2ª GUERRA MONDIALE, SEGRETI AMERICANI Р16

a cura di Cornelio Galas

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Siamo arrivati all’ultima puntata. Con altri documenti segreti della Casa Bianca. Relativi in particolare alla Guerra nel Pacifico.

Il 7 luglio 1941, Sumner Welles scrisse a Hopkins questa lettera presaga:

Sumner Welles

Sumner Welles

So che vi interessate attivamente per rendere effettivo nel pi√Ļ breve tempo l’aiuto da accordare¬†alla Cina, nell’ambito della legge affitti e prestiti del 11 maggio 1941.

Ma √® chiaro che ci sono¬†cause che sfuggono al vostro controllo, comprese forse le stesse necessit√† di altre parti del¬†mondo, le quali ostacolano continuamente l’invio di rifornimenti alla Cina.

Pure, la situazione in Estremo Oriente √® allarmante e mi permetto di suggerire di dare nuovo¬†impulso al programma di produzione e di aiuti perch√© √® attualmente opportuno compiere ogni¬†sforzo per accelerare ed accrescere l’invio dei materiali alla Cina.

Sta di fatto che l’invasione tedesca della Russia pu√≤ indurre il Giappone a compiere qualche¬†nuovo atto d’aggressione. Fra le varie possibilit√† possiamo annoverare:

1) una invasione della Siberia;

2) una espansione verso sud;

3) una ripresa di operazioni militari in Cina.

Mi sembra che i successi tedeschi contro la Russia offrano al Giappone un’opportunit√† che ci¬†deve impegnare seriamente a dare tutto l’aiuto possibile alla Cina, nel pi√Ļ breve termine di¬†tempo.

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√ą essenziale che il nostro Paese faccia di tutto perch√© la Cina non si trovi indebolita e¬†demoralizzata. Il mezzo pi√Ļ rapido e sicuro a tal fine sta nell’intensificare quanto pi√Ļ √® possibile¬†gli aiuti di cui ha enorme necessit√† e che dobbiamo mandarle senza indugio.

Invio copia della presente al generale Marshall e all’ammiraglio Stark.¬†Sono sicuro che le dedicherete tutta la vostra attenzione e considerazione, poich√© si tratta di una¬†delle questioni pi√Ļ importanti nei riguardi della nostra difesa.

(Si noter√† che Welles, parlando delle “opportunit√†” che si offrivano al Giappone, non¬†comprendeva affatto quella di un attacco contro gli Stati Uniti).

I Giapponesi cominciarono presto a dimostrare che Welles aveva visto giusto e non tardarono a far¬†capitale dell’invasione tedesca alla Russia, iniziando una delle loro solite mosse.

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Il 23 luglio costrinsero il debole Governo di Vichy a cedere le proprie basi in Indocina, donde potevano lanciare attacchi contro le Filippine o contro le Indie olandesi e la penisola di Malacca.

La situazione in¬†Medio Oriente si fece pertanto molto seria. Roosevelt pass√≤ il generale MacArthur e le forze armate¬†filippine alle dirette dipendenze dell’esercito statunitense.

il generale MacArthur

il generale MacArthur

Hopkins condivideva certamente le preoccupazioni di Welles per la Cina, ma non poteva fare molto, poiché distratto dai continui viaggi a Londra, a Mosca e ad Argentia. Quando tornò a Washington lesse un messaggio inviato da Owen Lattimore a Lauchlin Carrie, segretario del Presidente per gli affari orientali.

Owen Lattimore

Owen Lattimore

Lattimore, uno degli Americani pi√Ļ competenti di problemi asiatici, si trovava in¬†quel tempo a Ciungking come consigliere politico di Ciang Kai-shek. E riferiva:

Recente propaganda del Giappone e loro satelliti insinua che la Cina venga impiegata da democrazie occidentali non in qualità di alleata, ma come strumento che farà le spese delle condizioni di pace.

Tale propagande sfrutta una situazione che desta gravi preoccupazioni al Generalissimo, poiché la Cina si sente isolata politicamente e nutre crescente timore di non ricevere, dopo la guerra, un trattamento leale e che le accordi parità di diritti.

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Il Generalissimo¬†ritiene che soltanto il Presidente Roosevelt sia in grado di poter oggi prendere l’iniziativa,¬†suggerendo all’Inghilterra e alla Russia di stringere un’alleanza con la Cina tra le potenze anti-Asse, eliminando il segno della sua inferiorit√† ‚Ķ e rafforzando pertanto l morale del popolo¬†cinese.

Non molto dopo, Hopkins ricevette il primo dettagliato rapporto di Daniel Arnstein, cui aveva¬†raccomandato di sbrogliare la faccenda della via della Birmania. Era un rapporto lunghissimo e¬†senza sottintesi. I primi due paragrafi ne possono rendere un’idea:

Daniel Arnstein

Daniel Arnstein

La ragione principale del pessimo funzionamento dei servizi lungo la strada birmana sta¬†nell’enorme ignoranza delle pi√Ļ elementari regole del traffico dimostrata da tutti indistintamente¬†gli uomini che sopraintendono attualmente ai vari quartieri generali lungo il percorso.

Gli enti¬†del Governo preposti attualmente all’impiego degli autocarri su detta strada, sono sovraccarichi¬†di personale e di uffici. Nessuno sa che cosa occorra per porre un rimedio alla situazione.

Non ci si sforza neppure di vedere che il traffico inizi di mattina presto per avere davanti a sé tutta la giornata e non si pensa minimamente a regolare i carichi e a predisporre tutte le agevolazioni che richiederebbero la presenza e la cura personale dei capi di ciascuna località.

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In ognuna di¬†queste ci sono tre o quattro assistenti e parecchi segretari che non sanno nemmeno cosa succede¬†lungo la strada e sono perfettamente all’oscuro di ogni orario di partenza e di arrivo dei¬†trasporti.

Sono 16 attualmente gli enti che operano lungo la strada della Birmania e tutti retti da personale incompetente: nessuno si prende la briga di spostare i carichi giacenti, che pur dovrebbero trasportarsi se ci fosse un minimo di coordinazione.

Invece non si dislocano che i materiali¬†richiesti dai dipartimenti a cui ciascun ente fa capo. La situazione non migliorer√† finch√©¬†l’organizzazione non sia tolta di mano a tutti questi dipartimenti governativi e non venga affidata¬†a mani competenti investiti da poteri per raddrizzare le cose.

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Chiunque sia il nuovo capo, sar√†¬†necessario che egli abbia piena facolt√† di scegliersi i collaboratori, assumendo e licenziando il¬†personale senza timori o favoritismi di sorta. La situazione di ogni impiegato deve essere regolata¬†dalle sue relazioni personali, ma solo in base alla competenza, all’abilit√† o alla voglia di lavorare¬†di persona e non attraverso un certo numero di assistenti.

Tutti i privilegi sui trasporti, goduti ora dalle varie organizzazioni, devono essere riuniti sotto la sua direzione.

Questo fu, a quanto mi consta, il primo di una luna serie di documenti scoraggianti che rivelarono a Hopkins la verità della situazione cinese. Roosevelt e Hopkins erano, come la gran maggioranza degli Americani, logicamente e fortemente filo-cinesi.

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Avevano avuto spesso delle divergenze con¬†Churchill su questo punto, perch√© il Primo ministro considerava un’illusione ogni forma di fiducia¬†verso la Cina.

Come si vedr√†, c’era per√≤ una gran confusione sull’argomento fra gli stessi¬†responsabili americani e il generale Marshall mi disse che la controversia Stilwell-Chennault sulla¬†nostra politica in Cina provoc√≤ l’unico vero dissenso che si ebbe fra lui e Hopkins.

C’erano negli¬†Stati Uniti ardenti amici della Cina, i quali erano tutt’altro che di aiuto nel risolvere l’intricata¬†matassa. La loro totale devozione alla causa del popolo cinese li portava a dipingere un quadro tutto¬†di maniera della realt√† del Kuomintang (ed √® dir poco), procurando terribili delusioni ai molti¬†Americani che andarono in Cina durante la guerra, come soldati o come civili.

George Marshall

George Marshall

Il maggiore McHugh addetto alla fanteria di Marina presso l’Ambasciata americana di Ciungking,¬†inform√≤ Currie che il Generalissimo si era compiaciuto del rapporto Arnstein:

Gli sembrava quasi un repertorio di tutti i mali che tormentano il traffico della strada. Credo che ai suoi occhi il rapporto abbia il grande valore di essere un documento assolutamente obbiettivo.

Egli aveva già avuto sentore di molte delle cose dette nel documento, ma da persone in cui non aveva la minima fiducia. Invece il fatto che Arnstein e Co. non siano pagati per la loro inchiesta, diano il loro parere senza riserve e stiano per far ritorno in patria, rende il loro rapporto ineccepibile. Ora i difetti sono chiariti: tocca ai Cinesi porvi rimedio.

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Ciang Kai-scek

La signora Ciang Kai-shek scrisse a Currie: “la prima volta che vederete Mr. Harry Hopkins,¬†fatemi il piacere di ringraziarlo da parte nostra per l’aiuto che ci d√† sotto la legge affitti e prestiti. So¬†che, vostro tramite, egli si √® preso a cuore i problema cinese e vuole che la Cina abbia presto la¬†quota chele spetta”.

Per√≤, quale fosse questa “quota” viene rivelato da una lettera inviata da T. Soong al colonnello William J. Donovan:

William J. Donovan

William J. Donovan

Riassumo la conversazione che ho avuto con voi ieri pomeriggio.¬†La concomitanza di numerosi nuovi avvenimenti ha reso disperatamente necessario l’invio di¬†aeroplani in aiuto alla Cina, anche a costo di differire e dirottare analoghi aiuti alle Filippine, a¬†Singapore e alle Indie olandesi.

Il primo dei suddetti eventi è la nuova tattica di bombardamento aereo adottata dai Giapponesi, un bombardamento continuo, quotidiano che dura ventiquattrore su ventiquattro ed è condotto da grosse formazioni aeree o da poche unità, ma a cui Ciungking è continuamente soggetta, dopo la protesta americana contro i movimenti nipponici nel sud.

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Senza aerei per tenere lontani dalle citt√† gli apparecchi giapponesi e¬†per bombardare a nostra volta le loro basi d’appoggio, non abbiamo possibilit√† di difesa e¬†di rappresaglia.¬†

√ą evidente che lo scopo di questi bombardamenti √® di porre termine “all’incidente¬†cinese” prima di muoversi in altra direzione ‚Äď mettendo il popolo cinese di fronte a una¬†realt√† ben diversa dalle speranze che aveva nutrito negli ultimi quattordici mesi sulla¬†efficacia di un aiuto americano.¬†

L’enorme differenza fra la realt√† e le speranze balza agli occhi dei Cinesi anche da due¬†altri avvenimenti.

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La larghezza con cui √® stata annunciata la consegna degli apparecchi all’Unione¬†Sovietica, dopo le ripetute promesse fatte alla Cina e non mantenute con il pretesto di una¬†assoluta mancanza di aeroplani.

L’evidente piega della politica americana ‚Äď vi prego di capirmi e di vedere le cose non dal¬†vostro o dal mio punto di vista, ma da quello dei Cinesi che si vedono sottoposti a un¬†bombardamento di ventidue ore al giorno ‚Äď per cui si tende a rabbonire il Giappone¬†offrendogli materiali da guerra, proprio quei materiali e quella benzina che servono per¬†bombardare Ciungking, pur di distoglierlo dall’attaccare talune vie americane di¬†rifornimento nel sud.¬†

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Questi tre avvenimenti, in genere e le loro conseguenze, fanno s√¨ che i Cinesi siano stanchi della¬†politica di resistenza di Ciang Kai-shek, nel quadro delle politica generale delle democrazie e¬†comincino a pensare: “La nostra resistenza non √® che una pedina nel gioco delle altre potenze¬†democratiche.¬†

Il Giappone viene fornito di armi per distruggerci, pur di dare respiro agli Inglesi nel sud e forse ai Russi nel nord. Nonostante tutti gli aiuti che ci sono offerti in materiale rotabile e in carri, tutte cose che non servono cioè, per la guerra, non ci viene dato nulla che ci possa permetta di attaccare il Giappone e di restituirgli pan per focaccia.

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Ma questi stessi mezzi¬†d’offesa, che per noi sono inesistenti, vengono invece consegnati con immediata prontezza ai¬†nostri amici russi ‚Ķ”.

Se gli aeroplani possono venire consegnati subito alla Russia ‚Äď che √® un’amica e un’alleata ‚Ästdovete darli subito a Ciungking altrimenti il popolo cinese non ci si raccapezza pi√Ļ.

Sono passati ormai quattordici mesi da che venni negli Stati Uniti a chiedere questo aiuto di aeroplani.

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In risposta il Presidente, dopo essersi resoconto del pericolo di una non resistenza¬†all’aggressione, mi promise di interpellare i suoi consiglieri per darci ogni aiuto effettivo.

Da allora io non ho fatto che rilevare l’urgente necessit√† di aeroplani per difendere le principali¬†vie di riferimento e le maggiori citt√† e per rendere possibili le operazioni delle nostre forze¬†terrestri.

Nei quattordici mesi che sono seguiti, non un solo aeroplano completo d’armi e di munizioni ha¬†raggiunto la Cina, per poter essere usato in operazioni belliche.

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Per interessamento del Presidente ci furono spediti l’autunno scorso 100 Curtis P. 40, destinati¬†all’Inghilterra, ma solo ora si sta disponendo per i necessari pezzi di ricambio e le munizioni¬†senza i quali quegli aeroplani non possono servire in combattimento, ma solo per istruzione e¬†allenamento.

L’autunno e l’inverno scorsi ci furono offerti alcuni apparecchi da bombardamento capaci di¬†bombardare il Giappone. L’offerta venne accettata, ma non ebbe seguito.

