LE BATTAGLIE DI CASSINO – 1

a cura di Cornelio Galas

  • I documenti¬†di Enzo Antonio Cicchino

LE BATTAGLIE DI CASSINO

STRATEGIA

Al mattino del 19 settembre 1943 una colonna di autovetture dello stato maggiore germanico si ferm√≤ al chilometro 111 della strada statale Casilina, all’incirca all’altezza di Cassino, fra i monti Aurunci e quello a zampa d’orso su cui sorgeva l’antica Abbazia. Pi√Ļ lontano sorgeva il massiccio lungo delle Mainarde.

Alla testa del convoglio vi era il feldmaresciallo Albert Kesselring, che dopo la partenza di Rommel dal Nord Italia, rimarr√† l’unico comandante supremo dell’O.K.W. in Italia. Era giunto nella valle del Gari con il suo Stato Maggiore, coadiuvato in tale occasione anche dal colonnello giapponese Moriaki Shimizu addetto militare presso l’ambasciata del Sol Levante a Roma e da altri tre¬† ufficiali nipponici.

Mussolini riceve a palazzo Venezia l’addetto militare giapponese Shimizu ed il generale Banzai data 05.05.1942

Le scelte strategiche da attuare in Italia erano dibattute e restarono tali per almeno un paio di mesi. A fronteggiarsi erano le due posizioni strategiche, le due concezioni del condurre la guerra che nascevano da principi militari completamente diversi.

L’una prevedeva lo sguardo dal cielo, la posizione dell’aviatore, quella del generale Albert Kesselring l’altra era invece pi√Ļ strana, controcorrente, era quella ancorata alla percezione sensibile delle azioni del nemico e tipiche di un uomo dall’intuito formidabile, la Volpe del Deserto: Rommel, che Hitler aveva urgentemente in Italia inviato dopo l’otto settembre e stabilitosi ormai da qualche giorno presso il suo Quartier Generale sul lago di Garda.

Da una parte il generale di aviazione Kesselring, temeva che un avvicinamento troppo eccessivo del fronte al suolo tedesco avrebbe fortemente favorito i bombardamenti Alleati sulla Germania Meridionale in quanto – essi – avvicinandosi troppo alla Pianura Padana avrebbero beneficiato di tutti gli aeroporti posti pi√Ļ a Nord, che offrivano maggior vantaggio tattico.

Dall’altro c’era il punto di vista del maestro della manovra Erwin Rommel che temeva invece uno sbarco Alleato nella Pianura Padana che potesse tagliare fuori tutta l’armata tedesca ancora presente nella parte sud dello stivale.

Erwin Rommel and Albert Kesselring in conversation, North Africa, 1942

Dimenticando che forse cos√¨ facendo avrebbe avvantaggiato gli Anglo Americani nel condurre i loro bombardamenti a tappeto sugli impianti industriali e minerari della Romania, dell’Austria, e che avrebbero bloccato la vitale navigazione del Danubio con il suo continuo flusso di merci e di minerali.

Mettere a rischio tutta l’armata tedesca in Italia tenendola a Sud invece che creare un baluardo di ferro lungo la Linea Gotica a ridosso della Pianura Padana! O trattenere l’esercito alleato a Sud con l’esito di evitare dei bombardamenti nei territori in mano ai nazisti! Questi i punti di vista, ciascuno con le sue ragioni.

Come si sa la spunt√≤ Kesselring, apparentemente perch√© la sua posizione fu ritenuta dal F√ľhrer pi√Ļ vantaggiosa, almeno per l’immagine di un esercito tedesco ancora battagliero. In realt√† -lo si √® scoperto perch√© rivelato dal colonnello Eugen Dollman molti anni dopo la fine della guerra – per una ragione per nulla di strategia, o di opportunit√† bellica. Per un fatto umano.

Semplicemente umano e quasi provato. Fu esplicitamente riferito ad Hitler che Rommel lo si era sentito pi√Ļ volte affermare che non credeva pi√Ļ nella vittoria tedesca e fatto ancor pi√Ļ grave lo diceva ad alta voce, creando sgomento fra i suoi ufficiali. Questo fu dunque il motivo serio che ag√¨ sulla scelta del F√ľhrer, che si vide costretto a richiamarlo dall’Italia, inviandolo, con il suo Gruppo di Armate B a sovraintendere alle fortificazioni in attesa dello sbarco in Normandia.

