Lucca) il 5 marzo 1912 -.Vicario Foraneo del Vicariato di Monsagrati (Lucca) – aiuta renitenti alla leva e perseguitati politici – dà ai partigiani assistenza religiosa -. Arrestato il 2 agosto 1944 nella Chiesa di Fiano, ad opera di tedeschi, subito dopo la celebrazione della Messa – tradotto a Lucca, sotto l’imputazione di avere nascosto nella propria abitazione un giornalista ebreo-. Fucilato alle ore 22 del 4 agosto 1944, da plotone tedesco, fuori Porta Elisa di Lucca.

Don Aldo Mei

4 agosto 1944

Babbo e Mamma, state tranquilli – sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti: solamente ho amato come mi è stato possibile. Condanna a morte – I° per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salva l’anima, 2° per aver amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti – aver nascosto la radio. Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio io che non ho voluto vivere che per l’amore! “Deus Charitas est” e Dio non muore. Non muore l’Amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro…

E’ l’ora del grande perdono di Dio! Desidero avere misericordia; per questo abbraccio l’intero mondo rovinato dal peccato – in uno spirituale abbraccio di misericordia. Che il Signore accetti il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazione di tanti peccati – e per la santificazione dei sacerdoti. Oh! la santificazione dei sacerdoti. Oggi stesso avrei dovuto celebrare Messa per questa intenzione – invece di offrire a Gesù – offro me a Lui, perché faccia tutti santi i suoi ministri, tutti apostoli di carità – e il mio pensiero va anche ai confratelli del Vicariato, che non ho edificato e aiutato come avrei dovuto. Gliene domando umilmente perdono.

Mi ricordino tutti al Signore. Sia dato a ciascuno un’offerta di 75 lire per una applicazione di S. Messa a suffragio della povera anima mia. Almeno 100 Messe che siano celebrate per riparare eventuali omissioni e manchevolezze e a suffragio dell’anima mia. A Basilio – Beppe e loro mogli e figli carissimi – alla Nonna e Argia – alla zia Annina, Carolina, Livia, Giorgina – Dante, Silvio, Annunziato, ecc., e a tutti i parenti – a tutti i conoscenti, a tutti i Ruotesi, cosa dirò? Quello che ho ripetutamente detto ai figli di adozione, i Fianesi.

4 R UMAX PL-II V1.5 [4]

Conservatevi tutti nella grazia de Signore Gesù Cristo – perché questo solamente conta quando ci si trova davanti al maestoso passo della morte – e così tutti vogliamo rivederci e starsene indissolubilmente congiunti nella gioia vera e perfetta della unione eterna con Dio in cielo. Non più carta – all’infuori di questa busta – e anche la luce sta per venir meno. Domani festa della Madonna potrò vederne il volto materno? Sono indegno di tanta fortuna. Anime buone pregate voi tutte perché mi sia concessa presto – prestissimo tanta fortuna! Anche in questo momento sono passati ad insultarmi – “Dimette illis – nesciunt quid faciunt”.

Signore che venga il Vostro regno! Mi si tratta come un traditore – assassino. Non mi pare di aver voluto male a nessuno – ripeto a nessuno – mai che se per caso avessi fatto a qualcuno qualche cosa di male – io qui dalla mia prigione – in ginocchio davanti al Signore – ne domando umilmente perdono. Al sacerdote che mi avviò al Seminario D. Ugo Sorbi il mio saluto di arrivederci al cielo. Ai carissimi Superiori del Seminario, specialmente a Mons. Malfatti e al Padre Spirituale D. Giannotti – l’invito che mi assistano nel punto più decisivo della mia esistenza – la morte – mentre prego il Signore a ricompensarli centuplicatamente come sa far Lui.

4 agosto – ore 5

Alla donna di servizio Perfetti Agnese. Il Signore vi ricompensi per quanto avete fatto per me e in aiuto al mio ministero. Vi chiedo perdono di non avervi sempre dato esempio di santità sacerdotale. Vi raccomando di diventare Santa… Vi raccomando la povera Adriana e cose sue – per quella famiglia – perché il Signore salvi tutti io volentieri principalmente muoio…. Alla Biblioteca Parrocchiale che tanto raccomando all’Azione Cattolica lasciò La vita di G. C. di Ricciotti e i due volumi del Messaggio Sociale di Giordani.

