I SERVIZI SEGRETI ITALIANI DAL 1919 AL 1949 – 4

a cura di Cornelio Galas

*di Maria Gabriella Pasqualini

Il S.I.M. in Spagna

Per quanto riguarda l’attività svolta dal S.I.M. negli Anni Trenta, non si può tacere quella svolta in Spagna.

I collegamenti Rt – Rete Spagna nel dicembre 1936

La situazione politica in quello Stato veniva attentamente monitorata dal governo fascista, nella sua lotta continua al pericolo comunista: venivano considerati con attenzione i rapporti che nel luglio del 1936 l’Addetto militare a Madrid, il tenente colonnello Gabrielli, inviava con grande frequenza. Anche l’Addetto militare a Tangeri forniva continui ragguagli sulla situazione  e non venivano neanche ignorati i messaggi di quello a Berlino o relazioni inviate da altri ufficiali sullo stato delle vicende in Spagna, che venivano considerate alquanto oscure e pericolose per l’equilibrio politico interno spagnolo.

Il generale Franco e Mussolini

Nel luglio il generale Franco chiese di potersi collegare telegraficamente con il maggiore Luccardi, che era l’Addetto militare presso il Consolato Italiano di Tangeri. Roatta, quale Capo del S.I.M. non lo ritenne opportuno e impartì istruzioni che la risposta negativa aut dilatoria fosse fatta a titolo personale. Ancora i giochi non erano stati interamente fatti.

Fu nell’agosto 1936 che Roatta venne incaricato direttamente da Mussolini di costituire una missione militare per recarsi in Spagna, insieme ad una missione tedesca, dal generale Franco. I compiti a lui assegnati erano estremamente chiari:

  • esaminare possibilità e proposte per appoggio dei nazionalisti da parte delle forze armate (forniture di materiale bellico personale);
  • consigliare il Comando Superiore Spagnolo sull’eventuale sviluppo delle operazioni militari contro i rossi;
  • garantire gli interessi delle rispettive nazioni nel campo politico, militare ed economico;
  • collaborare in. armonico accordo nelle decisioni conseguenti ai tre punti di cui sopra.

La data ufficiale dell’incarico è il 26 agosto e due giorni dopo, il 28, il generale Roatta prendeva contatti diretti con l’ammiraglio Canaris, Capo del Servizio tedesco, per coordinare lo sviluppo delle attività delle due missioni.

l’ammiraglio Wilhelm Canaris

ll 1° settembre, accompagnato da due ufficiali del S.l.M., il generale partiva per la Spagna e pochi giorni dopo, il 6 settembre, a Caceres, insieme ai colleghi tedeschi, prendeva contatti con il generale Franco. Contemporaneamente Roatta dispose che tutti gli elementi dell’Esercito e dell’Aeronautica, che si trovavano in Spagna in quel momento, passassero alle dirette dipendenze della missione appena costituitasi.

Intanto in Italia, il 4 settembre, proprio in previsione della situazione spagnola, il S.I.M., con ordine interno n. 65, costituiva la Sezione “S”, esclusivamente dedicata alla situazione politico-militare della Spagna. I suoi compiti riguardavano:

  • – le forniture di personale e materiale alle forze nazionaliste;
  • – le misure militari e politiche prese da Stati esteri in dipendenza della guerra civile in Spagna e gli aiuti materiali e di personale forniti al governo repubblicano;
  • – collegamenti e comunicazioni con con la missione in O.M.S.;
  • -concorso all’azione informativa svolta dalla missione in O.M.S., mediante raffittamento della propria rete nelle regioni adiacenti alla penisola e bellica (Francia, Baleari, Tangeri, ecc.).

La Sezione “S” si occupava anche della cifratura di tutti i messaggi inviati alla Missione anche da parte di altri dicasteri, coordinando i dispacci tra il Ministero degli Esteri e i Ministeri delle Forze Armate. Amministrava anche i fondi e la valuta estera necessaria alla Missione.

