MUSSOLINI E IL GARDA – 3

I RAPPORTI ITALO-TEDESCHI AI TEMPI DI SALO’

HITLER E MUSSOLINI

HITLER E MUSSOLINI

a cura di Cornelio Galas

Nel libro ‚ÄúMussolini e il diplomatico. La vita e i diari di Serafino Mazzolini, un monarchico a Sal√≤‚ÄĚ, di ¬†Scipione Rossi, detto Gianni Scipione Rossi (Viterbo, 9 novembre 1953, giornalista e saggista italiano) edito nel 2005 ci sono importanti riferimenti ai rapporti italo-tedeschi di quegli anni.

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.Si sa in quali concitate circostanze il governo repubblicano si andava costituendo. Particolarmente laboriosa fu l‚Äôindividuazione di una soluzione per il Ministero degli Esteri. La ricostruzione di Renzo De Felice resta la pi√Ļ verosimile. ‚ÄúPer gli Esteri ‚Äď scrive lo storico ‚Äď pare che Mussolini avesse pensato all‚Äôex ambasciatore a Mosca Augusto Rosso‚ÄĚ, che per√≤ rifiuta. ‚ÄúPavolini ‚Äď continua De Felice ‚Äď pens√≤ allora a Camillo Giuriati.

IL PRINCIPE UMBERTO CON FILIPPO ANFUSO

IL PRINCIPE UMBERTO CON FILIPPO ANFUSO

A mettersi in contatto telefonico con lui fu Anfuso, che nel frattempo aveva raggiunto Mussolini in Baviera a Hirschberg […]. Il risultato non fu però migliore. Giuriati disse ad Anfuso che sarebbe stato disposto a servire Mussolini, ma che era monarchico. Anfuso propose allora altri quattro nomi: Raffaele Casertano, Attilio De Cicco, Serafino Mazzolini, Attilio Tamaro. Con nessuno di costoro né Pavolini né Buffarini Guidi furono però in grado di mettersi in contatto. Tornata la palla ad Anfuso, questi riuscì finalmente a parlare con Mazzolini.

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Nel frattempo, sotto l‚Äôurgere dei tempi e delle insistenze di Buffarini Guidi, Mussolini si era¬†per√≤ rassegnato ad assumere lui stesso il dicastero degli Esteri. Mazzolini [‚Ķ] fu cos√¨¬†nominato segretario generale dal ministero, incarico dal quale sarebbe stato successivamente¬†promosso (7 marzo 1944) a quello di sottosegretario, con funzioni che di fatto sarebbero¬†state quelle di un vero e proprio ministro‚ÄĚ.

Mazzolini non era dunque la ‚Äúprima scelta‚ÄĚ. Era noto per essere sodale di Federzoni e fedele a¬†Casa Savoia. Probabilmente Anfuso non si aspettava, telefonandogli, una adesione¬†entusiastica. Ed entusiastica, in effetti, non fu. Perplesso, il 24 settembre prende ventiquattro¬†ore di ‚Äúpausa di riflessione‚ÄĚ. Poi chiede di parlare direttamente con Mussolini, nel frattempo¬†giunto alla Rocca delle Caminate. Con i ministri raggiunge la Rocca il 27 sera. Discute del¬†suo ruolo con Pavolini e Buffarini. Lui preferisce essere nominato segretario generale¬†piuttosto che sottosegretario.

PAVOLINI

PAVOLINI

Il 28 incontra Mussolini. E scrive nel diario:¬†‚ÄúIl Duce mi riceve alle 13. √ą fisicamente deperito ma lo spirito √® vigile, lo sguardo¬†come sempre. Conviene sull‚Äôopportunit√† che io assuma come Segretario Generale.¬†Nessuna coazione ai funzionari che avranno con lo Stato solo rapporti di impiego.¬†Gli parlo della convivenza coi germanici e gli riferisco i termini d‚Äôun colloquio avuto¬†poco prima col Ministro Rahn. Credo adotter√† decisioni per chiarire. Ha parole dure¬†per Badoglio. Esco soddisfatto‚ÄĚ.