Le raccomando caldamente l’A.C. specialmente ai cari giovani e alle care giovani – che siano tutti e sempre degni dell’altissimo ideale. Ringrazio affettuosamente, saluto e Benedico tutti i catechisti per la generosa cooperazione e consolazione prestatami nel mio ministero. Un pensiero particolare di incoraggiamento e di lode alla Mery. L’Oratorio lo affido al Cuore Sacratissimo di Gesù, fiat voluntas tua. Il Signore ricompensi tutte le anime buone che nel mio ministero mi sono state di consolazione e di aiuto.

Il più largo e generoso perdono a chi in qualche modo mi avesse potuto addolorare. Un pensiero ed una esortazione caldissima a quei poveri fratelli che sono più lontani dalla pratica religiosa. Ho fatto troppo poco in vita per queste pecorelle più sbandate. Ora in morte l’assicuro che anzitutto per essi e perla loro salvezza offro la mia povera vita. Muoio anzitutto per un motivo di carità. Regina di tutte le virtù Amate Dio in Gesù Cristo, amatevi come fratelli. Muoio vittima dell’odio che tiranneggia e rovina il mondo – muoio perché trionfi la carità cristiana.

Amate la Chiesa – vivete e morite per Lei – è la Vita e la Morte veramente più bella. Tutto il popolo ricordi e osservi il voto collettivo di vita cristiana. Fuggite tutti il peccato unico vero male che attrista nel tempo e rovina irreparabilmente nella eternità. Grazie a quanti hanno gentilmente alleviato, con preghiere e con altro la mia prigionia e la mia morte. Il povero Don Aldo Mei, indegno Parroco di Fiano.

Bruno Parmesan (Venezia)

Di anni 19 – meccanico tornitore – nato a Venezia il 14 aprile 1925 -. Partigiano nel Battaglione “Val Meduna”, 4^ Brigata, I Divisione delle Formazioni Osoppo-Friuli -. Catturato nel gennaio 1945 a Meduno (Udine), in seguito a delazione, per opera di militi delle Brigate Nere -. Processato il 2 febbraio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -. Fucilato alle ore 6 dell’11 febbraio 1945, contro il muro di cinta del cimitero di Udine, con Gesuino Manca ed altri ventidue partigiani.

Bruno Parmesan

Udine, 10 febbraio 1945

Caro Papà e tutti miei cari di famiglia e parenti, dalla soglia della morte vi scrivo queste mie ultime parole. Il mondo e l’intera umanità mi è stata avversa. Dio mi vuole con sé. Oggi 10 febbraio, il tribunale militare tedesco mi condanna. Strappa le mie carni che tu mi avevi fatto dono, perché hanno sete di sangue. Muoio contento perché lassù in cielo rivedrò la mia adorata mamma.

Sento che mi chiama, mi vuole vicino come una volta, per consolarmi della mia dura sorte. Non piangete per me, siate forti, ricevete con serenità queste mie parole, come io sentii la mia sentenza. Ore mi separano dalla morte, ma non ho paura perché non ho fatto del male a nessuno; la mia coscienza è tranquilla. Papà, fratelli e parenti tutti, siate orgogliosi del vostro Bruno che muore innocente per la sua terra.

Vedo le mie care sorelline Ida ed Edda che leggono queste ultime mie parole: le vedo così belle come le vidi l’ultima volta, col loro dolce sorriso. Forse qualche lacrima righerà il loro volto. Dà loro coraggio, tu Guido, che sei il più vecchio. Quando finirà questa maledetta guerra che tanti lutti ha portato in tutto il mondo, se le possibilità ve lo permetteranno fate che la mia salma riposi accanto a quella della mia cara mamma.

Guido abbi cura della famiglia, questo è il mio ultimo desiderio che ti chiedo sul punto di morte. Auguri a voi tutti miei cari fratelli, un buon destino e molta felicità. Perdonatemi tutti del male che ho fatto. Vi lascio mandandovi i miei più cari baci. Il vostro per sempre Bruno.

Luigi Pierobon (Dante)

Di anni 22 – laureando alla facoltà di belle lettere di Padova – nato a Cittadella (Padova) il 12 aprile 1922 -. Tra i primi partigiani sui monti di Recoaro terme (Vicenza), alla costituzione della I^ Brigata Garibaldi è designato comandante del I° Battaglione “Stella” operante nel Vicentino – nel marzo e aprile 1944 guida numerosi colpi di mano contro reparti e automezzi fascisti e tedeschi – su di una strada nei pressi di Recoaro, ove all’inizio del 1944 si è insediato il Quartier Generale tedesco in Italia, con quattro dei suoi libera sette compagni che su di un autocarro tedesco vengono condotti alla morte – a Montecchio Maggiore con quaranta dei suoi assale la sede del Ministero della Marina della Repubblica
Sociale Italiana, disarma il presidio e fa bottino di armi, munizioni e materiali – è designato comandante della Brigata -.