Una speciale missione aerea americana, con a capo il generale Claggett, visitò a Cina dopo la venuta du Currie e dopo attento studio degli aeroporti, delle forze aeree e delle possibilità, fece una relazione pienamente favorevole alle nostre richieste, perché ci fossero dati 350 caccia e 150 bombardieri. Nulla di tutto ciò è stato fatto.

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Alla fine di luglio fu finalmente approvato dall’Ufficio strategico unito, per autorizzazione¬†presidenziale, l’invio di 66 bombardieri e 269 caccia, di cui 24, cos√¨ si assicur√≤ Ciang Kai-shek,¬†d’immediata consegna.

Il Generalissimo fu al colmo della felicit√† quando Lauchlin Currie¬†mand√≤ conferma dell’invio.¬†Oggi si dice che le consegne non potranno avere inizio prima di ottobre e saranno rateizzate fino¬†alla primavera del ’42.

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Intanto Ciungking √® bombardata incessantemente giorno e notte e la Cina entra nel secondo¬†mese del suo quinto anno di guerra, senza che non una delle promesse che io telegrafi per¬†incoraggiarli, s’avveri ‚Ķ

Mi scuserete d’essere stato cos√¨ franco, ma la situazione russa e la completa dimenticanza in cui¬†√® tenuta la Cina in tutti i piani strategici alleati finora resi noti, hanno effettivamente fatto¬†precipitare il problema di questi aeroplani alla Cina, se si vuole rinfrancare il morale della¬†nostra gente ‚Ķ

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Abbiamo resistito già cinque anni. Dateci la possibilità di resistere ancora.

Dei sessantasei bombardieri medi ricordati da Soong e promessi con autorizzazione del Presidente,¬†in luglio, non uno era stato ancora consegnato alla fine di ottobre. Ci√≤ si rileva da un promemoria di¬†Soong a Roosevelt, su cui il Presidente segn√≤ a matita: “H.H. – Affrettare! F.D.R.”.

In seguito¬†Hopkins e Soong si posero a lavorare insieme di buone lena e continuarono la collaborazione fino a¬†diventare amicissimi.¬†Non molto dopo, mentre era all’ospedale della Marina, Hopkins ricevette da Soong questa lettera:

Sono molto spiacente di apprendere che siete indisposto e mi faccio scrupolo di turbare la vostra convalescenza. Ricordate che io vidi voi e il Presidente il 31 ottobre, trasmettendo una urgente richiesta del Generalissimo Ciang Kai-shek per affrettare la consegna di aeroplani e di artiglieria in previsione di imminenti attacchi giapponesi contro la strada della Birmania attraverso la Birmania e lo Yennan.

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Il Presidente fu cos√¨ cortese da ordinare che le consegne fossero “affrettate” e voi gentilmente faceste i passi necessari per esaudirne il desiderio. Per√≤ sono¬†costretto a riferirvi che finora non sono riuscito ad ottenere nessun risultato concreto.

Voi foste così gentile da promettermi che mi avreste visto di nuovo dopo il ritorno da Hyde Park, ma ve lo ha impedito di certo la malattia. Intanto io non so cosa rispondere al Generalissimo Ciang e vi sarò grato se mi poteste consigliare cosa debba dire in risposta alle sue ripetute e pressanti richieste.

Uno dei primi atti di Hopkins, il giorno di Pearl Harbour, fu la richiesta di un controllo su tutte le navi e gli aeroplani che trasportavano aiuti alla Cina. Era in numero assolutamente esiguo.

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Gli aiuti erano solo una goccia in vasto mare e cessarono del tutto per un certo periodo di tempo, poiché i Giapponesi erano riusciti a tagliare ogni via di comunicazione verso la Cina per terra e per mare.

C’era invero una paurosa penuria di armi e di materiali disponibili, se consideriamo le sempre¬†maggiori richieste che venivano dall’Inghilterra e dalla Russia, dalla Cina e in seguito dalle nostre¬†stesse forze armate.

Un esempio: durante il mese di luglio, mentre Hopkins a Londra e a Mosca si rendeva conto della necessità di bombardare la Germania, la produzione dei quadrimotori negli Stati Uniti raggiungeva un totale di appena due la mese. Il preventivo calcolato per i cinque ultimi mesi del 1941 era di soli 213.

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Dato che il bisogno d’aeroplani per l’addestramento dei nostri equipaggi e¬†le incessanti e sempre urgenti richieste inglesi e russe, s’intende che la quantit√† che poteva essere¬†consegnata alla Cina, era veramente irrisoria.

Il 13 novembre Hopkins scrisse al suo amico James Norman Hall, uno degli autori degli Ammutinati del Bounty, che viveva a Tahiti, la seguente lettera:

Qui siamo impegnatissimi con il nostro programma di produzione. Aeroplani, carri armati, munizioni, cannoni si fabbricano a getto continuo e penso che tra pochi mesi faranno sentire tutto il loro peso. Non credo però che il semplice programma affitti e prestiti basti per sconfiggere Hitler. Temo che si dovranno prendere misure di portata ben maggiore. 

Nella lettera per√≤ non si esprimevano tutti i sentimenti di Hopkins. Perch√© egli sapeva che non¬†avremmo mai potuto raggiungere un equo livello di produzione finch√© non vi fossero mobilitate¬†tutte le industrie automobilistiche e del genere, dal piede di pace a quello di guerra e non le si fosse¬†rese atte a soddisfare tutte le richieste di una guerra totale, finch√© l’intero popolo americano non¬†avesse compreso che la produzione non era solo una questione di aiuti allo straniero, ma una¬†questione di vita o di morte per la nazione.

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Si noter√† che nella lettera ad Hull, Hopkins parlava ancora di Hitler, senza fare il minimo cenno al¬†Giappone. Quando egli invocava che si dessero alla Cina tutti gli aiuti possibili (molto pochi come si¬†√® visto), agiva pi√Ļ sul piano morale che su un vero e proprio piano pratico.

Era pi√Ļ che altro un¬†pagamento in conto ‚Äď qualcuno potrebbe anche dire: “uno scarico di coscienza” ‚Äď che poteva¬†avere il suo valore in un lontano futuro, ma non aveva la minima importanza come fattore di vittoria¬†nella guerra in corso.

Uno dei documenti pi√Ļ importanti del periodo anteriore a Pearl Harbour √® senza dubbio la¬†cosiddetta: “Stima dell’Ufficio Unito sull’esigenza di una produzione totale americana” (Joint¬†Board Estimate of United States Over-all Production Requirements).

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Era datata 11 settembre 1941 e¬†firmata dai capi di Stato maggiore, generale Marshall e ammiraglio Stark. La prima parte, di tre¬†paragrafi, dava le ragioni della stima fatta. La seconda, a cominciare dal paragrafo 4, aveva per¬†titolo: “Grande Strategia Militare”:

4) La Germania e tutti i paesi occupati dalla Germania che le offrono una collaborazione¬†militare: il Giappone e il Manciukuo, l’Italia, la Francia di Vichy e probabilmente la¬†Spagna e il Portogallo, sono da ritenersi nemici in potenza.

I paesi amici e eventuali¬†alleati in una guerra sono: il Commonwealth britannico, le Indie olandesi, la Cina, la¬†Russia, la Francia libera, i popoli dei territori occupati dalla Germania che si possono¬†opporre alla potenza dominante e i paesi dell’Emisfero occidentale.

5) I grandi obbiettivi nazionali degli Stati Uniti, in relazione ad una politica militare, possono essere riassunti nelle linee seguenti:

  1. a) conservare l’integrit√† territoriale, economica e ideologica degli Stati Uniti e del resto¬†dell’Emisfero occidentale;
  1. b) impedire la disgregazione dell’Impero britannico;
  2. c) impedire un’ulteriore espansione del dominio territoriale giapponese;
  3. d) stabilire, successivamente, in Europa e in Asia una politica di equilibrio che assicuri in quei paesi una stabilità politica e garantisca la sicurezza futura degli Stati Uniti;
  1. e) creare dove possibile dei regimi favorevoli alla libertà economica e alla libertà individuale.

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  1. 6) Poich√© gli Stati Uniti hanno i loro principali interessi territoriali nell’Emisfero¬†occidentale √® fondamentale che gli Stati Uniti costituiscano forze armate tali da poter¬†prevenire, in ogni eventualit√† e in collaborazione con le forze delle altre potenze¬†americane, l’invasione dell’Emisfero occidentale da parte di una potenza politica o¬†militare dell’Europa o dell’Asia, anche se si verificasse il crollo del Commonwealth¬†britannico.

7) Il conseguimento di questo solo obbiettivo non porter√† al successo di tutti gli obbiettivi¬†nazionali menzionati al paragrafo 6). Tali obbiettivi possono essere attuati nella loro¬†integrit√† soltanto con vittorie militari ottenute fuori dall’Emisfero, dalle forze armate¬†degli Stati Uniti o dalle forze armate delle potenze amiche, o da entrambe.

Sono parole che sottolineano uno degli aspetti¬†principali dell’intera strategia americana nella seconda guerra mondiale, cio√®, che le battaglie¬†decisive dovessero combattersi fuori dall’Emisfero occidentale e non, come insistevano gli¬†isolazionisti, entro i confini del nostro territorio.

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La “stima” continuava:

8) Se la Germania dovesse riuscire a conquistare tutta l’Europa, desidererebbe stabilire con¬†gli Stati Uniti un certo periodo di pace, per organizzare le sue conquiste, ristorare la¬†propria economia e incrementare la potenza militare, in previsione di una eventuale¬†conquista dell’America del Sud e della sconfitta militare degli Stati Uniti.

Durante questo¬†periodo di “pace”, la Germania cercherebbe logicamente di minare la stabilit√†¬†economica e politica dei paesi dell’America del Sud, per costruirvi dei regimi favorevoli¬†allo stabilirsi della potenza militare tedesca su questo continente.¬†In tale circostanza, la¬†Germania avrebbe migliori probabilit√† di battere gli Stati Uniti.

Ma una simile previsione¬†pu√≤ essere ritenuta come incerta perch√© la Germania potrebbe anche decidersi di cercarsi¬†subito una base nell’Emisfero occidentale.

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9) Se il Giappone dovesse sconfiggere la Cina e la Russia e ottenere il controllo del Siam,¬†della Malesia e delle Indie Olandesi, sarebbe anch’esso probabilmente favorevole a una¬†pace per avere il tempo di organizzare “la sfera di prosperit√† dell’Asia unita”. Quasi¬†inevitabilmente le isole Filippine passerebbero nella sfera di egemonia giapponese.

Qui di nuovo si presume che il Giappone attacchi a nord la Russia, a ovest la Cina e a sud Malacca¬†e le Indie Olandesi, prendendo in una morsa le Filippine (con le isole orientali sotto mandato). I¬†cinque paragrafi che seguono vanno sotto il titolo di: “Direttive di politica militare”:

10)Non è prevedibile che il regime nazista venga riconosciuto dal popolo tedesco, almeno in un prossimo futuro e ciò avverrà solo nel caso che la Germania si trovi di fronte a una disfatta militare.

Ma, anche se si stabilisse un nuovo regime, non è affatto certo che esso accetterebbe proposte di pace accettabili anche dagli Stati Uniti.

January 1944: U.S. Marines come ashore from the mouth of a Coast Guard manned LST, during the invasion of New Britain Island, at Cape Gloucester. (AP Photo)

11) Ammesso che quanto suesposto risponda a verità, è opinione di questo Ufficio Unito che la Germania e i suoi satelliti europei non possono essere sconfitti dal presente schieramento delle forze europee.

Perci√≤, se i nostri nemici europei devono essere¬†sconfitti, √® necessario che gl Stati Uniti entrino in guerra e impieghino una parte delle¬†loro forze armate in una offensiva contro l’Europa o l’Africa nell’Atlantico orientale.

12) L’Ufficio Unito ritiene pure che, nelle presenti circostanze, il Giappone potrebbe avanzare¬†contro gli Inglesi nella Malacca e contro gli Olandesi nelle Indie orientali, senza che n√©¬†gli Inglesi n√© gli Olandesi vi si possano opporre vittoriosamente con la forza non avendo¬†l’appoggio militare degli Stati Uniti. Non si pu√≤ prevedere quale sarebbe il risultato di un¬†attacco giapponese contro le Repubbliche sovietiche nella Siberia orientale.

13) Considerato tutto ci√≤, l’Ufficio Unito raccomanda che la totalit√† della produzione¬†massima statunitense sia rivolta a soddisfare le necessit√† degli Stati Uniti in previsione¬†d’essere impegnati simultaneamente in una guerra contro la Germania e il Giappone in¬†una delle forme seguenti:

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  1. a) come belligerante a fianco del Commonwealth britannico, delle Indie orientali Olandesi, della Russia e della Cina;
  1. b) allenandosi come belligerante con il Canada e con altri paesi dell’America latina, se¬†le altre potenze belligeranti fossero gi√† state sconfitte dalla Germania e dal Giappone.

14) Per la loro scarsa capacità industriale e la povertà delle proprie risorse materiali. Le Potenze amiche chiedono agli Stati Uniti la maggior parte delle munizioni e degli altri materiali occorrenti per vincere la guerra.

Le munizioni e gli altri materiali prodotti o controllati dagli Stati Uniti dovranno essere equamente divisi fra noi e le Potenze amiche, se si vuole raggiungere il successo della strategia militare che è stata adottata dagli Stati Uniti come rispondente alla sconfitta dei nemici comuni.

La parte III ha per titolo: “Probabile carattere delle direttive strategiche del nemico. (A) Strategia¬†tedesca”.

15) L’immediato obbiettivo tedesco nell’attuale fase della guerra √® il dominio completo,¬†militare e politico, dell’Europa e probabilmente dell’Africa del Nord e dell’Ovest. Se la¬†Germania riuscisse a raggiungerlo potrebbe desiderare forse un periodo di pace, durante¬†il quale organizzare l’Europa e prepararsi per nuove avventure.

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Non si pu√≤ trascurare¬†per√≤ la possibilit√† che la Germania intenda continuare la propria avanzata vittoriosa¬†verso l’India, l’Africa del Sud e l’America del Sud.

