IL CAMERIERE DI HITLER

a cura di Cornelio Galas

  • documenti raccolti da Enzo Antonio Cicchino

Intervista al cameriere di Hitler

Salvatore Paolini

di Roberto Colella *

Addossata alle falde di una imponente cresta rocciosa sorge Villa Santa Maria, un piccolo paese in provincia di Chieti meglio conosciuto come la Patria dei Cuochi per via della rinomata scuola alberghiera. Ma tra tanti cuochi c’è anche un cameriere ottuagenario che ha lavorato in piena seconda guerra mondiale in Germania al famoso Nido delle Aquile prima e poi a Norimberga, servendo a tavola l’uomo più discusso del Novecento ovvero Adolf Hitler.

Da anni il signor Salvatore Paolini, nato il 26 luglio del 1924, rilascia interviste a testate giornalistiche di tutto il mondo. Ormai è stanco ma ha voluto concedere un’ultima intervista al sottoscritto anche perché voleva per la prima volta parlare della sua straordinaria esperienza con un giovane.

Il pomeriggio autunnale è riscaldato da un tiepido sole. La fitta vegetazione, l’aria pura e le diverse legnaie rimandano alle descrizioni di paesaggi bucolici. La villa del signor Paolini è poco distante dal centro del paese. Alle 16 in punto come da appuntamento un anziano signore dal volto aggrottato e in abiti formali mi attende dinanzi al cancello.

L’entrata della villa di Salvatore Paolini

Dopo le dovute presentazioni mi fa entrare nella sua villa immersa nel verde facendomi notare i vari monumenti dedicati alla moglie e poi mi fa accomodare in salotto mostrandomi da subito un documento che attesta la sua onorificenza a Cavaliere della Repubblica.

I suoi occhi all’inizio stanchi sembrano man mano ravvivarsi all’udire la mia voce giovanile. Difficilmente riesce a rispettare i tempi e i modi dell’intervista. Preferisce andare a ruota libera ed io non posso fare altro che assecondarlo.

Roberto Colella e Salvatore Paolini

-Signor Paolini come è arrivato ad essere il cameriere di Hitler?

Innanzitutto voglio precisare che io non ero il cuoco del führer bensì il cameriere o meglio uno dei camerieri. Nella mia vita ho sempre lavorato. Da ragazzo dopo aver terminato le scuole elementari ho iniziato a lavorare in un albergo di Villa S.Maria (Chieti). Poi per ragioni economiche, in quanto volevo guadagnare di più, mi sono spostato a Roma dove ho prestato servizio dal Principe Colonna.

Qualche mese dopo sono andato a lavorare all’Hotel Diana di Roma frequentato di sovente da ufficiali tedeschi i quali mi hanno offerto un lavoro in Germania dove sicuramente il guadagno era elevato anche perché il marco era ben quotato.

Così sono andato in Germania a fare il cameriere in un albergo o meglio un centro di cure termali a Bad Mergenthein. Lì ho conosciuto il direttore del Platterhof che mi ha chiesto se volevo andare a lavorare al famoso Nido delle Aquile.

E così sono andato, anche se prima mi hanno rilasciato un certificato di appartenenza alla razza ariana. Dei carabinieri sono andati nel mio paese da mio padre a prendere informazioni sulla mia famiglia e soprattutto sui miei ascendenti nella speranza che non vi fosse alcun antenato ebreo.

Così dopo i dovuti accertamenti mi hanno consegnato l’ausweiss ovvero il lasciapassare e sono approdato a Obersalzberg vicino a Berchtesgaden nelle alpi bavaresi. Io non sapevo chi avrei incontrato !

Salvatore Paolini (nel cerchio) con i colleghi ai tempi del servizio al “Nido delle aquile”

Quando ho iniziato a lavorare al Nido delle Aquile ero l’unico cameriere italiano. Servivamo sempre in piatti d’argento e soprattutto con i guanti. Ho servito Hitler diverse volte senza dimenticare che spesso venivano anche altri gerarchi come Goering, Himmler, Bormann, Kesserling, Rosenberg e tanti altri.

– Come ricorda il Führer?

Io da sempre sono un grande ammiratore del popolo tedesco. Hitler per me, almeno da un punto di vista privato, posso dire che non era affatto arrogante ma piuttosto gentile nei modi ma anche nelle parole. Lui quando veniva già sapeva cosa avrebbe mangiato. Preferiva verdure verdi e patate. Non l’ho mai visto mangiare carne. Era un goloso di torte con la panna montata.

Tutte le volte che mi avvicinavo per porgergli la pietanza non mi faceva mai mancare il danke (grazie) ed aveva sempre il sorriso sulle labbra non solo con i suoi commensali ma anche con me e gli altri camerieri. Non l’ho mai sentito alzare la voce. Non era crudele come spesso veniva presentato al di fuori del suo ambiente.

Salvatore Paolini

– Che rapporto ha avuto con gli altri colleghi di lavoro?