Rapporto dell’Addetto militare degli Stati Uniti in Italia sugli aiuti italiani ai rivoluzionari spagnoli

Dunque un compito molto complesso e vasto, una posizione di primo piano nell’organizzazione dell’intervento militare in Spagna. In seguito nel quadro del Corpo Truppe Volontarie (CTV) in Spagna fu istituito un Servizio “I” che operò, occultamente, anche nei confronti della missione tedesca, allo scopo di monitorare quanto la Germania nazista stava dando a Franco e notando, certamente con disappunto dei vertici, che gli aviatori tedeschi erano riusciti a ottenere un notevole prestigio, grazie anche ai migliori mezzi prodotti dalle industrie tedesche.

Veniva sottolineato inoltre che i tedeschi non si erano riuniti in una sola zona ma si erano sparpagliati per tutti i gangli vitali, in tutti i comandi della Spagna nazionalista, costituendo anche tramite la loro efficiente rete di telecomunicazioni una grande organizzazione di penetrazione, informazione e sperimentazione.

La presenza attiva del S. I. M. come coordinatore pro nazionalisti spagnoli però non aveva avuto vita facile, almeno a seconda di quanto si legge in una interessante minuta di relazione di quello che avveniva a Roma, rispetto alla situazione in Spagna, fatta a Roatta da Angioy e poi sospesa, cioè non inviata: vi erano state resistenze da parte degli altri Ministeri, soprattutto da quello della Marina Mercantile, al ruolo assunto dal Servizio.

Nel settembre 1936 il problema fu risolto, in quanto fu affidato a Ciano il coordinamento dell’intera missione; la frase che Paolo Angioy, Vicecapo Servizio, scrisse a Roatta fu appunto: questione risolta. Coordinatore S.E. Ciano, che si vale di Roatta.

Von Ribbentrop, Ciano e Hitler

L’ulteriore commento di Angioy fu che indubbiamente il S.I.M. era ancora presente nella missione, ma che avrebbe dovuto superare residuali suscettibilità e interferenze dei Servizi della Marina e dell’Aeronautica e resistenze al fatto che un ufficiale, il Faldella, scelto dal Servizio Informazioni dell’Esercito avesse alle dipendenze tutti gli elementi terrestri e aerei presenti sul territorio spagnolo. L’attività informativa comunque proseguì con grande alacrità, almeno vista la mole di rapporti inviati a Roma.

La Sezione “S” lavorò moltissimo nei primi mesi di intervento. L’invio di personale e materiale per quella che veniva chiamata ufficialmente esigenza O.M.S. era strutturato in varie fasi: le richieste e le esigenze della missione affluivano tutte al S.I.M., che le segnalava immediatamente al Gabinetto del Ministero degli Esteri, chiedendo il suo “benestare”; contemporaneamente informava quello del Ministero della Guerra (Ufficio “Balzani”) o di altri ministeri interessati, procedendo a soddisfare l’esigenza, non appena fosse pervenuto il benestare del Ministero degli Esteri.

Il Gabinetto del Ministero della Guerra impartiva alle proprie Direzioni Generali le disposizioni necessarie, inviandone copia per conoscenza al S.I.M., al quale venivano comunicati anche i tempi necessari per l’approntamento dei materiali richiesti; il S.I.M. a sua volta li segnalava alla Missione all’estero, e prendeva accordi con la Direzione Generale dei servizi logistico-amministrativi per far arrivare il materiale in Spagna, noleggiando i piroscafi necessari, oppure usufruendo di mercantili già noleggiati, in un quadro di coordinamento con le altre Forze Armate.

Rapporto dell’Addetto Militare degli Stati Uniti in Italia sugli aiuti italiani ai rivoluzionari spagnoli – 15 gennaio 1937

Il S.I.M. provvedeva a nominare il commissario di b0rdo, quando noleggiava direttamente i mezzi di trasporto. In genere alla vigilia della partenza, materiali e personale venivano concentrati presso la sezione staccata di artiglieria della Spezia o presso l’arsenale della Marina. Il S.I.M. era incaricato di provvedere alla vigilanza, durante le operazioni di imbarco, e alla sistemazione a bordo.

