2ª GUERRA MONDIALE, SEGRETI AMERICANI Р4

a cura di Cornelio Galas

Nella rapida invasione della Norvegia, le truppe germaniche passarono non viste sui loro trasporti¬†lungo molti punti della frastagliata costa norvegese, sotto gli occhi ed anche i cannoni della Home¬†Fleet. Fu la sprezzante risposta all’infelice frase di Neville Chamberlain, secondo cui Hitler “aveva¬†perso l’autobus”.

Hitler

Hitler

Quando gli Inglesi tentarono di intervenire in Norvegia, andarono incontro ad un¬†fiasco, che l’ex Primo ministro David Lloyd George defin√¨ “una ennesima tragedia del troppo¬†poco e del troppo tardi”. Le due ultime parole costituivano un degno epitaffio sulla tomba delle¬†buone intenzioni democratiche e si impressero a lettere di fuoco nell’anima e nel cuore di Franklin¬†Roosevelt, esercitando la loro influenza, negli anni successivi, su tutti i responsabili dello sforzo¬†bellico alleato.

Suscitarono il senso disperato dell’urgenza della situazione. E, una crisi dopo l’altra,¬†si ripet√© con sempre maggiore convinzione che “non doveva pi√Ļ verificarsi il troppo poco e troppo¬†tardi”.

David Lloyd George

David Lloyd George

Eppure manc√≤ un pelo che non ci cascassimo. Il margine tra la vittoria e la sconfitta fu davvero¬†esiguo: certo non pi√Ļ ampio della Manica, n√© pi√Ļ ampio di una strada di Stalingrado o dello Stretto¬†delle Salomone. L’invasione della Norvegia e della Danimarca, l’8 aprile 1940, costitu√¨ il principio¬†della fine della ‚Äústrana guerra‚ÄĚ e con l’invasione dell’Olanda , del Belgio, del Lussemburgo e della¬†Francia, il 10 maggio, anche quello strano periodo d’impotenza arriv√≤ alla fine.

Panzer tedeschi, appartenenti alla 9ª divisione corazzata, entrano a Rotterdam il 14 maggio 1940

Panzer tedeschi, appartenenti alla 9ª divisione corazzata, entrano a Rotterdam il 14 maggio 1940

Nel corso dei sei¬†mesi successivi, Roosevelt prese, senz’altro, la decisione pi√Ļ importante di tutta la sua carriera ‚Äď e la¬†prese, bisogna pur dirlo, senza la previa autorizzazione del Congresso e contro il parere stesso della¬†maggioranza dei suoi fedeli ed amici.

Il giorno in cui i Tedeschi marciarono, o piuttosto, si abbatterono sull’Olanda, Chamberlain rassegn√≤¬†le dimissioni e Churchill fu chiamato a Buckingham Palace per accettare l’incarico di Primo¬†ministro del Re. (Fu da allora, che nella corrispondenza con Roosevelt, egli divenne ‚Äúl’ex marinaio‚ÄĚ).

Alla Camera dei Comuni, egli disse: “io non ho altro da offrire che sangue, fatiche,¬†lacrime e sudore”. Anthony Eden, allontanato dal Governo un anno prima della guerra per la sua¬†opposizione alla politica di Chamberlain, venne riportato in auge e divenne segretario di Stato alla¬†Guerra nel nuovo Governo di coalizione. Il popolo inglese aveva ora dei capi degni di lui.

Anthony Eden

Anthony Eden

Il 14 maggio, l’Olanda si arrese e i Tedeschi ripresero la rapida marcia verso i classici campi di¬†battaglia della Francia settentrionale. Le Ardenne divennero di nuovo teatro delle vittorie di massa¬†tedesche. Il debole comandante in capo francese, generale Gamelin, venne sostituito da Weygand e¬†Churchill disse per radio: “Possiamo attendere con fiducia lo stabilizzarsi del fronte in Francia”.

Ma il mondo attese invano. La famosa tattica delle ‚Äúsacche‚ÄĚ riusc√¨ pienamente e solo due giorni¬†dopo le assicurazioni di Churchill le colonne mobili tedesche passavano a nord della Somme e¬†raggiungevano la Manica presso Abbeville piegando a nord-est fino a Boulogne e Calais, in vista¬†dell’Inghilterra. Hitler aveva compiuto in undici giorni ci√≤ che i Tedeschi avevano tentato invano di¬†fare in quattro anni di duri combattimenti nella prima guerra mondiale. Fu una brillante campagna¬†che contava di diffondere il panico fra le file nemiche e determinarlo alla resa.

Il 28 maggio, si¬†arrese Re Leopoldo del Belgio, Weygand tent√≤ di formare una linea di difesa sulla Somme. Per un¬†certo periodo di tempo, ci domandammo tutti se Hitler avrebbe attaccato questa linea, piombando¬†da nord su Parigi, o diretto le proprie forze, simili a catapulta, verso la Manica per invadere¬†l’Inghilterra.

Re Leopoldo del Belgio

Re Leopoldo del Belgio

Appena dopo cinque giorni di guerra lampo in Occidente, Churchill invi√≤ a Roosevelt un messaggio¬†pieno di oscure previsioni sulla “straordinariamente facile” conquista Tedesca dell’Europa. Egli¬†prevedeva bombardamenti pesanti sull’Inghilterra ed attacchi di paracadutisti. E prediceva che¬†Mussolini avrebbe rotto gli indugi e sarebbe entrato in guerra per raccogliere la sua parte di bottino “nella sconfitta della civilt√†” (Questo venticinque giorni prima che Mussolini si decidesse).

