ARMIR, IL DRAMMA DELLA RITIRATA – 10

a cura di Cornelio Galas

  • documentazione raccolta dal col. SM Massimo Multari

Una delle principali manifestazioni attraverso la quale deve essere studiato e può essere valutato il sacrificio di guerra di un paese è il contributo di vite umane immolate per il conseguimento della causa nazionale.

Al termine dei conflitti, tutte le nazioni individuano il conto dell’entità di tale tributo, indirizzando in un primo tempo gli studi alla determinazione del totale delle perdite, sia per ferite sia per malattie, definizione molto difficoltosa per le indeterminatezze caratterizzate dal destino dei soldati definiti con l’indicazione di dispersi e per il ventaglio di cause e di concause che, da una morte sicuramente derivante dalla lotta armata, passano ad una morte dovuta con eguale plausibilità a comuni cause naturali come a motivi distintamente bellici.

A guerra conclusa si è cercato di valutare l’entità del tributo di vite umane italiane immolatesi durante l’ultimo conflitto, volgendo in un primo tempo gli studi alla determinazione del numero totale dei morti in combattimento, per ferite o per malattie riconosciute dipendenti da causa di servizio di guerra e dei dispersi. Di maggiore complessità risulta, naturalmente, indicare tutte le generalità dei Caduti.

LE FONTI

Le fonti principali sono riferite alle ricerche esperite dallo Stato Italiano. Tra le principali si citano l’Istituto Nazionale di Statistica, che ha realizzato un volume di elaborazione statistiche sui dati ufficiali dal titolo, Morti e dispersi per cause belliche negli anni 1940-45, pubblicato nel 1957 (Roma, Failli), definendo il numero dei civili e dei militari scomparsi tra il 10 giugno 1940 e il 31 dicembre 1945, per cause belliche dirette e indirette, estendendo l’indagine a tutto il 1949.

A questa pubblicazione si aggiungono quelle degli Stati Maggiori delle Forze Armate che, sulla base della documentazione ufficiale custodita presso i rispettivi archivi degli Uffici Storici, hanno indicato i numeri delle perdite, compresi quelli dei feriti ed ammalati. Non mancano i sodalizi, quali le Associazioni combattentistiche e d’arma che, con la partecipazione delle memorie dei reduci, hanno esaminato i singoli episodi ricostruendo i fatti e quantificando le perdite.

Degni di nota sono gli studiosi che attingendo a tutte le fonti disponibili pubblicano ricerche e studi assolutamente validi e preziosi. Si tratta di fonti importanti dalle quali è possibile conoscere i “numeri” ed eventualmente i nomi dei decorati al valore.

È comunque possibile conoscere i nomi dei Caduti da tre tipologie di istituzioni. La prima è rappresentata dalla maggior parte dei comuni, che frequentemente incidono su lapidi o monumenti le generalità dei propri concittadini morti in guerra. Le altre due fanno parte del Ministero della Difesa: il Commissariato Generale per le Onoranze dei Caduti in Guerra, noto con l’acronimo ONORCADUTI, e l’Ufficio dell’Albo d’Oro.

Il primo è deputato a provvedere al censimento, ricerca, sistemazione provvisoria e successiva sistemazione definitiva delle salme dei militari, militarizzati e civili deceduti in conseguenza della guerra e alla sistemazione, manutenzione e custodia dei Sacrari e cimiteri militari del demanio dello Stato in Italia e dei Sepolcreti di Caduti in guerra italiani all’estero.

Compito veramente difficile ed oneroso, finalizzato a dare una degna sepoltura a coloro che hanno donato la vita durante la guerra. Tra le migliaia di Salme, non tutte hanno un nome: gli Ignoti. Si tratta di Salme recuperate prive di un qualche distintivo di riconoscimento che consentisse di riconoscerne le generalità.

I “Senza Nome” ammontano ad oltre 11.600. Per quanto riguarda il Fronte Orientale, ONORCADUTI ha esposto al pubblico quattro volumi nella Cripta del Tempio nazionale di Cargnacco (Udine) contenenti gli elenchi alfabetici di 69.042 Caduti e Dispersi nel fronte Russo.

Eloquente la scritta sulla parete della Cripta: “CI RESTA SOLO IL NOME”. L’Albo d’Oro è preposto alla definizione della posizione giuridico-matricolare dei militari Italiani Caduti o Dispersi nei vari conflitti mondiali ed esegue ancora oggi aggiornamenti, rettifiche e aggiunte variando continuamente, anche se per poche unità, il numero e le generalità dei Caduti.