A partenza avvenuta, a mezzo di radio telegrafo segnalava la circostanza alla Missione e ai ministeri interessati, precisando la data di presumibile arrivo e il porto di sbarco, trasmettendo copia dell’elenco del personale e dei materiali imbarcati.

Per quanto riguardava la scelta del personale da inviare in Spagna erano state impartite disposizioni dal Gabinetto del Ministero della Guerra affinché coloro che volevano raggiungere la penisola iberica fossero volontari, di ottimi precedenti morali, disciplinari e politici, perfettamente addestrati. Quindi il S.I.M. concorreva negli accertamenti di rito per la parte morale e politica dei volontari.

Per quanto invece riguardava l’attività informativa della Missione, il S.I.M. provvedeva direttamente alla scelta, all’approntamento e all’invio del personale, anche per quanto riguardava gli addetti alla cifra e ai radiotelegrafisti che si occupavano delle intercettazioni.

Franco decora un soldato italiano (Madrid, 1939)

Erano state date altresì disposizioni che i militari in partenza dovessero avere un abito borghese, fornito a cura degli stessi centri di raccolta. Si provvedeva poi a inviare capi di vestiario e equipaggiamento da usare sul territorio spagnolo: gli abiti borghesi forniti per la partenza e quelli inviati in seguito, erano ovviamente senza distintivi, ma anche privi di occhielli per applicarli. Come ulteriore misura di ‘riservatezza’, i pacchi venivano confezionati senza alcun segno particolare.

Il personale in partenza riceveva inoltre dal S.I.M., all’atto dell’imbarco, un passaporto con false generalità, che riprendevano le sole iniziali degli interessati. Prima di partire, e durante la navigazione, i volontari venivano indottrinati circa la difesa del segreto militare e il contegno da tenere. Le famiglie dei volontari dovevano dirigere la corrispondenza ai centri di raccolta dove erano affluiti i congiunti prima della partenza. I centri la inviavano al S.l.M., che dopo doverosa censura, la inoltrava alla Missione in Spagna.

Viceversa, la corrispondenza in partenza da qualsiasi posto del territorio spagnolo veniva fatta affluire alla Missione, che anche in tale fase, dopo opportuna censura, la trasmetteva al S.I.M a mezzo di corriere aereo. Una volta ricevuta la corrispondenza, il Servizio la affrancava e la consegnava all’ufficio postale, in modo che “normalmente'” arrivasse a destinazione.

Rapporto dell’Addetto Militare degli Stati Uniti in Italia sugli aiuti italiani ai rivoluzionari spagnoli – 14 maggio 1937

I centri di affluenza erano stati stabiliti dal Gabinetto del Ministero della Guerra e l’avviamento al porto di imbarco avveniva direttamente dal punto di concentramento, generalmente Civitavecchia. Elementi del S.I.M. provvedevano alla vigilanza sul personale durante il viaggio fino al porto di imbarco, nel corso della sosta, al momento della partenza. Il S.I.M. doveva provvedere anche all’invio sicuro del materiale raccolto, che veniva inoltrato al porto di imbarco sotto scorta.

Se vi erano materiali provenienti da altre origini, che non fossero quelle militari, si provvedeva a far scomparire i segni di provenienza eventualmente apposti: fasci littori su alcune artiglierie, marchi di fabbrica etc. Il materiale veniva stivato, mentre quello che doveva eventualmente rimanere sui ponti veniva accuratamente coperto. Solamente in alto mare veniva notificata la località di approdo dei piroscafi.

Il S.I.M. provvide soprattutto in questa prima fase a inviare dotazioni cartografiche, facendo riprodurre, in oltre 1.000 esemplari per tipo, alcune serie di mappe sulla Spagna avute dall’Istituto Geografico Militare; provvide anche a riprodurre le carte topografiche della serie Michelin. Fornì inoltre materiale radiotelegrafico: due ricevitori ad onde corte, un ricevitore ad onde lunghe, 2 ondulatori, una stazione radio in valigia, 2 apparecchi per misure radioelettriche. Inviò quattro tipi di cifrari alla Missione.