Catturato il 15 agosto 1944, a Padova, in seguito a delazione – tradotto nella Casa di Pena di Padova -. Fucilato il 17 agosto 1944 a Padova, per rappresaglia alla uccisione del colonnello Fronteddu, con Primo Barbiero, Saturno Baudin, Antonio Franzolin, Pasquale Muolo, Cataldo Presicci, Ferruccio Spigolon . mentre contemporaneamente vengono impiccati Flavio Busonera, Ettore Calderoni e Clemente Lampioni -. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Luigi Pierobon

A mamma e papà, Nell’ultimo momento un bacio caro, tanto caro. Ho appena fatto la SS. Comunione. Muoio tranquillo. Il Signore mi accolga fra i suoi in cielo. E’ l’unico augurio e più bello che mi faccio. Pregate per me. Saluto tutti i fratelli, Paolo, Giorgio, Fernanda, Giovanni, Alberto, Giuliana, Sandro, lo zio Giovanni, tutti gli zii e le zie. Un bacio a tutti. Il Padre qui presente, che mi assiste, vi dirà i miei ultimi desideri. Un bacio caro.

Giancarlo Puecher Passavalli

Di anni 20 – dottore in legge – nato a Milano il 23 agosto 1923 -. Subito dopo l’8 settembre 1943 diventa l’organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como) – svolge numerose azioni, fra cui rilevante quella al Crotto Rosa di Erba, per il ricupero di materiale militare e di quadrupedi -.

Catturato il 12 novembre 1943 a Erba, da militi delle locali Brigate Nere – tradotto nelle carceri San Donnino in Como – più volte torturato -. Processato il 21 dicembre 1943 dal Tribunale Speciale Militare di Erba -. Fucilato lo stesso 21 dicembre 1943, al cimitero nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere -. Medaglia d’Oro al Valor Militare -. E’ figlio di Giorgio Puecher Passavalli, deportato al campo di Mauthausen ed ivi deceduto.

Giancarlo Puecher Passavalli

Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato: Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto… Accetto con rassegnazione il suo volere. Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l’Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse per i vent’anni della mia vita.

L’amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non sanno che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.

A te Papà l’imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti. Gino e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita. I martiri convalidano la fede in una Idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la Sua volontà. Baci a tutti. Giancarlo.

Roberto Ricotti

Di anni 22 – meccanico – nato a Milano il 7 giugno 1924 -. Nel settembre 1943 fugge dal campo di concentramento di Bolzano e si porta a Milano dove si dedica all’organizzazione militare dei giovani del proprio rione – nell’agosto 1944 è commissario politico della 124^ Brigata Garibaldi SAP, responsabile del 5° Settore del Fronte della Gioventù -. Arrestato il 20 dicembre 1944 nella propria abitazione di Milano adibita a sede del Comando del Fronte della Gioventù – tradotto nella sede dell’OVRA in Via Fiamma, indi alle carceri San Vittore – più volte seviziato -. Processato il 12 gennaio 1945, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato per appartenenza a bande armate -. Fucilato il 14 gennaio 1945 al campo sportivo Giurati di Milano, con Roberto Giardino ed altri sette partigiani -. Proposto per la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

S. Vittore 13.1.’45

A te mio dolce amore caro io auguro pace e felicità. Addio amore… Roberto Ricotti Condannato a morte Tu che mi hai dato le uniche ore di felicità della mia povera vita…! a te io dono gli ultimi miei battiti d’amore… Addio Livia, tuo in eterno… Roberto

14.1.’45
Parenti cari consolatevi, muoio per una grande idea di giustizia… Il Comunismo!! Coraggio addio! Roberto Ricotti

14.1.’45
Lascio a tutti i compagni, la mia fede, il mio entusiasmo, il mio incitamento. Roberto  Ricotti

Vito Salmi (Nino)
Di anni 19 – tornitore – nato a Monteveglio (Bologna) il 15 ottobre 1924 -. Dal Febbraio 1944 partigiano della 142^ Brigata d’Assalto Garibaldi, prende parte ai combattimenti di Montagnana (Parma) -.Catturato a Montagnana nella seconda metà dell’aprile 1944, per opera di fascisti e tedeschi che, guidati da un dlatore a conoscenza della parola d’ordine, lo sorprendevano nel sonno insieme ad una cinquantina di partigiani – tradotto nelle carceri di Parma -.