MUSSOLINI CON RAHN

MUSSOLINI CON RAHN

Poche righe, che aprono una nuova pagina nel diario di Mazzolini. D‚Äôora in avanti, fino al 14¬†febbraio del 1945, quando sopraggiunge la crisi diabetica, il diplomatico registrer√† ‚Äď sia pure¬†sinteticamente ‚Äď i suoi quasi quotidiani incontri con Mussolini, annotandone umori,¬†preoccupazioni, delusioni. Dovute alla gravit√† della situazione nel suo complesso, ma in¬†primo luogo ‚Äď come dimostra proprio il tenore di questo primo appunto ‚Äď alle difficolt√† dei¬†rapporti con l‚Äôoccupante tedesco. Poche righe che dimostrano anche come la partecipazione di¬†Mazzolini all‚Äôultima avventura del fascismo, nonostante la fede monarchica, sia stata¬†consapevolmente politica, e non meramente ‚Äútecnico-professionale‚ÄĚ.

SERAFINO MAZZOLINI

SERAFINO MAZZOLINI

Nel suo caso, il tradimento della memoria √® a tutto tondo. Riguarda sia chi ne sminuisce il¬†ruolo, sia chi al contrario impropriamente lo ingigantisce. √ą il caso, quest‚Äôultimo,¬†dell‚Äôattendente di Mussolini, Piero Carradori, che ritiene di ricordare un Mazzolini impegnato,¬†con Graziani, a convincere un Mussolini titubante ad assumere la guida della Rsi. Carradori¬†racconta di aver sentito, alla Rocca, Mazzolini scongiurare il Duce. ‚ÄėSe vi tirate indietro ‚Äď gli¬†avrebbe detto – c‚Äô√® il rischio di deportazione di tutti i maschi italiani. Questo, mi dicono da¬†Berlino, √® il progetto del F√ľrher‚Äô‚ÄĚ.

TEDESCHI A SALO'

TEDESCHI A SALO’

Una testimonianza non attendibile se non altro per una questione di date. Ammesso che Mazzolini non abbia voluto riportare l’intero contenuto del suo primo colloquio con Mussolini, questo è sicuramente avvenuto a fine mattinata del 28 settembre, quando il Duce ha già presieduto la seconda seduta del Consiglio dei Ministri. Se il tenore del colloquio fosse stato quello ricordato dall’attendente, se ne dovrebbe dedurre che Mussolini non fosse ancora convinto del suo ruolo. Un’ipotesi che non trova alcun riscontro, né coevo né successivo.

Buffet organizzato in occasione del rientro dei reduci dalla Grecia a Salò: Mazzolini è il primo da destra

Buffet organizzato in occasione del rientro dei reduci dalla Grecia a Salò: Mazzolini è il primo da destra

A parte Carradori, tutte le altre testimonianze su Mazzolini sono convergenti: un bravo¬†diplomatico, un ‚Äúsignore‚ÄĚ, fedele alla Repubblica intesa come titolare della continuit√†¬†istituzionale dello Stato, ancora fiducioso nelle capacit√† di Mussolini e affascinato dal suo¬†carisma.

Per l‚Äôinterpretazione politica del suo ruolo nella Rsi come ‚Äútecnico‚ÄĚ ‚Äď interpretazione¬†accettata anche da Renzo De Felice ‚Äď fondamentale risulter√† in primo luogo la testimonianza¬†di Alberto Mellini Ponce de Leon, suo capo di gabinetto a Sal√≤.¬†Console generale, fascista, in passato in contrasto professionale con Mazzolini nella gestione¬†dei rapporti con gli arabi, Mellini rende onore al ‚Äúgalantomismo‚ÄĚ del sottosegretario¬†accentuandone le preoccupazioni per la funzione apolitica della diplomazia e i contrasti tra il¬†Ministero degli Esteri e il Partito Fascista Repubblicano.

MAZZOLINI

MAZZOLINI

Anzi, proprio il ‚Äúgalantomismo‚Ä̬†unanimemente riconosciuto finisce col rappresentare il punto d‚Äôappoggio di una tesi¬†indimostrata.¬†Dalla pubblicazione delle memorie di Mellini, nel 1950, bisogna attendere 32 anni perch√©¬†vengano alla luce quelle di un altro stretto collaboratore di Mazzolini, Luigi Bolla. Non¬†fascista, Bolla giustifica la sua presenza a Sal√≤ sostanzialmente con motivazioni “alimentari”,¬†esalta il proprio presunto ruolo di strenuo difensore della ‚Äúcarriera‚ÄĚ dalla politica e proietta sul¬†sottosegretario i propri sentimenti, salvo criticarlo quando, nonostante il ‚Äúgalantomismo‚ÄĚ, si¬†farebbe irretire della politica.