Si convenne, inequivocabilmente allora che le Armate del generale di Clark ed Alexander, accolta la posizione di Kesselring (cognome curioso, vuol dire “anello del paiolo”) dunque, dovessero essere trattenute il pi√Ļ a Sud possibile, il pi√Ļ a lungo possibile, e questo era in una zona particolare: il punto pi√Ļ stretto della penisola, il cui tracciato erano i fiumi Garigliano, Gari, il corso settentrionale del Rapido nella met√† occidentale dello stivale.

Il grande cosolone delle Mainarde e poi la Maiella e tutto il corso del fiume Sangro fino ad Ortona, nella parte dell’Abruzzo, tratto geografico pi√Ļ tardi comunemente detto “Linea Gustav”.

Dopo le tragedie dell’armistizio dell’8 settembre, i relativi combattimenti¬† a Porta San Paolo e Monterotondo, fu curiosamente proprio l’addetto militare giapponese a suggerire a Kesselring la posizione di Cassino, che in realt√† non era una idea granch√© originale: veniva infatti riproposto un¬† piano di battaglia che lo Stato Maggiore italiano aveva fatto gi√† studiare al generale Pollio addirittura nel 1909, che aveva identificato Cassino, ovvero “la bretella di Cassino” quale miglior caposaldo per bloccare qualunque esercito di invasione che tentasse di raggiungere Roma dal Sud.

Pollio per intenderci è lo stesso noto studioso che aveva rianalizzato, mettendone in evidenza gli errori, la tattica delle battaglie del Risorgimento, per esempio scrisse un prezioso volume su la sconfitta piemontese di Custoza nel 1849.

Il centro della Linea Gustav era costituito dalla valle del Liri, larga 10 chilometri, con i suoi due punti fermi: il Monte Cassino, alto 519 m. a nord, e il Monte Maio a sud, con una quota di 900 metri sul fondovalle. Dinanzi a questa linea di difesa ce n’era un’altra, passante per il Volturno, Mignano, Montelungo, San Pietro.

Infine fino a Termoli, strutturata come linea provvisoria che poi per√≤ resistette piuttosto bene: la ¬†“Linea Bernard”, o “Reinard” indicata dagli Alleati come ‘Linea d’Inverno’. Su questo fronte, “La Battaglia di San Pietro” dur√≤ qualche giorno, port√≤ alla totale distruzione dell’abitato, terribile, fu immortalata per la storia del cinema dalle splendide riprese dirette da John Huston.

Utilizzando sia il lavoro dei soldati tedeschi che quello coatto degli abitanti del luogo, cassinesi, frusinati, ma anche campani, il generale del genio militare Bossel organizz√≤ con criteri strategici tipicamente da trincea dinamica, una infinita serie di gallerie, ricoveri antiaerei, campi minati e costruzioni in filo spinato che sbarravano i¬† punti pi√Ļ accessibili della linea.

Il corso superiore del fiume Rapido e quello inferiore del Garigliano vennero sfruttati per creare inondazioni, facendone crollare una parte degli argini.

Chi passasse oggi per Cassino, non si spiegherebbe alcuni aspetti di questa strategia, ma deve sapere che la geografia del territorio in parte è stata cambiata, per esempio nel dopoguerra, per evitare inondazioni poco desiderata nel centro del paese fu spostato molto in periferia il corso del fiume Rapido.

Alle spalle della della Linea Gustav all’altezza di Aquino, fu creato una terza linea di appoggio per reagire in caso di uno slittamento temporaneo del fronte: la “Linea Adolf Hitler” o “Sbarramento Senger”. Poi immediatamente vicino Roma, la “Linea C”, tutti segmenti strategici opportuni per¬† dare¬† maggior difesa e movimento alla X Armata tedesca.

Intanto Winston Churchill aveva capito che c’era dell’assurdit√† da parte degli Alleati nel cercare di colpire a morte la¬† Germania nazista proprio passando per Cassino, ovvero risalendo la penisola, ma si scontr√≤ con l’opinione di Roosewelt e quella interessata di Stalin.