Condannato a morte dal Tribunale Militare di Parma e quindi graziato condizionalmente e trattenuto come ostaggio -. Fucilato il 4 maggio 1944 nei pressi di Bardi (Parma), in rappresaglia all’uccisione di quattro militi, con Giordano Cavestro ed altri tre partigiani.

Caro babbo, vado alla morte con orgoglio, sii forte come lo sono stato io fino all’ultimo e cerca di vendicarmi. Per lutto porta un garofano rosso. Ricevi gli ultimi bacioni da chi sempre ti ricorda. Tuo figlio Vito Saluti a tutti quelli che mi ricordano. Vendicatemi.

Lorenzo Viale

Di anni 27 – ingegnere alla FIAT di Torino – nato a Torino il 25 dicembre 1917 -. Addetto militare della squadra “Diavolo Rosso”, poi ufficiale di collegamento dell’organizzazione “Giovane Piemonte” – costretto a lasciare Torino, si unisce alle formazioni operanti nel Canavesano -.

Catturato l’8 dicembre 1944 a Torino, nella propria abitazione, in seguito a delazione, per opera di elementi delle Brigate Nere, essendo sceso dalla montagna nel tentativo di salvare alcuni suoi compagni -. Processato l’8 febbraio 1945, dal Tribunale Co:Gu: (Contro Guerriglia) di Torino, perché ritenuto responsabile dell’uccisione del prefetto fascista Manganiello -. Fucilato l’11 febbraio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, con Alfonso Gindro ed altri tre partigiani.

Lorenzo Viale

Torino, 9 febbraio 1945

Carissimi, una sorte dura e purtroppo crudele sta per separarmi da voi per sempre. Il mio dolore nel lasciarvi è il pensiero che la vostra vita è spezzata, voi che avete fatti tanti sacrifici per me, li vedete ad un tratto frustrati da un iniquo destino. Coraggio! Non potrò più essere il bastone dei vostri ultimi anni ma dal cielo pregherò perché Iddio vi protegga e vi sorregga nel rimanente cammino terreno. La speranza che ci potremo trovare in una vita migliore mi aiuta a sopportare con calma questi attimi terribili. Bisogna avere pazienza, la giustizia degli uomini, ahimè, troppo severa, ha voluto così.

Una cosa sola ci sia di conforto: che ho agito sempre onestamente secondo i santi principi che mi avete inculcato sin da bambino, che ho combattuto lealmente per un ideale che ritengo sarà sempre per voi motivo di orgoglio, la grandezza d’Italia, la mia Patria: che non ho mai ucciso, né fatto uccidere alcuno: che le mie mani sono nette di sangue, di furti e di rapine. Per un ideale ho lottato e per un ideale muoio.

Perdonate se ho anteposto la Patria a voi, ma sono certo che saprete sopportare con coraggio e con fierezza questo colpo assai duro. Dunque, non addio, ma arrivederci in una vita migliore. Ricordatevi sempre di un figlio che vi chiede perdono per tutte le stupidaggini che può aver compiuto, ma che vi ha sempre voluto bene. Un caro bacio ed abbraccio Renzo.

Ferdinando Agnini

Caro papà, ti prego aiutare la mamma a superare il grave colpo. Avvertite subito il mio intimo amico perché faccia scappare gli altri compagni. State tranquilli: farò il mio dovere. Viva l’Italia libera! Nando

Ferdinando Agnini

Antonio Ayroldi

(Marzo 1944)

Alla signora Claudi – Clinica Bianca Maria – via Guido d’Arezzo 22 Roma. Sono in via Tasso, prego interessare qualcuno che mi porti della biancheria. Perdoni tutti i disturbi e grazie. Se non dovessi più vedervi prego di dare poi a mamma le mie ultime notizie. Il mio indirizzo lo ha la madre superiora. Auguri a lei, ai suoi figli e particolarmente alla Signorina Dina. Saluti agli amici che ricordo con affetto nostalgico. Perdoni ancora e Iddio le renda merito del bene che mi ha fatto. Le bacio la mano devotissimo.

Antonio Ayroldi

Monin, prego pagare la clinica e far fronte ad eventuali spese. Mia madre, se non potrò più io, ti rimborserà. Grazie e auguri, Antonio.