ETTORE BAISTROCCHI

ETTORE BAISTROCCHI

La terza e ultima diffusa testimonianza sul sottosegretario si deve a un altro diplomatico, Ettore Baistrocchi. Vice console di Mazzolini a San Paolo, in realtà la sua è solo una testimonianza umana sull’amico scomparso, spesso imprecisa e legata alla memoria degli anni sudamericani. Per il periodo saloino Baistrocchi si limita a rilanciare le impressioni di Mellini e Bolla, non essendo testimone diretto. Ha incontrato Mazzolini l’ultima volta nel 194o. Nel 1943 è in Giappone, da dove non aderisce alla Rsi e viene internato.

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MUSSOLINI AL VITTORIALE DI GARDONE RIVIERA

Resta dunque solo da chiarire perch√© Mellini e Bolla travisino la figura di Mazzolini. La¬†risposta va ricercata nel clima del dopoguerra. Sia Mellini sia Bolla vengono prima epurati e¬†in un secondo momento reintegrati. L‚Äôessere stati al Nord pesa come un macigno sulla loro¬†carriera. L‚Äôunica difesa possibile ‚Äď per l‚Äôantifascista Bolla anche sul piano etico – √® nel¬†chiamarsi fuori dal nodo politico e dipingersi come semplici dipendenti dello Stato. Se anche¬†Mazzolini √® a Sal√≤ solo un ‚Äútecnico‚ÄĚ, la loro versione risulta pi√Ļ credibile.

La sua morte¬†prematura non gli consente di replicare. E d‚Äôaltra parte √® noto che ‚Äď da Graziani a Pisenti,¬†solo per fare due esempi ‚Äď sono in molti i gerarchi repubblichini che rivendicano il loro ruolo¬†prevalentemente tecnico e patriottico nei ranghi di una Repubblica ‚Äúnecessaria‚ÄĚ per arginare i¬†tedeschi.

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Per i sopravvissuti il problema √® rappresentato dal confronto con i diari di Mazzolini. Un¬†problema che Mellini affronta direttamente, mentre Bolla ‚Äď trent‚Äôanni dopo – lo evita con¬†cura.

L‚Äôesistenza dei diari viene alla luce nel febbraio del 1949, quando Attilio Tamaro li cita la¬†prima volta in un fascicolo di Due anni di storia, che esce a puntate per l‚Äôeditore Tosi. L‚Äôex¬†diplomatico aveva contattato a Gubbio Cesare Minelli, ex ufficiale di complemento della Gnr,¬†che a Sal√≤ svolgeva le funzioni di segretario particolare dello zio. Alla morte di Mazzolini,¬†Minelli aveva nascosto i diari ‚Äď le agende 1939-1945 ‚Äď e altri documenti, affidandoli alla¬†futura moglie. Arrestato dai partigiani il 27 aprile, rientra a Gubbio in agosto con le carte, che¬†rifiuta di consegnare all‚Äôaltro zio, Quinto Mazzolini.

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Cede invece a Tamaro, nel 1948, i diritti all’utilizzazione del materiale e gli consegna le agende 1943-1945 e le altre carte, tra le quali la minuta della lettera di Mussolini a Hitler del 4 ottobre 1943.

Tamaro utilizza i diari e, in particolare, tre appunti volanti relativi a confidenze di Mussolini¬†su Ciano, il processo di Verona, Edda. Poi, d‚Äôaccordo con Cesare Minelli, li passa a Mellini¬†che sta lavorando alle sue memorie e ne pubblica alcuni stralci in appendice, tralasciando¬†per√≤ gli appunti relativi al periodo 25 settembre 1943-10 ottobre 1943, cio√® i giorni in cui¬†maturano le scelte di Mazzolini e il diplomatico deve affrontare i primi problemi ‚Äúdi¬†governo‚ÄĚ.