Le funzioni di coordinamento cessarono il 1°gennaio 1937 (con ordine interno del 17 dicembre 1936) quando il Ministero degli Esteri, su ordine di Mussolini, decise di costituire l’Ufficio “S”: a dirigerlo fu chiamato il Ministro plenipotenziario Pietromarchi, affiancato da diplomatici e da personale militare (7 ufficiali delle varie Forze Armate e della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale- M.V.S.N.), che fu così l‘unico tramite di comunicazione fra la Missione Militare in Spagna e le Autorità Centrali italiane.

In realtà l’Ufficio fu cura diretta dello stesso Ministro degli Esteri, Ciano e di Anfuso. Ovviamente il Servizio, pur sopprimendo la propria Sezione relativa alla Spagna, continuò a cooperare in modo assai stretto, soprattutto nel campo informativo (con la Sezione “Zuretri”), del controspionaggio ed eventuale sabotaggio. Saltuariamente fu inviato del personale per particolari esigenze e del materiale per impieghi “speciali”.

L’attività informativa continuò con grande dinamismo e efficienza, anche nelle intercettazioni, con la raccolta di notizie dalla Missione su territorio spagnolo metropolitano, ma soprattutto da Tangeri e Tetuan. Tra l’altro il S.I.M, constatata l’inefficienza dei servizi informativi locali, costituì presso il Comando Superiore spagnolo, su richiesta dello stesso Franco, un servizio informazioni con personale italiano.

Nell’intervento in Spagna, dunque, il S.l.M. ebbe un ruolo particolare e molto attivo, specialmente dal giugno-luglio 1936, organizzando l’intera Missione militare e tenendo i contatti con gli spagnoli e con l’ammiraglio Canaris. L’interesse per la Spagna non terminò alla fine dell’intervento italiano: allo scoppio del conflitto mondiale, il S.I.M. aveva nel suo organigramma una Sezione “I” Spagna.

Il S.I.M. nell’Africa Orientale ltaliana(A.O.I.)

Dalla sua costituzione nel 1925, il S.I.M. aveva iniziato ad organizzarsi sia sul territorio metropolitano, sia su quello coloniale, per fornire valido supporto a quei Governi, nel rispetto della legislazione vigente. Infatti il Regio D.L. n. 69 del 6 febbraio 1927, che determinava le attribuzioni del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, all’art. 6 indicava che I’Autorità doveva essere tenuta al corrente della situazione politica e militare delle colonie e doveva essere chiamata a esprimere un parere sulle più importanti questioni relative all’organizzazione delle truppe d’oltremare e alla difesa di quei territori.

Doveva essere inoltre informata e consultata circa le operazioni, che, per la loro importanza, richiedevano o avrebbero potuto richiedere il coinvolgimento di reparti e mezzi dell’Esercito. Tali temi dovevano essere segnalati dal Ministro competente per il tramite del Ministro della Guerra.

All’interno del S.I.M. era stato pertanto costituito un Servizio Informazioni coloniale che inviava al Ministero delle Colonie, presso l’Ufficio Militare lì organizzato, con prevalenti attribuzioni di carattere amministrativo, le notizie relative alle colonie italiane. Nell’agosto 1931 quell’Ufficio Militare comunicò al S.I.M. che i Governi coloniali, a far data dal 1° novembre, avrebbero costituito presso il Comando del Corpo delle Truppe coloniali, degli Uffici “I”, che avrebbero corrisposto direttamente con il Ministero delle Colonie- Ufficio Militare, per il tramite del rispettivo Governo Coloniale.

Nel 1932, l’attività politico-militare dell’impero etiopico, in particolare ai confini con la Somalia, era continuamente monitorata e questo aveva portato alla costituzione di un Ufficio Informazioni presso il Comando militare rispettivamente in Somalia e Eritrea, inquadrato in una serie di provvedimenti da adottarsi per la difesa delle due colonie.