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ARCO, COSA C’ERA OGGI SUL GIORNALE? – 18 novembre

a cura di Cornelio Galas

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RIVA, COSA C’ERA OGGI SUL GIORNALE? – 18 novembre

a cura di Cornelio Galas

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Orsi (e altro) sui giornali – 18 novembre

a cura di Cornelio Galas

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18 novembre, che tempo faceva oggi?

a cura di Cornelio Galas

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ARMIR, IL DRAMMA DELLA RITIRATA – 71

a cura di Cornelio Galas

Fonte: “Rivista Militare” n. 1 – 2011 – Massimo Moreni Tenente Colonnello, in servizio presso il 2° reggimento genio pontieri

LE OPERAZIONI DEI PONTIERI IN RUSSIA
DALLE RIVE DEL PO A QUELLE DEL DON

Centoventinove anni dopo Napoleone, il 22 giugno del 1941 la Germania di Hitler invade l’Unione Sovietica dando inizio all’Operazione «Barbarossa». Questa, esaurendosi dopo alcuni mesi, sarà seguita da altre operazioni (Operazione «Tifone» e Operazione «Blu»). Nel luglio del 1941 inizia anche la partecipazione italiana all’invasione, in appoggio all’alleato tedesco.

IL CORPO DI SPEDIZIONE ITALIANO IN RUSSIA

L’impegno dell’Italia sul Fronte russo inizia con la costituzione del Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR) nel quale sono inquadrati il I battaglione del 2° reggimento pontieri di Piacenza ed il IX battaglione del 1° reggimento pontieri di Verona. Il I battaglione del 2° reggimento pontieri, comandato dal Tenente Colonnello Evasio Biandrate, è costituito dalla 1a e dalla 2a compagnia pontieri.

Il IX battaglione del 1° reggimento pontieri, comandato dal Maggiore Giuseppe Montaretto, è costituito dalla 21a, dalla 22a e dalla 23a compagnia pontieri, oltre che da un plotone traghettamento. Terminato l’afflusso via ferrovia alla stazione di Borsa, presso la frontiera ungherese ai piedi dei Carpazi, non essendovi valichi ferroviari, i due battaglioni pontieri (entrambi auto-portati, dotati, cioè, degli automezzi necessari per il trasporto del personale e dei materiali) raggiungono il 28 luglio, per via ordinaria, la zona di radunata stabilita in Romania.

Le esigenze operative richiedono l’immediata partecipazione delle truppe dello CSIR nell’offensiva iniziata dai tedeschi per raggiungere il fiume Dnjepr, e in particolare dei pontieri per forzarne il passaggio. I due battaglioni pontieri vengono così messi a disposizione della 1a Panzerarmée comandata dal Generale von Kleist.

Il I battaglione pontieri viene subito incaricato di approntare e porre in esercizio due traghetti sul fiume Bug a Sawaran per consentire il passaggio di una autocolonna tedesca diretta a Schanshewato, impossibilitata a proseguire a causa della interruzione del ponte effettuata dai russi in ripiegamento. Il 29 agosto arriva l’ordine, per entrambi i battaglioni, di trasferimento immediato verso il fiume Dnjepr per ripristinare la possibilità di attraversamento.

Partono il giorno stesso alle ore 15.00, articolati su vari scaglioni di marcia, e giungono a destinazione il giorno dopo alle 18.00 dopo aver percorso 370 km su strade quasi impraticabili, ricevendo elogi per la celerità, l’ordine e la disciplina durante il movimento. Giunti sulla sponda amica del Dnjepr, il I battaglione pontieri riceve l’incarico di ripristinare il ponte metallico stradale e ferroviario interrotto gravemente dalle truppe russe in ritirata.

Il IX battaglione, invece, viene incaricato di ripristinare un ponte russo in legno su zattere di fusti, anch’esso fortemente danneggiato dalle unità russe.

Autocarri carichi di munizioni transitano sul ponte appena ultimato sul fiume Dnjepr (4 settembre 1941).

Proprio in quei giorni, gli uomini del IX battaglione scrivono alcune tra le pagine più belle della storia dei pontieri, riuscendo a ripristinare il ponte in legno russo sul Dnjepr, gravemente danneggiato lungo tutta la sua luce di 1 300 metri, nella notte tra il 3 ed il 4 settembre, nonché a mantenerlo in esercizio per tutto il mese di settembre (provvedendo continuamente alla sua riparazione con squadre che si alternano giorno e notte), nonostante il continuo tiro delle artiglierie e le incursioni aeree nemiche.