Churchill

Churchill intuiva in anticipo il futuro delle cose, lui si faceva sostenitore di una strategia globale coerente che si ponesse al servizio di un disegno politico unitario che sul piano internazionale aveva lo scopo di frenare l’avvolgente sviluppo imperialistico dell’Armata Rossa. Il¬† primo ministro britannico aveva indicato pi√Ļ volte infatti, con insistenza, agli stati maggiori Alleati. che il colpo decisivo per l’attacco finale contro la Germania di Hitler, andasse inferto nei Balcani.

La proposta di Winston Churchill non fu ascoltata e così le armate di Stalin ebbero successivamente modo di superare Berlino a nord, occupare Vienna e giungere fino a Trieste a Sud.

L’ABBAZIA DI MONTECASSINO

Gi√† fortezza sannitica e poi romana si aggettava come una zampa d’orso nella vallata controllandone ogni forma di vita. San Benedetto vi fond√≤ il suo monastero nel 529.

Caposaldo strategico, l’Abbazia fu nei secoli ripetutamente distrutta dai Longobardi, poi dalle armate bizantine, etc. Tuttavia¬† risorse molte volte e fino all’ottobre del ’43 e si abbell√¨¬† dei¬† preziosi affreschi di Luca Giordano, di cui esistono ora purtroppo solo le foto, che possono essere consultate presso l’Archivio dei Beni Culturali all’Istituto del San Miche a Roma.

Ma presso il Monastero vi erano ancora anche altre opere artistiche di pregio, il coro ligneo, incunaboli e  pergamene che testimoniano il nascere della lingua italiana. Montecassino fu uno dei massimi centri di diffusione ed origine della cultura occidentale di ogni tempo, e non solo per gli studi teologici ma anche scientifici.

Prima della distruzione

In pi√Ļ bisogna tener¬† conto che nella cosiddetta Biblioteca Monumentale i monaci¬† custodivano i codici originali delle grandi opere latine e greche salvate dalle distruzioni barbariche. Tacito, Tito Livio, Seneca, Sant’Agostino, etc. Una raccolta unica al mondo.

1943

Fra i tanti ufficiali della Wehrmacht che in precedenza si¬† erano recati a visitare i tesori di Montecassino c’era il¬† proprietario di una ditta di imballaggi e traslochi di Vienna, il cinquantenne tenente colonnello Julius Schlegel, ed il¬† trentatreenne medico Becker, appassionato di archeologia.

Quando costoro, si resero conto che la linea Gustav passante¬† per Montecassino era cosa definitiva fecero pressioni sui loro comandi affinch√© si organizzasse un piano di messa in salvo di tutte le opere d’arte ivi custodite.

Bench√© non dessero autorizzazioni ufficiali, la reazione dei¬† vari generali, soprattutto Conrath e Kesselring fu estremamente positiva, permisero che si sottraessero al fronte pi√Ļ di centocinquanta autocarri pur di compiere un gesto meritorio per la cultura occidentale.

Paul Conrath

Ci volle molta fatica e pazienza per convincere l’abate Gregorio Diamare a dare il consenso di trasferire tutto a Castel Sant’Angelo in Roma.

Si riuscirono cos√¨ a salvare i circa 70.000 volumi della Biblioteca Monumentale e dell’Archivio. Vennero portati in¬† salvo 1.200 pezzi di valore storico inestimabile, i sigilli di re Roberto il Guiscardo, re Ruggero I¬į di Sicilia e poi di¬† molti papi.

Per giunta si scopr√¨ che nel Monastero non solo erano¬† custodite le opere d’arte di propriet√† religiosa, ma addirittura l’importantissima pinacoteca del Museo di Napoli con i capolavori di Tiziano, Raffaello, Il Ghirlandaio, Tintoretto, Leonardo da Vinci, Bruegel, ed altri.

Lo sgombero completo delle opere si svolse all’incirca tra la met√† di ottobre e i primi di novembre. Non tutto per√≤ era stato portato via, rimanevano alcune grosse tele d’altare, il coro ligneo del seicento ed ancora molte alte cose preziosissime.