Emilio De Bono

Ma De Bono, allora Ministro delle Colonie, tramite il suo Ufficio Militare premeva sul Presidente del Consiglio e sul Ministero della Guerra, per una migliore organizzazione militare in quelle lontane terre e per una rete informativa militare più efficiente, da costituirsi in tempo di pace, capace di orientare convenientemente la preparazione militare delle colonie:.

Era noto che gli etiopi in quel periodo stavano aumentando i reparti permanenti e li avevano inquadrati con elementi che avevano frequentato la scuola militare francese e stavano attuando un programma di dislocazione di presidi al confine con la Somalia e di costruzione di strade funzionali ad uno sbocco nell’Ogaden e probabilmente anche verso l’Oceano Indiano, per sfuggire alla situazione di grande stato enclave.

Agli inizi del 1934 la necessità di migliorare il rendimento della raccolta informazioni che veniva svolta per la difesa della colonia Eritrea e della Somalia divenne evidente: infatti al momento il Servizio veniva svolto da un elemento che, disbrigando anche altre mansioni, non si dedicava con la dovuta partecipazione a quel lavoro. Si pensò quindi ad una riorganizzazione generale dell’attività che fosse diretta emanazione del S.I.M., invece che dipendente dal Comando militare locale, e che costituisse l’organo informativo diretto del Ministero della Guerra e di quello delle Colonie, e cioè del Governo centrale, oltre che del Comando del Corpo di Stato Maggiore e dei governi coloniali.

Il primo foglio della relazione concernente l’attività informativa nell’Africa Orientale Italiana

Ci furono dei problemi riguardanti, come di consueto, le risorse finanziarie da assegnare al nuovo ente: in un primo momento De Bono, che doveva essere il nuovo governatore dell’Africa Orientale e il comandante delle truppe operanti, aveva creduto di capire che il S.I.M. avrebbe potuto sostenere i relativi oneri assommanti a circa Lit. 1.200.000, poi ridotti a Lit. 1.000.000.

Alle richieste di De Bono, Roatta, allora colonnello, rispose che non sarebbe stato assolutamente possibile distrarre una sia pur minima somma da stanziamenti S.I.M… ma l’impianto del nuovo servizio veniva ritenuto indispensabile e alla base di tutta la preparazione in corso (l’attacco all’Etiopia).

Fu dunque deciso che il Ministero delle Colonie, con il suo Ufficio Militare, avrebbe dovuto concorrere alla spesa con i fondi straordinari che erano stati messi a sua disposizione per quella impresa e infatti contribuì con una cifra annua di Lit. 500.000, mentre il S.I.M. chiese uno stanziamento a parte, pari alla metà della somma, al Ministero delle Finanze.

Mario Roatta

Poteva fare solo degli anticipi, ma con molta attenzione… perché l’esperienza del passato aveva dimostrato che una volta uscito il danaro dalla cassa, era difficile poi ottenerne il rimborso. Comunque l’ordine di Mussolini era di proseguire nella programmazione dell’esigenza, provvedendo però con intensa attività ai necessari reintegri… come indicato da Baistrocchi in un appunto manoscritto: e quindi vi si provvide.

L’11 agosto 1934, in accordo con il Ministero degli Esteri e con il Ministero delle Colonie veniva dato l’ordine di costituzione nel S.I.M., a decorrere dal 1° settembre successivo, del Servizio (spesso indicato come Sezione, probabilmente per non causare equivoci) Informazioni in Africa Orientale (A. O.), destinato a divenire Ufficio Informazioni al seguito delle Truppe Operanti, una volta iniziate le operazioni belliche. Gli Uffici “I”dell’Eritrea (Asmara) e della Somalia (Mogadiscio), ambedue di riconosciuta efficienza, si sarebbero integrati nel nuovo ente dal 1°ottobre dello stesso anno (1934).