Chiedeva inoltre al Presidente di proclamare la ‚Äúnon belligeranza‚ÄĚ degli Stati Uniti che potesse dare¬†adito a tutti gli aiuti fuorch√© l’intervento armato. Chiedeva come aiuto immediato il prestito di¬†quaranta o cinquanta cacciatorpediniere, parecchie centinaia di aeroplani da guerra, cannoni¬†anticarro e acciaio e la cooperazione diplomatica americana per convincere lo Stato libero d’Irlanda¬†di prendere misure preventive di fronte all’eventualit√† di una invasione tedesca.

La stessa¬†cooperazione chiedeva per impedire una possibile invasione giapponese dell’Asia sud-orientale. A¬†questo proposito, anzi, Churchill suggeriva che la Marina statunitense si servisse della base di¬†Singapore.

CHURCHILL

CHURCHILL

Ma la cosa pi√Ļ importante di tutto il suo messaggio, era la decisa affermazione che la Gran¬†Bretagna, se necessario, avrebbe continuato a combattere da sola. In un messaggio inviato cinque¬†giorni dopo (20 maggio) Churchill ribadiva che, se l’Inghilterra fosse stata travolta, egli ed il suo¬†Governo sarebbero periti insieme a lei e non sarebbero mai stati responsabili delle condizioni che i¬†Tedeschi avessero imposto a una qualsiasi forma di “autorit√†” britannica da essi riconosciuta.

Roosevelt non ritenne affatto esagerate le affermazioni contente in questo e nei successivi messaggi¬†di Churchill. Settimane di orrori che si susseguivano ad orrori come quelle che si attraversavano, lo¬†inducevano a pensare che se Churchill errava nelle sue previsioni, errava semmai, per troppo¬†ottimismo; ma non era certo Roosevelt l’uomo che potesse fare obbiezioni a un errore di questo¬†genere.

Le truppe inglesi a Boulogne e a Calais ritardavano con la loro disperata ed estrema difesa¬†l’avanzata germanica per il tempo strettamente necessario ad allargare la zona di Gravelines, che nel¬†frattempo pot√© essere difesa dai Francesi. Pochi giorni che ebbero un’importanza storica, perch√© nel¬†raggio di dieci miglia da Gravelines era l’obbiettivo finale della manovra di accerchiamento tedesca,¬†Dunkerque, l’ultimo porto rimasto per lo sgombero.

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Se i Tedeschi fossero riusciti a raggiungerlo con¬†il passo mantenuto fino ad allora , avrebbero potuto distruggere in un sol colpo la forze francesi del¬†Nord e le intere armate britanniche e belghe, mentre il nucleo principale dell’esercito francese¬†rimaneva, innocuo e senza aiuti, sulla linea Maginot. Ma fu qui che i Tedeschi fecero l’unico errore¬†della loro fulminea avanzata, perch√© distolsero la loro attenzione dalla Manica, per rovesciarsi sulla¬†Somme e sull’Aisne in direzione di Parigi.

Il mondo civile fu sconvolto da un invincibile senso di¬†terrore di fronte al succedersi di avvenimenti cos√¨ sconcertanti e alle incredibili conquiste della¬†barbarie meccanizzata. La confusione, lo strazio e il panico delle popolazioni dei Paesi Bassi ‚Ästimbrancate dalle quinte colonne entro le strettoie di non ampia strade e mitragliate e bombardate¬†mentre fuggivano alle ondate degli Stukas ‚Äď si comunicarono anche alle genti lontane dal teatro¬†della battaglia.

Fu il trionfo supremo di ci√≤ che Edmond Taylor aveva giustamente definito “la¬†strategia del terrore”. E molti finirono con il convincersi che le bombe della propaganda nazista¬†non fossero affatto fasulle; i Tedeschi erano dei superuomini e nulla li poteva fermare.

I nervi si¬†distesero alquanto, all’annuncio dello sgombero di Dunkerque e chi aveva qualche nozione della¬†realt√† militare, pot√© trarre motivo di soddisfazione dal modo in cui era stato effettuato, pur pensando¬†che i 335.585 uomini messi in salvo, avevano dovuto abbandonare tutte le armi pesanti e un¬†equipaggiamento che ben difficilmente l’industria di guerra inglese, nelle sua precarie condizioni,¬†avrebbe potuto sostituire.

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Fu a questo punto che gli Stati Uniti divennero il fattore strategico¬†decisivo della guerra.¬†Non vi fu infatti, pi√Ļ dubbio agli occhi di Roosevelt e dei suoi capi di Stato maggiore, che, dopo la¬†perdita virtuale di tutto l’armamento inglese e la sconfitta della Francia metropolitana, la¬†sopravvivenza del Regno Unito e dei resti della potenza francese dipendeva unicamente¬†dall’ampiezza dei materiali che gli Stati Uniti potevano produrre e consegnare.

