MOSTRI TRENTINI – 13

a cura di Cornelio Galas

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Volete andare a… caccia di mostri ? Basta andare nella Foresta dei Draghi di Latemar: nidi giganti, impronte di esseri alati, indizi da seguire e segreti da scoprire. Il tutto sotto un cielo di nuvole che si rincorrono e che sembrano giocare a nascondino, prati sconfinati che sono fatti per essere esplorati, alberi enormi che chiedono ai bambini solo di essere abbracciati …

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No, non vi sto prendendo in giro. La Foresta dei Draghi esiste veramente. Si tratta di un percorso, fra arte, favola e natura, al cospetto del massiccio dolomitico del Latemar. Si trova a quota 1.600 m., all’arrivo delle telecabine Predazzo-Gardoné e si sviluppa in un bosco di abeti da favola.

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La foresta dei draghi è insomma un’esposizione a cielo aperto di opere di Land Art (Arte del Territorio) lungo questo sentiero lungo 1,4 km da percorrere anche con il passeggino, cercando le tracce delle creature alate. L’ escursione, adatta ai bambini, è costellata di bacheche espositive, per 3 o 4 km due percorsi a scelta a 2.200 mt di altitudine.

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Sara Azzolini, responsabile degli impianti di risalita Latemar Predazzo, conoscendo la passione per la scrittura di Beatrice Calamari, all’inizio del 2010 le ha proposto di ideare un racconto, dal quale potesse nascere un percorso, per invitare le famiglie a scoprire il bosco, divertendosi. Era il primo tassello di un suo progetto molto più ampio, intitolato “La montagna animata”, e ricco di sentieri tematici.

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Dice a questo proposito Beatrice Calamari: “Ho trascorso un periodo che sognavo draghi tutta la notte e la mattina buttavo giù appunti. E’ stato un innamoramento. Ho raccontato le avventure di otto ragazzini delle Valli di Fiemme e Fassa che seguivano una trasmissione radiofonica dedicata a leggendari esseri alati. Un misterioso deejay annunciava il ritorno dei draghi sulla Terra, proprio sul Latemar.

La curiosità ha spinto i ragazzi a recarsi sul monte, per cercare tracce della loro presenza. Qui, grazie all’aiuto del corvo Groviglio, hanno scoperto l’incisione di un graffio di drago su un abete, la roccia della profezia, un’impronta e una squama di drago e, infine, un immenso nido …

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Kraus, il mago del pensiero oscuro, appariva sul loro cammino ogni volta che i ragazzi avevano un dubbio, un’incertezza (il racconto invita i ragazzi a credere nelle loro emozioni e a continuare ad ascoltarle). Nel finale, l’incontro magico con gli esseri alati. Il testo è stato letto dall’artista Marco Nones e dagli studenti dell’Istituto d’Arte Soraperra di Pozza di Fassa, che sono stati invitati a creare opere di land art (arte del territorio) lungo il sentiero.

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Quindi, ho scritto i quattro giocalibro di Avventure Cerca Draghi (per ogni fascia di età) che sono distribuiti da una dragologa all’imbocco del percorso. Era una sfida far giocare i ragazzini, con opere d’arte realizzate con i materiali del bosco (rami, pietre. Il progetto ha coinvolto anche gli studenti delle scuole elementari e medie delle valli, con la realizzazioni di disegni. Intanto, gli studenti dell’istituto d’arte di Pozza di Fassa hanno dipinto sulle telecabine i miei draghi”.

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Beatrice fa da ideale guida nella magica foresta … “Intanto giriamo al contrario tutti i cartelli, per depistare il mago Kraus che vuole rubare ai draghi i segreti dell’invisibilità. Giochiamo ad affinare le nostre percezioni visive e olfattive scovando le tracce, anche odorose, lasciate dai draghi (non è da tutti riuscire a distinguere i profumi di cacca, piedi, alito e fumo di drago).

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Lasciamoci stupire dalle Arcofalene che, oltre a guarire le ferite dei draghi, decidono il colore dei nascituri, posandosi sulle uova e sbattendo le ali. Impariamo a decifrare la roccia della profezia e a usare l’alfabeto dei draghi, ideato dalla dragologa Marinella. Incontriamo il drago dell’antica conoscenza Kurlow. Aiutiamo Zoira a guarire l’ala ferita e a realizzare il suo sogno di imparare la lingua degli umani.

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Difendiamo i segreti mimetici dello stupefacente drago Kromos. Cerchiamo di calmare Rogos che, in preda alla nostalgia per il suo vulcano, sta affumicando le candide rocce di dolomia. Proviamo a proteggere l’uovo del draghetto di Rametal e Ardea. Scopriamo il nido alto cinque metri, sospeso da alberi conficcati a terra al contrario.