Gli ufficiali, che si sarebbero dovuti occupare della nuova Sezione, dovevano essere scelti tra i giovani che non avevano mai prestato servizio in quelle terre, in modo che non fossero riconosciuti dal personale indigeno. Gli ufficiali candidati non dovevano sapere della loro destinazione, praticamente fino alla loro partenza per l’Africa. ll servizio di controspionaggio in Eritrea, Somalia e Libia rimaneva per il momento affidato a quei Comandi di Truppa.

I rapporti tra il S.I.M. e gli enti vari erano stabiliti nel seguente modo: la Centrale avrebbe corrisposto direttamente con lo speciale servizio attraverso il Ministero delle Colonie, pur tenendo informato il Comando del Corpo di Stato Maggiore e il Gabinetto del Ministro della Guerra. Il Servizio Informazioni A. O. aveva competenza per i seguenti paesi: Etiopia, Egitto, Sudan anglo-egiziano, Kenya, Uganda, Somalia britannica, Somalia francese, Aden e protettorati britannici della Penisola araba, Regno saudita (Hegiaz), Regno dello Yemen.

Il 20 ottobre 1934, il Servizio Informazioni A.O. del S.I.M. produceva il primo Bollettino Quindicinale, che aveva lo scopo di prospettare la situazione politico-militare dell’impero etiopico, approfondendo soprattutto la struttura militare delle truppe del Negus.

Negus Haile Selassie

Altri intenti del Bollettino erano quelli di seguire gli avvenimenti politico-militari di tutti i paesi sui quali si estendeva la giurisdizione e che avessero relazioni con l’Etiopia o mirassero ad averne; dare indirizzi agli enti dipendenti per la raccolta e l’elaborazione delle notizie su argomenti non ancora definiti, che potessero comportare modifiche all’indirizzo generale politico-militare dell’impero etiopico. Ogni volta che fosse stato possibile, al Bollettino dovevano essere allegati grafici, schizzi e possibilmente fotografie in modo da rendere facilmente riscontrabili situazioni descritte.

Lo scopo principale dell’organizzazione informativa in Africa orientale consisteva nell’acquisizione di una progressiva conoscenza, organica e ragionata, di quelle regioni verso le quali l’attività del Servizio si rivolgeva. Il Bollettino concernente l’Etiopia era suddiviso in: politica interna, anche con voci dedicate ai torbidi interni e razzie, dissidi fra capi; politica estera sui rapporti con l’Italia, con il Giappone, con la Jugoslavia, atteggiamento della stampa estera.

Seguivano le informazioni militari sulla missione belga e su quella svedese, con notizie su presenze di altre nazionalità sul territorio e sui loro movimenti. Vi erano poi le notizie varie centrate normalmente sui progetti di ferrovie all’interno dell’impero, sugli acquisti di armi e munizioni, sull’ampliamento delle reti fono-telegrafiche da parte delle strutture etiopiche.

Nel 1935, sempre in accordo con il Ministero delle Colonie, il Servizio A.O. si trasferiva ad Asmara alle dipendenze di De Bono, Alto Commissario per l’Africa Orientale, l’Eritrea e la Somalia; un membro di questa Sezione, aggregato alla seconda interna, sarebbe rimasto a Roma, per il collegamento tra il Servizio A.O. e il S.I.M.

La Sezione (Servizio Informazioni A.O.) diventava l’Ufficio Informazioni presso l’Alto Commissario: dall’Ufficio dipendevano l’Ufficio “I” di Asmara, quello di Mogadiscio, i centri ed agenti di informazione speciali, operanti nell’Africa orientale e zone limitrofe, che erano già dipendenti in modo diretto dalla Sezione; gli Uffici “I”, le Sezioni “I”, i centri (e gli agenti) che l’Ufficio-ex Sezione S.I.M. avrebbe in seguito costituito e ritenuto di mantenere alle proprie dipendenze (fra i centri da costituire vi era quello a Port Said, deputato al controllo dei traffici mercantili e di armi lungo il Canale di Suez).