16)Gli obbiettivi strategici della Germania e i mezzi con cui tenta attuarli, sono a nostro parere i seguenti:

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  1. a) conquista della Russia Europea, distruzione degli eserciti russi e abbattimento del¬†regime sovietico. √ą un compito grave per l’esercito e per l’aviazione tedeschi e¬†assorbir√† ancora per parecchi mesi tutte le energie della nazione. Il successo finale¬†non pu√≤ dirsi affatto certo;
  1. b) distruzione della capacit√† di resistenza del Regno Unito, merc√© una intensificata¬†azione diretta a logorare e distruggere il naviglio e mediante il continuo¬†bombardamento delle basi e dei cantieri. Si impiegheranno allo scopo navi da corsa,¬†sommergibili e aerei operanti dalle basi della Norvegia, della Francia, del Portogallo¬†e dell’Africa Occidentale francese contro le rotte nord-occidentali ed atlantiche; e¬†incrociatori ausiliari operanti su tutti gli oceani. L’invasione dell’Inghilterra non sar√†¬†tentata che in caso di fallimento di tutte le altre misure;

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  1. c) conquista dell’Egitto, della Siria, dell’Irak e dell’Iran. Forse √® questa la regione dove¬†si svilupper√† la prossima grande offensiva tedesca. Si dovranno impiegare vaste forze¬†di terra e dell’aria tedesche e italiane , appoggiate dalle forze navali italiane nel¬†Mediterraneo Orientale e nel Mar Nero. Il successo dipender√† in massima parte dalla¬†difesa che saranno in grado di opporre le forze concentrate degli Inglesi e dei Russi e¬†della capacit√† militare dell’Italia, che si √® dimostrata finora di entit√† molto incerta;
  1. d) occupazione della Spagna, del Portogallo, del Marocco, Dell’Africa occidentale¬†francese, del Senegal e delle isole atlantiche, per intensificare l’offensiva tedesca¬†contro il naviglio britannico, o per impedire l’uso di quelle stesse posizioni ai nemici¬†della Germania. Questa offensiva richieder√† notevoli forze di terra, di mare e¬†dell’aria, anche se minori di quelle richieste da una conquista delle terre a oriente del¬†Mediterraneo.

17)Entro il proprio territorio e nei territori circostanti, i Tedeschi possono esercitare uno¬†sforzo imponente. Ma allontanandosi sempre pi√Ļ dalle basi del proprio territorio, lo¬†sforzo militare che potranno esercitare si ridurr√† progressivamente in ragione della¬†lunghezza e della sicurezza delle linee di comunicazione e delle difficolt√† dei trasporti.

La¬†Germania sta gi√† sperimentando teli difficolt√† in Russia e le sperimenter√† in pi√Ļ ampio¬†grado in una offensiva condotta contro le regioni orientali del Mediterraneo: il problema¬†dei rifornimenti diverrebbe addirittura enorme in una operazione condotta contro il¬†Marocco o l’Africa Occidentale francese, il Senegal e le Azzorre.

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Nella parte orientale¬†della Russia Europea, in Egitto, nell’Irak, nell’Iran e nell’Africa del Nord e dell’Ovest, i¬†Tedeschi non potranno esercitare che una minima parte dello sforzo che hanno potuto¬†sostenere contro la Francia, nei Balcani o in Polonia. Una dura sconfitta della Germania¬†in quelle regioni potrebbe mettere subito in forse la stabilit√† del regime nazista. √ą una¬†significativa possibilit√† che non va scartata nei piani delle Potenze alleate.

L’ultimo paragrafo √® particolarmente interessante, perch√© prevede le linee della strategia alleata con¬†quasi un anno di anticipo sulla battaglia di El Alamein e sullo sbarco in Algeria e nel Marocco.

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La seconda parte della sezione III (B) reca: “Strategia Giapponese”:

18)Obbiettivo del Giappone √® di stabilire una “sfera di collaborazione dell’Asia¬†Orientale”. Il Giappone ha l’ambizione di includere in questa sfera la Siberia Orientale,¬†la Cina Orientale, l’Indonesia, la Thailandia, la Malacca, le Indie Olandesi, le Filippine e¬†possibilmente la Birmania. Il raggiungimento di questo obbiettivo coster√† un grave sforzo¬†ai Giapponesi. Essi stessi ne sono consapevoli.

19) In rapporto allo sviluppo degli eventi in Europa, i Giapponesi possono iniziare questi movimenti:

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  1. a) costituzione e mantenimento di un solido antemurale nelle isole sottoposte a mandato¬†giapponese, mediante impiego di forze navali di piccolo tonnellaggio e di¬†considerevoli forze aeree per la collaborazione della flotta. Questa attivit√† si¬†eserciterebbe con azioni di sommergibili e navi da corsa contro le forze navali degli¬†Stati Uniti e le linee di comunicazioni americane ed inglesi nell’Oceano Pacifico¬†centrale e orientale;
  1. b) conquista della Siberia orientale, per mezzo di operazioni terrestri ed aeree appoggiate dalla flotta operante ad est del Giappone;
  1. c) conquista della Thailandia, della Malacca, delle Indie Olandesi e delle Filippine. Il¬†successo richieder√† grandi forze aeree, una notevole quantit√† di naviglio leggero di¬†superficie e molte forze di terra. √ą improbabile che il Giappone tenti simultaneamente¬†un grande sforzo a nord e a sud, perch√© manca della necessaria attrezzatura e di¬†materie prime;
  1. d) offensiva contro lo Yennan, dall’Indocina settentrionale, allo scopo di tagliare la¬†strada della Birmania e di eliminare l’ulteriore resistenza dell’esercito nazionale¬†cinese. La mossa potr√† avvenire simultaneamente ad un attacco diretto contro la¬†Birmania. Si richiederanno grandi forze di terra e dell’aria e una grande quantit√† di¬†naviglio per provvedere l’appoggio necessario.
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20) Tutte queste mosse giapponesi previste verrebbero fatte a grande distanza dalla madrepatria. Se il Giappone incontrerà una forte e tenace resistenza, la sua capacità offensiva ne soffrirà in misura maggiore, data la mancanza di adeguate risorse e di una vera attrezzatura industriale. Ma la debolezza o la mancanza di coesione fra i suoi oppositori permetteranno al Giappone di raggiungere tutti gli obbiettivi nel volgere di pochi mesi.

Nel paragrafo 19 a), si pu√≤ vedere compresa la possibilit√† di un attacco contro Pearl Harbour, ma¬†parlando di “azioni sommergibili e di navi da corsa contro le forze armate degli Stati Uniti e le¬†linee di comunicazione americane ed inglesi nell’Oceano Pacifico centrale e orientale”, si¬†contemplava piuttosto, un’azione diretta contro il traffico marittimo che un attacco determinato¬†contro le basi di esso.

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La parte IV della “stima”, trattava la: “Strategia generale degli Stati Uniti e dei loro alleati”:

21) l’Ufficio Unito √® convinto che il primo grande obbiettivo degli Stati Uniti e degli Alleati¬†deve essere la completa disfatta militare della Germania.

Se questa fosse disfatta, il suo intero sistema europeo crollerebbe ed il Giappone rinuncerebbe a gran parte delle conquiste, salvo che non vi abbia posto così stabilmente il piede che Stati Uniti e Alleati non dispongano di forze sufficienti per continuare la guerra contro di esso.

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22)Una pace di compromesso fra la Germania e i suoi attuali nemici darebbe alla Germania¬†l’opportunit√† di riorganizzare l’Europa continentale e di ritemprare le proprie forze.¬†Anche in caso di totale sconfitta del Commonwealth britannico e della Russia, gli stati¬†Uniti si vedrebbero costretti a continuare la guerra contro la Germania, per motivi di vita¬†o di morte, nonostante le aumentate difficolt√† di ottenere la vittoria finale.

Ne consegue¬†che il principio strategico di maggior valore per gli Stati Uniti nell’immediato futuro sta¬†nell’appoggio materiale di tutte le operazioni attuali contro la Germania e in un diretto¬†apporto di forze, ottenuto con una attiva partecipazione alla guerra, che tenga in forse il¬†Giappone sugli sviluppi futuri del conflitto.

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Per ora soltanto piccoli contingenti di truppe sono ben equipaggiati ed istruiti, per la nostra immediata partecipazione ad operazioni offensive.

23) Salvo l’esercito russo, la forza principale delle Potenze associate sta nella marina e¬†nell’aviazione. Il potere dell’aria e del mare pu√≤ evitare la sconfitta e dare un grande¬†contributo alla vittoria, indebolendo la resistenza del nemico.

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Ma da sole le forze navali ed aeree non possono vincere la guerra. Bisogna riconoscere che sono sempre le forze di terra ad esercitare il compito principale e a vincere le guerre.

24) √ą fuori discussione che gli Stati Uniti e i loro associati dovranno intraprendere nel¬†prossimo futuro una grande offensiva di terra contro il centro della potenza tedesca.

√ą¬†ovvio infatti che le potenze alleate non possono sconfiggere la Germania, mantenendo¬†una tattica strettamente difensiva, ma devono adottare particolari metodi strategici, che¬†pur non costituendo una vera e propria offensiva, ne preparino in certo modo il terreno.¬†

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Sono, tali metodi, una continuazione del blocco economico; il proseguimento delle¬†offensive terrestri in regioni distanti dove le truppe tedesche non possono esercitare che¬†una minima parte della loro effettiva superiorit√†; offensive aeree e navali contro le risorse¬†militari, economiche e industriai della Germania; nonch√© l’appoggio dato alla ribellione¬†nei territori conquistati. Contro il Giappone, invece, se entra in guerra, ci si deve¬†preoccupare di difendere la Siberia e la Malesia, di lanciare un’offensiva economica,¬†mediante un blocco e di ridurre la potenza militare del suo esercito con incursioni aeree e¬†con una forte controffensiva in Cina.

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25)Elenchiamo qui sotto i principali obbiettivi strategici che dovrebbero essere perseguiti dagli Stati Uniti e dalle potenze alleate e i mezzi con cui conseguirli. Gli aiuti materiali da fornirsi alle potenze amiche (di cui si farà menzione nei paragrafi seguenti), dovranno essere intonati ai bisogni stessi degli Stati Uniti;