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I diari e gli appunti volanti tornano poi a Gubbio, dove Cesare Minelli li conserva¬†con i ricordi dello zio senza pi√Ļ preoccuparsene, fino alla morte sopravvenuta nel 1997.¬†Nessuno li cerca pi√Ļ. Nessuno sa che esistono anche le agende 1939-1942. Tutte le citazioni¬†di Mazzolini successive al 1950 sono riprese da Tamaro o Mellini. Anche De Felice, nel¬†citare l‚Äôappunto volante del 12 gennaio 1944 su Ciano, lo riprende di seconda mano da una¬†versione imprecisa pubblicata da Baistrocchi, che aveva ottenuto da Minelli le fotocopie degli¬†originali, senza riuscire a decifrarne completamente la calligrafia.

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√ą noto che la tesi dei reduci saloini della Rsi come ‚Äúrepubblica necessaria‚ÄĚ per contenere gli¬†effetti della occupazione tedesca ‚Äď che ha come corollario la ‚Äúnazionalizzazione‚ÄĚ dei 18 mesi¬†di Sal√≤ ‚Äď √® stata oggetto di argomentate contestazioni. Se non c‚Äô√® dubbio che, sul piano¬†concreto, la sovranit√† del governo repubblicano ebbe serie difficolt√† ad affermarsi in senso¬†pieno e la capacit√† della Rsi di arginare gli occupanti fu ridotta, altrettanto indubitabile √®¬†tuttavia che ‚Äď ponendosi nell‚Äôottica dei dirigenti saloini e dello stesso Mussolini ‚Äď questo era¬†l‚Äôobiettivo. O, almeno, questo era l‚Äôobiettivo percepito.

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Al di l√† del velleitarismo ideologico della componente estremista del neo-fascismo ‚Äď da¬†Pavolini a Preziosi ‚Äď e dei socializzatori, la Rsi nel complesso fu vissuta su due fronti¬†paralleli: da un lato la continuazione della guerra contro gli angloamericani e a fianco dei¬†tedeschi per salvaguardare l‚Äôonore della Patria incrinato dall‚Äôarmistizio; dall‚Äôaltro come¬†quotidiano sforzo per garantire la sovranit√† italiana sul territorio nazionale.

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Su entrambi fronti il rapporto con i tedeschi, al di là delle affermazioni di principio, non poteva che essere e in effetti fu di perenne contrasto. Come Anfuso a Berlino, Mazzolini a Salò fu protagonista e insieme spettatore di questo dramma, il cui attore principale è naturalmente un Mussolini dall’umore altalenante tra ottimismo illusorio e depressione, sia nei confronti delle prospettive belliche, sia nel rapporto con l’alleato germanico.

I diari di Mazzolini nella sostanza confermano le preoccupazioni del Duce, il problematico rapporto con Hitler, considerato alternativamente un amico fedele e un avversario. Si sa come la necessità di fissare dei paletti nei rapporti con i tedeschi sia stato argomento già del primo colloquio tra Mussolini e il capo della nuova diplomazia italiana.

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La questione si¬†ripropone ciclicamente fino agli ultimi giorni di vita di Mazzolini. Lo schema si ripete con¬†una costanza impressionante. Dai membri del governo e dalle province si segnalano a¬†Mussolini le prevaricazioni tedesche. Mussolini nei casi pi√Ļ gravi ‚Äď al di l√† dei due vertici di¬†aprile e luglio 1944 ‚Äď scrive a Hitler; in tutti gli altri affida a Mazzolini la trattativa con¬†l‚Äôambasciatore Rahn o gli sollecita un intervento di Anfuso a Berlino.

MUSSOLINI A GARDONE CON L'AMBASCIATORE NIPPONICO HIDAKA

MUSSOLINI A GARDONE CON L’AMBASCIATORE NIPPONICO HIDAKA

Di norma viene¬†coinvolto l‚Äôambasciatore nipponico Hidaka, che svolge in qualche modo il ruolo di notaio¬†dell‚Äôinsoddisfazione italiana, essendo inimmaginabile una sua effettiva capacit√† di pressione¬†sui tedeschi. La questione √® sempre aperta e resta, naturalmente, insoluta. Gli appunti di¬†Mazzolini ‚Äď di cui pubblichiamo alcuni stralci – rappresentano in questo senso un‚Äôautorevole¬†conferma.