Invece i centri e gli agenti dipendenti dagli Uffici “I” di Asmara e Mogadiscio avrebbero mantenuto quel legame organico. L’Ufficio doveva continuamente alimentare la Centrale a Roma, consentendo ad essa di avere un quadro completo e aggiornato dei territori. L’Ufficio si doveva rivolgere al S.I.M. per tutte le richieste di notizie, di acquisti, di cifrari e per tutto quello che era di non diretta competenza del Ministero delle Colonie.

Prima del trasferimento, la Sezione aveva ultimato due monografie, di cui una segreta, sull’Africa Orientale. ll 25 dicembre 1936 veniva soppresso in Africa Orientale Italiana (A.O.I.) l’Ufficio Informazioni come dipendenza di quel Governo Generale: gli elementi di cui era composto passavano a differenti dipendenze. Proprio i documenti relativi possono così fornire allo studioso il quadro generale organizzativo dell’attività offensiva e difensiva esplicata in quelle lontane regioni, mentre in Italia veniva dibattuto il nuovo ordinamento del Servizio, all’insegna del concetto del coordinamento interforze.

Mappa della rete informativa nell’Africa Orientale Italiana

Allo Stato Maggiore del Governo Generale passavano le Sezioni: Etiopia, Sudan, Mar Rosso e la “monografie e itinerari”. Al Gabinetto passavano le Sezioni intercettazione, decrittazione, cifra. Dal 7 gennaio 1937 l’attività di controspionaggio passava alle dipendenze del Comando Superiore dell’Arma dei Carabinieri Reali presso il Governo Generale. AI 31 dicembre 1936 vennero conseguentemente soppressi i Centri raccolta notizie dipendenti dall’Ufficio “I” del Governo Generale; i Centri all’estero (n territorio A.O.I.) sarebbero passati alle dirette dipendenze del Ministero della Guerra.

Con la soppressione dell’Ufficio “I” del Governo Generale, l’attività informativa veniva dunque devoluta ai governi dei territori competenti anche per i paesi esteri confinanti. I territori del Mar Rosso sarebbero divenuti competenza del Governo dell’Eritrea. Le informazioni raccolte sarebbero state inviate allo Stato Maggiore del Governo Generale che le avrebbe elaborate.

Per l’attività di controspionaggio, le direttive sarebbero state impartite dal Comando Superiore dell’Arma. Il personale da impiegare nel settore doveva impegnarsi a risiedere per lungo tempo in colonia. Il 1°gennaio 1937 fu anche costituito un Ufficio stralcio, presso il Gabinetto del Governo Generale, per chiudere la precedente gestione. Così si arrivò alla vigilia del secondo conflitto mondiale.

Nella sopra citata relazione fatta al generale Messe sull’attività del S.I.M., si legge che nel periodo dal 1935 al 1939, attraverso il vaglio della guerra etiopica il Servizio aveva rivelato saldezza e bontà di struttura fondamentale, ma aveva anche messo in luce inconvenienti derivanti dalla struttura dell’organismo: si arrivò così nel 1939 all’ordinamento che, con poche modifiche, sarebbe entrato in vigore al 1° gennaio 1940.

Tra coloro che si distinsero nell’attività in A.O.I., sembra giusto ricordare un nome noto anche ai non addetti ai lavori, Paolo Caccia Dominioni, che svolse una particolare missione in Sudan, dal 10 luglio all’11 ottobre 1935: capitano di complemento del genio e ingegnere nella vita civile, fu inviato a monitorare le mosse delle truppe inglesi nella zona di diretto interesse italiano.

Paolo Caccia Dominioni

L’ufficiale si mosse bene e raggiunse gli obiettivi che gli erano stati assegnati. L’8 ottobre fu arrestato e interrogato dall’Intelligence Service inglese ed espulso dal territorio. Si recò quindi a Port Sudan, riuscendo comunque a compiere una missione di elevato rischio. Lasciato il Sudan, si trasferì in Egitto, al Cairo, per continuare a svolgere la sua attività professionale, continuando comunque l’opera di raccolta di informazioni in Oriente, restando a disposizione del S.I.M. anche quando si trasferì poi ad Ankara.