  1. a) la sicurezza dell’Emisfero occidentale, obbiettivo essenziale della strategia americana,¬†contro ogni dilagare della potenza politica o militare degli Stati europei o asiatici. Per¬†provvedere a questa sicurezza gli Stati Uniti devono predisporre le loro forze navali,¬†aeree e terrestri, in modo da averle pronte sia sull’Atlantico che sul Pacifico, in¬†quantit√† sufficienti per impedire ogni invasione, nell’eventualit√† che la Russia e la¬†Gran Bretagna dovessero crollare. √ą perci√≤ della massima importanza sapere se¬†l’Africa nord-occidentale e le isole atlantiche saranno in mani tedesche o amiche.¬†Uguale importanza strategica hanno per noi, nella zona del Pacifico, l’Alaska, le¬†Hawai e le isole del Pacifico meridionale. Le forze navali statunitensi, sulla base del¬†programma approvato, dovranno bastare fino al 1944 alle necessit√† difensive. Per√≤, se¬†la Germania vincesse in Europa e il Giappone nell’Estremo Oriente, bisogner√†¬†aumentare tali forze, anche a scopo puramente difensivo, in misura eccedente¬†all’attuale programma di costruzioni navali. Quanto alle forze aeree e terrestri¬†statunitensi, il loro intervento in difesa dell’Emisfero occidentale potr√† essere¬†richiesto nel volgere di pochi anni ed √® necessario che i paesi dell’America latina¬†vengano riforniti di armamenti e prodotti finiti;
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  2. b) la sicurezza del Regno Unito √® essenziale al proseguimento delle operazioni militari¬†contro la Germania e il Giappone nel settore interessante l’Emisfero occidentale e¬†dipende in sostanza dall’efficacia della effettiva difesa per terra, per mare e nell’aria.¬†Ci√≤ √® vincolato a sua volta dalla sicurezza delle comunicazioni marittime e queste¬†potranno dare un decisivo contributo alla difesa del Regno Unito solo se potranno¬†venire ridotti i danni attualmente subiti dai trasporti britannici, con un progressivo¬†potenziamento del servizio di vigilanza sul mare e delle forze aeree operanti dalle basi¬†britanniche e islandesi o dalle posizioni dell’Atlantico centrale e orientale. Se le¬†perdite inglesi non vengono gradatamente ridotte e la Germania non crolla sotto un¬†collasso interno, quest’Ufficio Unito ritiene che l’Inghilterra non potr√† resistere¬†indefinitamente, nonostante tutto lo sforzo industriale che gli Stati Uniti possono fare¬†in suo aiuto. Si richiese perci√≤, un immediato e forte potenziamento della flotta¬†britannica nell’Atlantico con l’impiego di contingenti navali ed aerei americani e di¬†nuovo e pi√Ļ vasto tonnellaggio mercantile. Questi contingenti dovranno essere armati¬†di equipaggio americano, poich√© le riserve di uomini del Regno Unito sono¬†praticamente esaurite. Per mantenere il presente livello, gli Stati Uniti dovranno¬†continuare ad aiutare il Regno Unito con costruzioni navali e nuovo materiale e¬†fornire un considerevole numero di nuovi aeroplani;images-2
  1. c) la sicurezza delle comunicazioni marittime delle potenze associate è necessaria alla continuazione della guerra. Le potenze associate dovranno avere forze nevali ed aeree sufficienti, sia in Europa sia nei mari vicini, per impedire le scorrerie delle navi da corsa e annullare la minaccia dei sottomarini e degli aeroplani. Inoltre è necessario che queste forze navali siano distribuite su tutti i mari a diretta protezione delle linee marittime e delle rotte essenziali;
  1. d) l’inasprimento del blocco economico √®, per il momento, il miglior metodo offensivo¬†contro la Germania e il Giappone. Si devono mantenere forze navali ed aeree per¬†chiudere tutte le vie d’accesso alla Germania. Perch√© questo blocco sia mantenuto √®¬†necessario continui ad esistere un fronte terrestre in Russia e nel Medio Oriente. In¬†pi√Ļ, si devono porre in atto tutte le misure diplomatiche, economiche e finanziarie che¬†possano aumentare l’efficacia del blocco militare;images
  1. e) il controllo del Mar Rosso, dell’Irak e dell’Iran deve essere mantenuto dalla Gran¬†Bretagna per conservarsi la possibilit√† di operazioni terrestri decisive contro la¬†Germania. Sono qui molto importanti le forze terrestri ed aeree d’ogni ordine e tipo,¬†una forte aliquota di navi mercantili per i rifornimenti ed una buona flotta per¬†proteggere le comunicazioni verso il Golfo Persico e il Mar Rosso. Ma i mezzi¬†materiali di cui dispongono gli Inglesi non possono essere pienamente sufficienti allo¬†scopo. Son quindi, gli Stati Uniti che devono trovare il modo di rifornire le forze col√†¬†dislocate, almeno di una parte delle munizioni e dei materiali necessari, usando parte¬†del proprio naviglio mercantile per il trasporto;
  1. f) il mantenimento di un fronte attivo in Russia offre la possibilit√† migliore per una¬†vittoriosa offensiva terrestre contro la Germania, perch√© solo la Russia possiede il¬†necessario potenziale umano ed in posizione tele da poter minacciare direttamente il¬†centro della potenza militare tedesca. Bisogna che la Russia abbia grandi forze di¬†terra e dell’aria. √ą prematuro fare previsioni sull’attuale conflitto in Russia. Per√≤,¬†anche se le forze sovietiche dovessero retrocedere fino agli Urali ed oltre,¬†organizzando qui la loro resistenza, rimarrebbe sempre la speranza di una completa¬†sconfitta finale della Germania anche per terra. Le potenze associate si devono¬†preoccupare che le forze armate della Russia possano disporre di un effettivo¬†armamento, sia per aiuti dal di fuori, sia per mezzo della capacit√† industriale dello¬†stesso bacino del Volga e della Siberia;
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  1. g) √® molto importante impedire una penetrazione dell’Asse nel nord-ovest dell’Africa e¬†nelle isole atlantiche, non solo per contribuire alla difesa dell’Emisfero occidentale,¬†ma per la sicurezza delle comunicazioni marittime britanniche e come base di una¬†futura offensiva terrestre. Nell’Africa francese settentrionale e occidentale, ci sono¬†truppe francesi che sono potenzialmente nemiche alla Germania; bisogna che gli stati¬†Uniti provvedano a riarmarle, cercando di stabilire le condizioni politiche favorevoli¬†al loro impiego. Il Commonwealth britannico non ha truppe disponibili, n√© le¬†relazioni tra gli Inglesi e il regime di Weygand sono amichevoli: in queste condizioni¬†sono gli Stati Uniti che devono fornire in gran parte i contingenti militari per¬†l’impiego in queste regioni;
  1. h) gli Stati Uniti e i loro associati raggiungerebbero risultati forse decisivi, mantenendo¬†il possesso delle Filippine, della Malacca, delle Indie Orientali, dell’Australasia, della¬†Birmania e della Cina. Gli Stati Uniti non possono aumentare di molto le proprie¬†forze in Estremo Oriente, se devono assolvere tanti importanti compiti in altre regioni;¬†eppure le operazioni della flotta del Pacifico avranno un grande influsso sugli¬†sviluppi della situazione. Gli Stati Uniti dovrebbero quindi fornire munizioni ed¬†aeroplani alla Cina e alle Indie Olandesi. La maggior parte di questo materiale dovr√†¬†essere trasportata da naviglio statunitense;
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  1. i) è necessario che la Russia mantenga la Siberia, se si vuole tenere a freno il Giappone. Gli Stati Uniti non possono offrire alla Siberia che un aiuto in materiale. E questo solo per via aerea, perché se il Giappone fosse in guerra con la Russia, le comunicazioni marittime sarebbero facilmente bloccate.

26) I principi seguenti servono come raccomandazione di nuovi aumenti nel potenziale delle forze armate che gli Stati Uniti possono mettere in campo o rafforzare in tutto o in parte:

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  1. a) poich√© attualmente la forza principale delle Potenze associate sta nell’aria e nel mare,¬†la Marina reputa che il concetto della nostra strategia debba fondersi sull’effettivo¬†impiego delle forze dell’aria e del mare, limitando l’impiego di quelle terrestri alle¬†regioni dove la Germania non pu√≤ esprimere tutta la forze delle sue armate di terra.¬†L’Esercito reputa che un piano strategico di questo tipo non potr√† portare fino alla¬†totale disfatta della Germana, ma crede necessario il contatto diretto dei nostri eserciti¬†con gli eserciti tedeschi sul continente europeo. L’Esercito raccomanda quindi di¬†curare come parte dell’intero programma di produzione anche l’equipaggiamento che¬†pu√≤ dimostrarsi necessario alle forze terrestri per condurre a buon termine i loro¬†compiti;
  1. b) gli Stati Uniti e le altre potenze si lascino guidare dall’esperienza passata nel calcolo¬†delle effettive possibilit√† americane nel sostenere ed appoggiare uno sforzo bellico,¬†soprattutto nel delicato campo della produzione totale e della varia disponibilit√† di¬†materiali, che presuppongano un indispensabile equilibrio tra il potenziale umano da¬†impiegare nelle forze armate e la mano d’opera che deve essere impiegata nelle¬†industrie e nei servizi civili di maggiore importanza. L’alto grado di meccanizzazione¬†raggiunto fa s√¨ che la proporzione di mano d’opera da impiegare nelle industrie per la¬†produzione di armi e del relativo equipaggiamento sar√† superiore a quella delle¬†guerre precedenti;
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  1. c) il buon uso delle armi diplomatiche, economiche, finanziarie e propagandistiche¬†servir√† a ridurre la vastit√† dei compiti pi√Ļ specificamente militari;
  1. d) il peso dello sforzo militare dovrà essere sempre tale, anche nel caso di una guerra di lunga durata, da mantenere alto il morale e la volontà di combattere della popolazione civile.

In tale documento √® pertanto definito l’indirizzo da seguire dagli Stati Uniti nei futuri anni di una¬†guerra totale in cui esse erano ancora “neutrali”.

Occorre ricordare che questa stima del “Joint¬†Board” era il risultato di due anni di discussioni tra Marshall e Stark e i loro Stati maggiori e di¬†oltre un anno di scambi di notizie e di pareri tra gli Stati maggiore inglese e americano che¬†svolgevano insieme una collaborazione efficacissima, sebbene condotta in segreto e in via non¬†ufficiale.

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Il 17 ottobre, il generale Tojo divenne Primo ministro in sostituzione di Konoye e gli estremisti¬†militari di Tokyo salirono al potere formalmente oltre che di fatto. Nello stesso giorno, il capitano E. Schuirmann, dello Stato maggiore dell’ammiraglio Stark, scrisse un promemoria, di cui fu¬†mandata copia a Hopkins:

Penso che siamo troppo inclini a sopravvalutare l’importanza dei mutamenti avvenuti nel¬†Gabinetto giapponese, come se presupponessero un cambiamento sostanziale del pensiero e della¬†prassi nipponici.

Invece è un fatto di normale amministrazione, poiché la politica del Giappone è sempre stata dominata in questi ultimi anni dai militari.

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Guerra o pace sono cose che stanno a completa¬†discrezione dei militari, sospese solo al filo della loro maggiore o minore abilit√† nel creare il¬†momento favorevole o nel cogliere l’occasione propizia e non a discrezione del Gabinetto al¬†potere o della diplomazia.

Fumimaro Konoye

Fumimaro Konoye

Il principe Konoye √® stato al potere per tutti questi cinque anni, attraverso vari rimpasti¬†ministeriali e pi√Ļ di una volta il Gabinetto ha disapprovato gli atti del militarismo giapponese, ma¬†non √® stata presa alcuna iniziativa per limitarne l’audacia.

Del resto, quando il Giappone attaccò la Cina, era Primo ministro Konoye e dichiarò che il Giappone voleva far piegare le ginocchia alla Cina.

Dell’ultimo Gabinetto Konoye non si pu√≤ dire altro che ha tenuto a freno gli estremisti militari,¬†ma non si √® affatto opposto al programma di espansione giapponese. Non appena si presenter√†¬†l’occasione favorevole, nei prossimi mesi, i nipponici la coglieranno senza porre tempo in mezzo.

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Per il momento l’influenza dei militaristi cresce o decresce a seconda degli sviluppi della¬†situazione in Russia.¬†√ą lo stesso panorama che si offr√¨ agli Stati Uniti, quando essi tentarono di fare qualche¬†concessione ai “moderati” per opporli agli “estremisti”, all’epoca del segretariato di¬†Stimson e dell’ambasciatore Debuchi.

il generale Tojo

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Gli ultimi rapporti dicono che il nuovo Gabinetto non sar√† migliore n√© peggiore di quello che¬†l’ha preceduto. Il Giappone pu√≤ attaccare la Russia, pu√≤ muovere verso sud, ma in ultima analisi¬†ogni sua mossa sar√† determinata dall’opportunit√† o dalla decisione dei militari,¬†indipendentemente dal Gabinetto che √® al potere.

Il pensiero del capitano Schuirmann era condiviso dal tenente colonnello Harry L. T. Creswell, addetto militare a Tokyo che il 20 ottobre scriveva:

Poich√© l’orientamento del nuovo Gabinetto appare sostanzialmente conservatore, le dimissioni¬†del precedente Gabinetto non vengono considerate qui come segno di un radicale mutamento¬†della politica giapponese, almeno per l’immediato futuro ‚Ķ

Il generale Tojo √® in primo luogo¬†uno dei “protagonisti” giapponesi con le ambizioni nazionali ed il benessere del Paese¬†connessi a tale concezione, ma lo si ritiene anche uomo di larghe vedute, ci√≤ che gli impedir√† di¬†prendere iniziative radicali e estremiste.

Il 9 novembre il generale Lee telegrafò a Londra:

L’ambasciatore britannico a Tokyo ritiene che le Indie Olandesi siano la zona dove facilmente si¬†svilupper√† un attacco giapponese. Non si ritiene che i Giapponesi abbiano l’intenzione di¬†procedere contro l’Indocina e la Thailandia, poich√© hanno gi√† il controllo di tutta la regione.

Un attacco contro la Malacca inglese presenterebbe troppe difficoltà e così pure un assalto alla strade della Birmania le Indie Olandesi potrebbero venire attaccate in tutta segretezza dalle isole sotto mandato e darebbero al Giappone il petrolio di cui ha bisogno.

La stessa fonte informa smentendo le¬†precedenti previsioni, che il Giappone non si preoccuper√† pi√Ļ di evitare una guerra contro gli¬†Stati Uniti ed √® proclive a pensare tale operazione come un fatto compiuto dinanzi a cui porre¬†Inglesi e Americani.

Harold Balfour

Harold Balfour

Lo stesso giorno Harold Balfour, sottosegretario di Stato per l’Aviazione inglese, scrisse un¬†promemoria di cui invi√≤ copia a Harry Hopkins. Balfour premeva allora per avere sempre nuovi¬†apparecchi da bombardamento contro la Germania.

Questo brano del colloquio con Roosevelt rivela¬†quale fosse l’atteggiamento del Presidente verso il Giappone, quattro settimane prima di Pearl¬†Harbour:

1) Ho visto oggi il Presidente per i bombardieri pesanti. Era presente anche il Lord del Sigillo Privato (Clement Attlee).

2) Il Presidente non era affatto disposto a fare date e cifre precise di fronte alle nostre insistenza per avere assegnazioni maggiori di quelle proposte.

3) Il Presidente disse di capire perfettamente che noi avremo bisogno di nuove assegnazioni di apparecchi, oltre al centinaio proposto in aggiunta agli ordini britannici in corso, ma non poteva prendere alcun impegno in tal senso, finché non si fosse chiarita la situazione in Estremo Oriente.

4) Col Giappone egli segue attualmente una politica di negoziati e di trattative. Se tra poche settimane egli riuscirà a condurre a buon termine e a firmare con il Giappone una pace che lo garantisca da quella parte, almeno per qualche mese, potrà subito ordinare di procedere a una nuova spedizione di bombardieri pesanti per il Regno Unito.

5) La situazione giapponese √® per√≤ tale che un conflitto pu√≤ scoppiare da un momento¬†all’altro e in tal caso sar√† necessario che gli Stati Uniti e Regno Unito predispongano¬†conferenze fra i loro Stati maggiori per decidere, secondo i piani di una comune strategia,¬†dove meglio utilizzare i materiali di nuova produzione.

6) Domandai al Presidente quanto avremmo dovuto attendere nel caso di una pacificazione con il Giappone ed egli mi rispose che sperava di poter attuare una diversione prima della fine di marzo, data in cui sarebbe stata disponibile la metà della produzione dei bombardieri pesanti in programma.

7) Il Presidente si dimostra assai condiscendente verso di noi e ci consigli√≤ di continuare a¬†premere per avere nuovi bombardieri pesanti sul fronte occidentale. Anzi ci disse: “Teneteci sotto pressione. Pi√Ļ ci stimolate e meglio √®”.

Concluse che si sarebbe¬†affrettato a prendere una decisione sul numero e sulla data di consegna degli apparecchi,¬†ma non appena glielo avesse permesso la situazione dell’Estremo Oriente e ne avrebbe¬†subito data comunicazione al Primo ministro.

Tra parentesi, si può notare che le personalità britanniche, non escluso Churchill, consideravano un preciso dovere il fare queste note e prendere appunti di tutte le conversazioni importanti; e ciò non per soddisfazione personale o per i loro diari intimi, ma per gli archivi ufficiali.

Erano pochi gli Americani che facevano lo stesso e quei pochi erano stati educati alle rigorose abitudini del Foreign Office. Anche Hopkins faceva così quando ne trovava il tempo, ma non Roosevelt, il quale era ben difficile scrivesse o dettasse appunti delle conversazioni e colloqui tenuti.