DAL DIARIO …

4 ottobre 1943 – Il Duce mi riceve subito e mi intrattiene a lungo colloquio. √ą assai contrariato¬†per l‚Äôinvadenza germanica in tutti i settori della vita nazionale, invadenza che pone il Governo¬†e lui che ne √® a capo in una situazione che rasenta il ridicolo. Ha scritto in proposito una lunga¬†lettera al F√ľrher di cui mi consegna la copia dopo avermela letta, lettera che sar√† consegnata¬†da Graziani a Hitler. Il Duce mi d√† incarico di consegnarne copia all‚ÄôAmbasciatore del¬†Giappone e di pregarlo di intervenire presso Hitler.

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7 ottobre 1943 РParlo al telefono col Duce. Egli è sempre preoccupato della possibilità funzionale del Governo di fronte alla invadenza militare germanica.

26 novembre 1943 РAlle 17 ho un lungo colloquio col Duce. Lo trovo molto depresso. La politica delle autorità germaniche nelle dieci provincie di confine lo turba. Mi dice che non potrà presentarsi alla Costituente se non dopo aver avuto garanzie che quelle terre sono e rimarranno italiane.

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26 febbraio 1944 – Lungo rapporto dal Duce che trovo di cattivissimo umore ed assai¬†preoccupato delle solite interferenze tedesche i tutti i settori della vita del Paese. La tensione¬†tra lui e l‚ÄôAmbasciata √® davvero preoccupante. Anfuso che arriva poco dopo mi dice che il¬†F√ľrher inviter√† il Duce ad un incontro. La notizia mi fa molto piacere. L‚Äôincontro potr√† dare¬†ottimi frutti. Nel pomeriggio vedo l‚ÄôAmbasciatore Rahn assai preoccupato a sua volta per¬†alcuni atteggiamenti del ministro Tarchi.

4 marzo 1944 РNel pomeriggio vado dal Duce che mi impartisce istruzioni in merito alla presentazione delle credenziali dell’Ambasciatore del Giappone. Alla cerimonia, che avrà luogo il giorno otto, il Duce intende imprimere carattere di particolare solennità anche per sfatare le voci secondo le quali proprio in quel giorno i tedeschi dovrebbero eliminare il Governo e procedere alla occupazione integrale dell’Italia.

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9 aprile 1944 – Vado a rapporto dal Duce. Non lo trovo di buon umore. Quando gli auguro la¬†Buona Pasqua mi ringrazia e mi dice: non √® buona questa Pasqua! Non √® persuaso che¬†l‚Äôincontro col F√ľrher dia effetti.

23 aprile 1944 – Il F√ľrher marca la nota della cordialit√†: esamina il problema italiano, ha¬†parole dure per i traditori ed assicura il Duce che egli considera lui come solo alleato per¬†l‚Äôamicizia che a lui lo unisce per l‚Äôidentit√† ideologica delle due rivoluzioni. I colloqui si¬†concludono in un clima di caldo cameratismo che si rinnova al momento del commiato. Il¬†Duce √® raggiante!

Guido Buffarini Guidi posa tenendo sotto braccio Heinrich Himmler

Guido Buffarini Guidi posa tenendo sotto braccio Heinrich Himmler

20 giugno 1944 РIl Duce mi parla della situazione interna che giudica criticissima anche per l’impossibilità materiale in cui ci troviamo di armare gente per la solita persistente incomprensione dei militari germanici. Il Duce desidera che l’Ambasciatore Hidaka sia al corrente della situazione.

31 agosto 1944 РConsiglio dei Ministri. Il Duce fa un’ampia esposizione sulla nostra situazione politica interna e pone in rilievo la condizione di disagio in cui il Governo viene posto dalle continue interferenze di troppi organi germanici. La casistica e le prove che il Duce porta sono impressionanti. Alla fine egli propone di parlar chiaro ai tedeschi e per essi a Rahn al quale porrà il dilemma: o il Governo sarà posto in condizione di funzionare o il Governo si dimetterà. Il Duce ha parlato per oltre due ore ed ha avuto accenti di amarezza profonda.

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MUSSOLINI CON ROMMEL

18 settembre 1944 РImportante riunione del Consiglio dei Ministri. Il Duce fa una dettagliata relazione sulla situazione militare, politica ed interna. Documenta come egli si sia opposto e si opponga alle stolte rappresaglie volute dai militari germanici. Io sono buon testimonio di quanto il Duce asserisce. Proprio ieri ho consegnato a Rahn una documentata e forte lettera del Duce in materia.