Variazioni significative sono state effettuate a seguito del nuovo corso instaurato da Gorbačëv nell’Unione Sovietica. Il governo italiano, infatti, otteneva, nel 1991, di poter accedere agli archivi del KGB recuperando circa 60.000 schede relative ai prigionieri italiani catturati sul fronte russo di cui più di 38.000 deceduti nei campi di prigionia.

La loro posizione è stata, naturalmente, variata da Disperso a Caduto. L’Ente fornisce, inoltre, risposte ad Enti ed Organismi pubblici (non solo dell’Amministrazione Difesa) e a privati cittadini che ancora, a distanza di decenni, ricercano notizie su singoli individui o su specifici episodi. L’archivio è consultabile, previo appuntamento, e l’accesso è regolamentato secondo le norme previste per l’accesso agli archivi pubblici.

L’Albo d’Oro ha, pertanto, realizzato un’anagrafica dei Caduti. Mentre per la prima guerra mondiale esiste la pubblicazione del Ministero della Guerra, Militari caduti nella guerra nazionale 1915-1918. Albo d’Oro (Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1926-1946, 25 volumi), per il conflitto 1940-45 è stata creata una banca dati per soddisfare la necessità di riunire ed elencare in un unico Albo d’Oro a carattere nazionale tutti i militari, militarizzati ed assimilati morti o dispersi per causa di guerra, avvalendosi di oltre 320.000 fascicoli personali e di altre migliaia di documenti acquisiti da enti vari o da privati, tra cui circa 1.500.000 schede di prigionia.

Nell’Albo d’Oro sono compresi i militari, militarizzati ed assimilati appartenenti alle tre Forze Armate ed ai Corpi Armati ed ai Corpi Ausiliari dello Stato, cioè, al Corpo della Guardia di Finanza, alla M.V.S.N. e sue specialità, al Sovrano Militare Ordine di Malta e al Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

Questi Corpi erano alle dipendenze dell’Esercito, pertanto sono stati inseriti nell’Albo d’Oro alla stregua delle Armi e delle specialità. Unica eccezione consiste negli equipaggi marittimi della Guardia di Finanza, costituiti tutti da militari di leva di mare, e, giustamente, inseriti come Corpo della Marina Militare.

Sono presenti anche gli appartenenti al Corpo Volontari della Libertà, coloro che hanno ottenuto la qualifica di Partigiano Combattente caduto e gli appartenenti alle Forze Armate dell’ex Repubblica Sociale Italiana, ad eccezione di coloro che abbiano partecipato ad azioni, anche isolate, di terrorismo o di sevizie.

Il Commissariato Generale per le Onoranze dei Caduti in Guerra è presente sul sito del Ministero della Difesa con una Banca Dati. Si aggiungono anche deceduti, compresi i caduti per ferite o malattie contratte per causa di guerra, fino al giovedì 25 dicembre 1947, data di entrata in vigore dei provvedimenti che rendono esecutivo il trattato di pace. Ciò analogamente a quanto fu determinato per la guerra 1915-18 il cui Albo d’Oro fu compilato comprendendovi i morti e dispersi anche fino al 20 ottobre 1920, data della pubblicazione del trattato di pace in Italia.

A proposito della Guerra Nazionale, dalla documentazione custodita dall’Albo d’Oro, è possibile conoscere il nome del primo Caduto del 24 maggio 1915: “che mancava ai vivi alle ore quattro in età di anni venti” il soldato GIUSTO Riccardo della 16^ Compagnia” del Battaglione Cividale – 8° Reggimento Alpini, nato a Udine la domenica del 15 novembre 1895.

In questo contesto si è resa possibile l’inclusione nell’Albo d’Oro anche di coloro che per cause varie decedettero o furono dispersi dopo la cessazione delle ostilità, per combattimenti svoltisi in epoca posteriore o in seguito a ferite o malattie riconosciute dipendenti da cause di servizio di guerra. Al riguardo è da precisare che, ai fini dell’iscrizione nel predetto Albo d’Oro, sono da considerare alla stessa stregua tutti coloro che sono stati definiti morti o dispersi per cause di guerra oppure per cause di servizio attinenti allo stato di guerra. In questo contesto è stato possibile inserire anche i Caduti o Dispersi in prigionia del Fronte Orientale dopo la data del 25 dicembre 1947.