Maria Gabriella Pasqualini

*Maria Gabriella Pasqualini

 (Roma, 26 marzo 1944) è  una storica e accademica italiana.

Laureata nel 1966 in Scienze Politiche nella Università di Roma, ha insegnato per 40 anni, dapprima “Storia e Istituzioni dei Paesi afro-asiatici” nell’Università di Perugia e poi “Storia e Istituzioni dell’Africa Mediterranea e del Vicino Oriente” in quella di Palermo (ad eccezione di una parentesi decennale 1974-1984 per Servizio all’estero presso il Ministero degli Affari Esteri).

È docente alla Scuola ufficiali carabinieri a Roma, dove risiede.

Specialista di Storia dei servizi segreti italiani, ha pubblicato un corpus di studi di cinque volumi, riguardanti la storia dei Servizi Segreti italiani militari e civili, per il SISMI, per l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna e per l’Agenzia informazioni e sicurezza interna.

I suoi studi sulla storia dell’intelligence italiana sono disponibili anche sul sito del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza DIS.

  • È stata vicepresidente del Comitato Consultivo del Capo di stato maggiore della difesa per il Servizio Militare Volontario Femminile dal 2000 al 2007 al Ministero della Difesa.
  • Direttore Scientifico di osservatorioanalitico.com
  • Vice Direttore del giornale on-line The HorsemoonPost.
  • Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli.
  • Membro della Società italiana di storia militare.
  • Premio Nazionale Universo Donna (2001).

Opere

  • L’Italia e le prime esperienze costituzionali in Persia (1905–1919), Napoli – Perugia, ESI, 1992.
  • Gli equilibri nel Levante. La crisi di Alessandretta 1936–1939, edito da IlaPalma – Edizioni Associate, Palermo, 1995.
  • Il Levante, il Vicino e Medio Oriente. Le fonti archivistiche dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, SME, Ufficio Storico, Roma,1999.
  • Le missioni all’estero dei Carabinieri 1855-1935, Ente Editoriale Arma dei Carabinieri, Roma, 2001.
  • Le missioni all’estero dei Carabinieri 1936-2001, Ente Editoriale Arma dei Carabinieri, Roma, 2002.
  • Operazione Vespri Siciliani, coautore con Giancarlo Gay, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, con Introduzione del Ministro della Difesa, Roma, 2003.
  • Uomini in Uniforme, coautore con Giancarlo Gay, Rai-Eri-Roma, 2004.
  • L’Esercito Italiano nel Dodecaneso 1912-1943. Speranze e realtà, Roma, Stato Maggiore Esercito, Roma, 2005.
  • “Problematiche costanti nel servizio di informazione militare italiano dal 1861 al 1949”, in: Storia dello spionaggio, a cura di Tomaso Vialardi di Sandigliano e Virgilio Ilari, Savigliano, 2005.
  • Soldato per scelta. La tradizione del volontariato militare in Italia dal 1861 ai nostri giorni, Roma, Stato Maggiore Esercito, 2006.
  • Carte segrete dell’intelligence italiana. Vol. I: 1861-1918, Ministero della Difesa – RUD- Roma, 2006, (Prefazione Ministro della Difesa).
  • Carte segrete dell’intelligence italiana Vol. II: 1919-1949, Ministero della Difesa – RUD- Roma, 2007, (Prefazione Ministro della Difesa).
  • L’intelligence italiana dal 1949 al 1977, AISI, De Luca Editore, Roma, 2011.
  • Breve storia dell’organizzazione dei Servizi d’Informazione della Regia Marina e Regia Aeronautica. 1919-1945, Roma, 2013, 300 pagine, Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa, Ministero della Difesa e Commissione Italiana di Storia Militare. .
  • Carte segrete dell’intelligence italiana Vol. III, IL SIM negli archivi stranieri, Stato Maggiore Difesa, Ministero della Difesa. 2014.
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