Il 20 novembre, il Giappone consegn√≤ agli Stati Uniti una nota cui segu√¨, il 22, un dispaccio segreto¬†del ministro degli Esteri Togo a Nomura, intercettato e decifrato con un procedimento speciale che¬†va sotto il nome di “Magic”. Nel dispaccio, Togo classificava la nota giapponese come un “ultimatum” e “un ultimo sforzo per evitare che accadesse qualcosa”.

Il termine¬†dell’ultimatum era fissato per l 29 novembre e Togo informava Nomura che: “tale termine √® da noi¬†inteso come l’estremo limite che non pu√≤ assolutamente essere mutato; scaduto il termine, gli eventi¬†seguiranno automaticamente il loro corso”.

La risposta americana alla nota del 20 novembre¬†venne consegnata il giorno 26 agli inviati giapponesi da segretario Hull. Tale risposta intitolata: “Schema di proposta d’accordo tra U.S.A. e Giappone”, venne descritta come un ultimatum da¬†quei pochi isolazionisti americani i quali sembravano desiderosi di assolvere i Giapponesi da ogni¬†colpa nella guerra nel Pacifico, riversandola sul Presidente, sul segretario di Stato e i ministri della¬†Guerra e della Marina.

√ą da notare a riguardo che la forza d’attacco giapponese salp√≤ per Pearl¬†Harbour il 25 novembre, cio√® il giorno prima che lo schema di Hull fosse consegnato a Washington¬†e quattro giorni prima dell’ultima scadenza indicata nel dispaccio di Togo a Nomura. Le belve della¬†guerra erano state messe in libert√†, mentre ancora si proseguiva nelle trattative diplomatiche tanto¬†vane quanto solenni.

Il 21 novembre, il tenente colonnello S. A. Greenwell, mand√≤ a Londra copia del “Rapporto del¬†sottocomitato di informazioni del Gabinetto di Guerra sulle probabili intenzioni giapponesi”. Era¬†una lunga analisi della situazione, dal punto di vista inglese, di cui si danno qui le conclusioni:

1) Il Giappone far√† un ultimo sforzo per trovare un punto d’accordo con gli Stati Uniti. In¬†caso di fallimento si trover√† di fronte alla necessit√† di decidere se tentare o meno¬†un’azione offensiva a rischio di essere trascinato in guerra contro una o un maggior¬†numero di grandi potenze.

2) L’offensiva verr√† condotta probabilmente contro la Thailandia, perch√© qui si ritiene¬†minore il pericolo di una guerra. L’occupazione delle basi della Thailandia e dell’istmo di¬†Kra, costituirebbero una mossa preliminare per successive operazioni contro la Malacca e¬†le Indie Olandesi. I recenti movimenti militari fanno supporre che il prossimo obbiettivo¬†sia la Thailandia.

3) I Giapponesi differiranno con tutta probabilità ogni azione contro la Russia finché non saranno sicuri che la sua posizione in Estremo Oriente sia seriamente indebolita.

4) Non raggiungendosi l’accordo con gli Stati Uniti, le operazioni in Cina proseguiranno¬†regolarmente.

5) Nonostante le recentissime notizie di diversione di nuove forze verso sud, dall’Indocina¬†del Nord e da Canton, non crediamo che esse possano portare a un imminente attacco¬†contro le strade della Birmania.

Il 26 novembre, Nomura e Kurusu telegrafarono al loro Governo in Tokyo:

Non crediamo che la rottura delle presenti trattative significhi inevitabilmente una guerra tra il¬†Giappone e gli Stati Uniti, ma se non occupiamo noi le Indie Olandesi √® facile aspettarsi che le¬†occupino l’Inghilterra e gli Stati Uniti. In questo caso noi li dovremmo attaccare e lo scontro¬†diventerebbe inevitabile.

Ci√≤ dimostra che i due ambasciatori ‚Äď o, almeno uno di essi ‚Äď erano assolutamente all’oscuro dei¬†veri piani di guerra del proprio Paese e pensavano ancora che il primo scontro sarebbe avvenuto nel¬†Pacifico sud-occidentale e per iniziativa inglese e americana.

Il giorno 27 novembre, si tenne alla Casa Bianca una conferenza fra Roosevelt, Hull, Kurusu e¬†Nomura. Nel promemoria sull’incontro, Hull afferma:

Io dissi senza sottintesi che finch√© il Governo giapponese non avesse dimostrato in maniera¬†positiva di voler agire e comportarsi in senso pacifico, non si poteva pensare di raggiungere¬†nessun accordo: poich√© √® noto a tutti che gli slogan giapponesi della cooperazione e della¬†prosperit√† e dell’ordine nuovo in Asia orientale, non sono che eufemismi per camuffare una¬†politica di forza e di conquista e l’esercizio di un dominio politico, economico, sociale e morale¬†sulle popolazioni conquistate; e tutti sanno che finch√© i Giapponesi continueranno di questo¬†passo e stringeranno legami culturali, militari e d’altra specie con Hitler, come il Patto Anticomintern¬†e il Tripartito, non ci pu√≤ essere nessun progresso verso una pacificazione.

Roosevelt, secondo Hull, avrebbe detto da parte sua agli ambasciatori:

Noi restiamo convinti che il Giappone non serve i propri interessi seguendo Hitler e il suo¬†programma d’aggressioni e che sarebbe assai meglio per esso seguire il programma da noi¬†proposto in queste conversazioni.

Se per√≤ il Giappone dovesse disgraziatamente perseverare su¬†questa strada, non c’√® ombra di dubbio che segner√† la propria fine.

Il rapporto della commissione, presieduta dal giudice Owen J. Roberts, dichiarava in quello stesso giorno:

Il capo delle operazioni navali ha inviato al comandante in capo della flotta del Pacifico un¬†messaggio in cui si dichiara, in sostanza, che il dispaccio doveva considerarsi come un segnale¬†d’allarme: i negoziati con il Giappone per cercare di stabilire delle condizioni di pace nel¬†Pacifico erano cessati; il Giappone era pronto a muovere all’offensiva entro pochi giorni; era¬†prevedibile una spedizione anfibia contro le Filippine, il Siam o la penisola di Kra o forse, l’isola¬†di Borneo. Truppe giapponesi e flotta si stavano concentrando in gran numero.

Il messaggio dava disposizioni per la difesa, in attesa di poter assolvere pienamente i compiti di guerra.

Il documento di Stark fu uno dei pochi che previde in quelle settimane un possibile attacco contro le¬†Filippine. (Avvisi dello stesso genere vennero contemporaneamente trasmessi a tutti i comandanti¬†nel Pacifico e nell’Estremo Oriente).

Il 6 dicembre, 24 ore prima di Pearl Harbour, gli Inglesi segnalavano che grosse formazioni giapponesi si muovevano lungo la costa indocinese verso la Thailandia o forse la Malacca.

L’ambasciatore Winant da Londra mand√≤ un cablogramma personale: “precedenza assoluta su¬†tutte le precedenze” e “segretissimo e personale per il Presidente e il segretario”:

L’Ammiragliato britannico informa che alle ore 3 antimeridiane di Londra, questa mattina, sono¬†state segnalate due formazioni al largo di Punta Cambodia, naviganti lentamente verso ovest, in¬†direzione di Kra, a quattordici ore di distanza l’una dall’altra.

La prima formazione era di 25 trasporti, 6 incrociatori, 10 cacciatorpediniere. La seconda di 10 trasporti, 2 incrociatori, 10 cacciatorpediniere …

Gli Inglesi ritengono per ora di dover prestare il proprio appoggio alla Thailandia, temendo che¬†il Giappone possa costringerla ad accettare l’invasione con il pretesto di una protezione; ma¬†desiderano uniformarsi alle decisioni del Presidente, come dai rapporti di Welles ad Halifax.

La sera di sabato Eden lasci√≤ Londra per Invergordon donde avrebbe proseguito per marre per¬†Arcangelo, per recarsi quindi a Mosca a conferire con Stalin e Molotov. Portava con s√©, fra l’altro,¬†un sunto del dispaccio di Roosevelt e Hull che abbiamo gi√† citato e che stabiliva le direttive degli¬†Stati Uniti per il dopoguerra, specie per quanto si riferiva all’opportunit√† di evitare qualsiasi accordo¬†segreto.

Il fatto stesso che Eden lasciasse allora tranquillamente l’Inghilterra √® un indice indicativo¬†dello stato d’animo dominante a Londra e Washington.¬†Eden sarebbe rimasto per mare vari giorni, su una nave da guerra sottoposta alla norma che¬†sospende le comunicazioni radiotelegrafiche durante la navigazione.

In qualità di ministro degli Esteri, direttamente responsabile davanti al Re e di membro del Gabinetto di Guerra, egli occupava un posto eccezionale dal punto di vista della Costituzione, per il disbrigo quotidiano delle pratiche governative.

Pertanto, se si fosse pensato all’eventualit√† di un’azione giapponese, tale da produrre¬†conseguenze tanto eccezionali dal punto di vista politico quale era l’immediato intervento¬†statunitense, √® inconcepibile che Eden lasciasse il Ministero degli Esteri dove non soltanto lavorava,¬†ma viveva, avendo egli un appartamentino in cima al palazzo di Whitehall.

C’era senza dubbio la previsione che i Giapponesi agissero nel Pacifico sud-occidentale, ma esisteva¬†altres√¨ una valutazione, che si rivel√≤ eccessiva, della prudenza del Giappone e dei suoi calcoli di¬†tutte le conseguenze possibili. Si riteneva che, qualunque fosse il prossimo gesto degli astuti¬†Giapponesi, ci sarebbe stato tutto il tempo per adottare adeguate misure difensive.

Nello stesso giorno di sabato 6 dicembre, Harriman telegrafò a Hopkins:

Vi prego di riferire al Presidente che Churchill √® disposto, in caso di aggressione giapponese¬†contro le posizioni britanniche, a soprassedere ad ogni azione, anche a costo di compiere qualche¬†sacrificio di carattere militare, finch√© il Presidente non agisca come ritiene pi√Ļ opportuno nella¬†circostanza.

Il Primo ministro lo seguir√† immediatamente “non pi√Ļ entro un’ora, ma senza¬†perdere un minuto”.¬†Lo rivedr√≤ domani. Fatemi sapere se avete qualcosa di particolare da chiedergli.

L’azione da differirsi “anche a costo di compiere qualche sacrificio di carattere militare”, era¬†un’azione aeronavale, che gli Inglesi pensavano di compiere da Singapore contro gli sbarchi¬†giapponesi. Churchill aveva recentemente mandato nuovi rinforzi a Singapore: la nave da battaglia¬†Prince of Wales e l’incrociatore Repulse. Ma pareva che egli non volesse in nessun modo ricorrere¬†alla forza prima di conoscere le intenzioni del Presidente dopo gli eventuali sbarchi giapponesi.

A¬†Londra come a Washington, alla vigilia di Pearl Harbour, i meglio informati si aspettavano da un¬†momento all’altro una nuova aggressione giapponese, ma nel Pacifico sud-occidentale, con¬†l’obbiettivo l’istmo di Kra, che univa il territorio della Thailandia e della Birmania alla penisola di¬†Malacca, seimila miglia lontano da Pearl Harbour.

Non c’√® un rapporto o informazione ufficiale¬†della Casa Bianca, fino al 7 dicembre, in cui si sospetti che le isole Hawai potessero essere il primo¬†obbiettivo di un attacco giapponese. E che dire delle informazioni della stessa Pearl Harbour?

Ecco due periodi del rapporto Roberts:

Il generale Short ha avuto numerosi colloqui con l’ammiraglio Kimmel, il 27 novembre, il 1¬į, il 2¬†e il 3 dicembre, per cercare di giungere ad una composizione tra i loro opposti punti di vista.

Durante uno di questi colloqui, l’ammiraglio Kimmel chiese al suo ufficiale d’ordinanza,¬†capitano McMorris, se ci fosse qualche probabilit√† di un attacco di sorpresa contro Oahu. A detta¬†del generale Short, il capitano McMorris avrebbe risposto che non c’era da temere nulla di¬†simile.

McMorris dice invece d’aver risposto che i Giapponesi non sarebbero mai passati¬†all’attacco. Secondo il testimone, l’ammiraglio Kimmel e il generale Short non avrebbero¬†discusso nessuna misura per la difesa delle Hawai in base ai dispacci ricevuti.

Il 27 novembre e dopo, il comando generale del dipartimento delle Hawai e il comandante in¬†capo della flotta del Pacifico, presero le prime misure di difesa, per far fronte alla situazione, ma¬†lo fecero indipendentemente uno dall’altro, secondo quanto ad ognuno sembrava consono alla¬†situazione.

Nessuno inform√≤ l’altro delle azioni che intendeva compiere e nessuno chiese se si¬†dovessero prendere provvedimenti e quali, n√© si consultarono per valutare l’opportunit√† delle¬†iniziative da ciascuno singolarmente adottate.¬†(Il capitano McMorris divenne poi uno dei pi√Ļ brillanti ammiragli che ebbero un comando nella¬†guerra del Pacifico).

Il 7 dicembre, il Dipartimento della Marina diede la dislocazione di tutte le pi√Ļ grosse unit√† del¬†Pacifico, inglesi, giapponesi, olandesi e russe. La Commissione del Congresso comment√≤ cos√¨ il¬†rapporto:

Il grosso della Marina giapponese fu dato presente nelle due maggiori basi navali di Kure e di Sasebo, nelle isole territoriali giapponesi di Honshu e di Kyushu. Incluse fra le navi giapponesi presenti nelle suddette basi quella mattina erano le navi stesse che, come si sa, in quel preciso momento si trovavano già a meno di trecento miglia a nord delle Hawai.

Nel pomeriggio di sabato 6 dicembre, il ministro d’Australia a Washington riferiva al suo Governo:

1) Il Presidente ha deciso di mandare un messaggio all’Imperatore.