Si pensi, in proposito, che gli ultimi prigionieri sono rientrati nel 1954. Le fonti principali di cui si è avvalso e si avvale l’Ufficio dell’Albo d’Oro sono il Comitato Internazionale Della Croce Rossa – Ginevra, i Distretti Militari (oggi Centri Documentali), le Forze Armate e le Direzioni generali del personale, il Ministero del Tesoro.

Archivio dell’Albo d’Oro

I NUMERI

Dall’esame della documentazione nell’archivio, dati riferiti ai primi mesi del 2010, gli iscritti nell’Albo d’Oro della Seconda Guerra Mondiale ammontano complessivamente a 319.207, così suddivisi per Forza Armata:

I Caduti e Dispersi sul Fronte Orientale sono pari a 89.629. Il 28% dei militari ha perso la vita sul Fronte Orientale. La suddivisione per Forza Armata è la seguente:

Un’altra chiave di lettura sulla base della causa di morte consente di individuare il numero di Caduti e Dispersi di coloro prigionieri prima dei tedeschi e poi dei russi, che non parteciparono alla Campagna di Russia, anche se alcuni di essi, già reduci e rimpatriati, si ritroveranno nei campi di prigionia dell’Unione Sovietica. Ammontano a 1.081, cifra da detrarre dalle perdite totali.

Pertanto il numero esatto tra Caduti e Dispersi durante la Campagna di Russia ammonta a 88.548. Sulla base dei dati ufficiali analizzati, è possibile esaminare diversi aspetti legati all’intero Fronte Russo e “contare” il numero dei Caduti.

La prima situazione è riferita alle fasi più indicative della campagna e al periodo successivo, caratterizzato dalla presenza dei prigionieri di guerra, alcuni dei quali risultano deceduti nel corso del 1947. In questo lasso di tempo si terrà conto che, dopo gli avvenimenti dell’8 settembre 1943, i tedeschi catturarono molti militari italiani.

La maggior parte di questi, in particolare coloro che opposero resistenza, furono ritenuti pericolosi o inaffidabili e ristretti nei lager più lontani dall’Italia, quelli dislocati nei territori occupati nell’est Europa, da dove furono “liberati”, a loro volta, dalle truppe sovietiche e trattenuti per i noti motivi. Non tutti sono rimpatriati. Non sono morti durante la campagna ma è doveroso ricordarli. Un cenno, per meglio completare il quadro d’insieme, ai cimiteri militari.

I caduti italiani dal 1941 al 1943 hanno trovato sepoltura in cimiteri e tumuli principalmente in Romania e in Ucraina (da Botoşani al Don). Si tratta di circa 5.500 salme, sistemate ed onorate prevalentemente dai cappellani militari. Sono Caduti per la maggior parte durante il periodo operativo del CSIR e dell’ARMIR, prima della seconda offensiva invernale russa. Si tratta di militari che hanno partecipato all’avanzata dal Donec al Don.

Generalmente nelle retrovie erano dislocati, fino al febbraio 1943, i cimiteri di morti in ospedale o deceduti in seguito a malattia, in particolare per congelamento. La tremenda ritirata ha costituito per i Caduti un ben più misero destino; sono stati abbandonati lungo il tragitto, alla generosità e pietà del soldato o delle genti ucraine. I cimiteri situati oltre il Don custodirono le salme dei nostri Caduti in prigionia.

Parlare di cimiteri in questo caso è estremamente inesatto, perché in realtà erano fosse comuni nelle quali erano gettati alla rinfusa, spogliati praticamente di tutto, soldati di ogni nazione (italiani, romeni, ungheresi, tedeschi, ecc.) e civili periti sotto i bombardamenti o per malattia.

Impossibile ogni tentativo di identificazione. In un primo tempo solo le testimonianze di rimpatriati potevano fornire notizie; in seguito, dopo l’esame della documentazione custodita negli archivi russi, come precedentemente citato, è stato possibile individuare la maggior parte degli elenchi dei sepolti di ogni fossa. È stato, quindi, possibile conoscere le generalità dei sepolti senza, però, poter distinguere a chi corrispondessero i resti esumati.