Il salvataggio era stato affidato alla divisione Hermann Goring.
Contemporaneamente a questo trasloco, il Vaticano si era anche mosso affinché il monastero stesso venisse risparmiato dalla distruzione.

Kesselring di sua iniziativa dichiar√≤ Montecassino ed un perimetro compreso per circa trecento metri intorno all’Abazia, -zona neutrale- interdetta per qualunque motivo ai soldati, anche se feriti! E in linea di massima pure gli Alleati accettarono questo accordo.

1944

PRIMA BATTAGLIA

 17 gennaio Р11 febbraio

Mappa militare “Prima battaglia di Cassino” 17 gennaio 1944 – 18 febbraio 1944

A dicembre del ’43, dopo il ricongiungimento delle truppe alleate sbarcate in Sicilia in luglio con quelle sbarcate il 9 settembre a Salerno, sfondando, queste, la “Linea¬† Reinardt” ¬†sul Volturno, poi occupato San Pietro Infine e conquistato Monte Trocchio, si trovarono finalmente all’imbocco della valle del Liri e quindi a contatto con le prime fortificazioni della “Linea Gustav”.

Dopo i primi assaggi del fronte, il 17 gennaio 1944, finalmente s’inizia la prima fase -quella inglese- della¬† Prima Battaglia di Cassino.

Essa¬† ebbe¬† inizio nel pomeriggio del 17, quando i fanti della¬† XVII Brigata inglese si lanciarono sugli avamposti della 94¬į¬† Divisione Fanteria Tedesca, sul Garigliano inferiore, quasi sulla riva del mare. L’attacco ebbe esito positivo e port√≤ i soldati inglesi sino all’ingresso della vallata dell’Ausente, vallata di estrema importanza visto che si collega direttamente con quella del Liri poco sotto Cassino.

La lotta prosegue sino al 20 gennaio quando i tedeschi ristabilirono le loro posizioni difensive un po’ pi√Ļ arretrate ma pi√Ļ solide.

La sera dello stesso giorno 17 era iniziata anche la seconda fase, quella americana, pi√Ļ ad Est, in zona Cassino. L’attacco venne sferrato dai fanti¬† della divisione Texas sul fiume Rapido in localit√† Sant’Angelo in Theodice. Con raccapriccio dopo poche ore per√≤, avevano gi√† perso 1700 uomini.

link – Clicca sull’immagine sotto per “entrare” nell’abbazia di Montecassino

L’abbazia di Montecassino

L’esito dell’attacco fu alterno, comunque si protrasse fino al 23 gennaio quando gli americani furono costretti a riattraversare il Rapido e tutto torn√≤ ¬†– con tanti morti – come prima.

Intanto proprio il 23 gennaio era avvenuto lo sbarco di Anzio, che, come si sa, fu un totale fallimento.¬†Sempre a Cassino… eccoci alla terza fase della Prima Battaglia, quella franco-neozelandese. Essa ebbe inizio il 24 gennaio e termin√≤ il 4 febbraio, fu la pi√Ļ lunga e pi√Ļ sanguinosa di tutte. In essa combatterono soldati di ben 11 nazioni.

Inizi√≤ con l’attacco dei marocchini e algerini del generale francese Alfonse Juin dal fianco destro dello schieramento¬† alleato, diritti verso l’Abazia, Terelle e Caira.

Ai francesi si unirono gli americani di Keyes, spintisi alla periferia di Cassino. Era il 6 febbraio infine, quando matur√≤ l’insuccesso del famoso corpo neozelandese di Freyberg: i cui reparti scelti erano stati chiamati per l’occasione dall’Adriatico, ove l’VIII Armata inglese era rimasta bloccata davanti a Ortona.

DISTRUZIONE Abbazia

SECONDA BATTAGLIA

 12 febbraio Р19 febbraio

Il 14 febbraio, nelle prime ore del pomeriggio strani¬† proiettili scoppiarono nel recinto del Monastero: ne vennero¬† fuori dei volantini su cui v’era scritto:

“Amici italiani, attenzione! Noi abbiamo sinora cercato in¬† tutti i modi di evitare il bombardamento di Montecassino. I¬† tedeschi hanno saputo trarre vantaggio da ci√≤. Ma ora il combattimento si stretto ancor pi√Ļ attorno al Sacro Recinto. E’ venuto il tempo in cui a malincuore siamo costretti a puntare¬† le nostre armi contro il monastero stesso.