2) In caso di mancata risposta entro la sera di lunedì, il Presidente si propone:

  1. a) di rendere noto al pubblico il suo monito entro la sera di martedì;
  2. b) di non permettere che Inglesi od altri facciano uguale monito fino al mattino di mercoledì, cioè dopo che il suo non sia stato ripetutamente ritrasmesso a Tokyo e a Washington.

Ci√≤ naturalmente significava che non ci si aspettava che accadesse nulla prima di tre giorni.¬†Il “monito” cui si accennava, era con tutta probabilit√† un appello disposto da Churchill a nome¬†del Regno Unito e dei Domini: il testo venne consegnato al Presidente il giorno dopo, 7 dicembre.

Terminava con queste parole: “Se il Giappone tenta di stabilire con la forza o con la minaccia di¬†forza una propria influenza sulla Thailandia, lo far√† a proprio rischio e pericolo. Il Governo di Sua¬†Maest√† adotter√† immediate opportune misure. Se ci√≤ portasse purtroppo allo scoppio delle ostilit√†,¬†ne sar√† considerato responsabile il Giappone”.

Non è certo che Roosevelt abbia potuto leggere il messaggio,prima del fattaccio di Pearl Harbour. E non è certo se si sarebbe unito a Churchill in un passo diplomatico di tanta portata o se, come dopo la Conferenza Atlantica, non avrebbe ripiegato su una soluzione meno compromettente.

Il sabato sera venne intercettato e decifrato col solito sistema, un lungo dispaccio del Governo giapponese a Nomura. Venne consegnato al Presidente alle 9,30 di sera dal comandante L. R. Schulz, assistente del capitano Beardall, aiutante navale. Il messaggio constava di tredici parti: una quattordicesima doveva essere trasmessa in seguito.

Hopkins si trovava con Roosevelt nello studio¬†ovale, al momento della consegna. Schulz descrisse poi la scena, quando venne interrogato durante¬†l’inchiesta seguita al disastro di Pearl Harbour, da Seth W. Richardson, consigliere generale del¬†comitato d’inchiesta. Ecco la sua testimonianza:

Richardson. Che cosa accadde quando consegnaste quei fogli al Presidente? Siete rimasto presente?

Comandante Schulz. Sì, signore. Restai nella stanza.

Richardson. Che cosa avvenne?

Comandante Schulz. Il Presidente lesse i fogli e ciò portò via una decina di minuti. Poi li passò al signor Hopkins.

Richardson. Quanto distava dal Presidente in quel momento il signor Hopkins?

Comandante Schulz. Era in piedi e passeggiava avanti e indietro adagio a non pi√Ļ di tre metri.

Richardson. Il Presidente lesse ad alta voce i fogli quando gli furono consegnati?

Comandante Schulz. Non ricordo che l’abbia fatto.

Richardson. Bene. Ora andate avanti a raccontare specificatamente ciò che successe poi, se non vi dispiace, comandante.

Comandante Schulz. Hopkins lesse i fogli e li riconsegn√≤ al Presidente. Allora il Presidente si¬†volse verso Hopkins e disse in sostanza ‚Äď non ricordo le parole esatte, ma il senso √® questo: “Ci√≤ vuol dire la guerra”. Hopkins annu√¨ e poi discussero forse un cinque minuti sulle forze¬†giapponesi, sullo spiegamento di esse e ‚Ķ

Richardson. Ricordate precisamente che cosa abbiano detto rispettivamente?

Comandante Schulz. Credo di s√¨. Sono poche le parole di cui posso garantire l’esattezza, ma in¬†sostanza credo che Hopkins abbia detto per primo che, data l’imminenza della guerra, i¬†Giapponesi ci avrebbero certamente attaccati quando sarebbero stati pronti e ci√≤ nel momento¬†pi√Ļ opportuno ‚Ķ

Richardson. Opportuno perche?

Comandante Schulz. Per attaccarci. Cio√®, quando le loro forze avrebbero potuto essere impiegate¬†vantaggiosamente. Si parl√≤ particolarmente dell’Indocina, perch√© le forze giapponesi vi erano¬†gi√† sbarcate ed era facile prevedere in che direzione si sarebbero mosse di l√†.¬†Il Presidente ricord√≤ un messaggio inviato all’Imperatore del Giappone, relativo alla presenza di¬†truppe giapponesi in Indocina e che ne chiedeva il ritiro.¬†Allora il signor Hopkins disse che, poich√© la guerra stava per scoppiare e nel modo pi√Ļ¬†opportuno per i Giapponesi,era perfettamente stupido stare ad aspettare l’attacco e non¬†prevenirlo, per evitare ogni sorpresa. Ma il Presidente disse di no e rispose, in sostanza: “Non¬†possiamo farlo. Noi siamo una democrazia e un popolo pacifico”. Poi alz√≤ la voce e questo lo¬†ricordo bene. Disse: “Abbiamo sempre avuto degli ottimo precedenti”.¬†La impressione che ritrassi da queste parole √® che avremmo dovuto tenere fede a questi “precedenti” e non potevamo fare il primo passo. Avremmo dovuto aspettare che fosse fatto¬†dagli altri.¬†Durante l’intera discussione il nome di Pearl Harbour non fu mai fatto. L’unica indicazione¬†geografica che io mi ricordi √® l’Indocina. Non si parl√≤ affatto del momento in cui poteva¬†scoppiare la guerra ed io certo dal tono della conversazione non ebbi affatto l’impressione che la¬†guerra potesse scoppiare l’indomani. Lo ricordo benissimo perch√© il giorno dopo fui¬†sorpresissimo quando si ebbe la notizia.

Richardson. Comandante ricordate che abbiamo detto qualcosa circa notizie o note da diramare o da spedire, dopo la lettura di qui fogli?

Comandante Schulz. Nulla che specificasse l’invio di un ultimo appello o di un avviso. Per√≤,¬†conclusa la discussione sull’imminenza della guerra, il Presidente disse che riteneva opportuno¬†parlare con l’ammiraglio Stark. Cerc√≤ allora di telefonargli. Non ricordo esattamente, ma credo¬†che il telefonista della Casa Bianca risposto al Presidente che l’ammiraglio Stark era reperibile¬†al Teatro Nazionale.

Richardson. Fu da quanto si disse che abbiate tratto la conclusione che il telefonista della Casa Bianca abbia risposto così?

Comandante Schulz. S√¨, signore. Io non sentii quello che diceva il telefonista, ma in mia¬†presenza si nomin√≤ il Teatro Nazionale e il Presidente dichiar√≤, in sostanza, che avrebbe parlato¬†all’ammiraglio pi√Ļ tardi, perch√© non voleva provocare un pubblico allarme, facendo chiamare¬†l’ammiraglio in teatro, dove suppongo avesse un palco riservato e fosse quindi bene in vista;¬†sicch√© se avesse lasciato improvvisamente lo spettacolo, la sua partenza avrebbe destato ansiet√†,¬†data la posizione che occupava; e il Presidente non voleva che ci√≤ avvenisse, tanto pi√Ļ che¬†pensava di potergli parlare al massimo entro mezz’ora.

Le dichiarazioni di Schulz apparivano convincenti e autentiche e furono in molti a rimpiangere,¬†quando le fece, che egli non fosse rimasto pi√Ļ a lungo nello studio ovale per ascoltare il resto della¬†conversazione tra Roosevelt e Hopkins.

Io non pretendo di sapere che cosa si siano detti e non vedo nemmeno la necessità di provarci. Ma una cosa è chiarissima: che Roosevelt si trovava in quel momento davanti al peggior dilemma di tutta la sua carriera.

Dopo la pubblicazione del rapporto Roberts, sei settimane dopo Pearl Harbour, Hopkins scrisse:

Ho pranzato solo con il Presidente questa notte ed egli ha parlato assai di tutta la materia relativa al rapporto Roberts, a Pearl Harbour e ai negoziati con il Giappone prima del 7 dicembre.

Il Presidente mi disse di avere avuto colloqui con Hull sulle crepe della nostra politica in Estremo Oriente e sulle circostanze che avrebbero costretto gli Stai Uniti a entrare in guerra contro il Giappone. Tutte le trattative di Hull, pur rispecchiando in genere il comune desiderio di salvaguardare i nostri interessi in Estremo Oriente, non risolvevano il problema centrale e cioè come avremmo dovuto comportarci nel caso di un attacco giapponese, contro Singapore, per esempio o contro le Indie Olandesi.

Il Presidente comprendeva che questa era una debolezza¬†della nostra politica e mi disse che, per lui, un attacco contro le Indie Olandesi sarebbe stato¬†senz’altro un ‚Äúcasus belli‚ÄĚ, ma Hull aveva sempre sorvolato sulla questione.

Ricordo che nel febbraio 1941, quando era in Inghilterra, il ministro degli Esteri Eden mi aveva¬†chiesto ripetutamente che cosa avrebbe fatto il nostro Paese nel caso di un attacco giapponese,¬†contro Singapore o contro l’Olanda, poich√© il saperlo era essenziale alla sua politica.

Naturalmente, era chiarissimo che n√© il Presidente n√© Hull avrebbero potuto dare allora una¬†risposta sicura su questo punto, perch√© la dichiarazione di guerra al Congresso e gli isolazionisti,¬†nonch√© gran parte dello stesso popolo americano, non avrebbe avuto l’interesse a fare una¬†guerra in Estremo Oriente, solo perch√© venivano attaccati i possedimenti olandesi delle Indie.

Ricordo di averne parlato spesso al Presidente l’anno scorso ed era sempre per lui un argomento¬†imbarazzante, perch√© credeva che i Giapponesi avrebbero cercato sempre di evitare una guerra¬†con noi; perci√≤ non avrebbe attaccato n√© le Filippine n√© le Hawai, ma si sarebbero mossi contro¬†la Thailandia e l’Indonesia francese, facendo nuove incursioni nella stessa Cina e attaccando¬†forse gli Stretti Malesi.

Pensava inoltre che al momento opportuno avrebbero attaccato anche la Russia. Il Presidente si sarebbe trovato allora a dover risolvere parecchi problemi per fronteggiare i nostri interessi.

Aveva l’esatta convinzione che il Giappone ci sarebbe saltato addosso al momento opportuno¬†usando la stessa tattica tedesca del “uno per volta”. Di qui la sua grande soddisfazione per il¬†sistema adottato dal Giappone.

Nonostante il disastro di Pearl Harbour e la guerra-lampo messa in atto dai Giapponesi nelle prime settimane,il popolo americano non si lasciò smontare, anzi ciò rese inevitabile la guerra contro il Giappone.

A proposito del rapporto Roberts, esso afferma che il Dipartimento di Stato aveva rinunciato da tempo ad ogni speranza di giungere ad un accordo con il Giappone, ma ciò quadra assai poco con i fatti.

√ą vero che Hull disse ai segretari della Guerra e alla Marina che il Giappone ci¬†poteva attaccare da un momento all’altro, ma non √® meno vero che, fino all’ultimo, egli sper√≤ di¬†trovare la via per giungere ad un compromesso.

Hull era sempre stato incline a trovare un¬†‚Äúmodus vivendi‚ÄĚ con il Giappone. Per essere franche era un modus vivendi che il Giappone non¬†avrebbe mai accettato, ma anche da parte nostra avremmo dovuto finire pure per rinunciarvi, per¬†ch√© una eventuale acquiescenza ci avrebbe resi impopolari in tutto l’Estremo Oriente.

Hull voleva soprattutto la pace, perciò aveva a cuore di trovare la via di un compromesso con i Giapponesi e lavorò giorno e notte per settimane intere, pur di riuscirci.

Non c’√® dubbio che fino¬†agli ultimi dieci giorni prima dello scoppio della guerra, egli mantenne la speranza di poter¬†trovare una soluzione.

I dieci giorni di cui parla Hopkins in quest’ultimo periodo, cominciarono il 27 novembre quando il¬†capo delle operazioni navali invi√≤ all’ammiraglio Kimmel il messaggio che ordinava: “le misure¬†difensive in attesa di assolvere compiti di guerra”.

Durante quei dieci giorni, subentrò una specie di paralisi a Oahu, nelle Filippine (dove resta un mistero la straordinaria interpretazione a sostenere un attacco a Clark Field) e, peggio che mai, a Washington.

Qui si vide una grande nazione perdere improvvisamente ogni capacit√† d’iniziativa ed¬†aspettare in uno stato di sconcertante impotenza, che i suoi nemici potenziali decidessero dove,¬†quando e come attaccarla.

Questo era, allora, il dilemma di Roosevelt: i Giapponesi si apprestavano a colpire i possedimenti¬†inglesi o quelli olandesi, forse tutti e due ‚Äď e lui, che cosa poteva fare? Inglesi e Olandesi erano¬†assolutamente impotenti a difendersi e i Domini dell’Australia e della Nuova Zelanda non stavano¬†meglio. Singapore avrebbe potuto resistere per un certo tempo, ma, come Manila, non avrebbe¬†potuto servire di base, finch√© i Giapponesi avessero mantenuto il controllo del cielo e del mare.

Senza un formidabile intervento americano, i Giapponesi avrebbero potuto conquistare e formarsi¬†un impero ricco di risorse, che si estendesse dalle isole Aleutine fino all’India e forse al Medio¬†Oriente: ma √® inutile dire, e Roosevelt lo sapeva, che non ci sarebbe stato un formidabile intervento¬†americano, senza gettare tutta la nazione nel vortice di una guerra.

E quali ne sarebbero state le possibilità quando i Giapponesi fossero sbarcati nella penisola di Kra? Che cosa avrebbe potuto dire al Congresso, il Presidente, in una simile eventualità?

Il Congresso era lo stesso che solo un mese¬†prima aveva permesso a stento che fossero armate anche le navi mercantili americane; ed era afflitto¬†dalla stessa miopia che aveva spinto il Congresso precedente a rifiutare un’assegnazione di fondi¬†sufficiente per fortificare l’isola di Guam.