Mi volevano tutti bene perché quando eravamo insieme io non ho mai fatto commenti sulle questioni politiche ma solo lavorare. Ognuno stimava l’altro per il proprio lavoro.

-Quanto tempo è rimasto al Nido delle Aquile?

Esattamente dal 10 ottobre 1942 al 4 febbraio 1943.

-In quei mesi ha assistito a qualche episodio particolare?

Solo una volta, come ho avuto modo di dire già in altre interviste, ho sentito Bormann che, alludendo a Goering che non era più nelle grazie di Hitler, mentre quest’ultimo mangiava un piatto di prosciutto al forno con contorno di piselli ,esclamare: “ich wusste nicht dass das Schwein sein eigenes Fleisch isst” (tradotto significa: non sapevo che il maiale mangiasse la propria carne).

– Avrebbe immaginato di incontrare di nuovo Hitler a Norimberga?

Si, in quanto il direttore dell’albergo di Norimberga (Hotel Deutschr Hof Wohnung des Führers) già sapeva che avevo lavorato al Nido delle Aquile. A Norimberga sono rimasto dal 43 fino al 25 aprile 1945. Lì avevo la mia stanza con il letto di piume e addirittura il telefono in camera.

L’albergo di Norimberga

Quando nel ’45 l’hotel venne bombardato, io mi ricordo che rimasi tre giorni consecutivi sotto il rifugio. Quando poi sono uscito fuori già non si capiva più nulla anche in Germania. Non sono potuto rientrare in Italia con tutto quel disordine. Allora non ho fatto altro che rifugiarmi in una tenuta tra la Germania e l’Olanda in quanto non potevo più rimanere a Norimberga perché ero in pericolo di vita.

Non si poteva andar via quando si voleva, Così sono stato alle dipendenze della signora Krostmann, il cui marito era in servizio militare per cui conduceva lei da sola l’azienda che era molto grande. Ero addetto all’allevamento di vacche, cavalli ecc.. Mi sono dovuto adattare. Non sapevo come fare e dovevo aspettare tempi migliori per tornare in Italia.

-Quando è rientrato in Italia ?

Pochi mesi dopo mi sono recato in Francia a Nimes. Da qui è stato più facile rientrare in Italia. A Roma ho preso un corriera fino ad Agnone dove un contadino con un mulo mi ha accompagnato fino a Villa Santa Maria.

-Quando poi è rientrato in Italia cosa ha fatto? Che impressione ha avuto del nostro Paese?

C’era solo gran disordine. Lavoro non se ne trovava , bisognava arrangiarsi alla giornata. Quando poi le cose si sono stabilizzate sono ritornato in Germania accompagnato da mio nipote. Ho riportato il mio baule con i vestiti e tutto quello che avevo lasciato.

Salvatore Paolini

Rientrato a Villa S. Maria dopo qualche mese ho trovato lavoro a Roma nei più grandi e lussuosi alberghi della capitale, ma non solo: sono stato anche in Venezuela, a Venezia ecc.. ritrovandomi a servire ancora personaggi noti come Churchill, Primo Carnera, il Presidente Leone ecc…

-So che in seguito ha amministrato Villa Santa Maria per venti anni essendo stato rieletto sindaco per quattro volte. Cosa ha fatto in quegli anni?

Mi sono messo a lavorare per riportare su il mio paese. Ho costruito strade, la biblioteca comunale ma soprattutto ho fondato la scuola alberghiera, vanto dei migliori Chef. Ho apportato la mentalità del popolo tedesco anche a Villa Santa Maria.

Con l’ordine e la disciplina ho amministrato al meglio questo paese. Tra le altre cose ho fatto costruire diverse abitazioni e una centrale elettrica. E poi tante altre opere a favore di questa gente.

I cimeli di Paolini

-Alla fine è stato più difficile servire Hitler o amministrare questo paese?

Sono state due esperienze belle ma diverse. Comunque ho sempre agito rispettando un codice morale. Il cameriere per me dovrebbe essere ancora oggi maggiormente rispettato. Nella vita conta non soltanto mangiare ma anche chi ti serve a tavola!

* Roberto Colella

Roberto Colella

Giornalista, esperto in Geopolitica

e Scienze della Difesa

e della sicurezza

Sono un giornalista di 33 anni animato da stimoli forti che mi spingono a seguire come giornalista le truppe in zone di guerra. Amo raccontare l’inenarrabile trascorrendo del tempo insieme ai personaggi delle mie storie. Il vero reporter credo sia una persona umile che deve farsi accettare tra la gente. Scrivo e prendo sempre appunti per articoli o future pubblicazioni.

Roberto Colella

Ho un Master in Geopolitica e uno in Criminologia ed Intelligence nel contrasto al terrorismo. Ho seguito gli eventi legati alla guerra e al post conflict in Burundi, Ruanda, Kosovo, Palestina, Libano, etc. collaborando con diverse testate tra cui alcune settoriali come Informazioni della Difesa, Rivista Militare, Limes (Gruppo l’Espresso)

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