Noi vi avvertiamo perch√© abbiate la possibilit√† di porvi in salvo. Il nostro avvertimento √® urgente. Lasciate il Monastero. Andatevene subito!”

Non appena l’abate Diamare ebbe letto questo messaggio cerc√≤ di mettersi in contatto con i tedeschi, ma essendo ancora giorno, ed essendo il territorio interdetto a qualsiasi movimento, solo¬† a tarda notte alcuni rifugiati riuscirono ad avvicinare l’equipaggio di un carrarmato e a dare la notizia. Nessun ufficiale si fece vivo.

Il gen. Frido von Senger und Etterlin e l’abate Gregorio Diamare il 17 febraio 1944 nei pressi del Comando tedesco a Castelmassimo di Veroli

Solo verso le cinque del mattino dell’ormai 15 febbraio, quando don Martino Matronola si accingeva ad uscire -a suo rischio-¬† per recarsi al Comando Tedesco, ecco giungere a Montecassino il tenente Deiber, accompagnato da un soldato.

Costui defin√¨ il manifestino alleato ‘mezzo di propaganda’. Inoltre dichiar√≤ che l’unica cosa che avrebbe potuto fare per i rifugiati sarebbe stata quella di tentare -fra la mezzanotte e le cinque del mattino del giorno 16- di far loro raggiungere le retrovie attraverso una mulattiera rasente la montagna. Comunque, in assoluto, non era permesso a chiunque di andare verso Cassino.

Tutto rimandato di un giorno quindi. Troppo tardi.

Infatti alle 9.45, i monaci avevano appena celebrato Messa, quando… durante la preghiera d’invocazione alla Vergine,¬† un’esplosione terribile scosse dalle fondamenta il cenobio, uno stormo di 142 fortezze volanti, dopo essere decollate dagli aeroporti pugliesi lasci√≤ cadere sull’Abbazia 576 tonnellate di bombe.

Il¬† bombardamento, salvo qualche interruzione, dur√≤ tutta la giornata e, perch√© non ci fosse un attimo di tregua, fra il giungere di uno stormo e¬† l’altro, si abbattevano sul Monastero le centinaia di granate dell’artiglieria pesante gi√Ļ nella valle e quella dei cannoni delle navi alla fonda nel golfo di Gaeta.

Churchill non fu soddisfatto dell’efficacia di quel raid aereo, lo consider√≤ in effetti mal riuscito, forse perch√© le mura pi√Ļ antiche non crollarono sotto la deflagrazione delle bombe e salvarono tanta gente.

Ma le vittime furono incalcolabili! Diverse centinaia, non si √® mai riusciti a darne un numero esatto.¬†Per ironia della sorte un grappolo di bombe cadde pure sull’accampamento di Clark provocando decine di morti.

Eppure i tedeschi, sebbene fossero disseminati per il Monte Cassino, non erano a Mentecassino!

Che il Monastero potesse essere sfruttato dai tedeschi come ottimo posto di osservazione √® una idea da scartarsi a prori perch√© un punto cos√¨ appariscente √® completamente inadatto all’installazione di un osservatorio bellico. La tattica¬† tedesca prescriveva che questi fossero situati a mezza costa e su fondo mimetizzato.

Gli Alleati lo sapevano bene che Montecassino non era occupato dalla Wermacht, gi√† il 25 ottobre ed il 7 dicembre, la Segreteria di Stato della Santa Sede aveva ufficialmente chiesto agli Anglo-americani e ai tedeschi di avere rispetto per il¬† Monastero. I tedeschi vi avevano perci√≤ lasciato un perimetro di circa trecento metri di zona smilitarizzata tutt’attorno.

Assicurazioni di rispetto per l’Abazia erano state poi espresse anche dalla legazione britannica presso la Santa Sede.