Non mancano alcuni cimiteri con tombe di militari «ignoti», come nel caso di quello di Podgornoe, località sede della Tridentina e poi del Corpo d’Armata Alpino. La terminologia utilizzata in seguito richiede alcune spiegazioni. La prima ripartizione è tra Morto o Disperso, che richiede le seguenti naturali quattro distinzioni:

• MORTO;

• MORTO IN PRIGIONIA;

• DISPERSO;

• DISPERSO IN PRIGIONIA.

La causa di morte è indicata secondo le seguenti voci:

• COMBATTIMENTO e BOMBARDAMENTO AEREO: causa certa del decesso ed è generalmente nota la zona;

• EVENTI BELLICI: il decesso è sicuramente documentato, ma la causa non è precisata;

• ALTRI EVENTI BELLICI: utilizzata prevalentemente nei casi di dispersione nei quali è completamente sconosciuta la causa;

• FUCILAZIONE: ucciso dal nemico dopo la cattura;

• INCIDENTE: causa certa del decesso ed è generalmente nota la zona;

• MALATTIA: causa certa del decesso, anche se provocato a seguito di ferita d’arma da fuoco, ed è generalmente nota la zona;

• SCOMPARSA IN MARE O IN VOLO: decesso certo, relativo al personale dell’Aeronautica, equipaggio compreso, e da tutti i “passeggeri” trasportati da velivoli o navi di tutte le categorie;

• SUICIDIO: a seguito di stress od elementi psicologici dovuti a causa di guerra. Un esempio calzante: il prigioniero che, piuttosto di rischiare di rivelare informazioni sotto tortura, preferisce suicidarsi. Sono registrati altri suicidi, dettati da motivazioni diverse, come uccidersi piuttosto che affrontare il combattimento o più genericamente i “disagi” della guerra. Naturalmente quest’ultima categoria non è compresa nell’Albo d’Oro;

• MALATTIA-INT TED/RUS: decesso avvenuto per malattia di quei prigionieri che, catturati dopo l’8 settembre 1943 dai tedeschi, saranno poi inviati nei lager sovietici. Si tratta di una voce inserita dopo l’esame della documentazione acquisita presso gli archivi russi.

Suddivisione per Forza Armata:

• Aeronautica, Esercito e Marina: ovviamente comprensibili;

• Partigiani: civili che sono stati riconosciuti Partigiani Combattenti Caduti, non presenti sul Fronte Orientale;

• R.S.I.: militari della Repubblica Sociale Italiana con i requisiti indicati più sopra. La posizione di Stato qualifica il tipo di servizio militare in atto:

• COMPLEMENTO: militari che non appartengono al personale a tempo indeterminato dei ruoli normali (RN). Riferito in particolare ad ufficiali e sottufficiali;

• LEVA: il classico militare di leva;

• MILITARIZZATO-EQUIPARATO: dipendente civile della Difesa o di un’industria con incarico particolare (esempio meccanico di automezzi) che ottiene tale qualifica prima di essere destinato presso un ente o reparto in zona di guerra. Il quadro legislativo dell’epoca autorizzava tale militarizzazione od equiparazione a tutela di detto personale che, in caso di ferita o incidente per causa di guerra aveva diritto al previsto indennizzo o, in caso di decesso, era garantita la pensione alla famiglia;

• PARTIGIANO: posizione assegnata a tutti quei militari che, dopo l’8 settembre 1943, hanno continuato a combattere sia in Italia che all’estero con formazioni partigiane;

• RICHIAMATO: militare che, avendo da tempo terminato il servizio di leva, viene riconvocato sotto le armi;

• RISERVA: militari, normalmente Ufficiali e Sottufficiali, posti in congedo illimitato per motivi di età e richiamati solo in caso di guerra o di eventi eccezionali;

• SERVIZIO PERMANENTE EFF.: Ufficiali e Sottufficiali che, dopo la fase formativa e di specializzazione, svolgeranno il proprio incarico a tempo indeterminato. Oggi con le Forze Armate con reclutamento su base professionale, sono previsti nel servizio permanente effettivo anche i militari di truppa.

• TRATTENUTO: militare che terminato il periodo di leva è stato trattenuto in servizio, ovviamente per motivo di guerra;

• VOLONTARIO: militare che si è arruolato volontariamente prima della chiamata al servizio militare di leva.