Questo materiale¬†poteva essere pagato alla consegna, sulla base del ‚Äúpagare e portare via‚ÄĚ, ma ci√≤ non poteva durare¬†pi√Ļ di qualche mese; quando l’Inghilterra avesse esaurito anche l’ultimo dollaro delle sue scarse¬†riserve, Roosevelt si sarebbe trovato nella necessit√† di ricorrere ad altri sistemi (naturalmente a¬†spese dei contribuenti americani), se non voleva che la Germania vincesse.

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Il 4 giugno, l’ambasciatore americano a Parigi, William Bullitt, invitato a pranzo da P√©tain, rifer√¨ al¬†Presidente che il vecchio Maresciallo gli aveva espresso l’opinione che gli Inglesi avrebbero lasciato¬†la Francia a combattere da sola, fino alla sua ultima stilla di sangue, e poi, forti di tutte le loro¬†truppe in patria, dell’intatto numero di aeroplani e del dominio del mare, sarebbero scesi con Hitler¬†a una pace di compromesso, che poteva anche travolgere il presente Governo inglese sotto una¬†dittatura di tipo fascista.

Ma lo stesso giorno Churchill elettrizzava il popolo inglese e la maggior parte del mondo con uno¬†dei suoi pi√Ļ grandi discorsi. √ą raro ch’egli sottoponesse il suo uditorio alla fatica di leggere tra le¬†righe e ben difficilmente si potevano fraintendere parole come queste:

Noi difenderemo la nostra isola, a qualunque costo; combatteremo sulle coste, in terra, nei campi e nelle strade, combatteremo sui colli.

Non ci arrenderemo e se, cosa che non voglio¬†credere neanche per un minuto, pure l’Inghilterra dovesse venire soggiogata ed affamata,¬†entrer√† nella lotta il nostro impero di l√† dai mari, armato e difeso dalla nostra flotta, finch√©,¬†all’epoca da Dio predestinata, non avanzer√† alla riscossa e alla liberazione del vecchio, il Nuovo¬†Mondo, con tutta la sua potenza e le sue risorse.

Fu una bella sveglia per il popolo inglese, che si era assopito sugli allori ed era stato afflitto da¬†un’acuta forma di isolazionismo e di compiacimento; fu il primo grido d’aiuto lanciato all’America.

Roosevelt cerc√≤ di rispondervi nel suo discorso di Charlottesville del 10 giugno, giorno dell’entrata¬†in guerra dell’Italia. I timidi del Dipartimento di Stato impallidirono d’orrore quando Roosevelt, di¬†propria iniziativa, se ne usc√¨ con queste parole: “La mano che tiene il pugnale l’ha conficcato nella¬†schiena del suo vicino”.

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Non ci voleva molto a capire che egli mirava pi√Ļ lontano. Ma sentiva¬†tuttora di non essere in grado di sporgersi fin dove avrebbe voluto. Nello stesso discorso fece¬†un’altra dichiarazione gravida di conseguenze, di cui naturalmente non aveva chiesto n√© ricevuto¬†alcuna autorizzazione dal Congresso, pur pensando di potervi contare:

L’unit√† americana ci permette di seguire due direttive ben distinte e simultanee: estendere a¬†coloro che si oppongono alla violenza le risorse materiali della nostra nazione e nello stesso¬†tempo incrementare e accelerare la nostra produzione in modo da avere noi stessi un¬†equipaggiamento ed un addestramento che ci diano la possibilit√† di fronteggiare con successo¬†ogni emergenza ed ogni compito difensivo.

Fu la prima promessa d’aiuti offerta a “coloro che si opponevano alla violenza”; il primo segno¬†di una politica che portava agli affitti e prestiti e all’incremento di quella produzione “senza la¬†quale ‚Äď come disse Stalin a Teheran ‚Äď avremmo perduto la guerra”.

Roosevelt

Roosevelt

Quando in Francia si conobbe il contenuto di questo discorso, il presidente del Consiglio Reynaud¬†lanci√≤ il suo disperato appello a Roosevelt, chiedendo “aiuti e mezzi di carattere materiale, in¬†qualsiasi forma, eccettuato l’intervento armato”.

Ma Roosevelt no poteva offrire in risposta che “tutta la sua simpatia” e la promessa che il¬†Governo degli Stati Uniti “non avrebbe riconosciuto i risultati delle conquiste territoriali ottenuti¬†mediante un’aggressione armata”.

Poi, con il carisma di non so quali cavilli e sottigliezze legali¬†del segretario del Tesoro, Henry Morgenthau, si concentrarono al Canada circa centocinquanta¬†apparecchi americani, per venir caricati sulla portaerei francese B√©arn, ma non giunsero mai a¬†destinazione. Aeroplani e portaerei erano ancora in mare quando la Francia si arrese e finirono la¬†guerra inutilizzati ed oziosi inseme a una gran quantit√† d’oro francese nell’isola della Martinica.

Il giorno dopo del discorso di Charlottesville, Churchill e Eden giunsero improvvisamente in¬†Francia per conferire con Reynaud e con altri nei pressi di Tours. Weygand espose a Churchill senza¬†tanti preamboli che la Francia non poteva pi√Ļ condurre una guerra, come egli disse: “coordinata”. Reynaud era deciso a continuare la lotta in tutti i modi ed a qualunque costo ed era¬†vigorosamente appoggiato dal suo nuovo sottosegretario alla Guerra, generale Charles De Gaulle.