Nel 1939, mentre gi√† il tradizionale nemico era in armi alle frontiere della Francia, gli isolazionisti¬†francesi ‚Äď avevano lanciato il vergognoso grido: “Perch√© dovremmo morire per Danzica?”.

Perch√©, dunque, gli americani avrebbero dovuto morire per la Thailandia o per gli avamposti¬†dell’imperialismo britannico, come Singapore e Hong Kong o per l’imperialismo olandese nelle¬†Indie olandesi o per il comunismo a Vladivostok?

Anche se Roosevelt, facendo leva intelligentemente sul partito democratico avesse potuto costringere il Congresso a votare per la guerra, con uno stretto margine di voti e dopo settimane o mesi di avvilenti dibattiti (duranti i quali i Giapponesi avrebbero continuato ad avanzare), quali sarebbero stati il grado di unità e la forza spirituale del popolo americano nel lungo e sanguinoso sforzo che sarebbe stato chiamato a sostenere?

Roosevelt per un anno e pi√Ļ aveva continuato a dire al popolo che il vero nemico era la Germania di¬†Hitler. La sua amministrazione aveva dato tutti gli aiuti possibili ai nemici di Hitler in Europa,¬†mentre tentava sempre di cercare la via dell’accordo con il Giappone.

Il popolo finora aveva¬†tollerato la sua politica, perch√© gli era stato assicurato che era la pi√Ļ sicura per starsene lontani dal¬†conflitto. Churchill aveva fornito uno slogan fin troppo comodo e gli Americani si sentivano sicuri¬†di non aver altro da fare “che fornire gli Inglesi (o i Russi, o i Cinesi), dei mezzi necessari e¬†lasciare che compissero loro l’opera”.

La stessa morte di marinai americani nell’Atlantico per¬†mano dei Tedeschi, non era riuscita ad accendere negli animi americani un briciolo di bellicosit√†.¬†Come pensare dunque che questa si sarebbe destata alla notizia che i Giapponesi avevano gettato¬†una testa di ponte a Khota Baru nel golfo del Siam?

E se il Congresso e il popolo avessero rifiutato di entrare in guerra anche dopo quest’ultima¬†provocazione, come pareva, che effetto ci√≤ avrebbe avuto sugli Inglesi, sui Russi e sui Cinesi? Che¬†effetto sui Tedeschi, sugli Italiani e sui Giapponesi?

La verità era uno sola: era imminente il momento in cui gli Stati Uniti sarebbero stati costretti ad usare il cannone o a rinunciare per sempre alla speranza di far valere la propria parola nel consesso internazionale.

Mentre il comandante Schulz si tratteneva nello studio ovale con Roosevelt e Hopkins si era ancora¬†incerti sulla localit√† dove i Giapponesi avrebbero vibrato il primo colpo: il solo punto del globo di¬†cui si fece menzione fu l’Indocina, che era la base pi√Ļ indicato per lanciare all’assalto forti¬†contingenti di truppe.

Pu√≤ darsi che quando egli lasci√≤ la stanza, la conversazione continuasse,¬†prospettando altre eventualit√†, ma i due non possono aver preso in considerazione l’inconcepibile e¬†cio√® che i Giapponesi, prima di condurre qualsiasi attacco contro i possedimenti inglesi e olandesi,¬†avrebbero preso la precauzione di costringere gli Stati Uniti all’intervento.

Avevano una sola possibilit√† di liberare Roosevelt dal dilemma che lo tormentava e la colsero,¬†decisamente e in modo cos√¨ sprezzante e irritante che il popolo americano, fino allora diviso e¬†confuso, si sent√¨ all’istante completamente unanime e sicuro.

Prima di andare a letto, la notte del 7 dicembre, Hopkins trovò il tempo di annotare gli eventi di quel giorno alla Casa Bianca:

Oggi ho fatto colazione con il Presidente, nello studio ovale. Stavamo conversando di cose senza¬†importanza e che non avevano nulla a che fare con la guerra, quando verso le 13,40 si fece¬†annunciare il segretario Knox e disse di aver ricevuto da Honolulu un messaggio radio del¬†Comandante in capo delle nostre forze col√† dislocate, che annunciava a tute le nostre stazioni un¬†attacco aereo che “non era un’esercitazione”.

Io dissi che ci doveva essere qualche errore e che i Giapponesi non avrebbero certo attaccato¬†Honolulu.¬†Il Presidente parl√≤ di tutti gli sforzi da lui fatti per tenere il Paese lontano dalla guerra ed¬†espresse il desiderio di finire la sua amministrazione senza guerre; ma se l’azione del Giappone¬†era vera, la cosa mutava aspetto senza che egli potesse farci nulla, perch√© i Giapponesi avrebbero¬†pensato a decidere per lui.

Il Presidente era del parere che il rapporto fosse vero e che i Giapponesi erano capacissimi di¬†fare simili sorprese. Mentre noi discutevamo ancora di pace nel Pacifico, essi gi√† complottavano¬†di mandare tutto all’aria.

Alle 14,05 il Presidente chiamò Hull e gli disse del rapporto, consigliandolo a ricevere subito Nomura e Kurusu, che avevano chiesto un appuntamento; non mostrare affatto di conoscere le ultime notizie, ma riceverli con freddezza e congedarli.

Sent√¨ pi√Ļ tardi Hull riferire al Presidente il colloquio avuto e credo abbia usato qualche vigorosa¬†locuzione da montanaro del Tennessee parlando dei due inviati giapponesi.

In sostanza deve aver detto di non credere una sola parola di quello che avevano risposto i Giapponesi alla sua nota e che la risposta era falsa dal principio alla fine.

Alle 14,28 l’ammiraglio Stark visit√≤ il Presidente e conferm√≤ l’attacco, dichiarando che era molto¬†grave e che si erano gi√† avuti alcuni danni alla flotta e alcuni morti. Discusse brevemente con il¬†Presidente su quel che si doveva fare: il Presidente rispose di dar corso agli ordini che si erano¬†fissati per l’esercito e per la Marina in caso di ostilit√† Pacifico.

Alle 14,30 il Presidente chiam√≤¬†Steve Early e gli dett√≤ un comunicato che Steve doveva diramare subito alla stampa. Steve torn√≤¬†una mezz’ora dopo con il Presidente e gli dett√≤ un nuovo comunicato che gli ordin√≤ di diramare¬†subito come il primo.

Il Presidente fiss√≤ alle ore 15,00 una conferenza, cui avrebbero partecipato il segretario Stimson,¬†Hull, Knox, l’ammiraglio Stark e il generale Marshall.¬†La conferenza non si svolse in un’atmosfera di grande tensione, perch√© in sostanza credo che ci¬†fossimo convinti da gran tempo che presto o tardi avremmo dovuto entrare in guerra perch√©¬†Hitler non sarebbe mai stato sconfitto senza l’ausilio delle nostre forze; e ora il Giappone ce ne¬†offriva l’occasione.

Ciascuno, però, riconobbe la serietà della situazione e si mostrò persuaso che la guerra sarebbe stata aspra e dura. Durante la conferenza continuarono a giungere notizie che segnalavano sempre maggiori danni alla flotta.

Il Presidente le riceveva personalmente al telefono, no importa chi fosse a¬†comunicargliele. La maggior parte venivano dalla Marina.¬†Fu durante la conferenza che Hull rifer√¨ l’intervista avuta con i Giapponesi. Si stabil√¨ di istituire¬†immediatamente un ufficio di censura.

Churchill chiam√≤ dall’Inghilterra. Il Presidente gli disse che ormai eravamo tutti nella stessa¬†barca e che l’indomani si sarebbe presentato al Congresso. Churchill, a quel che pare, rispose¬†che erano stati attaccati gli Stretti malesi e che il mattino seguente sarebbe andato anche lui alla¬†Camera dei Comuni per chiedere una dichiarazione di guerra.

Il Presidente discusse ampiamente con Marshall gli ordini da dare alle truppe e soprattutto¬†all’aviazione; tratt√≤ con Hull la necessit√† di informare di quanto avveniva le repubbliche¬†dell’America meridionale e di ritenerle in linea con noi.

Marshall si dimostrava impaziente di¬†andarsene. Disse che aveva ordinato al generale MacArthur di eseguire “tutti i movimenti¬†fissati in caso di guerra con il Giappone”.

Il presidente ordin√≤ di proteggere l’Ambasciata giapponese e tutti i consolati negli Stati Uniti e¬†dispose che fossero ricercati tutti i cittadini giapponesi e posti sotto attenta sorveglianza. Ne¬†venne dato mandato al Dipartimento della Giustizia¬†il Presidente ordin√≤ anche a Stimson e Knox di disporre una attenta sorveglianza a tutti i nostri¬†arsenali, alle fabbriche private di armi e munizioni e ai ponti.

Marshall annunci√≤ che da ora in¬†poi il Dipartimento della guerra sarebbe stato piantonato dall’esercito. Il Presidente rifiut√≤ di¬†avere una guardia arata intorno alla Casa Bianca.

Molte delle disposizioni date richiedevano la firma del Presidente per diventare esecutive. Ma il¬†Presidente disse di cominciare a fare e d’eseguire gli ordini, poi li avrebbe firmati.

Si discusse brevemente su quanto avrebbe dovuto dire il Presidente al Congresso, perch√© egli¬†aveva ormai deciso di presentarsi luned√¨. Roosevelt disse di voler presentare un messaggio assai¬†scarno; poi ne avrebbe fato un altro pi√Ļ circostanziato.

Hull insist√© con calore perch√© il¬†Presidente analizzasse l’intera storia delle relazioni con il Giappone in un documento che potesse¬†leggersi in mezz’ora. Ma il Presidente si oppose. Penso che il Presidente avesse in mente di¬†parlare per radio a tutto il popolo per metterlo al corrente di come stavano le cose: per ora¬†bastava limitarsi all’attacco alle Hawai.

Gli dissi di tenere altre due riunioni prima della fine della giornata con il Gabinetto (ed egli¬†ordin√≤ a Steve di convocarlo per le ore 20,30 e con i capi del Congresso. Discutemmo tra noi una¬†lista di nomi ed egli decise poi di limitarsi solo ai principali. Aggiunse pi√Ļ tardi anche Hiram¬†Johnson.

Rifiutò di ricevere i presidenti delle commissioni, perché a capo di quella per gli Interni, si trovava Ham Fish che egli non voleva assolutamente vedere alla Casa Bianca.

Finalmente decidemmo che alla riunione avrebbe partecipato: il Vice-Presidente Wallace, lo speaker Rayburn, John McCormack, capo della maggioranza, Joseph Martin, capo della minoranza, Sol Bloom, presidente per gli Affari Esteri, Tom Connally e Charles Eaton, della commissione per gli Affari Esteri, Warren Austin, della commissione per gli Affari militari e Charles McNary.

Nel frattempo il Presidente ricevette varie telefonate da membri del Gabinetto e quelli che si trovavano fuori sede vennero invitati a ritornare subito. La conferenza si aggiornò verso le ore 16,30: il Presidente dettò allora a Grace Tully il primo schema del suo messaggio al Congresso.

Era pronto quando il Presidente, Grace Tully ed io ci disponemmo a cenare nello studio ovale. Il¬†telefono squillava di continuo. Ora chiamava Jimmy (Roosevelt?). Telefonarono anche il¬†procuratore generale e il segretario al Tesoro. Stark continuava a inviare nuove e sempre¬†peggiori notizie sull’attacco delle Hawai.

Noi finimmo presto il discorso, il Presidente vi fece solo poche correzioni e decise di leggerlo ai membri del Gabinetto. Furono tutti puntuali alle ore 20,30. erano tutti presenti, in circolo intorno al Presidente che sedeva alla scrivania.

Il¬†Presidente con molta solennit√† annunci√≤ ai presenti che questa seduta di Gabinetto era la pi√Ļ¬†seria da quando Lincoln aveva riunito il suo, allo scoppio della guerra civile.

Il Presidente ricord√≤ ai ministri le notizie recentissime e questi si dimostrarono assai¬†impressionati per i danni recati dall’aviazione giapponese. Egli disse di voler presentarsi¬†l’indomani al congresso per leggere il messaggio preparato.

Hull ripet√© che il messaggio non gli¬†sembrava del tutto adatto. Per√≤ il Presidente non mut√≤ parere e decise di fare al Congresso le sue¬†dichiarazioni, senza colpi ad effetto, ma con l’oratoria pacata e velata. Fatto sta che non si¬†sapeva ancora se il Giappone ci avesse dichiarato guerra o no.

Il messaggio del Presidente non fu però reso noto ai Leaders del Congresso, che attendevano di fuori il momento di entrare. La loro riunione cominciò verso le ore 21,30. Erano presenti: il Vice-Presidente Wallace, il senatore Alben Barkley, il senatore Charles McNary, il senatore Connally, il senatore Warren Austin, il senatore Hiram Johnson, lo speaker Rayburn e i rappresentanti Sol Bloom e Charles Eaton.

Il Presidente parl√≤ a lungo della situazione, facendo la storia dei negoziati con il Giappone e¬†riferendo tutte le notizie pervenutegli intorno all’attacco giapponese contro le Hawai. Non era¬†difficile capire che il nocciolo della conferenza sarebbe stata la richiesta di una dichiarazione di¬†guerra, da farsi l’indomani.

Il Presidente chiese ai capi del Legislativo quando sarebbero stati disposti a riceverlo e venne stabilito che poteva comparire personalmente il giorno dopo alle ore 12,30. Gli chiesero se voleva una dichiarazione di guerra e che cosa contenesse il messaggio. Rispose che non sapeva ancora.

Il Presidente sapeva benissimo, naturalmente, che voleva chiedere una dichiarazione di guerra,¬†ma sapeva altrettanto bene che se avesse annunciata una cosa simile ai convenuti, cinque minuti¬†dopo l’avrebbe saputa tutta la citt√†, perch√© √® perfettamente inutile chiedere a un vasto numero di¬†uomini del Congresso di mantenere il segreto.

