LA RESISTENZA IN TRENTINO – 7

a cura di Cornelio Galas

“Roncegno con il palazzo delle Terme e gli altri alberghi, tutti requisiti, era un centro di smistamento. Ci deve essere stato anche un incontro, nei saloni delle Terme, tra il maresciallo Kesserling e vari alti comandi”: è quanto ricordava il professor Riccardo Montibeller, allora occupato in ufficio  presso la Todt. Il paese divenne centro operativo per la lotta antipartigiana in Valsugana e in gran parte del Veneto. Nel settembre 1944 partì da lì un’autocolonna per il rastrellamento del Grappa con ampio uso di plotoni del Cst (Corpo di Sicurezza Trentino).

"Villa triste" (giĂ  Villa de Giovanni) a Roncegno, vista da Guerrino Gaio "Valasco". Era la sede delle SS, dove avvenivano gli interrogatori dei partigiani o di quelli che eranno sospettati di esserlo

“Villa triste” (giĂ  Villa de Giovanni) a Roncegno, vista da Guerrino Gaio “Valasco”. Era la sede delle SS, dove avvenivano gli interrogatori dei partigiani o di quelli che eranno sospettati di esserlo

A Villa Kofler (ex de Giovanni), detta “Villa triste” per le torture cui venivano sottoposti i malcapitati durante gli interrogatori, erano alloggiate le SS, sei-sette uomini con Hegenbart, SS-Hauptsturnfuhrer (capitano) dal quale dipendeva tutto l’apparato poliziesco e militare. Gli ufficiali degli altri corpi dipendevano dagli ufficiali delle SS, anche se di grado inferiore.

Joseph Feuchtinger

Joseph Feuchtinger

Hegenbart, reduce dalla Russia, dove si vantava di aver ucciso duecento bambini, aveva per collaboratori diretti il tenente Joseph Feuchtinger e il maresciallo altoatesino Friedrich Pelikan. Feuchtinger, viennese, di professione magistrato, sarà condannato all’ergastolo nel 1951 dal Tribunale di Trento e graziato dal Presidente della Repubblica Segni nel 1963.

“Il 14 ottobre 1944 fece prelevare la venticinquenne Beatrice Giacconi, moglie di un capitano dei carabinieri passato con i partigiani e lei stessa staffetta partigiana. La donna venne portata nella famigerata villa di Roncegno e lì seviziata e violentata. Otto ore più tardi il corpo della donna venne trovato riverso lungo la statale della Valsugana con una pallottola alla nuca”.

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Ermanno Pasqualini ricorda che quando fu rinchiuso, assieme alla moglie, presso il Municipio del suo paese, trovò “una sconosciuta cui avevano tagliato i capelli” e annota che si trattava di Maria Giaccon, moglie di un partigiano del Grappa.

“All’inizio diffidammo di lei temendo che fosse una spia (generalmente erano i partigiani che rapavano a zero, mentre i tedeschi fucilavano). La poveretta fu invece uccisa a Roncegno dal tenente delle SS Feuchtinger dopo che l’avevano seviziata e violentata. Per simulare un incidente essa fu gettata dallo stradone lungo la scarpata che dà sul lago di Levico.

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Conoscemmo questi particolari dalle ammissioni dello stesso Feuchtinger, al processo dopo la guerra, in cui sia io che mia moglie fummo chiamati a testimoniare. Condannato all’ergastolo come criminale di guerra per questo e altri crimini commessi in Russia, Feuchtinger fu poi amnistiato, dopo 25 anni di carcere”. Si tratta sicuramente della venticinquenne Beatrice Giacconi di cui parla Vitaliano Modena nel suo libro sulla storia delle Terme: probabilmente si chiamava Maria Beatrice.

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SS e SD erano autorizzati a far sparire persone senza rendere conto a nessuno. Hitler, con il “decreto notte e nebbia”, “Nacht und Nebel Erlass”, del 1941, aveva ordinato alle truppe di occupazione di catturare ed eliminare, senza lasciar traccia, tutte le persone pericolose per la sicurezza dei tedeschi. In Russia e in Francia, dove l’occupazione avvenne prima, vennero massacrate o fatte sparire migliaia di persone. Molte finirono nei Lager senza neppure essere immatricolate e di esse gli aguzzini potevano disporre come meglio credevano.

L'albergo Regina a Levico, sede del Comando della Kriegsmarine. I partigiani dell'Altopiano di Asiago tentarono invano di farlo saltare

L’albergo Regina a Levico, sede del Comando della Kriegsmarine. I partigiani dell’Altopiano di Asiago tentarono invano di farlo saltare

Feuchtinger aveva il compito di reprimere la resistenza nella valle del Brenta fino a Bassano per impedire, o quanto meno contenere, i continui sabotaggi dei partigiani del Feltrino e dell’Altopiano di Asiago. Con il suo sottoposto Pelikan (nella lista dei ricercati di Simon Wiesenthal per crimini contro la popolazione civile), fu accusato dalla magistratura di Bassano dell’uccisione di due donne, sorella e nipote di un capitano degli Alpini passato nelle fila della Resistenza.

Pelikan, su ordine di Feuchtinger, avrebbe trasportato i due corpi a Cismon per seppellirli nel calcestruzzo. La magistratura aveva aperto l’inchiesta sull’uccisione delle due donne in seguito ad una lettera anonima inviata da un dipendente della Todt che aveva assistito al fatto.

Valasco

Valasco

Villa Waiz a Roncegno era sede dell’ufficio di collegamento tra la Marina militare tedesca (Kriegsmarine), per gran parte dislocata a Levico, e la Marina militare italiana, distribuita tra Roncegno e Levico. Ai collegamenti tra i vari uffici dei due centri provvedevano uomini della Decima Mas. A Levico i comandi, sia italiani che tedeschi, e le relative strutture democratiche, erano concentrati all’albergo Regina.

Vi era stata trasferita l’emittente radio della Marina militare tedesca da Lipsia, che stava per essere occupata dall’Armata Rossa. Dei partigiani scesero dall’Altopiano per studiare il modo di sabotarla, ma era inabbordabile perché circondata da reti di filo spinato. Il 15 marzo 1945 l’albergo fu raso al suolo da un bombardamento aereo e non fu più ricostruito. Morirono militari e anche civili del posto.

Il palazzo delle Terme di Roncegno, sede del Comando tedesco della lotta antipartigiana sia in Valsugana che in Veneto

Il palazzo delle Terme di Roncegno, sede del Comando tedesco della lotta antipartigiana sia in Valsugana che in Veneto

L’albergo Savoia di Roncegno fungeva invece da ospedale. Si calcola che, complessivamente, tra forze armate, poliziesche e collaborazioniste, a Roncegno ci sia stato un migliaio di persone. Al palazzo delle Terme un cartello con scritto “beschlagnahmt” (requisito) servì subito a ricordare a qualche cliente distratto e troppo affezionato che quello non era il tempo per curarsi.

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La società Anonima Esercizio Regie Terme poteva però stare tranquilla: il pieno era assicurato anche per la stagione invernale anche se il pagamento non avveniva mai in marchi del Reich, ma in lire italiane anticipate dai comuni. In quel grande e capace nonché lussuoso complesso erano alloggiati la Gestapo (Geheime-Staatspolizei, polizia segreta di Stato), il Cst, il Sod, la Gendarmeria, gli Alpenjager e la Hitlerjugend (giovani dai 10 ai 18 anni, solo di passaggio), le Sa (Sturmabteilungen – reparti d’assalto) e lo Sd (Sicherheitsdienst – servizio speciale addetto allo spionaggio politico).

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Alle Terme c’erano anche il comando della Wehermacht, quello della Todt e l’ufficio progettazione delle fortificazioni che si stavano costruendo a Grigno, Cismon del Grappa, Romano d’Ezzelino, Thiene, Asiago, Lusiana ed Enego. Gli uffici tecnico-amministrativi erano distribuiti tra le ville Waiz, Flora e Baito.

Fortificazioni, con gallerie per ospitare fabbriche e depositi vari, stavano sorgendo lungo la linea che andava dalla Svizzera fino a Lubiana, per assicurare un estremo fronte di difesa in caso di arretramento della “Linea gotica”, dai tedeschi detta “grune Linie” (linea verde). Riccardo Montibeller, allora diciannovenne, era impiegato alle Terme, addetto all’aggiornamento giornaliero della forza lavoro presente nei vari cantieri.

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Ricorda che un militare cecoslovacco, Jamiro Bordowski, geometra dell’ufficio tecnico, fu sospettato di aver passato a partigiani, in seguito catturati, dei documenti provenienti da quell’ufficio: finì nel campo di concentramento di Bolzano fino alla fine della guerra. Ritornò a Roncegno per sposare una ragazza del luogo.

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A villa Gerlach (chiamata anche villa Gordon o Bellaria) c’era la Speer. Albert Speer, l’architetto di Hitler, era subentrato a Fritz Todt, ministro degli armamenti e delle munizioni, quando questi morì nel 1942. Al processo di Norimberga del 1946 fu condannato a vent’anni di carcere per aver reclutato nei vari campi di prigionia quattordici milioni di persone sottoponendole a lavori forzati.

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Il 30 gennaio 1945 nel salone delle Terme ci fu una grande festa per celebrare l’anniversario dell’ascesa al potere del Fuhrer. Alle Terme c’erano gli uffici dell’Intendenza di Finanza. Tutti gli operai e gli impiegati, i collaboratori e i militari erano pagati puntualmente con carta moneta italiana nuova fiammante, tagliata da rotoli ancora intatti.  Oltre al migliaio di operai della Organisation Todt (Ot) della zona di Grigno, anche i 2.500 che lavoravano alle fortificazioni di Cismon del Grappa erano pagati da Roncegno con moneta del Re d’Italia.

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Per quanto riguarda l’Italia bisognava “indurre la Banca di Stato a cedere valuta nazionale locale contro ricevuta”. Montibeller suppone che ci fosse una zecca in quel di Roncegno, ma è più probabile che prima di ritirarsi da Roma gli invasori avessero provveduto a stampare quanto occorreva e anche di più: il trasporto dei macchinari sarebbe stata un’ardua impresa.

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Stessa sorte degli alberghi di Roncegno e Levico toccò a quelli di San Martino di Castrozza. L’albergo Rosetta fu requisito il 10 dicembre 1943, per essere usato quale convalescenziario della divisione corazzata Hermann Goring. Anche l’albergo Dolomiti ebbe la stessa destinazione. In seguito gli alberghi Cimone, Regina, Jolanda, Savoia, Belvedere e Miramonti ospitarono reparti di SS che frequentavano corsi di sci: una vera fortuna per proprietari e dipendenti che, pur in tempo di guerra, potevano esporre il cartello “tutto esaurito”.

San Martino di Castrozza

San Martino di Castrozza

Durante l’estate una corsa giornaliera della ditta Bordato – Cappello collegava Trento con Fiera di Primiero e San Martino di Castrozza attraverso il Passo del Brocon. Non di rado se ne servivano anche i partigiani.

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