CRIMINI NAZIFASCISTI OCCULTATI – 7

a cura di Cornelio Galas

Oggi entriamo nel merito, nel contenuto insomma di quei documenti … dimenticati. Con un lungo elenco (abbiate pazienza, ma ho cercato di non tralasciare nulla) di quei fascicoli rinvenuti, a Palazzo Cesi, nel famoso “armadio della vergogna”.

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Fu allora che si costituì una “commissione mista”, composta da un sostituto procuratore generale presso la Corte militare di appello e da un sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, assistiti da un funzionario di cancelleria. Inizialmente i fascicoli ritrovati comprendevano una serie di fogli, disordinatamente raggruppati e siti al loro interno, alcuni scritti in italiano, altri in inglese, frutto del resto del grande lavoro di ricerca svolta dalle truppe alleate.

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Il primo compito che i magistrati ebbero a svolgere fu quello di accertare se esistesse il fumus boni iuris di un reato: ovvero, valutare se esistessero elementi di reato. Il secondo esame consisteva, invece, nell’individuare la procura militare competente, ovvero il locus commissi delicti.

L’operato della commissione mista preposta a questo lavoro e composta dai magistrati Bonagura e Nicolosi, e dal cancelliere Conte, in particolare per il dott. Nicolosi ha sollevato una certa perplessità soprattutto in relazione al mancato invio dei 202 fascicoli e dei 71 fascicoli, come vedremo più specificamente nel prosieguo.

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Per i 71 fascicoli: di 69 manca qualsiasi indicazione su chi fosse l’autore del reato o, addirittura, su chi fosse la vittima e/o dove si fosse verificato il fatto, mentre per i restanti due: per l’esattezza si appura che erano già stati inviati alle procure militari competenti, tanto che la “Commissione del 1994” adottò il non luogo a provvedere.

Per tali fascicoli è seguita una ricerca della Commissione d’inchiesta svolta nei Comandi locali dell’Arma dei carabinieri, al fine di rinvenire documenti e/o carteggi per ricostruire i fascicoli.

ROMA

Dei tre fascicoli aventi il locus commissi delicti a Roma, la ricerca presso il Comando generale dell’Arma dei carabinieri ha permesso di rintracciare copia dei verbali di testimonianze relative ai fascicoli 1031 e 1032 (nulla si è invece trovato sul 1033), ma che di fatto nulla aggiungono all’individuazione dell’autore del reato.

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Per quanto attiene ai fascicoli relativi a omicidi avvenuti a Roma presso l’Ufficio storico del Comando generale dell’Arma dei carabinieri è stato possibile rintracciare copia di alcune relazioni di servizio e di verbali di testimonianza relative all’uccisione dei carabinieri Venerando Leonardi, Crocco Giuseppe, Tommaso Troilo, Caringi Giuseppe, Barone Vincenzo.

Nonostante approfondite ricerche, effettuate sia presso il Comando Regione Lazio dell’Arma dei carabinieri, che presso la stazione territorialmente competente non è stato possibile acquisire alcuna notizia riguardo il fatto di cui al terzo fascicolo.

GENOVA

Per l’unico fascicolo di Genova, l’indagine (pressoché inutile) riguardava l’omicidio di Dino Bellucci, Guido Mirolli ed altri: il cosiddetto eccidio di Forte San Martino.

Difatti, il procedimento a carico del Col. Guido Borgogno era già stato svolto alla fine della guerra (lo stesso fu condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte di assise straordinaria di Genova). Anche per tale fascicolo, la previsione del Gruppo di lavoro delle Procure della Repubblica presso la Corte di appello e di Cassazione del “non luogo a provvedere”, è stata corretta, in quanto come detto lo stesso era già stato inviato subito dopo la guerra, e il presunto colpevole era stato condannato.

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Anche in questo caso la stessa copertina del fascicolo portava vergata un’indicazione utile ad orientare la ricerca dell’autorità giudiziaria competente. Vi è infatti scritto che il procedimento era già stato definito con la sentenza del 7 agosto 1945 nei confronti del tenente colonnello Guido Borgogno. Ricercando tale provvedimento presso la biblioteca dell’Istituto storico della resistenza di Genova è stato possibile individuare il fascicolo processuale riguardante il processo definito dalla Corte di assise straordinaria di Genova a carico del Borgogno.

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Detto fascicolo, che era depositato presso l’archivio della Corte di assise di appello di Genova, è stato acquisito agli atti della Commissione. Dallo studio del fascicolo è emerso che la notizia di reato fu inviata, non solo alla Procura generale militare, ma anche al Capo della polizia con nota riservata del 27 giugno 1945, indirizzata all’Alto commissariato per la sanzioni contro il fascismo.