Churchill

Churchill

L’ammiraglio Darlan era favorevole a mandare la flotta francese in Canada.¬†Anni dopo a guerra finita, Edouard Herriot, intervistato dal New York Times disse che in¬†quell’occasione, 11 giugno 1940, Churchill era scoppiato in lacrime come un bambino, ma aveva¬†stretto i pugni con fiera decisione, dichiarando di sperare quasi che Hitler volgesse le sue mire¬†sull’Inghilterra, attaccandola, pur di concedere a Weygand la possibilit√† di stabilizzare il fronte sulla¬†Somme.

Churchill promise di far pressione sul Gabinetto inglese per indurlo ad inviare in Francia alcune squadriglie della R.A.F. e disse:

La Gran Bretagna si rifiuta di abbandonare la lotta, se non sarà prima completamente prostrata.

Se l’esercito francese √® costretto a cessare la resistenza, l’Inghilterra continuer√† nella speranza¬†che Hitler sia rovinato dalle sue stesse vittorie. Con le sue forze aeree e con la sua flotta,¬†l’Impero britannico pu√≤ resistere per anni e imporre all’Europa il blocco pi√Ļ serrato.

Churchill fece a Roosevelt un’ampia relazione d’incontro, dicendo che il vecchio maresciallo P√©tain¬†aveva “reso poco” anche nel 1918 e si dimostrava ora disposto a trattare un armistizio con¬†Hitler. Il 13 giugno, Roosevelt invi√≤ a Reynaud il seguente dispaccio:

Il vostro messaggio del 10 giugno mi ha profondamente commosso. Come ho gi√† dichiarato a voi¬†e a Mr. Churchill, questo Governo sta facendo tutto quanto √® in suo potere per procurare ai¬†Governi alleati tutti gli aiuti che urgentemente ci richiedono; raddoppieremo anzi gli sforzi, per¬†fare ancora di pi√Ļ. E ci√≤ per manifestare la fede e il nostro sostegno verso gli ideali per cui¬†combattono gli alleati.

La magnifica resistenza degli eserciti francese e inglese ha profondamente impressionato il¬†popolo americano.¬†Io personalmente sono ammirato dalla vostra dichiarazione che la Francia continuer√† a¬†combattere in difesa della democrazia, anche a costo di doversi ritirare dall’Africa del Nord e¬†nell’Atlantico.

√ą bene ricordare che le flotte francese e britannica sono sempre padrone¬†dell’Atlantico e degli altri oceani e che tutti gli eserciti, per sostenersi, hanno bisogno di¬†rifornimenti dall’estero.

Mi rincuora grandemente quanto ha detto giorni fa Mr. Churchill, sulla sua decisione di¬†continuare a resistere nell’Impero britannico e sonno certo che tale decisione si adatti¬†mirabilmente anche al grande Impero francese sparso in tutto il mondo.

La storia ci insegna¬†l’importanza decisiva della potenza navale nel dominio mondiale, come ben sa l’ammiraglio¬†Darlan.

Churchill telefon√≤ al Presidente la sua entusiastica approvazione per questo “magnifico¬†messaggio” e chiese dii poterlo rendere di pubblica ragione, in modo che non solo il popolo¬†inglese e francese, ma anche l tedesco, potessero conoscere quale fosse la posizione decisamente¬†assunta dagli Stati Uniti d’America.

Roosevelt corse subito ai ripari facendo dire da Kennedy al Primo ministro che certamente egli aveva male interpretato il messaggio. E sottolineò il fatto che la Costituzione non gli permetteva di prendere altri impegni, oltre agli già annunciati aiuti materiali.

Roosevelt

Roosevelt

Lo stesso giorno, 13 giugno, vigilia della caduta di Parigi, Churchill ritorn√≤ in volo in Francia, per¬†compiere l’estremo tentativo di decidere il Governo francese a combattere a qualunque costo ed a¬†qualunque condizione, anche ritirandosi nell’Africa del Nord e continuando di l√† la guerra, mentre¬†la flotta francese poteva unirsi a quella britannica.

Reynaud inform√≤ Churchill che senza l’aiuto di un maggior numero di squadriglia da caccia del¬†R.A.F. era impresa disperata il continuare a combattere.¬†Ora, secondo quanto ha detto il generale Sir Hasting Ismay, capo di Stato maggiore personale del¬†Primo ministro: “Prima che noi partissimo per l’incontro di Briare, il Maresciallo dell’Aria¬†Dowding, comandante in capo del Comando Caccia, aveva rivolto al Gabinetto il monito pi√Ļ¬†solenne che, se si fossero inviate altre squadriglie in Francia, egli avrebbe declinato ogni¬†responsabilit√† per la sicurezza delle isole britanniche”.

Alcuni collaboratori di Churchill temevano¬†che, spinto dal suo intimo attaccamento alla Francia e dal profondo senso degli obblighi verso¬†l’alleato, non prendesse in considerazione l’avvertimento; ma egli respinse la richiesta di Reynaud.

Gli furono riferite le parole di Weygand che volevano essere una predizione: “fra tre settimane,¬†tireremo il collo all’Inghilterra, come una gallina” e se le fiss√≤ ben bene in testa, per citarle a¬†tempo debito. Ma Reynaud si vide costretto a ricorrere al maresciallo P√©tain e questi inizi√≤¬†immediatamente le pratiche per una pace separata.