La sconfitta subita dai neozelandesi nella Prima Battaglia di Cassino era cocente. Ci√≤ spinse molti a ricercare un capro espiatorio e la colpa fu addossata al Monastero che dall’alto dominava tutti gli accessi alla citt√† ed alla Casilina.

Certo la colpa dell’insuccesso, soprattutto da parte di Freyberg¬† fu attribuita all’Abbazia invece che alla montagna sulla quale sorgeva!

Il generale neozelandese affermava che pur avendo conquistato la collina del monastero e pur essendo giunti a¬† cento metri dalle mura dell’Abbazia, da attaccanti non avevano potuto mantenere le posizioni conquistate in quanto la propria artiglieria non aveva potuto bersagliare con efficacia le posizioni germaniche proprio per paura di colpire il Monastero!

Questo argomento fu usato ripetute volte in quei giorni come mezzo di propaganda anche dalla BBC e dalla radio americana. Ragion per cui il ministro inglese Osborne, a nome di Winston Churchill,¬† si rivolse di nuovo alla Santa Sede affinch√© si accertasse la veridicit√† intorno all’Abazia della ‘neutral zone’ tedesca.

Intanto il 12 febbraio il generale inglese Alexander, dopo essersi consultato con Londra, fece sapere che se l’eroico Freyberg riteneva necessario che si bombardasse il Convento, poteva ben farlo come e quando volesse.

Il generale statunitense Mark Clark, datosi che gli aerei da bombardamento in tal caso sarebbero stati appunto americani, volle parlare ancora una volta con Alexander. Prima di dare l’ordine definitivo fu dunque mandato un tecnico militare in perlustrazione su un piccolo aereo intorno all’Abbazia per verificare se fosse proprio vera l’opinione dell’ostinato capo neozelandese.

Purtroppo il generale Jacob Devers, di ritorno dal sopralluogo, per aver scambiato i parafulmini che sovrastavano le mura del convento per antenne radio fin√¨ proprio¬† per dare l’ultima conferma sbagliata e togliere i dubbi. Freyberg l’ebbe vinta.

Bernard Freyberg a Cassino il 3 gennaio 1944

Tuttavia, pur dando l’assenso, il generale americano Mark Clark non era d’accordo sull’operazione, infatti lui condivideva il pensiero dell’amico gen. Keyes il quale riteneva che il bombardamento non solo non avrebbe giovato alle truppe attaccanti ma ne avrebbe reso addirittura ancora pi√Ļ difficile il compito: i tedeschi, se l√¨ dentro non c’erano, poi si¬† sarebbero sentiti autorizzati a prenderne possesso e servirsi delle rovine come valide posizioni difensive. Tant’√® vero poi proprio cos√¨ accadde.

Altro aspetto insensato della logica di Freyberg: subito dopo¬† il bombardamento non attacc√≤ immediatamente il Monastero per occuparlo, come si sarebbe potuto immaginare, ma aspett√≤ il 23 febbraio, quando i tedeschi vi si erano posizionati gi√† da otto giorni ed avevano incorporato il rudere come punto chiave della loro linea difensiva. Inoltre Freyberg aveva cambiato addirittura la direzione d’attacco, non pi√Ļ l’Abbazia, ma Cassino.

Geoffrey Keyes

Una domanda sorge spontanea, se Clark non era d’accordo per il bombardamento, perch√© lo permise?¬†La risposta √® ormai chiara ed inequivocabile, Clark obbediva agli ordini di una pi√Ļ alta autorit√† politica ed in particolare alle esigenze di rapporti di fiducia che intercorrevano tra i¬† Governi delle potenze che formavano la coalizione Alleata ed i¬† loro singoli comandanti sul campo.

La decisione fatale comunque maturò esclusivamente in seno ai vertici politico militari dei due grandi protagonisti: Inghilterra e Stati Uniti. Infatti il permesso alla distruzione venne direttamente dal Ministero della Guerra inglese e americano, vale a dire da Churchill e Roosevelt.

In tal grave situazione che vedeva i bei giovani delle colonie inglesi decimati dalle mitragliatrici teutoniche, l’eroico generale Freyberg aveva tutto il buon diritto di chiedere il bombardamento dei tedeschi nell’Abazia, pur di salvare le proprie giovent√Ļ da altra morte sicura. In tale ottica era perci√≤ doveroso che Freyberg fosse accontentato.

