Otto marinai elbani uccisi dai nazisti

a cura di Cornelio Galas

Fonte: Elba ieri, oggi, domani – Lo Scoglio

di Baldo Puccini

Era la mattina del 9 settembre 1944… Così inizia la storia, una delle tante che si sentono raccontare e che riguardano episodi di chiaro eroismo su cui la Storia (quella grande, quella vera, fatta dalle persone che contano e che sarà tramandata alle future generazioni) non aveva neppure posato lo sguardo.

E come avrebbe potuto? dal 1943 al 1945 episodi come questo si conteranno a centinaia in Italia e sarebbe rimasto ancora avvolto nell’oblìo se uno storico inglese, sir David Powell-Smith, non si fosse preso la briga d’indagare, controllare, verificare e riportare alla luce. tra le pieghe di polverosi archivi, la vita di otto giovani eroi dell’isola d’Elba.

Solo un piccolo intervallo tra un’esecuzione e l’altra, ma la stessa raffica di mitra a riecheggiare nell’aria gelida di quel mattino, mentre falciava le loro giovani vite. Furono legati ad un palo al poligono di tiro vicino al lago Auwaldsee, dove i condannati a morte venivano trasportati incatenati dalla Fortezza VIII, detta Manching di Ingolsstadt.

Li chiamarono uno ad uno come ad un improbabile ed impossibile appello di scuola per l’appuntamento con la morte. Oggi una stele costruita in mamrmo, piantata sugli Spiazzi a Rio Marina, ne ripote con lettere scolpite in bronzo i loro nomi. Il ricordo che l’amministrazione comunale di Rio Marina, retta dal senatore Francesco Bosi, ha creduto d’innalzare di fronre al grande mare che separa l’Elba dal continente, l’ultimo tratto  di costa visto da quei “poveri ragazzi”. A imperitura memoria della loro triste fine. Ora tutti sanno. Tutti conoscono.

Ricostruiamo anche noi i loro ultimi spostamenti in quel gelido inverno del 1944. Ad Ingolsstadt vi erano stati trasferiti dalla prigione militare di Monaco di Baviera a fine agosto. Nessuna pietà. Neppure il gesto disperato di quello che di fatto era il capo del gruppo: “Fucilate me – aveva supplicato – loro lasciateli vivere”.

Dall’altra parte nessuna risposta. Il muro dell’intransigenza e della furia nazista non conosceva debolezze. Nessuna umanità per 8 giovani elbani, morti a Ingolsstadt, a sud della Germania. a decine di chilometri da Monaco.

Venivano dall’Elba. Erano partiti da Porto Azzurro. da Rio Elba e da Rio Marina. Erano marinai. Vite ventenni spezzate all’alba del 9 settembre del 1944 da un plotone di esecuzione comandato da un maggiore nazista che dava poi il colpo di grazia. La pietà non albergava in quei cuori, né per loro, né per altri prigionieri: davanti al plotone di esecuzione finirono in 75, quasi tutti tedeschi, e otto elbani, perché avevano abbandonato il posto di combattimento.

Avevano cercato la fuga verso casa: quattro erano marinai della Regia Marina, quattro erano stati arruolati di forza nella Repubblica Sociale. Poi la fuga e il rifiuto di combattere agli ordini di comandi nazisti.

Il più anziano e il capo del gruppo elbano era Candido Battaglini, 27 anni, di Rio Marina. Classe 1917, aveva fatto la guerra di Spagna. Era pluridecorato. Aveva il grado di secondo capo. Era venuto in licenza all’Elba all’inizio del 1943 per sposarsi e la sera dell’8 settembre era già tornato in Liguria.

Cercò di organizzare la fuga di tutto il gruppo di elbani. Fuggirono da La Spezia a bordo del motopeschereccio Rigano, furono inseguiti da una corvetta tedesca, presi e deportati in Germania. Erano tutti ventenni: Aldo Bandinelli di Rio Marina, Renzo Corbelli di Rio Elba, Francesco Innocenti, Mario Martorella, Franco Pacinotti, Lorenzo Prosperi di Porto Azzurro e Lorenzo Pierangeli di Cavo.

Tutti furono accusati di diserzione e vennero condannati a morte dal tribunale di guerra il 15 luglio del 1944. Le sentenze furono eseguite il 9 settembre e il 15 ottobre dello stesso anno. Furono sepolti a Ingolsstadt, a ridosso del poligono di tiro, buttati in una fossa scavata nella terra, senza una bara. A fine guerra furono disseppelliti e messi nel cimitero ebreo. Poi furono portati in Italia, all’isola d’Elba.

Una pagina di storia elbana che dopo 60 anni di oblìo torna alla luce. A rievocarla è stato David Powell-Smith, uno studioso storico inglese che ha la passione di ricostruire fatti poco noti della seconda guerra mondiale all’Elba e su altre isole dell’arcipelago. Oggi abita a Parigi. All’Elba viene in vacanza fin dagli anni Settanta.

Un giorno, è lui stesso a raccontarlo, passa per il cimitero di Porto Azzurro e vede 4 tombe di 4 marinai tutti morti il 9 settembre 1944, anno preciso dopo l’armistizio. Perché tutti morti nello stesso posto e nello stesso giorno? Così iniziò la lunga ricerca. Una storia di guerra.

Dall’Elba erano partiti in 12. Tutti giovani, tutti marinai. Poi la disfatta, la Repubblica di Salò, gli eccidi dei nazisti. Tutti e 12 si trovavano a La Spezia quando decisero di tornare all’Elba. Si divisero in gruppi di 4 dirigendosi prima verso Altopascio, dove viveva un farmacista parente di uno del gruppo. Qualcosa non andò per il verso giusto.

In quattro riuscirono a raggiungere l’isola, gli altri furono catturati dai tedeschi. Furono presi a La Spezia e rinchiusi nel carcere di Marassi. Poi processati. A nulla valse l’intervento di un giudice italiano che fra l’altro aveva anche dei legami elbani. Furono condannati a morte. Per circa un anno restarono nella prigione militare di Monaco di Baviera. Alle 7 del 9 settembre del 1944 sette furono fucilati: Candido Battaglini seguì la loro stessa sorte poche settimane dopo il 15 ottobre del 1944. Rifiutò di farsi bendare gli occhi e prima di morire gridò: “Viva l’Italia”.

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