EMILIA ROMAGNA

Dei 15 fascicoli relativi all’Emilia Romagna, la ricerca presso le stazioni dei carabinieri ha dato esito negativo, poiché (a parte il rinvenimento di alcune testimonianze) nessun nuovo elemento ha permesso di rinvenire gli autori del fatto.

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Anzi, l’annotazione della relazione susseguente alle ricerche sul fascicolo RG 949 (possibilità di rinvenire il reparto tedesco) è lapalissiana, posto che già la cartella del fascicolo riporta “ignoti militari tedeschi del dienstelle feldpost nr. 37106”. In particolare si fa presente che il fascicolo RG n. 938 si riferisce all’eccidio cosiddetto di Molinaccio di Sotto, del 29 settembre 1944, dove furono uccise tredici persone, e che il fascicolo RG n. 942 si riferisce all’eccidio cosiddetto di Ca’ Berna del 27 settembre 1944, con oltre venti morti.

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MARCHE

Durante la ricerca nelle Marche (36 fascicoli), presso il Comando Regione Marche dell’Arma dei carabinieri e quello provinciale di Macerata, sono stati rintracciati atti relativi solo a quattro dei fascicoli oggetto di attenzione.

Anche per tali fascicoli la ricerca presso le stazioni dei carabinieri ha dato esito negativo, poiché nessun nuovo elemento ha permesso di rinvenire gli autori del fatto. Anzi, l’annotazione nella relazione sul fascicolo RG 1135 (possibilità di rinvenire il reparto tedesco) è inutile ai fini previsti, posto che già la cartella del fascicolo riportava “ignoti militari della Polizia alpina tedesca”.

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Parzialmente diverso è stato l’esito di ricerche presso fonti pubbliche e soprattutto presso l’Istituto storico della resistenza di Macerata Mario Morbiducci, nella cui biblioteca si è potuto prendere visione di documentazione di interesse specifico che la Commissione ha parzialmente acquisito in data 23 novembre 2004.

La ricerca verteva su venticinque casi, alcuni dei quali riguardano episodi assai noti, quali l’eccidio dei cosiddetti martiri di Camerino, l’eccidio di Montalto, l’eccidio di Morro, nonché la morte del martire della resistenza cattolica don Enrico Pocognoni e dei capi di locali formazioni partigiane, Augusto Cegna e Pietro Cappuzzi. Proprio nella copertina del fascicolo relativo a quest’ultimo era stata già originariamente annotata un’indicazione utile all’individuazione del reparto tedesco resosi responsabile dei crimini.

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TOSCANA

La ricerca nella Regione Toscana riguardava 13 fascicoli. Di questi, per il fascicolo RG 196 (violenza con omicidio: parte lesa avv. Emilio Bocci – procedimento a carico di Rabanzer Anton, Fiedmayer Edward, Fiene Giuseppe, Moroder e Ette) gli atti furono inviati al Tribunale militare di Firenze già nel 30 gennaio 1947 e per competenza alla Corte d’assise straordinaria di Firenze.

Per il fascicolo 2134 dalla relativa documentazione è emerso che l’informatore americano ten. John L. Denman aveva descritto quale crimine la tortura di alcuni partigiani: “alcuni tedeschi, non meglio identificati in Italia, in un periodo non precisato, torturarono partigiani italiani per procurarsi informazioni”.

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Notizie precise sono state reperite in ordine al fascicolo n. 485 RG, relativo all’eccidio di Vellano nel comune di Pescia (Pistoia), del 17-19 agosto 1944, al fascicolo n. 498 R, al fascicolo n. 521 RG e al fascicolo n. 1072. Il Comune di Massa Marittima ha iscritto Bruno Felci tra i propri cittadini che furono “trucidati dai nazisti e dai corpi armati della repubblica sociale per rappresaglia tra il 21 novembre 1943 e il 28 giugno 1944”.

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Come si è detto più sopra, si è anche appreso che tutti gli specchi dei Carabinieri Reali di Ancona, Bologna, Firenze e Livorno sono stati, in realtà, nella disponibilità della “commissione mista” ed erano tra la documentazione occultata nell’archivio de quo, tanto è che vennero dalla stessa inviati alla Procura militare di La Spezia nel 17 novembre 1995, a firma del dott. Nicolosi, e del 21 marzo 1996.

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Riguardo alla certificazione della presenza nell’archivio dei crimini di guerra delle false copertine, non può escludersi, sebbene si rimanga sul piano delle mere ipotesi, che esse siano considerate nel gruppo dei 100 fascicoli “vuoti” indicati, nell’accurato verbale di consegne del 1968, precedentemente citato.