KESSERLING

KESSERLING

8 ottobre 1944 – Trovo il Duce molto depresso: Kesserling non vuole che le nostre truppe si¬†battano, in Germania minacciano di sciogliere le due divisioni che sono lass√Ļ in attesa¬†d‚Äôimpiego. Le interferenze nell‚Äôinterno continuano, la pressione nemica si accentua. Il Duce¬†pronunzia frasi accorate ed amare sul destino riservato al popolo italiano.

31 ottobre 1944 – Presento al Duce una nota di reclamo per l‚Äôambasciata sulle spoliazioni che¬†vengono fatte dai germanici in Emilia. Il Duce l‚Äôapprova ed ha ancora una volta accorati¬†accenti sull‚Äôincomprensione tedesca che scava solchi sempre pi√Ļ profondi tra i due popoli.

4 novembre 1944 ‚Äď Il Duce riceve Anfuso in mia presenza. Il Duce lamenta come sempre le¬†incomprensioni dei tedeschi nei nostri confronti ed Anfuso gli fa un quadro realistico della¬†situazione come egli la vede da Berlino. Esprime il suo giudizio sull‚Äôattivit√† di Rahn a suo¬†avviso estensore delle volont√† del F√ľrher il quale non desidererebbe affatto una affermazione¬†del prestigio del governo repubblicano. Hitler vede soltanto l‚Äôinteresse della Germania e non¬†si accorge che non fa neppure quelli tenendo come tiene l‚ÄôItalia in stato di semivassallaggio,¬†permettendo come permette la sistematica opera di spoliazione che minaccia di ridurci al¬†lumicino.

Adolf Hitler, con Hermann Göring (a sinistra) e Albert Speer (a destra), durante l'estate 1943, dopo la caduta di Mussolini.

Adolf Hitler, con Hermann G√∂ring (a sinistra) e Albert Speer (a destra), durante l’estate 1943, dopo la caduta di Mussolini.

15 novembre 1944 – Il Duce mi consegna copia della lettera pel F√ľrher che ha consegnato pel¬†recapito a suo figlio Vittorio. Nella lettera il Duce esprime il suo pensiero sulla situazione ed¬†esorta il F√ľrher a riprendere l‚Äôiniziativa sul fronte italiano che presenta possibilit√† di rapido¬†successo specie nel periodo invernale.

19 novembre 1944 ‚Äď Il Duce √® oggi tranquillo e disteso. Mi riparla della lettera al F√ľrher e mi¬†dice che far√† studiare da Graziani il piano di un‚Äôeventuale offensiva.

12 settembre 1943 - Mussolini liberato sul Gran Sasso da un commando di aviatori e paracadutisti tedeschi

12 settembre 1943 – Mussolini liberato sul Gran Sasso da un commando di aviatori e paracadutisti tedeschi

6 dicembre 1944 РIl Duce è assai nervoso oggi. Ha parole amare per la sorte che è riservata all’Italia. Si lamenta del contegno degli alleati e della sistematica opera di spoliazione che viene compiuta dovunque.

15 dicembre 1944 – Il Duce oggi √® di pessimo umore. Mi mostra rapporti del Prefetto di¬†Bologna su violenze compiute dalle truppe tedesche – avrebbero persino bruciato manoscritti¬†di Carducci – ed uno di Zerbino sull‚Äôattivit√† propagandistica di Radio Baita controllata dai¬†tedeschi. Radio Baita dice insolenze a tutti. Alle 18.30 vedr√≤ Rahn. Alle 17.30 il Duce mi¬†telefona di andare da lui. Ha altri documenti da darmi. E sono due rapporti del federale di¬†Udine sul sequestro d‚Äôun numero del Gazzettino per un trafiletto intitolato ‚ÄúIl cuore del Duce¬†pel Friuli‚ÄĚ e sulle pubblicazioni fatte da una rivista tedesca che tenta documentare come i¬†friulani discendano dai tedeschi.¬†Parlo a lungo con Rahn che promette di intervenire prontamente in ognuno degli argomenti¬†segnalati. Ed alle 21 riferisco al Duce che mi chiama al telefono.