Già in tale contesto il Sottotenente Filippo Nicolai – 21a compagnia, IX battaglione del 1° reggimento pontieri – dimostra il proprio valore meritando sul campo la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:

«Ufficiale ardito ed entusiasta rinunciava al congedamento per partecipare alla guerra. Nella ricognizione di un ponte danneggiato dal nemico in ritirata, incurante della reazione di fuoco di questo, che ancora occupava la sponda opposta del fiume, assolveva il compito in modo brillante. Successivamente, durante il gittamento di un ponte sotto fuoco, assolveva con calma e perizia il difficile compito di Ufficiale alla testa del ponte. In numerose occasioni si prestava volontario per riattare il ponte danneggiato dal fuoco nemico, assolvendo sempre il compito in modo brillante. Dnjepropetrowsk 31 agosto-30 settembre 1941».

La decorazione, unitamente a quelle concesse ad altri pontieri, viene consegnata personalmente dal Generale Messe il 4 dicembre 1941, in occasione della festività di S. Barbara. Dopo le operazioni sul Dnjepr, i due battaglioni pontieri iniziano, con altre unità dello CSIR, la marcia verso il bacino del Donetz. Il I battaglione pontieri si porta a Pawlograd, ove gitta un ponte d’equipaggio sul fiume Woltschja in sostituzione di quello distrutto dai russi in ritirata.

Successivamente, con materiale reperito sul posto, costruisce un ponte permanente in legno, in sostituzione di quello d’equipaggio. L’impiego dei pontieri, all’epoca, prevedeva infatti che, immediatamente, si provvedesse al gittamento di un ponte d’equipaggio mediante materiale regolamentare su barche (va ricordato che il materiale da ponte derivava, con successive modificazioni e miglioramenti, dal ponte di equipaggio studiato dall’allora Capitano Cavalli e adottato dall’Esercito Piemontese nel 1836).

Successivamente, appena ultimato il ponte su barche, e ripristinata la comunicazione tra le due sponde, si realizzasse un ponte in legno di circostanza, con materiale reperito in loco, affinché si potesse recuperare il materiale da ponte d’equipaggio per la successiva esigenza. Dopo che il IX battaglione pontieri ebbe eseguito lavori di riattamento delle piste e reso praticabile al transito stradale il terrapieno della ferrovia Wladimirjewka-Grischino,
consentendo la ripresa del flusso dei rifornimenti e l’afflusso di numerosi reparti dello CSIR, i due battaglioni si trasferiscono a Jussovo (a sud di Stalino) dove vengono impiegati nella costruzione di aviorimesse nonchè per lo sgombero della neve dal campo di aviazione
di Putilowka.

Durante l’avanza invernale verso la linea del fiume Don, nel corso della seconda metà di gennaio 1942, ingenti forze russe sferrano una poderosa offensiva nel settore di Izyum, sul lato sinistro dello CSIR. Per sbarrare loro l’avanzata vengono inviate in quell’area tutte le forze disponibili e tra queste i due battaglioni pontieri, con compiti di fanteria. Essi vengono subito impiegati nel vivo della battaglia, affiancati alle truppe tedesche che operano nella zona di Sslawianka, per la riconquista dell’alta valle del Ssmara.

Dopo alterne vicende, il I battaglione pontieri ripiega sull’abitato di Nikolajewka. La pressione nemica, sempre crescente, viene alimentata anche da nuove forze che affluiscono da tutte le direzioni. Il combattimento si protrae per otto ore ininterrottamente durante le quali i pontieri, subendo gravi perdite, oppongono un’accanita resistenza nella speranza che nel frattempo giungano i carri tedeschi (i quali non arriveranno mai), sino al ripiegamento sul vicino abitato di Gejdjn.

Durante gli aspri combattimenti di quel giorno il Caporalmaggiore Donato Briscese da Venosa (Potenza), perde eroicamente la vita meritando la Medaglia d’Oro al Valor Militare, con la seguente motivazione:

«Pontiere capo squadra mitraglieri, in aspro combattimento contro rilevanti forze, portava i dipendenti con ardita decisione all’attacco, infliggendo gravi perdite al nemico. Caduti alcuni serventi, benché ferito una prima volta, rimaneva al proprio posto incitando i suoi uomini alla resistenza ed assicurando l’efficacia del fuoco dell’arma. Ferito una seconda volta al capo da scheggia di mortaio, cosciente della critica situazione per la grave minaccia nemica, rifiutava ogni cura e continuava audacemente la lotta. Rimasta l’arma inutilizzabile, si poneva alla testa dei superstiti e cercava ancora di arrestare il nemico con lancio di bombe a mano finché, colpito a morte da raffica di mitragliatrice, immolava la propria vita fiero di aver contrastato il passo al nemico, prodigandosi oltre gli umani limiti del dovere. Nikolajewka 20 febbraio 1942».