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Churchill appena tornato con il suo seguito da Briare a Londra (volando su territorio gi√† occupato dai¬†Tedeschi), invi√≤ subito un messaggio a Roosevelt, per annunciargli che l’unica speranza per salvare¬†ancora la Francia stava in una immediata dichiarazione del Presidente che gli Stati Uniti sarebbero,¬†all’occorrenza entrati in guerra. Roosevelt rispose che una cosa simile non era di sua competenza,¬†ma aspettava esclusivamente al Congresso.

Churchill lo sapeva benissimo, ma stretto alla gola¬†com’era, si sentiva disposto a tentare ogni cosa. Ormai sapeva che l’Inghilterra avrebbe dovuto¬†combattere da sola e che la prima fase dell’imminente campagna sarebbe stata una strenua lotta per¬†il dominio del cielo inglese; la seconda sarebbe stata combattuta sulle acque della Manica e¬†Churchill insisteva in tutti i suoi messaggi al Presidente perch√© venisse soddisfatta la richiesta¬†inglese di cacciatorpediniere americani.

La corrispondenza tra la Casa Bianca e Downing Street non cess√≤ affatto nei giorni in cui il¬†venerando disfattista, P√©tain, trattava la resa con Hitler; fu anzi Roosevelt a porre le domande pi√Ļ¬†ansiose. Il Presidente voleva sapere da Churchill quando prevedesse che sarebbe stato iniziato¬†l’attacco tedesco all’Inghilterra e la risposta fu: “con tutta probabilit√† immediatamente”.

Chiedeva inoltre, cosa sarebbe successo alla Home Fleet in caso di vittoriosa invasione tedesca.¬†Essa poteva essere dislocata in varie basi come Terranova, Aden, Citt√† del Capo, Singapore e¬†Roosevelt dichiarava che la flotta americana si sarebbe assunta la responsabilit√† della difesa¬†dell’emisfero Occidentale, compreso il Canada.

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“Come uomini di mare ‚Äď affermava ‚Äď voi ed io¬†sappiamo benissimo che l’efficienza della flotta ed il dominio del mare determineranno a lungo¬†andare la salvezza della democrazia e di coloro che subiscono presentemente i rovesci”.

La risposta di Londra fu ineccepibile, nell’amara verit√† delle sue costatazioni. Roosevelt seppe che¬†la Marina, o parte di essa, piuttosto di arrendersi a Hitler, si sarebbe rifugiata nelle basi anzidette:¬†ma, si sottolineava, tutte indistintamente le unit√† in grado di tenere il mare sarebbero state¬†violentemente impegnate nella difesa delle isole inglesi e l’avverarsi di una vittoriosa invasione¬†tedesca, avrebbe significato in pratica la completa e totale distruzione della Home Fleet.

Era proprio questo che Roosevelt voleva conoscere. Ora sapeva che l’ex-marinaio era deciso a non¬†arrendersi; se l’Inghilterra avesse dovuto soccombere, gli Inglesi sarebbero caduti con tutti i loro¬†vessilli al vento ed i cannoni arroventati. Essendo egli stesso un uomo di mare cominciava ora a¬†sperare che l’Inghilterra, con una tale decisione ed una flotta simile non avrebbe mai potuto essere¬†sommersa.

Chiese ancora se si aveva intenzione di trasferire il Governo di Londra nel Canada o in¬†altre localit√† del Commonwealth, nel caso di una invasione vittoriosa. Voleva essere sicuro che gli¬†Inglesi seguissero l’esempio degli Olandesi, dei Belgi, Norvegesi, Cechi e Polacchi, istituendo un¬†Governo in esilio, ci√≤ che non aveva fatto P√©tain. La risposta datagli fu ambigua. Ma quando Harry¬†Hopkins and√≤ a Londra, seppe la piena verit√†: il Governo britannico non aveva fatto nessun piano¬†di evacuazione nel Canada o altrove.

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Churchill riteneva che la caduta del Regno Unito avrebbe¬†determinato la fine, almeno temporanea, dell’Impero e che la supremazia sui resti del¬†Commonwealth britannico sarebbe passata a Washington.¬†I Governi dei Domini tempestavano Londra di messaggi, affinch√© la Famiglia reale, o almeno le due¬†principessine, si mettessero in salvo in localit√† sicura, per salvare se non altro, l’Istituto della¬†Corona, qualunque fosse il destino della madrepatria.

Tali richieste furono respinte. La Regina¬†Elisabetta disse: “le principesse non potrebbero partire senza di me ed io non potrei partire senza il¬†Re; e il Re, naturalmente, non partir√† mai”.¬†C’era invece un piano per lo sgombero di Londra, studiato nei minimi particolari, secondo il quale il¬†Governo avrebbe dovuto trasferirsi a Malvern, nell’Inghilterra occidentale.

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Ignorando l’opinione¬†personale di Churchill in materia, diversi suoi collaboratori espressero la loro convinzione ch’egli¬†non ebbe mai la minima intenzione di abbandonare Londra, qualunque cosa succedesse. Se i nazisti¬†fossero riusciti a prendere la citt√† ‚Äď o, come amava dire, ‚Äúla citt√† imperiale‚ÄĚ ‚Äď avrebbero preso¬†insieme anche lui, o quel che ne fosse rimasto.