LE FASI OPERATIVE

Oltre alle sue Armi e Specialità, l’Esercito comprendeva anche la Milizia e la Guardia di Finanza. Le Unità e le principali fasi operative della Campagna di Russia, svolte inizialmente dal Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR e rinominato poi XXXV Corpo d’Armata) e in seguito dall’8^ Armata Italiana in Russia, o ARMIR, sono normalmente indicate nel seguente modo:

• partenza del primo convoglio, 10 luglio 1941, e vigilia della prima operazione (successivo 4 agosto);

• Unità del CSIR, dal 5 agosto 1941 al 29 luglio 1942;

• Divisione Celere, nella battaglia di Serafimovič (30 luglio – 13 agosto 1942);

• Unità dell’8^ Armata, nella 1ᵃ battaglia difensiva del Don (20 agosto – 1° settembre 1942);

• Unità dell’8^ Armata, dal 2 settembre al 10 dicembre 1942;

• Unità dell’8^ Armata, nella 2ᵃ battaglia difensiva del Don (11 dicembre 1942 – 20 febbraio 1943).

Il trasferimento del CSIR iniziò a scaglioni alla mezzanotte del giovedì 10 luglio 1941, richiedendo:

  • 1. un trasferimento per ferrovia da Roma (Divisione Torino), da Verona (Divisioni Pasubio e Celere) e da Cremona (Comando CSIR) sino alla zona di scarico situata nell’Ungheria orientale e compresa tra Sighetu MarmaÅ£iei, Felsoviso (oggi Vişeu de Sus, NdR), BorÅ¡a;
  • 2. un movimento per via ordinaria dalla zona di scarico all’area di radunata che fu fissata in Romania nelle località di:
  • • Gura Humorului – Fălticeni- Sučava, per le Divisioni;
  • • Botoşani, per il Comando del Corpo di Spedizione e per le Unità e Servizi del Comando stesso. Il movimento per trasferire l’intero Corpo di Spedizione durò ventisette giorni e richiese l’impiego di 216 treni, suddivisi in cinque blocchi, e si concluse il 5 agosto. Trasportati circa 62.000 uomini, 4.600 tra cavalli e muli, 5.500 automezzi suddivisi in tre divisioni: Pasubio, Torino e Celere, ai quali si aggiungeranno 83 aerei da osservazione e caccia.

In questa fase avvengono i primi due decessi:

  • • fante, CAIRO Aurelio, nato il 25 giu. 1921 a COPERTINO, soldato di leva, e appartenente al 52° RGT. ART. DIV. FANT., dato disperso per eventi bellici il 1° agosto 1941;
  • • fante MILANESI Giuseppe, nato il 14 set. 1920 a CAPPELLA CANTONE, soldato di leva, e appartenente al 30° RGPT. C.D.A. ART., morto per incidente il 02 agosto 1941. Il CSIR, dal 5 agosto 1941 inizia l’attività operativa, che terminerà il 29 luglio 1942 con la ridenominazione in XXXV Corpo d’Armata alle dipendenze dall’8^ Armata Italiana in Russia, o ARMIR.
  • In questa fase i decessi risultano pari a 2.177. Il giorno più funesto è stato martedì 25 dicembre 1941 con 182 Caduti. Data d’inizio della battaglia di Natale sferrata dall’Armata Rossa.

Il CSIR compie un ripiegamento, poi il 27 dicembre riconquista le posizioni e il giorno dopo passa al contrattacco. La lotta si conclude il 30 dicembre con la conquista di buone posizioni di dominio tattico sulle quali si sistemerà a difesa per la stagione invernale.

Durante il periodo della battaglia si contano complessivamente 284 Caduti. Tornando ai Caduti e Dispersi del CSIR, 2.177 secondo l’Albo d’Oro, e confrontandoli con quelli indicati dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (USSME) in una pubblicazione realizzata sulla base della documentazione ufficiale , tra Caduti e Dispersi le perdite ammontano a 1.792, compresi 97 Ufficiali: risulta una differenza di 385.

Anche durante la battaglia di Natale si riscontrano differenze. L’Albo, si è detto, indica 284 Caduti, secondo la succitata pubblicazione dell’USSME: 168 Caduti (di cui 13 Ufficiali) e 207 Dispersi, di cui 9 Ufficiali.

Quest’ultimo numero, quello dei Dispersi, individuato al termine della battaglia comprende sicuramente anche coloro che, sbandati dopo il ripiegamento o rimasti isolati, riusciranno in un secondo tempo a rientrare presso il proprio reparto. Si ritiene che entrambi gli enti siano nel giusto perché le finalità e i punti di osservazione sono diversi.