Nello stesso giorno, in particolare durante la notte tra il 20 ed il 21 febbraio 1942, il IX battaglione attacca il paese di Petrowka (nei pressi di Nikolajewka) e dopo un’ora e mezza di duri combattimenti l’abitato viene conquistato. I russi, ripiegati verso la collina, vengono supportati dall’arrivo di altre truppe con le quali incrementano nuovamente il fuoco contro i nostri reparti.

La situazione del IX battaglione diventa sempre più difficile. Il nemico, oltre a sviluppare l’azione sul fronte, la intensifica con i mortai e muove con altri reparti attaccando il battaglione sui fianchi. A causa della grave situazione, condizionata dalla mancanza di munizioni, per evitare di essere completamente aggirato dal nemico, il IX battaglione ripiega sulle posizioni di partenza.

Rilevanti risultano essere le perdite tra le quali i due Comandanti di compagnia (21a, Capitano Italo Ciocchi, e 23a, Capitano Carlo Munaro) che cadono valorosamente insieme al Sottotenente Filippo Nicolai da Caprarola (Viterbo) il quale, per il suo comportamento, viene decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare:

«Esemplare figura di Ufficiale e di combattente che a spiccate qualità di combattente univa integro sentimento e marziale carattere. Decorato di Medaglia d’Argento sul campo per aver, quale Comandante di plotone pontieri, in difficili condizioni, riattivato numerose volte un ponte interrotto dall’artiglieria nemica. Destinato, durante la lotta invernale, a difendere, in una fase incerta di aspro combattimento, un abitato contro cui faceva leva la pressione schiacciante di superiori forze avversarie, reagiva con strenuo impeto ed indomita tenacia, anche quando gli assalitori lo avevano accerchiato su posizioni avanzate. Asserragliatosi, anziché arretrare, teneva testa ai rinnovati urti del nemico, sul quale sprezzando lo strazio di mortale ferita, si avventava con un pugno di superstiti e, vietato ai suoi di soccorrerlo, cadeva incitando alla mischia. Petrowka 21 febbraio 1941».

L’ARMATA ITALIANA IN RUSSIA (ARMIR)

Mussolini decide di aumentare l’impegno dell’Italia sul fronte russo e quindi, nel mese di giugno 1942, fa affluire in Russia l’8a Armata Italiana (Armata Italiana in Russia – ARMIR) nella quale confluisce lo CSIR. I due battaglioni pontieri (I e IX), unitamente al II battaglione pontieri del 2° reggimento pontieri di Piacenza, comandato dal Tenente Colonnello Giuseppe Parisi, costituito dalla 41a e 42a compagnia pontieri, e dalla 101a compagnia traghettamento del 1° reggimento pontieri di Verona affluiti con l’ARMIR, passano sotto il Comando dell’8a Armata e da essa vengono impiegati decentrati a livello battaglione/compagnia.

Sino al 20 luglio 1942 i battaglioni pontieri vengono impiegati dal Comando genio dell’8a Armata per il gittamento di ponti e sistemazioni stradali per assicurare il passaggio delle Divisioni italiane che avanzavano, dopo l’offensiva sferrata l’11 luglio ’42.

Il ponte costruito sul fiume Dnjepr colpito da una granata da 203 mm.

Successivamente, da metà luglio a metà dicembre 1942, sono impiegati per il gittamento di ponti di equipaggio sul fiume Donetz e su altri fiumi minori esistenti nelle aree di Luganskaja-Woroschilowgrad – Olkwoj Rog, o per lavori di rafforzamento.

Arriviamo ora alle tragiche vicende relative all’offensiva russa del gelido inverno 1942-43, caratterizzate da aspri combattimenti svoltisi con temperature costantemente intorno ai 30 gradi sottozero. A metà dicembre, i russi sferrano, con l’Operazione Piccolo Saturno, una controffensiva sul Don ove si trovano schierate anche le unità dell’ARMIR.

Nel corso della battaglia difensiva sul Don, i battaglioni pontieri tengono fede alle gloriose tradizioni anche nell’avversa fortuna che li caratterizza e che li impegna in logoranti combattimenti. A metà dicembre, il I battaglione è dislocato a Luganskaja quando giunge un battaglione pontieri di formazione al comando del Tenente Colonnello Zucchelli con personale destinato a sostituire i pontieri che a causa della loro lunga permanenza al fronte dovevano essere avvicendati.