I capi del Legislativo se ne andarono. Welles portò un suo progetto per un messaggio di guerra che però non piacque al Presidente, benché Hull lo appoggiasse in pieno. Il messaggio di Hull era una lunga dissertazione sulla storia delle relazioni con il Giappone che avevano portato la colpo di questa mattina. Il Presidente fu molto paziente con i due e, forse per liberarsi della loro presenza, li lasciò sperare che avrebbe esaminato il loro schema.

Vennero poi camerieri a portare birra e panini imbottiti e mezz’ora dopo mezzanotte, il¬†Presidente conged√≤ tutti quanti dicendo che voleva andare a letto.

L’ordine del Presidente all’ammiraglio Stark, a conferma delle notizie da Honolulu, si fondava sulla¬†eventualit√† prospettata nella “stima” degli Stati maggiore uniti precedentemente citata. Ma¬†dubito assai che si potesse prevedere la circostanza di sette grandi navi statunitensi messe fuori¬†combattimento subito, nella prima ora di ostilit√†.

Milioni di parole sono state raccolte da almeno¬†otto commissioni ufficiali d’inchiesta e le si possono leggere tutte senza per√≤ arrivare a spigarsi¬†chiaramente perch√© a nostra base principale nel Pacifico con la guerra alle porte, si trovasse in una¬†simile condizione di riposo festivo da tempo di pace e non sul “chi va l√†?”.

Quando il generale Marshall comparve davanti alla Commissione mista unica del Congresso, gli¬†venne chiesto perch√© avesse mandato con tanto ritardo, la domenica mattina, al generale Short a¬†Honolulu il telegramma con cui lo avvertiva di tenersi all’erta (il telegramma arriv√≤ dopo l’attacco),¬†mentre avrebbe potuto parlargli subito mezzo del telefono che si trovava sulla sua scrivania.¬†Il¬†rapporto della Commissione dice:

Il generale Marshall afferma che tra i possibili moventi che lo indussero a non fare uso del¬†telefono va annoverata la possibilit√† che i Giapponesi potessero interpretare un allarme dato cos√¨¬†alla guarnigione dell’isola, come un atto di ostilit√†. (Egli disse): “I Giapponesi avrebbero colto¬†la minima occasione per dimostrare a quella parte del nostro pubblico che dubitava della nostra¬†dirittura, che eravamo stati noi a compiere il gesto che li aveva forzati all’azione”.

I dubbi di Marshall erano gli stessi di Roosevelt quando non aveva voluto far chiamare l’ammiraglio¬†Stark alla rappresentazione del ‚ÄúPrincipe Studente‚ÄĚ, per non provocare un “inutile allarme”.

Marshall e Roosevelt temevano di pi√Ļ gli isolazionisti di casa ‚Äď “quella parte del nostro pubblico¬†che dubitava della nostra dirittura” ‚Äď che i nemici stranieri. Avevano paura di essere chiamati¬†‚Äúallarmisti‚ÄĚ, una parola questa che era praticamente sinonimo di ‚Äúguerrafondaio‚ÄĚ.

Perci√≤ nessuno di¬†loro, tanto meno Stark, si era deciso a impartire il segnale d’allarme generale, perch√© la misura¬†precauzionale sarebbe stata interpretata come un aperto atto di ostilit√†. Marshall non poteva¬†dimenticare l’episodio della primavera 1941, che abbiamo gi√† ricordato in queste pagine, quando¬†una commissione del Congresso sollev√≤ tale rumore per aver scoperto che l’esercito aveva ordinato¬†niente meno che dei ‚Äúcaschi d’oltremare‚ÄĚ per le truppe americane!

“L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura √® la paura stessa”.¬†Inoltre, si deve pensare che nessuno dei summenzionati poteva immaginare che il Giappone¬†compisse un attacco cos√¨ folle e quasi omicida, come un attacco a Pearl Harbour. Churchill lo¬†chiam√≤ pi√Ļ di una volta: “un attacco irragionevole”, soprattutto incomprensibile data la grande¬†reputazione che si erano fatti i Giapponesi di gente di diabolica astuzia.

Ma si deve dire che tutte le alte autorit√† degli Stati Uniti e della Gran Bretagna fecero due errori¬†d’origine nei loro calcoli: sottovalutarono cio√® la forza e l’audacia militare del Giappone e ne¬†sopravvalutarono troppo la sagacia politica e diplomatica.

Tutte le spiegazioni e i commenti che si possono fare non sminuiscono affatto la responsabilit√† di¬†tutti indistintamente gli interessati a cominciare dal comandante in capo, per essersi lasciati cogliere¬†in uno stato di cos√¨ spaventosa impreparazione. Anni dopo, un funzionario della Marina giapponese¬†doveva dire: “Ci aspettavamo una difesa ben diversa in una base cos√¨ importante. Ne fummo¬†sconcertati noi per primi”.

Anche Hopkins comment√≤ accuratamente la nuova situazione creatasi e il palleggiamento delle¬†responsabilit√†, bench√© non in relazione all’episodio di Pearl Harbour. Quando, pi√Ļ tardi, il¬†transatlantico francese ‚ÄúNormandie‚ÄĚ si incendi√≤ nel porto di New York, mentre stava per essere¬†adibito a trasporto di truppe, il segretario Knox produsse una serie di documenti per provare di¬†essersi preoccupato gi√† da mesi di ottenere dal Congresso dei fondi per la protezione del naviglio in¬†porto da eventuali atti di sabotaggio.

Non essendo riuscito ad ottenerli, Knox aveva scritto al presidente della commissione degli stanziamenti alla Camera:

Io non posso che giungere a una conclusione dopo quanto è avvenuto: come segretario della Marina, responsabile della protezione di tutti gli impianti portuali e costieri dai pericoli interni ed esterni, ho fatto tutto quanto era in mio potere per adempiere a questo grava incarico.

In tutti¬†i miei sforzi per stabilire le misure adatte ad ovviare al problema, ho preso sempre in attenta¬†considerazione le obbiezioni costruttive dei membri del Congresso. Ma non posso pi√Ļ ritenermi¬†responsabile di qualsiasi catastrofe possa capitare a impianti portuali della Marina, per attivit√†¬†sovversiva.

Quando Hopkins lesse queste note, scrisse che Knox non avrebbe mai dovuto fare dichiarazioni¬†simili, perch√©: “se il Congresso sbaglia e non agisce, la responsabilit√† ricade sempre sul segretario¬†della Marina”.

Le impressionati notizie delle perdite e dei danni inferti alle nostre corazzate si diffusero rapidamente per tutta Washington. Molti giornalisti erano a conoscenza dei particolari, ma si trattennero dal pubblicarli prima che il Governo istituisse la censura.

La condotta di alcune eminenti personalità governative fu invece del tutto inopportuna. Telefonando alla Casa Bianca gridando che il Presidente doveva dire al popolo tutta la vastità del disastro, che la nazione era ritornata ai momenti della disfatta di Valley Forge, che la nostra costa occidentale non era difendibile e che dovevamo prepararci a stabilire le nostre linee di difesa sulle Montagne Rocciose o sulla riva sinistra del Mississipi, o Dio sa dove.

Girare per Washington in quei giorni, era come avere la netta¬†sensazione che avessero ragie decadente; che sapesse pronunciare parole grosse, ma che non¬†sapesse pi√Ļ sopportare le conseguenze.

Nell’interno della Casa Bianca c’era per√≤ tutt’altra atmosfera: qui, veramente, si aveva l’impressione¬†di essere agli Stati Uniti d’America. Arrivavano telegrammi e messaggi da tutto il Paese, a centinaia,¬†a migliaia. Li lessi tutti, si pu√≤ dire, nei primi giorni e se talvolta avevo dubitato, me ne sentii¬†rinfrancato perch√© quei telegrammi fugarono ogni incertezza ed ogni esitazione.

Erano l’espressione¬†dello spirito e delle tendenze che dominavano nelle stampa e nella radio, erano una valida e¬†incoraggiante promessa per il futuro: la nazione sarebbe stata all’altezza del compito che era stata¬†chiamata ad assolvere.

Lo stesso si può dire di Roosevelt. Quando egli si presentò al Congresso, la mattina del 8 dicembre, prese posizione davanti alla storia e lo sapeva. Come a sottolineare tale senso della storia, aveva voluto che la signora Roosevelt venisse al Congresso ad assistere alla seduta, accompagnata dalla vedova di Woodrow Wilson. Il breve discorso rivelò un Roosevelt aperto e deciso.

Erano le sue,¬†parole schiette e spontanee, tutte, tranne forse la penultima frase che era stata suggerita da Hopkins¬†e che fu la pi√Ļ sciatta del discorso.¬†L’unico accento retorico bisognava cercarlo nella frase che diceva: “una data che vivr√†¬†nell’infamia”.

Bench√© non desse alcun particolare sui risultati dell’attacco ‚Äď molti di essi erano¬†ancora sconosciuti ‚Äď Roosevelt non fece alcun tentativo di nascondere l’essenziale, cio√® la¬†spaventosa realt√† e non pens√≤ affatto di rendere pi√Ļ rosea la situazione. Egli elenc√≤ gli avvenimenti¬†straordinari che si erano succeduti nelle ultime ventiquattr’ore:

L’attacco di ieri alla isole Hawai ha causato seri danni alle forze navali e militare americane.¬†Molte vite americane sono andate perdute. Inoltre, sono state silurate altre navi americane in¬†alto mare tra San Francisco e Honolulu.

Ieri il Governo giapponese ha lanciato un attacco contro la Malacca. La notte scorsa forze giapponesi hanno attaccato Hong Kong.

La notte scorsa forze giapponesi hanno attaccato Guam. La notte scorsa forze giapponesi hanno attaccato le Filippine.

La notte scorsa i Giapponesi hanno attaccata l’isola di Wake.¬†Questa mattina i Giapponesi hanno attaccato le Midway.

Il Giappone ha dunque iniziato una offensiva di sorpresa su tutta l’area del Pacifico. I fatti di¬†ieri parlano da soli. Il popolo degli Stati Uniti ha gi√† capito cosa vogliano dire questi fatti per la¬†vita e la salvezza della Nazione ‚Ķ

Le ostilità sono aperte. Non si può restare ciechi di fronte al fatto che il nostro popolo, il nostro territorio, i nostri interessi sono in grave pericolo.

Non c’era nulla in questo discorso che assomigliasse alla spavalda eloquenza di un Churchill.¬†Nessuna traccia delle isteriche grida di un Hitler. Eppure gli Americani non ebbero alcun dubbio¬†della profonda fiducia di Roosevelt. Credo che in vita egli non abbia avuto altra occasione d’essere¬†pi√Ļ rappresentativo del suo popolo.

Se, come scrisse Hopkins, Roosevelt prov√≤ quasi un senso di¬†sollievo che i Giapponesi abbiano scelto quella tattica per scogliere il dilemma tra la pace e la¬†guerra, anche il popolo parve respirare pi√Ļ liberamente. Tutti riconobbero che Pearl Harbour era una¬†tragedia e una sciagura, ma ci√≤ fu ben lontano dal deprimere gli spiriti, anzi risvegli√≤ l’orgoglio¬†nazionale che diede luogo alle pi√Ļ alte manifestazioni della nostra storia.

Il giovedì notte, dopo Pearl Harbour, Roosevelt parlò alla radio e disse:

Dobbiamo riconoscere che i nostri nemici hanno compiuto una brillante azione di sorpresa, molto ben preparata ed eseguita con grande perizia.

Fu un’impresa disonorevole, senza dubbio,¬†ma bisogna convincersi che la guerra moderna √® condotta alla maniera nazista, cio√® come una¬†sporca impresa. Non siamo contrari a tutto ci√≤, non abbiamo mai voluto e non vogliamo sapere,¬†ma ormai siamo in ballo e dobbiamo combattere con tutti i mezzi ed i modi a nostra disposizione.

Il popolo americano notoriamente indocile, accett√≤ le precise indicazioni del Presidente ed ag√¨ di¬†conseguenza. Gett√≤ alle ortiche l’isolazionismo, senza porre tempo in mezzo e in misura totale,¬†seppure, forse, non definitiva.

Gli inveterati isolazionisti rimasero tali e sempre pronti a combattere¬†al loro guerriglia contro l’Amministrazione alla minima occasione favorevole. Cio√®, come disse¬†Elmer Davis in una trasmissione per la C.B.S., poco dopo Pearl Harbour: “Ci sono dei patrioti che¬†sperano che l’America vinca la guerra, ma sperano anche chela Russia la perda; altri sperano che¬†l’America vinca la guerra, ma che l’Inghilterra la perda; altri ancora i quali sperano che l’America¬†vinca la guerra, ma che Roosevelt la perda”.

Tuttavia resta il fatto storico che durante i quarantaquattro mesi che seguirono, la nazione americana¬†comp√¨ il suo massimo sforzo. Le qualit√† combattive dei singoli furono almeno pari alle pi√Ļ esaltate¬†e forse esagerate tradizioni del passato la produzione in massa di armi, viveri, materie prime e di¬†tutto ci√≤ che si dimostr√≤ necessario fu ben maggiore del previsto: e cos√¨ le spese.

Incommensurabile¬†fu lo sviluppo tecnico e scientifico. Ma tutto questo non si sarebbe potuto raggiungere se la nazione¬†non avesse saputo attingere un grado di unit√† che non ha precedenti, con i suoi alleati e con s√©¬†stessa. Cosa strana forse, se si guarda la popolo nel suo complesso, ma il ‚Äúmorale‚ÄĚ in tutto ci√≤ ebbe¬†una minima influenza.

Il morale non era n√© buono n√© cattivo. Bandiere al vento e parate militari se¬†ne videro pochissime. Fu la prima guerra della storia dell’America in cui il primo colpo di fucile sia¬†stato preceduto da un disincantamento generale. La guerra dal punto di vista americano, fu detta: “la pi√Ļ impopolare della storia”, ma ci√≤ potrebbe essere preso a prova del fatto che il popolo,¬†una volta tanto, non si lasci√≤ illudere sulla natura e vastit√† dei compiti cui si trovava di fronte.

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