Voliamo fra le ali di draghi che emergono dal prato. Estraiamo squame, denti e artigli di drago, rovistando fra i sassi del cimitero. Impariamo i colori delle fiammate di questi potenti esseri alati, osservando le pietre del fuoco. Varchiamo la porta della Farfalla Regina che protegge il frutteto animato, dove si nutrono i draghi. E, alla fine della missione c’è un premio per tutti i cercadragh i…”

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Beatrice Calamari

Ma chi è Beatrice Calamari? E’ una giornalista milanese che da molti anni ormai è uscita dal piccolo schermo per vivere e lavorare nella rigogliosa natura della Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino. E’ passata dalle trasmissioni sportive di Rete Quattro e Odeon Tv, al telegiornale di Telelombardia, alla direzione di sette mensili del Trentino Alto Adige, fino all’ufficio stampa dell’azienda di promozione turistica della valle. Dice che la sua vita in “tre dimensioni” è iniziata quando ha smesso di dedicare tutto il suo tempo a descrivere fatti reali e, finalmente, ha iniziato a fidarsi della sua immaginazione.

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Ma non ci sono solo draghi – per le famiglie, per i bambini – in Val di Fiemme. “Le famiglie dovrebbero programmare un mese di vacanza per scoprire tutto! La Val di Fiemme – dice Beatrice – gioca con i bambini fra tappeti di muschio e prati fioriti, attraverso percorsi da fiaba, escursioni, favole teatralizzate e un’infinitĂ  di quelli che io definisco i Prati del Divertimento.

Gli Hotel per Famiglie offrono la Family Card, con attivitĂ  giornaliere organizzate che propongono anche laboratori per fare il burro, il miele, il pane e il formaggio.

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Si può andare nel Parco Naturale di Paneveggio-Pale di S. Martino a vedere i cervi da vicino e attraversare il ponte sospeso sul torrente Travignolo. Sopra la cascata di Cavalese c’è uno dei nostri 14 alberi monumentali (il Pezo dela Gazolin) con una scala di rami che porta al cielo. E’ immenso. Tutto da abbracciare.

Ma scegliete anche un’attività nella natura poiché, anche se “turistiche”, sono un spasso per i bambini. Qui i bimbi indossano gli abiti del contadino e si prendono cura degli animali (Malga Pampeago) o del boscaiolo (Alpe Cermis).

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Inoltre, diventano giovani marmotte (Alpe Cermis), erboristi e piccoli geologi con tanto di kit (Montagna Animata di Predazzo), si avvicinano ai cani delle unità cinofile della Polizia di Stato (Bellamonte-Castelir), diventano personaggi da fiaba per scoprire i segreti del bosco (Giocabosco di Capriana), si lanciano con le liane e muovono i primi passi da tarzan (a Molina di Fiemme c’è anche un percorso semplice dai tre anni in su).

Al di fuori dei classici circuiti possono visitare la biostalla dell’Agritur Fior di Bosco di Valfloriana, dove vitellini e asinelli vengono cresciuti con cure amorevoli e naturali (coccole, omeopatia e Fiori di Bach)”.

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Un rifugio da non perdere per il pranzo? Beatrice propone il Rifugio Gardoné della Montagna Animata di Predazzo, dove si mangia una padella di primi, polenta e salciccia da urlo o menù per i bimbi dedicati ai draghi Zoira, Rogos, Rametal e Kromos. Inoltre, si prende lo scivolo anche per andare in toilette …!  C’è anche il Rifugio Doss dei Laresi sul Cermis. Lo si  raggiunge con un divertente viaggio in telecabina.

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Dopo un pranzo tipico e uno squisito strudel di mele, i vostri bambini possono correre liberi nel parco di Cermislandia, fra giochi curiosi (anche d’acqua), mentre voi potete osservali, restando seduti al tavolo della terrazza.

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E ancora: la Baita Caserina a Pampeago. Ci sono 40 minuti di lieve salita, dal parcheggio. Ma, se chiamate il titolare, viene a prendervi con la navetta (cell. 348 8924234). Lassù, dopo un meraviglioso pranzo km zero, potere scoprire un altro percorso che mi ha rubato l’anima e il cuore: Respirart, con istallazioni di land art che sorprenderanno anche i bimbi (non perdetevi il larice arrotolato dal vento. Il Rifugio noleggia i passeggini.

Infine, c’è il rifugio El Zirmo a Bellamonte (ai confini con il Parco Naturale di Paneveggio). Lì accanto c’è il nuovo parco giochi La tana degli gnomi. Comunque, in tutti i rifugi della valle si mangia veramente bene.

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Altri progetti di Beatrice? “Oh, sì. Questa è una valle di streghe buone. Quindi, il mio terzo percorso di valorizzazione territoriale sarà dedicato alle loro buffe psicomagie. Intanto, anche quest’estate, inviteremo i bambini a liberare la loro creatività nella natura con le escursioni di Land Art, in compagnia dell’artista Marco Nones, organizzate dai Bien Vivre Hotels della Val di Fiemme. Si utilizzano legni, sassi, foglie, insomma, i doni del bosco.

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E mentre i bimbi celebrano la bellezza con estrema naturalezza, i genitori scoprono di avere un talento artistico (anche chi, come me, ha sempre pensato di non riuscire a creare nulla di bello con le proprie mani)”.

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Per maggiori informazioni:

Blog di Beatrice: http://calamaridibosco.wordpress.com/

Sito della Val di Fiemme: http://www.visitfiemme.it/

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