Non posso citare tutti i cablogrammi che si scambiarono allora Downing Street e la Casa Bianca,¬†perch√© pur avendoli letti, non fanno parte delle carte di Hopkins. Mi limiter√≤ a riassumere i punti¬†principali di quelli inviati dagli inglesi, che sono i seguenti:¬†L’unica speranza inglese di riuscire a sconfiggere la Germania era la difesa del Regno Unito, per¬†mantenere cos√¨, una base alla cui salvezza doveva essere dedicato ogni sforzo.

Se il Regno Unito¬†fosse stato conquistato e la flotta distrutta, l’Africa settentrionale e quella occidentale sarebbero pure¬†cadute, come l’Europa, in mano tedesca. Nel Mediterraneo gli Inglesi non potevano fare altro che¬†impedire ai Tedeschi l’uso del canale di Suez, non difendendolo ma distruggendolo. I Tedeschi¬†avrebbero costituito una preponderante forza navale, aggiungendo alle proprie unit√† tutta la flotta¬†italiana e le pi√Ļ importanti unit√† navali francesi.

Con tutti i cantieri dell’Europa occidentale a sua¬†disposizione, la Germania avrebbe inoltre avuto la possibilit√† di incrementare al massimo la¬†produzione. Non solo, ma i trionfi di Hitler in Europa avrebbero indubbiamente spronato i¬†Giapponesi ad atti di aggressione contro l’Indocina francese e le Indie orientali olandesi,¬†accaparrandosi basi di somma utilit√† per proseguire gli attacchi contro gli stessi territori inglesi e¬†americani.

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Churchill riteneva che la situazione mondiale, avrebbe tratto enorme vantaggio da una dichiarazione¬†degli Stati Uniti, secondo la quali ogni tentativo di alterare con la violenza lo status quo in Estremo¬†Oriente avrebbe “prodotto uno stato di belligeranza” o (temperando la minaccia) “non sarebbe¬†stato tollerato”.

Roosevelt ripet√© (e non quella volta sola) che, a norma della Costituzione, egli non poteva garantire¬†affatto che gli Stati Uniti avrebbero dichiarato guerra di fronte a un qualsiasi atto provocatorio, a¬†meno che, non fosse seguito da un attacco contro il loro territorio. Afferm√≤ tuttavia, esplicitamente¬†l’intenzione di fare il possibile non solo a parole, “all’infuori di un atto di guerra”, perch√©¬†l’Inghilterra non cadesse.

Sapeva infatti che con l’Inghilterra e con la sua Marina sarebbero caduti¬†tutti i nostri tradizionali concetti di sicurezza nell’Oceano Atlantico e la dottrina di Monroe, il¬†principio della libert√† dei mari, la solidariet√† dell’emisfero occidentale sarebbero diventati dei¬†ricordi puri e semplici e gli Americani sarebbero vissuti costantemente “sotto il tiro dei cannoni¬†nazisti”.

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Nelle note di un discorso ch’egli tenne in una seduta segreta alla Camera dei Comuni il 20 giugno,¬†Churchill dichiar√≤ che l’Inghilterra, se avesse potuto superare i prossimi tre mesi, non avrebbe avuto¬†difficolt√† a resistere anche tre anni. Diede grande importanza al fatto di poter ottenere la superiorit√†¬†aerea, soprattutto in relazione all’ormai imminente battaglia aerea d’Inghilterra e disse che i¬†combattimenti nel suo cielo e sul suo territorio avrebbero potuto costituire un fattore decisivo per¬†gli Americani.

Nulla, pi√Ļ che l’eroica lotta del popolo britannico, poteva agire come una spinta ad¬†una loro decisione. Elogi√≤ Roosevelt e concluse che tutto dipendeva dalla capacit√† del popolo¬†britannico di resistere con fermezza decisa, finch√© non si fossero conosciuti i risultati delle elezioni¬†americane. (Churchill, bench√© mettesse continuamente in guardia i suoi collaboratori e il popolo¬†dall’abbandonarsi all’ottimismo, non era lui stesso uomo capace di resistervi e vi indulgeva spesso,¬†non dissimile in questo da Roosevelt, come gi√† precedentemente detto).

Con la firma dell’armistizio nella foresta di Compi√®gne, il Governo britannico dovette affrontare il¬†problema della Marina francese. Si trattava di impedire che essa cadesse in mano ai Tedeschi e di¬†distruggere tutte quelle unit√† che non si unissero spontaneamente agli Inglesi, o non consentissero a¬†portarsi fuori del raggio d’azione tedesco e ad essere smilitarizzate per tutta la durata della guerra: la¬†decisione fu presa “col cuore sanguinante”.

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Si offrirono varie alternativa alle navi alla fonda ad¬†Orano, in Algeria e non si escluse che esse potessero “consegnarsi agli Stati Uniti e rimanere¬†intatte fino alla fine del conflitto, rimpatriando anche gli equipaggi”. Le proposte fatte ad Orano¬†furono tutte respinte dall’ammiraglio francese Gensoul e la Marina britannica attacc√≤ cannonate e¬†con l’aviazione. I danni e le perdite subite dai Francesi furono sensibili; solo un incrociatore riusc√¨ a¬†raggiungere indenne Tolone.

L’azione si prest√≤ ad essere sfruttata per ben quattro anni dalla propaganda nazista in Francia, ma¬†ebbe un enorme effetto sull’opinione mondiale, soprattutto negli Stati Uniti, poich√© avvalor√≤ in¬†modo decisivo la sfida lanciata da Churchill: “Noi combatteremo i Tedeschi fin nelle strade” e “non ci arrenderemo mai”.

Su Roosevelt ebbe un effetto particolare, poich√© presumibilmente¬†egli era al corrente dell’azione.¬†Il Presidente aveva svuotato i magazzini militari americani prelevando un mezzo milione di fucili,¬†ottomila mitragliatrici, centotrenta milioni di cartucce, novecento cannoni da 75 mm. e un milione¬†di proiettili, bombe ed esplosivi da spedirsi in Inghilterra.

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E tutto per mezzo di cavilli legali e in¬†un’atmosfera di assoluta ostilit√†, in un momento in cui molte persone vicine alla Casa Bianca¬†gridavano istericamente che ci√≤ significava il suicidio di Roosevelt e con tutta probabilit√† quello¬†della nazione ‚Äď perch√© l’Inghilterra era finita e tutto quel materiale sarebbe caduto pari pari in mano¬†di Hitler, per essere rivolto contro di noi che ci trovavamo pressoch√© senza difesa.

Ma la spedizione¬†avvenne e fu di valore inestimabile per l’Inghilterra, nell’ora del pi√Ļ grande bisogno. Quei materiali¬†erano cos√¨ utili e necessari che Churchill diede ordine che la cerimonia della consegna avesse tutte¬†le caratteristiche di “una manovra militare”.

Ad attendere le navi alla banchina erano¬†autofurgoni, pronti a portare immediatamente le armi, all’istante stesso dello sbarco, direttamente ai¬†vari punti strategici dell’isola, proprio coma se si trattasse di mantenere una precaria ‚Äútesta di¬†ponte‚ÄĚ. Il milite della territoriale inglese, che si accingeva ad affrontare l’invasione tedesca con una¬†lancia ed una forca per tutta armatura, ora aveva in mano un fucile e munizioni nelle giberne. Si¬†sentiva pi√Ļ sicuro, si sentiva imbattibile.

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Quando la ‚Äúguerra-lampo‚ÄĚ giunse al culmine, Churchill disse in una seduta segreta:

Il nemico sta facendo i suoi preparativi per l’invasione e raduna in tutta fretta navi e¬†motozattere: da un’ora all’altra l’isola pu√≤ trovarsi di fronte all’invasione ‚Ķ Sono gi√† radunate¬†in molti porti della costa avversa ‚Ķ pi√Ļ di millesettecento motozattere e duemila navi, pronte a¬†salpare ‚Ķ

Ho fiducia che riusciremo fermare ed a disperdere definitivamente il tremendo¬†assalto da cui siamo minacciati: comunque, qualsiasi cosa accada, noi tutti cadremo¬†combattendo fino all’ultimo.

Forse queste erano solo parole dette per caricare le tinte, ma credo che pi√Ļ d’uno in Inghilterra ‚Äď e¬†non mi meraviglierei se fra costoro fosse stato anche Churchill ‚Äď abbia deplorato in seguito che¬†Hitler non avesse tentato l’invasione. Come disse pi√Ļ tardi un membro dello Stato maggiore a¬†Hopkins, “ci sarebbe stata una battaglia infernale”.

Gli Inglesi difettavano in maniere sbalorditiva di armi moderne, ma avevano milioni di granate anticarro, fatte con bottiglie di birra contenenti tritolo e zolfo e avevano una voglia incredibile di usarle. Sapevano che il Presidente degli Stati Uniti, pur con tutte le limitazioni cui era costretto, era dalla loro parte, almeno in spirito.

E questa certezza li esaltava e i incoraggiava forse pi√Ļ del patto non ancora scritto.¬†Questa fu la prima grande decisione di Roosevelt nel tempo di guerra: sostenere la causa¬†apparentemente disperata dell’Inghilterra con ogni sorta di mezzi, materiali e morali, a sua¬†disposizione. La decisione fu tutta sua.

Churchill e Roosevelt

Churchill e Roosevelt

Non vi fu epoca durante tutta la sua carriera presidenziale in¬†cui incontrasse maggior opposizione nell’ambiente dei propri funzionari e in cui la sua posizione nel¬†Paese fosse meno sicura. I suoi due principali informatori e consiglieri diplomatici, Bullitt in¬†Francia e Kennedy in Inghilterra, erano molto scettici sulle possibilit√† Inglesi.

Bullitt¬†appassionatamente francofilo, riteneva fermamente che gli Inglesi avessero tradito i propri alleati,¬†rifiutandosi di inviare in Francia le ultime forze della loro caccia. Kennedy ammoniva il Presidente¬†a “non voler tenere il sacco in una guerra che gi alleati avevano gi√† perduta”.

Ma Roosevelt¬†prese la sua decisione e la mantenne ‚Äď si noti bene ‚Äď quasi alle soglie di una campagna¬†presidenziale, prima ancor di annunciare la propria volont√† di presentarsi ad una terza rielezione e¬†di sapere se il candidato repubblicano sarebbe stato Wendell Willkie, Robert A. Taft, Thomas E.¬†Dewey o Arthur H. Vandenberg, tutti allora confessatamente isolazionisti.

Roosevelt fu evidentemente influenzato da considerazioni strategiche: egli conosceva molto bene¬†l’importanza della Gran Bretagna come base e quella della Marina inglese come strumento di difesa¬†dell’emisfero occidentale. Ma ad agire risolutamente su di lui furono considerazioni d’ordine¬†morale.

L’impossibilit√† in cui s’erra trovato di concedere il minimo aiuto ai disperati appelli della¬†Francia, gli aveva dato, credo, il pi√Ļ grave senso di amarezza e di disfatta che avesse mai provato.¬†Era deciso a non incorrere una seconda volta in questa specie di umiliazione nazionale. E voleva¬†affermare la supremazia del popolo americano ‚Äď cosa di cui, sia detto tra parentesi, la maggioranza¬†del popolo era soddisfatta, perch√© s’era trovata colpita e turbata dall’improvviso sviluppo degli¬†eventi.

casa_bianca_1940

Tutta la corrispondenza diretta alla Casa Bianca era in quei giorni piena di dubbi e di timori,¬†non di un pericolo conosciuto, ma della sconcertante incertezza e perplessit√† che si era impadronita¬†della gente. Molte lettere contenevano appelli commenti di madri e di mogli al Presidente, poich√© “dicesse al Paese di non voler mandare i figli d’America a combattere all’estero. Prometteteci che¬†essi non saranno inviati fuori dall’emisfero occidentale!” (come se fosse stato preferibile avere la¬†guerra in casa e mandare i nostri ragazzi a morire nelle giungle del Brasile e nelle steppe¬†dell’Alaska).

Ma c’erano lettere che esprimevano timore per il nostro onore nazionale e per¬†l’avvenire della nostra libert√†. Una di queste era del vecchio amico di Hopkins, William Hodson,¬†commissario all’assistenza nella citt√† di New York, il quale si era molto adoperato per far conoscere¬†Hopkins al Presidente. Egli scriveva:

Non dubito che l’America √® sulla soglia di un disastro e sono perfettamente conscio della¬†immensa responsabilit√† che si accollano in quest’ora buia, il Presidente e i suoi consiglieri.

Spero che il Presidente parler√† chiaramente e dir√† all’America il peggio, come ha fatto Churchill¬†in Inghilterra, perch√© il popolo americano possa armarsi di coraggio di fronte agli avvenimenti¬†che ci attendono e che il popolo americano non conosce ancora nella loro interezza.

Che cosa potesse fare in queste condizioni i cittadini per portare agli alleati un aiuto immediato, che deve essere dato in ogni modo possibile? Come possono appoggiare e sostenere gli sforzi del Presidente per riorganizzare ed incrementare il riarmo del Paese senza indugio?

Mi sembra che se non suoneremo subito la tromba c’√® pericolo di cadere in un letargo e in¬†un’inerzia che possono pregiudicare e soffocare i nostri sforzi e solo il Presidente pu√≤ lanciare¬†questo appello. Dio voglia che non sia gi√† troppo tardi!

Hodson per√¨ due anni e mezzo dopo, nel disastro di un aeroplano militare in rotta verso l’Africa del¬†Nord, dove doveva organizzare il primo programma del U.N.R.R.A. Aveva vissuto abbastanza per¬†vedere la guerra giungere alla sua svolta decisiva alle Midway, El Alamein e Stalingrado. Ma¬†Roosevelt non diede mai fiato ‚Äúalla tromba‚ÄĚ, come chiedevano Hodson e molti altri; egli attese¬†finch√© non lo fecero per lui i ‚Äúsignori della guerra‚ÄĚ giapponesi: egli √® stato per ci√≤ criticato da molti¬†benpensanti compreso il fedelissimo ‚Äúluogotenente‚ÄĚ, Henry L. Stimson.

Forse la storia dir√† se egli¬†abbia sbagliato a non gettare le carte in tavola fin dal 1940 o ’41 e a non domandare il responso del¬†Congresso sull’entrata o meno in guerra degli Stati Uniti. Non mi voglio pronunciare, ma ho la¬†quasi certezza che se lo avesse fatto sarebbe stato malamente sconfitto e la Germania ed il Giappone¬†avrebbero avuto spianata la strada per conquistare l’Europa e l’Asia, Unione Sovietica compresa, fin¬†dal 1942.

Roosevelt

Roosevelt

Esito anche ad affermare quali ne sarebbero state le conseguenze nell’emisfero¬†occidentale. Ma non importa. Sia stato meglio o peggio, non √® materia d’indagine storica esaminare¬†quanto non sia effettivamente accaduto. Qualunque altra via Roosevelt avesse potuto seguire,¬†rimane il fatto che la decisione da lui presa nel 1940, di sua iniziativa e senza squilli di tromba,¬†impegn√≤ gli Stati Uniti ad assumersi tutte le responsabilit√† di una supremazia mondiale.

Ed √® una¬†coincidenza, ma al tempo stesso un suggestivo richiamo storico, che Roosevelt abbia annunciato la¬†sua decisione a Charlottesville, nella Virginia dov’era presente in spirito Thomas Jefferson, il quale¬†arditamente e senza autorizzazione del Congresso aveva posto i giovani Stati Uniti sulla via di un¬†predominio continentale, con la speranza che ci√≤ potesse evitare loro di impicciarsi negli affari del¬†Vecchio Mondo.

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