Nel 1994 venne anche rinvenuto unitamente ai detti atti, un Registro dal Titolo “Ruolo generale dei procedimenti contro criminali di guerra tedeschi”, in cui era possibile desumere oltre ad altri dati, anche quelli riguardanti tali due gruppi di incartamenti, e cioè sia gli atti già inviati all’A.G.O. e sia quelli che non avevano alcuna relazione con tale invio.

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Sia per le une che per le altre registrazioni, erano comunque riportate in tale RG le indicazioni dell’autore del reato, della persona offesa, dell’organo denunciante. Da uno studio del registro generale, si è potuto stabilire che dei 2274 fascicoli (2275 se teniamo conto di un fascicolo il 2020 bis) una parte erano stati trasmessi senza ritardo alle procure ordinarie della Repubblica (i 202) negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra poiché si trattava di reati comuni.

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I casi effettivamente validi devono quindi considerarsi ridotti rispetto al numero di 2275 e di questi ben 1848 risultavano intestati a responsabili ignoti. Per 1906 fascicoli venne poi adottato il provvedimento di archiviazione provvisoria del 1960 cui aveva fatto seguito, nel periodo 1965-1968 la trasmissione di 1272 fascicoli (di cui alcuni abbinati) all’Autorità giudiziaria militare oltre ad una ventina (ventiquattro per l’esattezza sempre perché alcuni erano stati abbinati) di fascicoli inviati – per il tramite del Ministero degli esteri – all’Ambasciata di Germania.

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Seguì, quindi, dal 16 novembre 1994 al 25 maggio 1996 la trasmissione dei rimanenti fascicoli ritrovati alle varie Procure militari competenti, in base al criterio del locus commissi delicti. Tra questi alcune centinaia sono stati rubricati quali procedimenti nei confronti di ignoti: nella maggior parte militari tedeschi, ed in alcuni casi militi della guardia nazionale repubblicana.

I rimanenti, invece, relativamente a militari identificati per lo più appartenenti alle forze armate tedesche, ed in misura marginale alle milizie della Repubblica Sociale Italiana. Dalle audizioni e dalla stessa visione dei documenti e dei fascicoli si indicherà in un prospetto analitico complessivo del contenuto dei fascicoli ritrovati nel 1994 a Palazzo Cesi.

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68 (sessantotto) sembrerebbero già inviati e/o comunicati alle procure competenti negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale; 4 (quattro) sembrerebbero già stati inviati alle procure competenti negli anni 65-66; 2 (due) fascicoli facevano riferimento a soggetti già processati da Tribunali Alleati; 3 (tre) fascicoli pervenuti direttamente all’autorità giudiziaria; 5 (cinque) fascicoli ove il carteggio relativo ai responsabili italiani erano stati inviati all’autorità giudiziaria.

All’interno dei fascicoli ritrovati vi sono poi i 20 (con gli abbinati ventiquattro) fascicoli che erano stati inviati in data 12 luglio 1966 – per il tramite del Ministero degli esteri – all’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e i 18 (diciotto) inviati – tramite il Ministero degli affari esteri – alle Nazioni Unite.

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Di ulteriori 2 (due) fascicoli risulterebbe che per il fascicolo n. 536 la Repubblica della Germania abbia aperto un inchiesta dopo l’invio avvenuto nel marzo del 1965, e del fascicolo n. 1186 che la Procura di Osnabruck abbia processato i militari tedeschi responsabili della strage di Meina sul Lago Maggiore.

Inoltre, dei predetti fascicoli ritrovati 353 (trecentocinquantatre) risultano ignoti gli autori del reato (di questi poi un numero notevole hanno le stesse parti lese ignote). Vi sono inoltre ulteriori 59 (cinquantanove) fascicoli contenenti gli estremi del reato e dell’autore di siffatto crimine risultando invece ignote le parti lese, il che lascia alquanto perplessi atteso che fascicoli analoghi (come abbiamo visto ben 1250- 1300) erano già stati inviati nel 1965 alle procure competenti.

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Da una ricerca condotta sui rimanenti fascicoli si è rilevato che ulteriori 56 (cinquantasei) di questi sono aperti nei confronti di soggetti resisi responsabili di reati (seppur gravi) che non hanno cagionato la morte di soldati e civili. Il fascicolo 21 a carico di un maggiore tedesco venne poi archiviato nel 1960 dal dott. Santacroce perché l’indiziato era deceduto, lo stesso dicasi per il fascicolo 2183.

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Per una migliore comprensione di quanto rilevato, si riporta di seguito uno specchio riepilogativo, contenente le informazioni di massima dei fascicoli iscritti nel Ruolo Generale della Procura Generale Militare – Ufficio procedimenti contro criminali di guerra tedeschi, ritrovato a Palazzo Cesi nel 1994.

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