MOSTRI TRENTINI – 7

Sono molti i laghi trentini che ospitano draghi e bestie di ogni genere e misura. Quello che dimorava da tempo immemorabile nelle acque del piccolo lago di Nambino, poco sopra Madonna di Campiglio, in verità non aveva mai fatto paura a nessuno. Se ne stava per mesi e mesi a sonnecchiare sul fondo del Iaghetto, nutrendosi dei pochi pesci che riusciva a trovare e delle ancor più poche alghe che crescevano a quella profondità. Solo di tanto in tanto metteva il muso fuori dall’acqua e, dopo essersi accertato che nessuno fosse nei paraggi, usciva a brucare l’erba rada dei prati intorno o a dare la caccia a qualche marmotta addormentata.

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Un giorno, però, successe l’incredibile! In un colpo solo, finirono nello stomaco del dragone un paio di pecore, un vitello e persino il pastore che, spaventato, aveva assistito impotente alla carneficina. 
La notizia si diffuse in un battibaleno in tutta Ia Rendena gettando i paesi nella costernazione e le famiglie nella paura. Ma cos’era successo? Possibile che un drago così tranquillo e inoffensivo, all’improvviso si risvegliasse e si mettesse a uccidere e a mangiare innocenti a destra e a sinistra? Nessuno, tuttavia, ebbe il coraggio di salire al lago di Nambino per vendicare l’amico morto con le sue bestie. Nessuno, tranne due baldi cacciatori della Val di Sole che, naturalmente dietro la promessa di una forte ricompensa, accettarono il compito di far giustizia.

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Una domenica mattina, tutta la gente di Madonna di Campiglio, parroco in testa, accompagnò i due cacciatori fino ai piedi dell’ultima salita che portava al lago di Nambino.
– Meglio essere prudenti – disse a quel punto il cacciatore piĂą anziano. – Voi aspettatemi qui e tu- continuò rivolto al compagno, – sèguimi a distanza. Se dopo aver udito uno sparo, non mi sentirete gridare, venite di corsa a vedere cos’è successo e allora toccherĂ  a te vendicarmi! – concluse il cacciatore, con una gran pacca sulle spalle dell’amico.

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L’uomo s’inerpicò con prudenza su per il sentiero e in dieci minuti fu sulle rive del laghetto. Pareva tutto tranquillo: un sole caldo e invitante si specchiava sullo specchio d’acqua, mentre i prati attorno si crogiolavano vellicati da una tiepida brezza.
Eccolo! Il cacciatore si fermò col cuore in gola: un enorme biscione verdastro, grosso come un toro di sei anni e con le squame ancora umide d’acqua, se ne stava acciambellato su un lastrone di pietra, col muso nascosto tra le due potenti zampe anteriori.

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Il giustiziere, dopo un primo istante di terrore, si impose la calma: imbracciò il fucile, prese la mira con cura e sparò! La bestia non si mosse nemmeno e se non fosse stato per un rivolo di sangue che prese a zampillare dalla sua gola, chiunque avrebbe dato del somaro allo sparatore!
– Ce l’ho fatta! L’ho ucciso! Veniteeee… veniteee!
Quando, poco dopo, il corteo di Madonna di Campiglio giunse al lago, tutti si aspettavano di incontrare il cacciatore solandro col trofeo del drago. Lo trovarono, invece, a terra svenuto a pochi metri dal basilisco.
– Indietro… state attenti! – urlò il secondo cacciatore. Lui, di draghi, non se ne intendeva, ma quell’odore nauseante nell’aria gli aveva fatto capire prima degli altri che cosa doveva essere successo. Preso dall’entusiasmo per il colpo andato a segno, l’amico s’era avvicinato troppo al bestione e i miasmi velenosi fuoriusciti dal corpo assieme al sangue lo avevano tramortito. Venne quindi trascinato lontano dal cadavere del basilisco, caricato sul dorso di un mulo e accompagnato in gran fretta all’ospizio di Madonna di Campiglio per le cure del caso.

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Ma le sorprese non erano terminate. Dopo qualche ora, quando l’aria attorno al drago tornò normale, il corpo del mostro venne rigirato per essere spostato e poi bruciato all’istante. Ed ecco che, tra le poderose zampe posteriori, apparve un grosso uovo candido. Un uovo di drago, anzi, di draghessa!
– Adesso conosciamo la causa dell’improvviso impazzimento della bestia – esclamò il parroco, prendendo in custodia il gigantesco uovo. – L’ormai prossima nascita della sua creatura, deve aver innervosito il drago oltre ogni misura e quel povero pastore ha pagato con la vita la nascita di una vita nuova!

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Dopo qualche settimana ci fu gran festa, alla chiesa della Madonna di Campiglio: il cacciatore solandro si era nel frattempo ripreso e col suo compare ritirò il premio che gli era stato promesso. L’uovo del drago, invece, venne appeso alla parete della chiesa assieme alla pelle del basilisco, come ringraziamento per esser stati liberati dalla presenza pericolosa di quel mostro impazzito.

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