L’Albo legge dei dati a “consuntivo”, i reparti raccolgono le notizie giornalmente in fase di condotta. Il primo esamina una grande fotografia ideale che ritrae tutti gli atti di morte, le dichiarazioni testimoniali, le generalità anagrafiche e militari, e tanta altra documentazione.

Comprende anche chi non è presente nell’immagine: i Dispersi, dei quali non si ha contezza del decesso o del rientro. A Loro spetterà solo un atto di morte presunta. Di seguito un esame mediante le cause di morte e limitato alla sola fase della menzionata battaglia di Natale, dal 25/12/1941 al 30/12/1941 estremi compresi.

Nel leggere le cause di morte è importante tener presente che non tutto il CSIR ha partecipato allo scontro. È plausibile che alcuni decessi siano avvenuti nelle retrovie, come per malattia o per bombardamento aereo. Oppure, ancora, durante scontri tra pattuglie di ricognizione in aree non interessate dalla battaglia in argomento.

Si specifica, inoltre, che sul fronte orientale era presente anche l’Aeronautica, con due gruppi, e un’unità della Regia Marina, 101ᵃ Flottiglia MAS, distaccata dalla X Flottiglia MAS con area di operazione il Mar Nero (da luglio a ottobre 1942 sul lago Ladoga operò la 12ᵃ squadriglia MAS).

Il primo Caduto dell’Aeronautica è l’aviere scelto Mario BILUCAGLIA, nato a DIGNANO D’ISTRIA il 07/02/1919. Muore il 27/11/1941 per eventi bellici. I primi di giugno iniziano le partenze di reparti dipendenti direttamente dall’8^ Armata, dal II Corpo d’Armata e dall’Intendenza.

Il Corpo d’Armata Alpino muoverà per ultimo. Dalle ore zero del 9 luglio 1942, al Comando del CSIR subentrava il Comando dell’8^ Armata Italiana (ARMIR), agli ordini del Generale Italo Gariboldi.

Nel testo si continuerà ad identificare le due dizioni “ARMIR” e “8^ Armata” come se fossero la stessa grande unità. In realtà è opportuno precisare, per non creare equivoci, che l’ARMIR è il contingente di forze esclusivamente italiane, presente in Russia dal giugno 1942, e l’8^ Armata italiana è invece la Grande Unità che dal 9 luglio opera sul fronte Est riunendo sotto il suo comando, oltre alle forze dell’ARMIR, un numero vario di comandi ed unità germaniche nonché la Legione croata.

La seconda fase, dal 31 luglio al 13 agosto 1942, è legata all’episodio più significativo rappresentato dalla battaglia di Serafimovič, sostenuta dalla Divisione Celere. Divisione, ormai motorizzata, sottratta all’8^ Armata in data 24 luglio dal XVIII Corpo d’Armata della 6^ Armata tedesca di Stalingrado e restituita soltanto il 15 agosto, dopo essere stata logorata a fondo nell’ansa di Serafimovič.

Durante l’evento si registrano 215 Caduti e Dispersi. Nello stesso periodo sull’intero Fronte Orientale il numero dei Caduti ammonta a 336, di cui 70 dispersi, 262 morti e 4 morti in prigionia.

La terza fase riguarda le unità dell’8^ Armata nella 1ᵃ battaglia difensiva del Don, che avrà concreto sviluppo dal 20 agosto al 1° settembre 1942. Nel conteggio si terra conto anche del periodo 14-19 agosto, durante il quale si sono verificati vari decessi in combattimento dovuti all’attività esplorativa e ricognitoria.

Al termine dei combattimenti il comando registra 139 Caduti e 2.565 Dispersi (totale 2.704).  A oggi il numero di Caduti e Dispersi di questo periodo ammonta a 2.012 e la giornata più funesta della fase è venerdì 21 agosto con 324 tra Caduti e Dispersi e la prevalente causa del decesso è dovuta a eventi bellici.

Le cause e il numero dei Caduti sono eloquenti: bombardamento aereo 10, combattimento 918, eventi bellici 1.015, incidente 25, malattia 31 e altri eventi bellici 13. Ugualmente indicativa la posizione di Morto o Disperso: morto in prigionia 22, morto 962, disperso 1027 e disperso in prigionia.