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18 dicembre 1944 – Il Duce √® visibilmente soddisfatto delle giornate milanesi. Mi dice le sue¬†impressioni sulla citt√† che non aveva pi√Ļ rivisto dopo i bombardamenti e sullo spirito della¬†gente. Ha percorso in piedi su auto scoperta le principali vie della citt√† gremita di folla¬†plaudente. √ą ansioso di conoscere le reazioni tedesche al suo discorso. Quando torno al¬†ministero riesco a mettermi in contatto telefonico con Anfuso. Ed Anfuso mi dice che la¬†stampa tedesca ha dato grande rilievo al discorso e che i primi commenti sono pi√Ļ che¬†favorevoli. L‚Äôoffensiva tedesca – mi comunica Anfuso – ha sviluppi impressionanti sul fronte¬†occidentale. I germanici sono di nuovo in territorio belga. Comunico telefonicamente al Duce¬†le buone notizie. Ed il Duce se ne compiace assai.

1 gennaio 1945 РAccompagno Hidaka dal Duce che lo intrattiene per circa un’ora in cordialissima conversazione. Il Duce è assai rammaricato del fatto che la divisione Italia composta da uomini di solidissima tempra sia stata fatta rientrare in Italia scarsamente armata. Parla ad Hidaka delle consuete incomprensioni tedesche che pongono lui e il suo governo in posizione di disagio.

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7 gennaio 1945 РIl Duce prende visione di alcuni rapporti di Anfuso sulle ripercussioni del discorso di Milano sulla stampa tedesca, che lo mettono di pessimo umore. Mussolini vuol scagionare il popolo italiano dall’accusa di tradimento e proprio quella parte del discorso è stata omessa nei riassunti germanici. Il Duce pronunzia parole assai amare a questo proposito.

27 gennaio 1945 ‚Äď Il Duce √® tornato ieri sera dalla sua ispezione alla divisione ‚ÄúItalia‚ÄĚ. Non √®¬†soddisfatto. I soldati sono male equipaggiati e peggio armati. Mi parla a lungo delle sue¬†impressioni accoratissime per le continue prove di incomprensione e di diffidenza da parte¬†germanica. Vedo nel pomeriggio Rahn e gli faccio cenno dello stato di animo del Duce. Rahn¬†si affretta a dirmi che le impressioni del Duce non sono giustificate.

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10 febbraio 1945 РAccompagno Parenti dal Duce. Parenti fa una chiara esposizione di quest’ora in Germania, su quella particolare di Danzica e di Berlino, sulle nuove armi, sulla possibilità che ha ancora la Germania. Il Duce ripete il suo ottimismo.

***

Ottimismo, depressione. Come si √® detto sono sentimenti che, in Mussolini, variano da un¬†giorno all‚Äôaltro. Il 14 febbraio 1945 Mazzolini fa la sua ultima annotazione sull‚Äôagenda. Il¬†clima √® ormai di disfatta. Rahn √® malato. Kesserling va a trovarlo. Il governo di Sal√≤ cerca di¬†dare risposte all‚Äôemergenza che incalza: ‚ÄúIn due riunioni successive trattiamo vari problemi:¬†con Graziani e Buffarini quello delle fortificazioni nell‚ÄôItalia occidentale, con Tarchi,¬†Liverani, Moroni e Buffarini quelli dell‚Äôalimentazione e dei trasporti‚ÄĚ.

MAZZOLINI SUL LETTO DI MORTE

MAZZOLINI SUL LETTO DI MORTE

Il giorno dopo il sottosegretario entra in coma diabetico. Provano a salvarlo. Cercano¬†medicine a Milano. Tutto √® inutile. Al diplomatico la sorte risparmia di assistere al tracollo.¬†Mussolini lo piange come ‚Äúun collaboratore onesto, intelligente, buono e devoto, quale raramente ho avuto‚ÄĚ. La radio repubblicana rende onore al monarchico che aveva scelto la¬†‚Äúvia dell‚Äôonore‚ÄĚ.

bibliografia

A. TAMARO, Due anni di storia 1943-1945, Rivelazioni di Mazzolini, Roma 30 marzo 1949, n. 65, Tosi editore
A. MELLINI PONCE DE LEON, Guerra diplomatica
R. DE FELICE, Mussolini l’alleato. II. La guerra civile
BAISTROCCHI, Frugando
F. GERMINARIO, L’altra memoria. L’Estrema destra, Salò e la Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino 1999

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