I britannici poi, non avevano alcun interesse a guastarsi rapporti proprio con la divisione neozelandese, con il suo  generale e soprattutto con il suo governo, rifiutando di bombardare un Convento che per Auckland o Wellington non aveva alcun significato.

Se gli inglesi si fossero rifiutati di aderire a quella richiesta potevano derivarne conseguenze incalcolabilmente gravi da un punto di vista militare, potevano addirittura comportare il ritiro della stessa divisione neozelandese dall’Italia e dal fronte per ordine del suo Governo.

E’ da tener presente che le truppe dell’Impero Britannico dipendevano dai rispettivi Dominion anche sul campo di battaglia, essendo sottoposte all’autorit√† di comando britannica solo per l’impiego. Si poteva perci√≤ innescare un ritiro a¬† valanga di tutte le truppe Alleate, dai Brasiliani ai Canadesi, agli Indiani, Sudafricani, etc.

Comunque era proprio necessario occupare Montecassino per sfondare la Linea Gustav?¬†Dal punto di vista della tecnica militare si afferma che quando un esercito si trova nella sua avanzata dinanzi ad un ostacolo inespugnabile √® sempre bene aggirare l’ostacolo, accerchiarlo e non insistere a cozzarvi contro.

Tale strategia fu proposta, gi√† all’inizio della prima battaglia, dal generale francese Alfonse Juin, ma non trov√≤ ascolto. Si riteneva che Alfonse Juin -con i suoi marocchini- fosse un gregario di scarsa importanza. Ma era lui ad aver ragione!

TERZA BATTAGLIA

 20 febbraio Р25 marzo

Intanto pur se il 15 febbraio l’Abbazia era stata distrutta, e poi il 15 marzo anche l’abitato di Cassino raso al suolo da¬† 2000 ton. di bombe. Gli Alleati cercano di penetrare con i loro blindati fra le macerie ma vengono ancora una volta respinti¬† dai superstiti della I¬į divisione paracadutisti del tenente¬† generale Heidrich.¬†Si sono inoltre ripetuti i fallimentari attacchi per¬† occupare la stazione di Cassino.

Le zone strategicamente importanti per tutte le fasi delle quattro battaglie ricordiamo -La dorsale del Fantasma, La Masseria dell’Albaneta, Monte Calvario, Rocca Janula, La Collina dell’Impiccato-¬†Ogni luogo ha una sua storia, ogni storia un fiero tributo di eroismo e di sangue.

NOTA: Quanto alle battaglie, esistono due forme di numerazione, quella tedesca conta tre battaglie difensive mentre gli Alleati quattro battaglie offensive. La cronologia qui seguita riporta lo schema Alleato.

QUARTA BATTAGLIA

26 marzo – 18 maggio

Mentre i principali generali del fronte tedesco sono a Berlino, il corpo di spedizione francese al comando del generale Alfonse Juin aggira alle spalle lo schieramento tedesco passando per¬† gli Aurunci. Costringe le truppe germaniche all’abbandono di tutta la linea del fronte per evitare l’accerchiamento. Le¬† truppe polacche occupano Montecassino, lasciato vuoto dai paracadutisti.

La battaglia sulla Linea¬† Gustav¬† dur√≤ fino a maggio. Churchill da Londra chiese ad Alexander il perch√© della ridicola progressione dell’avanzata dopo tanto uragano di¬† fuoco buttato addosso ai tedeschi. Alexander addusse varie ragioni e di ogni genere. Ma, prima fra tutte, indic√≤ la difficolt√† nell’utilizzo dei carrarmati in quel mare di pietre, buche, fango e rovine che loro stessi con i bombardamenti avevano contribuito a creare.

Praticamente ammise che quel diluvio di fuoco aveva creato la migliore barriera difensiva per i tedeschi. Ma con estrema onest√†, mise nella massima evidenza anche il valore eccezionale dei soldati germanici che combattevano come spinti da una¬† forza non pi√Ļ umana, con una tenacia incredibile.

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