La penultima fase operativa si sviluppa nel periodo dal 2 settembre al 10 dicembre 1942, che vede coinvolte tutte le unità dell’8^ Armata con perdite, tra Caduti e Dispersi, di 19 Ufficiali e 242 tra Sottufficiali e truppa: totale 261 (dati Esercito).

Oggi sappiamo che il totale complessivo del periodo ammonta a 4.754 tra Caduti e Dispersi e che la giornata più luttuosa fu quella di martedì 1° dicembre 1942, con 1.286 vittime. Grazie ai dati esaminati è possibile operare la la suddivisione dei Caduti secondo l’Arma di appartenenza.

La conclusione delle operazioni al Fronte Russo vede le Unità dell’8^ Armata impegnate nella 2ᵃ battaglia difensiva del Don nel periodo 11 dicembre 1942 – 20 febbraio 1943. Le perdite indicate coincidono con l’inizio del ripiegamento, poiché l’11 dicembre 1942 corrisponde alla data assunta dall’Ufficio Storico dell’Esercito come inizio della tragica ritirata.

In questo periodo inizia, il 20 dicembre, il riordinamento delle unità per un successivo celere rientro in linea, ma già dal primo gennaio, con il deflusso dei Corpi d’Armata, tale operazione risultava pressoché impossibile causa le gravi perdite subite da tutti i reparti ed i continui trasferimenti. Tra Caduti e Dispersi di quest’ultima fase l’Esercito ha indicato la cifra di 84.830, di cui 3.010 Ufficiali.

Il numero è nettamente superiore a quello dall’Albo d’Oro, 60.883, dato che è stato 12 accertato ufficialmente e con precisione, come accennato sopra. Una procedura ben difficile da attuare durante la ritirata. Le informazioni relative a chi è caduto, particolarmente in questo caso, provengono dalle testimonianze, spesso confuse o inattendibili, di chi è riuscito a sganciarsi e non sempre immediatamente verbalizzate.

La documentazione dei reparti è andata completamente perduta o abbandonata. Nella migliore delle ipotesi potrebbe essere stata raccolta dal nemico e in parte potrebbe essere custodita in archivi comunali o regionali o tenuta per ricordo da qualche cittadino. Sono ancora molto numerosi i familiari che ricercano notizie sui propri Caduti e a volte, istintivamente e comprensibilmente, lamentano la mancanza del carteggio.

In questi casi è sufficiente guardare una delle tante foto del ripiegamento per comprendere il perché il furiere della compagnia non abbia potuto trasportare il cofano scrittoio, contenete tutto l’incartamento che, tra l’altro, potrebbe essere stato distrutto per non farlo cadere nelle mani del nemico. L’esame dei caduti giornalieri di questo periodo è impressionante.

Solo in tre giorni la somma è di due cifre, anche se rasentano il centinaio. In 16 giornate l’ammontare è di quattro cifre. Il giorno con maggiori perdite sconvolge: domenica 31 gennaio 1943: Caduti e Dispersi 13.161. Il 22 % di tutto il periodo.

Dei 60.886, tra Morti e Dispersi, quasi tutti risultano morti in prigionia o dispersi nel gennaio del 1943 e la maggior parte di questi, catturati nella zona di Valujki, appartenevano alla Cuneense, alla Julia e alla Vicenza. La Tridentina, alle 12.00 di martedì 26 gennaio, rompe l’accerchiamento sovietico nella zona di Arnautovo e Nikolaevka.

Mezza giornata di combattimento al prezzo di 2.443 morti, a volte solo ritenuti tali, e feriti non quantificabili. Dal 21 febbraio continua il ripiegamento degli ultimi reparti e si completano le operazioni di riordinamento per il rimpatrio di tutte le Unità ad eccezione del II Corpo d’Armata, che, con due divisioni ripianate da uomini e mezzi di altre unità e da eventuali futuri complementi, avrebbe dovuto trattenersi nel teatro d’operazione.

Il 25 marzo 1943, alle ore 00.01, il II Corpo d’Armata assumeva il comando del contingente italiano in Russia con alle dipendenze: Comando e Servizi, Divisione Ravenna, Divisione Cosseria ed Intendenza. Totale 1.860 Ufficiali e 38.650 tra Sottufficiali e truppa. Il 12 aprile il Capo di Stato Maggiore Generale dispone il rientro del II Corpo d’Armata, ritenendo che “condizioni migliori per rapida rimessa in efficienza detta unità siano offerte da Madre Patria”.

