LA BAITA DEL BRAUS

La baita del Braus ‘n quel de Laghel

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di Danilo Angeli

 

Quatro pasi fra i cipresi

su ‘n senter smarognà,

‘mpiantada soto i crozi

ghè na baita sempre averta,

na botiglia da scolar,

‘n toscano da fumar

e se segna la bandiera

ghè n’amico che t’aspeta

per parlar e ragionar,

lè ‘l padron de sta cesura

che chi ‘l vive ‘n la Natura

qualche ora tuti i di.

 

Chi era Maurilio Braus8

(ricordo pubblicato su “Il Trentino” il 10 aprile 2009)

di Daniela Ricci

 

È morto Maurilio Braus, l’ottico di Arco

ARCO. Da un anno e mezzo Maurilio Braus combatteva contro la malattia che l’aveva colpito con l’energia vitale che lo ha sostenuto per tutta la sua esistenza. Ma era una lotta impari e alla fine l’ottico di Arco, per decenni protagonista di spicco della vita economica e sociale della città, ha dovuto arrendersi. Maurilio Braus si è spento ieri, all’età di 73 anni, nella sua casa di via Segantini, assistito dalla moglie Giuliana e dai cinque figli. Il funerale avrà luogo oggi alle 14, a Castel Tesino, il paese nel quale Ruggero Braus, padre di Maurilio, pose le prime basi dell’attività commerciale poi tramandata dal figlio ai nipoti. Ancora oggi infatti, come da quarant’anni a questa parte, per gli arcensi Braus è sinonimo di ottica.

Le qualità professionali che la folta clientela gli ha sempre riconosciuto, Maurilio Braus – insignito nel 2002 del titolo di Cavaliere della Repubblica – non le aveva solo ereditate da Ruggero. Nel 1963 si era diplomato ottico a Firenze e poi s’era fatto le ossa presso la Casa dell’Occhiale di Brescia. Tornato ad Arco, lavorò con il padre nel negozio in via Segantini. Succeduto a Ruggero nella conduzione dell’attività, Maurilio la trasferi nella sede attuale, alla biforcazione tra via Segantini e via Ferrera, dove è rimasto fino alla pensione, quando si è ritirato affidando il negozio ai figli Natascia e Daniele.

L’impegno richiesto dal lavoro e dalla famiglia numerosa non hanno impedito a Braus di dedicarsi a tutti i suoi numerosi interessi. A Brescia s’era appassionato all’alpinismo ed era diventato istruttore del Cai, tant’è vero che una volta messe radici ad Arco, fu tra i primi a scalare le falesie locali e a scoprirne le potenzialità sportive e turistiche. Non a caso acquistò i 22 ettari di superficie rocciosa e boschiva del Colodri che erano parte del patrimonio di Gianni Caproni, per poi cederli nel 2000 al Comune di Arco. Maurilio Braus fece parte anche del primo gruppo scout arcense insieme ai fratelli Zamboni e alla nascita dell’Agi (poi Agesci) fondò il corrispettivo laico Cngei. Arco e la sua gente devono però essergli riconoscenti soprattutto per aver rilanciato nel 1968 il Carnevale, di cui fu presidente per tre anni. Braus amava organizzare i festeggiamenti, ma anche parteciparvi in prima persona: memorabile la sua ‘Armata Brancaleone”, che nelle vesti del personaggio interpretato nell’omonimo film da Vittorio Gasmann, lui stesso capitanava in sella ad un cavallo. La vita sociale di Braus non si esaurisce qui: è stato per oltre 10 anni presidente della sezione Alto Garda dell’Associazione Arma Aeronautica, membro del Centro Tesino di Cultura, del Centro studi dialettali, del Circolo Pensionati Arco, della Confraternita della vite e del vino e della Confraternita di San Giacomo de Compostela, nonché fondatore del club arcense di Forza Italia, partito per il quale si è canditato alle amministrative del 1999 e del 2005. (d.r.)

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