Effettuato l’avvicendamento, il Tenente Colonnello Zucchelli assume il comando del I battaglione Pontieri sostituendo il Tenente Colonnello Biandrate destinato in Patria ad altro incarico in dipendenza della sua promozione a Colonnello. Data la situazione critica determinatasi a seguito dell’offensiva avviata dai russi in quei giorni, il Tenente Colonnello Biandrate chiede ed ottiene di restare sul posto a disposizione del Comando Genio dell’8a Armata.

Tra l’altro, il Tenente Colonnello Zucchelli in quei giorni viene investito da un autocarro in
manovra e deve essere rimpatriato e il comando del battaglione viene assunto dal Capitano Crupi, in promozione a Maggiore. Il Comando dell’8a Armata affida al Tenente Colonnello Biandrate la difesa della linea del Donetz e del ponte di Luganskaja. Egli impiega la 1a e la 2a compagnia del I battaglione, ed il battaglione di formazione costituito dai rimpatriandi, quando oramai si accingevano alla partenza per l’Italia.

Affluisce in zona anche il LVI battaglione bis Pontieri costituito dai pontieri rimpatriandi appartenenti alla 22a e 23a compagnia del IX battaglione Pontieri. Impiega, inoltre, molti militari di vari reparti che provengono dalla linea del Don, provvedendo alla loro raccolta e riorganizzazione. Tali truppe, poste alla difesa della testa di ponte, sono impegnate particolarmente la notte di Natale del ‘42.

Avvicendati alla testa di ponte dal reggimento «Lupi di Toscana», dopo alterne vicende, riescono a ripiegare su Dnjepropetrowsk e poi a Gomel, e quindi avviati al rimpatrio alla fine del marzo ’43. Il II battaglione pontieri ponti pesanti viene impegnato per garantire la percorribilità degli itinerari attraverso il continuo spargimento di sabbia e scorie di carbone o, nei tratti di maggiore pendenza, per lo sgombero della neve, assicurando il transito delle colonne dell’Armata in ripiegamento sotto l’offensiva nemica.

Un ponte appena ultimato sul fiume Donez è stato aperto al transito.

Peraltro, il 18 e 19 gennaio 1943 si rivelano estremamente difficoltosi a causa di una violenta bufera con neve alta 2 metri. In quelle giornate i pontieri sostengono numerosi scontri a fuoco con il nemico, riuscendo sempre ad ostacolare il suo progresso. Successivamente riescono a gittare ponti sul Donetz e a raggiungere prima Dnjepropetrowsk e poi Gomel per poi rimpatriare a fine marzo 1943. Quando viene impartito l’ordine di ripiegamento, il 19 dicembre 1942, il IX battaglione pontieri ha le tre compagnie pontieri dipendenti ( 21a, 22a e 23a) decentrate in supporto, sulla linea del Don, a diverse Grandi Unità (Divisione «Pasubio» e II Corpo d’Armata).

La loro dislocazione non consente alle stesse di riunirsi al Comando di battaglione e, pertanto, ripiegano con le Grandi Unità predette, condividendo con esse le loro tragiche vicende. In particolare, la 22a compagnia pontieri resta accerchiata, con la Divisione «Pasubio», nella sacca di Tschertkowo. La compagnia resiste ad oltranza finché viene sopraffatta dalle forze nemiche e quasi completamente distrutta nei giorni 17-19 dicembre 1942.

18 gennaio ’43: si provvede allo sgombero della neve durante la ritirata.

Anche la 101a compagnia traghettamento seguì la sorte dei reparti del II Corpo d’Armata presso cui era aggregata, combattendo unitamente ai reparti di fanteria. Solo una squadra fece ritorno. A 85 000 circa ammonta il numero dei militari italiani che non tornarono più dal fronte russo. Molti caddero nel corso dell’avanzata, altri durante il ripiegamento combattendo nel corso dei numerosi scontri avvenuti.

Altri ancora, fermatisi per riprendere forza dopo le estenuanti marce avvenute nelle più difficili e avverse condizioni climatiche, non poterono continuare il cammino e, avendo esaurita ogni risorsa, perirono nella steppa russa. Molti altri, infine, non sopravvissero alla prigionia. Tra coloro che non tornarono, 1 740 appartenevano a reparti del genio dell’8a Armata e, tra questi, almeno 700 erano pontieri.

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a cura di Cornelio Galas

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