Il 26 aprile iniziava il movimento e le partenze da Gomel’ ultimavano il 22 maggio. Per completezza esaminiamo il periodo dal 21 febbraio al 22 maggio 1943, che registra un numero di Caduti pari a 15.213. I morti in prigionia ammontano al 95% del totale.

In analogia, è possibile contare giorno per giorno i decessi e le cause ed esaminando il periodo dal 23 maggio all’8 settembre 1943, data dell’armistizio, sono facilmente comprensibili le 1.490 cause dei decessi in prigionia dovuti a malattia o ad eventi bellici.

I quattro casi isolati sono ragionevolmente dovuti ai seguenti scenari. Comprensibile il decesso per incidente. Il Caduto in combattimento potrebbe essere fuggito dalla prigionia ed essere successivamente morto a seguito di uno scontro con il nemico, mentre la fucilazione potrebbe essere stata effettuata come pena per un reato commesso o, più plausibile, semplicemente perché non aveva “tempestivamente ubbidito ad un ordine della sentinella”.

L’ultimo singolo caso di morte, all’8 settembre ’43, dovuto a “malattia-int ted/rus” è riferito, come citato più sopra, a un prigioniero dei tedeschi e, successivamente, catturato dai russi. Quindi certa la causa del decesso, ma la data è riferita all’ultima notizia nota. Potrebbe esserci una seconda spiegazione: un errore di trascrizione del reparto e/o del fronte, controllabile solo esaminando la pratica dell’interessato.

Si tratta del Fante ESPOSITO Francesco nato il 16/08/1920 a LUSTRA (SA), militare trattenuto del 48° rgt. ftr. della 23^ Div. f. “Ferrara”, dislocata in zona montenegrina con compiti di difesa del territorio. L’ultimo passaggio si riferisce al periodo dal 9 settembre 1943 alla data dell’ultimo deceduto in prigionia: il lunedì 24 novembre 1947. Ancora 2.755 Caduti.

Tra i 1.081 internati dai tedeschi e in seguito dai russi, compreso il Fante ESPOSITO deceduto l’8 settembre 1943 di cui sopra, sono presenti militari che, rientrati in Italia dopo la Campagna di Russia, sono tornati in mano ai sovietici come prigionieri. Citiamone alcuni per ricordarli tutti.

• Alpino LAGOMARSINO Socrate, nato il 24/12/1910 a GENOVA del 8° rgt. alp., deceduto il 10/08/1945.

• Geniere CIFFO Lodovico, nato il 17/09/1919 a VALDAGNO, del I Btg. Artieri dei supporti del CORPO D’ARMATA ALPINO, morto il 30/06/1945 nel CAMPO 38 – RENI in UCRAINA.

• Caporal maggiore BALBONI Nando, nato il 30/01/1913 a FINALE EMILIA, Artigliere del 30° Raggruppamento di Artiglieria del XXXV Corpo d’Armata (CSIR), deceduto il 21/06/1945.

Erano riusciti a rimpatriare, ma moriranno ugualmente di stenti in un lager sovietico. In merito alla cifra dei catturati e dei morti in prigionia, rimangono certamente delle lacune. La carenza di informazioni è imputabile ai russi perché è accertato che solo una parte dei prigionieri è stata censita e, di conseguenza, la documentazione consultata dalla commissione militare negli archivi sovietici non riportava notizie su tutti i dispersi.

Si è già detto che i prigionieri italiani deportati dai tedeschi furono in gran parte rinchiusi nei lager germanici delle nazioni dell’est europeo, conquistate successivamente dall’avanzare dell’Armata Rossa: dal 13 luglio 1944 l’Ucraina occidentale, quindi la Romania, la Polonia, nel novembre 1944, la Slovacchia e così di seguito fino al 30 aprile, con l’ingresso nel centro di Berlino. Non risulta che militari italiani siano stati liberati in questo periodo dai russi.

Per completezza si dovrebbero conteggiare anche questi ultimi, ma al momento si conoscono solo dati parziali riferiti ad alcune delle nazioni succitate. ù

CONCLUSIONI

I numeri potrebbero essere aridi e troppo anonimi, però ricordiamoli tutti i nostri Caduti perché hanno mantenuto alto il valore militare italiano a costo della propria vita.

Citiamo almeno una rappresentanza indicando generalità dei più giovani di ogni Forza Armata Caduti sul fronte orientale.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento